00 8/31/2013 11:58 AM
[SM=g7372] [SM=g7372] [SM=g7372] [SM=g7372]

Devo ammetterlo, questo dibattito mi piace troppo:

Guardate un po' voi

forum.infotdgeova.it/viewtopic.php?f=13&t=16079&hilit=nicea&s...

questo è l'ultimo post di Victor che replica a poly...e poly ancora non risponde, restiamo in attesa dunque... [SM=g27985]

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Messaggiodi Victor67 » 28/08/2013, 14:02

polymetis ha scritto:
Ci sono molte contraddizioni nei post di Victor, e ancor più sono le non risposte, e i tentativi di svincolare le domande scomode. Vorrei dunque premettere di che cosa stiamo parlando, per riassumerlo ai lettori.

Caro Polymetis, innanzitutto dico che da parte mia non c'è mai stata nessuna intenzione di eludere le tue domande, scomode o non scomode, quindi se pensi che io non abbia risposto a qualche tuo interrogativo, non devi far altro che richiedermelo. Del resto tu hai senz'altro molte qualità, ma sicuramente non quella di essere capace di sintetizzare il tuo pensiero. Quindi, visto che io non passo la mia vita a leggere ed a rispondere in questo forum, rispondo alle questioni che ritengo più importanti, ma resto sempre disponibile per successivi chiarimenti.
Pare che Victor abbia ammesso che i protestanti non possano avere alcuna sicurezza del canone attuale, ma dice che la loro posizione è coerente, perché essi stessi lo ammetterebbero.

Non sono io ad ammetterlo, ma loro stessi, fin dai tempi di Lutero. Che poi ci siano protestanti che non conoscono la loro storia, questo è possibile. Del resto non so quanti cattolici conoscano perfettamente la storia della Chiesa, me compreso.
Qui premetto che ritengo già fatto metà del lavoro, perché l’impossibilità per i protestanti di essere sicuri del canone che maneggiano era quello che volevo dimostrare.

Lavoro inutile, bastava ricordargli la storia del loro padre fondatore.
Riteniamo dunque già confutati tutti quei protestanti che la pensassero diversamente, e che a mio avviso sono la maggioranza. Tra questi gruppi confutati vanno annoverati, visto che a questo forum interessano particolarmente, i TdG, sebbene non afferenti alla galassia protestante, visto che non accetterebbero mai di considerare l’attuale canone biblico non sicuro, o addirittura suscettibile di cambiamento.

Dimentichi che i protestanti ignoranti (non in senso spregiativo ma che ignorano la loro storia) e sicuri del canone chiuso, compresi i TdG, non ritenendo infallibile alcuna autorità, sarebbero sempre disposti a cambiare idea qualora un loro pastore glielo dicesse, quindi in ogni momento potrebbero rientrare nell'altra categoria, diciamo fra quelli più colti.
Soprattutto fra i TdG, quante volte nella storia il loro Corpo Direttivo si è sbagliato ed ha riformulato dottrine in palese contrasto con le precedenti.
I loro fedeli non si sono certo opposti, hanno continuato ad avere fiducia in loro.
Anche un bambino capirebbe che non è possibile basarsi sul Sola Scriptura, se poi non sappiamo qual è quella Scrittura,

Paragonare persone del calibro di Bultmann, Culmann, o Barth a persone che capiscono meno dei bambini mi sembra davvero eccessivo. Un po' di rispetto.
Come diavolo si fa ad eleggere come canone qualcosa di cui non sei sicuro di poter determinare la misura?

Nemmeno tu ed io ne siamo sicuri, semplicemente crediamo a qualcuno che ce lo dice.
Infatti per ripeto, lo Spirito Santo non può funzionare da gioielliere, perché essendo nel paradigma protestante l’uomo fallibile, l’infallibilità di Dio è irrilevante, in quanto questo paradigma non mi permette di sapere infallibilmente se Dio mi sta parlando, e dunque se sono in comunicazione col gioielliere.

E’ difficile trovare una frase più contorta di questa.

