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VANGELI IN RIMA

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    Coordinatrice
    00 9/9/2013 11:54 AM
     da "I Vangeli in versi e in rima"
     
     
    IL PADRE NOSTRO
    (Mt.6,7-13; Lc.11,1-4)
     
    Ai Dodici che un dì
    glielo avevano chiesto,
    Gesù come pregare
    rendeva manifesto;
    e se pure altre volte
    Lui lo aveva detto,
    ancora a tutti quanti
    ne ribadì il concetto:
     
    < Userete parole
    le più semplici e piane,
    e soprattutto poche,
    senza espressioni vane.
    Lasciatele ai pagani
    le frasi a dismisura,
    che credono in tal modo
    ricever maggior cura.
    Invece il Padre vostro
    lassù nei cieli sa,
    la più segreta vera
    vostra necessità:
    infatti prima ancora
    che voi glielo chiedate,
    Lui già sa quanto voi
    da Lui desiderate.
     
    Direte: - Padre Nostro,
    che su nei cieli stai,
    sia santificato
    il nome che Tu hai,
    e venga il Regno Tuo,
    sia fatto il Tuo volere,
    così qui sulla Terra,
    come in cielo tra le sfere.
    Donaci ogni giorno
    il pane quotidiano,
    e grazie per la pioggia
    da cui germoglia il grano;
    rimetti a noi le colpe,
    perdona i nostri errori,
    come noi perdoniamo
    i nostri debitori.
    Fai che la strada giusta
    non lasciamo per la via.
    Liberaci dal Maligno
    per sempre e così sia -.
     
    Tenete bene a mente
    questo mio insegnamento,
    lo andrete a dire a tutti,
    ovunque soffi il vento...>
     
    Fanciulli, ogni volta
    che voi lo recitate,
    pensate che Gesù
    lo declamò una estate.
    Tutte le volte che
    lo recitate voi
    pensate a Lui quel giorno
    che lo insegnava ai Suoi.
     
    Queste frasi che voi
    recitate a memoria
    son certo le parole,
    più note della storia.
    Di certo c'è un bambino,
    giallo,mulatto o nero
    che ora mentre leggete,
    lo sta dicendo intero.
    Dai ghiacci all'Equatore,
    dai Poli alla Savana,
    vien detta in ogni lingua
    questa preghiera cristiana.
    Fanciullo che la reciti
    pensa che non sei solo,
    ma con altri milioni
    dall'uno all'altro Polo.
    [Edited by Coordinatrice 9/9/2013 11:56 AM]
  • OFFLINE
    Coordinatrice
    00 9/9/2013 11:56 AM
    CATTURA DI GESU'....
    (Mt.26,47-56; Mc.14,43-52; Lc.22, 47-52; Gv.18, 1-11)
     
    L'angoscia lo prendeva
    nel buio tra gli ulivi,
    era l'ultima sera
    che Lui stava coi vivi.
    Era solo! E da solo
    pensava alla sua morte:
    - Quanto dovrò soffrire?
    Ma saprò essere forte...?-
     
    Si sentono dei passi
    e un rumore di ferri,
    si odon concitate
    le voci degli sgherri:
    - Guardie circondate
    intorno tutto il prato! -
    Di qua brilla una torcia,
    di là corre un soldato.
    C'è Giuda in mezzo a quelli,
    si stacca dal drappello,
    s'avvicina a Gesù
    aprendo il suo mantello;
    lo saluta, lo abbraccia,
    lo bacia sulla guancia,
    Gesù è subito preso
    tra un bastone e una lancia.
     
    Si destano i discepoli
    pensando: -Cosa accade?-
    Davanti ai loro occhi
    luccicano delle spade.
    Forse per un momento
    credono di sognare,
    ma c'è chi grida: -PIETRO!
    LO VOGLIONO ARRESTARE!-
    Pietro si rizza in piedi
    e sfodera il suo ferro,
    e con un balzo è subito
    addosso al primo sgherro.
    Lo attacca e lo colpisce:
    cade un orecchio a terra,
    il sangue arrossa il viso.
    Ma ecco che Gesù ordina:
    - Amici, NON TEMETE!
    Le spade dentro ai foderi,
    subito riponete!
    Dovrà di già sgorgare
    il mio sangue innocente,
    lasciatemi andare via
    in mezzo a questa gente.
    Sono venuti a prendermi
    con spade e con bastoni,
    eppure loro stessi
    son stati testimoni:
    di quando io di giorno
    predicavo alla gente.
    Or mi arrestano di notte,
    come un delinquente.
    Non vi ho insegnato a non
    restituire il male?
    Bensì il perdono SEMPRE,
    anche con chi vi assale?-
     
    Raccolto, sanguinante,
    da terra il padiglione,
    lo riattaccava a chi
    lo portava in prigione.
    I discepoli tutti
    son tenuti distanti,
    i soldati van via,
    Gesù è scortato avanti.
    C'è chi grida, chi scappa,
    chi non si raccapezza...
    ...Tra i rami degli ulivi
    triste sale una brezza...
     
    ******************
  • OFFLINE
    Coordinatrice
    00 9/9/2013 2:14 PM
    DALLA FUGA IN EGITTO AL BATTESIMO NEL GIORDANO


    Gesù soltanto, in ambito cristiano,
    è stato il Verbo etereo e pre-esistente,
    che si è incarnato poi in un corpo umano.

    Nell’Induismo è fede ricorrente
    Che l’anima sia eterna, e che pre-esista
    Al corpo temporaneo e decadente.

    Fra I Quattro, solo il quarto Evangelista
    Fa proprio questo nobile argomento,
    estrapolato forse, a prima vista,

    dall’Enoc, libro apocrifo, al momento
    in cui fu costituito dalla Chiesa
    il canone del Nuovo Testamento;

    ma che ebbe, in precedenza, larga presa:
    sul mondo Esseno, prima, e poi cristiano.
    Poi, divenuto il tempo dell’attesa,

    da profezia auspicata, a quotidiano,
    fu esplicitato nell’Annunciazione
    l’avvento del Messia, Re sovrano;

    ma nel silenzio della citazione
    che l’inno di Giovanni, in sé sublima;
    e se egli è tardo, nella narrazione,

    la storia, il fatto, lo registra prima.
    L’Annunciazione data da Matteo,
    con quella che dà Luca, non collima:

    Lui narra, primo Evangelista ebreo,
    che, l’Angelo in persona, del Signore,
    parlò, mentre era in braccio di Morfeo,
    al pio Giuseppe, offeso nell’onore,
    del Figlio della vergine Maria,
    di cui fu il padre e non il genitore,

    e gli annunziò che questi era il Messia
    che avrebbe dato pace ad Israele:
    E, detto questo, poi se ne andò via.

    Per Luca, invece, l’Angelo Gabriele
    Si mosse per incarico di Dio
    E svolse due missioni parallele:

    La prima, al Tempio, in fitto parlottìo,
    per annunziare, al vecchio Zaccaria,
    la nascita di un figlio casto e pio,

    che avrebbe indotto a scegliere “la via”
    il popolo ribelle e peccatore.
    Sei mesi dopo, scese da Maria,

    e le annunziò, con infinito amore,
    che avrebbe avuto un figlio, in tutto degno
    di essere l’eterno successore

    del trono del re Davide e del Regno.
    Maria e il Santo Spirito divino,
    li aveva scelti Dio nel suo disegno.

    Per Luca, poi, Maria e Gesù bambino,
    col pio Giuseppe, andarono su al Tempio,
    nel primo freddo albore di un mattino,

    per essere al suo popolo d’esempio,
    nel compiere la Legge del Signore,
    di cui se ne faceva, a volte, scempio.

    Non ha, Gesù, per Luca, alcun timore;
    e lo descrive tra gli affetti e gli agi
    per tutta la sua vita da minore,

    appena superati quei disagi,
    legati al lieto evento in una stalla.
    Ma per Matteo, la visita dei Magi,

    fa esplodere in Erode un’ira gialla;
    per cui, da casa, fuggono in Egitto,
    Giuseppe, con Maria e il bambino in spalla.

    Qui termina l’intreccio, ed il conflitto;
    ed anche se, non con la stessa idea,
    così, come ciascuno di essi ha scritto,

    Gesù lo fanno andare in Galilea.
    Però, Gesù, non era il Nazareno,
    ma un uomo della setta nazorea;

    perciò Matteo non è sincero appieno
    nel dargli questo improprio appellativo.
    Può darsi pure, e qui si allenta il freno,

    che sia un arricchimento successivo,
    un caso, in sé, di pseudoepigrafia
    di un posteriore scriba laudativo.

    Fu ignota, a Luca, l’etimologia,
    sia che scrivesse in greco, che in latino,
    perché fa di Giuseppe e di Maria,

    I “genitori” di Gesù bambino;
    e, sia nel caso prima, che secondo,
    confonde il padre umano, col divino.

    Ciò segna qui un contrasto assai profondo
    Con ciò che disse l’Angelo Gabriele,
    nel giorno che rivide, in questo mondo,

    la terra dove scorre latte e miele.
    Gesù lasciò la terra Galilea,
    ovvero, il Nord del Regno di Israele,

    e si recò nel Regno di Giudea,
    nei pressi della foce del Giordano,
    in una zona detta la Perea,

    laddove il fiume scorre lento e piano.
    Qui, vide il pio Giovanni battezzare,
    e gli mandò un saluto con la mano;

    poi, si sedette in terra, ad aspettare.
    E mentre tutto il popolo in costume,
    si stava a rivestire e ad asciugare,

    adagio, adagio, si inoltrò nel fiume,
    in mezzo a uno scenario d’incantesimo;
    e da Giovanni, che un eccelso nume,

    pareva che esprimesse in sé medesimo,
    chinò la fronte, in umiltà, e s’immerse,
    e ricevette, in quella, il suo battesimo,

    che dai peccati umani lo deterse.
    Poi, rinnovato in sé, in quell’atmosfera,
    dall’acque calme e limpide riemerse;

    e, mentre era raccolto lì, in preghiera,
    e con Giovanni che gli stava accanto,
    si aprirono, su, in alto, I cieli, a schiera;

    su Lui discese lo Spirito Santo,
    in una forma, come di colomba,
    e poi si udì una voce, unita a un canto,

    ma forte come squillo di una tromba,
    venire giù dal cielo, con l’effetto
    che ha il tuono che si spande e che rimbomba.


    “Tu sei il figliolo òio, il prediletto;
    in te mi sono sempre compiaciuto”.
    questo è poi l’evento che si è letto
    nel libro, che alla Chiesa è dispiaciuto,
    e che raccoglie tutti I Testamenti
    dei XII Patriarchi, un dì perduto,

    ma riaffiorato tra gli incartamenti
    un tempo appartenuti al mondo essendo,
    e in altri analoghi ritrovamenti.

    Qui ci troviamo, dunque, senza meno,
    di fronte ad un profetizzato evento,
    che, con Gesù, si è realizzato appieno.

    Bisogna adesso metter l’accento
    Sull’alto incontro tra Gesù e Giovanni,
    e a chi, di loro, spetti il sopravvento.

    Gesù non ha, a quel tempo, chi lo osanni,
    ed è il Battista a battezzare lui,
    che è sulla scena già da alcuni anni,

    rimasti invece, per Gesù, anni bui;
    Giovanni nega di essere il Messia,
    di fronte agli interrogatori altrui;

    Gesù discende dalla dinastia
    Che in Davide il più nobile esponente;
    di Aronne, invece, e per la madre pia,

    Giovanni è regolare discendente;
    inoltre, il padre, il vecchio Zaccaria,
    è sacerdote, al Tempio del Vivente;

    Elisabetta, al pari di Maria,
    l’ha amata il Santo Spirito fecondo;
    ma nella scala della gerarchia,

    Giovanni è il primo, ed è Gesù il secondo;
    Giovanni è grande innanzi al Dio e Signore;
    Gesù è più grande per il trono e il mondo:

    Da queste note ricche di valore,
    se esaminate senza ipocrisia,
    si evince che è Giovanni il superiore.

