Stiamo salvando il mondo dalla sicura catastrofe del "buco nell'ozono"

Full Version   Print   Search   Utenti   Join     Share : FacebookTwitter
zsbc08
00Friday, December 12, 2008 3:54 PM
Non è per fare dietrologia all'italiana nè per fare inutile "complottismo", ma perché proprio in questo periodo di profonda crisi economica e politica e militare e molte altre cose ancora si è tirato fuori il tema del "buco nell'ozono" e del clima e dell'ambiente mettendolo su un piedistallo d'oro, quando fino a ieri da quel piedistallo lo si è sempre buttato giù? Non è forse per utilizzare questo tema per "parlare d'altro" e per "fare parlare d'altro", e cioè di qualcosa di veramente importante che coninvolge il mondo intero e che può distrarlo dal vero problema che oggi, in questi giorni, mentre sto scrivendo, è quello che è in atto  e che si sta combattendo la Terza Guerra Mondiale? A me questa sembra propaganda politica da tempi di guerra? E a voi?
Francesco Paolo Pinello


Da RaiNews24.it

Washington | 20 dicembre 2008
Barack Obama: è nella scienza la chiave della nostra sopravvivenza oggi più che mai
Barack Obama
Barack Obama

E' arrivato il momento in cui gli Stati Uniti rimettano la scienza in cima all'agenda del governo. Lo ha dichiarato il Presidente americano eletto, Barack Obama annunciando le nomine della sua squadra in materia di scienza e tecnologia.

"Promuovere la scienza non significa solo assicurarle le risorse, ma proteggere la ricerca libera e aperta. Assicurare che i fatti e le prove non siano mai distorte o oscurate dalla politica e dall'ideologia. E' ascoltare quello che i nostri scienziati hanno da dire, anche quando è scomodo, specialmente quando è scomodo. Perchè il fine ultimo della scienza e' quello di ricercare la conoscenza , la verità e una maggiore comprensione del mondo intorno a noi. Questo sarà il mio obiettivo come presidente degli Stati Uniti", ha quindi affermato Obama.

"E' nella scienza la chiave per la nostra sopravvivenza, oggi più che mai". E questo è vero, ha precisato, Obama "che si tratti della scienza per rallentare il riscaldamento globale, della tecnologia per proteggere le nostre truppe e affrontare il bioterrorismo e le armi di distruzione di massa, della ricerca di cure in grado di salvare la vita o delle innovazioni per rimettere in piedi la nostra industria e creare i lavori del ventunesimo secolo".




Da: RaiNews24.it

Bruxelles | 12 dicembre 2008
Accordo a Bruxelles su clima e piano anti crisi, Sarkozy: "Ora tocca agli USA"
Nicolas Sarkozy
Nicolas Sarkozy
 "Il lavoro del cancelliere Merkel è stato essenziale, è stato un piacere lavorare al suo fianco". Nella dichiarazione alla stampa a chiusura del summit di Bruxelles il presidente di turno dell'Ue, Nicolas Sarkozy, rende merito alla disponibilità tedesca per arrivare al compromesso sul pacchetto clima e sulle misure anti crisi da adottare a livello comunitario. Due dossier sui quali nelle ultime settimane la Germania si è trovata spesso 'isolata' davanti all'asse Parigi-Londra.

Semestre francese chiuso da un successo
Visibilmente soddisfatto, Sarkozy ha parlato di un "Consiglio europeo appena terminato che resterà nella storia". Poi ha guardato al resto del mondo: "E' giunto il momento anche per gli USA di avere un presidente che pone il problema della difesa dell'ambiente come prioritario. Gli Europei hanno fatto qualcosa, ora tocca a voi". "Non c'è paese al mondo che si sia dotato di regole come quelle che abbiamo adottato noi all'unanimità. La presidenza e la commissione hanno considerato che la crisi non poteva bloccare una crescita sostenibile verde. Abbiamo cercato di negoziare per i nuovi paesi dell'Europa orientale parametri diversi. Ora l'Europa, che ha dato il buon esempio, potrà essere seguita anche da altri paesi, come gli americani", ha concluso Sarkozy.

Il negoziato sul clima ha avuto una accelerazione questa mattina, dopo che la presidenza di turno francese ha presentato una nuova ulteriore bozza di accordo. Sono rientrate le riserve dei paesi, tra i quali l'Italia, che avevano avanzato richieste di variazione o aggiustamenti per la bozza sul clima. Anche la Polonia, uno dei paesi più restii a dare il via libera all'accordo, alla fine si è detta soddisfatta e ha dato il suo sì.
La questione dell'Iva ridotta per il rilancio dei consumi sara' discussa all'Ecofin del prossimo marzo.

Gli obiettivi centrati dall'Italia
"L'Italia ha ottenuto una clausola di revisione generale al marzo 2010 per l'intero pacchetto clima-energia dell'Ue estesa alla valutazione sull'impatto di competitività", ha sottolineato il ministro degli Esteri Franco Frattini. "Siamo soddisfatti dei risultati del vertice", ha detto il premier Silvio Berlusconi al termine del Consiglio europeo.

"Abbiamo convenuto che le misure anti-crisi devono essere compatibili con il Patto di
stabilità", ha detto ancora Berlusconi in conferenza stampa.


Trattato di Lisbona
Le garanzie richieste dall'Irlanda per indire un secondo referendum sul Trattato di Lisbona saranno inserite nel Trattato di adesione della Croazia, previsto intorno al 2010. "Il prossimo Paese a entrare nell'Ue sarà la Croazia, servirà un nuovo Trattato, un Trattato di adesione che dovra' essere ratificato da tutti gli Stati membri. Ne approfitteremo per aggiungere al Trattato di adesione croato un protocollo irlandese", ha detto il presidente francese.

Gordon Brown: di fronte alla recessione non resteremo con le mani in mano
Davanti ad una "crisi economica e finanziaria globale" e alla minaccia di "una recessione", i Ventisette si impegnano a compiere "uno sforzo equivalente a circa l'1,5% del pil dell'Unione europea". E' questo il compromesso raggiunto dal vertice europeo dei capi di Stato e di
governo dell'Ue, secondo quanto emerge dall'ultima bozza di conclusioni, che esorta gli Stati membri ad una azione rapida sia per quanto riguarda le misure volte al rilancio, sia per quanto riguarda i piani di salvataggio del sistema bancario. Accordo raggiunto anche sull'altro dossier scottante, quello del 'pacchetto clima' che impone ai paesi membri la riduzione del 20% delle emissioni di gas dannosi nell'atmosfera entro il 2020 e l'aumento al 20% delle energie rinnovabili nel mix di appovigionamento energetico.

Contro la crisi
L'1,5% del pil è l'entita' indicata dalla Commissione nel piano presentato il 26 novembre scorso. L'1,2% del pil, ossia 170 miliardi, doveva, nelle intenzioni della Commissione, essere messo a disposizione dagli Stati membri, mentre lo 0,3% dall'Unione europea e dalla Bei. Il testo finale non menziona i 200 miliardi di euro complessivi di stimoli per rilanciare l'economia, ma mantiene l'obiettivo dell'1,5%, che era stato molto criticato dalla Germania, che ha gia' varato un consistente pacchetto di misure per il rilancio.

"In queste circostanze eccezionali, l'Europa agira' in modo unito, forte e rapido per evitare una spirale di recessione e sostenere l'attivita' economica e l'occupazione", si legge nel testo, che sottolinea come "le politiche degli Stati membri sulla protezione sociale e l'inclusione abbiano un ruolo chiave da svolgere". Inoltre, "il Consiglio europeo esorta le banche e le istituzioni finanziarie a fare pieno utilizzo delle agevolazioni concesse loro per mantenere e sostenere i prestiti all'economia e far beneficiare i creditori dei tassi d'interesse piu' bassi", evitando cosi' quel 'credit crunch' che anche la Banca centrale europea ha iniziato a denunciare.

I leader Ue, secondo il testo, sostengono in particolare "un maggior intervento da parte della Banca europea degli investimenti di 30 miliardi nel 2009-2010, in particolare per le piccole e medie imprese, per le energie rinnovabili e per il trasporto pulito, soprattutto a vantaggio dell'auto". Sull'auto, settore particolarmente colpito dalla crisi, il testo indica anche che gli Stati membri dovrebbero attuare delle misure coordinate "per sostenere la domanda", con "l'obiettivo di produrre effetti immediati, di essere limitate nel tempo e di essere mirate ai settori piu' colpiti e piu' importanti per la struttura dell'economia".

Sviluppo ecocompatibile
I leader Ue hanno annunciato che verra' inoltre creato il Fondo Margherita per
l'energia, cambiamento climatico e infrastrutture
. In secondo luogo, si parla della semplificazione delle procedure per il Fondo di Coesione, i fondi strutturali e il fondo per l'agricoltura, con l'obiettivo di "rafforzare gli investimenti in infrastrutture ed efficienza energetica". Il testo indica "la
possibilita', per gli Stati membri che lo vogliono, di applicare tassi Iva ridotti per i servizi ad alta intensita' di manodopera e di formulare incentivi fiscali per i prodotti e i servizi verdi".

Roma | 11 dicembre 2008
Obama conferma la sua svolta politica Usa sull'ambiente

Il presidente eletto Barack Obama ha confermato la sua intenzione di procedere ad una 'rivoluzione Copernicana' della politica americana sull'ambiente, dando alta priorità alla questione del mutamento del clima, scegliendo come prossimo ministro dell'Energia un fisico Premio Nobel specializzato in problemi del clima. La nomina dello scienziato Steven Chu (di origine cinese ma nato nel Missouri) e' trapelata da fonti dello staff di Obama, e non è ancora stata annunciata ufficialmente, ma la scelta appare sicura così come l'intenzione del presidente eletto di mantenere le promesse fatte durante la campagna elettorale di una politica molto diversa da quella dell'Amministrazione Bush in materia di ambiente.

Obama vede la crisi climatica come una opportunità per procedere ad una radicale riforma del modo in cui gli Stati Uniti consumano energia lanciando una serie di iniziative per incoraggiare lo sviluppo di tecnologie centrate sullo sfruttamento di fonti alternative e non inquinanti. Nella visione di Obama gli investimenti nel campo delle energie alternative offrono un doppio vantaggio: ai progressi in materia di protezione ambientale si accompagnano infatti le creazioni di nuovi posti di lavoro in settori destinati a crescere col passare del tempo.

