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Campionato di Serie A 2017/2018

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    binariomorto
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    00 5/13/2018 6:38 PM
    Serie A, Verona-Udinese 0-1: Barak in gol, i friulani vedono la salvezza

    I bianconeri, che non vincevano da 14 partite, conquistano tre punti importanti per la permanenza in A


    Contro il Verona, già in B e fischiatissimo dai suoi tifosi, l’Udinese ritrova la vittoria dopo un incredibile digiuno di 14 partite e centra l’obiettivo obbligato per salvarsi: ora ha un margine di due punti su Crotone e Spal. Lo fa senza grandi sforzi e senza soffrire, andando vicino al gol già nei primi 5 minuti: De Paul, imbeccato da Barak, manda fuori di pochissimo con Nicolas battuto, poi il portiere gialloblù respinge alla grande su Lasagna su passaggio stavolta di Jankto. I due esterni della Repubblica Ceca fanno la differenza, come dimostrato dal gol: crossa dalla destra di Jankto, la difesa dell’Hellas è tagliata in due, Vukovic dorme e Barak mette dentro da pochi passi. Da questo momento diventa tutto più facile per l’Udinese, che continua a costruire gioco anche se con fatica. E il Verona? Tra i cori sarcastici della curva ("Fabio Pecchia portaci in Europa") si rende pericoloso con il coreano Lee: un paio di conclusioni e soprattutto un’acrobatica semirovesciata di destro che finisce alta. Ma sono episodi di una partita che sembra decisa fin dall’inizio. E’ ancora lo scatenato Barak a impegnare Nicolas al minuto 34.

    SEMPRE FISCHI — Nel secondo tempo il Verona ha uno scatto d’orgoglio e prova a spingere, grazie soprattutto a Romulo, che sembra trasformato. Pecchia cambia: toglie Souprayen (per lui record di fischi al momento della sostituzione), mette a Aarons accanto a Cerci con Fares che va a fare il terzino. Poi tocca al giovane Danzi, già tre partite da titolare per il capitano della Primavera. Ma il risultato, come ampiamente previsto, non cambia più. L’Udinese si raddrizza, il Verona saluta il Bentegodi uscendo (ma che strano) tra la rabbia dei tifosi.

    Guglielmo Longhi

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    binariomorto
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    00 5/13/2018 6:43 PM
    Torino-Spal 2-1: Belotti e De Silvestri ribaltano gli emiliani

    I granata vincono in rimonta cancellando lo svantaggio iniziale firmato da Grassi. Espulso Semplici nel finale.
    Gli emiliani si giocano la salvezza all'ultima giornata



    Come ribaltare una partita in meno di mezzora, come ritrovarsi a sentire di nuovo l’odore della retrocessione dopo aver sentito il profumo della salvezza: il Toro torna a vincere per salutare i suoi tifosi come chiedeva Mazzarri, con un’impennata di orgoglio dopo essere andato sotto e aver fatto sentire quasi al sicuro la Spal con un primo tempo sotto ritmo e senza cuore. La squadra di Semplici è crollata sotto il peso di una flessione atletica e dei suoi errori (gravissimo quello di Everton Luiz sul 2-1 decisivo di De Silvestri) e deve riflettere su quelli almeno quanto può recriminare per un sospetto fallo da rigore di Moretti su Felipe a pochi secondi dal fischio fiale. Ora la classifica la condanna e dovrà giocarsi la Serie A all’ultima giornata contro la Samp, senza tre squalificati (Everton Luiz, Salamon e Cionek).

    LE SCELTE — Pur senza più nulla da chiedere alla classifica, Mazzarri per salutare bene il pubblico del Grande Torino punta sulla formazione che si può definire titolare, con il rientro di Belotti e il ritorno di Iago, che gli gioca un po’ a fianco e un po’ alle spalle assieme a Ljajic. Per il resto il trio difensivo più collaudato, con De Silvestri e Ansaldi sulle fasce e la coppia Baselli-Rincon davanti alla difesa. Semplici, fedele al 3-5-2, risolve l’unico vero dubbio della vigilia preferendo Salamon a Simic, per completare il trio davanti a Gomis con Cionek e Felipe. Senza Lazzari e Mattiello (neanche in panchina), sulla fascia destra va Schiavon. Schiattarella è recuperato almeno per la panchina, ma da "play" gioca Everton Luiz, con Grassi e Kurtic ai suoi fianchi. La coppia offensiva è confermatissima: Paloschi-Antenucci.

    ACUTO SPAL — Il comando della gara del Toro dura più o meno un quarto d’ora: il tempo di mettere in vetrina i riflessi e la mano di richiamo di Gomis su tiro di Iago (dopo palla persa, e non sarà l’ultima, di Costa) e di partorire una conclusione velleitaria di Rincon. Poi la Spal, senza fare nulla di trascendentale, trova le contromisure al possesso palla del Toro, gli oppone un pressing più convinto e rimedia alla fatica di costruire con una soluzione individuale. Di Grassi, che su suggerimento di Antenucci è bravo a battezzare la libertà lasciatagli sia dai centrocampisti che dai centrali granata, in ritardo in uscita, e a cercare un radente che va a spegnersi vicinissimo al palo alla destra di Sirigu, sorpreso dalla conclusione, seppur angolatissima. Un tiro e un gol: il massimo dell’essenzialità per la Spal. Che però ha la determinazione di chi insegue un obiettivo vitale, va forte su ogni pallone e chiude tutti gli spazi ad un Toro intermittente come le iniziative di Ljajic. Così è ancora Grassi, sempre dalla distanza, a impegnare Sirigu, mentre Gomis deve allungare le leve, stavolta il piede, solo al minuto 41, per spegnere una conclusione di Ansaldi che aveva provato a strappare con un dribbling finalmente insidioso.


    RIBALTONE TORO — L’avvio della ripresa sembra la fotocopia di quello del primo tempo: governo Toro (e colpo di testa di Belotti murato ancora da Gomis) e la Spal che rialza la testa, con Cionek che impegna Sirigu. Ma la svolta arriva con la scelta di Mazzarri - fuori Ansaldi e dentro Berenguer, che dopo neanche un minuto colpisce la traversa, con la complicità della deviazione di Gomis - ma soprattutto il decollo di Ljajic, che spacca letteralmente la partita. Il serbo al 23’ inventa un corridoio per Berenguer, che mette in mezzo per il 10° gol in campionato di Belotti, in anticipo secco su Felipe. E’ come se la Spal crollasse di colpo, di fronte al martellamento granata che prosegue con Iago (ancora miracolo di Gomis al 28’), un’azione fotocopia dell’1-1 (ma Belotti stavolta mette fuori al 30’) e infine il gol vittoria: Everton Luiz vuole salvare una palla che sta per finire in fallo laterale, Ljajic la ruba e stavolta è Belotti a vestirsi da uomo assist, per De Silvestri che fa secco Costa.

