VICENZA

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Cori x
00sabato 6 agosto 2011 06.03
Ferrovie Tramvie Vicentine
Dopo l'acquisto del rarissimo libro "Binari nel Verde" del Chiericato & Corà

http://www.trenidicarta.it/schede/4/4814_Binari_nel_verde_Ferrovie_e_Tramvie_Vicentine.html

posto una breve carrellata d'immagini di un'altro preziosissimo sito dedicato a queste belle vetture alcune di loro passate nel 1982 in LFI Arezzo:

http://www.tramtreniealtro.com/Tram%20Vicenza_Recoaro/index.htm









Un'altro gioiello della "Stanga" di Padova fortunato nella vita lavorativa,sfortunato nella preservazione. La 001 si trova attualmente monumentata a Valdagno (VI),invece ad Isola Vicentina (VI)n ci sono l'altra motrice sorella 008 e la rimorchiata anch'ella monumentale:





Siti:

http://www.ferrovieabbandonate.it/forum/thread.php?f=1&t=26&start=1

http://www.ftv.vi.it/a_3_IT_11_1.html

e le preziose di Rohrer datate 1971:

http://www.hrohrer.ch/railways/htm/conc_aut_el.htm

Il sito sulla 001 da parte del comune di Valdagno è andato perduto [SM=x346221]
Cori x
00martedì 27 settembre 2011 14.16
Racconti & Ricordi.
Altro link altra corsa:

http://www.roetta.it/trains/old_ita_trains.htm


La vaca mora a Recoaro nei primissimi anni di esercizio (1880-1909)


La stazione nella diramazione di Chiampo nel 1890


Anno 1931 motrice Breda impianto elettrico TIBB successivamente convertita a rimorchiata.


Famosa foto alla stazione di Valdagno negli ultimi anni di esercizio( qui siamo nel 1979) con la classica Stanga/TIBB del 1929.


Mia nonna da piccola quando poteva permetterselo ci saliva su questo treno per venire da Recoaro a Valdagno, non ricorda molto perchè quelli erano tempi duri, di tanta fatica e tanti sacrifici, del treno si ricorda che faceva un baccano assordante, emetteva un fumo nero e denso e andava talmente piano che potevi tranquillamente rincorrerlo a piedi se era già partito, ma adesso vi racconto un pò la storia del trasporto nella provincia di Vicenza con articoli che ho trovato di qua e di là.

