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Gli sceneggiati Rai

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    kamo58
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    00 3/22/2012 8:20 AM



    Gli sceneggiati italiani, ovvero le fiction televisive italiane fino alla fine degli anni '80, erano prodotti dalla Rai, ente pubblico che aveva il monopolio della televisione nazionale, ed alcuni erano coprodotti con altre nazioni. Ebbero forte carattere e impatto culturale in tutta la loro storia, nel periodo che va dagli inizi della televisione in Italia, nel 1954, fino alla fine degli anni ottanta del XX secolo poi ripresi nel 2010 con la commedia Eduardo De Filippo interpretato da Massimo Ranieri.

    Nei decenni in cui lo sceneggiato televisivo era in voga veniva distinto in romanzo sceneggiato (o teleromanzo), e originale televisivo.

    Molti sceneggiati erano romanzi sceneggiati, in quanto trasposizioni televisive di testi teatrali, racconti ed opere letterarie tra le più importanti della letteratura italiana ed estera.
    Alcuni sceneggiati erano originali televisivi, in quanto, privi di riferimento ad opere del passato, mettevano in scena un soggetto originale.

    Fino all'arrivo delle televisioni private, negli anni settanta, la televisione era una televisione pubblica. Nei dirigenti della televisione pubblica, la RAI Radiotelevisione Italiana, prevaleva la volontà di usare il mezzo televisivo per elevare culturalmente la nazione in rispetto delle finalità che deve avere un servizio pubblico (si pensi ad esempio che nei primi due decenni di esperienza televisiva in Italia ampie fasce di popolazione erano ancora analfabete). Per tale motivo agli albori della produzione italiana di fiction televisiva, settore quindi privo di esperienza, lo sceneggiato televisivo più che dal cinema attinse dal teatro e dalla letteratura allo stesso modo di quanto avvenne nei decenni precedenti nella radio con lo sceneggiato radiofonico. Dal primo, il teatro, prese gli attori e il linguaggio, mentre dalla seconda, la letteratura, prese i soggetti.

    Nel 1954, agli inizi della televisione in Italia, non esisteva ancora la videoregistrazione quindi la possibilità di registrare la televisione mantenendola nella sua forma elettronica. Esisteva il telecinema e il vidigrafo. Il primo, il telecinema, permetteva di trasporre un filmato su pellicola cinematografica in informazione elettronica televisiva, permetteva cioè di trasmettere in televisione un filmato su pellicola cinematografica. Il secondo, il vidigrafo, permetteva l'operazione inversa: di trasporre l'informazione elettronica televisiva in un filmato su pellicola cinematografica, permetteva cioè di registrare la televisione su pellicola cinematografica. Nonostante la disponibilità delle due apparecchiature, che fornivano entrambe, in modi diversi, la possibilità di preprodurre lo sceneggiato televisivo su pellicola cinematografica, per i primi anni gli sceneggiati televisivi furono tutte produzioni trasmesse in diretta.

    Il primo videoregistratore (l'apparecchio per la videoregistrazione) della storia messo in commercio è del 1956 e nasce proprio per registrare la televisione nel suo formato elettronico. Lo standard si chiama Quadruplex ed è dell'azienda statunitense Ampex. La RAI acquista il suo primo videoregistratore nell'ottobre del 1959 e solo in seguito inizia a preprodurre gli sceneggiati televisivi abbandonando la produzione in diretta (nonostante nei primi anni gli sceneggiati televisivi siano produzioni in diretta, ne esiste comunque, di quasi tutti, una registrazione effettuata con il vidigrafo).

    La scelta della produzione in diretta influenza profondamente lo sceneggiato televisivo dei primi anni. Il linguaggio è praticamente quello teatrale. Il ritmo è lento, lontano dalle possibilità offerte dal montaggio cinematografico. Anche i tempi sono quelli teatrali, per permettere i cambi scena la telecamera indugia su inquadrature fisse in cui è assente l'azione o è di irrilevante importanza. Le ambientazioni si trovano all'interno degli studi televisivi perché le telecamere necessitano di un'illuminazione della scena molto curata, negli esterni forniscono ancora scarse prestazioni.

