Buon viaggio Benedetto! - I viaggi apostolici del Papa

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Benedicta1983XVI
00lunedì 9 febbraio 2009 17.06
Ma allora andrò in Terra Santa il Papa! [SM=g27833] [SM=g27833] [SM=g27833]
Giuro che non ci capisco più niente [SM=g27825]
+PetaloNero+
00mercoledì 11 febbraio 2009 22.00
Il Papa potrebbe visitare il Portogallo "in un futuro prossimo"


Rivela il nuovo Nunzio nel Paese




LISBONA, mercoledì, 11 febbraio 2009 (ZENIT.org).- "Papa Benedetto XVI desidera visitare presto il Portogallo", ha rivelato il nuovo Nunzio, monsignor Rino Passigato, nella prima intervista dopo il suo arrivo nel Paese, concessa al programma Ecclesia dell'emittente RTP2, il secondo canale della televisione pubblica portoghese, il cui contenuto è stato reso noto dall'agenzia Ecclesia.

Secondo quanto ha riferito il presule, il Papa lo ha ricevuto poco più di un mese fa, prima che si trasferisse in Portogallo per sostituire monsignor Alfio Rapisarda, che ha presentato la rinuncia per motivi di età il 2 settembre scorso.

"Quando sono stato ricevuto dal Santo Padre, mi ha detto: 'Spero di potermi recare in Portogallo in un futuro prossimo'". Anche se non si è parlato di date, Benedetto XVI vuole trovarsi "nella terra di Santa Maria" in un futuro "non lontano", ha spiegato monsignor Passigato.

Si tratta, ha aggiunto, di un "fermo desiderio, un proposito dello stesso Santo Padre".

Il nuovo Nunzio arriva in un momento in cui la Santa Sede e il Portogallo stanno negoziando le regole che concretizzeranno la disposizioni del Concordato firmato dai due Stati nel 2004.

Per monsignor Passigato, il Concordato "presuppone un punto molto importante di arrivo e di accordo", e la volontà di accordarsi è presente anche nella Commissione paritaria che lavora per tradurre in decreti e leggi il contenuto dell'accordo bilaterale.

Il Nunzio sostiene che è necessario "valorizzare la presenza dei cattolici nella società", perché essi "rappresentano, dal punto di vista sociologico, l'80,8% della popolazione. E' una realtà che deve esprimersi in tutte le circostanze, in tutte le situazioni: nelle scuole, negli ospedali, nell'esercito... è una realtà!".

Il presule si è anche riferito alla forte identità mariana della fede dei portoghesi, grazie alla devozione per la Madonna di Fatima.

"Abbiamo una promessa, di Nostra Signora a Fatima, che assicura che il suo cuore trionferà e che il Portogallo rimarrà cattolico, credente, cristiano", ha concluso. "Se i cristiani in Portogallo manterranno fermo il loro amore per la Madonna, credo che manterranno viva anche la loro fede, che li porta direttamente a Gesù".

Monsignor Passigato è stato nominato Nunzio per il Portogallo l'8 novembre scorso. In passato aveva ricoperto questo incarico in Perù e in Bolivia.



+PetaloNero+
00sabato 14 febbraio 2009 02.27
Da Petrus

Viaggio in Terra Santa, Benedetto XVI incontrerà anche i rappresentanti delle Comunità musulmane

CITTA’ DEL VATICANO - Nel viaggio del Papa in Terra Santa sono previsti incontri anche con i leader musulmani, oltre che con quelli ebraici. E' quanto ha dichiarato al ''Sir'', il 'servizio informazioni religiose' promosso dalla Cei, Monsignor Antonio Franco, Nunzio apostolico in Israele, il quale ha precisato che non e' in programma nessuna tappa di Benedetto XVI a Gaza, ma che si sta lavorando perche' i cristiani della Striscia possano partecipare ad una Messa pontificia. ''Quella del Papa - ha detto il prelato - sara’ una visita pastorale alle comunita' cattoliche in Giordania e in Terra Santa, dunque in Israele e nei Territori Palestinesi, con le aperture che sono al cuore di tutta la missione della Chiesa; per loro tre celebrazioni, una a Gerusalemme, una a Betlemme ed una in Galilea''. Nel corso della visita, ''il Papa incontrera' anche i leader delle altre denominazioni cristiane, quelli delle altre religioni, Islam ed Ebraismo''. La dimensione pastorale non escludera', infine, ''incontri con i responsabili della vita dello Stato in Giordania, in Israele e con l'Autorita' palestinese''.







+PetaloNero+
00sabato 14 febbraio 2009 15.59
Da Petrus

Viaggio in Israele, il commento di Padre Lombardi: “Il Papa ha assunto una decisione coraggiosa”

CITTA’ DEL VATICANO - "Il Papa ha annunciato personalmente che si sta preparando per andare nella Terra Santa", e "la sua è una decisione coraggiosa". Lo afferma in un editoriale pubblicato dalla 'Radio Vaticana' padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede. "Vi sono le incertezze della situazione politica, le numerose divisioni interne ai vari campi - sottolinea -, vi sono le tensioni continue di una regione percorsa da conflitti e recentissimamente segnata da una guerra che ha devastato la striscia di Gaza e ferito profondamente il suo popolo. Il processo di pace stenta a fare passi risolutivi. Ombre o diffidenze tornano in modo ricorrente ad oscurare il dialogo ben avviato fra il mondo ebraico e la Chiesa cattolica. Ma bisogna andare lo stesso. Anzi - osserva il portavoce vaticano -, forse proprio per tutti questi motivi è urgente andarvi. Per pregare nei punti più cruciali del confronto fra l'odio e l'amore: là dove la riconciliazione sembra umanamente impossibile. Per ricordare che il nome e la vocazione di Gerusalemme è di essere 'città della pace', di incontro dei popoli nel nome di un Dio di salvezza, di pace e di amore per tutti". Benedetto XVI "porta in sé il desiderio di recarsi a Gerusalemme". "Benché in precedenza vi sia già stato - conclude padre Lombardi - sente l'importanza di recarvisi di nuovo come capo di una comunità di credenti, che possano pellegrinare in unione spirituale con lui e per mezzo di lui ai luoghi delle radici della loro fede. Non a caso Paolo VI iniziò proprio dalla Terra Santa la serie dei viaggi internazionali dei Papi e Giovanni Paolo II ne seguì i passi ponendo segni indimenticabili di riconciliazione e di speranza di pace".
+PetaloNero+
00domenica 15 febbraio 2009 16.16
Da Petrus

Olmert conferma la visita del Pontefice in Terra Santa



CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa sara' in visita in Terra Santa a maggio. Lo ha confermato il premier israeliano, Ehud Olmert (nella foto con Ratzinger). "A maggio avremo una importante visita, quella di Benedetto XVI", ha infatti annunciato Olmert, aggiungendo che "il presidente Shimon Peres accompagnera' il Papa durante la sua visita e l'ufficio del primo ministro avra' il compito di organizzare il viaggio". La visita dovrebbe avvenire tra l'8 e il 14 maggio e il Pontefice fara' tappa a Gerusalemme, Nazareth, Betlemme e nella capitale della Giordania, Amman. Il viaggio era stato messo in dubbio dopo le parole del lefebvriano Monsignor Richard Williamson, che nego' l'esistenza delle camere a gas durante la Seconda Guerra mondiale. Le parole del vescovo avevano creato una ondata di sdegno e le reazioni della comunita' ebraica. "Il premier Olmert ha confermato l'annuncio fatto giovedi' scorso dallo stesso Pontefice che aveva parlato del viaggio in preparazione. Il programma sara' reso noto quando tutto sara' definito". Lo ha detto all'Agi il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. "Andare a Gerusalemme e' il desiderio di tutti gli israeliti e di tutti i cristiani: anche il Papa porta in se' questo desiderio", aveva ricordato lo stesso padre Lombardi nella giornata di sabato ai microfoni della Radio Vaticana, sottolineando che il viaggio si fara' nonostante le difficolta' legate al conflitto israelo-palestinese e le "ombre o diffidenze" che "tornano in modo ricorrente ad oscurare il dialogo ben avviato tra il mondo ebraico e la Chiesa cattolica". Per il Papa, infatti, in Terra Santa "bisogna andare lo stesso. Anzi, forse proprio per tutti questi motivi e' urgente andarvi".


+PetaloNero+
00domenica 15 febbraio 2009 16.17
Verso Gerusalemme: nota di padre Lombardi


La Terra Santa attende il Papa: è stato lo stesso Benedetto XVI ad affermare di essere impegnato “a preparare una visita in Israele”. L’annuncio è giunto durante l’incontro, giovedì scorso, con una delegazione della Conferenza dei presidenti delle principali organizzazioni ebraiche americane. Ascoltiamo in proposito la riflessione del nostro direttore, padre Federico Lombardi.

E’ una bella notizia. Andare a Gerusalemme: è il desiderio di tutti gli israeliti e di tutti i cristiani. Gli antichi israeliti salivano verso di essa cantando, Gesù vi si dirige decisamente per compiervi fino in fondo la volontà del Padre. E’ andare pellegrini ai luoghi più santi, luoghi degli incontri fra Dio e gli uomini che hanno segnato la storia della nostra salvezza. Anche il Papa porta in sé questo desiderio. Benché in precedenza vi sia già stato, sente l’importanza di recarvisi di nuovo come capo di una comunità di credenti, che possano pellegrinare in unione spirituale con lui e per mezzo di lui ai luoghi delle radici della loro fede. Non a caso Paolo VI iniziò proprio dalla Terra Santa la serie dei viaggi internazionali dei Papi e Giovanni Paolo II ne seguì i passi ponendo segni indimenticabili di riconciliazione e di speranza di pace.


Ora è la volta di Benedetto. La sua è una decisione coraggiosa. Vi sono le incertezze della situazione politica, le numerose divisioni interne ai vari campi. Vi sono le tensioni continue di una regione percorsa da conflitti e recentissimamente segnata da una guerra che ha devastato la striscia di Gaza e ferito profondamente il suo popolo. Il processo di pace stenta a fare passi risolutivi. Ombre o diffidenze tornano in modo ricorrente ad oscurare il dialogo ben avviato fra il mondo ebraico e la Chiesa cattolica.


Ma bisogna andare lo stesso. Anzi, forse proprio per tutti questi motivi è urgente andarvi. Per pregare nei punti più cruciali del confronto fra l’odio e l’amore: là dove la riconciliazione sembra umanamente impossibile. Per ricordare che il nome e la vocazione di Gerusalemme è di essere “città della pace”, di incontro dei popoli nel nome di un Dio di salvezza, di pace e di amore per tutti.


www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
00lunedì 16 febbraio 2009 03.04
Il viaggio del Papa a Gerusalemme, "una decisione coraggiosa"


Il portavoce vaticano spiega il contesto della visita papale





CITTA' DEL VATICANO, domenica, 15 febbraio 2009 (ZENIT.org).- Nel contesto attuale la determinazione di Benedetto XVI a volersi recare a Gerusalemme è "una decisione coraggiosa", ha affermato il portavoce vaticano.

Padre Federico Lombardi S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha analizzato l'annunciata visita del Santo Padre in Terra Santa nell'editoriale di "Octava Dies", il settimanale del Centro Televisivo Vaticano, da lui stesso diretto.

Secondo informazioni provenienti da Roma e Gerusalemme, il viaggio toccherà la Giordania, Israele e i Territori Palestinesi e si svolgerà nella seconda metà del mese di maggio.

Benedetto XVI ha rivelato di stare preparando questo viaggio, il 12 febbraio, nel ricevere in udienza i membri della Conferenza dei Presidenti della Maggiori Organizzazioni Ebraiche Statunitensi.

"E' una bella notizia", ha assicurato padre Lombardi. "Andare a Gerusalemme: è il desiderio di tutti gli israeliti e di tutti i cristiani. Gli antichi israeliti salivano verso di essa cantando, Gesù vi si dirige decisamente per compiervi fino in fondo la volontà del Padre".

"E' andare pellegrini ai luoghi più santi, luoghi degli incontri fra Dio e gli uomini che hanno segnato la storia della nostra salvezza".

"Anche il Papa porta in sé questo desiderio. Benché in precedenza vi sia già stato, sente l'importanza di recarvisi di nuovo come capo di una comunità di credenti, che possano pellegrinare in unione spirituale con lui e per mezzo di lui ai luoghi delle radici della loro fede".

"Non a caso Paolo VI iniziò proprio dalla Terra Santa la serie dei viaggi internazionali dei papi e Giovanni Paolo II ne seguì i passi ponendo segni indimenticabili di riconciliazione e di speranza di pace".

"Ora è la volta di Benedetto – ha continuato il sacerdote gesuita –. La sua è una decisione coraggiosa".

"Vi sono le incertezze della situazione politica, le numerose divisioni interne ai vari campi. Vi sono le tensioni continue di una regione percorsa da conflitti e recentissimamente segnata da una guerra che ha devastato la striscia di Gaza e ferito profondamente il suo popolo".

"Il processo di pace stenta a fare passi risolutivi. Ombre o diffidenze tornano in modo ricorrente ad oscurare il dialogo ben avviato fra il mondo ebraico e la Chiesa cattolica", ha aggiunto.

"Ma bisogna andare lo stesso – ha detto padre Lombardi –. Anzi, forse proprio per tutti questi motivi è urgente andarvi".

"Per pregare nei punti più cruciali del confronto fra l'odio e l'amore: là dove la riconciliazione sembra umanamente impossibile", ha commentato.

"Per ricordare che il nome e la vocazione di Gerusalemme è di essere 'città della pace', di incontro dei popoli nel nome di un Dio di salvezza, di pace e di amore per tutti", ha quindi concluso.
+PetaloNero+
00martedì 17 febbraio 2009 16.12
Convocato il Concistoro ordinario per dieci nuovi Santi tra cui padre Damiano l'angelo dei lebbrosi di Molokai e don Arcangelo Tadini fondatore delle Suore operaie


La Chiesa si prepara, nei prossimi mesi, alla canonizzazione di 10 nuovi Beati. In un comunicato, mons. Guido Marini, maestro delle Cerimonie pontificie, ha notificato per sabato prossimo, 21 febbraio, alle ore 11, la convocazione del Concistoro ordinario pubblico nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, dove i cardinali - durante la celebrazione dell’Ora sesta - procederanno al voto sulle Cause di canonizzazione. Tra le figure dei nuovi Santi, sette uomini e tre donne, spicca fra gli altri quella di Jozef Damian de Veuster, più semplicemente conosciuto come “padre Damiano”, che per 12 anni, alla fine dell’Ottocento, fu apostolo dei lebbrosi sull’isola di Molokai, nell’arcipelago delle Hawaii. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Trentatremila lebbrosi. In tanti furono, nel 1967, a chiedere a Paolo VI di beatificare il loro angelo, “padre Damiano”, malato del loro stesso male ma soprattutto un cristiano capace di un sacrificio immenso tra i reietti che fanno spavento con le loro sembianze deturpate. E tra qualche tempo sarà Santo Jozef Damian de Veuster, originario delle Fiandre dove nasce nel 1840. Entrato nella Congregazione dei “Sacri Cuori di Gesù e Maria”, nel 1864 Damiano attraversa il mondo: 138 giorni di navigazione per raggiungere Honolulu, sua terra di missione, nell’Arcipelago delle Hawaii che ancora non ha questo nome. La svolta avviene nel 1873. Il suo vescovo cerca preti volontari per l’isola lazzaretto di Molokai, dove il governo confina tutti i malati di lebbra: si offrono in quattro, per turni di 34 settimane, e tra loro c’è padre Damiano, che va per primo a Molokai. Non farà più ritorno, perché il governo teme il contagio e gli proibisce di lasciare l’isola, dove i lebbrosi muoiono a ritmo impressionante. Padre Damiano cura le anime, lava le piaghe, distribuisce medicine, stimola il senso di dignità dei malati, che si organizzano, lavorano la terra, creano orfanotrofi. Poi, nel 1885, la scoperta: anche lui è stato contagiato. Quando muore, mille malati di lebbra lo seppelliscono ai piedi di un albero. Nel 1936 il suo corpo verrà riportato in Belgio, a Lovanio.


Una storia completamente diversa per epoca e luoghi, ma anch’essa legata a una vicenda di segregazione è quella del polacco Zygmunt Szczęsny Feliński, originario di Wojutyn oggi in Ucraina. Nel 1862, il Beato Papa Pio IX lo nomina arcivescovo metropolita di Varsavia, dove mons. Feliński si segnala per una decisa azione di rinascita spirituale e morale della nazione. Fonda le Suore della Famiglia di Maria, ma paga gli esiti della fallita rivoluzione antizarista del 1863. La sua fedeltà a Roma gli vale l’arresto e la deportazione in Russia. Trascorre 20 anni in una località sul Volga, dove diventa l’apostolo dei cattolici e degli esiliati in Siberia, riuscendo perfino a costruire una chiesa. Liberato per intervento della Santa Sede nel 1883, non gli viene concesso il ritorno a Varsavia e trascorre gli ultimi 12 anni della sua vita nella diocesi di Leopoli, sempre impegnato per il bene spirituale dei contadini polacchi e degli ucraini. Muore a Cracovia nel 1895.