La storia della tramvia inizia nel gennaio del 1878: gli ingegneri Ignazio Avesani e Pompeo
Marini presentarono alla Deputazione Provinciale Vicentina un progetto di massima per la
costruzione di una tramvia tra Vicenza-Arzignano-Valdagno (fino al bivio della miniera di carbone
fossile in località Pulli). La tramvia avrebbe avuto quale mezzo di locomozione una motrice a
vapore. Il Consiglio Provinciale, dato che la società formata dai due ingegneri si sarebbe
sobbarcata gli oneri d’impresa, espresse parere favorevole circa la realizzazione della tramvia.
Nel 1879 a Valdagno, data l’importanza della realizzazione di una strada ferrata di
collegamento tra Vicenza e Valdagno, si demolì l’esistente ponte di Nori, realizzato in pietra,
sostituendolo con un altro costruito in ferro. Il 14 maggio e il 16 giugno 1879 furono redatti
rispettivamente il preliminare di concessione (della durata rinnovabile di sessanta anni) e il
capitolato d’appalto per l’esercizio della Tramvia Vicenza-Arzignano-Valdagno. Questi atti
concedevano agli ingegneri Ignazio Avesani e Pompeo Marini, una volta ricevute le varie
autorizzazioni di poter iniziare, a loro rischio e spese, i lavori per la realizzazione della tramvia, con
la possibilità di cedere a terzi la concessione. Il progetto prevedeva la sistemazione delle strade
percorse (allora in buona parte strade transitabili con difficoltà da carri trainati da animali) con una
carreggiata non inferiore ai 7 metri al di fuori dei centri abitati e una pendenza mai superiore al
3,5%.
Il 29 maggio 1880 gli ingegneri Ignazio Avesani e Pompeo Marini cedettero la concessione in
loro possesso alla società inglese “The Province of Vicenza Co. Ltd.”, costituitasi a Londra il 28
maggio 1879 ma priva delle garanzie richieste dal Governo italiano per operare nel territorio
nazionale. Vi furono commenti sdegnati nei confronti dei due ingegneri, ma grazie
all’interessamento dei parlamentari Gaetano Marzotto senior e Toaldi, nei primi mesi del 1880 l’impresa inglese fu messa nelle condizioni di lavorare. Fu firmato un nuovo accordo tra ”The Province of Vicenza Co. Ltd.” nella persona del proprio procuratore sig. Luigi Bertini e la Provincia di Vicenza. Quest’ultima, al fine di evitare manovre speculative, espresse chiaramente che la concessione e i diritti acquisiti non potevano essere ceduti a terzi senza il consenso da parte del Consiglio Provinciale di Vicenza.
Nei mesi di giugno e luglio del 1880, i lavori proseguirono alacremente finché, sia pure in ritardo rispetto alla data prevista dell’inaugurazione (fissata inizialmente per il 1° giugno 1880, poi 1° luglio, indi il 15 luglio) il 2 agosto ebbe inizio il primo viaggio del tram lungo la tratta Vicenza-Arzignano-Valdagno.
Il primo periodo di gestione della tramvia fu costellato da incidenti più o meno gravi: o alcune
avarie impedivano le corse del tram, oppure vi erano rovinose uscite di binario a causa delle quali
spesso si contarono delle vittime. In seguito a questi incidenti, la sicurezza per i passeggeri e la
regolarità dei viaggi cominciarono a raggiungere uno standard più elevato.
Nel 1885 la linea tramviaria raggiunse anche lo stabilimento della Manifattura Lane Gaetano
Marzotto & Figli S.p.A. del Maglio di Sopra, garantendo così l’arrivo dei vagoni per trasporto merci
di lane, provenienti in maggior parte dall’Australia, e la relativa spedizione dei prodotti finiti.
A partire da questo periodo, la locomotiva a vapore fu affettuosamente battezzata dalle persone della vallata la “Vaca mora”, termine traducibile in ‘vacca scura’ a causa del proprio colore nero e degli sbuffi di vapore e carbone che emanava quando era in funzione.
Il 15 dicembre 1906 fu costituita la società anonima denominata “Società Tramvie Vicentine” con un capitale di £ 900.000 la quale subentrò di lì a poco alla società inglese “The Province of Vicenza Co. Ltd.”, rilevandone le azioni per £ 1.380.000. La nuova società si era costituita su interessamento del presidente della Banca Popolare di Vicenza e degli istituti di credito della provincia.
Il 17 giugno 1907 fu presentato, presso la sede della Provincia di Vicenza, un progetto di
massima (a firma dell’ingegnere Francesco Dani), relativo alla sistemazione della strada che
congiungeva Valdagno con Recoaro Terme, nella previsione di realizzare il prolungamento della
linea tramviaria fino alla località termale.
Il 27 luglio 1907 il Comune di Valdagno deliberò lo stanziamento di £ 5.000 (in oro) per la
sistemazione della strada Valdagno-Recoaro, per renderla adatta al passaggio della tramvia.
Il 2 marzo 1908 iniziarono i lavori di sistemazione della strada, lavori conclusisi nei primi mesi
del 1909. Grazie all’interessamento dell’onorevole Vittorio Emanuele Marzotto presso il parlamento
a Roma, l’11 giugno 1909 si ottenne la concessione governativa da parte del Ministero dei Lavori
Pubblici per la realizzazione del proseguimento della linea tramviaria fino alla località Molini di
Sotto, frazione di Recoaro Terme.
Il 18 luglio 1909 fu inaugurata la linea tramviaria che congiungeva Valdagno con la località di
Molini di Sotto. Poiché la pendenza era tale da non consentire alla motrice di proseguire oltre, i
villeggianti potevano raggiungere il centro della città di Recoaro Terme con un servizio di carrozze trainate da cavalli.
Il 18 luglio 1910, con l’acquisto di motrici più potenti, fu ultimata la linea tramviaria che
congiungeva la località di Molini di Sotto al centro di Recoaro Terme.
Negli anni 1915-1918 la Società Tramvie Vicentine mise a disposizione delle Forze Armate tutto
il proprio materiale rotabile lungo la linea tramviaria Vicenza-Recoaro, garantendo così la mobilità
dei mezzi militari e delle truppe, che poi raggiungevano le località di guerra di Valli del Pasubio e
dell’Altopiano di Asiago.