    Andrea Elefante

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    binariomorto
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    00 5/13/2018 11:39 PM
    Atalanta-Milan 1-1: Masiello risponde a Kessie, Gattuso in Europa League

    Il difensore al 92' pareggia i conti dopo il gol dell'ex, in una gara piena di cartellini (espulsi Toloi e Montolivo):
    rossoneri sicuri del torneo, ma per il sesto posto è tutto aperto



    A Bergamo per un’ora diluvia così tanto che viene voglia di chiamare Noè, ma è quando sta quasi per uscire il sole che Donnarumma si fa sfuggire il pallone più importante della partita. Il tempo è già finito e il Milan sta vincendo 1-0 con gol di Kessie, è sicuro del sesto posto e della qualificazione ai gruppi di Europa League. Masiello però gira in porta di testa un cross da destra, che Gigio tocca ma finisce per accompagnare in porta. Non è una papera – il tiro era ravvicinato – però, in coda alla settimana di Juve-Milan, la maledizione sembra continuare. Soprattutto, il Milan è obbligato a rifare i conti. Gattuso sale a 61 punti e Gasperini a 60, con la Fiorentina ferma a 57 e la Samp a 54. Il Milan è sicuro dell’Europa ma dovrà battere la Viola all’ultima se vorrà essere sicuro di evitare il salto a ostacoli del triplo preliminare di luglio e agosto. L’Atalanta invece può ancora essere scavalcata al settimo posto, dalla Fiorentina in caso di irreale goleada (scontri diretti pari, +7 di differenza reti) o dalla Samp se vincesse stasera col Napoli e tra una settimana con la Spal.

    NERVOSISMO — Il bilancio tutto sommato non è negativo per nessuno, ma i rimpianti non mancano. Il Milan deve fare un ultimo sforzo in una stagione che sembra iniziata negli anni Novanta, da tanto è stata lunga. L’Atalanta festeggia il pareggio ma resta un po’ nervosa per le occasioni mancate e (ancora una volta) l’arbitraggio. Atalanta-Milan infatti è stata una partita di calci, cartellini e contestazioni. Undici ammoniti e due espulsi bastano? Guida ha iniziato facendo correre ma la tensione si è alzata già nel primo tempo, quando il Papu Gomez ha colpito alla schiena Biglia, in campo con due vertebre rotte e soprattutto teoricamente un suo compagno di nazionale. La mezza rissa tra i due ha annunciato il futuro. Nel secondo tempo Guida ha espulso Toloi che, dopo essere stato ammonito per un (non?) fallo su Bonaventura, lo ha applaudito. Soprattutto, undici minuti dopo si è ripetuto con Montolivo che, entrato all’intervallo per Biglia, è entrato in scivolata sul Papu e lo ha colpito alla tibia. Ingenuo.

    MILAN AMARO — Gattuso sembrava avercela fatta con un gol di Franck Kessie, che in Atalanta-Milan, giusto un anno fa, non aveva segnato solo per colpa di una delle migliori parate della stagione di Donnarumma. A maglie invertite, ha fatto meglio. Dopo un’ora di partita ha liberato Montolivo con il tacco (!) e, quando il passaggio del suo play verso Kalinic è stato deviato da Toloi in anticipo, è arrivato sulla palla vagante e ha calciato forte all’angolo con il destro. Gran gol (senza esultanza). Resta una delle notizie positive in rossonero, assieme all’approccio. Il Milan non era favorito, doveva essere in crisi dopo la finale persa contro la Juve, invece ha lottato dall’inizio alla fine. Non ha certo dominato, a tratti ha decisamente sofferto, però c’è sempre stato. È partito meglio e ha provato subito con Suso e Bonaventura nei primi 23 minuti. Kalinic è stato quanto meno apprezzabile per il solito lavoro spalle alla porta e Calhanoglu, non alla sua migliore partita, ha rischiato di segnare già nel primo tempo, quando è scivolato in area solo perché evidentemente aveva montato le gomme da asciutto.

    ATALANTA IN FESTA — L’Atalanta invece ha dato il suo meglio nel secondo tempo. Nei primi otto minuti Cristante ha calciato tre volte e sul terzo tiro Donnarumma ha fatto una parata non banale. Caldara, primo ad arrivare sulla respinta, ha sbagliato quasi a porta vuota. Sempre lui, Cristante, a fine primo tempo era stato protagonista di un’azione con triplo tiro – Bryan, poi Freuler, poi ancora Bryan – e tripla respinta di Ricardo Rodriguez (due volte) e Biglia. Gasperini e il suo vice Gritti, in panchina per lui, hanno sostituito a sorpresa il numero 4 e a sorpresa hanno trovato il pareggio senza di lui. La squadra così è finita sotto la curva, che all’inizio della partita aveva invitato Gasp a restare con maxi-bandierone e striscioni dedicati. I canti finali sono sembrati un ringraziamento per la stagione europea e l’invito a regalare altri timbri sul passaporto da luglio.

    Luca Bianchin

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    binariomorto
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    00 5/13/2018 11:43 PM
    Sampdoria-Napoli 0-2, Milik e Albiol a segno per il record di punti

    Al Ferraris gara sospesa 3' per i cori contro i partenopei.
    Interviene Ferrero ma la rabbia dei tifosi non si placa.
    I gol del polacco e dello spagnolo regalano il record di punti nella storia del club



    La macchina dei record è ripartita. E pazienza se nemmeno questa volta è arrivato un titolo. Sarri cancella Sarri e migliora ancora una volta il record di punti della storia del Napoli: dagli 87 del suo primo anno in azzurro agli 88 di stasera, che possono diventare 91 tra una settimana. A Marassi il Napoli supera 2-0 la Sampdoria con Milik e Albiol, confermandosi quasi imbattibile lontana dal San Paolo: senza la trasferta nera di Firenze, forse, sarebbe ancora vivo il sogno scudetto.

    DUBBIO VAR — Il Napoli in realtà il gol lo trova quasi subito, ma in maniera irregolare. Sugli sviluppi di un angolo Mertens raccoglie nell’area piccola e infila Belec. Ma per la terna è fuorigioco e il Var – dopo un minuto e con mancanza di certezza di tocco di Albiol – altro non può fare che avallare la decisione presa sul campo. La Samp di fa vedere con un destro sballato di Caprari (13’) da posizione defilata, poi comincia l’assedio del Napoli che collezione 7 angoli in 25’ e impegna Belec con Albiol (di testa) e Insigne e Zielinski da fuori area. Poi è ancora Insigne a sfiorare il vantaggio con un destro a giro di poco a lato. La Samp esce dalla propria tana sul finire di tempo e spaventa il Napoli due volte nel giro di trenta secondi: prima una punizione di Ramirez deviata dalla barriera esce di pochissimo, poi sugli sviluppi del calcio d’angolo Ferrari di testa scheggia la parte alta della traversa.