Cerchiamo di riassumerla per chiarezza:
1) lo Spirito non può essere il gioielliere;
2) nel paradigma protestante l'uomo è fallibile;
3) l'infallibilità di Dio è irrilevante;
4) questo paradigma (2) non mi permette di sapere infallibilmente se Dio mi sta parlando.

Bastava dire che l'uomo, essendo fallibile, non può sapere infallibilmente se Dio gli sta parlando.
O almeno io ho interpretato così la tua frase.

Alla quale rispondo:
nemmeno noi cattolici possiamo sapere infallibilmente se Dio sta parlando alla nostra Chiesa, dobbiamo solo crederlo per fede.
La Chiesa è fatta di uomini e la sua infallibilità divina è da noi accettata solo per fede.






La differenza, come dicevo, sta nella coerenza. Il mio supposto gioielliere, se è vero, può dirmi infallibilmente quali sono i libri. Il loro supposto gioielliere, se anche fosse vero, non potrebbe darmi questa garanzia, perché essendo io fallibile non posso sapere se davvero sto recependo il responso infallibile del gioielliere, e dunque la mia sentenza, per le mie stesse premesse, è solo un parere umano. Il parere cattolico almeno, secondo le premesse cattoliche, è un parere divino.


E chi ci garantisce che il parere cattolico sia veramente divino?
In definitiva quello che non vuoi comprendere è che le posizioni protestanti e quelle cattoliche hanno come ultima istanza solo la nostra fede.

La differenza come già detto, è che se una Chiesa che dice di essere infallibile ti dice che ha prodotto un canone infallibile, e dunque puoi assumerlo come tua guida, la cosa fila, se invece qualcuno ti dice che è fallibile, e che dunque ha selezionato un canone fallibile, e tu devi assumerlo a misura di vita, la cosa suona meno coerente.

Il fatto che “suoni” meno coerente non necessariamente significa lo sia.

Non farmi salti a caso. Il fatto che i libri siano ispirati, e che abbiano in sé questa caratteristica, non vuol dire che si rivelino da soli come tali. Come abbiamo già detto il diamante e il fondo di bottiglia hanno un valore immensamente diverso, ma ciò non implica che tu sia in grado di distinguerli. I libri ispirati non si illuminano da soli di colore viola per permetterci di riconoscerli, sicché il loro riconoscimento nel caso del protestantesimo passa per il del tutto aleatorio sentimento che questi libri comunicano al protestante di turno.

Quello che tu chiami "aleatorio sentimento" potrebbe essere lo stesso che ha guidato la Chiesa nello scegliere il nostro canone, chi ci garantisce il contrario?
Lutero ad esempio ritiene il canone aperto, e vuole buttare fuori Giacomo. Ma ciò è compatibile col Sola Scriptura da lui professato?

Ti ho già detto che il principio del sola Scriptura non va banalizzato come fai tu. Per Lutero la Scrittura non può essere considerata un “papa di carta”, essa va interpretata considerando anche gli altri principi protestanti e cioè il solus Christus, sola Fide, e sola Gratia, tramite i quali ognuno di noi può interpretare la Bibbia senza mediatori in virtù del proprio sacerdozio universale. Lutero non ha mai assolutizzato il sola Scriptura, ma lo ha subordinato a Cristo, non è la Scrittura l’autorità suprema, ma Cristo stesso che in essa si manifesta.
Il pensiero protestante è più complesso ed articolato di come lo presenti tu, ed il dialogo ecumenico non può essere ridotto ad una banale disputa filosofica per dimostrare che la nostra fede è più razionale della loro.
Comunque, accettare una tradizione “fallibile”, come nel caso dei luterani e dei calvinisti, che magari si tengono stretti alcuni testi come il Catechismo di Heidelberg o la Confessione di Augusta, non rende questo gesto coerente per il solo fatto che viene fatto. Se la Tradizione è fallibile, sono fallibili pure questi catechismi,