ANDATA E RITORNO VALDAGNO-VICENZA, UN VIAGGIO IN VACA MORA

Andata

Per andare a Vicenza c'era , per chi non aveva Mezzi propri, solamente il tram. Nei vecchi tempi, di sessanta e più anni fa, in cui rinverdiamo queste memorie, nessuno aveva i Mezzi e per andarci era un'avventura, d'estate «almanco male» , ma d'inverno un guaio .
La partenza nelle ore piccole del mattino, ancora notte . Notti d'inverno, lunghe, in quell'ora il buio è ancora profondo e più intenso il freddo. Le vie del paese sono deserte, qualche fantasma di donnetta zoccolando frettolosa va in chiesa dove Pegnata, il sacrestano, ha appena aperto; qualche fornaro e un silenzio alto, spettrale.
Ombre vaganti imbacuccate in tabarri, in scialli, scendono dal paese alla stazione lontana, segnata da una tenue luce rossastra che si perde nella notte. Il convoglio tranviario è li, formato, che attende, nero anche lui, quasi da non vedersi se non fosse per la « macchina » in pressione che soffia vapore e acqua calda da tutti i buchi e l'aprire e chiudere del focolare che manda bagliori sinistri. Quelle ombre, quella specie di esseri viventi, sono i viaggiatori. Non vanno subito al tram.
Tanto il tram può aspettare!
Vicino c'è il caffè di Nane Reniero (« Nane Stasion »), fatto apposta, e s'infilano dentro. Si sciolgono dei panni, si liberano momentaneamente dei fagotti. Nane sta al banco con due grosse « cogome » dí caffè caldo.
Chi prende il caffè solo o corretto con la graspa, chi un « cucchetto », un decilitro di graspa, magari fanno il «rasentin », cioè la graspa presa nella chicchera stessa del caffè bevuto. Si conoscono tutti. Valdagno di quei tempi non è mai stato un paese di forestieri. La conversazione è dura da attaccare, sono insonnoliti, le voci rauche, il cervello sta ancora nel letto caldo di casa appena lasciata. Pagano e stanno lì in piedi. La porta si apre di botto: è Ceroni, il capotreno, conducente, bigliettaro e all'occorrente frenatore.
« Signori si parte...! Avanti ndemo, movive fora, quanto ghe vole? ».
No! Non è vero, la colpa è sua, si aspettava lui, è lui che ha tardato, è lui che ha torto.
Cominciano già le proteste; fino Vicenza ce ne saranno delle proteste! A torto o a ragione viaggiatori e clienti d'albergo, di tutti i tempi, protestano sempre, secondo loro c'è sempre qualcosa che non va.
Riprendono i fagotti, fagotti di merce più stravagante, magari qualche pollastro, attraversano il buio e invadono il treno.
La trombetta di Ceroni dà il via, la macchina fischia e la caravella del Tram, cigolando, sballottando scende la strada dei Noni. Ceroni distribuisce i biglietti. Sono nastri di carta, verdi per la prima classe e rossi per la seconda.
Per ogni fermata dieci centimetri di carta; fino a Vicenza è un bigolo lungo un metro e mezzo che vien pieghettato ben ben e infilato tra il nastro del cappello per non perderlo; ad ogni fermata ne staccano il tratto relativo, per controllo, a Vicenza arriva senza niente.
Prima fermata la « Casa Bianchina », un po' prima della Spagnago di adesso, poi Cornedo, la « Molonara », ora Cereda, e tutto fila bene; qualcuno è smontato
e qualcuno è salito. Intanto comincia baluginare, le conversazioni attaccano e in vettura fa un po' caldetto.
E si giunge a Palazzetto. Qui fermata straordinaria e fin che la macchina fa acqua e tira su la pressione si approfitta per andare in trattoria dalla Siora Melia col vin caldo, pan fresco, tanto fresco da essere ancora caldo, soppressa, pancetta, luganeghe, altri generi simili. Scendono. Per prima cosa vanno contro la « passaia » dandosi un gran da fare coi pantaloni, l'inverso di quello che sta facendo la macchina.
Bisogna ristorarsi: un boccone di qualcosa e un bicchiere di « vin de Valle »
Ormai il sonno è passato, gli occhi sono vivi, baffi e baffoni di tanto rispetto guazzati di vino e ganasce in lavoro.
Si chiamano, si offrono il bicchiere, attaccano discorsi; qualcuno sbircia in spazzacucina a cercare la serva. Gli astemi rimasti in vettura cominciano brontolare per il prolungarsi della fermata, ma più per invidia, per contrarietà. Gli astemi, le bocche difficili, gli stitici sono sempre pessimi compagni e guastafeste.
L'ambiente è accogliente, di odore vinoso, col camino coi caregoni e un bel fuoco acceso che spande un caldetto casalingo. Accogliente anche la Siora Melia, accogliente anche la serva diciottenne, la Santina di Gambuian, bianca e rossa, bella fresca come « on boccolo de rosa », prosperosa e tondeggiante, di forme sode.