    MURO BELEC — La ripresa si apre con un missile di Praet da fuori che trova Reina attento in presa bassa, mente la risposta del Napoli è affidata al solito destro a giro velenoso di Insigne, ancora fuori bersaglio. Al 10’ poi è Andersen a salvare su un colpo di testa ravvicinato di Mertens. Il Napoli continua a presidiare la metà campo doriana, senza però trovare il guizzo per sbloccarla. Così la Samp prende fiducia, affidandosi più alle giocate individuali: al 16’ Kownacki lavora un bel pallone al limite dell’area e di sinistro sfiora il palo lungo. Due minuti dopo l’occasionissima per il Napoli: splendida combinazione in area Insigne-Mertens-Insigne, ma il numero 24 azzurro viene ancora murato da Belec.

    CAMBI VINCENTI — Sarri allora mette mano alla squadra, inserendo prima Hamsik per Callejon (alzando Zielinski nel tridente) e poi Milik per Mertens. E proprio il centravanti polacco alla prima azione sblocca la sfida con un missile da fuori all’incrocio dei pali. La curva doriana intanto continua con i cori discriminatori e dopo tre richiami dello speaker, Gavillucci alla mezzora è costretto ad interrompere il match. Il presidente Ferrero corre dalla tribuna in campo e poi sotto la curva a parlare con gli ultrà. Per questo ora la Samp rischia una grossa multa, e pure di cominciare il prossimo campionato con lo stadio squalificato. Si riparte, e il Napoli la chiude: Insigne chiama Belec all’ennesima deviazione in angolo, dalla bandierina Rui pesca la testa di Albil che schiaccia per il 2-0. Il Napoli torna al successo con merito e cancella l’ennesimo record, che apparteneva al primo anno di Sarri. Difficile pretendere di più.

    Vincenzo D'Angelo

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    binariomorto
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    00 5/13/2018 11:46 PM
    Roma-Juventus 0-0: bianconeri nella leggenda, settimo scudetto consecutivo

    I bianconeri con lo 0-0 dell'Olimpico si prendono il punto che significa matematica certezza.
    Nella ripresa espulso Nainggolan



    Adesso il 7 è numero buono anche per la Gazzetta ufficiale: la Juventus è ancora una volta - la settima consecutiva per l'appunto - campione d'Italia. Allegri festeggia con un turno d'anticipo grazie al pareggio senza gol dell'Olimpico, al termine di una partita il cui tabellino dice tutto: mezzo tiro in porta - un colpo di testa di Pellegrini al 20' del secondo tempo -, portieri in vacanza e alla fine tutti felici e contenti. La Juve di più, certo. Ma anche la Roma, già qualificata per la prossima Champions League, a cui basterà un punto domenica prossima a Reggio Emilia con il Sassuolo per il matematico terzo posto.

    ZERO RITMO — Il primo tempo vola via a ritmi bassi. E l'andazzo si capisce subito, soprattutto da parte juventina. Ci prova un po' più la Roma, i giocatori di Allegri sono svagati e non è un caso che le uniche occasioni Roma arrivino dopo palloni persi malamente sulla trequarti dai bianconeri. All'8' lo svarione è targato Rugani: Pellegrini recupera sulla trequarti ma invece di andare fino in fondo sceglie l'assist per Dzeko, il cui controllo e la successiva conclusione di sinistro non sono precisi. Due minuti più tardi a perdere palla in uscita è Pjanic: Nainggolan stavolta non copia Pellegrini, va fino in fondo senza servire Dzeko ma la conclusione di sinistro è alta. La Juve si affaccia al 15': Higuain serve in profondità Dybala, Alisson è bravo ad anticipare l'uscita e a fermare il numero 10 bianconero. Resterà l'unico intervento del brasiliano in tutti i primi 45 minuti, ma non è che Szczesny sia super impegnato: zero tiri in porta in tutto il primo tempo. Le uniche altre minacce - lievi, per carità - le portano Pellegrini al 26', con un tiro dal limite non distante dai pali bianconeri, e al 34' Dybala sono un sinistro fuori dai 20 metri. Non c'è null'altro fino al minuto 44, quando Kolarov con una punizione sull'esterno della rete dà ai tifosi della Roma l'illusione del gol.

    ROSSO RADJA — Zero cambi nella ripresa. Ma almeno, dopo neppure tre minuti, c'è un'emozione...virtuale: Alex Sandro mette dentro per Dybala, che di prima intenzione batte Alisson: esultanza bianconera, ma Tagliavento annulla per fuorigioco. Minuto 11: De Rossi dentro per Dzeko, anticipato da Szczesny in uscita bassa, poi El Shaarawy non riesce a trovare la conclusione. Strappo Roma al 20': Kolarov interviene di forza sulla trequarti, recupera un pallone e spara un sinistro verso Szczesny deviato in angolo. Sul successivo corner arriva l'unico tiro in porta della partita: in realtà è persino forzato definirlo tale, perché il colpo di testa di Pellegrini arriva docile nelle mani di Szczesny. Al 23' Nainggolan, già ammonito, entra duro su Dybala: secondo giallo e rosso estratto da Tagliavento. E' l'episodio che di fatto spegne gli animi peraltro già poco bollenti delle due squadre. Di Francesco prova a correre ai ripari: fuori Pellegrini, dentro Gonalons per un 4-4-1. Al 29' all'Olimpico arriva la notizia del gol del Napoli, ma la cosa non scuote più di tanto la Juventus, in controllo del match e ora pure in superiorità numerica. Pjanic e compagni cominciano un'infinita melina che impedisce per diversi minuti a Bentancur e a Schick di entrare in campo: ci riescono al 36', seguito subito dopo da Strootman. Praticamente non si gioca più, l'eccezione è un contatto sospetto in area tra Dybala e Jesus, ma Tagliavento lascia giocare. L'Olimpico giallorosso gradisce ma non troppo: pareggio annunciato era, pareggio annunciato è stato. Ma qualcosa di più le due squadre avrebbero potuto regalarlo, agli oltre 53 mila paganti: il calcio sa per fortuna essere anche altro.

    Davide Stoppini

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    binariomorto
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    00 5/13/2018 11:51 PM
    SERIE A 2017/2018 37ª Giornata (18ª di Ritorno)

    12/05/2018
    Benevento - Genoa 1-0
    Inter - Sassuolo 1-2
    13/05/2018
    Bologna - Chievo 1-2
    Crotone - Lazio 2-2
    Fiorentina - Cagliari 0-1
    Hellas Verona - Udinese 0-1
    Torino - Spal 2-1
    Atalanta - Milan 1-1
    Roma - Juventus 0-0
    Sampdoria - Napoli 0-2

    Classifica
    1) Juventus punti 92;
    2) Napoli punti 88;
    3) Roma punti 74;
    4) Lazio punti 72;
    5) Inter punti 69;
    6) Milan punti 61;
    7) Atalanta punti 60;
    8) Fiorentina punti 57;
    9) Sampdoria punti 54;
    10) Torino punti 51;
    11) Sassuolo punti 43;
    12) Genoa punti 41;
    13) Bologna punti 39;
    14) Udinese e Chievo punti 37;
    16) Cagliari punti 36;
    17) Spal e Crotone punti 35;
    19) Hellas Verona punti 25;
    20) Benevento punti 21.