Ma fitta è la schiera dei prossimi Santi vissuti come mons. Feliński nel XIX secolo. L’italiano Arcangelo Tadini, della provincia bresciana, è sacerdote e formidabile insegnante elementare e sensibile all’aspetto sociale dell’evangelizzazione. Crea una filanda per evitare l'emigrazione delle ragazze del paese, e un pensionato per lavoratrici. Nel 1900, fonda le Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth, religiose a pieno titolo ma impegnate come vere e proprie operaie. Ed è bresciana anche suor Gertrude Comensoli, al secolo Caterina, che nel 1882, a 35 anni, fonda l’Istituto delle Suore Adoratrici del SS.mo Sacramento, un Istituto dedito alla formazione di giovani e all’adorazione Eucaristica, che si diffonderà in tutta Italia e anche all’estero. L’adorazione dell’Eucaristia è anche al centro della missione della napoletana Caterina Volpicelli, fondatrice dell’Istituto delle Ancelle del Sacro Cuore. La sua comunità diventa un vero centro di irradiazione spirituale: da essa partirà il Beato Bartolo Longo, guarito in salute, convertito alla fede, per cominciare la grande opera del Santuario di Pompei. E alla Volpicelli e alle sue figlie viene affidato l’incarico di organizzare le Adorazioni nella cattedrale di Napoli quando la città il 21 novembre 1891 ospita il primo Congresso eucaristico nazionale. Francese è Marie de la Croix, al secolo Jeanne Jugan, che dopo un’infanzia trascorsa come domestica in un castello matura la sua vocazione: aiutare gli anziani soli. Con un’amica affitta una casa e inizia ad accogliervi vecchi soli e malati. E’ il “nucleo” di quella che sarà la Congregazione da lei fondata, le Piccole Sorelle dei poveri.


Tra i prossimi Santi figurano anche due spagnoli. Di Burgos, dove nasce nel 1911, è Rafael Arnaíz Barón che, sin da giovanissimo, decide di farsi trappista. “Dio ha fatto la Trappa per me e me per la Trappa”, confiderà in una lettera alla famiglia. Quando il diabete mellito lo colpisce, è costretto a lasciare l’amato luogo di contemplazione, ma chiede e ottiene di esservi riaccolto come semplice “oblato” e muore dopo soli 19 mesi e 12 giorni di permanenza nella Trappa. I molti scritti spirituali che ha lasciato fanno oggi di lui uno dei più grandi mistici del XX secolo. Degli inizi dell’Ottocento è invece Francisco Coll y Guitart, Domenicano. Per quarant’anni si dedica alla predicazione del Vangelo in tutta la Catalogna: le missioni al popolo e individuali diventano un importante strumento di rinnovamento religioso della società. Si dedica in particolare alla formazione delle giovani nei luoghi più poveri ed emarginati affidandole alle Suore Domenicane dell’Annunziata che egli stesso fonda nel 1856.
Le storie di due dei futuri Santi arrivano invece dal Medioevo. Più antica è quella di Bernardo Tolomei, al secolo Giovanni, che nasce a Siena nel 1272. A 40 anni, dopo una vita intensamente religiosa, si ritira ad Accona, una zona di campagna deserta e incolta tra collinette di creta. Con alcuni amici, scava delle grotte per vivere da eremita. Dopo qualche anno, gli eremiti decidono di unirsi, vivendo in comunità sull’altura di Monte Oliveto, presso Buonconvento, a sudest di Siena. Qui nasce nel 1319 il monastero di Santa Maria, con la Regola benedettina. Bernardo fa eleggere come primo abate il suo amico Patrizio Patrizi, ma poi dovrà obbedire ai monaci, che vogliono lui per capo fino alla morte. Intanto è chiamato a fondare una decina di altri monasteri. E così si ritrova inaspettatamente fondatore e capo di un Ordine religioso, coi suoi ancora oggi notissimi “monaci bianchi”. Di alcuni decenni più giovane è il portoghese Nuno Alvares Pereira. Da giovane, diventa eroe di guerra ed artefice - con la vittoria nella battaglia di Atoleiros - dell'indipendenza del Portogallo dagli altri regni della penisola iberica. Ma anche nel suo caso, c’è un radicale cambio di vita. Alla morte della moglie, nel 1423, Pereira lascia le armi e si ritira per il resto dei suoi giorni come fratello laico, assumendo il nome di Nuno de Santa Maria. Muore la Domenica di Pasqua del primo aprile 1431, mentre era intento a leggere la Passione secondo Giovanni.


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+PetaloNero+
00mercoledì 18 febbraio 2009 01.25
Da Petrus

Viaggio in Terra Santa, il Pontefice incontrerà in Giordania una delegazione di rifugiati cattolici iracheni

CITTA’ DEL VATICANO - Quando il Papa visitera' la Giordania tra l'8 e l'11 maggio prossimi, incontrera' anche dei rifugiati cattolici iracheni di rito caldeo, scappati dal loro Paese per sfuggire alla violenza settaria. E' possibile che una loro piccola delegazione possa poi incontrare Benedetto XVI per raccontare la sofferenza di rifugiati. I dettagli sul programma del viaggio papale sono stati anticipati da padre Raymond Moussalli, vicario del vescovado caldeo di Giordania, che da tempo si occupa dei circa 20.000 rifugiati cristiani nel regno hashemita. Intervistato dal Servizio di Informazione Religiosa della Cei, Moussalli ha anche spiegato che nella messa che il papa celebrera' nello stadio di Amman, risuoneranno anche canti liturgici in aramaico, la lingua di Gesu', propri del rito caldeo. ''I nostri fedeli aspettano con ansia una parola di incoraggiamento del Pontefice - afferma il vicario - ma e' tutta la Giordania ad attendere Benedetto XVI con ansia. Dalla moschea del re Hussein, il Papa aprira' una nuova pagina nel dialogo con l'Islam''. Secondo quanto riferito dal portavoce della Chiesa cattolica, padre Refaat Badr, Benedetto XVI arrivera' in Giordania l'8 maggio per ripartire, alla volta di Israele, l'11. In Giordania visitera' il monte Nebo, il luogo del Battesimo di Gesu', sulle rive del Giordano, e nella moschea di re Hussein dovrebbe tenere un discorso ad esponenti islamici giordani.
+PetaloNero+
00giovedì 19 febbraio 2009 16.43
Da Petrus

Il Parroco di Gaza invita il Papa nella Striscia: “Attendiamo il suo messaggio di Pace, anche Hamas è d’accordo”

CITTA’ DEL VATICANO - L'unico parroco cattolico di Gaza invita il Papa a visitare la Striscia in occasione del viaggio che compirà in Medio Oriente a maggio. "E' un invito ufficiale e non viene solo da me. Scrivo la lettera a nome dei cristiani e dei musulmani di Gaza", afferma padre Manuel Mussalam in un'intervista al settimanale 'Vita Non Profit'. Secondo padre Mussalam, i leader religiosi e civili sono d'accordo, compreso Hamas. "Ho parlato loro, sarebbero ben contenti se il Papa venisse, fosse solo per un paio d'ore, a trovare la nostra piccola comunità cristiana e portare il suo messaggio di pace alla intera popolazione di Gaza così provata dalla guerra". Il parroco di Gaza ha anche confermato di aver già informato della sua iniziativa il Patriarca latino di Gerusalemme, Monsignor Fouad Twal. "Se proprio non sarà possibile che il Papa venga a Gaza - aggiunge il sacerdote -, allora una delegazione di almeno 300 persone, cristiani e musulmani, partirà da Gaza per assistere a una cerimonia del Santo Padre, a Betlemme o a Gerusalemme, con la speranza di potergli stringere almeno la mano e ringraziarlo per la vicinanza che ha manifestato alla nostra popolazione".




+PetaloNero+
00sabato 28 febbraio 2009 15.59
Conferenza stampa in Camerun sulla visita del Papa nel Paese

Appello ai media di mons. Victor Tonye Bakot, arcivescovo di Yaoundé e presidente della Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun (CENC), al rispetto delle regole deontologiche in vista della visita pastorale di Benedetto XVI nel Paese. Il presule, ha riferito la Radio diocesana di Yaoundé, ha invitato ieri i giornalisti, nel corso di una conferenza stampa tenuta al Centro Giovanni XXIII di Mvolyé, ad avere una certa sensibilità nell’approccio con tale avvenimento storico e a cercare di svolgere al meglio il loro compito di cronisti. L’arcivescovo di Yaoundé ha illustrato i lavori in corso nella capitale per accogliere al meglio il Papa. Il Camerun si prepara ad accogliere il seguito papale, i rappresentanti di circa 52 conferenze episcopali, più di 120 cardinali e vescovi, 800 delegati ufficiali di 25 diocesi del Camerun, corali e delegati dai Paesi vicini. Saranno necessari più di mille paramenti liturgici ed altrettante tenute civili. Il presidente della Conferenza episcopale camerunense ha spiegato inoltre le modalità per prendere parte agli incontri con il Papa ed ha sottolineato che i biglietti per l’accesso alle apposite aree organizzate per l’occasione sono gratuiti. “Il Camerun è un Paese che si considera particolarmente benedetto – ha dichiarato mons. Eliséo Antonio Ariotti, nunzio apostolico in Camerun e Guinea Equatoriale – Paese di pace e d’unità nella diversità, Paese di libertà religiosa, il Camerun è un ‘quadro ideale per rivolgersi all’Africa’. Intanto cresce l’attesa e l’entusiasmo nel Paese per l’imminente arrivo di Benedetto XVI. Istituti religiosi, movimenti, confraternite ed associazioni laiche stanno vivendo con slancio e particolare gioia questi momenti, ed organizzano conferenze, incontri, trasmissioni radiofoniche e televisive per preparare al meglio il Camerun ad accogliere la parola del Pontefice. (T.C.)


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00giovedì 5 marzo 2009 01.37
Visita papale in Terra Santa, vertice di dialogo con ebrei e musulmani


Prime anticipazioni del viaggio in Israele e nei Territori palestinesi





di Anita S. Bourdin

GERUSALEMME, mercoledì, 4 marzo 2009 (ZENIT.org).- Il pellegrinaggio di Benedetto XVI in Terra Santa diventerà un'opportunità storica per la promozione del dialogo tra ebrei e musulmani, come si apprende dai primi elementi del programma ancora non ufficiale, che prevede una visita al memoriale dello Yad Vashem, ai grandi rabbini e al mufti di Gerusalemme.

Durante il viaggio, previsto dall'11 al 15 maggio, il Papa riceverà il benvenuto dei Presidenti Shimon Peres, di Israele, e Mahmoud Abbas, dei Territori palestinesi, secondo quanto ha confermato a ZENIT Jean-Marie Allafort di “Un Echo d'Israël” (http://www.un-echo-israel.net/), bollettino di cristiani che vivono da molto tempo in Israele.

Il Papa giungerà dalla Giordania, Paese in cui arriverà il 7 maggio per compiere un pellegrinaggio al Monte Nebo e al Giordano, dove Gesù è stato battezzato da Giovanni il Battista.

Spiegando che “né il Vaticano né lo Stato di Israele hanno pubblicato il programma ufficiale della visita del Papa”, Allafort anticipa “a grandi linee” l'itinerario, spiegando che si sta ancora discutendo di alcuni eventi, come la posa della prima pietra della prima università araba della Galilea, progetto promosso dall'Arcivescovo greco-melchita monsignor Elias Chacour.

L'arrivo

Secondo queste previsioni, il Papa verrà ricevuto lunedì 11 maggio all'aeroporto Ben Gurion dal Presidente Shimon Peres e da rappresentanti del Governo e personalità religiose.

Si trasferirà poi in elicottero al monte Scopus, dove sarà accolto dal sindaco di Gerusalemme, per poi dirigersi alla Nunziatura Apostolica sul Monte degli Ulivi, dove alloggerà durante il suo soggiorno.

Alle 16.30 verrà ricevuto da Shimon Peres, accompagnato dal quale visiterà poi lo Yad Vashem, il memoriale dell'Olocausto, e parteciperà a una cerimonia in onore delle vittime della Shoah.

Alle 18.45 prenderà parte a un incontro interreligioso con rappresentanti ebrei, musulmani, drusi e cristiani della Terra Santa.

Martedì 12 maggio

Nel suo secondo giorno in Israele, il Papa visiterà alle 9.00 la Spianata delle Moschee e incontrerà il mufti di Gerusalemme. Alle 10.00 arriverà al Muro del Pianto per partecipare a una cerimonia alla quale saranno presenti i grandi rabbini di Israele.

Alle 10.45 visiterà il rabbinato di Israele (Hekhal Shlomo) e incontrerà i due grandi rabbini, assieme ai quali pronuncerà un atteso discorso.

A mezzogiorno si raccoglierà in preghiera nel Cenacolo, dove Cristo celebrò l'Ultima Cena.

Alle 13.00 visiterà il Patriarcato latino di Gerusalemme per incontrare e pranzare con gli ordinari cattolici di Terra Santa.

Alle 16.00 giungerà alla chiesa del Getsemani e alle 16.30 è prevista la Messa solenne all'esterno. Alla fine della giornata tornerà alla Nunziatura.

Mercoledì 13 maggio, Betlemme

Il 13 maggio il Papa visiterà la città natale di Gesù, Betlemme, dove arriverà alle 8.30 e verrà accolto dal Presidente dell'Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, e dal Primo Ministro Salam Fayaad, così come da altre personalità palestinesi.

Alle 9.15 il Santo Padre visiterà la Basilica della Natività. La Messa inizierà un'ora dopo nella Piazza del Presepe.

Dopo il pranzo, il Papa arriverà alle 16.00 nel campo di rifugiati Al-‘Ayda, nei pressi di Betlemme. Dovrebbe visitare anche un'opera di carità, ma non è stato ancora annunciato quale.

Alle 17.00 avrà luogo la cerimonia di congedo da Betlemme in presenza del Presidente Abbas.

Giovedì 14 maggio, Galilea

Il programma di questa giornata è ancora in fase di studio. Si sa che il Papa celebrerà una Messa al mattino nella piazza di Nazareth, accanto alla Basilica dell'Annunciazione. Verrà accolto dal sindaco e dovrebbe aver luogo anche un incontro con i responsabili religiosi della Galilea.

Venerdì 15 maggio, congedo

L'ultimo giorno del viaggio papale in Terra Santa inizierà con la visita al Patriarca ortodosso di Gerusalemme, nel Patriarcato, alle 9.15. In seguito il Pontefice si dirigerà al Santo Sepolcro, dove verrà accolto dal Custode francescano di Terra Santa e si raccoglierà in preghiera.

Alle 11.00, il Papa arriverà nel quartiere armeno della Città Vecchia di Gerusalemme per incontrare il Patriarca ortodosso armeno.

La cerimonia di congedo da Israele avverrà alle 13.00 all'aeroporto Ben Gurion alla presenza del Presidente Shimon Peres. E' previsto che l'aereo del Papa, della compagnia El-Al, decolli alle 14.00.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]


+PetaloNero+
00lunedì 9 marzo 2009 02.05
Il Pontefice chiede il sostegno dei fedeli per il viaggio in Terra Santa


Confermate le date della visita in Giordania, Israele e Territori palestinesi




CITTA' DEL VATICANO, domenica, 8 marzo 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha chiesto questa domenica il "sostegno spirituale" dei fedeli in vista del pellegrinaggio che effettuerà dall'8 al 15 maggio in Terra Santa.

Nella sua visita in Giordania, Israele e Territori palestinesi, le cui date sono state confermate da un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, il Pontefice visiterà Amman, Gerusalemme, Betlemme e Nazaret.

Secondo la nota vaticana, il Papa realizzerà la visita accogliendo l'invito del re di Giordania, del Presidente di Israele, del Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese e dei pastori cattolici della Terra Santa.

La nota non fornisce altri dettagli. Nei giorni scorsi, un portavoce della Chiesa cattolica in Giordania, padre Rifaat Bader, ha precisato che il Papa visiterà il monte Nebo (40 km a sud di Amman) e inaugurerà una chiesa sul luogo del Battesimo di Gesù, presso il fiume Giordano.

Per il portavoce, è previsto anche un incontro con dirigenti islamici giordani nella moschea del re Hussein (ad Amman). Il Papa parteciperà inoltre a una cerimonia in ricordo delle vittime della Shoah nel memoriale dell'Olocausto Yad Vashem e incontrerà i più alti rappresentanti religiosi ebrei a musulmani.

A Gerusalemme incontrerà Shimon Peres, Presidente di Israele, e a Betlemme il Presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas.

Nell'Angelus di questa domenica, il Papa ha affidato alle preghiere dei fedeli il viaggio in Terra Santa e quello in Africa, che lo vedrà visitare il Camerun e l'Angola dal 17 al 23 marzo "per manifestare la concreta vicinanza mia e della Chiesa ai cristiani e alle popolazioni di quel continente che mi è particolarmente caro".

