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“Mi piace immaginare che il mondo sia un unico grande meccanismo. Le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono. Così io penso che se il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo. E anche tu”. E' questa l'acutezza del piccolo Hugo Cabret (Asa Butterfield), orfano, solo e triste, sulle cui avventure Martin Scorsese incentra il suo ultimo film.

Il giovane vive nascosto nell'affollata stazione di Paris Montparnasse – al centro di una splendida Parigi in 3 D degli anni 30 - insieme ad uno zio ubriacone, suo unico tutore, che si occupa di far funzionare i grandi orologi della stazione. Il sogno nascosto dell’ingegnoso Hugo è quello di aggiustare un'automa in grado di disegnare, che suo padre - un amabile vedovo orologiaio (Jude Law) - stava riparando poco prima di morire; in cio’ convinto di trovare un messaggio del padre per lui.

Per farlo, Hugo ruba molle, rocchetti e rondelle al giocattolaio della stazione, un anziano burbero di nome Georges Méliès (molto ben interpretato da Ben Kingsley). Un giorno però il vecchio coglie in flagrante il ragazzino e, per punirlo, gli sottrae il taccuino del padre, con gli appunti inerenti l'automa. Proprio questo taccuino è la chiave del legame tra i due personaggi, inizialmente così lontani, eppure presto molto vicini.

Il film è liberamente tratto dal racconto intitolato "La straordinaria invenzione di Hugo Cabret" di Brian Selznick, ed è un omaggio di Martin Scorsese a George Meliès[clicca] , il padre del cinema dopo i Fratelli Lumière, confezionato con un'atmosfera fiabesca dickensiana, poetico ed emozionante.
Scorsese con Hugo Cabret ‘ringrazia’ l’arte di George Melies, regista di oltre 500 titoli, inventore dell’illusione cinematografica e padre di tutti i nostri sogni, diventati reali grazie alla sua straordinaria fantasia. Accompagnato dalla delicata e suggestiva colonna sonora di Howard Shore, Hugo Cabret cavalca la Storia del Cinema provando a raccontarci un’altra storia, di pura finzione, con protagonisti due orfani, un automa, una chiave a forma di cuore, un anziano signore dal passato nascosto e taciuto, un capostazione dalla gamba malconcia e dal cuore cupo, una dolce fioraia, un vecchio libraio, una città che pulsa vita come Parigi, una terza dimensione che trova finalmente senso, un’immensa stazione dei treni, e il rumore inconfondibile di una pellicola, che gira come solo i ricordi sanno fare, proiettando pura magia.
[Edited by kamo58 2/17/2012 9:46 AM]