Mi pare proprio che questo nessun protestante lo abbia mai negato.
così come è fallibile la trasmissione del canone. Come ripeto, non è lo Spirito Santo che è venuto a bisbigliare in sonno a qualcuno l’elenco dei libri della Bibbia, ogni protestante l’ha appreso dalla propria famiglia, dalla propria chiesa, o da qualcun altro, cioè attraverso una Tradizione, una trasmissione extra-biblica. Non è possibile cioè rigettare la Tradizione e sapere qual è il canone del NT. L’idea protestante di rigettare la tradizione extra-biblica, è dunque il sé contraddittoria. E se se ne dà una versione attenuata, dicendo che non si rigetta la tradizione, ma solo la si considera fallibile, allora, da capo, è fallibile anche il canone (il che suona inaudito alla maggioranza dei protestanti). Sembra dunque che i principi protestanti del Sola Scriptura e del rigetto della tradizione siano, se presi alla lettera, forieri di contraddizioni insanabili con la fede protestante.

Ma loro non li prendono alla lettera come ritieni tu, ne dannno un’interpretazione diversa, senza assolutizzarli. Il discorso sul concetto protestante di sola Scriptura non può essere banalizzato in questo modo.
Quindi cade tutto il tuo discorso, stai cercando di confutare un protestantesimo che non è mai esistito.
Resta pertanto valida la mia 2) che tu stesso hai ammesso essere coerente.”


Io invece credo che il protestantesimo che avrei a tuo stesso dire confutato

Non ho detto che tu lo abbia confutato, ma che tu abbia cercato di farlo, facendo comunque una cosa inutile.
sia quello della stragrande maggioranza dei protestanti, e si annotino i nostri lettori che ammetti la confutazione di quest’ultimo, visto che è l’unico che interessa confutare a me e a coloro che scrivono in questo forum.

Dovresti anche annotare per i lettori in quale post l’avrei ammessa. Io non ho mai detto che tu avresti confutato i protestanti di qualsiasi tipo, anzi ho sempre affermato il contrario.
In queste frasi c’è un condensato di contraddizioni. Dici che Lutero faceva bene, ed era logico, che arrivasse a mettere in dubbio il canone, perché aveva rigettato la Chiesa che l’aveva creato quel canone. Bene, meglio di così non si potrebbe dire, è quello che ripeto da secoli.

Lo ripetono anche loro da secoli, almeno quelli che conoscono la loro storia.
Le mie accuse di furto non le rivolgo dunque a Lutero, ma a quei suoi figli spirituali, cioè i protestanti attuali, che invece il canone neotestamentario vogliono tenerselo. A questo punto la domanda da rivolger loro e donde l’abbiano tirato fuori. La verità storica è banalmente che l’hanno tirato fuori dalla Chiesa Cattolica che avevano rigettato,

Certo, ho già detto che non hanno avuto gratitudine.
esponendoli al grave imbarazzo di spiegarci come una meretrice apostata possa azzeccare una dottrina corretta su 50. Nessuno di loro infatti ha optato per l’operazione da te descritta, cioè un discernimento sulla base dell’illuminazione dello Spirito, tra 60 e più apocrifi, per poi giungere guarda caso a questi stessi 27. Nessuno ha fatto nulla del genere, e si tratta di una scusa posticcia, tirata fuori per rispondere alle domande dei cattolici come me. Infatti io chiederei ad ogni protestante che mi rispondesse questa boiata del discernimento dello Spirito per sapere qual è il canone: “ma tu hai fatto quest’operazione?”. E allorché mi risponderà che no, non ha fatto nulla del genere, e che gli apocrifi neppure li ha mai letti (figuriamoci confrontati coi 4 canonici!), gli direi che allora deve affrettarsi a fare questo benedetto discernimento spirituale, perché fino ad allora si sta basando su una tradizione extra-biblica ereditata da una Chiesa apostata e da trasmettitori umani fallibili.