    E questa , in fondo, è poi la gerarchia
    Che ritroviamo in ogni scritto essendo,
    che fa riferimento ai due Messia.

    Ma c’è qualcosa che convince meno.
    Ed è l’atteggiamento del Battista
    Che fa di sé la serpe del suo seno.

    Secondo, infatti, il quarto Evangelista,
    Giovanni, di sua sponte, arriva a dire:
    “Gesù deve ora crescere alla vista;

    io, invece, devo ormai diminuire”.
    Leggendo le parole in controluce,
    e in modo letterale, per capire,

    con razionalità se ne deduce
    che in un secondo tempo solamente,
    il Cristo è diventato quella luce

    che è il Verbo e il Figlio della Prima Mente.

    CAPITOLO II

    LA PREDICAZIONE DI GIOVANNI


    Giovanni predicava nel deserto
    Il suo battesimo di conversione,
    e al popolo parlava a viso aperto

    di solidarietà e condivisione.
    Dotato di un carattere sanguigno,
    manifestato nella sua missione,

    svettava dal Giordano come un cigno;
    e, in più, del cigno, aveva in sé il candore.
    Pesavano assai più che di un macigno

    Le sue parole di predicatore;
    e in sé manifestava, come segno,
    la grazia e la potenza del Signore.

    Egli era portatore di un disegno
    Che aveva preso il nome de “La via”,
    formato dalla fede e dall’impegno

    di un grande, tra I profeti: Isaia.
    La forza gli era data dallo zelo
    Di cui fu già dotato quell’Elia

    Che dal Signore fu rapito in cielo,
    perché non conoscesse mai la morte.
    Col padre ebbe un percorso parallelo;

    e, nella fede, fu con lui consorte.
    Ma se da sempre, ne seguì l’esempio,
    manifestò un fervore assai più forte.

    Col padre, che era sacerdote al Tempio,
    pregava sempre Dio con devozione
    e riportò alla fede più di un empio.
    Il giorno della sua circoncisione,
    il padre, pieno di Spirito Santo,
    profetizzò su lui, con precisione,

    quel “Benedictus”, celebrato tanto.
    Sua madre, la più santa delle donne,
    pagò la vita con dolore e pianto,

    né mai fu annoverata fra le nonne;
    ma lui la ripagò col suo fervore.
    Lei, era discendente pia di Aronne,

    ed era beneamata dal Signore;
    per lei, Gabriele inviò da Zaccaria.
    E quando il Santo Spirito d’amore

    Le penetrò la carne casta e pia,
    profetizzò il “Magnificat” stupendo,
    che poi la Chiesa attribuirà a Maria.

    Giovanni stava allora diffondendo,
    col suo carisma ruvido e spontaneo,
    il rito del battesimo, in crescendo,

    nel vasto mondo del Mediterraneo,
    in cui Gesù restava un nome oscuro,
    quantunque fosse suo contemporaneo.

    Ma poi si ribaltarono, in futuro,
    le loro posizioni, in tutto il mondo,
    in un processo lento e duraturo,

    così che il primo, diventò il secondo.
    Qui và spiegata un po’ la loro storia
    Per fare sì che emerga, dal profondo,

    la verità, piuttosto che la gloria.
    La trama dei Vangeli ha un punto certo,
    o come inizio, o meta provvisoria:

    il rito del battesimo, all’aperto,
    che praticò Giovanni, nel Giordano,
    ed anche nel limitrofo deserto.

    La sua figura la preannuncia il brano
    del libro, detto “Deutero-Isaia”,
    però da quello greco, e ciò è assai strano.

    Infatti, Dio ispirò la profezia
    In lingua ebraica, e ad un profeta ebreo,
    sia pure sotto pseudo-epigrafia.

    Tradotto poi, in un greco da ateneo,
    cambiò significato e religione,
    in modo, si può dire, manicheo,

    nel senso propio dell’affermazione.
    La Bibbia scritta in canone cristiano
    Presenta, nella sua composizione,

    due sensi alterni dello stesso brano:
    nel Vecchio, e poi nel Nuovo Testamento.
    Ma ciò che più di tutto suona strano,

    è che, di entrambi I brani in argomento,
    si dice che è “Parola del Signore”.
    Si nota quindi che ogni cambiamento

    Che viene fatto al testo di un Autore,
    redatto un tempo, sotto ispirazione,
    è attribuito anch’esso al Salvatore.

    Giovanni è un uomo di predicazione,
    profeta della profezia biblistica,
    che annuncia l’Uomo della salvazione.

    Per la comune fonte Evangelistica,
    è: “Voce di chi grida nel deserto”.
    Ma sorge una dicotomia ateistica

    Se in lingua ebraica è letto questo inserto,
    in cui lo stesso Isaia confida,
    se lo si legge in modo chiaro e aperto,

    poiché, egli fa di sé: “Una voce grida:
    spianate, nel deserto, a Dio, la via.
    E’ a questa stessa voce che si affida

    Il mondo esseno, erede di Isaia.
    Costui è dunque un doppio annunciatore:
    di Dio, dapprima, nell’ebraica scia;

    poi di Gesù, nel greco innovatore.
    La fede, veda, l’uso che si fa,
    di quella che è “Parola del Signore”,

    con questa doppia e ambigua verità.
    D’altronde, l’uso stesso di ragione,
    ci svela questa semplice ovvietà:

    La profezia si fa da ispirazione,
    e vale per un’unica figura;
    non può tornare nuova a ogni stagione,

    così come la frutta, che matura,
    un anno dopo l’altro, sulla pianta,
    finché la pianta è buona, e finché dura.

    Ma spunta una questione sacrosanta,
    così come il rossore della brace
    affiora dalla cenere, se è tanta.

    Giovanni, mentre predicava in pace,
    apostrofava gli uomini e le genti
    con una breve formula mordace,

    cioè: “Razza di vipere” e “Serpenti”.
    Matteo e Luca, affermano concordi,
    che sono stati usati questi accenti,

    che uscivano a Giovanni dai precordi,
    il giorno del battesimo a Gesù.
    Da questo punto in poi sono discordi;

    e Luca, infatti, non ne parla più.
    Matteo, invece, per due volte ancora
    riporta questa formula tabù.

    Ma a questo punto, un grosso dubbio affiora:
    fù Gesù Cristo a fare suo quel detto,
    e fù lui stesso a pronunciarlo allora,

    oppure, nel Vangelo del predetto,
    un tempo era Giovanni il primo Attore,
    più tardi relegato dentro un ghetto?

    E dentro I brani in cui, l’animatore,
    pronuncia questa formula in questione,
    c’è Gesù Cristo, nostro Salvatore,

    o c’è Giovanni, in punta di ragione?
    Può darsi, che nel testo di Matteo,
    si sia invertito il ruolo alle persone?

    Giovanni era un profeta, ed era ebreo,
    legato, forse, ancora, al mondo esseno ,
    e come lui lo era il Galileo;

    aveva un largo seguito terreno,
    che Gesù Cristo ancora non aveva,
    di quattro o cinquemila, più o meno,

    e battezzava chi glielo chiedeva,
    purché mostrasse di essere credente;
    e, come dai Vangeli si rileva,

    fù Gesù Cristo, allora, il richiedente.
    In Luca, poi, c’è un ordine preciso
    Sul primo e sul secondo, in sé evidente.

    Per precedenza, come Dio ha deciso,
    c’è prima Elisabetta, e poi Maria.
    Rifatto qui un riepilogo conciso,

    torniamo a quella coppia di Messia,
    di cui si è detto prima, di sfuggita,
    nonché alla pertinente analogia,

    che, di due parti, fà una storia unita
    L’idea del messianismo tardo-esseno,
    rimasta a lungo morta e seppellita,

    in numerose grotte, e nel terreno,
    riemerge alla ribalta della storia,
    a illuminarci di sé stessa, appieno.

    Duemila anni e più, di moratoria,
    di fatto, hanno permesso al nostro mondo,
    di cancellare in pieno la memoria

    del loro credo, rigido e fecondo,
    e di negare quante religioni
    proliferò il suo ceppo moribondo.

    Nei loro libri è espressa, in più occasioni,
    l’attesa di figure parallele;
    cioè, di due Messia, nei tempi buoni:

    di Aronne, il primo; l’altro di Israele.
    Se noi teniamo a mente, a questo punto,
    le cose dette in Luca da Gabriele,

    vediamo finalmente ricongiunto
    lo spirito Evangelico ed esseno .
    Ciò può creare qualche disappunto

    in chi vorrebbe forse fare a meno
    di riscontrare questa concordanza,
    che appare dimostrata in modo pieno;

    ma chi, la verità, la osserva a oltranza,
    e la sostiene in tutto, e non la nega,
    dovrà affrancarsi dalla sudditanza

    che lo relega a un uso di bottega.
  • OFFLINE
    Coordinatrice
    00 9/9/2013 2:21 PM
    L'Annunciazione dell'Angelo a Maria Vergine
    ( Lc.1,26-38)
     
    (la taglio perchè questa è molto lunga...)
     
    < Salute a te, Maria,
    non aver timore.
    Sono venuto a dirti
    che ti ha scelta il Signore;
    perchè tu concepisca,
    nel tuo giovane seno,
    il Suo Divin Figlio
    che si farà terreno.
    Iddio si farà uomo
    e nascerà bambino,
    ma non per atto umano,
    ma per voler divino>.
     
    Maria, stupefatta,
    si era intanto seduta,
    ritrovò la parola
    che era rimasta muta:
    - Come può nel mio grembo
    battere un altro cuore?
    Mai giacqui con nessuno-
    diceva con rossore!
     
    < Al volere di Dio
    non è vietato niente:
    adesso Elisabetta,
    tua già anziana parente,
    malgrado molte rughe
    le solchino la guancia,
    giosce per il bimbo
    che le sgambetta in pancia...
     
    ...ed ecco che sarai incinta
    pur non essendo "donna".
     
    E' stata scelta chi
    è umile e Dio teme:
    tu diverrai sua Madre
    non conoscendo seme.
    Poi dovrai solamente
    qualche mese aspettare
    e la tua mano il ventre
    sentirà fremitare.
    Ancora un giorno e tu
    sola non sarai più:
    ti nascerà un Bambino
    lo chiamerai Gesù.
    Su Cieli, Mare  e Terra
    regnerà il suo Governo,
    da adesso in poi per tutti
    i secoli, in eterno.
    Nel tuo grembo materno
    così si compirà
    il Mistero Divino
    di Nome Trinità.
    Solo grazie alla vita
    racchiusa dentro Te:
    contemporaneamente
    Iddio sarà Uno e Tre.
     
    Ma, qui, dell'Altissimo
    son solo ambasciatore:
    che cosa devo dire
    al mio e tuo Signore?>
     
    - Accetto che di Dio
    la volontà sia fatta -
     
    ...sarebbe stata Madre
    pur rimanendo intatta......
     