Circa il pellegrinaggio in Terra Santa, il Pontefice ha affermato che sarà un'occasione "per domandare al Signore, visitando i luoghi santificati dal suo passaggio terreno, il prezioso dono dell'unità e della pace per il Medio Oriente e per l'intera umanità".

"Sin d'ora conto sul sostegno spirituale di tutti voi, perché Iddio mi accompagni e ricolmi delle sue grazie quanti incontrerò sui miei passi", ha aggiunto.


+PetaloNero+
00lunedì 9 marzo 2009 16.38
La Terra Santa in attesa del Papa: i commenti di padre Pizzaballa, del rabbino Di Segni e Riccardo Pacifici


Benedetto XVI, terzo Papa nella storia della Chiesa, pellegrino in Terra Santa dopo Paolo VI nel 1964 e Giovanni Paolo II nel 2000. L’annuncio ufficiale ieri all’Angelus è stato accolto con gioia da cristiani e non cristiani del Medio Oriente. “Sarà un evento toccante e d’importanza primaria – ha commentato il presidente israeliano Shimon Peres - dal quale spira – ha aggiunto - un’aria di pace e di speranza”. Una visita di 8 giorni, dall’8 al 15 maggio, che si annuncia intensa di tappe e di incontri religiosi e civili. Roberta Gisotti ha intervistato a Gerusalemme padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terrasanta:

D. - Padre Pizzaballa, come ha accolto lei questo annuncio, messo in discussione negli ultimi mesi da eventi bellici e tensioni tra mondo cristiano e mondo ebraico?


R. - Naturalmente noi eravamo già informati di questa decisione, per cui non siamo stati colti di sorpresa. Ci fa ugualmente piacere, però, sapere che il Papa viene, e soprattutto che lui stesso abbia annunciato questa visita, dando così anche rilevanza a questo evento, che sicuramente sarà particolare.


D. - Benedetto XVI compirà questo pellegrinaggio – come ha anticipato lui stesso - “per domandare al Signore il prezioso dono dell’unità e della pace per il medio Oriente e per l’intera umanità”. Può sembrare una domanda ingenua ma qual è l’ostacolo più grande al momento per raggiungere questo obiettivo, che sembra impossibile proprio in Terra Santa?


R. – Non è facile rispondere. Ingenuamente posso rispondere, un po’ come la domanda, che il problema siamo noi, sono le persone, gli uomini che vivono qui, le storie, le religioni, gli attaccamenti appassionati, in maniera forse eccessiva, alla propria identità con la paura di accogliere l’altro. Io credo che in questo senso la visita del Papa ci sarà di grande incoraggiamento, ci aiuterà a guardare alto, a volare un po’ più in alto di quanto abbiamo fatto finora.


D. – Padre Pizzaballa, ci si aspetta solo bene da questa visita o ci sono anche dei dubbi e timori o possibili incomprensioni anche da parte di altri soggetti politici e religiosi?


R. – Naturalmente la Terra Santa è un crocevia molto delicato e anche gli equilibri sono molto delicati, sia tra le Chiese, come tra le diverse fedi, tra i popoli, la politica. Quindi, il Papa entra così in una cristalliera molto delicata, dove le strumentalizzazioni sono sempre in agguato. Ma sono certo che il Papa con la sua personalità, con il suo linguaggio, non si lascerà prendere da tutte queste considerazioni.


D. – In che modo la Custodia di Terra Santa si sta preparando a questo importante evento?


R. – I preparativi sono tantissimi dal punto di vista logistico, religioso, liturgico. Abbiamo finito da poco diverse riunioni e ne faremo altre con tutte le autorità competenti. Il tempo non è tantissimo, a dire il vero, ma confido che riusciremo a dare una degna accoglienza a Sua Santità.


Felicitazioni per il viaggio del Papa in Terra Santa sono giunte da autorevoli esponenti del mondo ebraico in Italia. Alessandro Guarasci ha raccolto il commento del Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, che stamane ha avuto un breve colloquio con Benedetto XVI, a margine della sua visita in Campidoglio.



R. – Sono lieto che il Papa vada in Terra Santa e quindi tocchi con mano i problemi di quel luogo e porti anche là un importante messaggio di partecipazione.


D. – Un messaggio anche di pace, una pace di cui veramente c’è bisogno in questo momento in Terra Santa....


R. – Di pace c’è sempre bisogno e quindi ben vengano i portatori di pace e che sia una pace reale.


Parole di incoraggiamento per la missione di Benedetto XVI in Medio Oriente, ha espresso anche Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma. Ascoltiamolo al microfono di Alessandro Guarasci.

R. – E’ un fatto straordinario, importante, mai come in questo momento. E’ la visita di un uomo - che è la guida spirituale di una delle tre grandi religioni monoteiste - che viene in Medio Oriente, non solo in Israele, e speriamo possa portare da una parte un messaggio di riconciliazione e dall’altra l’opportunità di ricordare valori sui quali l’ebraismo e il cristianesimo hanno fondato le più importanti democrazie del mondo, specialmente quelle dell’Europa. Soprattutto arriva in un momento in cui sappiamo che forse qualcosa si sta smuovendo, sia in seguito alle azioni svolte dall’amministrazione Obama, con la Clinton, che all’azione svolta dall’Unione Europea e anche dal governo italiano. C’è l’opportunità di dare una prospettiva al popolo palestinese con aiuti economici importanti che possono costruire le basi di un futuro Stato palestinese. Questo avviene all’indomani delle elezioni in Israele che sappiamo essere state anche queste molto particolari.


D. – In questo momento sembra fondamentale il ruolo delle religioni per favorire anche un processo di pace in Medio Oriente...


R. – Esiste un luogo comune del quale siamo spesso tutti quanti prigionieri, l’idea che le religioni portino guerra: non è vero. I messaggi genuini degli uomini di fede, quelli veri, non quelli che usano strumentalmente la fede per fini politici, portano invece sempre speranza e, soprattutto, la condivisione di costruire una società nella quale tutti possiamo fare qualcosa per portare del benessere.


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00martedì 10 marzo 2009 01.51
Proposta della Caritas: il 2009, “Anno dei poveri” in Africa


La visita del Papa e il Sinodo di ottobre ne segnalano l'opportunità




NAIROBI, lunedì, 9 marzo 2009 (ZENIT.org).- Delegati Caritas di tutto il mondo propongono che quest'anno venga dedicato “ai più poveri e vulnerabili in Africa”, secondo quanto afferma l'organizzazione al termine di una riunione svoltasi a Nairobi (Kenya) dal 4 al 6 marzo.

All'incontro hanno partecipato i responsabili di 22 Caritas africane, così come quelli della rete Caritas in Asia, Europa, Medio Oriente, Nordamerica e Oceania, ricorda un comunicato inviato a ZENIT.

Durante le sessioni, il presidente di Caritas Africa, monsignor Cyprian Kizito Lwanga, Arcivescovo di Kampala (Uganda), ha affermato che la visita del Papa a Camerun e Angola e il Sinodo che si celebrerà a ottobre “rappresentano una meravigliosa opportunità per celebrare il lavoro della Chiesa in Africa”.

“E' anche un buon momento per riflettere sulle sfide che affronta la gente in Africa, dove, per molti, la povertà continua a essere uno scandalo inaccettabile”, ha aggiunto monsignor Lwanga.

Il presule ha sottolineato l'azione della Chiesa: “La Caritas è al cuore della risposta alle necessità dei più vulnerabili in Africa attraverso il suo lavoro nelle crisi umanitarie, lo sviluppo e la costruzione della pace”.

Da parte sua, il segretario generale di Caritas Internationalis, Lesley-Anne Knight, ha affermato che l'attuale crisi economica “spingerà molta più gente a livelli più profondi di povertà” e aumenterà “la pressione sul nostro lavoro intaccando le nostre fonti di finanziamento”.

Nonostante questo, ha segnalato che “può essere un'opportunità per rifondare il sistema economico globale, che ha sempre fatto attenzione alle necessità dei ricchi, passando a uno che si interessi di quelle di tutti, soprattutto di quanti sono stati esclusi in passato”.

Priorità in Africa

I delegati riuniti a Nairobi hanno concordato sul fatto che le principali necessità dei più poveri e vulnerabili in Africa sono attualmente “la risposta alle emergenze, la crisi economica globale, i cambiamenti climatici, le migrazioni e la costruzione della pace”.

In particolare, è stata affrontata la questione di come dare una risposta più efficace di fronte alle calamità naturali e alle crisi umanitarie, che ultimamente sono in aumento. Concretamente, è stato affrontato il caso della Somalia, del Sudan e della Repubblica Democratica del Congo, le tre crisi attualmente più gravi.

Il lavoro della Caritas, affermano i delegati, deve essere “professionale, misericordioso, capace di rispettare i contesti nazionali e di rispondere alle necessità dei poveri. I poveri devono guidare tutto il lavoro della Caritas”.
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00martedì 10 marzo 2009 01.52
Da Petrus

Dialogo interreligioso, breve incontro tra il Papa e il Rabbino Di Segni. A Maggio il viaggio in Terra Santa

CITTA’ DEL VATICANO - In Campidoglio, il Papa ha avuto un breve ma cordiale colloquio con il rabbino capo della Comunita' ebraica di Roma, Riccardo Di Segni. Il rabbino, come e' noto, ha recentemente invitato il Pontefice a compiere una visita alla Sinagoga della Capitale prima del viaggio in Terra Santa programmato per il mese di maggio. Intervistato dalla Radio Vaticana, il rabbino Di Segni ha dichiarato: "Sono lieto - ha detto - che il Papa vada in Terra Santa e quindi tocchi con mano i problemi di quel luogo e porti anche la' un importante messaggio di partecipazione. Di pace c'e' sempre bisogno e quindi ben vengano i portatori di pace e che sia una pace reale". Parole di incoraggiamento per la missione di Benedetto XVI in Medio Oriente, ha espresso anche Riccardo Pacifici, presidente della Comunita' ebraica di Roma, sempre ai microfoni dell'emittente della Santa Sede. "Viene in Medio Oriente - ha ricordato -, non solo in Israele, e speriamo possa portare da una parte un messaggio di riconciliazione e dall'altra l'opportunita' di ricordare valori sui quali l'ebraismo e il cristianesimo hanno fondato le piu' importanti democrazie del mondo, specialmente quelle dell'Europa". Per il presidente della Comunita' Ebraica di Roma, "i messaggi genuini degli uomini di fede, quelli veri, non quelli che usano strumentalmente la fede per fini politici, portano invece sempre speranza e, soprattutto, la condivisione di costruire una societa' nella quale tutti possiamo fare qualcosa per portare del benessere". "Il Papa - ha concluso Pacifici - arriva soprattutto in un momento in cui sappiamo che forse qualcosa si sta smuovendo, sia in seguito alle azioni svolte dall'amministrazione Obama, con la Clinton, che all'azione svolta dall’Unione Europea e anche dal Governo italiano".


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00martedì 10 marzo 2009 16.56
Conferenza stampa a Gerusalemme sulla visita del Papa in Terra Santa


Si è svolta oggi presso il centro Notre Dame a Gerusalemme, la conferenza stampa in cui il nunzio apostolico, mons. Antonio Franco, insieme ad alcuni rappresentanti delle Chiese cattoliche di Gerusalemme - tra cui i vicari patriarcali maronita e melkita - hanno annunciato la visita del Santo Padre in Terra Santa. Dopo aver riportato l’annuncio della Sala Stampa vaticana, e quello fatto personalmente dal Papa all’Angelus di domenica scorsa, mons. Franco ha riferito alcune date dei principali appuntamenti ed ha sottolineato che i momenti più importanti del pellegrinaggio saranno le tre Messe pubbliche, quella a Gerusalemme, dove sono attese 5mila persone, a Betlemme e infine a Nazareth, dove si attende la più grande concentrazione di fedeli: dai 40 ai 50mila. Il nunzio ha poi spiegato ai giornalisti che proprio a Nazareth si celebrerà la conclusione dell’anno della famiglia indetto in Terra Santa dagli ordinari cattolici e dove il Papa benedirà la pietra di fondazione di un Centro per la famiglia. Altri importanti momenti di preghiera saranno il pellegrinaggio al Cenacolo il primo giorno, e al Santo Sepolcro l’ultimo giorno. Ci saranno poi alcuni momenti ufficiali, come la visita al presidente dello Stato di Israele e al presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese. Ma anche incontri ecumenici e interreligiosi, tra cui la visita al Gran Mufti di Gerusalemme e la visita alla Cupola della Roccia sulla Spianata delle Moschee; la preghiera al Muro Occidentale e quella allo Yad Vashem, dove il pontefice porterà il suo omaggio alle vittime dell’Olocausto; e la visita ai due Gran Rabbini di Gerusalemme al Centro Hechal Shlomo. Il nunzio apostolico mons. Franco ha voluto chiarire il significato che il Papa stesso ha dato al suo viaggio, che sarà innanzitutto un pellegrinaggio per chiedere il dono della pace e dell'unità per la Terra Santa, il Medio Oriente e tutto il mondo, e il desiderio di esprimere la sua solidarietà e vicinanza alla gente di Israele e Palestina. Mons. Franco ha dichiarato anche di aver fatto al governo israeliano due richieste, che sono state accolte senza difficoltà: la prima è che una delegazione di cristiani possa venire da Gaza - e almeno due bus di fedeli possano partecipare alla Messa che si terrà a Betlemme - e inoltre che per tutti i cristiani sia possibile raggiungere i luoghi delle celebrazioni. (Da Gerusalemme, Sara Fornari)


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00martedì 10 marzo 2009 16.56
Il Papa tra una settimana in Africa: briefing in Sala Stampa vaticana

Si avvicina la prossima visita apostolica del Papa che dal 17 al 23 marzo sarà in Africa. Camerun e Angola i Paesi scelti per questo 11.mo viaggio internazionale di Benedetto XVI. Molti i motivi da evidenziare per questo primo incontro del Santo Padre con la Chiesa e la realtà in Africa. Il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ne ha parlato stamani durante un briefing con i giornalisti. Il servizio di Giancarlo La Vella:

Benedetto XVI, per la prima volta, abbraccia idealmente tutta l’Africa. Si tratta del 18.mo viaggio di un Papa nel continente. Iniziò nell’estate del 1969 Paolo VI, che si recò in Uganda. Ben 16 i viaggi africani di Giovanni Paolo II, che dal 1980 al 2000 è stato in 42 dei 53 Paesi africani, un contatto diretto con tutte le emergenze che affliggono vaste zone dell’Africa, come la guerra, la povertà, ma anche con la grande umanità, i valori culturali e spirituali di queste terre. Non è la prima volta in assoluto che Joseph Ratzinger si reca in Africa. Già da cardinale nel 1987, in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, andò a Kinshasa per un convegno. Con Camerun e Angola il Papa fa tappa in due dei Paesi più rappresentativi della cultura dell’intero continente e delle sue espressioni linguistiche: francese, inglese e anche tedesco per il Camerun, portoghese per l’Angola. Benedetto XVI unirà idealmente anche i due emisferi del globo, attraversando l’equatore nel trasferimento da Yaoundé a Luanda. Tra i momenti salienti, in Camerun l’incontro con i vescovi africani per la consegna dell’Instrumentum laboris del Sinodo per l’Africa, che si aprirà a Yaoundé, per poi svolgersi ad ottobre prossimo in Vaticano sul tema “La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace”. Significativi gli incontri in Angola, primo Paese africano ad essere evangelizzato oltre 500 anni fa. Ma qual è il clima per questa prima visita del Papa in Africa? Lo abbiamo chiesto ad Angelo Turco, africanista, docente di Geografia dello Sviluppo all’Università dell’Aquila:

R. – C’è una certa aspettativa per l’arrivo del Papa. Questo viaggio, pur avendo come destinazione il Camerun e l’Angola, idealmente è un segno dell’attenzione e dell’amore che il Papa porta all’Africa. Un’Africa in questo momento squassata da molti problemi, vecchi e nuovi. I problemi vecchi sono povertà, violenza diffusa, la compressione dei diritti della persona; i problemi nuovi sono la crisi economico-finanziaria mondiale. Sono problemi nuovi anche le strategie geo-politiche, i riposizionamenti delle grandi potenze che si vanno affermando in Africa …

D. – Ma l'Africa è anche un continente di grandi ricchezze...

R. – Ci sono molte cose che di questo continente occorre fare tesoro. Certamente, il valore della persona, e quando dico valore della persona intendo non tanto l’individuo, quanto piuttosto il valore della persona in comunità, e chi dice comunità dice famiglia e chi dice famiglia dice solidarietà e chi dice solidarietà dice una rete di risorse capaci di far fronte a momenti e situazioni anche molto, molto critiche.


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00giovedì 12 marzo 2009 16.56
L'islam che Benedetto XVI incontrerà in Camerun


Una comunità radicata e tollerante diffusasi nel XIX secolo





di Nieves San Martín

ROMA, giovedì, 12 marzo 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI, come i suoi predecessori nei loro viaggi, incontra rappresentanti della religione radicata nel Paese che visita. In Camerun dopo il cristianesimo, con una presenza del 42%, e le numerose religioni tradizionali che rappresentano il 30%, la terza religione per numero di fedeli è l'islam, con il 20-22%. Il Papa incontrerà i leader islamici il 19 marzo nella Nunziatura Apostolica di Yaoundé.

