Un nuovo approccio contro la BSE

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vanni-merlin
00Sunday, December 3, 2006 11:55 PM
Un nuovo approccio contro la BSE

I topi così trattati sono sopravissuti più a lungo



L’encefalopatia spongiforma bovina (BSE), nota anche come malattia della mucca pazza) e la malattia di Creutzfeld-Jakob (CJD, una malattia correlata alla BSE che può occorrere spontaneamente, su base genetica, o che può essere contratta in seguito all’ingestione di carni infette di animali affetti da BSE) sono malattie neurodegenerative fatali per le quali non esistono al momento terapie efficaci, dovute all’accumulo cerebrale di una versione anomala (PrPsc) di una proteina naturale (PrPc)
In uno studio apparso sull’ultimo numero del Journal of Clinical Investigation, Alexander Pfeifer e colleghi dell'Università di Bonn, in Germania, hanno mostrato che nel topo il silenziamento del gene che codifica la proteina naturale PrPc rallenta l’accumulo della proteina PrPsc.
Finora si era riusciti a dimostrare la possibilità di questo approccio solamente in vitro, sfruttando la tecnica di silenziamento per interferenza a RNA, ma i ricercatori di Bonn hanno mostrato che il meccanismo funziona anche in vivo e che il rallentamento dell’accumulo di PrPsc è direttamente proporzionale al numero di neuroni in cui attraverso la terapia si riesce a silenziare il gene PrPc. Mentre i topi infettati di controllo morivano tutti entro 165 giorni, i topi trattati secondo questa metodica sono sopravissuti fino a 230 giorni.
Si apre così la prospettiva di sviluppo di una terapia che sfrutti questo nuovo approccio, anche se i ricercatori avvertono che saranno necessari ancora lunghi e approfonditi studi prima che si possa pensare a una applicazione terapeutica dell’interferenza a RNA.





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