Quasi, quasi vien voglia di non partire più se non fosse perché c'è l'incontro col tale a Vicenza, con tal'altro da Arzignano, per qualche affare da combinare per cui si porta in regalia un pollastro e poi quei fagotti attaccati alle costole che non ti sai come liberare; e conviene al richiamo trombettiero di Ceroni risalire il tram. Proprio adesso che si sta facendo giorno.
I ragazzi non stanno fermi, cominciano agitarsi, vorrebbero abbassare i vetri dei finestrini, guardare fuori, vogliono fare pissin, proprio adesso che il tram s'è rimesso in moto; le femmine li portano in piattaforma, e lì al vento si innaffiano i calzoncini. Fortuna che non si mettono in testa di fare qualche altra .cosa, che allora se ne vedrebbero di belle. Magari anche pretendere di fermare il tram. « Poareto galo da farla in braghe, ciò! Fermare on fiatin poco costa ».
Gli uomini si raccontano le novità, storie e fatti, grassi e piccanti; attraverso il fumo corre la risata. Le donne sono curiose, godono e ascoltano senza voler parere, ridendo, con gli occhi lustri, coprendosi mezza la faccia col « fazzoletton », per ritrosia, dandosi di gomito, sbirciandosi tra loro. Qualche « fiol d'on can » fa la mano morta con la vicina, l'altra lascia fare, con tanto dondoli() finge di non capire.
Qualche donnetta va a Monte Berico per devozione, per un voto, col rosario in mano biascica orazioni. Le mutrie, gli astemi, sono sempre ringhiosi non va bene niente, specie adesso che dà noia il fumo, l'odore di vino e poi... tutto e tutto che non và. Intanto passa via Trissino, la Ghisa, ecco San Vitale.
San Vitalee... per Arzignano, Chiampo si cambia!
Scendono quasi tutti, anche senza bisogno di cambiare, basta che ci sia un posto da bere. Il posto c'è, c'è anche quella coi marroni caldi e i « peri coti », quella stessa di « bela la ua », « fresca la ua » dell'estate, che fra l'altro, poveretta, è finita sotto il tram vittima del lavoro.
Quattro maroni o una pera cotta e dentro a bere un bicchiere. Ecco i sensali da Arzignano, dalle Tezze, fasciati stretti nel tabaro col bastone penzoloni al braccio e il cappello tirato sugli occhi.
Su tutti, si riparte! Bisogna riguadagnare il tempo perduto e spicciarsi per Vicenza.
Ormai s'è fatto giorno del tutto, ma persiste la nebbia, ai finestrini il paesaggio brumoso passa lento, soffocato. Può succedere, non raramente, anche, che il convoglio abbia un rabbioso stridore di freni della macchina con fischi. Ceroni corre fuori in piattaforma e da di mano alla « macanìca », il freno a mano di emergenza della carrozza aiutando così quella della macchina e tutto si ferma.
Grande scompiglio, calano i vetri dei finestrini, tutti si sporgono, si sbilencano fuori, vogliono vedere cosa è successo. Il personale va a vedere, si ode un bisticcio. Non è niente: un carro di letame sbucato da una boaria. I buoi spauriti si sono messi di traverso. Allora il macchinista scende e con quattro briscole, sgombra la via e il tram riparte. I finestrini si richiudono, ognuno si siede, sono un pochino delusi, si aspettavano qualcosa di più, magari un po' di sangue fra le ruote. Si sa, il popolo ama sempre le cose forti (a spese degli altri).
Tavernelle è passato, passato l'Olmo, il bigliettario ritira l'ultimo tagliando di biglietto; questo è il più faticoso, non si trova mai, l'avea qua... L'avea la... no lo cato più! ». Vuota le tasche, vien fuori tutto il bazar.
Ecco la fermata di San Felice. Siamo ormai in città. Alcuni smontano e sbrissiano dentro all'osteria della « Fulvia ». E finalmente s'è arrivati!
Ora succede il contrario di quanto successe in partenza. Tutti hanno fretta di smontare. Tirano giù i fagotti, qualcuno scappa e va finire, proprio, sulla testa d'un bastian contrario che comincia strillare.
Con le gambe intorpidite cominciano per scendere, con l'ingombro dei fagotti, il tabarro scivola dalle spalle, l'altro che segue, lo calpesta, incespica, brontola. Mette giù i fagotti e tira su il tabarro, tira su i fagotti e va giù ancora il tabarro. Siamo ancora in corsia della carrozza e ognuno ha una fretta matta vedendo i precedenti che sono già all'uscita. C'è il pisciatoio, tutti hanno bisogno d'andarci, fanno la coda, par far presto cominciano sbottonarsi prima e poi vanno via a gambe larghe abbotonandosi.
Ora non si conoscono più, ognuno per sè e sfilano in tutte le direzioni.

