i boscimani o san

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ciuteina
00Monday, February 25, 2008 11:53 AM
In tema di popoli, oggi quasi scomparsi, che vivevano a contatto con la natura, mi sembra giusto ricordare i boscimani (o busheman) del Kalahari.
La loro storia è strettamente legata a quella del moderno Sudafrica, dall'inizio della colonizzazione ad opera dei boeri (olandesi), ebbero un destino purtroppo molto simile a quello dei nativi d'America.
Gli studiosi ipotizzano siano stati tra i più antichi abitatori dell'Africa, pare che loro presenza sia anteriore addirittura alle popolazioni bantu, che subentrarono in seguito e si insediarono nei vastissimi territori nei quali i boscimani erano numerosissimi, dopo averli spinti verso la parte più meridionale del continente. Questo, naturalmente, a prezzo di sanguinose battaglie intestine.
Quando i coloni boeri giunsero nell'attuale Sudafrica (circa a metà del 600) con le loro mire di conquiste territoriali, trovarono una fiera resistenza da parte delle popolazioni locali di etnia bantu (famosi tra tutti: gli zulu). Quei territori divennero teatri di stragi e cruente battaglie. Più tardi si fecero avanti anche gli inglesi (avevano appreso dell'immensa ricchezza presente nel sottosuolo: oro e diamanti) e inagaggiarono feroci battaglie con coloro che già si trovavano sul posto: europei-boeri forniti di armi da fuoco e autoctoni-bantu, armati di lance.
Finirono per prevalere gli inglesi, che alla fine del XIX secolo occuparono la Colonia del Capo, dopo una lunga serie di guerre contro i boeri, i quali tuttavia riuscirono a conservare una loro autonomia e sono tuttora presenti in maniera determinante nell'assetto socio-economico del paese, di cui hanno influenzato fortemente la cultura.

Il resto appartiene alla storia del moderno Sudafrica dominato dalla razza bianca, paese ricchissimo e tra i più progrediti del mondo, e anche tristemente famoso per le sue storie di apartheid.
Nel suo passato relativamente recente, pochi sono al corrente del fatto che la colonizzazione del Sudafrica comportò non solo innumerevoli eccidi di bantu (i quali furono sconfitti definitivamente, dopo secoli di resistenza, e dovettero piegarsi di fronte all'enorme superiorità bellica dei nemici), ma sterminò
quasi i boscimani, i cosidetti "uomini dei cespugli", in perenne lotta anche con i bantu, loro acerrimi nemici di antichissima data.
Grazie all'avvento dei coloni europei, se i bantu persero le loro terre e, fino a non molto tempo fa, la libertà, i boscimani furono quasi cancellati dalla faccia della terra. Soggetti a persecuzioni infinite fin dall'arrivo dei boeri, avidi di nuovi territori da coltivare, perchè la loro presenza di cacciatori nomadi costituiva un ostacolo alla corsa al possesso incontrastato di quelle terre, oggi sono confinati nelle riserve o relegati nelle lande desolate del Kalahari, a parte quelli che si sono integrati nel tessuto sociale dell'odierno Sudafrica...ma a prezzo di mortificanti compromessi.
Una storia tristemente molto affine ai nativi d'America e agli aborigeni australiani, e assai meno nota.