Non so se anche tu per poter accettare il canone cattolico abbia fatto il discernimento tra tutti i testi, compresi gli apocrifi, e poi ti sia riunito in un concilio per decidere.
Questo protestante da te immaginato semplicemente si fida dei suoi pastori.
Noi ci fidiamo della nostra Chiesa.
Se invece quel protestante mi risponderà che ritiene il suo giudizio infallibile, allora non è della genia di protestanti da te descritta, e io gli chiederò in base a che cosa ritiene il suo giudizio infallibile. Allorché mi risponderà che è stato lo Spirito Santo a comunicargli quali libri fossero da considerarsi infallibilmente come veri, gli replicherò che allora deve considerare infallibile anche se stesso, per essere infallibilmente sicuro di aver ricevuto correttamente le istruzioni dello Spirito Santo.


Noi che invece crediamo nell’infallibilità della Chiesa, siamo sicuri abbia ricevuto correttamente le istruzioni dello Spirito Santo, vero?
Da ultimo, noi non crediamo a questo canone veterotestamentario perché sia stato elaborato dagli ebrei, ma per lo stesso motivo per cui crediamo al canone del Nuovo Testamento, cioè al fatto che postuliamo una Chiesa infallibile che lo certifica. Sicché la coerenza nel fatto che la dottrina cattolica scelga questo canone dipende dal fatto che una Chiesa infallibile ci dice di credere a quei libri.

Ho detto che anche noi abbiamo “rubato” il canone ebraico ampliandolo con altri libri (creando così un nuovo canone), ma non li abbiamo di certo ringraziati, anzi abbiamo detto che loro non sono in grado di interpretare correttamente le loro stesse scritture, perché in esse non vedono Gesù. Inoltre loro non hanno una chiesa che si è autodichiarata infallibile quando ha scelto il canone, quindi, secondo la tua logica, non hanno alcuna garanzia che il loro canone sia infallibile. Pertanto sono incoerenti anche loro. Prova a dirglielo, ed .....auguri.
Il canone non resta affatto infallibile se è modificabile, tu infatti sembri ricordarti solo delle modificazioni addizionanti, e non quelle sottraenti.

Se per canone infallibile tu intendi immodificabile, non è infallibile nemmeno il nostro, visto che sono possibili aggiunte. Per i protestanti sono anche possibili le sottrazioni, proprio perché non credono a definizioni dogmatiche, quindi hanno maggiore libertà.
Se in casa cattolica si potesse solo aggiungere, come tu interpreti, allora avremmo la certezza che i libri che già ci sono siano infallibili.

Noi non abbiamo nessuna certezza matematica, semplicemente ci crediamo.

Ma questa costrizione a poter solo aggiungere dipende dai canoni dei Concili Ecumenici, che i protestanti non accettano. Sicché la modificabilità del canone in casa protestante può essere sia di tipo addizionale, che di tipo sottrattivo, come fu per Lutero che voleva escludere Giacomo. Non si vede dunque come si possa dare la patente di infallibilità a libri potenzialmente escludibili.

Infatti Lutero per escludere alcuni libri dal canone disse che non potevano considerarsi ispirati e che erano stati ritenuti tali solo dalla nostra falsa Chiesa. Più coerente di così.
La risposta è che si deve dare la possibilità di conoscere il vero, anziché lasciarli nella magra consolazione di vivere un errore in buona fede (anche perché noi riteiamo che essendo la nostra dottrina vera, nessun altra risponda meglio ai bisogni dell’uomo, e che dunque il cristiano che vive coerentemente alla propria fede realizzerà meglio la propria natura umana del musulmano che vive coerentemente la propria fede, e questo perché il cristianesimo ha la pretesa di sapere una verità maggiore sulla natura dell’uomo e i suoi bisogni, grazie agli insegnamenti di Cristo che il cristianesimo trasmette).

Trovo veramente paradossale che nel 2013 un cattolico creda ancora di avere una fede che, siccome è per lui superiore alle altre, vada trasmessa con la pretesa di essere riconosciuta da tutti come l’unica verità possibile, e la sola veramente razionale. Quindi chi non la riconosce può essere considerato intellettualmente inferiore, perché non in grado di capire. Questa mentalità, che definire “preconciliare” è un eufemismo, ha fatto grossi danni in passato e continua a farne purtroppo.
Infatti i kamikaze sono coerentissimi col loro credo… e sono così persuasivi, col loro esempio, che altri vogliono immolarsi come loro. Perché allora dovrebbe aver senso cercare di convincerli che le loro sono false dottrine? Non vedi come sia sbagliato dire che basta che qualcuno sia coerente con quello che crede? Non sarebbe molto meglio se, oltre ad essere coerente con le proprie convinzioni, fosse anche coerente con quelle convinzioni vere?