    Benevento e Hellas Verona matematicamente retrocessi in Serie B.
    Juventus Campione d'Italia (per la 7ª volta consecutiva) con un turno di anticipo.

    (gazzetta.it)
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    binariomorto
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    00 5/20/2018 10:29 AM
    Juventus-Verona 2-1: Rugani, Pjanic e Cerci.
    Lichtsteiner sbaglia un rigore

    Rugani, Pjanic e Cerci nell'ultima partita dell'anno.
    Lichtsteiner sbaglia un rigore e non segna nel giorno dell'addio



    Al minuto 62’, quando smette per sempre di calpestare l’erba bianconera, il tempo sembra sospeso nel pianeta Juve. Mentre le mani si spellano per lunghi minuti e gli occhi diventano umidi, qualche tifoso stenta ancora a crederci: l’Allianz non è più la casa di Gigi Buffon. E in una atmosfera irreale il capitano saluta idealmente tutto il calcio italiano. Abbraccia compagni e avversari, sorride e piange nella stessa espressione: lo staff e gli altri in panchina gli dedicano pure un “pasillo” d’onore appena lascia a Pinsoglio. Forse il campione allungherà la sua leggenda altrove, un giorno non troppo lontano potrebbe pure tornare da avversario, ma ovunque porterà con sé l’amore di questo popolo. Il suo. In fondo, è tutta qua quest’ultima giornata dei campioni di Italia, racchiusa in questa struggente dichiarazione d’amore. Ci sarebbe pure una partita da giocare, contro il Verona di Pecchia già con la testa alla B, e soprattutto la coppa del mito da alzare, quella del settimo scudetto filato, prima che la squadra possa salire sopra al bus scoperto e abbandonarsi all’abbraccio (bagnato) del centro. Ma tutto sembra un contorno, la cornice che distrae dal cuore della tela: sopra ogni cosa, questo è il Buffon-Day, iniziato con un frullato di emozioni dall’inizio. Con i tifosi della prima fila in curva che lo strapazzano di abbracci prima di dedicargli una coreografia (il numero uno con il corpo di Ken il Guerriero circondato dagli scudetti di questo ciclo: dalle sette stelle di Hokuto ai sette titoli di Gigi…). Alla fine della processione, gli resta attorno al braccio una sciarpa bianconera: pare un segno, come se questi colori volessero stargli ancora sulla pelle.

    IN GITA — La partita va a ritmi pachidermici e il Verona si gode, di riflesso, un po’ della festa sperando di risalire su questo palcoscenico quanto prima. Anzi, è Fares a tirare per primo e a costringere Buffon a sporcarsi i guanti: non è la parata più difficile della carriera bianconera di Gigi, ma è forse l’ultima e quindi merita l’ovazione dell’Allianz. Per il resto, Allegri rinuncia a Higuain per Mandzukic, ma quelli più ispirati sono i sudamericani che sentono l’aria frizzante del Mondiale: Douglas Costa che sprinta alla solita frequenza supersonica e Dybala che affila spesso il sinistro. In mezzo Marchisio, anche lui attraversato dall’idea di partire, dirige il traffico lento, mentre a destra Lichtsteiner si abbandona alle ultime scorribande bianconere. Come Asamoah, in panchina e prossimo interista, anche per lo svizzero applausi di sincera riconoscenza. A Licht viene pure concessa la possibilità di calciare un rigore sul 2-1, ma Nicolas intuisce e gli strozza in gola l’ultimo urlo. Sturaro, invece, si fa male e deve lasciare il campo a Bentancur, promosso in questo primo anno di apprendistato Juve.

    PIOGGIA E LACRIME — I gol arrivano solo nella ripresa: il tap-in di Rugani dopo il tiro di Douglas e la sentenza su punizione di Pjanic portano la Juve sul 2-0, prima che il cambio Buffon-Pinsoglio squarci il pomeriggio e faccia annuvolare il cielo. C’è Higuain, entrato anche lui, che cerca l’ultimo gol dell’anno con ostinazione più e più volte ci va vicino. Ma senza Gigi in campo arriva curiosamente la rete di Cerci che accorcia il risultato. Ma, soprattutto, cade improvvisamente la pioggia, malinconica e incessante: lava le lacrime per l’addio di Buffon, bagna questa strana giornata di festa che la Juve mai dimenticherà.

    Filippo Conticello

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 5/20/2018 5:47 PM
    Genoa-Torino 1-2: decidono Iago Falque e Baselli.
    In gol anche Pandev

    Sorridono i granata che chiudono il campionato con una vittoria in trasferta.
    Per la squadra di Ballardini (già salva) è la quinta sconfitta nelle ultime sei


    La vittoria a Marassi del Toro sembra un manifesto per la prossima campagna abbonamenti: lotteremo per tutti i minuti di tutte le partite. E siccome c'è anche della qualità (vedi le azioni dei gol) e giovani interessanti come Berenguer (animatore della sfida al Genoa) e il subentrato Edera, la banda Mazzarri promette ai suoi tifosi (presenti in buon numero anche a Marassi) non solo impegno strenuo ma pure qualità. E quindi divertimento. Conoscendo Mazzarri, poi, l'Europa sfuggita quest'anno sarà un obbiettivo nel mirino fin dal primo giorno di ritiro a Bormio (8 luglio).


    EFFETTO PANDEV — Il Genoa ha battagliato soprattutto dallo 0-DUE in poi, trovando in Pandev, inizialmente in panchina, il suo trascinatore. Il pallonetto del possibile pareggio, ostacolato dal gigantesco Milinkovic (debuttante) è terminato di un pelo sopra la traversa. Va detto però che in quella fase i granata erano rimasti in dieci causa espulsione (giustamente contestata: intervento sul pallone) di Ansaldi.

    MODULI — La squadra di casa si è schierata con un modulo insolito. Al posto dell'amato 3-5-2 ecco due mezzepunte, cioè Bessa e Medeiros, dietro Lapadula. Con Laxalt e Pereira sulla linea dei mediani Miguel Veloso-Bertolacci. Dall'altra parte Mazzarri accetta il 3 contro 3 senza paracadute in difesa a beneficio di una superiorità numerica nel mezzo, situazione di vantaggio dalla quale nasce l'azione del primo gol granata, ispirata dal vivace Berenguer e finalizzata da un Belotti (in palla) con un assist perfetto per il tocco elementare sotto rete di Iago Falque (30'). Gli sviluppi del match obbligano poi il tecnico di casa a disporre a quattro la linea difensiva (infortunio di Izzo, entra Omeonga) e quindi, con l'ingresso di Pandev (1' s.t.) a variare in 4-2-3-1 il modulo di base.