Poco più di un quinto della popolazione camerunense è musulmano. La presenza dei seguaci del Profeta nel Paese è antica e molto consolidata anche se in generale, a differenza di molti altri Paesi africani, è un islam tollerante, moderato e lontano da tentazioni estremiste.

Una delle caratteristiche più rilevanti dell'organizzazione interna dei fedeli musulmani è che sono sotto l'orientamento diretto dei quattordici imam principali, in particolare del rispettato Ibrahim Moussa, Grande Imam di Yaoundé, che nell'agosto 2008 ha assunto la direzione della Grande Moschea centrale della capitale, chiamata coranica camerunense.

L'islam è arrivato in questo territorio per la prima volta nel 1715 attraverso i primi musulmani giunti dal vicino Ciad, ma si è diffuso nei primi anni del XIX secolo, soprattutto mediante i pastori nomadi “fula” e la fraternità sufi (Qadiri e Tijani).

I primi musulmani in Camerun cercavano il mare per migliorare le loro attività commerciali. Una prima ondata entrò nel Paese dal nord e questo spiega il fatto che oggi in queste regioni la presenza musulmana sia più consistente rispetto alla media nazionale. L'islam si è poi affermato anche nella zona centrale del Paese.

Giovanni Paolo II ha dedicato un'attenzione speciale al dialogo con i leader musulmani camerunensi nella sua visita del 1985. Il 12 agosto, incontrandoli, ha sottolineato che è sempre esistita una convivenza pacifica tra cattolici e islamici.

In Camerun c'è “una società pluralista in cui vivono fianco a fianco cristiani, musulmani e fedeli delle religioni africane tradizionali”, disse il Papa, sottolineando che questa è “una delle grandi sfide per l’umanità d’oggi nel mondo: imparare a vivere insieme in modo pacifico e costruttivo”.

Per il Pontefice polacco, era necessario “riconoscere che viviamo in un’epoca di polarizzazione”.

Alcuni gruppi etnici, certe comunità religiose e certe ideologie economiche e politiche, avvertiva Giovanni Paolo II, “tendono a far prevalere il loro punto di vista escludendo coloro che non lo condividono, a difendere i loro diritti al punto da ignorare quelli degli altri”.

Per questo, esortava cristiani e musulmani a resistere “a queste tentazioni, perché esse non conducono l’umanità a questi atti veramente buoni, conformi alla vita che Dio ha tracciato per noi fin dal principio”.

L'unico “vero cammino”, aggiungeva, è “quello del dialogo”. Un dialogo con molti aspetti, a partire dal fatto di “imparare a conoscere la fede gli uni degli altri, superare i pregiudizi e i malintesi” ed “essere tolleranti nei riguardi delle differenze”, giungendo, “malgrado gli ostacoli, a una mutua fiducia, tale che possiamo incontrarci per parlare e per preparare dei progetti in comune, rispettando le responsabilità e i diritti di ciascuno. Vuol dire impegnarci in azioni concrete per sviluppare il nostro Paese, per lavorare insieme a costruire una società in cui la dignità di ogni persona sia riconosciuta e rispettata”.

Dal discorso di Benedetto XVI all'Università di Ratisbona sono stati compiuti importanti passi avanti nell'intesa reciproca tra cattolici e musulmani.

Quello più importante è stata la lettera aperta che 138 leader religiosi musulmani gli hanno inviato e la risposta di Benedetto XVI in cui assicurava la volontà della Chiesa cattolica di procedere sulla via del dialogo.

In quell'occasione, il Papa li ha invitati a recarsi a Roma per avere un incontro di lavoro con i rappresentanti di Curia ed altri esperti cattolici sul dialogo interreligioso.



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00venerdì 13 marzo 2009 17.01
L'eccezione del Camerun, un Paese fragile ma stabile


Benedetto XVI sarà ricevuto da una giovane democrazia africana




di Nieves San Martín

ROMA, venerdì, 13 marzo 2009 (ZENIT.org).- Parlare di giovane democrazia africana è dire tutto sul Paese che il 17 marzo riceverà Benedetto XVI. L'ultimo aggettivo evita parallelismi ingiusti o il giudizio partendo da culture diverse, che hanno avuto bisogno di secoli per raggiungere i propri equilibri politici, rotti ripetutamente senza dover andare più lontano del XX secolo.

Il Camerun è un Paese politicamente stabile, senza guerre, con quella che è stata definita "l'eccezione camerunense" ma che, come quasi tutti i Paesi africani, deve mantenere un fragile equilibrio tra tutte le etnie, le religioni e le culture che tentano di convivere in esso.

Dal punto di vista religioso, il fatto che ci siano tre grandi comunità, quasi divise in parti uguali, è una garanzia di dialogo. Nessuno prevale sugli altri: 26,8% di cattolici, 30% di religioni tradizionali e 20-22% di musulmani. Altre religioni cristiane porterebbero la percentuale di cristiani al 42%, ma non è un gruppo omogeneo, come non lo è quello delle religioni tradizionali. I musulmani sono stati gli ultimi ad arrivare nella zona, colonizzata da portoghesi, tedeschi, francesi e inglesi.

Questa giovane Repubblica presidenziale si è costituita nel 1961, dopo la riunificazione di due parti, una britannica (quella meridionale) e l'altra francese, frutto della sconfitta nella Prima Guerra Mondiale della Germania, che era la potenza colonizzatrice di questa parte dell'Africa. Il Camerun tedesco perse in queste vicissitudini una zona settentrionale britannica che passò alla Nigeria.

I primi evangelizzatori cattolici che si stabilirono in Camerun erano tedeschi. Si impegnarono nel settore educativo e sanitario e insieme alle prime congregazioni religiose che si insediarono nel Paese sono molto apprezzati.

La Repubblica è stata federale fino al 1972, quando si è trasformata in Stato unitario. Esiste un pluripartitismo imperfetto, visto che il Raggruppamento Democratico del Popolo Camerunense (RDPC), al Governo, predomina ampiamente.

Il Presidente è eletto ogni sette anni e il Paese ne ha avuti solo due: il "padre della patria", se così si può dire, Ahmadou Ahidjo, musulmano, primo Presidente del Camerun indipendente, per vent'anni Capo di Stato, e quello attuale, Paul Biya, cattolico, Primo Ministro nel 1975 e che è succeduto ad Ahidjo nel 1982.

La decisione più controversa di questo Presidente, nel 2008, è stata la riforma della Costituzione che, tra le altre cose, prevede l'eliminazione del limite dei mandati presidenziali consecutivi, consentendo così a Biya, che ha 75 anni ed è al potere da 27, di presentarsi di nuovo alle elezioni del 2011.

La riforma è stata approvata con 157 voti a favore, 5 contrari e 15 astensioni. I 15 deputati del principale partito d'opposizione, il Fronte Sociale Democratico (FSD), hanno abbandonato il Parlamento in protesta. Partiti di opposizione e associazioni della società civile hanno criticato la modifica della Costituzione del 1996. Tra loro, i Vescovi del Paese si sono mostrati contrari al mantenimento del Presidente al potere.

Il Paese si prepara a una visita che, anche se pastorale, dà chiaramente prestigio all'attuale Presidente. Da ciò potrebbe derivare, sostengono alcuni analisti, un anticipo delle elezioni al 2009.

Fervono i preparativi

Nel frattempo, nel Paese fervono i preparativi per l'arrivo del Papa. Nel corso di una conferenza stampa del 27 febbraio, l'Arcivescovo di Yaoundé e presidente della Conferenza Episcopale (CENC), Victor Tonye Bakot, ha espresso la propria soddisfazione per l'andamento dei preparativi per accogliere il Papa.

Un atteggiamento che ha suscitato critiche, secondo la stampa locale, è la distruzione delle bancarelle di Yaoundé, che davano da vivere a migliaia di persone. Le autorità affermano che l'occasione merita che la città si abbellisca. Secondo loro, le bancarelle sono antiestetiche e per questo sono state demolite, ma è stato spiegato che i proprietari non avrebbero ricevuto un indennizzo per questo.

Anche se è vero che tutte le misure di sicurezza sono poche, non sarebbe gradito all'illustre ospite lasciare qualcuno senza lavoro.

"C'è qualcosa nell'aria, una vera gioia di sentirsi camerunensi, che si respira dalle alture della Basilica minore di Mvolyé, passando per Yaoundé, fino a Piazza San Pietro a Roma", ha scritto il 28 ottobre scorso Abui Mama sul quotidiano locale Camerun Tribune dopo l'annuncio ufficiale del viaggio papale.

Secondo Mama, da allora il Camerun "si sente bene nella propria pelle, il che è piuttosto raro nel continente di questi tempi". "Nella fervente comunità cattolica - aggiungeva - e anche oltre, si legge nei volti. C'è come una gioia condivisa, portatrice di speranza, che viene a dare gusto alla vita e colore alla quotidianità". Per il giornalista, tutti desiderano mostrarsi degni dell'onore ricevuto.

Il Papa è "messaggero di pace e di fraternità", indicava Mama, sottolineando che "la Repubblica è neutra, ma le religioni hanno un loro ruolo nella società".

Con la visita del Papa, il Camerun, "che condivide le stesse idee di pace e di fraternità del Vaticano, raccoglie le conseguenze di una lunga ed eccellente relazione di amicizia e di cooperazione che lega i Capi dei due Stati", aggiungeva il giornalista ricordando i due viaggi di Giovanni Paolo II nel Paese, nel 1985 e nel 1995.

"La scelta del Camerun come prima tappa della prima visita di Benedetto XVI in Africa è anche la prova che il nostro Paese conta a livello internazionale, e non manca di fornire apporti all'incontro tra culture e civiltà", concludeva Abui Mama.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]



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00venerdì 13 marzo 2009 17.01
L'inculturazione, priorità della Chiesa in Camerun


Spiega il presidente della Conferenza Episcopale del Paese





ROMA, venerdì, 13 marzo 2009 (ZENIT.org).- L'inculturazione è la sfida principale che affronta la Chiesa in Camerun, ha affermato monsignor Simon-Victor Tonyé Bakot, Arcivescovo di Yaoundé e presidente della Conferenza Episcopale del Paese.

Il Camerun sarà il primo Paese a ricevere Benedetto XVI nel suo viaggio nel continente africano dal 17 al 23 marzo, che lo porterà a visitare anche l'Angola.

In un articolo pubblicato da “L'Osservatore Romano”, il presule spiega che l'inculturazione “non è mai stata un cammino facile; anzi si è rivelata sempre di più una consegna delicata ed esigente”.

“Come Vescovi del Camerun, abbiamo cercato di sviluppare il processo dell'inculturazione del Vangelo nelle nostre Diocesi in diverse direzioni”, ha osservato, spiegando che si è in primo luogo provveduto alla traduzione della Bibbia, “lavoro realizzato nella lingua Boulou, Beti e tuttora in corso nella diocesi di Edéa (Nuovo Testamento già tradotto in Basaa)”.

“La stessa cosa abbiamo fatto per la traduzione dell'ordinario della Messa in sei lingue del nord, in Beti, Bassa e Mpoo”.

Tra le numerose iniziative in questo senso, il presule ha affermato che “lo sforzo più importante” che tutte le Diocesi stanno compiendo riguarda “l'ambito della liturgia e dell'arte sacra”.

“Abbiamo tradotto la maggior parte dei salmi nelle nostre lingue e molte composizioni sono state create ispirandosi alle nostre culture. Oggi nei nostri cori vengono utilizzati libri di canti, e per l'accompagnamento musicale sono utilizzati strumenti tradizionali” “che, mentre arricchiscono la nostra liturgia e la nostra arte sacra, aiutano i fedeli a pregare meglio il Signore”.

Secondo l'Arcivescovo, “l'evangelizzazione profonda dell'Africa non può ignorare l'inculturazione”, perché ciò “si ricollega alla necessità di applicare il Vangelo alla vita concreta e questa vita concreta è la nostra lingua, è la nostra cultura, sono i valori che costituiscono la specificità del nostro essere e del nostro agire”.

Il Camerun ha quasi 18,5 milioni di abitanti, impegnati per la maggior parte in agricoltura. Il tasso di scolarizzazione è dell'85%, uno dei più alti dell'Africa.

Nel Paese vivono 200 etnie e ci sono due lingue ufficiali, l'inglese e il francese.

I cristiani rappresentano il 42% della popolazione, i fedeli delle religioni tradizionali il 30% e i musulmani il 20-22%.

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00venerdì 13 marzo 2009 17.02
La visita del Papa genera una maggiore vicinanza all'Africa


“Qualche volta i gesti parlano più delle parole”, spiega il Cardinale Cordes





di Jesús Colina


CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 13 marzo 2009 (ZENIT.org).- La visita di Benedetto XVI in Camerun e Angola susciterà un movimento di vicinanza e solidarietà con l'Africa in un momento di crisi economica, ha affermato il Cardinale Paul Josef Cordes.

Il presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, organismo della Santa Sede responsabile dell'orientamento e del coordinamento tra le organizzazioni e le attività caritative promosse dalla Chiesa cattolica, ha confessato le sue speranze a un piccolo gruppo di giornalisti, tra cui ZENIT, in vista della visita papale nel continente africano prevista dal 17 al 23 marzo.

In un momento di crisi finanziaria ed economica, ha riconosciuto il porporato tedesco, c'è il rischio di dimenticare la solidarietà con l'Africa, elemento che il Papa sottolineerà con la sua presenza.

“Il fatto che lui vada già serve per creare attenzione. Qualche volta i gesti parlano più delle parole”, ha spiegato il Cardinale.

“Se il Papa va lì, i comunicatori, gli informatori, tutti contribuiscono a focalizzare l'attenzione su questo continente”.

“Non solo porta il messaggio di carità della Bibbia – ha osservato –; è anche importante questa conseguenza umana”.

Il Cardinale Cordes, che conosce da molti anni Joseph Ratzinger, sostiene che al Papa “non piace viaggiare. A Giovanni Paolo II piaceva. Benedetto XVI lo fa come sacrificio. Conoscendolo un po' ne sono convinto. Lo fa perché lo vede utile, necessario”.

Il collaboratore del Pontefice spiega che non è importante solo l'aiuto materiale. A volte contano molto di più la vicinanza umana e spirituale.

“Sono andato in Sudan, e ho visto che i soldi non sono tutto. Ho visto che la gente vuole vedere facce, compassione. É importante andare a trovare la gente. Noi europei pensiamo troppo alla categoria di aiuto, è importante pensare a categorie di partecipazione”.

“Nel contesto di tante iniziative di aiuto, deve sottolinearsi quello che fa la Chiesa: c'è la tendenza in alcune agenzie cattoliche ad avere una prospettiva solo filantropica, umanitaria”.

I cattolici, spiega, non possono “fare della filantropia un mestiere. Così perdiamo il Vangelo, le radici. Essere come gli altri non serve a niente”.

Per questo motivo, Benedetto XVI ha dedicato alla dimensione profonda dell'opera di carità della Chiesa la seconda parte della sua prima Enciclica, "Deus caritas est".

Il porporato ricorda anche che l'opera di carità della Chiesa cattolica in Africa garantisce il sistema sanitario o educativo di alcuni Paesi. In Uganda, ad esempio, è stata realizzata un'opera decisiva nella lotta all'Aids.

Il Cardinale Cordes conclude ricordando che se la comunità internazionale ha abbracciato il concetto di aiuto allo sviluppo all'estero “è una vittoria della Chiesa”, perché prima questo concetto non esisteva in nessun Paese.
+PetaloNero+
00lunedì 16 marzo 2009 17.18
Da domani il Papa in Africa: Camerun e Angola le tappe del primo viaggio apostolico di Benedetto XVI nel continente


C'è grande attesa in tutta l'Africa per il primo viaggio di Benedetto XVI nel continente. Il Papa partirà domani mattina per il Camerun: qui consegnerà l'Instrumentum laboris del secondo Sinodo per l'Africa che si svolgerà in ottobre in Vaticano. Dal 20 al 23 marzo sarà in Angola. Ieri all'Angelus il Pontefice ha chiesto ai fedeli di accompagnare con la preghiera questo suo undicesimo viaggio apostolico internazionale. Parto per l'Africa - ha detto - con la consapevolezza di non avere altro da proporre se non Cristo e la Buona Novella della sua Croce, mistero di amore divino che genera una forza irresistibile di pace e riconciliazione fino al perdono dei nemici. Ma diamo la linea al nostro inviato, Giancarlo La Vella:

Il Papa e l’Africa: un rapporto preferenziale, quasi tra un padre ed i suoi figli sofferenti. Un rapporto che ha vissuto momenti di concreto affetto sin dal 1969, primo viaggio in epoca moderna di un Pontefice – Paolo VI – in Uganda, e poi attraverso le 16 visite di Giovanni Paolo II, dal 1980 al 2000. Ora, Benedetto XVI raccoglie il testimone dei suoi predecessori e si reca in Camerun e Angola, due realtà che racchiudono in sé gran parte degli aspetti di tutto il continente. “Penso agli emarginati e a tutte le persone che soffrono nel cuore e nel corpo”, disse Giovanni Paolo II congedandosi, nel settembre del 1995, a conclusione della sua ultima permanenza in Camerun. “Saluto le famiglie, che portano avanti con coraggio i loro compiti; rivolgo i miei auguri ai giovani affinché costruiscano il loro futuro in maniera positiva, aperti alla dimensione spirituale della vita, preoccupandosi sempre di essere utili ai propri fratelli”.