Il kamikaze è convintissimo di seguire il vero, quello che lui ritiene vero per la sua fede.
Inoltre io non ho mai detto che per comportarsi bene sia sufficiente essere coerenti con quello che si crede.
Si comporta bene solo chi vive nell'amore, ed a lui non abbiamo nulla da insegnare.
Si è già premurato di risponderci con la citazione dell’Enciclica Caritas in Veritate da me postata, e che è stata del tutto sorvolata.

Se avessi letto un po’ meglio l’enciclica che tu stesso hai citato, avresti capito che:
“La verita`, infatti, e` ‘‘lo´gos’’ che crea ‘‘dia´-logos’’
e quindi comunicazione e comunione. La verita`, facendo
uscire gli uomini dalle opinioni e dalle sensazioni soggettive,
consente loro di portarsi al di la` delle determinazioni
culturali e storiche e di incontrarsi nella valutazione
del valore e della sostanza delle cose. La verita`
apre e unisce le intelligenze nel lo´gos dell’amore: e`, questo,
l’annuncio e la testimonianza cristiana della carita`”.
(Caritas in Veritate, 4)

Ed ancora:
“La verita`, che al pari della
carita` e` dono, e` piu` grande di noi, come insegna
sant’Agostino.88 Anche la verita` di noi stessi, della
nostra coscienza personale, ci e` prima di tutto ‘‘data’’.
In ogni processo conoscitivo, in effetti, la verita` non e`
prodotta da noi, ma sempre trovata o, meglio, ricevuta.
Essa, come l’amore, « non nasce dal pensare e dal volere
ma in certo qual modo si impone all’essere umano ».
(Caritas in Veritate, 34)

Se non bastasse:
“La verita` e l’amore che essa dischiude non si
possono produrre, si possono solo accogliere. La loro
fonte ultima non e`, ne´ puo` essere, l’uomo, ma Dio, ossia
Colui che e` Verita` e Amore”.
(Caritas in Veritate, 52)

Il criterio ultimo per stabilire cosa sia la verità è proprio quello dell’amore.
Lo ribadisce sempre Benedetto XVI nella sua ultima enciclica scritta insieme a Francesco:
“Se l’amore ha bisogno della verità, anche la
verità ha bisogno dell’amore. Amore e verità non
si possono separare. Senza amore, la verità di-
venta fredda, impersonale, oppressiva per la vita
concreta della persona. La verità che cerchiamo,
quella che offre significato ai nostri passi, ci illu-
mina quando siamo toccati dall’amore. Chi ama
capisce che l’amore è esperienza di verità, che
esso stesso apre i nostri occhi per vedere tutta la
realtà in modo nuovo, in unione con la persona
amata. In questo senso, san Gregorio Magno ha
scritto che « amor ipse notitia est », l’amore stesso
è una conoscenza, porta con sé una logica nuo-
va”. [...]

“Una verità comune ci fa paura, perché
la identifichiamo con l’imposizione intransigente
dei totalitarismi. Se però la verità è la verità dell’a-
more, se è la verità che si schiude nell’incontro
personale con l’Altro e con gli altri, allora resta
liberata dalla chiusura nel singolo e può fare par-
te del bene comune. Essendo la verità di un amo-
re, non è verità che s’imponga con la violenza,
non è verità che schiaccia il singolo. Nascendo
dall’amore può arrivare al cuore, al centro perso-
nale di ogni uomo. Risulta chiaro così che la fede
non è intransigente, ma cresce nella convivenza
che rispetta l’altro. Il credente non è arrogante; al
contrario, la verità lo fa umile, sapendo che, più
che possederla noi, è essa che ci abbraccia e ci
possiede”.
(Lumen Fidei, 27,34)