La scelta da parte del presidente eletto di uno scienziato Premio Nobel per la Fisica dal calibro di Steven Chu per il delicato e potente incarico di ministro dell'Energia conferma in modo esplicito la determinazione di Obama di voler dare una scossa alla politica americana sul clima e sull'ambiente. Chu è infatti uno scienziato 'verde' che dopo avere lasciato nel 2004 la Stanford University per diventare il direttore del Lawrence Barkeley National Laboratory si è lanciato nella 'missione' di trasformare l'istituto nel leader mondiale della ricerca sulla energia alternativa e rinnovabile soprattutto nel campo delle fonti di energia non-inquinanti.

Il presidente Obama dovrà prendere una serie di importanti decisioni, in materia ambientale e climatica, nelle settimane successive al suo insediamento alla Casa Bianca. Tra queste figurano il sostegno a pacchetti legislativi che mirano a limitare la dispersione nell'aria di gas inquinanti in vista di una riduzione di tali quantitativi negli anni a venire. Si tratta anche di decidere una nuova politica sulla controversa questione delle trivellazioni petrolifere in aree a rischio ambientale, sulla concessione di permessi di costruzione di impianti a carbone, sulle norme che regolano l'attività delle centrali nucleari e sulle agevolazioni fiscali per incoraggiare lo sviluppo di risorse d'energia rinnovabile.

La determinazione di Obama ad affrontare in modo aggressivo la questione climatica contrasta con l'atteggiamento tenuto per otto anni dalla amministrazione Bush in materia ambientale: la Casa Bianca ha difeso (fino a restare isolata) il più a lungo possibile la tesi che era ancora tutta da dimostrare il collegamento tra mutamenti climatici e le attività inquinanti umane.

Tra i compiti più immediati del nuovo team di Obama sull'energia e sull'ambiente vi sarà quello di riesaminare, e probabilmente cancellare, molte delle norme approvate dalla amministrazione Bush in materia di inquinamento, norme che avevano scatenato le proteste degli ambientalisti per il loro contenuto non troppo 'verde'.

Appello di Obama: il piano sull'industria dell'auto sia approvato al più presto 
Barack Obama ha lanciato un appello affinchè venga approvato rapidamente il piano di salvataggio da 14 miliardi di dollari stanziati per l'industria dell'auto americana. Il piano, già passato alla Camera, dovrà trovare l'avallo del Senato.

Obama in conferenza stampa ha affermato che Washington "dovrebbe fornire assistenza a breve termine all'industria dell'auto per evitare che il settore collassi, dovrebbe responsabilizzare le compagnie e proteggere gli interessi dei contribuenti".


Bruxelles | 12 dicembre 2008
Berlusconi: sul pacchetto clima "L'Italia ha ottenuto tutto"
Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi

Nel compromesso Ue sul pacchetto clima, l'Italia "ha ottenuto tutto". E' quanto ha dichiarato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi al termine del vertice europeo dei capi di Stato e di Governo, spiegando che "le misure vanno in essere dopo il 2013, ma dopo il 2010 ci sarà una rivisitazione di queste misure sulla base dei risultati della conferenza di Copenhagen".

In questo modo l'Europa si è posta "all'avanguardia sull'ambiente ma senza essere quella che paga per tutti". Per Berlusconi si è quindi trattato di un "risultato pieno, soddisfacente".

L'Italia è riuscita ad ottenere in ambito Ue la creazione di un fondo denominato 'Margherita'
per "la mobilitazione di fondi addizionali per i progetti infrastrutturali". Ha detto Berlusconi
nella conferenza stampa di chiusura del vertice nella quale ha confermato l'approvazione da parte del Consiglio del piano della Commissione per misure anticrisi di valore pari all'1,5% del Pil comunitario.

Potsdam | 12 dicembre 2008
Al Gore sul clima: bisogna agire

Al Gore da Potsdam lancia l'allarme: due anni fa si sono registrati picchi massimi per quanto riguarda le temperature dell'atmosfera negli ultimi 25 anni. Dobbiamo agire. La scelta è chiara siamo di fronte a un contrasto evidente: da un lato siamo davanti a un punto di non ritorno e dall'altro ci stiamo muovendo per ridurre il surriscaldamneto del pianeta. Potremmo vincere, ma anche fallire.

Non si sente il senso necessario dell'urgenza che dovrebbe portare a prendere misure di emergenza. Sono state gettate basi per avere successo, speranza e ottimismo sono maggiori delle considerazioni che portano al pessimismo.

Il modo migliore per combattere la recessione è uno stimolo verde, far lavorare le persone per costruire edifici che siano più ecicompatibili. Prendiamo la Cina, vista come un ostacolo, bene ha annunciato uno stimolo ecologico di 600 miliardi di dollari nei prossimi due anni. Nessuno avrebbe mai pensato che la Cina sarebbe stata pronta a progredire.

C'è molto da fare ancora, anche in quei paesi che hanno assunto un ruolo di leadership, anche qui in Europa, ma sono state create le basi per integrare le soluzioni che possono risolvere questa crisi.
Nel mio paese ci sono state delle promesse dei cambiamenti ottimistici, la California ha dimostrato un ruolo di leadership. 800 città americane hanno abbracciato  le basi del protocollo di Kyoto senza aspettare i provvedimenti federali.

Bruxelles | 12 dicembre 2008
Nuova bozza dell'Unione europea sul clima, si' a 3 richieste dell'Italia su 4
Manca solo aumento 'crediti esterni' per taglio emissioni
Manca solo aumento 'crediti esterni' per taglio emissioni

La presidenza di turno dell'Ue ha presentato, questa notte a Bruxelles, la nuova bozza di compromesso sul 'pacchetto clima' per il Consiglio europeo, che riprendera' in mattinata, accogliendo tre delle ultime quattro richieste dell'Italia, secondo l'interpretazione di una fonte diplomatica francese.

La bozza, di cui Apcom ha preso visione, prevede innanzitutto una criptica formula aggiuntiva per la definizione dei settori industriali a rischio di delocalizzazione ('carbon leakage'), che secondo le fonti dovrebbe finalmente comprendere, come voleva l'Italia, anche i comparti produttivi della siderurgia con forno elettrico, del vetro, della ceramica e della carta. Il nuovo testo rende poi definitiva la decisione di concedere il 100% dei diritti di emissione gratuiti (a cui si opponeva la Gran Bretagna) per tutti i settori industriali identificati e definiti 'a rischio'.

 In secondo luogo, sempre nel paragrafo sul 'carbon leakage', la bozza contiene un nuovo riferimento alla valutazione dei risultati della conferenza Onu sul clima che si terra' a Copenaghen nel dicembre 2009. Secondo il nuovo testo, la Commissione europea potra' proporre la concessione di nuove quote di CO2 gratuite ai settori esposti a un rischio significativo di delocalizzazione, "anche alla luce dei risultati della negoziazione internazionale", in un rapporto atteso nel giugno 2010. Questa formulazione, dovrebbe accontentare l'Italia, che aveva chiesto inizialmente una clausola di 'rendez-vous' al 2010. Ieri sera, fonti diplomatiche italiane avevano spiegato che sarebbe stata sufficiente "una dichiarazione di carattere generale che ci consenta di stabilire un collegamento fra i nostri impegni e quelli che saranno eventualmente presi dai paesi terzi" con un eventuale accordo internazionale, ovvero "che la Commissione europea presenti un rapporto di valutazione sulla natura degli impegni di Copenaghen" e sul loro impatto sull'Ue.

 La terza richiesta italiana accolta riguardava i 12 impianti dimostrativi con l'applicazione della tecnologia Ccs ('Carbon capture and storage', cattura e stoccaggio geologico del CO2), che saranno finanziati con una parte dei proventi delle vendite dei diritti di emissione. L'Italia - che ha gia' individuato alcuni siti adatti allo stoccaggio geologico - chiedeva che fosse meglio definita la distribuzione dei finanziamenti ai diversi paesi membri, per evitare sperequazioni (si sa che Gran Bretagna e Olanda sono molto interessate a realizzare progetti Ccs e a ricevere i finanziamenti).

La nuova bozza aumenta il ricavato dei diritti di emissione da destinare ai progetti Ccs da 150 a 200 milioni di tonnellate di CO2, e aggiunge una frase che dovrebbe soddisfare pienamente le esigenze italiane, prevedendo "una distribuzione geografica equa" dei progetti da finanziare, e imponendo un limite massimo ai finanziamenti per ciascun progetto pari al 15% del totale disponibile.

Unica richiesta italiana non accolta e' quella che riguarda l'aumento ulteriore dei 'crediti esterni' (generati da progetti realizzati dalle aziende nazionali fuori dall'Ue) utilizzabili per conseguire 'in patria' gli obiettivi di riduzione delle emissioni nei settori non industriali. La bozza precedente aveva gia' concesso all'Italia e ad altri 10 paesi membri un incremento del limite di utilizzo di questo 'strumento flessibile'. La nuova bozza si limita ad aggiungere un altro paese, il Belgio, all'elenco dei beneficiati di quest'aumento.

Roma | 12 dicembre 2008
Un "fallimento" l'accordo sul clima secondo gli ambientalisti
Attivisti di Greenpeace
Attivisti di Greenpeace

Diverse associazioni ambientaliste e organizzazioni non governative (Greenpeace, Wwf, Oxfam, Amici della terra e Climate action network) hanno denunciato l'accordo sul clima che sta per essere raggiunto al Consiglio Ue come un "fallimento".

"E' un giorno triste per la politica europea sul clima", affermano le associazioni in una nota congiunta. "I capi di stato e di governo hanno rinnegato le loro promesse e voltato la schiena agli sforzi mondiali di lotta contro il cambio climatico", aggiungono.

Le organizzazioni lanciano un appello al parlamento europeo perché emendi i punti cattivi dell'accordo. Il compromesso tra i 27 dovrà infatti passare all'esame dell'Europarlamento. Il voto e' previsto il 17 dicembre prossimo, in assemblea plenaria a Strasburgo.