  • OFFLINE
    Coordinatrice
    00 9/9/2013 2:22 PM
    CATTURA DI GESU'....
    (Mt.26,47-56; Mc.14,43-52; Lc.22, 47-52; Gv.18, 1-11)
     
    L'angoscia lo prendeva
    nel buio tra gli ulivi,
    era l'ultima sera
    che Lui stava coi vivi.
    Era solo! E da solo
    pensava alla sua morte:
    - Quanto dovrò soffrire?
    Ma saprò essere forte...?-
     
    Si sentono dei passi
    e un rumore di ferri,
    si odon concitate
    le voci degli sgherri:
    - Guardie circondate
    intorno tutto il prato! -
    Di qua brilla una torcia,
    di là corre un soldato.
    C'è Giuda in mezzo a quelli,
    si stacca dal drappello,
    s'avvicina a Gesù
    aprendo il suo mantello;
    lo saluta, lo abbraccia,
    lo bacia sulla guancia,
    Gesù è subito preso
    tra un bastone e una lancia.
     
    Si destano i discepoli
    pensando: -Cosa accade?-
    Davanti ai loro occhi
    luccicano delle spade.
    Forse per un momento
    credono di sognare,
    ma c'è chi grida: -PIETRO!
    LO VOGLIONO ARRESTARE!-
    Pietro si rizza in piedi
    e sfodera il suo ferro,
    e con un balzo è subito
    addosso al primo sgherro.
    Lo attacca e lo colpisce:
    cade un orecchio a terra,
    il sangue arrossa il viso.
    Ma ecco che Gesù ordina:
    - Amici, NON TEMETE!
    Le spade dentro ai foderi,
    subito riponete!
    Dovrà di già sgorgare
    il mio sangue innocente,
    lasciatemi andare via
    in mezzo a questa gente.
    Sono venuti a prendermi
    con spade e con bastoni,
    eppure loro stessi
    son stati testimoni:
    di quando io di giorno
    predicavo alla gente.
    Or mi arrestano di notte,
    come un delinquente.
    Non vi ho insegnato a non
    restituire il male?
    Bensì il perdono SEMPRE,
    anche con chi vi assale?-
     
    Raccolto, sanguinante,
    da terra il padiglione,
    lo riattaccava a chi
    lo portava in prigione.
    I discepoli tutti
    son tenuti distanti,
    i soldati van via,
    Gesù è scortato avanti.
    C'è chi grida, chi scappa,
    chi non si raccapezza...
    ...Tra i rami degli ulivi
    triste sale una brezza...
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    00 12/21/2016 11:32 PM

    L’ANNUNCIO DELL’ANGELO A MARIA


    Viveva Maria a Nazareth
    Tra gente contadina,
    Solo da pochi anni
    Non era più bambina;
    Aveva due occhi neri,
    Le guance color rosa,
    Del giovane Giuseppe
    Era promessa sposa.

    (…) Mentre lei tutta sola
    Travasava del vino,
    Illuminò la stanza
    Un bagliore azzurrino;
    Andò il vino per terra,
    Restò senza parola,
    C’era di fronte un Angelo
    Biondo e con due ali viola:

    “Salute a te, Maria,
    Non avere timore.
    Sono venuto a dirti
    Che ti ha scelto il Signore
    Perché tu concepisca
    Nel tuo giovane seno
    Il suo divino Figlio
    Che si farà terreno.

    (…)Maria, stupefatta,
    Si era intanto seduta,
    Ritrovò la parola
    Che era rimasta muta:
    – Come può nel mio grembo
    Battere un altro cuore?
    Mai giacqui con nessuno –
    Diceva con rossore.

    “Al volere di Dio
    Non è vietato niente:
    Adesso Elisabetta,
    Tua già anziana parente,
    Malgrado molte rughe
    Le solchino la guancia
    Gioisce per il bimbo
    Che le sgambetta in pancia.

    (…)– Accetto che di Dio
    La volontà sia fatta –;
    Sarebbe stata madre
    Pur rimanendo intatta.
    ………………..
    Più nulla vide quando
    Sollevò il capo chino:
    Ma impregnava la stanza
    L’odore acre del vino.

    LA NASCITA DI GESÙ

    Sotto Ottaviano Augusto
    Si tenne un censimento
    Atto a fotografare
    L’Impero in quel momento;
    Della Siria Quirino
    Era il governatore,
    Erode il Grande era
    Della Giudea il signore.

    Giuseppe con Maria
    Gravida al nono mese
    Deve così per forza
    Lasciare il suo paese,
    E verso la Giudea
    Si deve incamminare
    Per giungere a Betlemme
    A farsi registrare;

    (…)E giungono a Betlemme
    Già quasi al tramontare,
    Maria sull’asinello
    È tutta un sobbalzare;
    Ogni buca, ogni sasso
    Che incontra sul cammino
    Le sembra che più grave
    Si faccia in lei il Bambino.

    – Ti supplico, Giuseppe,
    Fammi porre sdraiata;
    Non sento più la schiena,
    Il viaggio m’ha sfiancata.
    Avverto poi nel ventre
    Ignote sensazioni
    E non vorrei che fossero
    Le prime contrazioni –.

    (…)Trova infine una grotta
    Ampia e ben riparata,
    Fa un giaciglio di paglia,
    Sopra Maria è sdraiata;
    Fa scaldare dell’acqua,
    Distende una coperta,
    S’inventa levatrice
    Vogliosa ma inesperta.

    Non sa Maria che cosa
    Mai fare in quei momenti,
    Respira forte, trema,
    Stringe una mano ai denti,
    Con l’altra afferra forte
    Quella di suo marito,
    Infine trova pace
    E insieme ode un vagito.

    (…)Questa notte per sempre
    Divide in due la Storia,
    Finché sarà nell’uomo
    Un lampo di memoria.
    Fanciulli, da qui il tempo
    Sarà poi in due spartito:
    Prima di quella notte…
    … Dopo di quel vagito.


    LEGGI ANCHE: Ecco il luogo in cui è nato Gesù!


    I PASTORI CONTEMPLANO GESÙ NELLA GROTTA

    Sparsi tra gli uliveti
    Di quei colli ondulati
    Stavan dei pecorai
    Nel sonno addormentati;
    Dormivano le greggi
    Nei covili all’aperto,
    Al chiaror della luna
    Era tutto deserto.

    Un bagliore accecante,
    Ecco, li fa destare,
    Anche i cani agitati
    Si mettono a latrare,
    Un Angelo lucente
    Di luce tutta d’oro
    Come un faro splendente
    È apparso in mezzo a loro:

    (…)Stanotte, qui a Betlemme,
    Nacque il Cristo Signore,
    Nella città di Davide
    È nato il Salvatore;
    Il Messia tanto atteso
    Promesso dai profeti
    È nato in mezzo a voi,
    Tra gli orti e gli uliveti.

    (…)Tornò subito il buio,
    Ma il chiarore lunare
    Guidava i pecorai
    Al luogo da trovare:
    Uno portava il pane,
    Un altro una ricotta,
    In poco tempo giunsero
    Nei pressi della grotta.

    Diedero i loro doni,
    Sorrisero al Bambino
    Che la madre spossata
    Teneva a sé vicino;
    Giuseppe non aveva
    Nulla da offrire loro,
    Maria di tutto questo
    Fece in suo cuor tesoro.
    A quelli che al ritorno

    Incontravan per via
    Dicevano esultanti:
    – Nato è tra noi il Messia! –;
    Pian piano i colli erano
    Di luce rischiarati,
    S’udivan delle pecore
    Di già i primi belati.

    Un bellissimo modo per ritrovarsi a Natale in famiglia a leggere – recitar cantando – insieme ai più piccoli, la più grande e meravigliosa storia del mondo.

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    00 5/7/2017 10:22 AM
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    'A DONNA ADULTERA


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    00 5/8/2017 1:17 PM
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    I DISCIPULI DI EMMAUS


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    00 5/16/2017 1:35 PM
    MARIA DI MAGDALA O' SEPULCRU
    (vedi Giovanni, 20, 1-18)

    Cu lu cori angusciatu pi' la pena,
    nun si po' dari paci a' Maddalena,
    e di primu matinu, cu' gran lena,
    a lu sepulcru curri, quannu appena
    'n'anticchia i' lustru c'era e si viria
    la strata a stentu. L'aütra Maria
    l'accumpagnava cu lu cori afflittu,
    ca 'a morti di Gesù fu un gran delittu.

    Arrivanu o' jardinu e... chi succedi?
    ca nuddu era capaci 'i stari 'mpedi,
    picchì comu 'na scossa 'i terremotu
    si 'ntisi e di lu scantu foru coti.
    Ddoppu 'n'anticchia, arrè s'arripigghiaru,
    arrivaru o' sepulcru e s'addunaru
    ca quarcunu la petra avia spustatu
    e lu sepulcri apertu avia lassatu.

    Quannu vitti la petra arrivutata,
    Maria s'avvicinò tutta scantata,
    taliò dintra o' sepulcru: era vacanti.
    Allura, senza perdiri un istanti,
    di cursa a lu cenaculu idda vinni
    e cuntò i fatti a Petru ed a Giuvanni:
    "Du sepulcru 'u Signuri fu arrubatu,
    e nun sapemu d'unni fu purtatu!"

    Sintennu 'sta notizia strabbilianti,
    i du' parteru 'i cursa, e 'ntempu un nenti,
    arrivaru o' sepulcru, e fu Giuvanni
    u primu, chi, di fora, vitti i benni,
    ma nun trasiu, picchì fici passari
    a Petru, chi trasiu e stesi a guardari:
    i benni vitti 'nterra e, poi, di latu,
    piegatu a parti, c'era lu quadratu.

    Ma ddoppu tuttu chistu taliari,
    Petru 'un sapia cchiù cosa pinsari.
    Trasi l'autru discipulu e iddu puru
    vitti 'nsoccu si viri a occhiu nuru,
    però dintra 'o so' cori iddu era certu
    ca Gesù pi' davveru era risortu,
    pi comu tanti voti l'avia rittu
    e nne' Scritturi si truvava scrittu.

    A casa si nni tornanu i dui amici,
    mentri Maria di Magdala è infelici,
    e lu sepulcru nun voli lassari,
    picchì 'o so'Maistru havi a truvari.
    E mentri ch'idda chianci scunsulata,
    comu 'na luci viri a so' latata:
    dintra o sepulcru stavanu ridenti
    du' ancili cu i' vesti risplinnenti.

    Lu primu a lu capizzu si nni stava,
    e l'autru 'nveci 'e peri si truvava
    dunni lu corpu di Gesù pusava;
    ed a Maria, chi paci nun si dava:
    "Picchì chianci?" -ci dissiru- e Maria:
    "Lu me' Maistru si purtaru via,
    -rispunni- e 'un sacciu d'unni lu purtaru!".
    Ma l'Ancili 'ddà cchiù nun s'attruvaru!

    Maria si gira e vidi nno' jardinu
    un omu ca ci pari l'urtulanu.
    Idda 'un finia di chianciri, ed allura:
    "Picchì chianci? chi cerchi tu a chist'ura?",
    dici iddu. "Si si tu chi lu pigghiasti,"
    -idda arrispunni- "dimmi unni u purtasti,
    ca iu stissa 'u va' pigghiu...". E iddu: "Maria!"
    -la chiama-. "Rabbunì!!!" - grida Maria.

    Maria rapi l'occhi finalmenti,
    e 'un cerca 'cchiù tra i morti cu è viventi.
    La gioia chi prova a vidiri o Signuri
    senza rispiru 'a lassa, e cu trimuri
    'e so' peri si jetta, e lu Maistru:
    "Iu vaju nno Patri miu e Patri vostru!"
    -ci dici- "Nno frattempu va a annunziari
    all'autri ca mprisenza i vaiu a truvari!"

