Terra Madre gira le spalle a Frattini

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cristina:)
00Monday, October 27, 2008 10:32 PM
Contestato il suo video: no alle scelte del G8
di ANDREA ROSSI
TORINO


La prima raffica di fischi arriva dopo nemmeno dieci minuti. «L’emergenza del Terzo mondo è stata affrontata dal G8. I Paesi cosiddetti ricchi del mondo hanno individuato quest’anno una cifra supplementare di dieci miliardi di euro per l’aiuto alimentare». Prima bordata. «Il G8 ha lanciato una grande alleanza globale per la sicurezza alimentare». Altra bordata, molto più rumorosa. Poi il frastuono diventa bolgia. «Vogliamo la musica. Vogliamo Carlin Petrini», urla qualcuno.

Il videomessaggio inviato dal ministro degli Esteri Franco Frattini alla cerimonia di chiusura di Terra Madre non è neanche a metà quando il popolo che ha «invaso» Torino per quattro giorni comincia a spazientirsi. Prima, colorato e sorridente, aveva ascoltato parlare delegati e i rappresentanti delle istituzioni locali. Poi la festa si trasforma per dieci minuti in contestazione. Ribolle, il PalaIsozaki, una polveriera gremita da buona parte dei settemila delegati di Terra Madre e dai loro accompagnatori. Fischia, batte forte le mani, a tempo. Scuote il pavimento del palasport, decine di piedi sbattuti fino a oscurare la voce del ministro che annuncia gli impegni del governo italiano per la prossima presidenza di turno del G8. E quando il discorso – 17 minuti - scivola sul «fronte comune orchestrato dei grandi della terra per fronteggiare i cambiamenti climatici» e soprattutto la miseria che costringe circa 850 milioni di persone a soffrire la fame, la situazione quasi sfugge di mano.

Molti delegati – ma anche molti italiani – si alzano in piedi e voltano le spalle al maxischermo su cui scorrono le immagini e le parole di Frattini. Il popolo di Terra Madre trasuda rabbia. «Ma come – sbotta Effan Erbo, delegato etiope -: Non sono stati capaci di trovare i 22 miliardi di dollari promessi alla Fao per contrastare la fame e il governo americano ne ha stanziati 700 in un giorno solo per salvare le banche. Cosa ci vengono a raccontare?».

Frattini finisce per essere il capro espiatorio di una protesta che varca i confini dell’Italia. E ha come bersaglio tutti i grandi Paesi industrializzati, colpevoli – per i delegati – di ostinarsi a dimenticare il Terzo mondo. Poco dopo, scemata la contestazione, ci penserà Carlin Petrini, il guru di Slow Food, a rimbrottare la sua gente, da buon padre di famiglia. «Noi siamo contadini, e i contadini sono pazienti. Sanno ascoltare. Anche chi non la pensa come loro».

Distribuisce carezze e bacchettate: «I grandi del mondo riceveranno una delegazione di Terra Madre il prossimo anno, ascolteranno le nostre istanze, ed è un miracolo, una cosa mai vista né successa prima».

I seimila del PalaIsozaki si placano. Ma prima, durante il messaggio dell’inquilino della Farnesina, era stata contestazione vera. Aspra. Culminata nel gesto «estremo» di voltare le spalle ai maxischermi. «I Paesi ricchi hanno affamato i nostri popoli. Noi non lo dimentichiamo», insiste Solomon dalla Nigeria. «Non crediamo in quel che dicono. Non ci fidiamo delle loro rassicurazioni».



da La stampa
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