 

zsbc08
00Friday, December 12, 2008 4:01 PM
L’Haarp come arma climatica
Il sito di informazione Nuovi Mondi Media riporta in un articolo dello studioso Michel Chossudovsky sul controllo climatico a scopi militari. L’esperto, il cui articolo in versione originale è contenuto in http://globalresearch.ca/articles/CHO409F.html, attribuisce alle sperimentazioni di Haarp anche l’effetto serra: gli Stati Uniti non aderirebbero al Protocollo di Kyoto perché conoscerebbero la reale (e diversa) origine del riscaldamento del globo.
L’articolo è riccamente documentato con testi originali, trattati ufficiali e fotografie. “L'aviazione americana – afferma Chossudovski - è in grado di manipolare il clima. Può addirittura provocare inondazioni, uragani, siccità e terremoti. Il Dipartimento della Difesa ha destinato elevate somme di denaro allo sviluppo e al perfezionamento di queste tecnologie. La manipolazione climatica diverrà parte della sicurezza interna e internazionale e sarà sfruttata in maniera unilaterale... Sarà usata a scopi difensivi e offensivi e anche come deterrente. La capacità di generare precipitazioni, nebbia e temporali e di modificare il clima, e la creazione di un clima artificiale, fanno parte di quelle tecnologie integrate che possono far aumentare la capacità statunitense, o diminuire quella degli avversari, di ottenere conoscenza, ricchezza e potere globale.
(US Air Force. Air University of the US Air Force, AF 2025 Final Report, http://www.au.af.mil/au/2025/ )”. 
zsbc08
00Monday, December 15, 2008 10:18 AM
MCCARTNEY: IL PACIFISTA ERO IO, NON LENNON
ANSA » 2008-12-14 20:28
MCCARTNEY: IL PACIFISTA ERO IO, NON LENNON
 ROMA - Paul McCartney riscrive la storia (quella dei Beatles quantomeno): "L'impegnato e pacifista del gruppo ero io, non John Lennon", dice facendo sussultare stampa specializzata, fan e tutti coloro convinti che sui 'Fab Four' si fosse scritto e detto tutto il possibile.

E invece no: Paul rivela che mentre a lui viene universalmente riconosciuto il talento dietro ai motivetti pop più famosi (perfino 'Ob-La-Di Ob-La-Da') e a John la rabbia giovanile di 'Revolution' e il poetico impegno di 'Imagine', fu proprio lui a scuotere la band dal torpore politico, a partire dalla guerra in Vietnam i cui orrori McCartney spiegò al resto del gruppo, si legge oggi sulla versione online del Times.

Cruciale per la formazione di questa lucida coscienza politica di Paul fino ad ora sconosciuta fu l'incontro del musicista con il grande filosofo pacifista Bertrand Russell, alla metà degli anni '60. Russell, allora novantenne, spiego' al giovane McCartney il ruolo degli Stati Uniti in Vietnam e le implicazioni del conflitto.

Gli scenari tracciati dal filosofo impressionarono Paul al punto che, tornato nello studio di Abbey Road, si affrettò a renderne partecipi i compagni. "Dissi ai ragazzi, a John in particolare, di questo incontro e di quanto sbagliata fosse quella guerra", ha raccontato McCartney in un'intervista rilasciata ad un mensile inglese, 'Prospect', ritenuto una pubblicazione di qualità e per un pubblico impegnato. Impegno che oggi però Paul non 'incarna' più come racconta di aver fatto in passato. Ormai, ha detto a Prospect, ha ceduto il "megafono politico" ad artisti più giovani come Bob Geldof e Bono degli U2.
zsbc08
00Monday, December 15, 2008 11:11 AM
Da: RaiNews24.it

Oslo | 3 dicembre 2008
Cento Paesi firmano a Oslo per la messa al bando delle 'cluster bomb'
Cluster bomb
Cluster bomb

Mancano firme importanti, ma sono già cento le nazioni, Italia compresa, che hanno deciso di sottoscrivere la messa al bando delle bombe a grappolo. All'appello mancano, fra altri, Stati Uniti, Cina, Russia, India e Pakistan. E diversi paesi dell’Unione europea.

La Norvegia, che ha svolto un ruolo chiave nella definizione del documento sulla produzione, la vendita e l'immagazzinamento degli ordigni di questo tipo, è stata la prima firmataria e spera che l'entrata in vigore sia possibile già all'inizio del 2009. Il Laos, la nazione più colpita dalla piaga delle bombe a grappolo, è stata la seconda firmataria. Tra i Paesi che hanno annunciato che firmeranno il trattato nel municipio di Oslo ci sono Gran Bretagna, Francia, Canada e Germania. Anche la Santa Sede ha dato la propria adesione.

"E' una giornata storica" ha detto il ministro degli Esteri di Oslo, Jonas Gahr Stoere "questa nuova norma internazionale fara' la differenza per migliaia di persone in tutto il mondo".

Messa al bando entro otto anni
Impedire la produzione, la vendita, l'utilizzo e il commercio delle cluster bomb entro otto anni è l'obiettivo del Trattato internazionale per la messa al bando delle bombe a grappolo.

I firmatari, tra cui l'Italia, si sono riuniti per mettere fuori legge questi ordigni, contenenti numerose minibombe che si disperdono su una superficie ampia ma non esplodono subito, trasformandosi in minacce dall’effetto delle mine anti-uomo, vietate dalla Convenzione di Ottawa del 1997.

Clusters Munition Coalition: il più importante trattato umanitario
Si calcola che nel mondo circa 100mila persone - nella quasi totalità civili - siano state uccise o mutilate dagli ordigni a grappolo negli ultimi 43 anni. Più di un quarto delle vittime sono bambini che scambiano le bombe per giocattoli o lattine.

E’ il piu' importante trattato umanitario siglato negli ultimi dieci anni”, ha detto Richard Moyes della Cluster Munitions Coalition. Le bombe a grappolo sono state utilizzate da almeno quattordici Paesi, tra cui Francia, Israele, Marocco, Olanda, Russia, Gran Bretagna e Usa, secondo la Cluster Munitions Coalition.

Questi ordigni, ben 4 milioni, di cui un milione inesplosi sono stati impiegati dalle milizie Hezbollah anche nella guerra del 2006 in Libano contro Israele. E poi, ci sono milioni di bombe a grappolo stoccate negli arsenali di 76 Paesi, denuncia ancora il network internazionale cui aderiscono 300 organizzazioni civili di tutto il mondo.

zsbc08
00Tuesday, December 16, 2008 6:09 PM
Obama presenta la squadra per l'energia e l'ambiente
Da: RaiNews24.it

Chicago | 15 dicembre 2008
Obama presenta la squadra per l'energia e l'ambiente
Barack Obama
Barack Obama

 Il presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato i nomi di alcuni membri della propria squadra di governo che si occupera' di energia e ambiente, sottolineando che l'America intende "guidare il mondo con l'innovazione e le scoperte".

Le nomine riguardano il premio Nobel per la Fisica Steven Chu, che sara' ministro dell'Energia; Carol Browner, che sara' lo 'zar' del clima alla Casa Bianca; Lisa Jackson, scelta come direttrice dell'Epa, l'agenzia federale per l'ambiente; e Nancy Sutley, nominata capo del consiglio sulla qualita' ambientale alla Casa Bianca.

 La nomina di Chu, ha detto Obama, con un'implicita nota polemica nei confronti dell'attuale amministrazione, "deve mandare un segnale a tutti che la mia amministrazione valorizza la scienza e fara' le proprie scelte basandosi sui fatti". Chu e' uno scienziato noto per le proprie ricerche sulle fonti d'energia rinnovabili e la lotta al riscaldamento globale.

Chu, un esperto in questioni climatiche impegnato sul fronte della ricerca sulle fonti di energie alternative, sara' il prossimo ministro dell'Energia, mentre Carol Browner andra' a occupare il nuovo posto di 'zar' del clima alla Casa Bianca.
Insieme a loro, e con la consulenza esterna dell'ex vicepresidente Al Gore, Obama si appresta a una netta inversione di marcia sul piano della lotta alle emissioni e delle scelte ambientali globali. La scelta di Chu, ha detto il presidente eletto, con un'implicita critica a Bush, "manda un segnale a tutti che la mia amministrazione valorizzera' la scienza e fara' le proprie scelte basandosi sui fatti".





Da: Il Tempo.it

usa: Chu segretario per l'Energia

Ambiente, un Premio Nobel
nel "dream team" di Obama

Steven Chu, premio Nobel per la Fisica, è il futuro segretario per l'Energia scelto dal presidente americano eletto Barack Obama, che ha praticamente completato la sua squadra per l'ambiente.

Steven Chu, 60 anni, figlio d'immigrati cinesi, ha vinto il Nobel per la Fisica nel 1997 per lo sviluppo di metodi per raffreddare gli atomi, ma in seguito ha rivolto sempre più la sua attenzione ai problemi dell'ambiente. Nel 2004 ha lasciato l'università di Stanford per guidare il Lawrence Berkley national Laboratory e farne, come spiega il suo sito, «il leader mondiale nella ricerca sull'energia rinnovabile e alternativa». A gennaio Chu è stato uno degli ospiti del festival della Scienza all'auditorium di Roma. Carol Browner, avvocato della Florida ed ex assistente parlamentare di Gore, è stata alla guida dell'Epa durante gli otto anni dell'amministrazione Clinton. In questa veste ha imposto stretti limiti al livello d'inquinamento dell'aria, che le lobby industriali hanno tentato invano di bloccare con ricorsi alla Corte Suprema. Ora avrà un incarico inedito alla Casa Bianca per sovrintendere alle politiche per il clima, l'energia e l'ambiente.

Alla guida dell'Epa andrà invece Lisa Jackson, afroamericana democratica nativa di New Orleans e più precisamente del Ninth Ward, il quartiere popolare devastato dall'uragano Katrina.
La madre e il patrigno fuggirono appena in tempo, ma la loro casa fu completamente distrutta. La Jackson è stata capo del dipartimento per la protezione ambientale del New Jersey ed era stata da poco nominata capo dello staff del governatore di questo stato. Nancy Sutley, che dirigerà il consiglio della Casa Bianca per la qualità ambientale, ha lavorato a fianco della Browner all'Epa ed è attualmente vice sindaco di los Angeles. Ha fatto parte del consiglio per il controllo delle risorse idriche della California ed è il primo esponente apertamente gay della futura amministrazione Obama.






Messagger.it:
Obama nomina un Nobel all'Energia
e fa il punto sulle guerre di Bush

   
WASHINGTON (15 dicembre) - Il 21 gennaio, cioè il giorno dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, gli Stati Uniti saranno pronti a cominciare il viaggio verso la nuova frontiera energetica. Lo ha detto Barack Obama annunciando i nomi di chi, nel suo governo, si occuperà di energia e ambiente, sottolineando con forza che l'America intende «guidare il mondo con l'innovazione e le scoperte».

Un Nobel all'Energia. Le nomine riguardanoSteven Chu, premio
Nobel per la Fisica nel 1997, che sarà ministro dell'Energia; Carol Browner, una collaboratrice di Al Gore, 'zarina' del clima alla Casa Bianca; Lisa Jackson, direttrice dell'Epa, l'agenzia federale per l'ambiente; e Nancy Sutley, capo del consiglio sulla qualità ambientale alla Casa Bianca. Toccherà loro consigliare il presidente eletto ed eseguire le sue direttive su un fronte, quello della lotta al riscaldamento globale. La nomina di Chu, ha detto Obama, «deve mandare un segnale a tutti che la mia amministrazione valorizza la scienza e farà le proprie scelte basandosi sui fatti». Parole polemiche verso la linea fin qui seguita dall'amministrazione Bush. Chu è uno scienziato noto per le proprie ricerche sulle fonti d'energia rinnovabili e la lotta al riscaldamento globale. 