    RADDOPPIO — Questo tourbillon non porta benefici offensivi. Il Toro anzi va al raddoppio con una finalizzazione di Ansaldi che ricorda da vicino quella precedente di Belotti. Cross basso da sinistra e in mezzo all'area, in beata solitudine, ecco l'accompagnamento della sfera in rete firmato Baselli. Qui Ballardini inserisce Pepito Rossi dietro un inespressivo. Lapadula e la reazione orgogliosa dei rossoblu produce una gigantesca palla gol sprecata incredibilmente da Laxalt in area piccola.


    ZAMPATA — Il Genoa riesce a scavalcare il gigantesco Milinkovic-Savic (debutto più da libero che da portiere) in seguito a un tocco di Molinaro (ostacolato e spinto: l'arbitro e la Var non intervengono) verso il centro area che libera l'astuto Pandev. Gli assalti finali producono soltanto la citata occasione creata da Pepito per Pandev, sbagliata di pochi centimetri. La tradizionale passerella con mogli e tifosi sul prato sancisce la fine della stagione, con il figliol prodigo Mimmo Criscito osannato dalla Nord.

    Nicola Cecere

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 5/20/2018 8:54 PM
    Cagliari-Atalanta 1-0. I sardi fanno festa nel finale.
    Dea k.o. amaro: chiude 7ª

    Alla Sardegna Arena primo tempo vivace ma senza gol,
    nel finale testata vincente di Ceppitelli che poi causa un rigore.
    Caldara, all'ultima in nerazzurro, tira alto



    Un gol nel finale di Ceppitelli di testa regala tre punti e tanta gioia al Cagliari alla Sardegna Arena. K.o. amaro ma senza grosse conseguenze per l'Atalanta che rimane settima (Europa League sì, ma dai preliminari) a causa della vittoria del Milan sulla Fiorentina.

    LA CRONACA — Il primo tempo è vivace, pieno di occasioni da una parte e dall'altra, ma la palla non entra mai in rete. E se i tifosi di casa esultano sin da subito per i gol del Napoli a Crotone (gol che regalano la certezza di restare un altro anno in Serie A), quelli bergamaschi in trasferta masticano amaro ad ogni rete del Milan, il sesto posto diventa chimera. Nella ripresa i gialli a Castagne e Barella animano un po' la gara che però, inevitabilmente, si spegne a causa dei risultati sugli altri campi. In fondo il gol non cambierebbe nulla anche se Freuler esalta i riflessi di Cragno. Poi la classica girandola dei cambi sembra il preludio ad un finale senza scossoni. Macché: sono proprio gli ultimi minuti a regalare i fuochi d'artificio: all'87' c'è il gol di testa di Ceppitelli su angolo di Cigarini, poi è lo stesso capitano rossoblù a causare un rigore in pieno recupero. Gasp sceglie Caldara come rigorista, ma il giovane centrale, emozionato all'ultima gara in nerazzurro (dall'anno prossimo sarà alla Juve) spreca malamente tirando alto. Finisce così, nel tripudio della Sardegna Arena per la salvezza raggiunta.

    Gasport

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 5/20/2018 8:56 PM
    Il Chievo resta in Serie A. Inglese saluta Verona con un gol

    Una rete del futuro attaccante del Napoli ha permesso ai padroni di casa di sconfiggere il già retrocesso Benevento



    Missione compiuta. Al Chievo bastava un punto per salvarsi e invece ne sono arrivati tre. I giallobù chiudono a quota 40 punti, grazie a un gran finale di campionato: tre vittorie nelle ultime tre giornate, tutte conquistate con Lorenzo D’Anna in panchina, che ha sostituito Maran a fine aprile dopo il k.o. dell’Olimpico contro la Roma. E’ servito un gol di Inglese a inizio ripresa per abbattere un discreto Benevento, che era partito meglio dei rivali. I veneti infatti cominciano in sordina. Le redini del gioco sono in mano agli ospiti, che come già dimostrato nelle scorse giornate scendono in campo tutt’altro che rassegnati, nonostante siano già retrocessi da tempo. Tanto possesso palla per la squadra di De Zerbi, che dopo 13 minuti si procura la prima occasione della partita: il tiro di Cataldi viene respinto da un grande Sorrentino, che si oppone con i pugni. Il Chievo cerca di scuotersi con un paio di tiri da lontano di Castro e al 36’ il bel gol di Inglese (al di là della difesa del Benevento al momento dell’assist di Birsa) viene annullato per fuorigioco su segnalazione del Var, dopo che Pasqua aveva lasciato correre. I primi 45 minuti scorrono via così, senza grandi emozioni, e con un Chievo che pensa soprattutto a non scoprirsi. Nella ripresa la squadra di D’Anna, forse anche grazie alle notizie rassicuranti che arrivano da Napoli, scende in campo più sciolta e dopo quattro minuti trova il gol vittoria. Inglese, all’ultima apparizione in maglia gialloblù, raccoglie da due passi la corta respinta di pugni di Puggioni sul tiro di Hetemaj e mette dentro il 12° gol di questo campionato. I ritmi già non eccessivi della partita via via si abbassano, il Benevento spreca due buone occasioni con Parigini prima e Sandro poi e D’Anna regala la standing ovation a Inglese ma il risultato non cambia più. Il Chievo tira un sospiro di sollievo, il Benevento saluta la Serie A a testa alta.

    Matteo Pierelli

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 5/20/2018 8:59 PM
    Milan-Fiorentina 5-1: Gattuso chiude al 6° posto e va ai gironi di Europa League

    Apre il Cholito Simeone, poi si scatenano i rossoneri:
    doppietta di Cutrone, gol di Calhanoglu, Kalinic e Bonaventura.
    Viola fuori dalle coppe



    L’ultimo giorno di scuola del Milan è una grande festa. Gli studenti si garantiscono la promozione e sistemano le medie perché il 5-1 alla Fiorentina ufficializza il sesto posto e Patrick Cutrone, con una doppietta, sale a 10 gol in campionato. La posizione in classifica significa qualificazione diretta ai gironi di Europa League assieme ad Arsenal, Chelsea, Leverkusen e altra nobile compagnia. I due gol invece cancellano l’antipatico caso di una rosa senza un attaccante in doppia cifra: non accadeva da 32 anni, non è successo nemmeno questa volta.