    Giuseppe Licciardi (Padre Pino)
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    00 5/18/2017 12:16 PM
    A PORTI CHIUSI GESÚ APPARI AI DISCIPULI
    (da Giovanni 20, 18-29)

    Lu scuru di la notti avia calatu
    e tutti i porti avianu attangatu
    da casa unni si stavanu ntanati
    l'apostuli, picchì eranu scantati
    si ai capi di Giudii ci avia a passari
    l'idea ca s' 'a putianu scuttari
    cu quanti cu 'u Maistru avianu statu
    e p' 'a strata l'avianu accumpagnatu.

    Iddi eranu cunfusi e scuncirtati,
    comu si 'i cori avissiru astutati.
    Avogghia ca Maria, la Maddalena,
    ci ripitia la stessa cantilena:
    "Nno jardinu iu vitti a lu Signuri,
    propriu cu st'occhi 'u vitti, e 'u ntisi puru
    ca mi chiamau: "Maria!", e poi agghiuncíu:
    "facci sapiri ca vivu sugnu Iu!".

    Ma 'un ci cririanu a chiddu chi Maria
    ci avia cuntatu, ca pi fantasia
    l'avianu pigghiatu ed ora stannu
    chiusi nta lu Cenaculu, aspittannu
    chissà chi cosa, ma mancu iddi 'u sannu,
    picchì nudda spiranza ncori ci hannu.
    Ma all'improvvisu, cu 'i porti sprangati,
    Gesù è già mmenzu ad iddi. Su' scantati!

    Ma Gesù li talia e c'un surrisu
    "Paci!" i saluta, e un'aria 'i Paraddisu
    si senti nna dda stanza, e 'na carizza
    pari ca jinchi 'i cori 'i cuntintizza,
    mentri li chiai di manu e di u pettu
    Gesù ci mostra comu signu certu
    ch'è propriu Iddu, e arrè replica :"Paci!",
    e ogni timuri ed ogni dubbiu taci.

    I discipuli stannu tutti attenti,
    mentri Gesù ci dici chiaramenti:
    "Cu mi mannau nno munnu fu me Patri,
    ora nveci sugnu iu chi mannu a vuatri."
    E senza diri nenti 'u so' rispiru
    supra ad iddi ci sciuscia c'un suspiru,
    mentri chi dintra a ognunu jia trasennu
    'na vita nova e 'i forza li jia jinchennu.

    "Ora 'u Spiritu Santu riciviti!
    -ci dici a li discipuli riuniti-
    A cu' i piccati vuatri pirdunati,
    du Patri miu sarannu pirdunati;
    ma si ccà nterra nun li pirdunati,
    mancu ncelu sarannu pirdunati!".
    Cu sti paroli 'i granni autoritati
    Gesù lassa i discipuli nciammati.

    Ma, mancu a fallu apposta, ca, pi' casu,
    dda sira un si truvava ddà Tommasu.
    Quannu s'arricampau mmenzu a l'amici
    si straniau, vidennuli filici,
    e specialmenti quannu ci cuntaru
    ca propriu cu Maistru s'incuntraru,
    ca i so' feriti vittiru, iddi stissi,
    e tutti l'autri cosi chi ci dissi.

    Tommasu li pigghiau pi stravacanti
    e, quasi offisu, dissi pruvucanti:
    "Si nte' so' manu un viu la ferita
    chi ci lassaru i chiova e cu i me jita
    iu nun li toccu; e siddu nta lu pettu
    la manu nta ferita nun ci mettu,
    iu nun ci criu. Nun statimi a cuntari
    cchiù nenti. Vogghiu vidiri e tuccari.

    All'ottu jorna, arrè nna stessa casa
    iddi eranu, e cu iddi era Tommasu.
    E puru ca li porti eranu chiusi
    Gesù è ddà, mmenzu ad iddi, su' giuiusi,
    e li saluta: "Paci!". Poi si metti
    a taliari a Tommasu e dici: "Metti
    li jita nta ferita da me manu,
    e nta chidda du pettu, la to' manu!".

    Poi c'un surrisu: "Un essiri scridenti,
    rapi 'u to' cori e criri firmamenti".
    "Signuri miu e Diu niu!". Ora cridenti
    addiventa Tommasu ntempu un nenti.
    Ci arrispunni Gesù: "Picchì viristi,
    Tommasu, allura, subitu criristi;
    ma beati su' chiddi ca un virennu
    cu tuttu 'u cori stannu già cridennu!".

    Giuseppe Licciardi (Padre Pino)
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    00 6/7/2017 8:01 PM
    ZACCHEU
    (leggi dal Vangelo di Luca, 19, 1-10)

    Ntall'ufficiu du daziu Zaccheu stava,
    d'unni un mari di genti transitava
    già di prima matina, pi' pagari
    li tassi a lu guvernu, e grossi affari
    facia cu stu misteri, picchì a genti
    pi' forza avia a pagari, e malamenti
    avia assummatu un puzzu di dinari,
    ca veru riccu si putia chiamari.

    Ma tutta 'a so' ricchizza un ci bastava,
    picchì 'u megghiu di cchiù po' ci mancava:
    la genti nto so' cori 'u disprizzava,
    pi latru e priputenti lu pigghiava,
    e già, sulu a vidillu, s'arrassava
    e 'i starici vicinu si scansava.
    Nuddu c'era ca lu cunsiderava
    comu so'amicu. Sulu si truvava.

    Mentri chi trafichiava nta duana,
    si jia addunannu di na cosa strana:
    ca na fudda di genti pi' la strata
    passava, ca l'ufficiu era all'intrata
    du paisi di Gericu, e 'u passari
    di tanta genti 'u spinci a curiusari.
    S'affaccia avanti a porta pi' spiari
    di chi cosa la genti sta a parrari.

    Senti ca appena appena avia passatu
    Gesù di Nazaret, e avia purtatu
    tutta dda genti a ghirici dappressu,
    picchì gran cosi avianu successu
    nta tutti i posti unnè ch'Iddu avia statu,
    ca puru ddà la vuci avia arrivatu.
    Sintennu sti nutizii, un gran fermentu
    metti tuttu 'u so' cori in muvimentu.

    É comu un focu ca nun po' astutari,
    comu un pinseri ca nun po' scacciari:
    "Iu puru vogghiu viriri a Gesù!",
    si dici, e fermu nun po' stari cchiù.
    Nesci nta strata e cerca di capiri
    d'unni Gesù si trova. Prestu a diri,
    picchì Zaccheu è curtu di statura
    e i genti p'iddu sunnu comu mura.

    Ma all'improvisu spunta nta so' menti
    'na pinsata pivveru ntilligenti:
    vistu ca cu dda fudda 'un po' arrivari
    a vidiri a Gesù, e 'un po' ammuttari
    a nuddu pi circari di passari,
    va di cursa e accussì po' superari
    tutta 'dda fila 'i genti e po' acchianari
    lestu nta un sicomoru, e ddà aspittari.

    Zaccheu avia a Gesù ricanusciutu
    già di luntanu, ca 'un avia junciutu
    sutta l'arvulu unni è chi l'aspittava,
    picchì propriu di ddà Gesù passava.
    Lu cori di Zaccheu non si cuitava
    e a sbattiri cchiù forti sicutava,
    ca 'na granni emozioni l'affirrava
    nto mentri ca Gesù s'avvicinava.

    E quannu sutta o' sicomoru junci,
    Gesù si ferma e li so' occhi spinci,
    e ci dici: "Zaccheu, scinni 'i primura,
    ca 'i veniri a to' casa nun viu l'ura!".
    Comu si un vecchiu amicu avissi statu,
    a so' casa Gesù s'avia nvitatu.
    Zaccheu scinni di l'arvulu satannu
    e a' so' casa a Gesù si sta purtannu.

    La genti, ca a Zaccheu nun suppurtava,
    contru a Gesù cu stizza murmuriava:
    "Nun è 'na cosa giusta ca u Signuri
    trasi nta casa d'un gran piccaturi!"
    Nta stu mentri Zaccheu è accussi cuntenti
    ca nun ci pari veru, ma pi' nnenti,
    d'aviri nta so' casa a lu Signuri,
    c'a so' vita canciò cu lu so' amuri.

    Mittennusi all'aggritta, seriamenti,
    dici a Gesù cu tutti i sintimenti:
    "Un granni piccaturi jiu haiu statu
    e ad un munzeddu i genti haiu arrubbatu.
    Ora ti giuru ca mità 'i dinari
    chi pusseru a li poviri haiu a dari,
    e a tutti chiddi chi potti arrubbari
    quattru voti nnarreri ci haiu a turnari!".

    Gesù è commossu, ma dintra o' so' cori
    fannu festa di l'Ancili li cori.
    "Oggi - dici a Zaccheu - cu gran cirtizza,
    nta 'sta casa trasìu la sarvizza.
    Tu nun si' straniu, si' d'Abramu figghiu,
    e ti lu dici giustu cu è ch'è u' Figghiu
    di l'omu, e vinni propriu pi' circari
    cu era pirdutu, e pi fallu salvari".

    Giuseppe Licciardi (Padre Pino)
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    00 9/20/2017 10:02 PM


    LA PARABOLA DEI LAVORATORI IN DIVERSE ORE in versi siciliani a cura di Padre Giuseppe Licciardi tratto da Matteo 20,1-16

    A PARÀBULA DI JURNATERI
    (Vangelo di Matteo 20, 1-16)

    Strata facennu, e porti d'un paisi
    Gesù si ferma, dunni chi sû misi
    li jurnateri ncerca di truvari
    cu li chiama pi ghiri a travagghiari
    e buscarisi u pani pi dda jurnata,
    ca na famigghia av'a essiri sfamata.
    Gesù s'assetta, comu soli fari,
    e si metti a parabula a cuntari.

    "Vi parru di li cosi di u celu,
    sirvennumi d'esempi comu un velu."
    Succeri ca un patruni, di matina,
    nesci da casa e trova a chiazza china
    di jurnateri ca stannu a aspittari
    cu li chiama pi falli travagghiari.
    P'un dinaru a jurnata è la dumanna:
    iddu li pigghia e a la vigna li manna.

    Ma subitu capisci ca nta vigna
    c'è assai travagghiu 'i fari: la gramigna
    s'avi a scippari, e poi s'avi a zappari
    tuttu u tirrenu, e poi s'hannu a putari
    tutti li viti, e poi s'hannu a arruciari,
    si belli rappi si vonnu attruvari
    quannu veni a staciuni da vinnigna,
    ch' è na gran festa pi tutta la vigna.

    Allura scinni a chiazza versu i novi,
    e tanti jurnatera ddà ci trovi,
    ca nuddu a travagghiari avia chiamatu
    e ci piacissi d'essiri ngaggiatu.
    Li chiama: "Puru vui, a travagghiari
    viniti nta me vigna, ca di dari
    chiddu ca è giustu vi prumettu", dici.
    Accettanu ed ognunu u binirici.

    Ma, vistu lu bisognu, torna arreri
    e trova ancora c'autri jurnateri
    stannu aspittannu d'essiri chiamati
    e puru a menzu jornu sû ngaggiati.
    E a stissa cosa ê tri fa lu patruni.
    Ma versu i cincu, arreri, du purtuni
    scinni nta chiazza e vidi tanta genti
    ca ddà si trova senza fari nenti.

    Iddu ci dici: "Cosa stati a fari
    tutta a jurnata ccà senza chiffari?"
    Ci arrispunneru cu vuci angustiata:
    "A nuatri nuddu ni pigghiò a jurnata".
    Iddu ci dici a tutti: "Di primura
    iti nna vigna mia, puru a chist'ura!".
    Bisognu nun ci fu di replicari,
    ca di cursa sinni ieru a travagghiari.