Le citazioni fatte non mi sembrano proprio frasi da “bacio Perugina”, e la new age non c’entra proprio nulla.
In definitiva tutte le riflessioni teologiche vengono ricondotte al principio ultimo cristologico che è quello dell’Amore, essendo Cristo Verità ed Amore.
Purtroppo anche qui si manifesta la tua errata separazione tra ortodossia ed ortoprassi, tra verità e carità, che ti ha fatto ridurre il pensiero di Benedetto XVI a del miele New Age. Infatti non è possibile “seguire” l’insegnamento di Gesù senza sapere che cosa Gesù insegnasse. Non si può basarsi sull’esempio di qualcuno, se prima non hai l’esatta comprensione di che cosa quell’esempio significhi, e dunque, di come sia possibile attualizzarlo nel XXI secolo. Non esiste cioè un comportarsi seguendo l’esempio di Gesù che sia disgiungibile da contenuti dottrinali che ti dicano che cosa Gesù facesse, e come leggere i suoi gesti. Anzi, a volte per comprendere in che senso si possa imitare Gesù, occorre una corretta interpretazione della sua persona, faccende nelle quali è necessaria la dogmatica.

Ma guarda che l’esempio di Gesù è una cosa molto semplice, e si può riassumere in una sola parola: Amore.
Ad esempio: non ha lo stesso valore che un pari si sacrifichi per un amico, e che un superiore si sacrifichi per un’inferiore, sicché per capire la portata del gesto di Gesù, o il suo valore infinito, dobbiamo passare per la dogmatica che ci dice che sia Dio. Similmente, il cristianesimo è l’unica religione in cui Dio è la parte offesa dal peccato originale, ma al contempo la parte che salda il debito, perché Dio s’è fatto uomo affinché sacrificandosi potesse saldare il debito dell’umanità con se stesso, cioè con Dio. Questo gesto smaschera la logica dei sacrifici, nei quali l’uomo cerca di ingraziarsi la divinità, rendendoli superflui, ma è ancora una volta comprensibile solo a partire da una corretta cristologia.
Non si può cioè vivere con pienezza la carità, senza la pienezza della verità.

Queste sono tutte affermazioni belle e vere, ma vengono dopo il più semplice messaggio di amore. La teologia serve per approfondire il contenuto della fede, non per complicarlo, come se fosse una gnosi, una conoscenza riservata a pochi eletti.
Immagina di comunicare Gesù ad una persona che non lo conosce dicendogli:” Non ha lo stesso valore che un pari si sacrifichi per un amico, e che un superiore si sacrifichi per un’inferiore, sicché per capire la portata del gesto di Gesù, o il suo valore infinito, dobbiamo passare per la dogmatica che ci dice che sia Dio”.

L’ interlocutore penso ci direbbe giustamente: “Se il tuo Gesù è così complicato, puoi pure tenertelo”.

Invece io gli direi: “Gesù è vivo, ed è infinito amore, se vuoi conoscerlo puoi incontrarlo nella nostra Chiesa”.
Poi semmai gli spiegherei anche il resto.
Questa tua battuta, ti evita di rispondere a quello che c’era prima, e che riporto: “Né capisco cosa voglia dire che chi ha una visione distorta ma si comporta comunque bene sa già tutto: ciò è impossibile. Semmai non sa nulla. Il fatto che si comporti bene discende da motivi sbagliati, e dunque, insegnarle la vera religione, oltre a lasciare intatto il suo comportamento virtuoso, le fornirà la verità sull’esistenza e sull’universo, che ognuno ha diritto di conoscere. La Chiesa ci dice di predicare a tutti gli uomini, compresi quelli che già sono di buona volontà, e non certo di tralasciarli perché sono già di buona volontà.”