    CALHA MVP — Il numero 10 torna buono anche per celebrare il migliore in campo perché Hakan Calhanoglu fa offerte di fine stagione: quattro giocate decisive al prezzo di una e in omaggio un'ammonizione che gli farà saltare la Supercoppa. La giocata più importante è il gol dell’1-1: quando lo stadio ancora maledice il vantaggio della Fiorentina, calcia una punizione dal centro-destra sul palo di Sportiello, che fa un passo di troppo nell’altra direzione e prende gol nella sua zona. A ruota, l’azione del 2-1: a quattro minuti dalla fine del primo tempo, Hakan sposta Maxi Olivera con la sola forza di una finta e crossa. Cutrone brucia Pezzella e segna un gol di testa da rendere orgogliosi Bierhoff, Van Basten e tutti i colpitori in anticipo della storia del Milan. Il resto è materiale per la festa. Il 3-1 nasce da un cross del solito turco che Cutrone gira in porta di testa: sulla respinta di Dragowski, Maxi Olivera pensa ai fatti suoi e Kalinic lo anticipa per il tap-in dell’ex. Il 4-1 invece è un contropiede in cui Calha aspetta l’attimo giusto – la velocità nella vita non è tutto – e mette Cutrone davanti alla porta per il destro chiudi-serata. Mentre lo stadio comincia a guardare i risultati degli altri campi, Bonaventura, invidioso, a un quarto d’ora dalla fine parte dalla trequarti, finta Cristoforo, prende velocità, taglia davanti a Milenkovic e calcia in porta col destro: è il 5-1.

    UNO STRANO GIGIO — Morale: per Gattuso è stata una rara partita di tranquillità. Il Milan ha trovato la porta con frequenza, non un’abitudine, e ha dominato una Fiorentina distratta, limitata dagli infortuni ma ampiamente sotto la sufficienza. Maxi Olivera, entrato prima dell’intervallo per Vitor Hugo, a tratti è stato disastroso e l’unica buona notizia di giornata è stato il gol di Simeone, che porta a 20 la quota stagionale della coppia Cholito-Chiesino. Federico Chiesa ha segnato meno dell’argentino ma merita la festa comune perché metà di quel gol è suo. Dopo meno di 20 minuti, quando la partita era ancora sullo 0-0, la Viola ha evitato il pressing ultra-offensivo del Milan e il figlio di Enrico ha avuto spazio per accelerare e liberare Simeone con un assist livello top. Donnarumma non ha potuto far nulla e in generale ha vissuto uno strano pomeriggio. Prima dell’inizio ha preso qualche fischio dallo stadio e nella partita è stato periferico: se questa è stata davvero la sua ultima col Milan, è stata la quiete prima della tempesta. I compagni, Bonucci su tutti, alla fine sono andati ad abbracciarlo e ai maliziosi è parso un segnale. Se si parla di bilanci, invece, faccia semi-triste per André Silva che ha mancato un gol possibile, faccia emozionata per Torrasi all’esordio in A, sorrisone per Kalinic che all’uscita è stato applaudito. Notiziona.

    Luca Bianchin

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 5/20/2018 9:03 PM
    Napoli-Crotone 2-1: Sarri storico, chiude a 91 punti.
    Zenga retrocede in B

    Gli azzurri non regalano niente e migliorano il record di punti del club:
    Milik apre al 23', bis di Callejon 9 minuti dopo, al 90' gol di Tumminello.
    Dopo 2 anni i calabresi tornano in B


    Dopo due anni il Crotone saluta la Serie A e retrocede in B, il Napoli chiude la stagione a 91 punti con tanto di doppio record: mai una squadra era arrivata seconda in A facendone così tanti, oltre a migliore il record dei punti del club centrato la scorsa settimana. Orgoglio e rimpianti nel pomeriggio del San Paolo perché i calabresi retrocedono rimarginando sui risultati della scorsa settimana mentre il Napoli gonfia il petto per gioco e risultati ma recrimina per lo scudetto sfiorato e poi mancato.

    POLER MIKIK — Grande festa, comunque, per i 50.000 del San Paolo e per i protagonisti azzurri in campo, applaudito Maggio prima del match, commosso Reina alla fine quando ha salutato il pubblico. Ovviamente, è stato Sarri il più acclamato mentre per De Laurentiis i soliti cori di contestazione. Insomma, nulla di nuovo - in attesa di novità sul futuro del tecnico - sotto il sole di Fuorigrotta. Per il Crotone di Zenga tanto voglia di fare risultato pieno con un orecchio alle radioline in panchina, poca però la qualità e la determinazione (non è servito il passaggio in corsa al 4-2-3-1 per avere maggiore penetrazione).
    Ritmi bassi in avvio complice il caldo (che solo Allan è sembrato non accusare per quanto ha corso) e tema tattico già scritto in partenza: possesso palla degli azzurri e calabresi chiamati alle ripartenze. Partita vera, comunque, con Insigne che ha messo spesso in difficoltà Faraoni con le sue classiche sterzate. Così il Napoli al 23' è passato in vantaggio con Milik, di testa, proprio su assist di Lorenzinho alle spalle di un disattento Capuano. Per il polacco quarta rete da quando è tornato dall'infortunio dopo quelle con Chievo, Udinese e Sampdoria. Schema simile per il raddoppio: magnifico taglio di Insigne per Callejon e tap in vincente dello spagnolo: un evergreen sulla ruota di Napoli. Per lo spagnolo, probabilmente all'ultima in azzurro, doppia cifra in campionato (Cordaz gli ha poi negato la doppietta sul finale di primo tempo).


    RECORD E INCOGNITE — Ripresa con Stoian subito in campo al posto di Rohden e con Trotta pericoloso di mancino che ha trovato Koulibaly a negargli la gioia del gol. Logico veder spingere il Crotone con ardore, normale che il Napoli alzasse il piede dall'acceleratore anche se poi Milik ha sfiorato il 3-0 con il suo solito sinistro a giro. Da quel momento il San Paolo ha iniziato a cantare a squarciagola il nome di Sarri (che ha reagito salutando) ed i cori che hanno accompagnato un campionato magnifico, ma la squadra non si è distratta. Anzi, Mertens ha colpito il palo solo perché Cordaz ha sfiorato un suo tiro diretto all'angolino. Prima del triplice fischio, Tumminello ha fatto secco Reina di sinistro da fuori area cambiando il risultato ma non la storia della partita e neppure, ovviamente, della stagione del Crotone. Sarri nel frattempo aveva regalato ad Hamsik il record assoluto di presenze in campionato della storia azzurra: 395. Il giusto tributo per il capitano, intrigato dalle sirene cinesi e forse ai saluti. Lui come altri, chissà se come Sarri che per la prima volta ha scelto di lasciarsi applaudire dal pubblico a fine gara.