    Quannu si fici sira, lu patruni
    ad ognunu -si sa- cuntu e ragiuni
    voli dari, e ci dici o so fatturi:
    "Ad unu ad unu paga pi lavuri
    a tutti l'operai, ma a accuminciari
    di l'ultimi, pi ai primi poi arrivari.
    Chiddi di cincu pi primi chiamaru
    e a ognunu d'iddi ci attuccau un dinaru.

    Virennu chistu, i primi a immaginari
    si misiru: "Chiossà nn'avi a tuccari!".
    E nveci quannu ddà si prisintaru
    a ognunu d'iddi fu datu un dinaru,
    ca veramenti mali ci arristaru,
    e contru a lu patruni accuminciaru
    a murmurari: "Chisti travagghiaru
    un'ura sula e u stissu si pigghiaru!

    Ti pari giustu ca na sula urata
    pi chiddi fu cuntata pi jurnata?
    E nuatri, ca a carina nni rumpemu
    o picu o suli, u stissu ricivemu!"
    Amicu -dissi o primu lu patruni-
    tortu un ti staiu facennu, e cu ragiuni
    iu ti staiu dannu quantu era accurdatu
    di sta matina, o puru l'hai scurdatu?

    Quantu ti spetta, pigghiati e vatinni.
    Si all'ultimi un dinaru poi mi vinni
    di vulirici dari, un t'ê livatu
    nenti da to sacchetta, sulu ha statu
    picchì u me cori è bonu. O ti dispiaci
    si dugnu li me sordi a cu mi piaci?".
    É daccussì, ca l'ultimi sû i primi,
    ed ultimi sarannu nveci i primi!"

    Giuseppe Licciardi (Padre Pino)

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    00 9/20/2017 10:05 PM
    “Signore, quante volte dovrò perdonare a mio fratello, se pecca contro di me? fino a sette volte?”.Gesù con queste sue parole risponde a Pietro che, dopo aver ascoltato cose meravigliose dalla sua bocca, gli ha posto questa domanda: E gli risponde: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”.
    PERDONARE, PERDONARE SEMPRE.....
    P. Giuseppe Licciardi ci traduce questo pezzo tratto dal Vangelo di Matteo al capitolo 18, versetti da 21 a 35 in uno splendido racconto in siciliano.
    Potete ascoltare e allo steso tempo leggere i versi cliccando su Espandi....

    SETTANTA VOTI SETTI
    (Matteo 18, 21-35)

    Stannu sempre o Maistru ad ascutari,
    un jornu vosi Petru addumannari:
    "Gesú, ma quantu voti h'a pirdunari
    si me frati continua a sbagliari
    contru di mia? Finu a setti voti?"
    Gesú arrispunni: "Un sulu setti voti,
    di chiú! Finu a settanta voti setti
    tu h'a pirdunari, e ancora ci nni metti".

    Pi chistu iu ti dicu ca lu Regnu
    di Celi è comu un re ca nto so regnu
    li cunti cu i so servi vosi fari,
    e ad unu ad unu i cuminciò a chiamari.
    A un certu puntu ci fu prisintatu
    un tali, ca lu debitu accucchiatu
    decimila talenti è valutatu;
    e nun c'è sbagghiu: tuttu è registratu.

    Controlla... sû decimila talenti,
    e di sti sordi ormai nun c'è chiú nenti.
    Na vita di travagghiu mai bastari
    putia pi stu gran debitu saldari.
    Lu re ordinó ca u servu si vinnìa
    cu so muggheri, i figghi e quantu avìa.
    Sulu accussì putìa essiri saldatu
    lu debitu ca u servu avìa assummatu.

    Sintennu la terribili sintenza,
    lu servu si jetta nterra e cu nsistenza
    supplica o re d'usarici clemenza
    e ci addumanna d'aviri pacenzia:
    "Si sulu anticchia 'i tempu mi pô dari,
    ti giuru: tuttu pozzu sistimari!".
    Nfacci lu re talia du disgraziatu
    e di pietà lu so cori è tuccatu.

    Lu fa susiri e dici: "Mai e poi mai
    pô saldari u to debitu, e tu u sai!
    Ma vistu ca iu provu cumpassioni,
    du debitu ti dugnu rimissioni.
    Sî liberu, ma vidi d'aggrizzari,
    a testa a postu mettiri, e un sgarrari!
    Nun ci pari ca è veru quantu senti,
    ringrazia o re e di ddà parti cuntenti.

    Ma appena nesci fora du purtuni,
    giustu iddu ncontra n'avutru garzuni,
    un so cumpagnu, a cui ci avia pristatu
    centu dinari, ca un ci avia turnatu.
    Appena u viri, l'occhi sbarrachìa
    e si metti a gridari nmezzu a via:
    "Dammi subitu i sordi chi t'haiu datu,
    ca troppu tempu ormai t'haiu aspittatu.

    E già l'afferra pi li cannarozza,
    cu tanta raggia ca quasi lu strozza.
    Avogghia ca u cumpagnu, addinucchiuni,
    lu supplica dicennu: "Tu hai ragiuni!
    Porta pacenzia ancora pocu jorna,
    e viri ca lu debitu ti torna.
    Ma chiddu un voli sentiri ragiuni,
    l'accusa e lu fa mettiri in prigiuni.

    L'autri servi arristaru scuncirtati,
    virennu di prisenza sti scinati,
    e subitu a lu re ci jeru a cuntari
    comu ddu servu stava a ammartucari
    o so cumpagnu pi centu dinari,
    ca si nn'avia propriu a vrigugnari.
    Di subitu si viri u re avvampari
    di colira e lu servu fa chiamari.

    "Servu malvaggiu sî! -lu re ci dici
    cu sdegnu- Doppu chiddu chi ti fici,
    tu puru a stissa cosa avìi a fari
    cu to cumpagnu, e avìi a cundunari
    lu debitu, comu iu fici cu tia.
    Ci hai un cori troppu chinu 'i tinturìa.
    Pi tutta vita ncarciri â ristari,
    picchì u debitu to mai po' saldari".

    Li guardii da prigiuni poi chiamau
    e dda malerva ad iddi cunsignau.
    A stu puntu Gesú: "Iu dicu a vuatri
    -ai discipuli dici- ca me Patri
    la stessa cosa fa cu tutti vuatri
    si nun vi pirdunati tra di vuatri
    cu tuttu u cori, e no sulu a paroli.
    Ca chistu è chiddu ca me Patro voli."

    Giuseppe Licciardi (Padre Pino)
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    00 9/20/2017 10:07 PM
    Un' altro racconto di don Giuseppe Licciardi tratto dalla Bibbia e tradotto in versi siciliani : si tratta del GIOVANE RICCO (Matteo19, 16-22;Mc 10, 17-22; Lc 18, 18-27)

    U GIUVANI RICCU

    (Matteo19, 16-22;Mc 10, 17-22; Lc 18, 18-27)

    Mentri Gesù sta jennu p'a so strata,
    si ci avvicina un giuvani, e a latata
    d'iddu si metti, e poi cu gran rispettu
    ci dici: "Maistru bonu, nto me pettu
    c'è un focu granni ca mi fa avvampari.
    Vogghiu sapiri 'i tia: "Chi cosa ê fari
    pi putìri ottiniri a vita eterna?
    Sta dumanna mi struggi e mi guverna!"

    "Picchì mi chiami bonu? Nun lu sai
    ca unu sulu eni bonu? ma si ci hai
    pivveru a vuluntati d'arrivari
    a aviri a vera vita, chistu h'a fari:
    Basta osservari li cumannamenti".
    Chistu Gesù ci dici, e, onestamenti,
    chiddu addumanna: "Sì, ma dimmi: quali".
    Cu pacienzia Gesù ci dici quali.

    "Nun ammazzari, adulteriu nun fari,
    un arrubbari, u prossimu un mbrugghiari,
    supra a minzugnarìa mai h' a giurari,
    u patri e a matri sempri hai a onurari,
    comu a tia stissu ô prossimu hai a amari".
    Sû chisti i cosi, ca tu hai a fari!".
    S'illumina ddu giuvani, e di scattu:
    "Tutti sti cosi sempre iu l'haiu fattu!"

    E poi cuntentu: "Dimmi quali cosa
    iu pozzu fari ancora. Dimmi, cosa?
    Gesù u talia sintennu un granni affettu,
    e poi dici: "Voi essiri perfettu?
    Allura iu ti dicu: n'autra cosa
    ti manca ancora. Vínniti ogni cosa.
    Chiddu chi ci hai lu duni ai puvireddi
    e liberu sarai comu l'aceddi.

    E doppu ti nni veni appressu a mia
    e farai parti da me cumpagnia".
    Sintennu sti paroli pronunziari,
    la facci sô si cuminciò a scurari,
    e doppu, tristi, senza diri nenti,
    di Gesù s'alluntana lentamenti.
    Puru a Gesù ci strinci u cori e dici:
    "A sô ricchizza nun lu fa filici!".

    Viriti, amici mei, comu a ricchizza
    ca cu l'autri un si sparti, gran tristizza
    porta nto cori, e po' nni tagghia a strata
    c'a lu Regnu di Celi è orientata.
    Difficili ca un riccu trasi ncelu!".
    Nte discipuli cala comu un velu.
    "Allura cu si salva?". "Un lu pò fari
    l'omu, ma sulu Diu chistu u pò fari".

    E, comu si parrassi cu iddu stissu,
    cu vuci stanca e lu pinseri fissu,
    pisannu li paroli, lentamenti
    Gesù dici: "U ripetu: veramenti
    difficili è ca un riccu pò arrivari
    ncelu. Un cammellu forsi pò passari
    d'avugghia u funnu, ma un c'è d'aspittari
    un riccu ncelu viriri spuntari!".

    Petru, a stu puntu, sbotta: "Tu lu sai
    ca ogni cosa pi tia lassamu!". "Mai
    -ci arrispunni Gesù- pò capitari
    a cu a sô patri o a casa appi a lassari,
    o a sô muggheri, figghi, soru o frati
    pi veniri cu mia, ca centu voti
    di tuttu chistu un trova nta sta vita
    e la gloria di Diu nta l'autra vita!".

    Padre Pino (Giuseppe Licciardi)
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    00 9/20/2017 10:09 PM
    'A PICCATRICI E 'U VASU DI PROFUMU
    (dal Vangelo di Luca, 7, 36-50)

    Comu signu di stima e di rispettu,
    unu di farisei mannò un bigliettu
    propriu a Gesù, ca lu vulia 'nvitari
    a veniri a so' casa pi' manciari.
    Pu' fariseu, ch'era ben canusciutu
    nto so' paisi, fari chist'invitu
    significava sulu dimustrari
    ca pi veru a Gesù vulia onurari.

    Lu jiornu chi Gesù all'appuntamentu
    nta casa di Simuni va, è cuntentu,
    e pigghia postu cu l'autri nvitati
    c'attornu a taula sunnu sistimati.
    Lu fariseu ci teni a fari fiura
    e fa serviri a tutti cu primura.
    Si mancia chiddu chi c'è priparatu,
    e anticchia 'i vinu alleira lu palatu.

    Ma mentri ca nto megghiu u pranzu è jiuntu,
    succeri un fattu ca 'un è misu 'ncuntu:
    senza chi nuddu mai l'avia 'nvitata
    'na fimmina ddà trasi e già sparata
    ai peri di Gesù si va a jittari,
    senza nudd'autru stari a taliari.
    A canuscinu tutti nta cuntrata,
    ca comu piccatrici è calculata.