    Con l'arrivo della videoregistrazione e l'inizio della preproduzione degli sceneggiati televisivi le cose non cambiano di molto. I primi videoregistratori non forniscono capacità automatiche di montaggio del registrato. Il montaggio si può effettuare solo tagliando e saldando il nastro magnetico (il supporto su cui è registrata l'informazione elettronica televisiva) manualmente, operazione macchinosa che si preferisce limitare il più possibile. Negli anni '60 e nella prima metà degli anni '70 lo sceneggiato televisivo si mantiene molto simile ai primissimi sceneggiati televisivi degli anni '50 prodotti in diretta. Progressivamente vengono introdotte anche scene in esterni riprese inizialmente con macchina da presa cinematografica (quindi su pellicola cinematografica) e poi anche con la telecamera grazie all'uscita in commercio di modelli dalle prestazioni migliori.

    Dalla seconda metà degli anni '70 vengono introdotti sul mercato videoregistratori con prestazioni migliorate che permettono di eseguire automaticamente il montaggio del registrato. Lo sceneggiato televisivo inizia ad allontanarsi da quelle che erano le prime produzioni e si avvicina ai ritmi più veloci del cinema. Anche per quanto riguarda gli esterni, nuovi sviluppi tecnologici eliminano completamente le problematiche del passato.

    Fonte: wikipedia
    [Edited by kamo58 3/22/2012 8:27 AM]
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    00 3/22/2012 8:26 AM
    La cittadella di Cronin




    Anton Giulio Majano ed il protagonista della fiction Alberto Lupo


    La cittadella è uno sceneggiato televisivo tratto dall'omonimo romanzo La cittadella (The Citadel) di Archibald Joseph Cronin. Fu prodotto dalla RAI nel 1964 riscosse uno straordinario successo di pubblico.


    Interpreti e personaggi


    Alberto Lupo - Andrew Manson
    Anna Maria Guarnieri - Cristina Barlow
    Carlo Hintermann - Denny
    Laura Efrikian - Mary Boland
    Eleonora Rossi Drago - Francis Lawrence
    Loretta Goggi - Florrie
    Nando Gazzolo - Freddie Hamson
    Lida Ferro - Blodwen Page
    Ferruccio De Ceresa - Stillman

    Musiche

    Ritz Ortolani


    Uno dei miti della TV italiana di ogni tempo. Come “E le stelle stanno a guardare” è tratto da un romanzo di Archibald Joseph Cronin. Trasmesso nel 1964, e replicato più volte
    , vede Alberto Lupo nei panni dell’anziano dottor Manson che racconta, al giovane medico Gabriele Antonini, la storia della sua vita trascorsa tra i minatori del Galles, e divisa tra l’amore dal tragico finale per la dolce e bella maestrina Christine (Anna Maria Guarnieri), la passione carnale per la procace e ricchissima Frances (Eleonora Rossi Drago) e la lotta contro i baroni della medicina (Franco Volpi), già allora imperanti senza pietà alcuna.

    Le straordinarie musiche di Riz Ortolani e la commovente bravura degli attori, tra cui una giovane ed eterea Laura Efrikian, rendono questo sceneggiato assolutamente memorabile. Alberto Lupo era così credibile come medico che venne invitato più volte a simposi e congressi di medicina! Indimenticata la scena in cui Alberto Lupo amputa la gamba ad un minatore rimasto imprigionato in una galleria. Pare che si sia utilizzato un osso di prosciutto per rendere la cosa più credibile.



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    00 3/27/2012 12:04 PM
    I miserabili



    Assieme a Gastone Moschin si riconosce una giovanissima Loretta Goggi



    Opera colossale è stato considerato uno dei romanzi più importanti del secolo scorso, Tino Carraro è splendido nella parte del poliziotto, bravi Gastone Moschin e tutti gli altri interpreti. –Versione robusta, dignitosa, del classico di Victor Hugo. Tino Carraro è splendido come il cattivo Javert, ma Gastone Moschin è troppo monocorde come Jean Valjean. Valjean è un ex galeotto che s'è ricostruito una vita in una città di provincia dove è diventato sindaco. Ma il poliziotto Javert lo riconosce e lo costringe a fuggire. La resa dei conti avverrà molti anni dopo sulle barricate della Comune di Parigi. È uno sceneggiato televisivo diretto da Sandro Bolchi nel 1964 trasmesso in 10 puntate dalla Rai Radiotelevisione Italiana.