Le guerre americane. Mentre Bush era in volo di ritorno dal viaggio d'addio a Iraq e Afghanistan, Obama a Chicago ha riunito l'apparato di politica estera e di sicurezza - con in testa Hillary Clinton e i vertici del Pentagono e dell'intelligence - per decidere cosa fare delle guerre ricevute in eredità. L'amministrazione Obama lavora gomito a gomito con i responsabili di quella in carica, come dimostra l'elenco dei partecipanti al vertice di Chicago: oltre al vice Joe Biden, c'erano Hillary Clinton (prossimo segretario di Stato), Robert Gates (attuale e futuro ministro della Difesa), Eric Holder (guiderà la Giustizia), Janet Napolitano (prossimo ministro della Sicurezza interna), l'ammiraglio Mike Mullen (attuale capo degli Stati Maggiori), Susan Rice (futuro ambasciatore all'Onu), James Jones (scelto come Consigliere per la sicurezza nazionale), Mike McConnell (attuale e forse anche futuro Direttore nazionale dell'intelligence) e i due prossimi uomini-chiave della Casa Bianca, Rahm Emanuel e Greg Craig. Il vertice è servito a passare in rassegna i principali dossier di politica estera, dall'Iraq all' Afghanistan, dal Medio Oriente al nucleare iraniano e nordcoreano, dalla Georgia al Pakistan. Ma Obama ha voluto anche fare il punto sulla caccia a Osama bin Laden (che ha definito una priorità della prossima amministrazione) e sulla lotta al terrorismo islamico. Il presidente eletto riunirà nei prossimi giorni la squadra economica del suo governo, che affronterà la peggiore crisi dall'epoca della Depressione e con il rischio di un crack dell'industria automobilistica.

Ufficialmente eletto. Obama è diventato ufficialmente presidente eletto solo oggi, con la riunione nei vari Stati dei 538 membri del Collegio elettorale che formalmente eleggono l'inquilino della Casa Bianca.





 
zsbc08
00Tuesday, December 16, 2008 6:22 PM
Salvare l’umanità col Pc di casa
Da: RaiNews24.it

16 Dicembre 2008
Salvare l’umanità col Pc di casa

 
Se non spegniamo il PC...

Molto spesso il nostro personal computer resta acceso, anche se è inattivo. Magari lo usiamo per fare il solitario. E invece potrebbe servire al bene dell’umanità!

Parte da questa semplice constatazione l’appello del World Community Grid, che si propone di creare la più ampia rete mondiale di computer collegati.

Alla base del lavoro del Grid (‘griglia’), com’è conosciuta la Community, c’è l’idea di fondo che l’innovazione tecnologica, associata alla ricerca scientifica e al volontariato su vasta scala, possano migliorare il mondo. Oltre alle grandi università, il Grid coinvolge multinazionali dell’informatica e grandi aziende ma cerca anche la collaborazione di singole persone interessate a partecipare ai progetti, attraverso la donazione del potenziale di calcolo del proprio computer. [Come funziona il Grid]

Progetto Energia pulita
Al World Community Grid sono stati finora sviluppati undici progetti, dei quali 6 attualmente in corso. L’ultimo nato è il “Clean Energy Project”, condotto da Ibm e università di Harvard, che ha come obiettivo la ricerca di nuovi materiali per le batterie solari di seconda generazione e, in futuro, nuovi sistemi di immagazzinamento dell’energia. Si cercherà, in questo modo, di individuare e sviluppare le tecnologie più sostenibili per la produzione di energia solare.

Progetto Proteine e malattie
Altro grande progetto, entrato nella Fase 2, è il "Protein folding, misfolding e le malattie correlate", condotto dall'università di Stanford con la collaborazione di decine di aziende.
Le proteine sono le "nanomacchine" della biologia. Affinché le proteine possano espletare le loro funzioni biochimiche, esse devono ripiegarsi (folding). Il processo di folding, sebbene critico e fondamentale per tutta la biologia, rimane tutt'ora un mistero. Quando le proteine non si ripiegano nella maniera corretta (misfolding) si possono verificare problemi molto seri, tra cui malattie ben note come il morbo di Alzheimer, il morbo della "mucca pazza" (BSE), la malattia di Creutzfeldt-Jakob (CJD), la sclerosi laterale amiotrofica (ALS), il morbo di Parkinson e molti tipi di Cancro e sindormi correlate.


Tutti i progetti del WCG

Attualmente sono 5 i progetti in corso simultaneamente, su un totale di undici settori di ricerca:

- Clean Energy Project

- Riso nutritivo per il mondo

- Sconfiggere il cancro

- Farmaci contro il Dengue

- Folding human protein – Fase 2

- Progetto Fight AIDS


zsbc08
00Wednesday, December 17, 2008 9:34 AM
Aperta a Sirte, in Libia, la conferenza internazionale organizzata dalla Fao sulle sfide poste dal cambiamento climatico alla gestione dell'acqua

L'irrigazione è decisiva
per sconfiggere la fame in Africa


Tripoli, 16. L'Africa sarà il centro della cosiddetta rivoluzione blu, un programma ventennale che prevede investimenti per 65 miliardi di dollari, con l'obiettivo di realizzare infrastrutture per l'irrigazione e valorizzare risorse idriche finora inutilizzate. Lo ha annunciato Jacques Diouf, il direttore generale della Fao, l'agenzia dell'Onu per l'alimentazione e l'agricoltura, aprendo ieri a Sirte, in Libia, la conferenza internazionale "Acqua per l'agricoltura e l'energia in Africa:  le sfide del cambiamento climatico". La conferenza di Sirte, alla quale partecipano i rappresentanti dei 53 Paesi africani, si concluderà giovedì 18 dicembre. La conferenza è organizzata dalla Fao, come presidente di turno del programma United Nations Water (un meccanismo che coordina le attività delle agenzie dell'Onu relative all'acqua) insieme al Governo libico e in collaborazione con Unione africana, Consiglio dei ministri africani per lo sviluppo dell'acqua (Amcow), Banca per lo sviluppo africano e Commissione economica per l'Africa. 
Il cambiamento climatico è il perno intorno al quale ruotano i provvedimenti previsti nel programma. La Fao prevede che l'Africa subsahariana, la zona con il tasso di malnutrizione più alto del mondo, ne verrà duramente colpita e sarà necessario costruire infrastrutture per l'irrigazione e centrali idroelettriche. Con una popolazione che per il 2050 raggiungerà i due miliardi di persone, l'Africa dovrà essere in grado di triplicare la propria produzione alimentare.
La conferenza punta a raggiungere conclusioni concrete e passare dalle parole ai fatti. È la prima volta che sono stati preparati documenti di sintesi a livello nazionale sugli investimenti per singolo Paese, basati su valutazioni di breve, medio e lungo periodo che prendono in esame gli investimenti necessari, dal controllo dell'acqua a livello di villaggio, a sistemi di irrigazione di vasta portata che utilizzino i bacini dei fiumi più importanti, sia per l'agricoltura sia per la generazione di energia elettrica.
Parlando dell'attuale crisi finanziaria, economica e alimentare mondiale, Diouf ha sottolineato che "la promozione della produzione agricola dei Paesi poveri è la sola soluzione possibile e duratura per combattere la fame. Dobbiamo dunque investire maggiormente in agricoltura". Si prevede che a conclusione della conferenza di Sirte i delegati adottino una Dichiarazione congiunta per promuovere lo sviluppo delle risorse idriche a livello nazionale, regionale e continentale, e riuscire a sfruttare a pieno le potenzialità del settore agricolo ed energetico del continente per assicurare la sicurezza alimentare e soddisfare il crescente fabbisogno alimentare ed energetico.
Diouf è intervenuto anche sul sistema di commercio internazionale, auspicando che in futuro si possano concepire regole che diano un regime di commercio "non solo libero ma anche equo". Per questo, Diouf ha sollecitato l'organizzazione di un vertice internazionale, osservando che "è essenziale migliorare le condizioni in cui gli agricoltori lavorano e l'attuale situazione del commercio internazionale". Il primo provvedimento auspicato da Diouf dovrebbe essere l'istituzione di un fondo di risposta rapida, per riavviare la produzione agricola a livello locale in caso di crisi, in particolare nei Paesi a basso reddito fortemente dipendenti dalle importazioni alimentari.
Nelle ore immediatamente precedenti l'apertura della conferenza a Sirte, la Fao aveva diffuso anche un nuovo rapporto sull'attuale situazione della coltivazione delle patate nel mondo (il 2008 era stato proclamato anno internazionale della patata, n.d.r.). Nel rapporto New light on a hidden treasure (Nuova luce su un tesoro nascosto) si sostiene che l'incremento della produzione mondiale di patate nei Paesi in via di sviluppo potrebbe subire una battuta d'arresto se la crisi economica mondiale ridurrà gli investimenti, il commercio e l'accesso al credito per i produttori. A giudizio della Fao, si tratta di una minaccia inquietante, in un momento in cui la patata è diventata un alimento di base importante e rappresenta per molti Paesi in via di sviluppo una produzione commerciale particolarmente lucrativa.
Secondo le più recenti statistiche della Fao, contenute nel rapporto, la patata è la principale coltivazione non cerealicola al mondo, con una produzione totale nel 2007 di 325 milioni di tonnellate, di cui più della metà realizzata in Paesi in via di sviluppo. La Cina è il principale produttore mondiale di patate, mentre Bangladesh, India e Iran sono oggi tra i maggiori consumatori al mondo.
Il rapporto avverte che "si stanno addensando scure nubi sulle previsioni per l'anno venturo". Il rallentamento dell'economia mondiale minaccia di ridurre i flussi di investimenti e di aiuti allo sviluppo nei Paesi poveri, compreso il sostegno all'agricoltura che ha aiutato molti Paesi a rafforzare la produzione. Le nazioni più ricche potrebbero essere tentate di alzare le barriere commerciali, che già applicano forti tariffe sulle importazioni, mentre la crisi del settore bancario lascerà molti contadini senza credito da investire nella produzione 2009. "Occorre con urgenza una nuova agenda per la ricerca e lo sviluppo della produzione della patata, allo scopo di garantire la sicurezza alimentare delle Nazioni povere e di offrire nuove opportunità di mercato ai produttori", ha dichiarato Nebambi Lutaladio, coordinatore del Segretariato Fao per l'anno internazionale della patata 2008.