    La maravigghia fu accussì putenti
    ca a bucca aperta, senza diri nenti,
    arrestanu i 'nvitati a taliari
    ca popriu a stentu ponnu rispirari.
    Dda fimmina 'un li calcula pi' nenti,
    sulu Gesù pi idda è ddà prisenti:
    nn'avianu dittu tanti supra d'idda
    ca mancu ci arrussica la mascidda.

    Teni nte manu un vasiceddu chinu
    di prufumu priziusu e supraffinu,
    si metti addinucchiuni e posa nterra
    u profumu, e li peri 'i Gesù afferra
    e cu granni trasportu l'accarizza,
    li vagna chi so lacrimi, e la trizza
    di' capiddi si strogghi e, sugghiuzzannu,
    araciu araciu po' li va asciucannu.

    Poi u profumu pigghia e li va untannu
    mentri cu tinirizza i va vasannu.
    Gesù la lassa fari e 'un si scumponi,
    picchì senti cu quali cummuzioni
    tutti sti gesti fa liberamenti,
    senza ammucciari li so' sintimenti,
    ca sunnu di duluri e pintimentu
    e o' stissu tempu di ringraziamentu.

    Simuni nto so' cori a giudicari
    si metti prestu e fa un malu pinsari:
    "Pi mia, si Gesù fussi veramenti
    un profeta, ' un ci stassi propriu nenti
    a capiri cu è ca u st'a allisciari,
    ca 'na fimmina è chista 'i malaffari.
    Iddu 'nveci tranquillu 'a lassa fari
    ed a disaggiu a nuatri nni fa stari"

    Gesù ci leggi li so' sintimenti
    e allura, cu so' fari risulenti,
    ci fa: "Simuni, ci haiu 'na cosa 'i diri!"
    "Maistru, parra puru, chi m'ha diri?"
    Un patruni a du' servi avia pristatu
    na summa di dinari e mai turnatu
    nnarreri avianu i sordi o' credituri,
    picchì nenti ci avianu i debbituri.

    Cincucentu dinari ci avia a dari
    lu primu, e pu' secunnu li dinari
    cinquanta eranu nveci. U credituri,
    vistu ca mai e poi mai i du' debbituri
    lu debbitu putianu sanari,
    a tutti dui ci 'u vosi cundunari.
    Di tutti dui, cu è ca chiossà amuri
    senti nto cori versu o credituri?"

    Simuni allura ci arrispunni lestu:
    "Secunnu mia, Maistru, si fa prestu
    a 'nsirtari cu è chi chiossà amuri
    tra i dui po' aviri versu o credituri:
    sicuru 'u primu ch'ebbi condonatu
    un debbitu cchiù grossu, ed è cchiù gratu!".
    Gesù ci dici: "Bonu giudicasti
    e la ragiuni giusta tu truvasti!

    A vidi tu sta fimmina 'e me' peri?
    sin'ora tu 'un hai avutu c'un pinseri:
    ca chista è "una di chiddi"... e già nn'avanza
    pi cunnannalla senza 'na sintenza.
    Tu viri sulu chiddu ch'è a la vista,
    ma cosa c'è nto cori è fora 'a vista.
    Ma, si mi veni appressu p'un mumentu,
    vidi comu li cosi ti prisentu.

    Tu m'invitasti, ed iu vinni cuntenti,
    ma nun mi priparasti un recipienti
    pi lavarimi i peri, com'è usanza.
    Sta fimmina, di quannu nta sta stanza
    si prisintau, già subitu i me peri
    accuminciò cu lácrimi sinceri
    a lavari, e, strugghennusi i capiddi,
    cu' affettu li asciucava poi cu chiddi.

    Mi salutasti subitu all'intrata,
    ma nun mi dasti mancu 'na vasata;
    chista, di quannu vinni ccà darreri,
    'un ha lintatu 'i vasari i me' peri.
    Tu 'un mi mittisti 'u profumu nta testa,
    pi' diri ca pi tia era 'na festa;
    idda i me peri ha untu cu abbunnanza,
    ca di profumu è china tutta 'a stanza.

    Ora Iu dicu a tia, ca pirdunati
    senza riserva sunnu i so' piccati,
    ma propriu tutti chiddi c'hannu statu,
    picchì 'sta fimmina assai veru ha amatu.
    Inveci, quannu scarsi su i misuri
    di lu pirdunu, scarsu assai è l'amuri".
    Poi dici a chidda, cu gran caritati:
    "Ti sunnu pirdunati i to' piccati!"

    Tutti i 'nvitati allura a prutistari
    si misiru cu stizza, e a murmuriari,
    ma sulu nto so' cori:" Cu si senti
    st'omu di ccà pi pirdunari a genti
    di so' piccati?". Ma Gesù sta attentu
    sulu a dda donna, ed è perciò cuntentu
    di dirici: "A to' fidi t'ha sarvatu.
    Vatinni npaci. Tuttu ormai è passatu!".

    Giuseppe Licciardi (Padre Pino)
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    00 9/20/2017 10:11 PM

    LU 'NDEMONIATU D'A' SINAGOGA
    (Vangelo di Luca, 4, 31-37)

    'U Sabatu è lu jiornu du Signuri,
    nun si travagghia e a Ddiu si duna onuri.
    Tutti l'ebrei divoti la matina
    vannu a la sinagoga e prestu è china.
    Si cantanu li salmi e autri prieri
    si fannu, e tutti parinu sinceri.
    Poi si rapi lu Libru p'ascutari
    la Parola chi Ddiu nni vosi dari.

    Puru Gesù lu sabatu osservava
    e comu tutti l'autri si nni java
    nta Sinagoga, d'unni Iddu cantava
    cu l'autra genti e nsemmula priava
    cu tutti li paisani. Ma 'sta jurnata
    successi ca a lettura fu assignata
    propriu a Gesù chi cu gran sintimentu
    leggi e cumincia po' u so' 'nsignamentu.

    La genti di Cafarnau l'attintava
    cu maravigghia e tanta gioia pruvava,
    picchì 'a parola 'ncori risunava,
    e comu fussi nova la truvava.
    Mentri chi Gesù prérica e a so' vuci
    trasi dintra d'ognunu e porta luci,
    succeri ca qualcunu ddà assittatu
    si susi e grida comu un addannatu.

    "Basta, quannu ti zitti? U to' parrari
    'un lu putemu propriu suppurtari!
    Chi vvoi di nuatri, chi vinisti a fari?
    Iu sacciu ca nni vo' Tu ruvinari.
    Iu ti canusciu, sì U Santu di Ddiu!"
    "Ora sta' zittu! T'u cummannu Iu!".
    Severu è u tonu ca Gesù sta usannu
    e a genti anticchia 'i scantu sta pruvannu.

    Mai avia successu un fattu 'i sta purtata
    nta Sinagoga, e a genti è 'mpressionata.
    Nuddu si l'aspittava ca un devotu,
    ch'era ddà pi osservari lu so votu,
    ci avissi dintra ad iddu la prisenza
    du nimicu di l'omu, nè 'ncuscienza
    ddu mischinu putia mai immaginari
    ca ô diavulu purtava a passiari.

    Ma si finora avia statu agguattatu
    e la so' strata si facia 'ntanatu,
    truvannusi a' prisenza du Signuri
    nun potti cchiù frinari 'u so' tirruri,
    e vinni affaccia. Ora Gesù ci dici:
    "Nesci subitu e lassa stu 'nfilici!".
    Lu diavulu cu rabbia 'mmenzu a' genti
    'nterra lu jetta, ma nun si fa nenti.

    La genti, chi capisci d'unni veni
    la forza di Gesù, timuri teni,
    ma lu stupuri po' li fa parrari:
    "Cu è chi sta putenza po' mustrari
    ca so' parola? Basta u so' cumannu
    ca i diavuli di cursa si nni vannu.
    E 'sti pruriggi po' vannu cuntannu
    e a fama di Gesù si va allargannu.

    Giuseppe Licciardi (Padre Pino)
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    00 11/9/2017 4:25 PM
    ZACCHEU
    (leggi dal Vangelo di Luca, 19, 1-10)

    Ntall'ufficiu du daziu Zaccheu stava,
    d'unni un mari di genti transitava
    già di prima matina, pi' pagari
    li tassi a lu guvernu, e grossi affari
    facia cu stu misteri, picchì a genti
    pi' forza avia a pagari, e malamenti
    avia assummatu un puzzu di dinari,
    ca veru riccu si putia chiamari.

    Ma tutta 'a so' ricchizza un ci bastava,
    picchì 'u megghiu di cchiù po' ci mancava:
    la genti nto so' cori 'u disprizzava,
    pi latru e priputenti lu pigghiava,
    e già, sulu a vidillu, s'arrassava
    e 'i starici vicinu si scansava.
    Nuddu c'era ca lu cunsiderava
    comu so'amicu. Sulu si truvava.

    Mentri chi trafichiava nta duana,
    si jia addunannu di na cosa strana:
    ca na fudda di genti pi' la strata
    passava, ca l'ufficiu era all'intrata
    du paisi di Gericu, e 'u passari
    di tanta genti 'u spinci a curiusari.
    S'affaccia avanti a porta pi' spiari
    di chi cosa la genti sta a parrari.

    Senti ca appena appena avia passatu
    Gesù di Nazaret, e avia purtatu
    tutta dda genti a ghirici dappressu,
    picchì gran cosi avianu successu
    nta tutti i posti unnè ch'Iddu avia statu,
    ca puru ddà la vuci avia arrivatu.
    Sintennu sti nutizii, un gran fermentu
    metti tuttu 'u so' cori in muvimentu.

    É comu un focu ca nun po' astutari,
    comu un pinseri ca nun po' scacciari:
    "Iu puru vogghiu viriri a Gesù!",
    si dici, e fermu nun po' stari cchiù.
    Nesci nta strata e cerca di capiri
    d'unni Gesù si trova. Prestu a diri,
    picchì Zaccheu è curtu di statura
    e i genti p'iddu sunnu comu mura.

    Ma all'improvisu spunta nta so' menti
    'na pinsata pivveru ntilligenti:
    vistu ca cu dda fudda 'un po' arrivari
    a vidiri a Gesù, e 'un po' ammuttari
    a nuddu pi circari di passari,
    va di cursa e accussì po' superari
    tutta 'dda fila 'i genti e po' acchianari
    lestu nta un sicomoru, e ddà aspittari.

    Zaccheu avia a Gesù ricanusciutu
    già di luntanu, ca 'un avia junciutu
    sutta l'arvulu unni è chi l'aspittava,
    picchì propriu di ddà Gesù passava.
    Lu cori di Zaccheu non si cuitava
    e a sbattiri cchiù forti sicutava,
    ca 'na granni emozioni l'affirrava
    nto mentri ca Gesù s'avvicinava.

    E quannu sutta o' sicomoru junci,
    Gesù si ferma e li so' occhi spinci,
    e ci dici: "Zaccheu, scinni 'i primura,
    ca 'i veniri a to' casa nun viu l'ura!".
    Comu si un vecchiu amicu avissi statu,
    a so' casa Gesù s'avia nvitatu.
    Zaccheu scinni di l'arvulu satannu
    e a' so' casa a Gesù si sta purtannu.

    La genti, ca a Zaccheu nun suppurtava,
    contru a Gesù cu stizza murmuriava:
    "Nun è 'na cosa giusta ca u Signuri
    trasi nta casa d'un gran piccaturi!"
    Nta stu mentri Zaccheu è accussi cuntenti
    ca nun ci pari veru, ma pi' nnenti,
    d'aviri nta so' casa a lu Signuri,
    c'a so' vita canciò cu lu so' amuri.