Questo tuo discorso ha molto di antiquato, fin dai termini che usi: "vera religione", che tu stesso riconosci essere un'espressione che può far rabbrividire. Se qualcuno si comporta bene, sempre secondo il nostro giudizio, pur avendo una dottrina che noi riteniamo falsa, ha molte più cose da insegnare a noi che viceversa. Tu dici che non sa nulla, mentre io dico che sa tutto, perché ha già capito quello che vuole Gesù, visto che lo dimostra col suo comportamento, non con le sue dottrine. Se noi andiamo ad insegnargli qualcosa di diverso, corriamo il rischio di condurlo su una strada sbagliata. L'insegnamento di Cristo conduce all'amore, pertanto chi ama lo sta già seguendo.
Le parole sono ipocritamente disgiunte dai fatti. Se tu replichi è perché credi che io sbagli, e che tu invece sia nel vero. Cerchi cioè di mostrarmi la verità delle tue posizioni, e l’errore delle mie. Che tu non lo voglia ammettere, è solo l’ennesima prova che i relativisti sono in imbarazzo quando si fa loro notare che il loro relativismo tura loro la bocca ancor prima che la aprano.

Finalmente hai riconosciuto la maggiore importanza dei fatti rispetto ai propri enunciati, non è possibile dire una cosa e poi in realtà farne un'altra, altrimenti siamo solo degli ipocriti, e le nostre parole non sono credibili.
Comunque, se in un dialogo esporre le ragioni del proprio dissenso significa essere ipocriti, allora sono sicuramente ipocrita, ma a quel punto per non esserlo bisognerebbe sempre avere le stesse opinioni, o non palesare mai il proprio dissenso.
Certamente credo che tu stia sbagliando, e continuo a replicare per chiarire meglio il mio pensiero, ma altrettanto certamente credo che convincerti della verità delle mie affermazioni non sia nei miei poteri. La conversione avviene solo per opera di Dio, al quale mi rimetto volentieri. Se tutto questo ti sembra ipocrisia, lascio ad altri il giudizio. Comunque sia, non penso di avere nessuna infallibile verità in tasca, può darsi benissimo che sia io a sbagliarmi e ad avere bisogno di conversione.
Io invece non mi fido di nessuno, né la comunità scientifica lo fa,

Vuoi dire che tu prima di prendere un farmaco che ti dà il tuo medico, rifai tutti gli esperimenti?
“Non vedo l’incoerenza, essendo lo Spirito Dio, non potrebbe egli rivelarsi a qualcuno dicendogli di essere infallibile?”


L’incoerenza non sta nell’ipotesi che lo Spirito si riveli, ma nel fatto che qualcuno poi possa dire d’essere sicuro di questa rivelazione.

E' sicuro allo stesso modo in cui noi siamo sicuri lo Spirito si sia rivelato alla nostra Chiesa, cambiano i solo soggetti della rivelazione.
Se assumiamo che i testi dei Concili Ecumenici siano ispirati, lo sono in tutte le loro parti, a prescindere dalla presenza o meno di minacce per chi disattenda a qualcosa.

Assolutamente no, i testi dei Concili sono ispirati ma non sono dogmatici in ogni loro enunciato, questi hanno un grado di autorevolezza variabile e non sempre chiaro persino per i teologi esperti. Per fare un esempio, il Concilio Vaticano II è stato definito come “pastorale” proprio perché non enuncia nessun nuovo dogma, e quindi le sue affermazioni che non riprendono dogmi già riconosciuti sono modificabili.
La formula "anathema sit" è invece caratteristica degli enunciati in cui si è voluta dichiarare esplicitamente l'infallibilità.
Come dicevo, se Firenze dice “Il NT è questo”, la frase equivale per la logica formale a “il NT è solo questo”.

Probabilmente i vescovi del Concilio di Trento non conoscevano la logica formale, visto che hanno sentito la necessità di enunciare una formula dogmatica. Firenze non chiude la questione disputata, è solo con Trento, proprio in reazione alla Riforma, che vengono tolti tutti i dubbi in ambito cattolico in merito al canone, e soprattutto viene ribadito il riconoscimento della Tradizione contro il sola Scriptura protestante.

Se non ho risposto a qualche interrogativo per te importante, chiedilo pure.

Un saluto
Vittorio