Ritorno

Al ritorno si capovolgono tutti i fenomeni dell'andata. Sono puntuali, vanno diritti al treno, sono più disciplinati, qualcuno che ha alzato il gomito un po', è in « cerina », ride e fa ridere gli altri. Per prima cosa si raccontano dove sono stati a mangiare, cosa hanno mangiato, bevuto, quanto hanno pagato. Hanno mangiato bene e neanche pagato caro. Sono stati da « Vittorio », al « Cavaletto » in piazza delle Erbe, alla « Rosa », al « Pozzo Rosso », alla « Torre Vecia ». E, naturalmente, per ultimo, non si può lasciare Vicenza senza passare da « Gobbo », dietro il Duomo, da « Crosara », in Piazza Castello, dove tengono sempre quel buon vino nostrano.
Le mutrie, i roversi, sono stati dalla « Pantegana » a San Giacomo, dalla « Cuccarola » a Ponte degli Angeli, hanno mangiato male e pagato caro. Il personale è screanzato. Sono clienti difficili, presuntuosi che battono sui piatti. Non c'è al mondo dispetto più grande per camerieri, come quello di battere sul piatto; è come le si battesse sul...!
Non prendono vino e il cameriere fa un risolino, poi si volta verso la cucina e chiama ad alta voce: « Un minestrone, senza vino, che il pane ce l'ha lui »! Tutti ridono, l'altro si rode e mostra il dente velenoso.
Il tram arranca allegro. Ceroni non c'è, questa corsa tocca a Crístofoletti, che raccoglie i soldi e dà il nastro. E via con qualche fischietto. Le compagnie « ciacolano », ognuno ha qualcosa da raccontare. Sono stati a vedere le « erbarole », quelle che vendono ortaggi in piazza, pezzi di belle more col cappello di paglia nera di Firenze e la penna di struzzo, con le cotole rialzate puntate con spilli di sicurezza mostrano una spanna di gambe.
Zan, racconta l'avventura successagli. Colta da una occulta necessità corre da Pacina, sotto la Torre. Bei cessi, nuovi, con le piastrelle; come adesso. Una palanca per... consumazione. Zan sta lì a godersi la palanca dopo la consumazione che le capita a tiro una delle sue, coi suoi centoventi chili, con un rumore da vetri rotti; manco farlo apposta nella cabina accanto c'è una mutria che suda e fatica: « Gnanca vergogna! ». E Zan. « Cossa vorlo co na palanca sentire anca la boeme? ». E giù, tutti a ridere spassosamente.
Fuori è buio.
Si passa tortuosamente per la via principale di Montecchio con le botteghe e le case con le luci accese. Fa un bel vedere stando beatamente seduti! Tutti hanno la loro da dire di « Montecio »: che piantano fagioli e nascono ladri, che per non rubarseli, anche fra loro, da furbi, li piantano fondi con la pistola.
Si arriva a San Vitale, dove i treni cambiano, e tanto per cambiare aria si va far visita di cortesia dove vendono vino, sentire anche se l'hanno cambiato. Quanti protesti! I sensali dopo tanti « tira e mola » e schiaffi sulle mani, per contratti fatti, se ne vanno per l'altra strada. Cì sono quelli che tornano da Arzignano, da Chiampo e s'imbarcano nella comitiva; anche costoro aggiungono la loro chiacchiera.
Palazzetto! Qua bisogna andar giù, non li fermerebbe nemmeno il Patto Atlantico. Una riverenza alla « passaia » e dentro dalla Siora Melia. Il fuoco è maestoso, gira l'arrosto coi « osei » e sotto una leccarda grande come una gondola, piena di polenta, anche la cucina « conomica » va a vapore con « pignatte, tece, casserole », un forno grande da mezzo vitello.
Che profumo, quanto ben dì Dio! Com'erano, e come sapevano tessere felici una volta!
Una fettina di polenta con « on'oseleto » o con una luganega e « vin de valle ». I soliti discorsi, le solite « ciacole » con la parona, con gli avventori. Lo scambio dí bicchiere.
Le osterie, gran bella invension; altro che il telegrafo senza fili!
Cosa interessava loro la posta, il telegrafo? Lo scrivere li faceva sudare una camicia. Gli affari si concludevano sempre per bocca, e basta. Carte e firme alla larga, tutta roba che ti porta dagli avvocati.
« Sta meio on sorze in l'oca al gaso
che on cristian in man de
on'avocato! ».
Cristofolettí con la trombetta suona la chiamata. Anche la macchina fischia all'occorrenza. Si riparte. Il tram corre, corre la strada, corre il buio, tutto corre veloce (?).
« Corre le rue, corre el paron,
corre la serva, corro anca mi! ».
Via Cornedo, Casa Bianchina e si affronta rabbiosamente di petto la salita dei Noni strepitando e sbuffando scintille. Ce la fà, o non ce la fà? Se ce la fa arriva in stazione sfiatato e si squaglia con un lungo sospiro vaporoso; se non ce la fa rincula e si ferma un po' prima del ponte, a mettere su pressione e poi parte ringhioso alla riscossa.
Ma ci fu una volta che successe un fatto notando. Una sera sul finire di not vembre, il convoglio aveva da poco lasciato Palazzetto, che uno schianto orrendo in macchina blocca tutto. Nelle carrozze succede « on repeton » maledetto, gli uni si sbattono contro gli altri, e giù pacchi sulla testa.
Cos'è, cosa non è, tutti corrono. La macchina è di traverso sulle rotaie, coricata di fianco, soffiando come un mostro abbattuto. Il fuochista, nero come uno scarafaggio, con uno stoppaccio acceso, col macchinista, guarda dentro fra le ruote.
Si alzano: « Se ga roto el roncon! ». Nessuno sa cosa sia « el roncon », ma tutti hanno « la sua » da dire.
Un ferro così grosso a rompersi! Ma cos'è, com'è? È quel ferro come un braccio che « para le rode ». Non si potrebbe attaccarlo, magari con del « fin de fero » tanto da arrivare fino a Valdagno. Sì, ma poi chi mette in strada la macchina?
Assediano il povero Cristofoletti: E noialtri cosa femo, dove andemo? Voialtri? Rangève! E il biglietto pagato, e il rimborso? Non si ricevono le lagnanze, l'ufficio è chiuso. Domani mattina presentarsi dal capostazione. I bagagli saranno custoditi e consegnati col prossimo treno successivo. Per adesso niente da fare!
Per darsi da fare tornano tutti al Palazzetto ch'è lì a poche centinaia di metri. Nessuno si fida partire solo. Hanno paura del buio, dei cani, dei fantasmi nella notte, che a quel tempo ci credevano molto.
Per darsi coraggio bevono tutti. Il vino è una gran medicina. Basta leggere le allegre vicende del patriarca Noè.
Ma tutta la notte a Palazzetto non si può stare. Sí decidono a farla a piedi. Fino a Valdagno con un'oretta e mezza se la fa, salvo il beneficio delle fermate obbligatorie.
Partono, non c'è luna, si sprofondano nel buio, seguono la pista della inghiaia-tura stradale, che a mala pena si intravvede. Man mano che si prende l'occhio si avanza più sicuri. Qualcuno che all'occorrenza ha bevuto un po' dí più, attacca i bagoli. Si comincia a cantare. Tanto anche se si piange non si rimedia a nulla!
Ridono anche i « bastian », anche se le donne cominciano cantare. Si sente qualche voce d'allarme: Ehi! sior, el diga, su co le man! Senza ferale gnente da fare. Camminano. Caso strano son tutti allegri.
« Da Milan se va a Torin
sempre viajando in caretin.
Amore, amore, amor
la rosa la xe on bel fior! ».
Ecco la « Molonara! ». No, è un'osteria tetra, fumosa, angusta. Avanti! A Cornedo sosta da « Traca ». Altra bella osteria dentro un recinto di cancellata. Ironia del caso proprio dove si ferma il tram!
Sí rimettono in strada, l'allegria aumenta, nessuno è stanco. In quei tempi il camminare era molto usato. Erano comuni le gite a piedi domenicali fino a Castelgomberto, salendo e scendendo i poggi solatii di Cereda, e tornare, sempre a piedi, per lo stradone provinciale; naturalmente con le relative fermate nei « capitei » senza santi. L'allegria e la compagnia fanno più breve la strada.
Si conclude con l'adagio di « Tutto il mal non vien per nocere », senza l'incidente del « repeton » non si sarebbe passata una serata migliore.
I lazzi, le burle, le chiamate s'intrecciano nell'oscurità, nutrite dal « gotin » bevuto.
Tra il lusco e il brusco, tra il tí vedo e non ti vedo, qualche coppia, con gli occhi spasimanti, si saranno leccati qualche bacio. Pazienza! C'è tanto posto fuori da starci anche questi. Si crede, però, con giudizio certo, che più in là non siano andati. Le donne; allora, erano stupidamente oneste. E intanto:
«Tu, tu el tranvai
La Gondola, el vapore
Tutte figlio Cose ormai
Che han perso OGNI valore.
La ferovia xe Rota
palanche no nè GHI,
Più chi no ga Bessi
GHE Loca farla una torta! ».