E salutando l’Angola, nel giugno del 1992: “Popolo dell’Angola – disse Giovanni Paolo II ad un Paese in una difficile fase di riconciliazione dopo una durissima guerra civile – non desistere nel cammino che conduce ad una riconciliazione autenticamente fraterna. Potrete così superare gli ostacoli della povertà e perseguire uno sviluppo che possa assicurare un futuro migliore per le generazioni future”. Benedetto XVI, sulle orme del suo predecessore, in Camerun consegnerà alla Chiesa africana l’Instrumentum laboris, atto con cui si aprirà simbolicamente la seconda Assemblea speciale del Sinodo per l’Africa dal titolo “La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace”. I lavori dell’assise si svolgeranno poi ad ottobre in Vaticano. Lo stesso aveva fatto Giovanni Paolo II sempre a Yaoundé, presentando l’Esortazione apostolica post-sinodale “Ecclesia in Africa” a conclusione della prima assemblea.

Dopo il Camerun, per il Papa, l’Angola, dove si stanno celebrando ancora i 500 anni dell’evangelizzazione iniziata nel 1491. Sia il Camerun sia l’Angola si affacciano sulla costa atlantica dell’Africa, separati dall’Equatore. Il Camerun, a Nord, è indipendente dal 1961, dopo la dominazione francese e britannica; oltre 17 milioni di abitanti su 475 mila chilometri quadrati, di essi oltre un quarto di religione cattolica. E’ una Repubblica presidenziale che solo negli ultimi anni ha superato le violente frizioni tra gruppi secessionisti anglofoni e oggi gode di una più stabile situazione politica e sociale.

Anche l’Angola è oggi una Repubblica presidenziale, dopo essere stata una colonia portoghese sino al 1975. Sedici milioni gli abitanti su una superficie di un milione e 250 mila chilometri quadrati, che ne fanno – per estensione – il quinto Paese del Continente. Oltre metà della popolazione è di religione cattolica. Dal 1975 al 2002, il Paese è stato teatro di una cruenta guerra civile che causò 500 mila morti. Pochi i momenti di tregua, uno dei quali consentì la visita di Giovanni Paolo II nel 1992. In lotta, i movimenti che avevano combattuto il colonialismo portoghese, ognuno dei quali poi cercò di imporre la propria leadership nell’indipendenza. Dal 2002 la parola “pace” risuona sempre più forte e nel Paese è iniziato un sia pur graduale periodo di miglioramento economico e sociale.

Uno dei momenti significativi per il futuro del continente sarà la consegna, a Yaoundé, dell’Instrumentum laboris per il secondo Sinodo per l’Africa. Ascoltiamo padre Mathias Stephane, presidente dell’ufficio per la comunicazione della Conferenza episcopale del Camerun, al microfono di Giancarlo La Vella:

R. – Sarà significativo non soltanto per il futuro: sarà anche un’apertura perché se si ricorda il primo Sinodo, che ha avuto luogo a Roma nel 1994, si è visto proprio come tutta l’Africa si sia alzata per celebrare questo evento. Per cui, questa sarà la seconda volta per l’Africa di sentirsi spinta a poter portare la fede in tutto il continente e di far sentire a tutti i fedeli che la Chiesa cattolica non ha dimenticato l’Africa e continua sempre a pensare all’Africa.
Sulla religiosità in Camerun ascoltiamo un altro sacerdote di questo Paese africano, padre Bayeni Sosthene, al microfono di Giancarlo La Vella:

R. - L’aspetto della fede in Camerun attraversa un momento critico, ci troviamo ad un crocevia. Un primo passo è già stato compiuto quando la fede è arrivata in Camerun, adesso c’è un tentativo di ritornare a qualcosa di tradizionale ma allo stesso tempo c’è la modernità, la globalizzazione, i mezzi di comunicazione e c’è il desiderio importante di vivere una fede vera e autentica. Credo che questo sia un momento di scelta per avere una fede vera, pura, che porti a un vero incontro col Signore. Tante persone chiedono un aiuto per incontrare il Signore, per vivere un’autentica esperienza di fede, un cammino di fede, sia nella preghiera, sia nello studio. C’è poi una forte fede nella preghiera: per esempio, quando c’è una malattia le persone chiedono sempre una preghiera e una benedizione; chi non trova lavoro, chi non trova una soluzione a un problema chiede sempre un aiuto spirituale da parte del sacerdote.

D. - In questa tensione tra tradizione e modernità la fede che posto trova?

R. - La fede sta facendo una sua strada e bisogna aiutare a farla maturare nella gente per un’autentica inculturazione. Non é facile perché ci sono tante voci che gridano a destra e a sinistra. La Conferenza episcopale prova a insegnare come combattere, per esempio la corruzione, la perdita di alcuni valori come il senso della famiglia, il senso del rispetto della vita: con la fede cerchiamo di trovare i nostri veri valori ma trasformati dal Vangelo.


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L'Africa è il nuovo motore della Chiesa cattolica



ROMA, lunedì, 16 marzo 2009 (ZENIT.org).- Grazie alla pubblicazione da parte della Santa Sede delle statistiche relative alla Chiesa cattolica in Angola e Camerun, si può constatare il rilevante aumento dei cattolici e la grande forza della Chiesa in entrambi i Paesi, se si paragonano ai dati di 80 anni fa.

Oggi la Chiesa camerunense e quella angolana sono veramente africane e non dipendono dall'impulso missionario delle congregazioni e degli ordini religiosi che tanto hanno fatto per diffondere il Vangelo in questi Paesi.

La Repubblica del Camerun, con capitale Yaoundé, ha una popolazione di 18.160.000 abitanti, 4.842.000 dei quali cattolici (il 26,7 % della popolazione). Esistono 24 circoscrizioni ecclesiastiche, 916 parrocchie e 3.630 centri pastorali di altro tipo. Attualmente ci sono 31 Vescovi, 1.847 sacerdoti, 2.478 religiosi, 28 membri laici di istituti secolari e 18.722 catechisti. I seminaristi minori sono 2.249, quelli maggiori 1.361.

Un totale di 410.964 alunni frequenta i 1.530 centri educativi cattolici, dalle scuole materne all'università. Per quanto riguarda i centri caritativi e sociali di proprietà della Chiesa o diretti da ecclesiastici o religiosi, in Camerun ci sono 28 ospedali, 235 ambulatori, 11 ospizi per anziani e invalidi, 15 orfanotrofi, 40 consultori familiari e altri centri per la difesa della vita, 23 centri speciali di istruzione o reinserimento sociale e 32 istituzioni di altro tipo.

E' interessante paragonare questi dati con la situazione della Chiesa camerunense 80 anni fa, quando non si era nemmeno costituito il Paese. Nel 1932 la Chiesa cattolica si articolava in tre vicariati apostolici (Foumban, Yaoundé e Douala). Aveva 246.742 cattolici e i sacerdoti erano 77, nessuno dei quali autoctono. C'erano poi 32 religiosi non sacerdoti, 8 dei quali locali. Le religiose erano 37, due delle quali africane.

La Repubblica dell'Angola, la cui capitale è Luanda, ha 15.473.000 abitanti, di cui 8.600.000 cattolici, ovvero il 55,6% della popolazione. Ci sono 18 circoscrizioni ecclesiastiche, 307 parrocchie e 2.976 centri pastorali di altro tipo. Attualmente ci sono 27 Vescovi, 794 sacerdoti, 2.276 religiosi, 5 membri laici di istituti secolari e 30.934 catechisti. I seminaristi minori sono 1.031, quelli maggiori 1.236.

Nelle 481 scuole materne, secondarie, superiori e università di proprietà della Chiesa o dirette da ecclesiastici o religiosi studiano 226.798 alunni. Quanto ai centri caritativi e sociali gestiti dalla Chiesa o da ecclesiastici o religiosi, in Angola ci sono 23 ospedali, 269 ambulatori, 16 case per anziani e invalidi, 45 orfanotrofi, 37 consultori familiari e altri centri a favore della vita, 28 centri speciali di istruzione o reinserimento sociale e 41 istituzioni di altro tipo.

Come in Camerun, 80 anni fa in Angola la presenza dei cattolici era più ridotta di oggi. C'erano 322.589 fedeli, con 73 sacerdoti, 3 dei quali angolani, 48 religiosi (uno angolano) e 48 religiose (11 africane).






L'Angola attende le parole di pace di Benedetto XVI


Afferma il Presidente del Comitato preparatorio della visita del Santo Padre





LUANDA, lunedì, 16 marzo 2009 (ZENIT.org).- “Aspettiamo con trepidazione le parole di pace e di riconciliazione del Santo Padre in un Paese ancora sofferente per le ferite della guerra civile”, ha detto mons. Filomeno do Nascimento Vieira Dias, Vescovo di Cabinda e Presidente del Comitato preparatorio della visita che il Santo Padre compirà in Angola dal 20 al 23 marzo.

In una intervista all'agenzia Fides, il presule ha spiegato che “tutta l'Angola attende con gioia la visita del Santo Padre. In particolare si avverte il fervore con il quale la Chiesa, nelle sue molteplici espressioni, si sta preparando all'arrivo di Benedetto XVI”, che partirà il 17 marzo per il suo primo viaggio apostolico in Africa.

“Vogliamo accogliere il Santo Padre facendogli sentire il calore della popolazione angolana, desideriamo accogliere Benedetto XVI nella tradizione della festa angolana”, ha detto.

“Abbiamo bisogno del suo conforto spirituale, delle sue indicazioni morali sulla giustizia, sulla pace, sulla ricerca del bene comune, sul progresso civile e spirituale”, ha poi sottolineato.

In vista della visita di Benedetto XVI, la Chiesa angolana ha organizzato momenti di preghiera con un testo comune appositamente preparato.

“In ogni parrocchia dell'Angola, ogni domenica, si è seguita una catechesi particolare incentrata sulla figura del Pontefice – ha spiegato il Vescovo di Cabinda – . Di domenica in domenica, si è affrontato un aspetto particolare della figura Petrina: l'essere Vicario di Cristo, il ruolo del Papa nella Chiesa universale, il suo rapporto con le Chiese particolari e così via, in modo da offrire ai fedeli la possibilità di comprendere pienamente il significato della visita del Papa”.

“Anche se la visita è concentrata solo nella capitale, Luanda, tutte le diocesi angolane sono coinvolte – ha poi aggiunto –. Sono attesi almeno 4mila delegati da tutte le diocesi del Paese, più numerosi fedeli da tutta l'Angola”.

Per accogliere tutte queste persone, ha proseguito, “sono state mobilitate le scuole cattoliche di Luanda, dove verranno alloggiati i pellegrini che non risiedono nella capitale”, inoltre “è stata organizzata una raccolta di viveri per assicurare loro i pasti, stiamo predisponendo i servizi igienici e un servizio sanitario e di pronto soccorso”.

“La sera dell'arrivo del Santo Padre in Angola, per le strade di Luanda si svolgerà una processione di quattro chilometri che si concluderà con una Veglia di preghiera – ha rivelato –. Per preparare tutto questo occorre tanto lavoro, ma lo stiamo facendo con grande gioia e in spirito di fraternità”.

L'Angola è il primo Paese dell'Africa subasahariana ad essere stato evangelizzato. Il primo battesimo risale infatti al 1491, un anno prima della scoperta dell'America.

L'Angola ha una popolazione di oltre 16 milioni di abitanti. I cattolici sono 8 milioni 334mila, distribuiti in 18 diocesi con 283 parrocchie.






+PetaloNero+
00martedì 17 marzo 2009 16.32
VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN CAMERUN E ANGOLA (17-23 MARZO 2009) (I)

Ha inizio questa mattina l’11° Viaggio internazionale del Santo Padre Benedetto XVI che lo porta in Camerun e Angola.

L’aereo con a bordo il Santo Padre - un B777 dell’Alitalia - è partito dall’aeroporto di Fiumicino (Roma) alle ore 10.20.

L’arrivo all’aeroporto Nsimalen di Yaoundé (Camerun) è previsto per le ore 16.00.



TELEGRAMMA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Nel momento di lasciare il territorio italiano, il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire al Presidente della Repubblica Italiana, On. Giorgio Napolitano il seguente messaggio telegrafico:

A SUA ECCELLENZA

ON. GIORGIO NAPOLITANO

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

PALAZZO DEL QUIRINALE

00187 ROMA

NEL MOMENTO IN CUI MI ACCINGO A COMPIERE UN VIAGGIO APOSTOLICO IN CAMERUN E IN ANGOLA MOSSO DAL VIVO DESIDERIO DI INCONTRARE I FRATELLI NELLA FEDE E GLI ABITANTI DI QUELLE CARE NAZIONI MI È GRADITO RIVOLGERE A LEI SIGNOR PRESIDENTE L’ESPRESSIONE DEL MIO DEFERENTE SALUTO CHE ACCOMPAGNO CON FERVIDE PREGHIERE PER IL BENE E LA PROSPERITÀ DELL’INTERO POPOLO ITALIANO

BENEDICTUS PP. XVI




Il Papa in volo verso il Camerun, prima tappa del suo 11.mo viaggio apostolico internazionale. Ai giornalisti a bordo dell’aereo dice: amo l’Africa e la sua fede gioiosa

Amo l’Africa e la fede gioiosa degli africani, questo viaggio in Camerun e Angola vuole essere un segno di gioia e speranza: con queste parole, Benedetto XVI ha parlato del suo imminente arrivo in terra camerunese, rispondendo a sei domande rivoltegli qualche ora fa dai giornalisti sull’aereo papale diretto a Yaoundé. Qui, dopo circa sei ore di volo, il Papa atterrerà intorno alle ore 16 ed avrà così inizio, con la cerimonia di benvenuto, l’11.mo viaggio apostolico internazionale di Benedetto XVI. Dall’aereo papale, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, riferisce dei passaggi salienti della conferenza stampa:

Il Papa ha risposto a sei domande dei giornalisti in circa venti minuti, mezz’ora. Ha toccato molti punti cruciali: ad esempio, la crisi economica mondiale e il suo impatto nei Paesi poveri e l’importanza dell’etica per un retto ordine economico-mondiale, argomento che sarà sviluppato ulteriormente anche nella prossima Enciclica:


“Naturalmente, farò appello alla unitarietà internazionale (…) parlerò di questo anche nell’Enciclica: questo è un motivo del ritardo. (…) Spero che l’Enciclica potrà anche essere un elemento, una forza per superare questa crisi”.


Ha parlato pure della Chiesa africana, della sua vitalità e dei suoi problemi: dell’annuncio del Vangelo per il continente, della capacità dell’annuncio della Chiesa di rispondere alle attese più profonde della cultura africana e di dare un ampio respiro comunitario e di lungo termine, a differenza delle promesse di benessere di breve termine che danno le sette religiose:


“Io amo l’Africa, ho tanti amici africani già dai tempi in cui ero professore fino a tutt’oggi. Amo la gioia della fede, questa gioiosa fede che si trova in Africa”.


Il Papa ha anche parlato dell’Aids e della prospettiva cristiana dell’amore e della sessualità e dell’impegno efficace e positivo di tante istituzioni cattoliche a vantaggio dei malati e dei sofferenti, un messaggio di speranza per l’Africa e per la Chiesa in Africa:


“Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con slogan pubblicitari (…) non si può superare con la distribuzione di preservativi, che al contrario aumentano il problema. La soluzione può solo essere una umanizzazione della sessualità, un rinnovo spirituale e umano”.


Sorridendo il Papa, all’inizio della conferenza, ha anche risposto a una domanda circa la sua presunta solitudine, di cui parlano tanto spesso i media:


“Per dire la verità, mi fa un po’ ridere questo mito della mia solitudine. In nessun modo mi sento solo. Ogni giorno ricevo delle visite dei collaboratori più stretti, incominciando dal segretario di Stato (...) Sono realmente circondato da amici e in stupenda collaborazione con vescovi, collaboratori, laici e sono grato per questo”.
In sostanza, abbiamo visto, all’inizio di questo viaggio, un Papa sereno e fiducioso sulla strada del suo primo incontro, come Pontefice, con l’Africa.



www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?anno=2009&videoclip=746&sett...
+PetaloNero+
00martedì 17 marzo 2009 16.33
L'attesa del Papa a Yaoundé e in tutto il Camerun nelle testimonianze di rappresentanti della Chiesa locale


Durante la sua rotta verso l’Africa, Benedetto XVI ha indirizzato come di consueto alcuni telegrammi di saluto e di benedizione ai capi di Stato dei Paesi sorvolati. In particolare, al presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, il Pontefice ha detto di accingersi al viaggio in Camerun e Angola “mosso dal vivo desiderio di incontrare i fratelli nella fede e gli abitanti di quelle care nazioni”. Analoghi sentimenti sono stati espressi da Benedetto XVI ai presidenti di Tunisia, Libia, Niger e Nigeria.