(©L'Osservatore Romano - 17 dicembre 2008)
[Index][Top][Home]

Un mondo sempre più assetato


Il miglioramento delle pratiche agricole e una maggiore produttività dell'acqua sono condizioni indispensabili per proteggere le risorse e per soddisfare il fabbisogno globale di un mondo sempre più assetato e più affamato. L'accesso all'acqua resta strettamente connesso con il raggiungimento della maggior parte degli obiettivi di sviluppo del millennio.
Anche con un aumento di produttività delle risorse idriche, si stima che entro il 2030 dovrà destinarsi all'agricoltura un 14 per cento in più d'acqua per riuscire a ottenere quell'incremento del 55 per cento di produzione alimentare necessario a sfamare quanti oggi non hanno cibo e a compensare il previsto aumento della popolazione dai circa sei miliardi e mezzo di persone attuali a oltre otto miliardi. Sulle misure da adottare per un uso più efficace delle risorse idriche in agricoltura, nei centri urbani e nell'industria, le opinioni discordano.
Paesi molto diversi tra loro si sono orientati verso programmi d'irrigazione su piccola scala. Da parte sua, la Fao ha sostenuto programmi interregionali per la gestione di bacini fluviali condivisi, ad esempio il coordinamento delle attività di tutti i Paesi attraversati dal Nilo.



(©L'Osservatore Romano - 17 dicembre 2008)
[Index][Top][Home]
Restano divergenze con gli Stati Uniti sul progetto di scudo antimissile da installare nell'Europa dell'est

La Russia soddisfatta per i risultati
dei negoziati sul disarmo strategico


Mosca, 16. Restano le divergenze tra Mosca e Washington dopo il nuovo round di consultazioni russo-americane sul Trattato per la riduzione delle armi nucleari strategiche (Start-1) e sul progetto statunitense di scudo antimissile da installare nell'Europa dell'est. "Non si è riusciti a far avvicinare i nostri approcci ai problemi chiave, ma questo non era nelle attese", ha commentato il vice ministro degli Esteri, Serghiei Riabkov, dicendosi comunque "soddisfatto dei risultati".
In ogni caso, ora Mosca attende la nuova presidenza di Barack Obama per una possibile svolta:  lo stesso Riabkov ha sottolineato che con la consultazione di ieri "si è messo un punto finale al dialogo con l'Amministrazione uscente" e ha espresso la speranza che il dialogo prosegua con la nuova Amministrazione americana. 
È durato alcune ore a Mosca il nuovo round di consultazioni russo-americane sul Trattato Start-1, che scade a fine 2009, e sul progetto statunitense di difesa antimissile (il cosiddetto scudo spaziale) da installare in Polonia e nella Repubblica Ceca. La delegazione statunitense era guidata da John Rood, incaricato del controllo sugli armamenti e della sicurezza internazionale in seno al dipartimento di Stato. Il vice ministro degli Esteri Riabkov, dalle colonne del quotidiano "Kommersant", a proposito dello Start-1, aveva affermato - prima dell'incontro a Mosca - che "ci sono possibilità che un nuovo documento sia adottato entro dicembre 2009". "Sarà più duro mettersi d'accordo sullo scudo antimissile", aveva aggiunto il vice ministro degli Esteri russo.
"Questo nuovo trattato contribuirà a formulare un'agenda positiva nelle relazioni bilaterali. Penso che il lavoro subirà un'accelerazione con il cambiamento di amministrazione", aveva inoltre sottolineato Riabkov ribadendo che le questioni relative agli armamenti devono essere affrontate tutte insieme.
Il Trattato per la riduzione delle armi nucleari strategiche era stato firmato dai due Paesi nel luglio del 1991 e li impegnava a ridurre il numero dei loro missili e bombardieri strategici di 1.600 unità ognuno. Il tetto è stato raggiunto, come previsto dal Trattato Start-1, nel dicembre del 2001.
Appare però chiaro dai negoziati che si sono svolti a Mosca tra la delegazione russa e quella statunitense che sulla questione più controversa, come lo scudo antimissile, il Cremlino aspetta l'insediamento, il prossimo 20 gennaio, del presidente eletto Obama.
Il progetto di difesa antimissile, che l'Amministrazione di George W. Bush vuole creare in Europa prevede l'installazione di una stazione radar nella Repubblica Ceca e di una batteria di dieci missili intercettatori in Polonia. L'obiettivo di Washington è di individuare eventuali missili intercontinentali - lanciati da Iran o Corea del Nord in fase di spinta iniziale e di abbatterli prima che possano raggiungere l'Europa e gli Stati Uniti. Il radar, che estenderà a tutto il Vicino Oriente la copertura di rilevamento statunitense, ha già avuto il via libera da Praga e da Varsavia. Gli intercettatori da dispiegare in alcuni silos sotterranei in Polonia avranno una gittata di tremila chilometri. I lavori dovrebbero iniziare nel 2009 ed essere ultimati tra il 2011 e il 2013.
Il progetto - nonostante le assicurazioni da parte di Washington e l'offerta di cooperazione - è osteggiato dalla Russia. Il Cremlino vede l'installazione di uno scudo antimissile ai suoi confini come una minaccia diretta al proprio armamento missilistico in grado di alterare l'equilibrio dei deterrenti che dai tempi della Guerra Fredda hanno garantito la pace.



(©L'Osservatore Romano - 17 dicembre 2008)
[Index][Top][Home]
Tra bene pubblico e controllo privato

La gestione dell'acqua richiede
scelte strategiche


di Stefania Schipani

L'acqua è uno dei beni pubblici più importanti per la sopravvivenza dell'intera umanità. L'ultimo rapporto fornito nel corso della Giornata mondiale dell'alimentazione organizzata dalla Fao, dall'Oms e dall'Efsa sottolinea che le persone in zone povere di acqua potranno aumentare fra 16 e 44 milioni entro il 2080. Anche in Italia sono a rischio regioni come Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna. In tutto il mondo le cifre dei danni alla salute dovuti alla penuria di acqua potabile sono spaventose:  annualmente, secondo l'Unicef, circa tre milioni e mezzo di persone, in gran parte bambini sotto i 5 anni, muoiono per malattie infettive legate alla mancanza di accesso all'acqua. La funzione dell'acqua è inoltre strategica per l'equilibrio dell'ecosistema e per la sostenibilità dello sviluppo in generale.
La modalità di gestione delle risorse idriche richiede dunque un'attenzione particolare da parte delle autorità nazionali e locali per il significato e le implicazioni che l'uso dell'acqua ha nella vita umana. Movimenti spontanei di autorità locali, cittadini ed esperti, e convegni di carattere sociale e scientifico, anche in Italia, spingono a una riflessione più accurata sul tema. In particolare uno degli aspetti più controversi è rappresentato dalla gestione in mano pubblica o privata della risorsa acqua:  se è vero che la gestione dei servizi idrici richiede efficienza produttiva, è anche vero che l'affidamento della gestione a società private o a enti pubblici presuppone una valutazione diversa dell'acqua da sfruttare come risorsa economica o da utilizzare principalmente come bene comune. Qualunque sia il tipo di gestione prescelto è comunque fondamentale che le autorità competenti effettuino un continuo monitoraggio affinché siano sempre garantiti il contenimento delle tariffe, accessibili per tutti, la buona manutenzione degli impianti e il controllo degli sprechi, evitando che il rischio di una privatizzazione dei profitti e di una pubblicizzazione delle perdite ricada sugli utenti. Le scelte intraprese dalle autorità di diversi Paesi negli ultimi tempi vanno in direzioni diverse.
Riguardo all'Europa è da segnalare la recente decisione del sindaco di Parigi di non rinnovare, alla scadenza del 31 dicembre 2009, i contratti di gestione dei servizi idrici con le società multinazionali incaricate, in particolare Suez e Veolia, rinunciando alla privatizzazione effettuata nel 1984 per una gestione di tipo municipalizzato. Scelta analoga è stata intrapresa da altre comunità francesi quali Bordeaux, Lille, Lione, Tolosa, orientate verso una gestione pubblica dei servizi idrici. Prevale la gestione pubblica dei servizi idrici anche in molte città dell'Austria, del Belgio, della Spagna, dell'Olanda e della Svizzera. Il servizio idrico di Londra è invece gestito da società private. In Italia, nonostante la presenza di diverse gestioni locali pubbliche, è da segnalare l'approvazione, avvenuta lo scorso 6 agosto 2008, della legge di conversione numero 133 con cui si disciplina l'affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali considerati di rilevanza economica, inclusi i servizi idrici, a favore di imprenditori o di società mediante procedure competitive a evidenza pubblica. Ferma restando la proprietà pubblica delle reti, e pur prevedendo specifiche deroghe, la legge sostanzialmente regola la gestione privata del servizio idrico.
In numerosi Paesi dell'America Latina, fra i quali Bolivia, Nicaragua, Ecuador, Colombia, negli ultimi anni si è fortemente intensificato il movimento popolare che sta riportando verso la gestione pubblica del servizio idrico dopo anni di privatizzazione, sancendo anche costituzionalmente il principio dell'acqua come bene dell'intera popolazione.
C'è da osservare che generalmente i problemi legati all'acqua non sono dovuti a una scarsità cronica dei terreni, ma soprattutto a una cattiva manutenzione degli impianti che determina perdite, sprechi e uno sfruttamento eccessivo della risorsa. Il miglioramento delle infrastrutture richiede ingenti investimenti, a livello mondiale occorrerebbero oltre 100 miliardi di dollari annui per rendere adeguati i sistemi delle fognature, degli acquedotti, dei depuratori e degli altri impianti idrici, risorse finanziarie che necessariamente vengono poste a carico della collettività nel suo insieme. La gestione dell'acqua sia a livello locale sia a livello mondiale dovrebbe essere svolta sempre in un'ottica di cooperazione fra territori diversi nel rispetto di uno degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite, che è stato fissato nel 2000 ma che è ancora lontano dalla realizzazione:  dimezzare, entro il 2015, la percentuale di persone che non dispongono di acqua potabile sicura e a tariffe accessibili e di servizi igienico-sanitari di base, prima di giungere all'accesso universale all'acqua, che è e deve rimanere un diritto di tutti.