E arrivano a Valdagno. In un battibaleno si sparge la sensazionale notizia «el tran le andà for de strada! ». Robe da Campana martelo!
questa è una storiella del tram rifatta da tempi vissuti, lontani e felici.


http://www.truck-italia-forum.com/BB3/viewtopic.php?f=57&t=997&start=70
liquidatore
00martedì 27 settembre 2011 17.33
@ Cori.
La motrice mi sembra la stessa del Gambadelegn; può essere?

Perchè hai sostituito lo stemma del cantone di Uri, con la bandiera Svizzera?

Ciao
Cori x
00domenica 2 ottobre 2011 15.59
Si sono simili essendo le FTV dalla "Borsig" di Berlino e non dalla Henschel come molti (compreso il sottoscritto) pensavano:



... mentre il "Gamba de Legn" milanese è stato dalla Krauss con estetica simile alle Borsig:

images.alice.it/sg/foto/gallery_mno/reportage/milano_metropolitana_atm/4194fa242ab77...

...che vennero effettivamente usate dalla SNFT per la ferrovia Brescia-Iseo,eccolo:

http://image.forumfree.it/5/8/2/3/0/2/6/1296507082.jpg

Anzi mi stavo dimenticando,per chi ne ha dimestichezza volevo chiedere se:

www5.picturepush.com/photo/a/6677203/640/Anonymous/624-012-arezzo-pescaio...

Queste aretine sono effettivamente le ex FTV?
www2.picturepush.com/photo/a/6677185/640/Anonymous/624-012-623-100-arezzo-pesca...

Ecco la marroncina snaturata ex FTV per davvero:
www4.picturepush.com/photo/a/6677192/640/Anonymous/623-100-arezzo-pesca...

http://www.clubtrenibrianza.it/NEWS/news_ferroviarie_TFT%20AREZZO_001.htm
Photorail
00domenica 2 ottobre 2011 16.47
Cori, Cori.......
Cori lontano, perchè questa è grossa come quelle delle 556 della FPP....

Adesso stupiscimi e stupiscici tutti, cerca in quattromila siti web e dacci la tua verità. Quella vera io già la so......
Cori x
00lunedì 3 ottobre 2011 01.03
Photorail lo chiedo a te,quella bianca non è FTV vero? Anche sulla marroncina ho dei sospetti... credo sia una Varesina

Macchè link e link,ho il libro "binari nel verde" e vari libri del Cornolò,non mi sognerei mai di propormi così con quel linguaggio,sei abituato così è la tua natura....riguardo la 556 FFP detto da uno che non conosce la differenza tra un Breda ed una Fiat per giunta pubblicata nel proprio sitino è il colmo! Io la foto l'ho pubblicata. Altro non c'è da commentare. Non l'hai saputo fare.Piuttosto ti chiedo:

l'unica ex FTV che fine ha fatto?
Photorail
00lunedì 3 ottobre 2011 07.56
ancora insisti?
Con la storia delle Breda e delle Fiat? Irrecuperabile.

Guarda, facciamo così: se ammetti di esserti bevuto il cervello sulle 556 ti spiego tutta la telenovela sulle FTV a LFI.

Ti facilito il compito: le Breda (56, 556 non importa) hanno sempre avuto il frontale inclinato, aerodinamico; le Fiat (56, 72, 80, 64) hanno sempre avuto il frontale verticale. Le 556 FIAT sono un caso a parte, con il frontale avvolgente, arrotondato, con la tipica calndra gigantesca con le "orecchie" (da cui il soprannome di Topolino)....
Cori x
00lunedì 3 ottobre 2011 11.08
Ascoltami. Una persona è irrecuperabile quando manca di educazione. Non di conoscenza. Quando una persona ti posta una foto,con didascalia e pagina già citata più volte significa che c'è la prova provata. A cui tu non solo non hai fatto riferimento ma ti ostini a negare. Questo pomeriggio andrò a Vicenza alla ricerca degli atti. Non ti disturbare. Grazie. Visto che siamo in vena di scrivere delle Breda posto l'Ercole una Aln56 accorciata:



Magari è una base per una discussione educata.
Photorail
00lunedì 3 ottobre 2011 11.50
stress
Intendi questa?


Per disimpegnare il traffico viaggiatori con l'impiego di sole automotrici Diesel,furono fatte giungere dalla Ferrovia Benevento-Cancello due veicoli:una motrice ed una rimorchiata.

La Littorina numerata 414 era una FIAT Aln 556 anch'essa ricostruita.(Breda)
Le testate dei suoi radiatori sporgevano vistosamente dalle cabine di guida.
Sulle fiancate spiccava a grandi lettere la scritta "Napoli-Benevento-Cancello-via Valle Caudina"

La Rimorchiata numerata 413,appariva di linea più semplice e ben si intonava,anche per la medesima colorazione,con le nostre Aln556 (Breda),mentre all'interno dispiacevano i sedili di legno.



Il libro ce l'ho in cantina per trasloco. Quanto prima vado a prendermelo e controllo la dida che dici. Perchè se così è scritta è SBAGLIATA! La prova provata non è un libro scritto da un autore, ma il documento ufficiale da cui l'autore ha preso la fonte. Sai quanti libri che tutti credono bibbie intoccabili sono pieni di caxxate? Anche un autore famosissimo che tu citi spesso ha scritto parecchie castronate eppure tu pendi dalle sue pagine.