Tanto tempo fa, durante la mia prima media, a scuola l'insegnante d'italiano scelse il romanzo "Orzowei" di Alberto Manzi come testo di narrativa (allora era abbastanza in voga con quella funzione). Mi colpì molto e mi rimase sempre impresso; soprattutto restai affascinata dalla descrizione dei boscimani, forse i veri grandi protagonisti del romanzo. L'autore li descrive in maniera che avevo trovato assolutamente avvincente: un popolo che viveva in totale comunione con la natura, al pari degli indios della giungla amazzonica. Nelle condizioni ambientali più proibitive, tra foreste, savana, boscaglia e persino nel deserto, nel quale, unici, essi riuscivano a sopravvivere traendone risorse che solo una profonda conoscenza dell'habitat poteva fornire. Abilissimi arcieri, usavano intingere le frecce nell'estratto di una particolare pianta; possedevano infatti una vastissima competenza in materia botanica di memoria ancestrale, e come gli indios sfruttavano la loro conoscenza delle piante anche per curare ferite e malattie.
In "Orzowei" lo scrittore li dipinge come fieri e abilissimi guerrieri che, prima di soccombere, diedero parecchio filo da torcere agli invasori europei, già abituati com'erano, da secoli, a difendersi dai bantu, dai quali non si erano lasciati sottomettere. Quel romanzo destinato ai giovanissimi, infatti, è collocato in un preciso periodo storico, forse quello cruciale nella storia sudafricana: circa due secoli fa. Richiama anche personaggi storicamente esistiti i quali compaiono anche nella trama come personaggi di contorno: Andries Praetorius, il capo dei boeri (a lui è intitolata la città di Pretoria) e viene menzionato Chaka, il gran re degli zulu. In mezzo a tutte queste guerre per la difesa o il predominio, spicca la presenza dei boscimani, perseguitati da
tutti ma tutt'altro che indifesi, anzi, fieri oppositori e difensori del proprio popolo e la propria dignità. Non so se il romanzo è storicamente attendibile anche da questo punto di vista. Un dato di fatto è che secondo gli antropologi i boscimani non appartengono ad alcun ceppo negroide ma sembrano piuttosto discendere da popolazioni di origine asiatica.

Metto qui di seguito le notizie sui boscimani ("san") fornite da wikipedia, molto più esaurienti delle mie misere conoscenze e fonte d'informazioni ben più attendibile!
(A proposito: Vraja e Nebaska, conoscete un testo che parli di questo popolo?)


San o Boscimani

I San, detti anche Khwe, Basarwa o Boscimani sono un popolo che vive nel Kalahari (tra Sudafrica, Namibia e Botswana) e che è imparentato con i Khoikhoi, con i quali forma il gruppo Khoisan. Non hanno un termine per indicare il proprio popolo nel suo insieme: il nome "San" fu loro attribuito dai Khoikhoi, nella cui lingua san significa "straniero".[1] In genere, i San preferiscono farsi chiamare "boscimani" (boesman in afrikaans, bushmen in inglese), sebbene questa denominazione appaia offensiva a molti occidentali (letteralmente significa "uomini della boscaglia").

Le prove archeologiche suggeriscono che i San abitino l'Africa meridionale da almeno 22.000 anni. Insieme ai pigmei dell'Africa centrale, i boscimani sono stati considerati la possible fonte della linea di discendenza del DNA mitocondriale, la leggendaria Eva mitocondriale.

Sono principalmente cacciatori-raccoglitori; sono noti per aver sviluppato un particolare sistema di comunicazione manuale durante la caccia e per cacciare usando frecce avvelenate (con la linfa della euphorbia damarana), fatto che ha valso loro il soprannome di "uomini-scorpione".

Nel moderno Sudafrica, i boscimani sono stati largamente assorbiti (fino alla quasi totale estinzione) al gruppo dei coloured o griqua (i quali, a loro volta, hanno avuto origine a partire dall'unione dei boeri con donne khoisan).
Dal 2002 i boscimani del Botswana richiedono un'azione legale al fine di impedire alle autorità di Gaborone di rimuoverli dalla Central Kalahari Game Reserve, la terra dei loro antenati. I boscimani, infatti, sostengono che il governo del Botswana stia tentando di distruggere la loro cultura attraverso la sedentarizzazione forzata e la persecuzione della loro identità culturale.

Indice
1 Storia
2 Cultura
2.1 Poesia boscimana
3 I boscimani nella cultura
4 Note
5 Voci correlate
6 Collegamenti esterni



Storia
I Boscimani sono i più antichi abitanti dell'Africa australe dove vivono da almeno 20 000 anni. Il loro habitat è il vasto deserto del Kalahari. Si definiscono "coloro che seguono la luce" poiché si spostano in funzione delle piogge per nutrirsi di frutti, radici e di tutto quello che la natura mette a disposizione.