(©L'Osservatore Romano - 17 dicembre 2008)
[Index][Top][Home]

Vaste inondazioni
in Colombia


Bogotá, 16. In Colombia, le inondazioni legate alle stagioni delle piogge hanno causato 153 morti e 1,5 milioni di sinistrati dall'inizio dell'anno. Lo ha reso noto la Protezione civile colombiana, precisando che 86 persone sono morte nel corso della prima stagione delle piogge - tra i mesi di marzo e di giugno - e altre 67 tra ottobre e la metà di dicembre.
E in queste ultime ore, lo Stato brasiliano di Santa Catarina è stato interessato da piogge torrenziali, che hanno già causato la morte di 117 persone. Oltre alle vittime accertate, ci sono da segnalare decine di dispersi. A causa delle forti piogge, i soccorsi sono molto difficili. Quasi tutte le strade dello Stato di Santa Catarina sono infatti impraticabili e i soccorsi possono giungere solo in elicottero (quando il maltempo permette i voli) e con le moto d'acqua. In molte città e cittadine colpite dal maltempo è in vigore il coprifuoco, per evitare i saccheggi a supermercati e farmacie da parte della popolazione affamata e a rischio di epidemie, in particolare la leptospirosi. Il presidente della Repubblica, Luíz Inácio Lula da Silva, ha fatto intervenire l'esercito e il ministero della Sanità ha già distribuito oltre dieci tonnellate di farmaci e vaccini. Ma le condizioni sono molto difficili anche per i soccorritori. Diverse aree sono tuttora isolate, con centinaia di persone sui tetti delle abitazioni in attesa di aiuto.



(©L'Osservatore Romano - 17 dicembre 2008)




Intervento dell'episcopato giapponese

La crisi economica
e il rispetto dei più deboli


Tokyo, 16. La miseria economica è una minaccia alla pace mondiale e la rigida applicazione, senza alcuna regola morale, delle leggi di mercato è una delle principali cause di umiliazione della dignità umana. È quanto si legge nel messaggio intitolato "Rispetto dei diritti umani di tutti" che l'episcopato giapponese ha diffuso in occasione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Nel documento i pastori della piccola comunità del Sol levante - i cattolici sono solo l0 0,5 per cento della popolazione - sottolineano l'urgenza di garantire a tutti, tanto più nel clima d'incertezza derivante dalla crisi economica mondiale, l'applicazione dei diritti umani, liberando le società e i popoli dalla miseria.
In tempi di crisi - che è in primo luogo di ordine morale - la Conferenza episcopale giapponese critica apertamente "il fondamentalismo del mercato", e chiede a tutti, "individui, imprese e nazioni" di non ricercare solo il proprio interesse, assicurando invece il diritto alla vita di tutti. "Non c'è tempo da perdere", avvertono i vescovi, se si vuole garantire la pace nel mondo. 
L'intervento dell'episcopato nipponico richiama alla memoria un altro messaggio, altrettanto solenne e programmatico, che gli stessi vescovi pubblicarono nel 1995, in occasione del cinquantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale, dal titolo "Risoluzione per la Pace". In quel testo i presuli invitarono a una coraggiosa purificazione della memoria, riconoscendo come la Chiesa cattolica in Giappone, pur tra molti meriti, fosse sostanzialmente "venuta meno alla coscienza del ruolo profetico che avrebbe dovuto adempiere per proteggere la vita umana e compiere la volontà di Dio" e invocarono "il perdono di Dio e della gente che aveva dovuto sopportare immense sofferenze durante la guerra".
Se tredici anni fa il messaggio dei vescovi si presentò come una riflessione sulle responsabilità del passato, quello odierno ha invece di mira le responsabilità verso il futuro. Tuttavia la cupa immagine della guerra, evento sconvolgente e tragico che manda in frantumi i diritti umani, sembra essere il tratto distintivo che collega i due documenti. Nell'introduzione al nuovo messaggio si legge infatti che l'assemblea generale delle Nazioni Unite "ha adottato la Dichiarazione sui diritti umani dopo aver riflettuto sul grande numero di vite umane distrutte tra le due guerre mondiali".
Certamente la guerra può scuotere le coscienze, ma non ha il potere di rinnovarle. Per questo con estremo realismo i vescovi continuano dicendo che "i diritti umani sono violati in Patria e all'estero anche ora dopo 60 anni dall'adozione di questa dichiarazione". Su questa consapevolezza fa perno il documento che mira ad indicare ai cattolici e, almeno indirettamente, alla società giapponese, la via da percorrere nel prossimo futuro.
Richiamato l'articolo 1 della Dichiarazione, laddove si afferma che "tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti", i presuli giapponesi ne indicano con chiarezza il principio teologico:  "Basandoci sulla Bibbia noi crediamo che Dio crea ciascuna persona umana a sua immagine e che la dignità degli essere umani è donata da Dio - non creata dalla società umana - è universale e nessuno può violarla".
Tuttavia sarebbe un atteggiamento sicuramente ingeneroso affermare che la Dichiarazione dell'Onu è finora rimasta lettera morta. Negli ultimi 60 anni - viene riconosciuto - ci sono stati sforzi di molte persone per proteggere e promuovere i diritti umani. Anche in Giappone, non meno che in altri Paesi dell'occidente. Così - osservano i vescovi - se la miseria economica è una della cause principali della violazione della dignità di milioni di esseri umani, non si può non riconoscere che il Giappone sia stato all'avanguardia nel debellarla in Asia e in Africa.
Ma è un fatto - aggiungono ancora i presuli citando la Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo ii - che "l'ineguale distribuzione dei mezzi di sussistenza, e, conseguentemente, l'ineguale distribuzione dei benefici che ne derivano ha ampliato le differenze" tra nazioni ricche e i popoli poveri. I vescovi giapponesi lo riconoscono e identificano la causa di tale situazione in quell'ideologia che pervade il mondo moderno e che essi chiamano "fondamentalismo di mercato".
Proprio l'impietosa applicazione di questa logica - osservano - "ha prodotto gravi danni come il deterioramento dell'ambiente e il cambiamento del clima con le conseguenti siccità e inondazioni che hanno ostacolato la produzione di cibo". Così come "l'aumento dei prezzi dei generi alimentari e del combustibile, conseguenza delle leggi di un mercato senz'anima ha reso ancora più miserabile la condizione di folle di poveri in tutte le parti del mondo mettendo a repentaglio il diritto fondamentale della loro vita".
I vescovi giapponesi - ponendosi nel solco del recente discorso fatto da Benedetto XVI alle Nazioni Unite - affermano con chiarezza che "se gli individui, le imprese e le nazioni continuano a ricercare i propri interessi la dignità umana sarà calpestata e il mondo diventerà un luogo ancor più violento e deforme dove le vittime degli stenti e della disperazione, la cui dignità umana è violata impunemente, diventeranno facile preda del richiamo della violenza e allora potranno diventare essi stessi violatori della pace". Dunque:  "Non c'è tempo da perdere". È questa l'espressione-chiave con la quale i vescovi concludono l'analisi sottolineando così l'urgenza di rispondere alla crisi. "Se non facciamo nostro il punto di vista di coloro che sono marginalizzati - ammoniscono - noi, anche senza intenzioni maliziose, finiamo per metterci dalla parte di coloro che dicono che un certo grado di violazioni dei diritti umani è inevitabile". E qui i vescovi sottolineano con limpida trasparenza che la crisi non è prima di tutto strutturale, bensì morale. Richiamando il pensiero di Giovanni Paolo ii ricordano che "ogni offesa dei diritti umani della persona è un'offesa contro l'umanità in se stessa". In una parola:  ciascuno è chiamato a essere responsabile di tutti. E l'intervento dei vescovi - indirizzato in primo luogo ai laici cattolici - si rivolge in maniera significativa anche all'intera società giapponese. Rappresenta, anzi, la prima tappa nel cammino di rinnovata evangelizzazione avviato nel Paese dopo la recente beatificazione dei 188 martiri giapponesi che ha richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica sulla presenza e sul contributo della comunità cattolica nella società del Sol levante.



(©L'Osservatore Romano - 17 dicembre 2008)
zsbc08
00Thursday, December 18, 2008 8:20 AM
Da: RaiNews24.it

Bruxelles | 17 dicembre 2008
Clima, approvato pacchetto Ue. Legambiente: si poteva fare di piu'
Logo Legambiente
Logo Legambiente

Con 610 sì , 60 no e 29 astenuti il Parlamento Ue ha approvato  il pacchetto clima che aiutera' a ridurre le emissioni di Co2 del 20 per cento nel 2020 e sul quale la scorsa settimana e' stato trovato l'accordo dei Ventisette.   
 
 Legambiente : si poteva fare di piu'
"La strada imboccata dall'Europa è quella giusta anche se si poteva fare di più. L'accordo raggiunto sul pacchetto 20-20-20 fa ben sperare per la riuscita di un impegno globale a Copenaghen ma gli obiettivi sono ancora lontani e bisogna andare oltre le buone intenzioni. A
cominciare dall'Italia che si deve decidere a diminuire le emissioni.

I target stabiliti a Kyoto sono ancora vincolanti e questo nuovo accordo non eviterà le
sanzioni agli Stati che non li hanno rispettati". Legambiente commenta così il via libero al cosiddetto pacchetto 20-20-20 da parte dell'Europarlamento a Strasburgo e avverte sul rischio di sanzioni per il nostro Paese, in forte ritardo rispetto agli impegni del protocollo di Kyoto.

"Questo nuovo accordo - continua Legambiente - ha concesso fin troppo all'Italia, permettendole un impegno al ribasso visto che gli obiettivi di riduzione della CO2 sono
calcolati in base ai livelli del 2005 e non a quelli del 1990. In pratica secondo Kyoto dobbiamo tagliare le nostre emissioni del 6,5% entro il 2012 mentre il nuovo pacchetto Ue prevede un taglio del 5,1% entro il 2020.

Se oggi dunque lo sforzo richiesto all'Italia appare gravoso, con le sanzioni lo sarà ancora di più e non basterà limitarsi, come vorrebbe il governo Berlusconi, ad acquistare i permessi a inquinare piuttosto che investire nella riconversione del sistema industriale italiano e nel rilancio della nostra economia. Acquistare crediti all'estero - aggiunge Legambiente - significa
pagare per l'innovazione di paesi concorrenti senza avere alcun ritorno né sulla riduzione dell'inquinamento, né sul taglio di spesa dovuto all'importazione di petrolio o gas, né sull'occupazione che nascerebbe dallo sviluppo di un'economia rinnovabile".

La strada da seguire secondo Legambiente è quella dettata dalla stessa Europa che nel Piano di ripresa economica - adottato nel vertice della scorsa settimana dai 27 governi nazionali compreso il nostro - esorta gli Stati membri a orientare la propria azione verso investimenti 'intelligenti', nelle fonti rinnovabili e nell'efficienza energetica per creare occupazione e risparmiare energia, nelle tecnologie pulite per rilanciare settori come l'edilizia e l'industria automobilistica  sui mercati del futuro a basse emissioni di carbonio, nell'infrastruttura e
nell'interconnessione per promuovere l'efficienza e l'innovazione. "Confidiamo
che al prossimo summit - conclude Legambiente - non dovremo trovarci di nuovo
a fare la figura del paese più miope e arretrato".