La mia educazione la metti veramente a dura prova con i tuoi toni saccenti e di sfida. Per cui fino a che non ho il libro in mano non proseguo oltre nello scopo, che è controllare se l'autore di quel libro ha sbagliato a scrivere. Che quella fosse una ex ALn o ALb.56 FS nessuno tranne te ha dubbi.
Cori x
00lunedì 3 ottobre 2011 23.14
Photorail se la mettiamo su questo piano,ok,concordo appieno. Mi sarebbe piaciuto averlo letto prima [SM=x346220] Sono passato a Vicenza. Anche per saperne di più sulla questione "stazione AV" in parte progettata sul vecchio sedime della linea Vicenza-Valdagno(-Recoaro).

Non c'è niente di bello in vista se non una predisposizione per il futuribile servizio filoviario. Il tutto costruito dalla solita "Rizzani-De Eccher". Praticamente se da una parte si recupera spazio dall'altra siamo arrivati alla distruzione di qualcosa rimasto storico.

Altra pazzia è stata quella di far dal sedime ex tranviario tra Castelgomberto a Montecchio Maggiore la progettazione di una strada che corre parallela alla classica SS46 come se ce ne fosse stato il bisogno.

Che i vicentini chiamavano affettuosamente "Pampa" o "Far West" essendo un luogo un tempo quasi privo di qualsiasi abitazione praticamente da Montecchio a Valdagno. Oggi è superurbanizzato....
Cori x
00giovedì 13 ottobre 2011 04.27
Ora propongo delle foto prese da Ferrovie.it nel thread "c'era una volta il tram":



Qui siamo a Campo Marzio nell'attuale Via Roma,ex via Stazione,ex via Revese all'incrocio con Viale Dalmazia dove esisteva un bellissimo bar ancor oggi esistente e rovinato che era il "Caffè Moresco". Via Revese perché fino al 1938 esisteva un arco di trionfo, che ben si nota sullo sfondo della foto color bianco in posizione molto più centrale all'altezza dell'attuale libreria "Galla".



Di lato con le tende c'era il famoso Gran Caffè Ristotrante Colotti i cui interni sono conservati in una nota pasticceria di piazzetta Palladio. L'arco stesso è stato rimontato in maniera superficiale è praticamente l'entrata dei Giardini Salvi:



Sempre più a lato sinistro il vecchio maniscalco che venne poi assunto dalla società tranviaria cittadina fino alla sua morte nel 1928. Venne demolito nel dopoguerra. Oggi c'è un palazzotto anonimo costruito nel 1948.




Qui siamo nell'attuale Corso Palladio. E' interessante notare come la regia farmacia sia rimasta ancora viva e vegeta,di lato c'era il negozio di scampoli poi assorbita da una boutique di moda per signore ed infine oggi da una banca.

Dimenticavo i link:

http://www.vajenti.com/
Cori x
00venerdì 28 ottobre 2011 03.52
Ringraziando Photorail per il suo aggioramento novembrino nel sito posto delle foto della ferrovia a scart.ridotto nel vicentino preso da FOL:



Ferrovia Piovene Rocchette e la classica FTV a Valdagno e Recoaro:



Cori x
00domenica 11 marzo 2012 02.57
Scoop ad Alpago del 19.2.2012
Clamoroso Scoop di tale Aln668.1207 credo presente anche su Ferrovie.it. Bravissimo nel vedere dei veri cimeli,fotografarli e metterli in rete. Sono contentissimo di questo reportage:


Ho avuto la possibilità di vedere da vicino e da dentro i due rotabili o, meglio, a quel che ne resta, delle ex FTV, che sono oggi "conservati" in un piazzale privato nella mia zona.
Si tratta dell'elettromotrice 005 e della rimorchiata 132 a carrelli, a cassa in legno, in più c'è un carro bagagliaio a due assi che è un rudere rugginoso.
Salvati dalla demolizione dopo la chiusura delle linee FTV erano stati acquistati da una associazione locale con l'intento di restaurarli ed esporli in un "museo" a tema.
Sono lì da anni, pare ci sia più o meno tutto, ma l'aspetto è tutt'altro che confortante.
Che desolazione!

www.depasqual.net/paolo/fotovarie/treno/ftv_alpago/2012_01_22_ftv_alpago_s70...



Erano così,e nelle foto seguenti al tempo dell'accantonamento vendute addirittura su Ebay!

Cori x
00martedì 17 luglio 2012 08.08
Dopo secula posso fare un censimento delle motrici "Stanga" ancora esistenti del vecchio parco FTV sapendo che le Aln sono state tutte demolite.

Elettrotreni un tempo numerati 001-009:

-001 museata alla stazione di Valdagno (VI)

-005 (?) Portomaggiore (FE) a cura di CSFT Bologna

-006 oggi di LFI (TFT) Arezzo come EBDz 19

-008 museata all'ex fabbrica LIMA di Isola Vicentina (VI)

-009 oggi di LFI (TFT) Arezzo come EBDz 20 (?)