Questo popolo nomade di cacciatori e raccoglitori occupava una volta parte dell'Africa australe. L'arrivo successivo delle popolazioni bantu, agricoltori sedentari, e degli ottentotti, allevatori che parlavano una lingua della stessa famiglia, ha decimato questa popolazione e l'ha spinta verso meridione. Qui i San sono entrati in contatto con gli olandesi, che pochi anni prima si erano stabiliti sulle coste del Sudafrica: l'approdo dei coloni bianchi (XV secolo)
avvenne infatti quando i San erano a chilometri dalla costa.
L'irruzione nel mondo San degli agricoltori boeri e ugonotti ha peggiorato ulteriormente la situazione. Il conflitto con i bianchi è stato particolarmente cruento: i Boscimani, colpevoli di attaccare indiscriminatamente il bestiame d'allevamento come avevano facevano tradizionalmente con gli animali selvatici, furono cacciati dai coloni alla stregua di bestie feroci.

Relegati oggi in una tra le più povere terre del mondo, il Kalahari, i Boscimani rischiano ancora di dover trasferirsi in quanto il governo del Botswana vorrebbe integrarli ai benefici della civiltà ma pare che l'integrazione sia sostenuta in realtà al fine di permettere lo sfruttamento delle miniere di diamanti da parte della "De Beers".
Nel 1991, il Botswana Christian Council ha pubblicato un rapporto circa un caso concernente alcuni boscimani sospettati di cacciare in una proprietà privata, quindi catturati e torturati da parte delle guardie dei parchi nazionali.
Nel 1997, molti di loro furono cacciati dalle loro case nel Kalahari e coloro che sono rimasti hanno subito delle drastiche riduzioni del loro territorio di caccia, con continui soprusi e torture. All'inizio del 2002 i soprusi si sono intensificati: le pompe d'acqua sono state distrutte, le riserve d'acqua svuotate nel deserto e la caccia e la raccolta vietata. Praticamente tutti i Boscimani sono stati espulsi dalla Riserva del Kalahari ma numerosi di loro sono poi ritornati sulle loro terre e molti altri vorrebbero fare altrettanto.


Cultura
Le lingue boscimane appartengo alla famiglia khoisan. Sono lingue differenti ma tutte caratterizzate da consonanti clic, simili a schiocchi, e trascritte con segni come "|" o "/".
I Boscimani sono dei cacciatori-raccoglitori che, per migliaia di anni, hanno trovato la loro sussistenza nel deserto grazie a un'approfondita conoscenza dell'ambiente e a un insieme ridotto di tecniche efficaci in tale ambiente. Cacciavano soprattutto antilopi, facendo uso di frecce avvelenate; il veleno è ottenuto dalla linfa di una specie di euforbia endemica dell'Africa meridionale, la Euphorbia damarana, mentre le faretre e il corpo della freccia erano ricavate da un altra pianta endemica della zona, la Aloe dichotoma. Le basi della dieta dei boscimani erano comunque costituite da frutti, bacche e radici del deserto.

La forma di arte principale dei Boscimani è rappresentata dai petroglifi, che venivano usati anche per istruire i bambini. In Namibia si trovano numerosi siti archeologici ricchi di graffiti boscimani; uno dei più noti è quello di Twyfelfontein.

La cultura tradizionale dei Boscimani è oggi quasi completamente scomparsa. Molti Boscimani sono stati obbligati a lasciare i loro territori d'origine per vivere nei villaggi situati in zone non adatte alla caccia ed alla raccolta.

L'integrazione dei Boscimani con le altre società umane ha avuto quasi dappertutto il risultato di annullare la cultura boscimane. In Namibia, per esempio, i Boscimani svolgono soprattutto lavori umili al servizio della popolazione bianca. Nel Botswana subiscono la discriminazione e l'ostracismo della società tswana malgrado un programma di sedentarizzazione lanciato dal governo: vivono nei ranch in cui lavorano e sono marginalizzati.
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