Intanto, solo un paio d’ore ormai separano il Papa dal primo abbraccio con il Camerun. Al suo arrivo, Benedetto XVI sarà accolto all’aeroporto Nsimalen di Yaoundé dalle massime cariche civili e religiose del Paese africano e terrà il suo primo discorso alla presenza del capo di Stato, Paul Biya. Il nostro inviato, Giancarlo La Vella, ci restituisce nel suo servizio l'atmosfera che si respira per le strade di Yaoundé:

Il Papa riparte dal Camerun nel suo costante e attento dialogo con l’Africa e la città di Yaoundè si è vestita a festa per questo eccezionale incontro, il terzo con un Pontefice dopo le visite del 1985 e 1995 di Giovanni Paolo II. Ogni strada, soprattutto quelle attraverso le quali si snoderà il corteo papale negli spostamenti cittadini, reca un caloroso segno di saluto: “Santo Padre ti accogliamo a braccia aperte”, “Benvenuto in Cameroun, Benedetto”, le frasi più ricorrenti, e poi tante espressioni augurali nelle strade che il Santo Padre percorrerà il 19 marzo, San Giuseppe, giorno del suo onomastico. I colori, i profumi e le luci dell’Africa camerunense si fonderanno con il bianco e il giallo delle bandiere vaticane, che già a centinaia sono esposte in tutta Yaoundé. Una città in cui si vive all’aperto, tra i mille mercatini dove si vende di tutto, e il caos delle voci e dei rumori dei motori, che fanno da costante colonna sonora alla vita della gente, che nonostante oggi non conosca il dolore della guerra o le difficoltà della povertà, così come in altre regioni africane, mostra con dignità tutte le difficoltà del vivere quotidiano.


Non sarà la magnificenza dell’arte rinascimentale o la strabiliante modernità ad accogliere il Papa, ma la semplicità dei luoghi e la sincera gioia dei fedeli. Questa è la ricchezza che offre al vicario di Cristo il Camerun, un Paese indipendente dal 1961, dopo la colonizzazione franco-britannica. Furono i padri Pallottini tedeschi a portare il Vangelo nel Paese nel 1890 e a sviluppare il cattolicesimo, che oggi è seguito da quasi il 27% dei 17 milioni di abitanti. “Con questa visita, intendo abbracciare l’intero continente africano: le sue differenze, il suo faticoso cammino di sviluppo e di riconciliazione; le sue dolorose ferite e le sue speranze. Parto con la consapevolezza di non avere altro da donare, se non Cristo e la Buona Novella della sua Croce”. E’ stato il Papa stesso, con sintesi efficace, a puntualizzare, all’Angelus di domenica scorsa, i motivi del suo viaggio pastorale in Africa, continente dalle tante contraddizioni e dalle tante potenzialità.


Camerun e Angola, dunque le tappe, ma per parlare all’intero continente africano e per dare l’abbrivio all’evento che definirà in ottobre il ruolo della Chiesa del continente, chiamata a confrontarsi con ataviche emergenze, riassunte nel titolo del Sinodo che i vescovi africani terranno in Vaticano: “La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace”. Alle quattro di pomeriggio, l’arrivo dell’aereo papale all’aeroporto Nsimalen di Yaoundé, dove si terrà la cerimonia di benvenuto e durante la quale il Papa rivolgerà le sue prime parole di saluto. Il Pontefice si ritirerà nella nunziatura, dove alloggerà nel periodo camerunense. Una particolarità, la nunziatura, situata su di un colle che domina tutta Yaoundé, è circondata da un giardino tropicale, nel quale il nunzio apostolico, mons. Ariotti, ha fatto sistemare una serie di statue che raffigurano vita di Cristo, la storia della Salvezza, la storia della Chiesa e della devozione popolare, il tutto grazie all’opera di artisti locali.


Per la sua conformazione interna - ricca di differenze etniche e religiose ma capaci di coesistere nel segno della collaborazione - il Camerun viene spesso indicato come uno Stato-modello dell’Africa contemporanea. Ma quale volto presenta oggi il Paese a Benedetto XVI, rispetto a quello del 1985 e 1995 quando lo visitò Giovanni Paolo II? Giancarlo La Vella lo ha domandato a mons. Joseph Akonga Essomba, segretario generale della Conferenza episcopale del Camerun:

R. - E’ un Camerun che ha avuto una certa maturazione a più livelli, perché nelle due volte che Giovanni Paolo II è giunto in Camerun, già la prima volta era stato chiesto di avere nel Paese un’Università Cattolica, cosa che è diventata realtà. Esiste un’Università Cattolica per l’Africa Centrale, che ora è un riferimento per tutto il continente. Inoltre, si registra un processo di democratizzazione dappertutto in Africa, che allora non si viveva in modo concreto. Nuove diocesi sono state fondate da Giovanni Paolo II e anche da Benedetto XVI, il che fa sì che la Chiesa sia molto viva. Devo dire che il Camerun è cambiato da quel tempo.


D. - Uno dei momenti più attesi è l’incontro con la comunità musulmana, una comunità molto numerosa in Camerun. Com’è la realtà islamica oggi nel Paese?


R. – Le relazioni con i musulmani in Camerun sono molto buone, devo dire. In questo Paese ci sono soprattutto sunniti anche se, parlando di comunità di fede, essi rappresentano una minoranza, mentre i cristiani sono la maggioranza. Questo fa sì che i musulmani abbiano sempre collaborato con i cristiani. Adesso, nel sud del Paese, si nota la costruzione di alcune moschee, con l’aiuto dell’Arabia Saudita. Le relazioni sono molto buone e il rispetto è mutuo, non c’è traccia di estremismi presenti in altre parti. C’è un aiuto fraterno, anche perché la Chiesa cattolica si è impegnata in gruppi di riflessione: uno si chiama “Forum Camerun”, un altro agisce soprattutto a livello sociale. C’è poi un gruppo che agisce a livello teologico, che sviluppa una riflessione teologica sul dialogo interreligioso tra la comunità cristiana e i musulmani.


D. - C’è poi l’incontro del Papa con il mondo della malattia. Come si manifesta la sofferenza in una realtà così difficile come quella africana?


R. - La sofferenza fa parte della vita. Siamo molto lieti che il Santo Padre possa incontrare il mondo della sofferenza. Ci sono malattie che la gente non può curare, perché mancano i mezzi economici. La gente è ancora molto povera. C’è qualcuno che muore di malaria, perchè non ha i mezzi per farsi curare in ospedale. La Chiesa cattolica lavora molto, specie nei dispensari tenuti dalle suore missionarie e dai sacerdoti. E’ una realtà molto, molto viva qui in Camerun.


D. - Come vive la Chiesa del Camerun, ma anche di tutta l’Africa, il tema del secondo Sinodo dei Vescovi per l’Africa, e cioè l’impegno della Chiesa africana per la riconciliazione, la giustizia e la pace?


R. - L’Africa, purtroppo, è il continente dove non solo c’è povertà, ma ci sono anche guerre e rifugiati, frutto di conflitti e interessi egoistici di alcune persone. Penso, dunque, che tutta la gente, soprattutto la gioventù, vorrebbe avere per il suo futuro giustizia, vorrebbe vivere in pace. Per vivere bene - come creature degne, create da Dio - c’è bisogno di questa giustizia e di questa pace.


D. - Quale sarà il saluto che il Camerun rivolgerà al Papa?


R. - Sarà il saluto di una Chiesa, di una comunità di credenti, che accoglie il Pastore universale, che accoglie il successore di Pietro, che viene a incoraggiare, ad esortare i suoi figli nella fede, perché rimangano fedeli a quella fede che hanno ricevuto il giorno del Battesimo e perché siano veramente come nel tema del Sinodo: “Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo”. Che i cristiani di questo Paese possano invitare gli altri a capire che, vivendo da cristiani, si vive in maniera differente dal solito e che la fede in Cristo fa cambiare l’uomo.(Montaggio a cura di Maria Brigini)


Il ruolo della donna nella società africana costituirà - soprattutto con la successiva tappa in Angola di Benedetto XVI - uno degli punti di riflessione di questo viaggio pontificio. Il nostro inviato Giancarlo La Vella ne ha parlato con suor Jocelyne Kamga, della Congregazione delle Suore di Sant’Anna, che descrive anzitutto l’attesa del Papa tra le religiose del Paese:

R. - Noi religiose del Camerun siamo molto contente. Viviamo questo momento come un momento di grazia e aspettiamo che il Santo Padre ci rinvigorisca nella nostra fede e ci aiuti ad essere segno di speranza in mezzo ai popoli che soffrono e hanno diversi problemi di povertà, di sofferenza; speranza per i giovani che si sentono un po’ abbandonati, smarriti, non hanno un futuro sicuro. Per noi, è un grande momento di speranza. Aspettiamo proprio quello che il Papa ci dirà per essere a nostra volta segno di speranza.


D. - Uno dei momenti importanti di questo viaggio, che avverrà, però, in Angola, è l’incontro con i Movimenti cattolici per la promozione della donna. L’elemento femminile in Africa è sempre stato considerato molto importante...


R. - La donna è la madre dell’umanità e per noi africani la donna è proprio la madre, perchè porta l’essere vivente nel suo seno. E’ al centro di questa nostra cultura. Poi voi sapete che da noi la Chiesa è fatta dalle donne. La maggior parte dei cristiani sono donne e sono molto ferventi, con il loro impegno spirituale e materiale, nel sostenere le nostre chiese. Poi abbiamo anche un altro elemento: noi religiose ci prendiamo cura della donna in modo speciale, perché, nonostante il fatto che la donna sia il centro, in quanto madre e perché porta la vita, dall’altro lato è abbandonata e messa in secondo piano, e non partecipa direttamente alle prese di decisioni, alla vita della società ed anche alla vita della cultura. Gli uomini si sono impadroniti della situazione. Nella nostra società, però, la donna sta prendendo piede, è intraprendente. Nel piccolo commercio in maggioranza sono donne e, come ho detto, sono sempre le donne che sono il fermento vivo della Chiesa in Camerun.


Come ricordato in apertura, dopo la cerimonia inaugurale in programma tra meno di due ore all’aeroporto di Yaoundé, Benedetto XVI si trasferirà nella Nunziatura della capitale camerunense. Domattina, il Pontefice si recherà in visita di omaggio dal presidente, Biya, e terrà un discorso nel palazzo presidenziale. Quindi, sarà la volta del pranzo dei vescovi del Camerun con Benedetto XVI, nella Nunziatura apostolica. Nel pomeriggio, infine, il Papa presiederà la celebrazione dei Vespri nella solennità di San Giuseppe nella Basilica di Maria Regina degli Apostoli di Yaoundé, alla presenza del clero e di tutte le forze della Chiesa cattolica nel Paese, oltre che di rappresentanti di altre confessioni camerunensi.


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00martedì 17 marzo 2009 16.34
Musulmani e protestanti danno il benvenuto al Papa in Camerun


“Una benedizione”, commenta il grande Imam di Yaoundé





YAOUNDÉ, martedì, 17 marzo 2009 (ZENIT.org).- Giungendo all'aeroporto internazionale Nsimalen di Yaoundé, Benedetto XVI ha ricevuto il benvenuto di musulmani e protestanti del Camerun.

“Nel Corano, il profeta Maometto ci raccomanda di accogliere bene gli stranieri, perché spesso vengono in pace. Per noi, quindi, l'arrivo del Papa è una benedizione”, ha dichiarato il grande Imam di Yaoundé, lo sceicco Ibrahim Moussa.

Durante il suo soggiorno in Camerun, il Papa riceverà in varie occasioni il benvenuto dei responsabili della comunità musulmana del Paese, la seconda per numero dopo quella cristiana.

In occasione dell'arrivo del Pontefice, lo sceicco Ibrahim Moussa ha rivolto un appello ai fedeli musulmani a “rispettare la religione degli altri e a unirsi per accogliere questo grande uomo”.

Secondo quanto ha riferito alla stampa locale, il leader islamico ha assicurato che “consideriamo il Papa un grande Imam”, in riferimento alla figura incaricata di presiedere la preghiera canonica musulmana ponendosi davanti ai fedeli perché questi lo seguano nelle parole e nei movimenti.

“Preghiamo perché il suo soggiorno si svolga positivamente e torni a casa in pace”, ha aggiunto l'Imam.

“Noi abbiamo una buona considerazione di lui, e soprattutto conviviamo pacificamente con i fedeli cattolici. Di fatto, preghiamo l'unico Dio. I musulmani, quindi, sono contenti come loro di ricevere il Papa qui, nel nostro Paese”.

Hanno dato il benvenuto al Papa anche le comunità protestanti.

“L'arrivo del Santo Padre nel nostro Paese è una grazia che non può lasciare un cristiano indifferente”, ha sottolineato in particolare il reverendo Jean Emile Ngué, segretario generale del Consiglio delle Chiese protestanti del Camerun, che considera l'arrivo del Papa “un avvenimento di grande portata spirituale”.

[Con informazioni di Isabelle Cousturié]
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00martedì 17 marzo 2009 16.34
Evangelizzazione e impegno sociale, i compiti dei cattolici in Africa


Spiega il fondatore della Comunità di Sant'Egidio




di Mercedes de la Torre


ROMA, martedì, 17 marzo 2009 (ZENIT.org).- Grandi sono le aspettative sul viaggio apostolico in Africa di Benedetto XVI, che da questo martedì fino al 23 marzo lo condurrà prima in Camerun e poi in Angola.

Ad affermarlo a ZENIT è stato il fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi, sostenendo che “il viaggio del Papa sarà molto importante, prima di tutto perché l'Africa resta in crisi”.

Tra i problemi principali che il continente si trova ad affrontare, lo storico ha citato “AIDS, malattie, guerre e Stati fragili”.

L'Africa, tuttavia, non è solo fonte di problemi. Secondo Riccardi, i cristiani hanno la responsabilità di evangelizzare e lottare per una società più umana.

“I cattolici e i cristiani hanno un ruolo importante”, ha dichiarato. “Devono assumere la loro responsabilità nell'evangelizzazione, ma non solo. Devono assumere la propria responsabilità per una società più giusta e più umana”.

“Il Papa va a confermare le Chiese e ad aprire un percorso che poi passerà attraverso il Sinodo di ottobre”, ha aggiunto.

In Camerun, il Pontefice consegnerà l'Instrumentum laboris del prossimo Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà dal 4 al 25 ottobre 2009 sul tema “La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo”.
+PetaloNero+
00martedì 17 marzo 2009 16.44
Il viaggio del papa in Africa: i 107 del volo papale
Scritto da Salvatore Scolozzi


Benedetto XVI parte per il Camerun e l’Angola per il suo primo viaggio apostolico nel continente africano. Una sette giorni intensa, dal 17 al 23 marzo, ricca di grande significato pastorale, e densa di messaggi “di riconciliazione, di giustizia e di pace”. Alle ore 10 del 17 marzo la partenza del Boeing 777 dell’Alitalia dall’aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino. Nel volo AZ 4000 con destinazione Yaoundé (Camerun), oltre a Benedetto XVI, viaggeranno il seguito papale (34 persone), i giornalisti ammessi al volo (70), un funzionario della Sala stampa vaticana e uno dell’Alitalia. In tutto, oltre al personale di volo, 107 persone, incluso, ovviamente, il papa.


La Segreteria di Stato della Santa sede ha indicato che il seguito papale sarà formato da 3 cardinali, 4 vescovi, 9 sacerdoti e 18 laici. Alla sua guida il Segretario di Stato, S.Em. Card. Tarcisio Bertone. Gli altri cardinali saranno il prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, S.Em. Card. Ivan Dias, e il prefetto emerito della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, S.Em. Card.Francis Arinze.

Saranno presenti inoltre il sostituto alla Segreteria di Stato S.E.R. Mons. Fernando Filoni, l’elemosiere di Sua Santità, S.E.R. Mons. Félix Del Blanco Prieto, il Segretario generale del Sinodo dei vescovi, S.E.R. Mons. Nikola Eterović, e il segretario della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, S.E.R. Mons. Robert Sarah. Tra i sacerdoti, saranno del seguito Mons. Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche, Mons. Georg Gänswein, segretario particolare del papa, coadiuvato da Mons. Alfred Xuereb. Per la Segreteria di Stato, saranno presenti Mons. Jean-Marie Speich, Mons. Peter B. Wells e Mons. Antonio F. Da Costa.

A coadiuvare mons. Marini nelle liturgie ci saranno Mons. Konrad Krajewski e Mons. Guillermo Karcher. Saranno ovviamente presenti il direttore della Sala Stampa vaticana, del CTV e della Radio vaticana, P. Federico Lombardi, S.J. e il funzionario della Sala Stampa, Vik van Brantegem, veterano dei viaggi papali.