    Gianluca Monti

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 5/20/2018 9:06 PM
    Spal-Sampdoria 3-1, gol salvezza di Antenucci e Grassi

    La squadra di Semplici resta in A battendo travolgendo i blucerchiati, in 10 dal 33' per l'espulsione di Caprari.
    Doppietta del capitano, di Kownacki il gol-bandiera dei liguri



    La Spal è salva, e lo meritava. Lo ha fatto con le sue forze, anche se la vittoria del Napoli su Crotone ha reso il tardo pomeriggio ancora meno teso: due dei tre gol della tranquillità sono arrivati non a caso da Antenucci, l’uomo che ha dato un senso al grande finale di campionato di tutta la squadra (appena due sconfitte nelle ultime 13 partite). La Samp dopo aver annusato l’Europa League è decima (per peggiore differenza reti con il Torino) e l’ha meritato più per un finale di campionato in flessione - questa è la terza sconfitta di fila - che per quanto visto nel 3-1 incassato a Ferrara. Nel primo tempo la squadra di Giampaolo ha giocato più e meglio della Spal ed è stata molto penalizzata dal rigore concesso da Di Bello all’alba della partita e dall’espulsione dopo mezzora di Caprari, pagata con una netta flessione nella ripresa.

    LE SCELTE — La tensione da attesa di una partita vitale per la Spal gioca un brutto scherzo a chi compila la distinta: 13 giocatori in panchina, con il rischio di perdere la partita a tavolino, ma in tempo utile viene eliminato Konate. Semplici va sul sicuro: recupera Viviani e Lazzari e sull’altra fascia a centrocampo non sceglie Costa, molto negativo nell’ultima gara a Torino, ma il recuperato Mattiello. Per il resto, con due squalificati, la difesa è quasi obbligata: torna Vicari e gioca l’ex Simic. In attacco la coppia è scritta: Antenucci-Paloschi. Formazione con qualche sorpresa in più per Giampaolo, che cerca risposte anche in vista della prossima stagione (sempre che resti), ma vuole anche premiare Regini, che in difesa torna centrale al fianco di Andersen, e Capezzi (play davanti alla difesa al posto di Torreira, in uscita e con qualche problema muscolare). Fiducia anche a Murru che rientra da titolare, anche se con pochi allenamenti nelle gambe. In attacco ancora Caprari-Kownacki, con Quagliarella in panchina.

    SUBITO SPAL — Alla Spal basta poco più di un minuto e mezzo per mettere in discesa la partita, grazie ad un rigore generoso fischiato da Di Bello: su tiro di Viviani c’è un mani di Caprari, che però, girandosi, ha le braccia basse e attaccate al corpo. L’arbitro decide di non rivedere neanche le immagini, sul dischetto Antenucci, dopo 2’ abbondanti di gioco fermo, non sbaglia. La seconda svolta della gara poco dopo la mezzora: espulso Caprari per doppia ammonizione (fallo a centrocampo su Felipe, sicuramente ingenuo ma non così violento) e a quel punto la Samp diminuisce un po’ la continuità del suo possesso palla e l’intensità dei suoi attacchi. Per mezzora era stata padrona del campo, anche se davvero vicina al pareggio solo una volta, al 18’ quando un numero di Linetty aveva aperto un corridoio per Caprari, Gomis aveva respinto il tiro a colpo sicuro e sulla respinta Praet aveva mirato malissimo il possibile 1-1.

    FESTA A FERRARA — La Samp paga l’inferiorità numerica via via, nonostante Giampaolo spenda Quagliarella per un 4-3-2 più offensivo. Sono due errori di posizione di Bereszinski a dare la definitiva tranquillità alla Spal, che vola sul 3-0 con i gol di Grassi (solissimo per colpire di testa un cross di Viviani) e Antenucci. La partita finisce praticamente lì, anche se Kownacki ritocca il tabellino con un gran gol in mezza girata su assist di Capezzi e c’è ancora il tempo per l’ultima Var praticamente all’ultimo secondo della partita, per annullare (fuorigioco di Antenucci) il possibile 4-1 di Paloschi, già stoppato poco rima da una grande parata di Belec.

    Andrea Elefante

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 5/20/2018 9:09 PM
    Udinese-Bologna 1-0, Fofana segna il gol salvezza

    I friulani di Tudor si salvano grazie alla vittoria interna firmata dall'ivoriano



    Udinese salva dunque, all’ultima giornata di una sofferta e strana stagione. Serviva la vittoria e vittoria è stata. Giusta e meritata, 1-0 contro il tenero e demotivato Bologna, arrivato con questa alla quarta sconfitta di fila. Il gol della sicurezza arriva alla mezz’ora ed è il giusto premio perché l’Udinese gioca meglio e con più voglia del Bologna. Raccontiamolo subito: palla di De Paul per Barak, che sfugge a Dzemaili. Perfetta l’imbucata del ceco per Fofana, che vanamente inseguito da Masina, batte Da Costa sul secondo palo. Il Crotone sta perdendo a Napoli, salvezza già in cassaforte. La squadra di Tudor sta comunque facendo la partita senza particolari problemi: potrebbe passare già al 18’ con Larsen, molto vivace, che colpisce la traversa. Il 4-4-1-1, che ha portato bene a Verona, funziona anche stavolta: difesa più stabile, i due cechi che fanno la differenza sulle fasce, Hallfredsson ispirato, Fofana che non fa rimpiangere Behrami. Donadoni torna al 3-5-2 ma la differenza non si vede. Squadra molle e senza idee. Al minuto 32 gol giustamente annullato a Lasagna (fuorigioco), poi al 41’ Gavillucci chiede il silent-check per un presunto tocco di mano di Dzeimaili in area. La Var dà ragione all’arbitro.

    IL BOLOGNA DOV’E? — Il secondo tempo non è molto diverso dal primo: l’Udinese attacca, il Bologna subisce. Da Costa, che non giocava dal 4 novembre e ha preso il posto di Mirante fermato da guai muscolari, si fa vedere con una doppia parata su Lasagna e Barak, poi è Verdi a tirare alto da buona posizione. Ma il Bologna continua a non dare segni di vita. De Paul prende il palo dopo un contropiede, Bizzarri dimostra che c’è anche lui parando un paio di conclusioni di Falletti, entrato per l’inconsistente Avenatti. Questo per dire che avrebbe potuto finire 3-0 per l’Udinese. Ma per salvarsi basta e avanza uno striminzito e applauditissimo 1-0.

    Guglielmo Longhi

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 5/20/2018 11:21 PM
    Lazio-Inter 2-3, nerazzurri in Champions! Decide la testa di Vecino

    Biancocelesti due volte avanti con un autogol di Perisic e un gol di Felipe Anderson.
    primo pareggio di D'Ambrosio, poi di Icardi su rigore. Decide Vecino di testa



    Incredibile all'Olimpico! L'Inter nell'ultimo quarto d'ora di una gara pazzesca ribalta una Lazio che fin lì aveva strameritato il vantaggio e con un 3-2 da far west si guadagna il ritorno in quella Champions che non gioca dal 2012. La ciliegina la mette Icardi, che dopo due errori è glaciale al 72' nel trasformare il rigore - procurato dal futuro interista De Vrij - che riapre i giochi (e gli permette di agganciare Immobile in vetta alla classifica marcatori) prima dell'apoteosi firmata Vecino, al terzo gol stagionale, tutti contro la romane. Nel primo tempo c'erano stati il gollonzo di Marusic, il pareggio di D'Ambrosio e una fiammata di Felipe. Grande Inter ma massimo onore alla Lazio, crollata sul traguardo anche per colpa dell'espulsione di Lulic.

