i Promessi sposi

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Selvaggia60
00Wednesday, June 9, 2010 5:58 PM
I Promessi Sposi

C'era una volta, tanto tempo fa, in quel ramo del lago di Como, un ridente paesino con un ridente prete, che a mezzogiorno rideva rideva e camminava, era Don Abbondio, pievano del paese che se ne andava a fare la benedizione di Pasqua per le case.

Già aveva fatto un rione ed era un po' alticcio, durante il tragitto si divertiva a far rotolare i piccoli ciottoli della strada calciandoli. Ancora con la testa bassa calciò l'ultimo sasso a palombella (come Mihailovich) e la parabola discendente colpì in pieno viso un uomo che cadde dal pontino; era già il terzo bravo che faceva secco lungo la strada.

Arrivato ad un trivio però due uomini lo fermarono, erano due bravi di Don Rodrigo, due bravi ragazzi in fondo, ma Don Rodrigo era Il Cattivo.

- "Questo matrimonio non s'ha dda fare!, nè domani, nè mai!", dissero i due all'unisono.

Don Abbondio era preoccupatissimo, perchè non voleva farsi beccare ubriaco in servizio, e non venendogli in mente niente d'intelligente disse:

- "Si, Si, per me va bene...", e se ne andò.

I bravi rimasero stupefatti per quella frase ermetica, ma ancor di più don Abbondio, che durante la strada ripensava:

- "Chissà che matrimonio non sà dda fare? Io sono un prete, mica mi posso sposare... Mah..."

E così pensando, arrivò alla chiesetta e varcò la porta della sagrestia.

- "Beh, si torna a quest'ora? ormai il pranzo s'è freddato, ci sono dei cristalli di ghiaccio nella zuppa dei fagioli!"

Era la Perpetua, aiutante del prete e gazzettino ufficiale del paese, dopo queste brevi parole non potè trattenersi da spifferare le voci sull'imminente matrimonio tra Renzo e Lucia, il pievano ripensò subito alle parole dei bravi e cercò di inventare una scusa per non farsi vedere in giro dai due giovani e ritardare così il matrimonio.

- "Quando arrivano i ragazzi ditegli che sto facendo la doccia! Anzi no... cosa dico... il piediluvio!"

La messa in scena si ri rivelò più efficace del previsto, perchè, anche se non era nei suoi piani don Abbondio si prese l'influenza a forza di camminare scalzo per casa per non far rumore. Renzo appresa la notizia andò su tutte le furie, si era caricato talmente tanto per la prima notte di nozze che la circolazione, abbondante nei tessuti cavernosi, e rarefatta nel cervello, gli impediva di valutare con spirito critico ciò che gli succedeva intorno. Uscì dalla sagrestia tutto incazzato e piombò in casa di Lucia, quello gnocco immezzo alle gambe non poteva più nasconderlo, e anche il trucco di camminare accucciato, non funzionava.

Lucia però era una santarella e voleva prima sposarsi, per cui i due fuggirono e andarono da fra Cristoforo per sposarsi in Comune.

- "Figliuoli, io non posso sposarvi, ma neanche don Abbondio, perchè ha preso la Cinese, vi consiglio di andare dal mio avvocato, L'Azzeccagarbugli", disse il saggio frate, che era anche un po' indovino.

...Ma neanche l'avvocato però poteva farci nulla...

- "Io non sono mica un dottore, per curare la cinese dovresti andare da un dottore", disse l'Azzeccagarbugli

Renzo capì in quel momento cosa fosse la burocrazia e decise di tornare a casa con Lucia.

Per strada videro un uomo appollaiato su un albero

- "Lucia guarda che bravo!", disse Renzo

Lucia non fece neanche in tempo a rispondere, che il bravo si fiondò giù con una liana e si spetasciò contro il povero fra Galdino che stava raccogliendo le noci.

- "Ahh, un Bravo, voleva sicuramente rapire Lucia, qui c'è di mezzo don Rodrigo!", intuì Renzo.

I due, tornarono indietro e, insieme al poderoso fra Cristoforo, misero in piedi un piano Macchiavellico per sposarsi.

Inizialmente, si trattava solamente di andare nella vicina città a fare le fototessere per la carta bollata ma, dopo aver stappato la quarta bottiglia di rosolio, il frate con la bava alla bocca complicò irrimediabilmente il piano.

Lucia doveva andare a Monza da certe amiche del frate, e Renzo, per mantenere l'anonimato doveva andare a Milano per fare il giardiniere nella villa del Cavaliere. E fu così che i destini dei due si divisero.

Lucia, a Monza era finita "Al Convento", una casa d'appuntamenti la cui maitresse era amica di Fra Cristoforo. La chiamavano la monaca di Monza, era il travestito di colore più famoso della zona.

Lucia, superò ben presto il trauma iniziale e si buttò anima e corpo nel lavoro, uno dei clienti abituali era Il Grissino, chiamato così per la sua gracilità e perchè rompeva il Tonno con le dita.

Il guaio è, che il Grissino era amico di Don Rodrigo al quale spifferò subito la voce che Lucia era in quel bordello, Don Rodrigo perciò decise di mandare un manipolo di uomini a rapirla per averla tutta per lui.

Renzo invece a Milano, capitò subito nel bel mezzo di una manifestazione dei giovani del Leonka. Preso dall'entusiasmo il giovane Renzo, ballava cantava e fumava, finchè si ritrovò alla testa del corteo e cominciò a fare il boss; non si era accorto che la manifestazione era contro lo straniero che era venuto ad occupare il posto di lavoro alla villa del Cavaliere. Quando la gente lo riconobbe lo gonfiarono come un tamburo e lo lasciarono in piazza dove chiunque passava lo prendeva a pizze sul plesso solare. L'unico che non riusciva a dargli le pizze era un invalido perchè non ci arrivava.

Quell'aquila di Renzo pensò che era un amico e da quel giorno lo portava sempre in giro sulla carrozzella, divenne così anche portatore di handicap(pati).

Questa amicizia si trasformò in business, perchè prendendo la pensione di accompagnamento riuscì a mettere da parte un po' di soldi.

Quella che se la passava male era Lucia, poichè, dopo il rapimento, era stata portata al castello dell'Innominato, un ricco e cattivo possidente di terre, amico di Don Rodrigo.

Questo innominato era un pervertito, e girava per il castello con le scarpe coi tacchi di Lucia indossando la sua biancheria intima, era felicissimo e feticissimo, tutte le sere andava giù nella cella vestito tutto di cuoio a sfoggiare un vestitino nuovo ogni volta, costringendo Lucia a dire quale gli piaceva di più. Tutto questo continuò finchè Lucia, non gli disse che era brutto e ridicolo vestito in quel modo e l'Innominato impermalosito la buttò fuori dal castello a schiaffoni.

La giovane però aveva perso ormai le speranze di rivedere Renzo, quando il rumore di un clacson la fece tornare in sè, era il pulmino degli handicappati che la stava per mettere sotto.

- "A Scemo!!", urlò Lucia, "Mah.. quello è... non può essere... è... è... Renzo! A Renzo! Aoh!"

Al volante del pulmino c'era infatti Renzo, che sfoggiava un nuovo look con i capelli rasati e il bandana, ma la più cambiata era lei che si era tinta i capelli di biondo e si era depilata. Tra i Due fu subito amore, tanto amore, tanto che anche Lucia montò sul pulmino e corsero a Lourdes a sposarsi.

I due vissero felici e contenti, l'unico un po' meno contento era Don Rodrigo, che i due rividero a Lourdes, in seguito ad una brutta caduta dalle scale.
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