Parigi | 16 dicembre 2008
Esplosivo nei grandi magazzini a Parigi. Non convince la rivendicazione afghana
I grandi magazzini Printemps a Parigi
I grandi magazzini Printemps a Parigi

Cinque candelotti di dinamite. Senza innesco, ma proprio in mezzo alla gente che fa gli acquisti di Natale. Ai grandi magazzini parigini Printemps torna l'incubo terrorismo sotto le feste ma tutto ha l'aria del mistero. Nessuno, dagli inquirenti all'Eliseo, sembra prendere sul serio la pasticciata rivendicazione dei "rivoluzionari afghani".

Esattamente ventitre' anni fa, una bomba esplose dai vicini del Printemps, le Galeries Lafayette, lasciando oltre 40 feriti in terra e seminando terrore. Anche li' all'inizio fu mistero, poi l'azione fu attribuita agli hezbollah. Ma oggi i conti non tornano a nessuno: la dinamite non aveva innesco. Quindi, come ha ripetuto a scopo tranquillizzante Michele Alliot-Marie, ministra degli Interni, non poteva esplodere. Pero' era stata ben sistemata nella cassetta dello sciacquone dei bagni al terzo piano. Ed era stata indicata con cura dal sedicente Fronte rivoluzionario afghano in un foglietto fatto pervenire per posta ordinaria all'agenzia Afp. Spedito ieri, arrivato stamattina.

Il sedicente gruppo fino a stamani era sconosciuto, e la bizzarra rivendicazione assomiglia a un collage di chi vuole imitare il terrorismo islamico, forse infarcito di messaggi criptici. Non c'e' alcun riferimento religioso, fanno notare gli esperti, ci si richiama soltanto all'Afghanistan - un singolo Paese, mentre i terroristi islamici tendono a rivendicare in nome dell'Islam nel suo complesso. E soprattutto si e' avvertito prima. Una pratica dei terroristi corsi, dell'Eta o dell'Ira piuttosto che degli integralisti islamici. Per non parlare di parole molto "francesi" come "rivoluzionario" e "capitalista".

Non e' successo praticamente nulla, i nove piani del Printemps - dove si aggirano a 10 giorni da Natale non meno di 100.000 visitatori al giorno, un quarto stranieri - sono stati evacuati con calma, pur nella tensione del momento. Trovata la dinamite, la zona e' stata transennata per sicurezza mentre circa tre ore piu' tardi - dopo la visita della Alliot-Marie e del sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe - i clienti sono stati fatti rientrare nei reparti. La caccia al regalo e' ripresa. La dinamite (vecchia, secondo gli inquirenti), era sistemata dentro una cassetta dello scarico delle toilette del terzo piano. Sopra, ha detto la ministra, c'era soltanto un pezzo di cordone, vecchio anch'esso. Segnali precisi per chi vuole o puo' comprenderli oppure particolari casuali?

Nemmeno all'Eliseo sono convinti della pista afghana: "Per noi - trapela - la minaccia e' venuta in passato piuttosto dal sud, dal Maghreb, da al Qaida". Sette "jihadisti", che sembra non abbiano nulla a che fare con la dinamite al Printemps, sono stati arrestati in un' operazione antiterrorismo di questa mattina molto presto. Il lavoro degli inquirenti sul tentativo di attentato di oggi e' cominciato ma nessuno scommette sul fatto che l'opinione pubblica sara' tenuta al corrente di quanto avviene. A parte il terrorismo islamico, la Francia e' stata il Paese dove piu' frequenti sono stati i terroristi "anomali": uno fra tutti, il misterioso gruppo Azf, che nel 2004 ricatto' il governo di compiere attentati sui binari costringendo la polizia a schierare agenti lungo 32.000 chilometri di via strada ferrata. In quel caso vennero chiesti molti soldi allo stato che, ufficialmente, non "riusci"' a pagare il riscatto perche' manco' l'appuntamento della consegna del denaro.

"La minaccia terroristica e' forte sulla Francia perche' siamo impegnati nella difesa della liberta' nel mondo", ha detto stasera il primo ministro, Francois Fillon. Ma in molti a Parigi stanno gia' cercando in altre direzioni quelli che vogliono rovinare il Natale ai francesi.





Strasburgo | 16 dicembre 2008
Auto: Sarkozy, bisogna intervenire a sostegno del settore in Europa
Il mercato automobilistico è in crisi
Il mercato automobilistico è in crisi

Il presidente francese Nicolas Sarkozy, nella veste di presidente di turno dell'Ue, e' tornato oggi a sostenere la necessita' e l'opportunita' di interventi a sostegno dell'industria automobilistica europea. Intervgenti che la Francia sta mettendo a punto. Nel giorno in cui il mercato delle vendite di auto ha registrato un nuovo, drammatico crollo, Sarkozy ha detto:"Non possiamo essere il solo continente a non aiutare i costruttori a fare fronte" alla situazione. "Sono per il libero scambio, per gli accordi al Wto, ma anche per la reciprocita"'.

La Commissione europea, ha poi aggiunto, ha il compito di vigilare sul rispetto delle regole della concorrenza. "Ma se gli Usa possono intervenire, anche l'Europa lo puo' fare e non vedo come questo possa essere contrario allo spirito del trattato Ue". In Europa la Svezia ha gia' annunciato un piano da due miliardi di euro a sostegno della sua industria automobilistica. A questo proposito il presidente della Commissione Ue Jose' Manuel Barroso ha osservato che Bruxelles "vigilera' affinche' le misure prese da Stoccolma rispettino le regole del mercato unico".



Roma | 17 dicembre 2008
La Chrysler chiude gli impianti per un mese
San Francisco
San Francisco

Chrylser annuncia che a partire dal prossimo 19 dicembre tutti e 30 i suoi stabilimenti chiuderanno per almeno un mese.

Chrysler ha annunciato che interromperà temporaneamente la concessione di prestiti ai propri concessionari a causa della riduzione dei fondi nelle casse del braccio finanziario della società di Detroit. I prestiti, spiega l'agenzia Dow Jones, sono utilizzati dai concessionari per finanziare l'acquisto di grandi quantita' di vetture che poi vengono vendute ai clienti della società.

Il braccio finanziario di Chrysler è rimasto a corto di liquidità dopo che i concessionari del gruppo hanno deciso di ritirare in blocco il denaro depositato nel fondo. Tom Gilman, direttore finanziario di Chrysler, ha dichiarato che dallo scorso luglio sono stati ritirati piu' di 1,5 miliardi di dollari.

I concessionari spiegano di aver tolto risorse dal fondo per paura di un imminente fallimento di Chrysler. "Tutti sono preoccupati per un crollo della societa'", ha detto un concessionario rimasto anonimo.  Il blocco dei prestiti ai rivenditori è senz'altro un danno per Chrysler. I concessionari, senza finanziamenti, sono costretti ad ordinare meno veicoli e questo si traduce anche in un calo delle vendite per la società.


Algeri | 17 dicembre 2008
Opec: taglio record della produzione. E intanto il petrolio va a picco

Taglio da record sull'offerta di petrolio da parte del cartello degli esportatori, l'Opec. Due milioni e duecentomila barili al giorno in meno, come ufficializzato oggi al termine della riunione straordinaria tenuta a Orano, in Algeria. Segue una riduzione da un milione e mezzo di barili decisa solo poche settimane fa, a ottobre, e quella di oggi è la stretta più consistente almeno dal 2003. La Russia punta per ora allo status di osservatore permanente presso l'Opec e annuncia tagli alle esportazioni di petrolio pari a 16 milioni di tonnellate nel 2009, ovvero di 320.000 barili al giorno, se i prezzi restano restano così bassi. Mosca ha fatto sapere che anche l'Azerbaijan ed il Kazakhstan sarebbero pronti a supportare tagli alla produzione.

Intanto il barile va a picco, sfiorando nuovamente quota 40 dollari.

Il mercato resta dominato dai timori per l'economia, e quindi per la domanda di greggio, i corsi petroliferi restano in sincronia con l'andamento dei mercati azionari, e inoltre i dati settimanali sulle scorte americane pubblicati sempre oggi hanno segnato un incremento superiore al previsto. Problemi rischiano di averle paradossalmente create anche le modalità usate dall'Opec nel comunicare le sue decisioni, che hanno creato confusione finendo innescare una specie di effetto boomerang. Infine l'Opec non è riuscita a convincere la Russia a partecipare ai suoi tagli se non per misura simbolica.

Secondo alcuni analisti il cartello dovrà dimostrarsi credibile nelle sue manovre per ottenere effetti tangibili sui prezzi, e in passato spesso non lo è stato. Altri esperti affermano che c'è comunque ben poco da fare per fermare il calo dei prezzi, continuerà nel 2009 e il barile potrebbe anche finire a 30 dollari. Certo per gli interessi degli stati esportatori non promettono bene nè la reazione del mercato nè, sul fronte della credibilità, le modalità con cui oggi è stata diffusa la decisione. Nel comunicato ufficiale il cartello rivendica che rispetto ai livelli di settembre ora la sua produzione risulta complessivamente diminuita di 4,2 milioni di barili (2,2 oggi, 1,5 a ottobre altri 500 mila per una precedente rimozione di eccedenza produttiva).

Ma tutto questo ha creato confusione sul taglio di oggi e tratto in inganno varie testate, come l'americana Cnbc - uno dei maggiori portali di informazione finanziaria negli Usa - che aveva riferito a tambur battente che oggi l'Opec aveva stretto l'offerta per oltre 4 milioni di barili. Il presidente dell'Opec Chakib Khelil ha successivamente precisato che il taglio di oggi è effettivamente per 2,2 milioni di barile. Se stamattina, negli scambi elettronici sulla Borsa merci di New York, il Nymex, il barile di West Texas Intermediate era risalito fino a 45,50 dollari, poco dopo gli annunci dell'Opec è andato a picco - con cali superiori ai 3 dollari - segnando un minimo a 40,20 dollari. Ieri a Wall Street l'azionario aveva chiuso in forte recupero, sulla scia del quasi azzeramento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve. Ma i rialzi son stati di breve durata e oggi i listini sono tornati a puntare al ribasso. Poco dopo le 18 italiane i futures sul petrolio in prima scadenza, cadono di 2,84 dollari, con il Wti a quota 40,76.