    Adattamento: Dante Guardamagna
    Regia: Sandro Bolchi
    Cast: Gastone Moschin - Giulia Lazzarini - Antonio Battistella - Cesarina Gheraldi - Tino Carraro
    Puntate: 10
    Rete: Nazionale
    Data: 05/04/1964 - 07/06/1964



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    00 5/31/2012 6:34 PM



    Il giornalino di Gianburrasca


    E'il titolo di uno sceneggiato televisivo trasmesso dalla RAI, in otto puntate, il sabato, in prima serata (dalle 21,05 alle 22 circa), dal 19 dicembre 1964 al 6 febbraio 1965 e replicato nel 1973 e nel 1982.

    Destinato ad un pubblico giovanile ma trasmesso in prima serata per guadagnare anche una audience più matura - era liberamente ispirato all'omonimo romanzo scritto da Vamba nel 1907 e pubblicato inizialmente a puntate sul Giornalino della Domenica.

    Interprete nel ruolo maschile dello scatenato protagonista Giannino Stoppani era Rita Pavone, all'epoca da poco tempo affermata cantante di musica leggera.

    La regia era di Lina Wertmüller - responsabile anche dell'adattamento televisivo - mentre le scenografie e i costumi erano rispettivamente di Tommaso Passalacqua e Piero Tosi. Autore delle musiche - dirette da Luis Bacalov - era Nino Rota. Tra i motivi musicali lanciati dalla trasmissione particolare successo ha avuto canzone Viva la pappa col pomodoro.



    Rita Pavone: Giannino Stoppani "Gian Burrasca"
    Ivo Garrani: Il babbo
    Valeria Valeri: La mamma
    Milena Vukotic: Virginia
    Elsa Merlini: La zia Bettina
    Bice Valori: La direttrice Geltrude
    Sergio Tofano: Il direttore Stanislao
    Checco Durante:
    Paolo Ferrari: Il Signor Collalto
    Arnoldo Foà: L'avvocato Maralli
    Roberto Chevalier: Balestra

    Musiche: Nino Rota
    Costumi: Piero Tosi





    La trama del romanzo


    Gian Burrasca è un bambino combinaguai di nove anni e ha tre sorelle. Il suo vero nome è Giovanni Stoppani (soprannominato anche Giannino oppure Gian Burrasca) e suo padre è un ricco borghese. Per il suo nono compleanno riceve dalla mamma un giornalino nel quale ogni giorno scrive le sue esperienze e per questo viene chiamato giornalino di Gian Burrasca.

    All’inizio, Gian Burrasca non sa che cosa raccontare, così copia una pagina del diario di sua sorella Ada. Sulla prima pagina c'è scritto che Ada è stufa del signor Capitani, un ricco commerciante che viene a casa loro ogni sera e che forse le chiederà di sposarla. Egli però è brutto, anziano e anche scorbutico, e Ada ama un altro uomo, un misero impiegato. Quella stessa sera, viene il Capitani a casa di Giannino e vede il suo giornalino, lo prende e quando legge la parte copiata dal diario si arrabbia e se ne va senza salutare, così Giannino viene rimproverato da sua madre e messo in castigo da suo padre. Un giorno, cercando di pescare un pesciolino con la canna da pesca, finisce nel fiume.

    Giorni dopo va in camera di Ada e scopre nell’armadio delle foto di uomini con dei commenti negativi scritti dietro e decide di restituirle ai proprietari. Avute indietro le foto, i proprietari si offendono ed annullano la partecipazione alla festa da ballo organizzata da Virginia, Ada e Luisa rimandando loro le foto con i rispettivi commenti (tranne due di loro, che però avevano ricevuto commenti positivi). Giannino ha paura delle conseguenze (del resto i genitori volevano realmente punirlo) e scappa di casa mentre tutti dormono. Prende il treno, senza biglietto, e va dalla zia Bettina, ma fa danni anche lì (dipinge qualche animale per far vedere una specie di serraglio ai figli dei contadini) e così la zia chiama a casa dei genitori di Giannino perché vengano a prenderlo. Il marito di Luisa, il dottor Collalto, ospita Giannino a casa sua a Roma, dove deve fare delle cure particolari in seguito ad un incidente in macchina avvenuto per una scommessa con un suo compagno di classe.