    LAMPO FELIPE — Nessuna sorpresa negli undici iniziali. Inzaghi punta su Murgia al posto dell'infortunato Parolo e dà fiducia a De Vrij, promesso sposo nerazzurro. Spalletti recupera Miranda e sceglie Vecino come sostituto di Gagliardini per affiancare Brozovic. Dopo una svirgolata di Icardi su assist di Perisic, è la Lazio a prendere in mano il match. Al 7' Luiz Felipe manda in curva un babà di Immobile, poi Milinkovic di testa impegna Handanovic e sugli sviluppi è decisivo nel difendere palla e toccarla dietro per Marusic, il cui destro andrebbe verso la bandierina se non incocciasse il volto di Perisic per il vantaggio laziale. Gol fortunoso nella dinamica, ma figlio di un'organizzazione migliore. L'Inter accusa il colpo, non è abituata a ballare sui cross avversari e soprattutto non trova Rafinha per verticalizzare. Serve un break di Cancelo al 22', ma Icardi strozza il destro in modo indegno. E al 25' solo il palo salva un Handanovic di gesso sulla punizione di Milinkovic, l'uomo che fa la differenza e che Vecino non prende quasi mai. Spalletti ne ha visto abbastanza e vira al 4-4-2 con Candreva a sinistra, Perisic libero di svariare e Rafinha a destra, ma pronto ad accentrarsi per favorire gli inserimenti di Cancelo. Il pareggio arriva però in modo quasi casuale, con D'Ambrosio che da corner al secondo tentativo sfrutta un'incertezza di Strakosha. Il match torna in equilibrio anche psicologicamente, ma su un altro corner l'Inter al 41' si fa infilare in contropiede, con Lulic bravissimo a innescare la corsa di Felipe che trova l'angolino per il 2-1 che spezza le reni ai nerazzurri.

    RIBALTONE — Nessun cambio nell'intervallo e anche il copione varia poco. Inter a ruminare un gioco troppo spesso orizzontale e Lazio pronta a ripartire con le sue frecce. Perisic si avventa su un paio di traversoni e al 15' è bravo Strakosha in uscita bassa perché Brozovic aveva trovato l'imbucata giusta. Spalletti ci prova prima con Eder per un evanescente Candreva e poi con Karamoh per un Rafinha troppo leggero per i colossi avversari, ma la musica non cambia e l'illusione di riaprirla arriva solo quando al 27' Rocchi fischia un rigore per fallo di mano di Milinkovic. Il Var però gli fa cambiare idea e l'Inter non sembra avere personalità, idee e gamba per risalire. Inzaghi toglie Immobile (avanzando Milinkovic) per Lukaku e Radu per Bastos. Invece al 32' il penalty c'è tutto per l'entrata di De Vrij - sin lì perfetto malgrado la situazione psicologica non facile - su Icardi, freddissimo dal dischetto. Tornano a caricare i 12mila interisti, anche perché Lulic viene espulso per secondo giallo dopo un'entrata su Brozovic. E al 36' il mondo in effetti si ribalta, visto che sul corner di Brozovic non Ranocchia - buttato dentro per i centimetri - ma Vecino va in cielo per trovare l'angolino opposto. Un finale surreale. Da Pazza Inter. Con tanti saluti al 5 maggio.

    Luca Taidelli

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 5/20/2018 11:23 PM
    Sassuolo-Roma 0-1: autogol di Pegolo, giallorossi terzi

    Decide Pegolo, che devia nella propria porta un cross di Manolas: i giallorossi chiudono alle spalle di Juve e Napoli



    La classica sfida di fine stagione, con intensità a tratti da partitella del giovedì, ci consegna il verdetto più giusto. La Roma batte 1-0 il Sassuolo e si prende molto più del punto che le serviva per chiudere terza alle spalle di Juve e Napoli. Resta un'eccellente stagione quella dela squadra di Di Francesco, con una clamorosa finale di Champions mancata di poco. E chissà come sarebbero andate le cose in campionato senza il blackout di gennaio.

    LA PARTITA — Il Sassuolo punta a chiudere decorosamente una stagione più complicata del previsto e schiera i titolari con la passerella per Pegolo, fido vince di Consigli. E sarà proprio il numero 12 a decidere la partita, mettendo di fatto nella propria porta il cross di Manolas all'ultima azione del primo tempo dopo una non-chiusura di Duncan sul greco. In precedenza da segnalare una bella parata di Skorupski, vice Alisson in partenza, su Politano nell'occasione più nitida degli emiliani al netto della dormita di Babacar nella ripresa. Buone opportunità anche per Schick e Dzeko, per una sera tutt'altro che spietato davanti al portiere.

    Gasport

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 5/21/2018 12:21 PM
    SERIE A 2017/2018 38ª Giornata (19ª di Ritorno)

    19/05/2018
    Juventus - verona 2-1
    20/05/2018
    Genoa - Torino 1-2
    Cagliari - Atalanta 1-0
    Chievo - Benevento 1-0
    Milan - Fiorentina 5-1
    Napoli - Crotone 2-1
    Spal - Sampdoria 3-1
    Udinese - Bologna 1-0
    Lazio - Inter 2-3
    Sassuolo - Roma 0-1

    Classifica
    1) Juventus punti 95;
    2) Napoli punti 91;
    3) Roma punti 77;
    4) Inter e Lazio punti 72;
    6) Milan punti 64;
    7) Atalanta punti 60;
    8) Fiorentina punti 57;
    9) Torino e Sampdoria punti 54;
    11) Sassuolo punti 43;
    12) Genoa punti 41;
    13) Udinese e Chievo punti 37;
    15) Bologna e Cagliari punti 39;
    17) Spal punti 38;
    18) Crotone punti 35;
    19) Hellas Verona punti 25;
    20) Benevento punti 21.


    Juventus Campione d'Italia (per la 7ª volta consecutiva) con un turno di anticipo.
    Juventus, Napoli, Roma e Inter ammesse nella Champions League della prossima stagione.
    Lazio e Milan ammesse di diritto nella Europa League della prossima stagione, l'Atalanta ammessa ai preliminari della stessa competizione.
    Benevento, Hellas Verona e infine il Crotone retrocesse in Serie B.
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    binariomorto
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    00 5/21/2018 12:22 PM
    Il calcio italiano chiude qui la stagione 2017/2018 a causa della mancata qualificazione ai prossimi mondiali in Russia.
    In questi giorni è stato ufficializzato il nome di Roberto Mancini come nuovo commissario tecnico (c.t.) della nazionale azzurra.

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