Tra i laici si segnalano il dott. Alberto Gasbarri, responsabile dell’organizzazione del viaggio, coadiuvato dal dott. Paolo Corvini e il Prof. Giovanni Maria Vian, direttore de L'Osservatore Romano. Accompagnerà il papa anche il suo medico personale, dott. Renato Buzzonetti e il dott. Patrizio Polisca, della direzione per la Sanità e l’Igiene dello Stato della Città del Vaticano.

La sicurezza del Santo Padre sarà garantita dai 5 della gendarmeria vaticana, guidati dal dott. Domenico Giani oltre che dal Cap. Pino Cocco della Guardia Svizzera pontificia, coadiuvato dal serg. Stephan Probst.

Tra i media della Santa Sede, faranno parte del seguito il fotografo dell’Osservatore Romano, Francesco Sforza, due operatori del CTV e due della Radio vaticana.

L’assistente dall’Alitalia è Stefania Izzo, responsabile per i trasferimenti aerei.

Tra i 70 giornalisti accreditati, 19 fanno riferimento a testate italiane e 4 ai media del vaticano(CTV e Osservatore Romano). Gli altri 47 giornalisti rappresentano le più importanti testate giornalistiche mondiali. Dei 70, sei sono photoreporter per le agenzie AP, AFP, Ansa (Ciro Fusco), Reuters (Alessandro Bianchi), Catholic Press Photo (Alessia Giuliani) e SIPA.

Per le televisioni ci saranno ben 26 giornalisti. Tra i corrispondenti Giuseppe De Carli, direttore della Struttura Rai Vaticano, Raffaele Genah, TG1, Lucio Brunelli, TG2, Mons. Guido Todeschini, Telepace, 2 giornalisti della ZDF, 1 rispettivamente per France 2, KTO TV, ABC News, Canal 13 TV UC Chile, TPA.
Sempre per le televisioni saranno presenti 2 tecnici e 4 producer, oltre a 9 cameramen per le agenzie EU Pool TV (Stefano Belardini), AP-Reuters pool TV (Gabriele Pileri), ZDF, France 2, Telepace (Simone Tommasi), KTO TV, Canal 13 TV UC Chile, Fanes Film (Ciro Cappellari) e TPA.

I redattori di giornali, agenzie e periodici saranno 32. Per i quotidiani italiani saranno presenti Franca Giansoldati (Il Messaggero), Carlo Marroni (Il Sole 24 Ore), Mimmo Muolo (Avvenire), Marco Politi (La Repubblica), Andrea Tornelli (Il Giornale) e Gian Guido Vecchi (Corriere della Sera). Per i quotidiani stranieri Isabelle De Gauliminn Sallè (La Croix), Jaen Marie Guénois (Le Figaro) e Stéphanie Le Bars (Le Monde).

Tra gli inviati delle agenzie di stampa, per la Reuters ci sarà Philip Pullella, per l’Ansa, Elisa Pinna. Tra le altre agenzie, segnaliamo la Itar-Tass, la EFE, la I.Media, la CIC, DPA, AFP, AP e CNS. Per i periodici, invece, i giornalisti saranno Alberto Bobbio (Famiglia Cristiana), Giulio Albanese (Missio Italia), Ignazio Ingrao (Panorama), e i redattori de Sankt Ulrich Verlag e Famille Chrétienne.

Tra gli otto giornalisti radiofonici abbiamo Gabriele Fontana (Radio Svizzera Italiana), Raffaele Luise (Rai – Gr) e gli inviati di Rne, Cadena Cope, Radio France, Radio Renascença e Rádio Ecclésia.

Dopo un volo di 6 ore, e 4220 km percorsi, il volo papale atterrerà alle ore 16 all’aeroporto internazionale Nsimalen di Yaoundé (Camerun), non prima di aver attraversato Italia, Tunisia, Libia, Niger, Nigeria, Camerun. Gli ammessi al volo papale utilizzeranno di nuovo il B777 dell’Alitalia per il trasferimento del 20 marzo verso l’Angola, (Yaoundé-Luanda, 2 ore e 15’ di viaggio per 1422 km), sorvolando Camerun, Guinea Equatoriale, Gabon, Congo, Repubblica del Congo, Angola.

Il rientro del volo papale è previsto per lunedì 23 marzo. Il volo AZ 4001 lascerà l’Aeroporto internazionale 4 de Fevereiro di Luanda per l’Aeroporto Ciampino (Roma) alle ore 10:30. Arrivo previsto alle ore 18 (7 ore e mezza di viaggio e 5.630 km percorsi), dopo aver sorvolato Angola, Repubblica del Congo, Congo, Camerun, Repubblica Centroafricana, Ciad, Niger, Libia e Italia.


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+PetaloNero+
00martedì 17 marzo 2009 18.48
Discorso di Benedetto XVI all’aeroporto Nsimalen di Yaoundé



YAOUNDÉ, martedì, 17 marzo 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo del discorso pronunciato questo martedì da Benedetto XVI all’aeroporto Nsimalen di Yaoundé, in Camerun, il primo giorno del suo viaggio apostolico in Africa.






* * *

Venerati Fratelli Vescovi,

Cari fratelli e sorelle,

grazie per il benvenuto con cui mi avete accolto. E grazie a Lei, Signor Presidente, per le Sue gentili parole. Apprezzo grandemente l’invito a visitare il Camerun e per questo desidero esprimere la mia riconoscenza a Lei ed al Presidente della Conferenza Episcopale Nazionale, l’Arcivescovo Tonyé Bakot. Porgo il mio saluto a tutti voi che mi avete onorato con la vostra presenza in questa circostanza, e desidero che sappiate quale gioia mi procura l’essere tra voi in terra africana, per la prima volta dalla mia elezione alla Sede di Pietro. Saluto affettuosamente i miei Fratelli Vescovi, come pure il clero e i fedeli laici qui convenuti. Il mio rispettoso saluto va anche ai Rappresentanti del Governo, alle Autorità civili e al Corpo diplomatico. Dal momento che questa Nazione, così come numerose altre in Africa, si avvicina al cinquantesimo anniversario della sua indipendenza, desidero aggiungere la mia voce al coro dei rallegramenti e degli auspici che i vostri amici in ogni parte del mondo vi invieranno in tale lieta occasione. Con gratitudine registro la presenza di membri di altre Confessioni cristiane e di seguaci di altre religioni. Unendovi a noi in questo giorno, voi offrite un chiaro segnale della buona volontà e dell’armonia che esiste in questo Paese tra persone di differenti tradizioni religiose.

Vengo tra voi come pastore. Vengo per confermare i miei fratelli e le mie sorelle nella fede. Questo è stato il compito che Cristo ha affidato a Pietro nell’Ultima Cena, e questo è il ruolo dei successori di Pietro. Quando Pietro predicò alla moltitudine in Gerusalemme nel giorno di Pentecoste, erano presenti tra loro anche visitatori provenienti dall’Africa. La testimonianza poi di molti grandi santi di questo Continente durante i primi secoli del cristianesimo – San Cipriano, Santa Monica, Sant’Agostino, Sant’Atanasio, per nominarne solo alcuni – assicura all’Africa un posto di distinzione negli annali della storia della Chiesa. Fino ai giorni nostri schiere di missionari e di martiri hanno continuato ad offrire la loro testimonianza a Cristo in ogni parte dell’Africa, e oggi la Chiesa è qui benedetta con la presenza di circa centocinquanta milioni di fedeli. Quanto appropriata è dunque la decisione del Successore di Pietro di venire in Africa per celebrare con voi la vivificante fede in Cristo, che sostiene e nutre un così gran numero di figli e figlie in questo grande Continente.

Fu qui a Yaoundé nel 1995 che il mio venerato Predecessore, Papa Giovanni Paolo II, promulgò l’Esortazione post-sinodale Ecclesia in Africa, frutto della Prima Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, svoltasi a Roma l’anno precedente. Il decimo anniversario di quello storico momento fu celebrato or non è molto con grande solennità in questa stessa città. Sono venuto qui per presentare l’Instrumentum laboris per la Seconda Assemblea Speciale, che si realizzerà a Roma nel prossimo ottobre. I Padri del Sinodo rifletteranno insieme sul tema: "La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace: ‘Voi siete il sale della terra…Voi siete la luce del mondo (Mt 5,13-14)". Dopo quasi dieci anni del nuovo millennio, questo momento di grazia è un appello a tutti i Vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici del Continente a dedicarsi nuovamente alla missione della Chiesa a portare speranza ai cuori del popolo dell’Africa, e con ciò pure ai popoli di tutto il mondo.

Anche in mezzo alle più grandi sofferenze, il messaggio cristiano reca sempre con sé speranza. La vita di Santa Josephine Bakhita offre uno splendido esempio della trasformazione che l’incontro con il Dio vivente può portare in una situazione di grande sofferenza ed ingiustizia. Di fronte al dolore o alla violenza, alla povertà o alla fame, alla corruzione o all’abuso di potere, un cristiano non può mai rimanere in silenzio. Il messaggio salvifico del Vangelo esige di essere proclamato con forza e chiarezza, così che la luce di Cristo possa brillare nel buio della vita delle persone. Qui, in Africa, come pure in tante altre parti del mondo, innumerevoli uomini e donne anelano ad udire una parola di speranza e di conforto. Conflitti locali lasciano migliaia di senza tetto e di bisognosi, di orfani e di vedove. In un Continente che, nel passato, ha visto tanti suoi abitanti crudelmente rapiti e portati oltremare a lavorare come schiavi, il traffico di esseri umani, specialmente di inermi donne e bambini, è diventato una moderna forma di schiavitù. In un tempo di globale scarsità di cibo, di scompiglio finanziario, di modelli disturbati di cambiamenti climatici, l’Africa soffre sproporzionatamente: un numero crescente di suoi abitanti finisce preda della fame, della povertà, della malattia. Essi implorano a gran voce riconciliazione, giustizia e pace, e questo è proprio ciò che la Chiesa offre loro. Non nuove forme di oppressione economica o politica, ma la libertà gloriosa dei figli di Dio (cfr Rm 8,21). Non l’imposizione di modelli culturali che ignorano il diritto alla vita dei non ancora nati, ma la pura acqua salvifica del Vangelo della vita. Non amare rivalità interetniche o interreligiose, ma la rettitudine, la pace e la gioia del Regno di Dio, descritto in modo così appropriato dal Papa Paolo VI come "civiltà dell’amore" (cfr Messaggio per il Regina caeli, Pentecoste 1970).

Qui in Camerun, dove oltre un quarto della popolazione è cattolica, la Chiesa è ben piazzata per portare avanti la sua missione per la salute e la riconciliazione. Nel Centro Cardinal Léger, potrò osservare di persona la sollecitudine pastorale di questa Chiesa locale per le persone malate e sofferenti; ed è particolarmente encomiabile che i malati di Aids in questo Paese siano curati gratuitamente. L’impegno educativo è un altro elemento-chiave del ministero della Chiesa, ed ora vediamo gli sforzi di generazioni di insegnanti missionari portare il loro frutto nell’opera dell’Università Cattolica dell’Africa Centrale, un segno di grande speranza per il futuro della regione.

Il Camerun è effettivamente terra di speranza per molti nell’Africa Centrale. Migliaia di rifugiati dai Paesi della regione devastati dalla guerra hanno ricevuto qui accoglienza. E’ una terra di vita, con un Governo che parla chiaramente in difesa dei diritti dei non nati. E’ una terra di pace: risolvendo mediante il dialogo il contenzioso sulla penisola Bakassi, Camerun e Nigeria hanno mostrato al mondo che una paziente diplomazia può di fatto recare frutto. E’ una terra di giovani, benedetta con una popolazione giovane piena di vitalità e impaziente di costruire un mondo più giusto e pacifico. Giustamente viene descritto come un’"Africa in miniatura", patria di oltre duecento gruppi etnici differenti che vivono in armonia gli uni con gli altri. Sono, queste, altrettante ragioni per lodare e ringraziare Dio.

Venendo tra voi, oggi, prego che la Chiesa qui e dappertutto in Africa possa continuare a crescere nella santità, nel servizio alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace. Prego perché il lavoro della Seconda Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi possa soffiare sul fuoco dei doni che lo Spirito ha riversato sulla Chiesa in Africa. Prego per ciascuno di voi, per le vostre famiglie e i vostri cari e chiedo a voi di unirvi a me nella preghiera per tutti gli abitanti di questo vasto continente. Dio benedica il Camerun! Dio benedica l’Africa! Grazie.


[© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana]





Il Papa giunto in Camerun, prima tappa del suo 11.mo viaggio apostolico internazionale. Ai giornalisti a bordo dell’aereo dice: amo l’Africa e la sua fede gioiosa


Amo l’Africa e la fede gioiosa degli africani, questo viaggio in Camerun e Angola vuole essere un segno di gioia e speranza: con queste parole, Benedetto XVI ha parlato del suo arrivo in terra camerunese, rispondendo a sei domande rivoltegli qualche ora fa dai giornalisti sull’aereo papale diretto a Yaoundé. Qui, dopo circa sei ore di volo, il Papa è atterrato poco prima delle 16 dando inizio, con la cerimonia di benvenuto, all’11.mo viaggio apostolico internazionale di Benedetto XVI. Dall’aereo papale, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha riferito dei passaggi salienti della conferenza stampa:

Il Papa ha risposto a sei domande dei giornalisti in circa venti minuti, mezz’ora. Ha toccato molti punti cruciali: ad esempio, la crisi economica mondiale e il suo impatto nei Paesi poveri e l’importanza dell’etica per un retto ordine economico-mondiale, argomento che sarà sviluppato ulteriormente anche nella prossima Enciclica:


“Naturalmente, farò appello alla unitarietà internazionale (…) parlerò di questo anche nell’Enciclica: questo è un motivo del ritardo. (…) Spero che l’Enciclica potrà anche essere un elemento, una forza per superare questa crisi”.


Ha parlato pure della Chiesa africana, della sua vitalità e dei suoi problemi: dell’annuncio del Vangelo per il continente, della capacità dell’annuncio della Chiesa di rispondere alle attese più profonde della cultura africana e di dare un ampio respiro comunitario e di lungo termine, a differenza delle promesse di benessere di breve termine che danno le sette religiose:


“Io amo l’Africa, ho tanti amici africani già dai tempi in cui ero professore fino a tutt’oggi. Amo la gioia della fede, questa gioiosa fede che si trova in Africa”.


Il Papa ha anche parlato dell’Aids e della prospettiva cristiana dell’amore e della sessualità e dell’impegno efficace e positivo di tante istituzioni cattoliche a vantaggio dei malati e dei sofferenti, un messaggio di speranza per l’Africa e per la Chiesa in Africa:


“Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con slogan pubblicitari (…) non si può superare con la distribuzione di preservativi, che al contrario aumentano il problema. La soluzione può solo essere una umanizzazione della sessualità, un rinnovo spirituale e umano”.


Sorridendo il Papa, all’inizio della conferenza, ha anche risposto a una domanda circa la sua presunta solitudine, di cui parlano tanto spesso i media:


“Per dire la verità, mi fa un po’ ridere questo mito della mia solitudine. In nessun modo mi sento solo. Ogni giorno ricevo delle visite dei collaboratori più stretti, incominciando dal segretario di Stato (...) Sono realmente circondato da amici e in stupenda collaborazione con vescovi, collaboratori, laici e sono grato per questo”.


In sostanza, abbiamo visto, all’inizio di questo viaggio, un Papa sereno e fiducioso sulla strada del suo primo incontro, come Pontefice, con l’Africa.