(la 004 di LFI a seguito di un incidente venne demolita)

Rimorchi un tempo numerati 131-135-171-175:

-132 (?) Portomaggiore (FE) a cura di CSFT Bologna

-131 museata all'ex fabbrica LIMA di Isola Vicentina (VI)

-172 oggi di LFI (TFT) Arezzo

-174 oggi parte di SEPSA (NA)


Totale 4 (o 5) elettromotrici e 4 rimorchi. Chi sa qualcosa?!
Cori x
00venerdì 31 agosto 2012 16.30
1976
Ecco le meravigliose foto del solito jhm0284 nel 1976:









Ed ora qualche bus veramente imperdibile. Il modello precedente a questo esiste ancora oggi a Bolzano come veicolo storico non della SASA:



Che infatti è un FIAT 680 RNU

Più il classico Fiat418 Cameri esistente fino a miei ricordi al 1998:


LINK al sito Flickr
Guido(62)
00martedì 25 settembre 2012 20.30
A proposito delle tramvie di Vicenza, una bella linea fu certamente la tramvia extraurbana Vicenza - Sandrigo - Marostica - Bassano del Grappa (lunghezza km 36 e a scartamento ordinario), inaugurata il 13 novembre 1910 e chiusa il 31 gennaio 1961.
Questa tramvia fu esercitata dapprima a vapore e poi, a partire dal 1948, con automotrici diesel Breda 56 e 556.
A Vicenza le automotrici tramviarie, uscite dalla stazione FTV (situata accanto alla stazione FS), si immettevano in viale Milano per poi transitare per la circovallazione ovest cittadina, costituita da viale Mazzini e viale Bartolomeo d' Alviano, quindi svoltare, all' altezza di Porta S. Bortolo, in direzione di Polegge iniziando a percorrere i binari che fiancheggiavano la strada statale marosticana per Sandrigo e Bassano. A Povolaro la tramvia per Bassano soprapassava con un cavalcavia la linea ferroviaria Vicenza - Schio (non credo che attualmente tale manufatto esista ancora).
A differenza della linea tramviaria da Vicenza a Noventa Vicentina (anch'essa non elettrificata), il cui tracciato negli anni successivi alla seconda guerra mondiale era stato rettificato in gran parte, al fine di ridurre i tratti di binario in sede promiscua, la tramvia per Bassano non ebbe alcuna significativa modifica del tracciato.
Il problema della sede promiscua su gran parte della linea fu la causa che portò alla repentina chiusura della tramvia per Bassano già nel 1961, circa diciassette anni prima della chiusura della tramvia per Noventa Vicentina.
Guido(62)
00venerdì 5 ottobre 2012 19.10
A Bassano la linea tramviaria proveniente da Vicenza percorreva nell' ultimo tratto il viale Armando Diaz, per poi superare il ponte della Vittoria e far capolinea vicino al Tempio dei Caduti della prima guerra mondiale, nell' attuale via De Gasperi.
Se non erro, mi pare che negli ultimi anni di esercizio, successivi alla seconda guerra mondiale, la stazione tramviaria di Bassano era costituita da un semplice chiosco (probabilmente perchè il vecchio fabbricato viaggiatori era stato distrutto durante la guerra e non più ricostruito).
Mi risulta inoltre che a Bassano la linea tramviaria non era raccordata con le linee ferroviarie dello Stato.
Guido(62)
00sabato 6 ottobre 2012 15.45
Pochissime tracce rimangono delle tramvia Vicenza - Bassano : la stazione di Vicenza FTV (ora utilizzata come stazione autolinee) e la stazione di Marostica, quest' ultima situata in bella posizione vicino alle antiche mura della cittadina. Fino a pochi anni orsono nella ex stazione di Marostica era esistente anche il magazzino merci (non so però se tale edificio ci sia ancora o sia stato demolito).
Purtroppo è anche difficile trovare fotografie di questa tramvia, specialmente quelle relative agli ultimi anni di esercizio della linea, quando venivano impiegate le automotrici.
Prego pertanto chi è in possesso di qualche foto relativa alla tramvia Vicenza - Bassano di postarle, essendo immagini piuttosto rare.
Guido(62)
00venerdì 23 novembre 2012 23.54
Sarebbe auspicabile la realizzazione di una nuova linea ferroviaria in sede propria tra Vicenza e Bassano del Grappa.
Tale linea potrebbe avere in comune alla linea Vicenza - Schio la tratta Vicenza - Cavazzale. Poco più a nord di questa località si potrebbe collocare l' eventuale diramazione per Sandrigo, Marostica e Bassano.
Anche se al momento è pura utopia, una nuova linea ferroviaria Vicenza - Bassano sarebbe un'infrastruttura molto utile per i collegamenti tra il capoluogo berico e l'alta pianura vicentina
Cori x
00martedì 8 aprile 2014 13.35
Ho trovato un altro interessante link:


Automotrice diesel F.T.V. N° 26 appena partita da Barbarano verso Noventa sugli scambi d'uscita dei binari F.T.V. A sinistra il magazzino merci con la staccionata F.S. dell'Ostiglia. La foto è dell'aprile '78. L'Ostiglia è già fuori servizio da circa 10 anni e nel giro di pochi mesi verrà sospesa anche la linea delle F.T.V. Foto dal libro 'La Ferrovia Padova-Piazzola-Carmignano' di Mario Santinello.


Automotrice n°26 alla fermata di Barbarano in direzione Noventa Vicentina, sulla sinistra il piazzale della stazione FS dell'Ostiglia. Foto dal libro 'I Binari nel verde' di Giorgio Chiericato.

http://ostigliatreviso.altervista.org/tv-ost_imgbbarbarano.html
Guido(62)
00martedì 8 luglio 2014 14.21
La tramvia Valdagno - Recoaro Terme fu soppressa nel 1961.
Sinceramente credo che era molto difficile, durante gli ultimi anni di esercizio, il transito dei convogli tramviari lungo la strettissima strada collegante Valdagno e Recoaro Terme.
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