    Mittennusi all'aggritta, seriamenti,
    dici a Gesù cu tutti i sintimenti:
    "Un granni piccaturi jiu haiu statu
    e ad un munzeddu i genti haiu arrubbatu.
    Ora ti giuru ca mità 'i dinari
    chi pusseru a li poviri haiu a dari,
    e a tutti chiddi chi potti arrubbari
    quattru voti nnarreri ci haiu a turnari!".

    Gesù è commossu, ma dintra o' so' cori
    fannu festa di l'Ancili li cori.
    "Oggi - dici a Zaccheu - cu gran cirtizza,
    nta 'sta casa trasìu la sarvizza.
    Tu nun si' straniu, si' d'Abramu figghiu,
    e ti lu dici giustu cu è ch'è u' Figghiu
    di l'omu, e vinni propriu pi' circari
    cu era pirdutu, e pi fallu salvari".

    Giuseppe Licciardi (Padre Pino)
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    00 11/9/2017 4:28 PM
    I DECI LEBBROSI
    (Luca 17, 11-19)

    Gesù facia la strata chi purtava
    versu Gerusalemmi e attraversava
    a Galilea e puru a Samaria,
    e mentri nta un villaggiu Iddu trasia
    deci lebbrosi u vittiru i luntanu
    e si firmaru isannu li so manu.
    A distanza si misiru a gridari:
    "Gesù, Maistru, tu pietà nn'hai a usari!"

    E pi tutta risposta, a tutti deci
    cumanna i fari quantu a liggi dici:
    "Itivi a prisintari ai sacerdoti!".
    E tutti deci allura, coti coti,
    si misiru pi strata, e a un certu puntu
    successi ca sanaru i tuttu puntu.
    Controllaru i so carni: nenti chiai.
    Paria ca nun nn'avianu avutu mai.

    Facennu quantu avia Gesù ordinatu,
    pi firi, ognunu fu purificatu.
    Unu di deci, appena ebbi appuratu
    ca nudda traccia a lebbra avia lassatu,
    a stessa strata fici pi turnari
    ed a Gesù putiri ringraziari.
    Chistu u primu pinseru chi nna menti
    ci vinni e l'attuau subitamenti.

    Mentri ca a strata i cursa si facia,
    di ludari o Signuri nun finia,
    e ai peri du Maistru addinucchiuni
    si metti a ringraziallu cu ciatuni.
    Gesù u talìa e apprezza lu so fari,
    mentri un pò fari a menu i dumannari:
    "Ma un foru deci ad essiri sanati?...
    E l'autri novi dunni sû ammucciati?

    Doppu u prodiggiu chi ci succidiu,
    comu un turnaru a dari gloria a Diu?
    Sulu unu d'iddi, ch'è un samaritanu,
    si ricurdau ca Diu ci misi i manu
    pi rimpastallu e fallu tuttu novu,
    propriu comu davanti mi lu trovu?".
    E ad iddu dissi: "Susiti! e priatu
    va' a casa: la to fidi t'ha salvatu!".

    Giuseppe Licciardi (Padre Pino)
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    00 11/9/2017 4:31 PM
    I DU SPICCIULI DA VIDUA
    (Mc 12,38-44; Lc 20,45-46.21,1-3)

    Nto chianu di lu tempiu si nni stava
    e quantu succiria Gesù osservava.
    E virennu li scribi 'i ddà passari,
    si misi e so discipuli a nsignari:
    "Attenti, un vi lassati mpressionari
    di vesti longhi chi usanu purtari
    li scribi, ca ci piaci passiari
    pi farisi da genti salutari.

    Ci tennu di sintirisi onurati
    e di tutta la genti rispittati.
    E quannu a sinagoga sû a priari,
    nte primi seggi si vannu assittari,
    e a vista i tutti, cu li manu isati,
    si mettinu nprièra e sû taliati.
    Si poi sunnu 'nvitati pi manciari,
    i primi posti vonnu capitari.

    Li vidui ricchi vannu a visitari
    picchì ddà sû sicuri 'i capitari
    qualchi cusuzza, e i ponnu po' spurpari.
    Cercanu sordi e onuri e nun ci pari
    davanti a Diu sbagliatu di sfruttari
    u propriu nomu e d'autri apprufittari.
    Ma propriu picchì a liggi a sannu a menti
    sarannu giudicati duramenti.

    Era assittatu propriu nfacci a stanza
    du tesoru du tempiu, e a dda distanza
    la genti si viria ca la so offerta
    nta cascia jittava ca ddà stava aperta.
    Li ricchi ca ci avianu assai munita
    cchiù grossa ci mittianu la partita.
    E c'era puru ddu giudeu divotu
    chi ddà vinia a strogghiri u so votu.

    Vidennu lu Maistru ntirissatu
    a chiddu chi succedi all'autru latu,
    i discipuli puru a taliari
    stannu a la genti chi offri i so dinari.
    e mmenzu a fila c'è na vicchiaredda
    ca du spicciuli nesci da faredda
    e li metti nta cascia di l'offerti
    e s'alluntana poi cu passi incerti.

    Gesù si vota allura a li so amici:
    " Sta vidua lu vidistivu chi fici?
    Chiossà di tutti misi nto tesoru:
    Ca tutti, puru siddu un pezzu d'oru
    misiru comu offerta, hannu 'i manciari,
    mentri sta puviredda havi a ristari
    dijuna, ca nun ci havi 'i chi campari,
    ca tuttu a lu Signuri vosi dari".

    Giuseppe Licciardi (Padre Pino)
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    00 11/9/2017 4:40 PM
    MANCIA, VIVI E DIVERTITI!
    (Luca 12, 13-21)

    Sapennu ca a parola du Signuri
    pisava, ed era ntisa cu timuri,
    uno di mmenzu a fudda u so parrari
    accuminciò: "Maistru, un ti siddiari,
    un favuri t'avissi a dumannari:
    siddu a me frati tu ci pò parrari,
    dicci di spàrtiri l'ereditati
    cu mia, picchì a la fini semu frati".

    Ma Gesù stranamenti ci arrispunni:
    "Amicu miu, vurria sapiri d'unni
    mi veni a mia tutta st'autoritati.
    Nuddu mi fici jurici. Accurdati
    tra vuatri sta facenna, si putiti".
    E a tutti poi si vota: "A vui, sintiti:
    tinitivi luntani 'i l'avarizia,
    ca è comu a fami, ca mai nenti sazia!

    Tutti i ricchizzi ca unu pò assummari
    un bastanu p' a vita assicurari,
    picchì la vita nun si pò accattari,
    e ognunu, prima o poi, l'avi a lassari".
    E, a propositu, poi metti a cuntari
    na parabula e a genti sta attintari.
    La storia iddu la cunta pi spiegari
    ca a vita nun dipenni di dinari.

    L'annata favurevuli avia statu
    e a campagna d'un riccu avia purtatu
    fruttu accussì abbunnanti ca un sapìa
    d'unni sti beni mettiri putìa.
    Tra d'iddu arraggiunava: "Cosa ê fari?
    ca chiddu ch'ê ricotu un ci pò stari
    nte magaseni. U largu nun m'abbasta
    p'ammassari u furmentu e quantu arresta.

    Ora jettu nterra tutti i magaseni
    e li fazzu cchiù granni, e li me beni
    ci mettu dintra. E finalmenti mpaci
    mi pozzu stinnicchiari, ca mi piaci
    gudirimi la vita e fari festa!
    "Mancia, vivi, divertiti! C'arresta?"
    Chiddu chi ci haiu mi basta pi tant'anni,
    e ci pozzu campari senza affanni.

    Mentri chi sti discursi si jia facennu,
    senti a vuci di Diu chi sta dicennu:
    "Stòlitu! I cunti boni un li sai fari.
    Stanotti stissa a vita â cunsignari.
    Tutta sta roba ch'hai ammunziddatu
    a cu havi a jiri?". Chistu è u risultatu
    di cu accumula i beni sulu p'iddu,
    ma avanti a Diu nun porta pò un capiddu.

    Giuseppe Licciardi (Padre Pino)
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    00 11/9/2017 4:41 PM
    A TASSA DU TEMPIU
    (Mt 17, 22-27)

    Mentri chi caminavanu pi strati
    da Galilea, tra chiacchiari e risati,
    a un certu puntu, isannu la so vuci,
    Gesù: "Vi vogghiu diri unni cunnuci
    -ci dici a tutti- a strata c'haiu a fari:
    o Figghiu 'i l'omu a genti havi a pigghiari,
    e i so nimici po' l'hannu ammazzari,
    ma u terzu jornu havi a risuscitari!".

    A tutti stu discursu li stranìa
    e l'amariggia mentri sû p'a via.
    Ma, appena ca a Cafarnau iddi arrivaru,
    l'esatturi di tassi l'avvistaru
    a dritti dritti a Petru avvicinaru
    e senza storii po' ci addumannaru:
    "U to Maistru a tassa nun la paga?".
    Petru arrispunni: "Certu ca la paga!".

    Appena trasi dintra, prima ancora
    ch'iddu a so vucca rapi e soccu fora
    ci havia successu si metti a cuntari,
    avanti Gesù pigghia, e addumannari
    cumincia: "Petru, ma chi ti nni pari?
    Ai re da terra cu è c'avi a pagari
    li tassi? I propri figghi o puru i stranii?"
    E Simuni arrispunni": "Sulu i stranii!".

    E vulennu u discursu continuari,
    Gesù agghiunci: "Pi figghi, di pagari
    li tassi un c'è bisognu. Nun ti pari?
    Ma certu è sempri megghiu d'evitari
    discursi ca la genti un pò affirrari.
    Nun c'è bisognu di scannaliari
    a nuddu. Tu, chiuttostu, scinni a mari
    e jetta a lenza prontu pi piscari.

    U primu pisci chi s'attacca all'amu
    pigghialu, ca la tassa ci pagamu
    a chiddi di lu tempiu cu a munita
    chi ci trovi mmucca. É a tassa stabilita
    pu tempiu du Signuri. Lassu a tia
    pagari a tassa pi tia e pi mia.
    Tutta la liggi s'havi ad osservari,
    si la nova giustizia havi a spuntari".

    Padre Giuseppe Licciardi (don Pino)
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    00 11/9/2017 4:42 PM
    U DINARU DI CESARI
    (leggi Marco, 12, 13-17)

    Un jornu i farisei e l'erodiani,
    chi sunnu comu i jatti cu li cani,
    si misiru d'accordu pi circari
    comu a Gesù putianu nciappulari.
    Allura si furmau n'ammasciaria
    pi ncuntrari a Gesù mentri è pa via.
    Tutti gentili u vinniru a circari
    dicennu ca ci avianu a parrari.

    Cu meli mmucca u capu d'ammasciata
    accuminciò, facennu sta parrata:
    "Maistru, s'iddu a Tia nn'arrivulgemu
    è pi la granni stima chi ci avemu.
    Tu parri sempri cu la viritati,
    e suggezioni un hai d'autoritati,
    chiddu c'a ddiri u dici nta la faccia,
    e nuddu ti pô mettiri na taccia.

    Avemu na dumanna assai pisanti:
    "É licitu pagari ai guvirnanti?
    A Cesari emu a dari o no u tributu?",
    e la risposta aspetta, stannu mutu.
    Gesù ci leggi u marciu di la menti
    e arrispunni: "Capisciu i vostri ntenti.
    Ma la risposta vi la vogghiu dari.
    Na munita facitimi taliari.