    Purtroppo durante la permanenza combina parecchi guai, tra cui l'allagamento della casa, la morte dell'uccellino della sorella del Collalto e l'indigestione del suo gatto, quindi torna dai genitori. Il padre vorrebbe mandarlo in collegio, ma l'avvocato Maralli, marito di Virginia, lo porta a casa sua. Lì Giannino fa molti altri danni, infatti strappa con la canna da pesca che gli avevano regalato al suo compleanno il dente al signor Venanzio, e involontariamente provoca la condanna di alcuni imputati difesi dal Maralli, e così finisce in collegio, dove partecipa alle lotte per sostituire il cibo che mangiavano ogni giorno con la famosa pappa al pomodoro. Dopo lo scandalo della minestra, cucinata con tutti gli avanzi della settimana precedente e chiamata minestra di magro, Giannino decide di vendicarsi e con l'aiuto della società segreta Uno per tutti e tutti per uno di cui fa parte, punisce i direttori del collegio facendo credere loro di essere lo spirito del defunto Pierpaolo Pierpaoli, fondatore del collegio. Così, con un piano elaborato, i membri della società picchiano i direttori e anche il cuoco, che stavano facendo una seduta spiritica. Dopo quest'ultimo disastro viene cacciato dal collegio e riportato a casa sua. Dopo qualche giorno scopre che il signor Venanzio, zio del Maralli, morendo gli ha lasciato una parte della sua eredità (200 biglietti da 5 lire, cioè 1000 lire), mentre ha diseredato il Maralli.

    Per qualche tempo Giannino si comporta bene. Poi, insieme al suo amico Gigino Balestra, rovina involontariamente suo cognato Maralli, esponente del Partito Socialista, rivelando che si è sposato col rito cattolico con sua sorella (il partito rivale, avendo un giornale, sfigura l'avvocato agli occhi della gente, affermando che Maralli è bigotto in campagna e miscredente in città).
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    kamo58
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    00 6/11/2012 10:19 AM




    Sandokan



    Sandokan è uno sceneggiato televisivo del 1976 diretto da Sergio Sollima e tratto dai romanzi del ciclo indo-malese di Emilio Salgari. La storia è basata principalmente sul libro Le Tigri di Mompracem ma, pur ispirandosi all'opera di Salgari, in realtà si prende come ogni adattamento alcune licenze, cercando comunque di rispettare lo spirito dell'autore.

    Lo sceneggiato è stato trasmesso dalla RAI in 6 episodi dal 6 gennaio all'8 febbraio del 1976 e riscosse un grandissimo successo, soprattutto di pubblico. Da tale opera è stata tratta una versione cinematografica divisa in due parti: Sandokan (parte prima) e Sandokan (parte seconda), con il seguito La tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa! (1977).

    L'idea iniziale del regista Sergio Sollima era quella di girare non una miniserie televisiva, bensì, un film[2]. Sollima contattò vari attori asiatici per il ruolo di Sandokan e avvicinò per la parte anche Toshiro Mifune, attore all'epoca molto conosciuto. Sollima, infatti, intendeva fare un film molto realistico e sosteneva che Mifune fosse perfetto per interpreate la Tigre della Malesia. Nonostante questo il progetto naufragò in fretta.

    Alcuni anni dopo, in occasione del montaggio de Il diavolo nel cervello, la RAI nella figura di Tullio Kezich si accordò con Sollima affinché girasse una miniserie su Sandokan. La regia venne proposta anche a Sergio Leone, che però rifiutò.

    Kabir Bedi, attore a quel tempo sconosciuto, si presentò ai provini per il ruolo di Tremal-Naik. Nonostante il fisico "grassoccio", la produzione assunse l'attore per la parte del protagonista Sandokan. L'attore fu, quindi, costretto ad allenarsi pesantemente ed imparò ad andare a cavallo e a nuotare. Per il ruolo di Marianna, Sollima volle fortemente la protagonista femminile Carole André, andando contro alla produzione che invece preferiva un'attrice italiana. Kumar Ganesh, interprete di Tremal-Naik, fu assunto dalla produzione in un albergo a Madras, dove lavorava come cameriere. Adolfo Celi e Philippe Leroy, invece, furono giudicati perfetti per i ruoli di James Brooke e Yanez de Gomera e furono assunti quasi subito da Sollima poiché quest'ultimo li considerava "due autentici avventurieri".

    Lo sceneggiato venne girato in India, Malesia e Thailandia e fu un prodotto congiunto delle televisioni italiana (RAI), tedesca (Bavaria Film)
    e francese (O. R. T. F.).




    Philippe Leroy - Yanez



    Fonte: wikipedia



    [Edited by kamo58 6/11/2012 10:20 AM]