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+PetaloNero+
00martedì 17 marzo 2009 18.49
Nell'incontro con i giornalisti durante il viaggio aereo il Papa propone una lettura dell'attuale crisi alla luce dei valori cristiani

Più solidarietà per l'Africa




dal nostro inviato Mario Ponzi

Il Papa non va in Africa con programmi politici o economici ma con un programma religioso, un programma di fede, una proposta etica. È stato lo stesso Benedetto XVI a puntualizzare così le motivazioni del suo viaggio parlando ai giornalisti durante il volo verso la capitale del Camerun, Yaoundé.
La crisi economica mondiale e i suoi riflessi sul continente sono stati uno dei temi centrali della tradizionale conferenza stampa a bordo dell'aereo, decollato da Fiumicino alle 10.25 di martedì 17 marzo. La causa della recessione - ha detto il Papa - è soprattutto di carattere etico, perché "dove manca l'etica, la morale, non può esserci correttezza nei rapporti". Durante la sua visita il Pontefice parlerà di Dio e dei grandi valori della vita cristiana, offrendo su questo terreno anche un contributo all'analisi e alla comprensione della crisi economica.
Al riguardo Benedetto XVI ha assicurato che farà appello alla comunità internazionale perché sia solidale con l'Africa. "La solidarietà e la carità - ha affermato - fanno parte della cattolicità. Dunque, è proprio dai cattolici che mi aspetto qualcosa di più". Il Papa ha accennato anche alla prossima enciclica dedicata ai temi sociali, rivelando che era già pronta e stava per uscire. Ma poi - ha spiegato - si è scatenata la tempesta e, di conseguenza, sono state riviste alcune cose alla luce dei nuovi avvenimenti per cercare risposte sempre più confacenti.
A chi gli chiedeva un commento sull'immagine di un Pontefice "solo" diffusa in questi giorni dai media dopo la recente lettera ai vescovi del mondo, Benedetto XVI ha risposto: "Devo dire che mi viene un po' da ridere del mito della solitudine del Papa". E ha assicurato che quotidianamente riceve i suoi più stretti collaboratori, incontra presuli e ha colloqui con tutti i vescovi che vengono in Vaticano. Nei giorni scorsi ha anche ricevuto alcuni vecchi compagni di ordinazione sacerdotale. Dunque "nessuna solitudine", perché - ha confidato - "sono strettamente circondato da amici".
Il Papa ha poi confermato di andare in Africa con gioia, per incontrare un popolo ricco di fede. Riferendosi in particolare alla comunità cattolica, Benedetto XVI ha parlato di una Chiesa molto vicina alla gente, presente con tutte le sue istituzioni accanto ai poveri e ai sofferenti. Certo - ha ammesso - la Chiesa non è "una società perfetta". Per questo egli farà appello anche a "una purificazione alla Chiesa". Ma si tratta - ha specificato - di una purificazione non delle strutture, ma del cuore e della coscienza, perché le strutture sono il risultato di ciò che è il cuore.
Una delle domande ha preso in esame il contesto religioso generale del continente. A questo proposito il Pontefice ha riconosciuto che l'ateismo in Africa quasi non si pone, perché per gli africani è inconcepibile vivere senza Dio. Quanto al rapporto tra fede cattolica e sette religiose, ha ricordato che l'annuncio cristiano è un annuncio sereno, perché propone un Dio vicino all'uomo e dà vita a una grande rete di solidarietà.
Sulla diffusione dell'Aids nel continente africano, il Pontefice ha risposto che non ci sono realtà più efficienti nella lotta contro la terribile epidemia di quelle legate alla presenza della Chiesa. Del resto - ha puntualizzato - non si può vincere l'Aids con il denaro, tantomeno con la distribuzione dei preservativi. Due le risposte offerte dalla Chiesa: umanizzare la sessualità e aiutare l'uomo anche nelle situazioni di sofferenza.
Il Papa concludendo la conversazione - di cui pubblicheremo la trascrizione integrale - ha parlato dei "segni di speranza" che si possono cogliere oggi nella realtà africana. La nostra fede - ha detto - è speranza. Chi porta la fede porta speranza. In Africa - ha rilevato - ci sono nuovi Governi, nuove disponibilità nella lotta contro la corruzione, che è uno dei più grandi mali da sconfiggere. E le stesse religioni tradizionali si stanno aprendo al messaggio evangelico, perché cominciano a vedere che il Dio dei cattolici non è un Dio lontano. Il Papa ha ribadito la sua fiducia nel dialogo interreligioso e parlando dei rapporti con i musulmani ha assicurato che con loro sta crescendo il rispetto reciproco nella comune responsabilità etica.



(©L'Osservatore Romano - 18 marzo 2009)



La giovane Chiesa del Camerun e Benedetto XVI

Un mosaico di razze e culture
dove i cattolici sono in continuo aumento




dal nostro inviato Mario Ponzi

È una Chiesa fresca d'annuncio quella che in Camerun accoglie il Papa. Giovane - ha poco più di cento anni - ma straordinariamente viva, in forte crescita tra la popolazione, che conta oggi oltre 18 milioni di persone. Un traguardo importante, raggiunto in questi ultimi anni grazie al sacrificio di tanti missionari e all'impegno di un laicato attento, ben formato e pronto a portare il Vangelo in ogni angolo del Paese. E non deve essere stata una cosa facile viste le numerose etnie presenti sul territorio e l'uso quotidiano di oltre 80 lingue. Eppure in questo mosaico di razze e culture è cresciuta una comunità compatta, che ha saputo in poco tempo dar vita a una Chiesa ricca di energie e pronta a offrire la sua realtà come sfondo al messaggio che Benedetto XVI porta all'intero continente.
Il Papa va in Camerun per riprendere un discorso iniziato a Yaoundé nel 1995. Un discorso teologico-pastorale, che coinvolge dunque soprattutto i pastori del grande continente nero e che riguarda il futuro di quella "Ecclesia in Africa", disegnata dalla prima assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei vescovi nell'ottobre del 1994. Nel 1995 fu Giovanni Paolo II a recarsi nella capitale del Camerun, per consegnare il documento post-sinodale. Oggi è Benedetto XVI a portare, di nuovo a Yaoundé, il documento base per la riflessione della seconda assemblea speciale per l'Africa del sinodo, che si terrà a ottobre a Roma.
Il Camerun diventa così l'emblema della continuità del magistero africano del Vescovo di Roma. E la scelta non è casuale: il Paese gode della fama di essere un'isola felice, dove la gente vive in pace pur nella molteplicità delle etnie che la popolano, lontana dalle guerre, con una certa stabilità politica, senza troppi problemi nel far quadrare i conti.
In molti ne parlano come di un'"Africa in miniatura", poiché rispecchierebbe le componenti sociali e quelle più profonde dell'anima africana. Ma qualcosa, negli anni più recenti, in Camerun, non è andata per il verso giusto. L'anno appena concluso è stato infatti scosso da una tormenta finanziaria di proporzioni gigantesche. I provvedimenti adottati per fronteggiarla hanno favorito l'inasprimento della pressione fiscale e i prezzi, soprattutto quelli dei generi alimentari e della benzina, sono finiti alle stelle con pesantissime ricadute sulla popolazione. La ribellione è scesa sulle piazze; si sono verificati scontri violenti; è rimasto nell'aria un clima piuttosto pesante.
Qualcosa di simile era già accaduto nel 2007, quando la gente era scesa in piazza per dimostrare contro i tagli dell'energia elettrica. Sono i segnali di quelle contrarietà che hanno segnato in qualche modo il volto del Paese. Prima fra tutte il declino del settore agricolo che non accenna a diminuire. La causa va ricercata nella perdurante difficoltà di accesso alla proprietà delle terre da coltivare. Ne consegue un massiccio esodo dalle zone rurali, soprattutto di giovani. I terminali finiscono per essere naturalmente le grandi città. E mentre vengono sottratte braccia all'agricoltura, si creano immense fasce di povertà che stringono d'assedio le metropoli.
Un quadro di difficoltà abbastanza comune in tutti i Paesi africani. Ma se nel Camerun la situazione è vissuta in modo quasi drammatico, è proprio perché esso è poco avvezzo a confrontarsi con difficoltà così gravi.
Infatti a metà degli anni Ottanta dello scorso secolo il Paese aveva conosciuto un trend di crescita senza precedenti, che gli era valso il titolo di oasi felice, abitata da una popolazione costituita per la maggior parte da persone qualificate e ben formate, molte delle quali uscite da istituzioni educative di ottimo livello universitario.
Tale stato di benessere è stato il frutto della stabilità politica assicurata da una democrazia paternalista, che però ha ben funzionato. Libertà, giustizia indipendente, pacifica convivenza tra le diverse etnie, azzeramento pressoché totale del debito internazionale, riduzione dell'analfabetismo (al 32 per cento contro il 58 per cento dell'intero continente), crescita costante del Pil, un guadagno medio annuo di 800 dollari pro capite (negli altri Paesi dell'Africa oscilla dai 100 ai 300). E non ultima circostanza favorevole: il Paese non è stato attraversato da guerre.
Questa bella impalcatura cominciò a scricchiolare negli anni Novanta a causa del crollo del prezzo del caffè e del cacao sul mercato internazionale. Le prime istituzioni a risentire della crisi furono quelle educative. A seguire la regressione investì la sanità e poi tutte le attività produttive.
Per di più si continuava a registrare un forte aumento della popolazione, con relativo ingigantirsi della spesa sociale. Anche sul piano internazionale il Camerun cominciò a perdere peso e considerazione. Si fecero sentire i riflessi delle crisi politiche e militari che si verificavano negli altri Paesi africani.
Le decisioni assunte per rispondere alle sollecitazioni del Fondo monetario internazionale si rivelarono disastrose per la traballante economia locale. Il risultato fu la paralisi della maggior parte dei servizi pubblici.
La piaga peggiore è comunque la corruzione a tutti i livelli. Non è un caso che i vescovi all'inizio di quest'anno abbiano lanciato un appello ai fedeli "a denunciare le piaghe che flagellano la nazione, a cominciare dalla corruzione che ostacola lo sviluppo".
Nel 2006 il governo mise in campo una vasta operazione anticorruzione. Gli effetti si fecero sentire nell'immediato, ma alla lunga la piaga si è mostrata ancora di nuovo. Circa l'80 per cento delle persone intervistate nel corso di una recente inchiesta hanno ammesso di aver dovuto pagare una tangente per ricevere un qualcosa di dovuto.
Di qui la preoccupazione espressa dall'episcopato, che non ha risparmiato neppure la comunità cristiana. Philipe Stevens, vescovo di Maroua-Mokolo, si è chiesto dove fossero in questo periodo "i quadri cristiani? Purtroppo - ha aggiunto - sono rimasti anch'essi coinvolti nelle appropriazioni indebite dei fondi pubblici destinati a scuole e ospedali. È un grande motivo di sofferenze sapere che in questa catena di corruzione dei mercati pubblici siano presenti anche persone che si dichiarano cristiane". Di qui l'appello rivolto ai fedeli di "abbandonare le vecchie pratiche che non rendono onore al loro essere cristiani" e invece si adoperino "nel cooperare allo sviluppo reale, che richiede una giusta ripartizione delle terre e l'impegno di tutti nella lotta contro la corruzione, ovunque essa si annidi". Identica preoccupazione i presuli l'hanno espressa per il futuro dei giovani.
Nonostante il quadro c'è chi è pronto ancora a scommettere sul futuro. Importante sarebbe, avvertono i vescovi, riscoprire i principi cristiani della giustizia e della verità, combattere gli abusi, evitare lo spreco di risorse pubbliche e farla finita con i favoritismi: tutte cose "che uccidono la speranza".
Una forza è rimasta in Camerun: quella della pace che unisce comunque 18 milioni di persone nonostante parlino ottanta lingue diverse. E su questa forza dovranno basarsi per ricostruire quell'immagine di isola felice che li ha portati oggi al centro del cuore della Chiesa. Il Papa viene tra loro per sostenerli ancora.



(©L'Osservatore Romano - 18 marzo 2009)







Dal Pontefice un messaggio di riconciliazione e di speranza

L'Africa non vuole essere la terra delle sofferenze dimenticate




Théodore Adrien Sarr
Cardinale arcivescovo di Dakar
Presidente della Conferenza episcopale regionale
dell'Africa occidentale

"Solidarietà pastorale organica": è stata la parola chiave della pastorale della Chiesa universale durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Tale è rimasta anche in quello di Benedetto XVI, che ha continuato la felice tradizione dei viaggi apostolici. Il successore di Pietro va da un punto all'altro del mondo conferendo così alla collegialità un dinamismo concreto di sinodalità a livello dei continenti e anche delle conferenze regionali.
È in questa luce che vediamo il primo viaggio di Benedetto XVI in Africa. Noi tutti abbiamo ammirato un anno fa, il 1° gennaio 2008, il messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace, sul tema "Famiglia umana, comunità di pace". In quel documento il Pontefice, in numerosi punti, ha inteso sviluppare in modo luminoso dimensioni inattese dell'ecclesiologia della Chiesa famiglia di Dio e ha fatto dell'attenzione alla famiglia un criterio fondamentale della pace. Da parte sua, la Conferenza episcopale regionale dell'Africa occidentale (Cerao), insieme a tutte le Conferenze episcopali dell'Africa e del Madagascar (Sceam), è particolarmente attenta all'ecclesiologia della Chiesa famiglia di Dio e ne ha fatto il nucleo di un lavoro teologico e di un vissuto ecclesiale intenso, che si può osservare in quasi mezzo secolo d'esistenza. La prima visita in Africa di Benedetto XVI si situa per tutti noi in una duplice luce: quella della Chiesa famiglia di Dio e della fraternità di Cristo.
Ciò che la Chiesa regionale dell'Africa occidentale si aspetta da Benedetto XVI è, dunque, prima di tutto uno stimolo nuovo per l'edificazione della Chiesa come casa e famiglia di Dio e come fraternità di Cristo. Ci aspettiamo quindi che si manifestino quelle fibre teologiche profonde che legano Benedetto XVI, Papa eminentemente missionario per le sue convinzioni teologiche più forti, e la Chiesa in Africa. Immergendoci nelle sue stesse fonti spirituali, ci aspettiamo dal suo viaggio un'evidenziazione ancora più precisa delle ragioni per cui la famiglia è la linea profetica più importante della conoscenza di Dio, della pastorale e della missione, non solo della Chiesa in Africa, ma anche della Chiesa universale. L'opzione preferenziale per i poveri è stata un contributo proprio della Chiesa in America Latina alla Chiesa universale. La Chiesa come famiglia di Dio e la famiglia come linea profetica futura per la nostra umanità costituiscono la linea profetica africana? L'Africa sarebbe lieta di ascoltare Benedetto XVI dirlo per animarci lungo le vie della missione. Ci aspettiamo da lui che ci illumini sui vincoli intimi esistenti fra l'ecclesiologia della Chiesa famiglia di Dio e l'ecclesiologia della Chiesa regno di Dio che sta germinando. E che ci motivi, a partire da questa angolatura teologica e spirituale, ad assumerci meglio le nostre responsabilità nell'ambito delle gravi questioni sociali che lacerano l'Africa: la migrazione massiccia, con la conseguente fuga di cervelli, e l'incapacità dell'Africa di strutturarsi come spazio abitabile per i suoi figli, da cui derivano anche il sottosviluppo crescente, la corruzione, la povertà e la miseria, il malgoverno, la pandemia dell'Aids, l'annientamento sotto il peso del debito.
Se la Chiesa in Africa rappresenta l'immensa speranza della Chiesa universale, questa Chiesa scopre in Benedetto XVI un'opportunità eccezionale affinché questa speranza non deluda. Perciò si aspetta dal Papa luci per articolare sempre meglio la sua visione, la sua missione e i suoi obiettivi strategici. Si aspetta che le insegni a unire organicamente verità e metodo nella pianificazione pastorale, come i padri fondatori della Cerao ambivano a fare. La Chiesa in Africa si aspetta dal Pontefice che l'aiuti a individuare i nuovi areopaghi missionari per farne luoghi di annuncio della buona novella che Dio è amore e ama e salva oggi l'uomo africano, che ha subito e subisce le conseguenze di quello che i suoi predecessori hanno chiamato il magnum scelus o "l'olocausto sconosciuto". L'Africa non vuole essere il continente delle sofferenze dimenticate.
L'Africa attende l'aiuto di Benedetto XVI nel campo del dialogo interreligioso e dell'inculturazione. È lieta che il Pontefice ricordi al mondo e anche a essa il carattere assolutamente centrale della questione: chi è Dio e qual è il suo disegno per l'uomo in Gesù Cristo. In lui vede il pastore accorto e lungimirante, che vuole aiutare a uscire dalla "dittatura del relativismo", a qualunque livello essa si trovi. L'Africa si aspetta indicazioni in materia di dialogo, invitando ogni credente, a partire dal più profondo della sua fede, a conferire alla ragione - principio di verità e non di relatività - il suo diritto, affinché le religioni liberino veramente l'uomo e contribuiscano alla pace del mondo. Il relativismo è oggi la fonte più seria d'intolleranza e di violenza. L'Africa si aspetta da questo Papa, difensore dei diritti della ragione, che l'aiuti a lasciare che le due ali della fede e della ragione si dispieghino verso la verità di Dio, perché la Chiesa in Africa diventi anch'essa Chiesa missionaria ad gentes.
La Chiesa in Africa riceverà da lui lo "strumento di lavoro" della seconda assemblea speciale continentale del Sinodo dei vescovi. I problemi relativi alla cultura, all'inculturazione o al radicamento culturale della fede nel cuore dell'uomo - che è fonte e culmine della cultura - continuano a essere preoccupanti, ma lo sono anche i problemi sociali, e la Chiesa in Africa vuole guardarli in faccia. Il piano di azione, frutto dei risultati di questo secondo sinodo africano, fungerà per la Cerao da primo piano di azione durante la sua assemblea plenaria prevista per dicembre 2010 a Yamoussoukro.
Ci auguriamo, in definitiva, che la nostra Chiesa regionale viva sempre nella piena e totale disponibilità allo Spirito Santo che ha caratterizzato i nostri padri fondatori, affinché le nostre comunità contribuiscano a una autentica rinascita africana che ci farà uscire dalle nostre schiavitù antiche e moderne.



(©L'Osservatore Romano - 18 marzo 2009)


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