    Chiddi un dinaru nmanu ci purtaru.
    Gesù u vota e rivota: "Nto dinaru
    viu na faccia e na scritta. A ccu appartennu?"
    "A Cesari!" arrispunninu, un sapennu
    d'unni Gesù vulia iri a parari.
    "Allura -dissi- a Cesari aviti a dari
    chiddu chi ci apparteni, e puru a Ddiu
    aviti a dari chiddu ch'è di Ddiu!"

    Padre Pino (Giuseppe Licciardi)
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    00 11/10/2017 5:22 PM
    I DU FIGGHI
    (Mt 21, 28-32)

    E dintra o tempiu arreri a priricari
    accuminciò, e u stavanu a attintari
    un sulu i genti cu cui già parrava,
    ma un pugnu i farisei ora ascutava,
    ca s'avia junciutu a cu è chi cumannava
    ddà dintra o tempiu e tuttu cuntrullava.
    E ddà, davanti a tutta chista genti,
    Gesù ripigghia li so nsignamenti.

    E ci accumincia: "Beh, chi vi nni pari?"
    e ddocu attacca subitu a cuntari
    na parabula nova, ca la genti
    l'aricchi attisa e ascuta attentamenti.
    "C'era un cristianu, ca ci avia du figghi,
    ch'eranu a so spiranza e comu gigghi
    iddu si li criscia, e pi campari,
    un pezzu i terra avia unni travagghiari.

    Un jornu ca u bisognu era cchiù urgenti,
    o primu di du figghi dici: "Senti,
    nta vigna c'è bisognu i travagghiari.
    Viri siddu na manu mi po' dari".
    "Tranquillu, supra i mia ci pô cuntari"
    -iddu ci dici- ma un va a travagghiari.
    Ma puru all'autru figghiu, appena u viri,
    ci dici ca nta vigna iddu avi a jiri.

    Ma dda matina, appena arrisbigghiatu,
    s'avia susutu cu peri sbagghiatu,
    e nun ci pensa mancu menza vota,
    siddu ca o patri, cu na lingua strota,
    iddu arrispunni, e a tortu pigghia canna:
    "Oggi iu un aiu a jiri a nudda banna!".
    Ma appena vota a facci già si penti
    e ncampagna iddu va subitamenti.

    Di sti du figghi, allura, pi vuatri,
    cu fici a vuluntati di so patri?
    Ci dicinu di bottu: "Prestu a diri:
    cu è chi du patri fici lu vuliri
    fu l'utimu, picchì l'accuntintau;
    u primu dissi sì, ma s'a svignau".
    "Ragiuni aviti, ca nun sû i paroli,
    ma i fatti a fari soccu u patri voli".

    Ora iu dicu a vuatri: "A mia mi pari
    ca i pubblicani e chiddi i malaffari
    a vuatri tanti cosi hannu 'i nsignari
    e prima i vuatri ncelu hannu a arrivari...
    Un taliati accussì. Pozzu spiegari.
    Giuvanni vinni e misi a priricari
    li cosi giusti chi s'avianu a fari
    p' a strata du Signuri praticari.

    Ci criristivu forsi tutti vuatri?
    Ma i prostituti ci crittiru e i latri,
    e pintuti a so vita già canciaru
    e nta via du Signuri s'avviaru.
    Di Giuvanni la vuci puru vuatri
    sintistivu, e pinsastivu: "É pi l'autri!
    pi nuatri un c'è bisognu 'i pintimentu,
    ca bonu e giustu è u nostru sintimentu!"

    Giuseppe Licciardi (Padre Pino)
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    00 1/10/2019 9:48 AM







     


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    A VISITA DI MAGI in versi SICILIANI a cura di don PINO LICCIARDI


    … e o so paisi si nni riturnaru. Giuseppe Licciardi Padre …Pino … sereno e gioioso Natale del Signore. P. PinoArea degli allegati A VISITA DI MAGI . … A VISITA DI MAGI in versi …SICILIANI














     


    03:44

     





    U BON SAMARITANU (Luca 10, 25-37) in versi siciliani a cura di don Pino Licciardi


    … Và. e accussì fà puru tu. Giuseppe Licciardi Padre …Pino … abbondante e feconda benedizione celeste. P.Pino U BON SAMARITANU . Luca 10. 25. 37. Nto … U BON SAMARITANU . Luca 10. 25. 37. in versi













     










     


    03:43

     





    LE DIECI VERGINI in versi siciliani a cura di don Pino Licciardi


    LE DIECI VERGINI in versi …siciliani a cura di …donPino …Licciardi un racconto nuovo che potete leggere mentre … l'ura pò essiri ogni istanti. Giuseppe LicciardiPadre …Pino … LE DIECI VERGINI in versi













     










     


    04:43

     





    U CECU DI GERICU in versi siciliani a cura di don Pino Licciardi


    … domenica prossima. il cieco di Gerico in versisiciliani a cura di …don …Pino …Licciardi Buon ascolto. U CECU DI GERICU . Marco … appressu di Gesù. ch'è la so via. Giuseppe Licciardi Padre … Padre Pino













     






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    03:55

     





    U FATTURI DISONESTU in VERSI SICILIANI da Luca 16,1-9 a cura di don Pino Licciardi


    … 1 a 9 magistralmente tradotta in versetti siciliani che potete leggere mentre … narratore e creatore. donPino …Licciardi U FATTURI DISONESTU . Luca 16. 1. 9. … cancelli vi tennu spalancati. Giuseppe Licciardi













     










     


    02:41

     





    DI PRINCIPIU UN FU ACCUSSÌ (Mc 10, 1-12) in versi siciliani a cura di don Pino Licciardi


    … che ho cercato con fatica di esprimere in versisiciliani Ci sono riuscito. Lo spero. Vostro …don …PinoLicciardi DI PRINCIPIU UN FU ACCUSSÌ . Marco 10. … ’avutru. è adulteriu. Garantitu. Giuseppe Licciardi













     










     


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    A PARABULA DA ZIZZANIA (Matteo 13, 24-30.36-43) in versi SICILIANI a cura di don Pino Licciardi


    … ZIZZANIA . Matteo 13. 24. 30.36. 43. in versiSICILIANI a cura di …don …Pino …Licciardi A PARABULA DA ZIZZANIA Gesù all’apertu … boni . aricchi. dicu a vuatri. Giuseppe Licciardi Padre …Pino













     






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    04:49

     





    LA PARABOLA DEI TALENTI IN VERSI SICILIANI a cura di DON PINO LICCIARDI


    LA PARABOLA DEI TALENTI IN VERSI …SICILIANI a cura di …DON …PINO …LICCIARDI A PARABULA DI TALENTI . Matteo 25. 14. … piccati e a testa sbatti o muru. Giuseppe Licciardi Padre …Pino … LA PARABOLA DEI TALENTI IN VERSI













     






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    CU CERCA TROVA (Lc 11, 5-13) in VERSI SICILIANI a cura di don Pino Licciardi


    … aperto. CU CERCA TROVA . Lc 11. 5. 13. in VERSISICILIANI a cura di …don …Pino …Licciardi CU CERCA TROVA . Luca 11. 5. 13. Pi farici … quanti ci lu stannu a ddumannari. Giuseppe Licciardi













     






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    U BATTISIMU DI GESÙ (Matteo 3, 13-17; Giovanni, 1, 29-34) - in versi SICILIANI a cura di don Pino …


    … 3. 13. 17. Giovanni. 1. 29. 34. in versi …SICILIANI a cura di …don …Pino …Licciardi U BATTISIMU DI GESÙ . Matteo 3. 13. 17 … è pi veru lu Figghiu di Diu. GiuseppeLicciardi Padre …Pino






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    Credente.
    00 1/10/2019 9:50 AM





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    VIRI CA È U SIGNURI! (Giovanni 21,1-14) IN VERSI SICILIANI A CURA DI DON PINO LICCIARDI


    … CA È U SIGNURI. Giovanni 21,1. 14. IN VERSISICILIANI A CURA DI …DON …PINO …LICCIARDI VIRI CA È U SIGNURI. Giovanni 21,1. 14 … tutti fu gran festa a la marina. Giuseppe Licciardi Padre … Padre Pino













     






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    I NOZZI DI CANA (Giovanni 2, 1-11) in VERSI SICILIANI a cura di don Pino Licciardi


    … I NOZZI DI CANA . Giovanni 2. 1. 11. in VERSISICILIANI a cura di …don …Pino …Licciardi V62. I NOZZI DI CANA . Giovanni 2. 1. … cridiri a Gesù. e mai u lassaru. Giuseppe Licciardi Padre … Padre Pino













     






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    DATICI VUATRI STISSI DI MANCIARI (Matteo 14, 13-21) in versi siciliani a cura di don Pino Licciardi


    … STISSI DI MANCIARI . Matteo 14. 13. 21. in versisiciliani a cura di …don …Pino …Licciardi DATICI VUATRI STISSI DI MANCIARI . Matteo … . ca pi Gesú facianu faviddi. Giuseppe Licciardi Padre … Padre Pino













     






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    A MORTI DI GIUVANBATTISTA (Matteo 14, 1-12; Marco 6, 17-29) in versi siciliani a cura di don Pino …


    … Matteo 14. 1. 12. Marco 6. 17. 29. in versi …siciliani a cura di …don Giuseppe …Licciardi A MORTI DI GIUVANBATTISTA . Matteo 14. … 'u populu o Signuri richiamari. Giuseppe Licciardi Padre … Padre Pino













     






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    02:17

     





    A TASSA DU TEMPIU - LA TASSA DEL TEMPIO in versi siciliani a cura di Padre Giuseppe Licciardi


    … tratto dal Vangelo di Matteo 17,22. 27 in versisiciliani che potrete leggere mentr … . Espandi. a cura di don …Pino …Licciardi A TASSA DU TEMPIU . Mt 17. 22. 27. Mentri … giustizia havi a spuntari. Padre Giuseppe Licciardi













     






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    04:35

     





    IL PARALITICO CALATO DAL TETTO in versi SICILIANI di Padre Giuseppe Licciardi


    … Gesù Cristo. Oggi ascoltiamo la voce di Don …PinoLicciardi in …versi …siciliani che potete leggere cliccando su ESPANDI. … maravigghi chi stamu virennu. Giuseppe Licciardi Padre …Pino … IL PARALITICO CALATO DAL TETTO in versi













     






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    04:02

     





    LA NASCITA DI GIUVANNI (Luca 1, 23-25.57-80) in VERSI SICILIANI a cura di don Pino Licciardi


    … ch’a Israeli s’avia a rivilari. Giuseppe Licciardi Padre …Pino … toccante. Un caro saluto. Con affetto. P. PinoLA NASCITA DI GIUVANNI . Luca 1. 23. 25 … DI GIUVANNI . Luca 1. 23. 25.57. 80. in VERSI













     






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    04:04

     





    IL RICCO E IL POVERO LAZZARO in versi SICILIANI a cura di don Pino Licciardi


    IL RICCO E IL POVERO LAZZARO in versi …SICILIANI a cura di …don …Pino …Licciardi U RICCU E U POVIRU LAZZARU . Luca 16. 19 … arrivisci. dici. è assurdu. Giuseppe Licciardi Padre …Pino … IL RICCO E IL POVERO LAZZARO in versi













     






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    U FARISÈU E U PUBBLICANU (Luca, 18, 9-14) in versi SICILIANI di Padre Pino Licciardi


    … E U PUBBLICANU . Luca. 18. 9. 14. IN VERSISICILIANI A CURA DI …DON …PINO …LICCIARDI SE VOLETE SEGUIRE E LEGGERE LE STROFE MENTRE … cchiù áutu si senti è umiliatu. Giuseppe Licciardi Padre … Padre Pino




     



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    00 1/10/2019 9:55 AM