"Se l'Opec mantiene la disciplina i suoi tagli dovrebbero provocare una stretta sul mercato", afferma Gerard Rigby, analista della Fuel Firts Consulting. "Non si può togliere così tanto greggio senza avere effetti. Ma l'Opec ha avuto scarsa credibilità per molto tempo, ora dovrà dimostrare di essere seriamente impegnata a queste riduzioni".

Secondo Rigby la partita dell'Opec con la Russia è un altro fattore che potrebbe rafforzarne l'efficacia, da mesi si sono intensificati i colloqui con Mosca. Per ora intende diventare un osservatore permanente, secondo quanto annunciato dal vicepremier russo con delega all'Energia, Igor Sechin, che era a Orano, per partecipare appunto alla riunione. L'Opec ha sede a Ginevra, in Svizzera. Secondo Rigby "se l'Opec riuscisse a ottenere un taglio contestuale dalla Russia, questo creerebbe un sostegno più consistente ai prezzi".

Ma difficilmente i Paesi del cartello potranno sperare in un impegno di Mosca se loro stessi non si dimostreranno determinati e disciplinati a ottemperare ai loro. Per ora Mosca si limita a riferire che la sua produzione di greggio sull'insieme del 2008 risulterà leggermente diminuità, circa 300 mila barili in meno rispetto ai livelli del 2007, ma per il 2009 Sechin non ha preso impegni precisi, affermando che è difficile fare anticipazioni. Secondo alcuni economisti i prezzi delle materie prime continueranno comunque a calare, mentre la recessione estenderà le sue spire nelle economie avanzate, e questo non risparmierà l'oro nero. "Nel 2009 i prezzi petroliferi scenderanno facilmente sotto i 40 dollari, e potrebbero crollare anche a 30 dollari al barile", ha avvertito il capo economista di Global Insight, Nariman Behravesh. "Con le prospettive dell'economia reale che peggiorano giorno per giorno, i contratti futures sulle materie prime non hanno ancora pienamente assorbito la distruzione di domanda a cui si sta assistendo".





Roma | 17 dicembre 2008
Il petrolio ignora l'Opec e crolla sotto 40 dollari al barile

Le quotazioni del petrolio sono scese sotto i 40 dollari al barile per la prima volta dal luglio del 2004, ignorando il taglio di 2,2 milioni di barili al giorno da parte dell'Opec. Lo scrive la Bloomberg. Dopo aver toccato i 39,99 dollari, negli ultimi scambi il barile ha lievemente recuperato terreno, per chiudere a 40,15 dollari al barile, in perdita del 7,9%.

Nonostante il taglio alla produzione di petrolio deciso oggi dall'Opec la tendenza del prezzo del petrolio è prevista al ribasso. E' quanto si legge nel preconsuntivo petrolifero 2008 dell'Unione Petrolifera. "Le attese sul fronte dei prezzi - si legge nel rapporto - sono ancora fortemente ribassiste considerato che le politiche produttive dell'Opec sembrano non sortire alcun effetto. Dopo il taglio della produzione di 1,5 mln di barili al giorno deciso il 24 ottobre, anzichè recuperare i prezzi hanno infatti perso ulteriore terreno sino a scendere sotto i 40 dollari al barile".

Anche l'accordo raggiunto oggi ad Orano, di tagliare la produzione di 2,2 mln di barili al giorno, al momento non sembra aver avuto gli effetti sperati sui prezzi perché, secondo alcuni osservatori, tale taglio non sarebbe sufficiente a controbilanciare le attese di calo della domanda.

zsbc08
00Thursday, December 18, 2008 2:00 PM
Da: RaiNews24.it

Stati Uniti | 18 dicembre 2008
GM e Chrysler riprendono negoziati per fusione. Anche Ford blocca la produzione
 Impianto di produzione della Chrysler
Impianto di produzione della Chrysler

 General Motors e Chrysler, due dei tre colossi dell'auto americani sull'orlo della bancarotta, hanno ripreso i negoziati per una fusione.

Lo rivela il Wall Street Journal, secondo il quale l'iniziativa e' partita da Cerberus, il fondo che controlla Chrysler. La casa di produzione ha annunciato che a partire da venerdi' fermera' tutti i suoi trenta impianti per un mese, per far fronte al crollo delle vendite. 

In Italia la Fiat ha deciso il rinvio del lancio di tre nuove vetture previste per il 2009.

Ford annuncia  tagli alla produzione
Ford annuncia tagli alla produzione. La casa automobilistica ha annunciato  che fermera'
per una settimana piu' del previsto a gennaio la produzione in 10 impianti.

Il volume di produzione del primo trimestre 2009 restera' pero' invariato. La decisione della Ford segue quella annunciata da Chrysler che chiudera' tutti i suoi 30 impianti per almeno un
mese a partire dal 19 gennaio prossimo.

 Chrysler: in 46mila in Cgi per 1 mese, produzione bloccata fino al 19 gennaio 
 Chrysler, la cui sorte e' condizionata dagli aiuti pubblici che dovrebbe decidere l'amministrazione, ha annunciato che metterà in cassa integrazione per un mese i dipendente di tutti i suoi complessi. Il tempo di smaltire, l'invenduto determinatosi a seguito della crisi del settore.

Il gruppo , il più piccolo dei produttori di auto Usa, ha provveduto a estendere le vacanze già 
previste per la fine dell'anno. "Tutta la produzione si bloccherà a partire dal 19 dicembre e - secondo quanto riferito da una nota del gruppo- i lavoratori interessati non torneranno a lavorare prima del 19 gennaio 2009".  Una decisione che interessa 30 sedi nell'america del nord e 46mila dipendenti . 

zsbc08
00Friday, December 19, 2008 10:44 AM
Tempura - cronache dall'Asia
13 dicembre 2008
Che tempo fa in Oriente

Due importanti vertici sul clima questa settimana: a Bruxelles riguardava solo l'Unione europea: alla 14esima conferenza dell'Onu a Poznan, in Polonia, si sono riunite delegazioni di tutto il mondo. Due passaggi verso Copenhagen 2009, dove fra un anno si dovrà trovare un accordo che sostituisca quello di Kyoto in scadenza nel 2012.

Proprio negli Stati Uniti il neo presidente Barack Obama annuncia una 'rivoluzione copernicana' nella politica sull'ambiente e dà alta priorità alla questione del mutamento del clima, scegliendo come prossimo ministro dell'Energia un fisico Premio Nobel specializzato in problemi del clima. E la Cina che posizione prenderà?

V'è stato un cambiamento radicale ... E la Cina che direzione potrebbe prendere nella politica di tutela dell'ambiente e delle energie rinnovabili?

Intervista a Maurizio Gubbiotti, responsabile delle attività internazionali di Legambiente


All'interno:

- L'inquinamento in Cina, primo produttore al mondo di anidride carbonica (servizio di Elena De Feo)

- Negli Emirati Arabi Uniti, vicino alla capitale Abu Dhabi, sta sorgendo una città che, secondo i progettisti, non avrà emissioni nocive. Utilizzerà solo fonti rinnovabili e non circoleranno automobili. (Servizio della tv araba Al Jazeera)

Video

zsbc08
00Friday, December 19, 2008 10:45 AM
 Da: Rai Nes24.it Tempura - cronache dall'Asia
13 dicembre 2008
Che tempo fa in Oriente

Due importanti vertici sul clima questa settimana: a Bruxelles riguardava solo l'Unione europea: alla 14esima conferenza dell'Onu a Poznan, in Polonia, si sono riunite delegazioni di tutto il mondo. Due passaggi verso Copenhagen 2009, dove fra un anno si dovrà trovare un accordo che sostituisca quello di Kyoto in scadenza nel 2012.

Proprio negli Stati Uniti il neo presidente Barack Obama annuncia una 'rivoluzione copernicana' nella politica sull'ambiente e dà alta priorità alla questione del mutamento del clima, scegliendo come prossimo ministro dell'Energia un fisico Premio Nobel specializzato in problemi del clima. E la Cina che posizione prenderà?

V'è stato un cambiamento radicale ... E la Cina che direzione potrebbe prendere nella politica di tutela dell'ambiente e delle energie rinnovabili?

Intervista a Maurizio Gubbiotti, responsabile delle attività internazionali di Legambiente


All'interno:

- L'inquinamento in Cina, primo produttore al mondo di anidride carbonica (servizio di Elena De Feo)

- Negli Emirati Arabi Uniti, vicino alla capitale Abu Dhabi, sta sorgendo una città che, secondo i progettisti, non avrà emissioni nocive. Utilizzerà solo fonti rinnovabili e non circoleranno automobili. (Servizio della tv araba Al Jazeera)

Video

zsbc08
00Friday, December 19, 2008 10:55 AM
ANSA» 2008-12-18 17:45
AUSTRALIA: ABORIGENI BATTONO COLOSSO MINERARIO
SYDNEY - Un gruppo di aborigeni in Australia, con il sostegno degli ambientalisti, ha ottenuto un'importante vittoria legale contro il colosso minerario anglo-svizzero Xstrata, che aveva iniziato a deviare il corso di un fiume per espandere una miniera di zinco nel Territorio del nord.

La Corte federale, in seduta plenaria a Darwin, ha stabilito che la decisione del precedente governo conservatore nel 2006, di approvare l'espansione, non è valida. In aula 12 proprietari tradizionali dell'area, che si battevano da anni per ottenere l'annullamento della decisione, hanno pianto di gioia quando è stata emessa la sentenza, secondo la quale l'allora ministro dell'ambiente Ian Campbell aveva mancato di seguire le procedure appropriate previste dalla legge sulla protezione dell'ambiente e della biodiversità, e non aveva compiuto le necessarie consultazioni.

Più di 5 km del fiume McArthur sono stati già deviati, e ora i proprietari tradizionali chiedono che sia riportato al suo corso originale. La Xstrata ha espresso disappunto per la sentenza e incaricato i suoi legali di esaminarla. Intanto ha sospeso tutti i lavori civili e di estrazione nella miniera e ha indicato che potrebbe essere costretta a chiuderla.
zsbc08
00Friday, December 19, 2008 11:07 AM
» 2008-12-18 18:16
Dopo tsunami ricostruzione al 97%
Lo annunciano a Giakarta gli organismi umanitari
 (ANSA) - GIAKARTA, 18 DIC - In Indonesia la ricostruzione delle regioni piu' colpite dallo tsunami del 26 dicembre 2004 e' quasi terminata. Lo annunciano i principali organismi umanitari che hanno dato il loro aiuto dopo la catastrofe. Le somme investite dal Mdf (Multi donor fund) hanno permesso di costruire oltre 13 mila case, 2.500 km di strade e un migliaio di ponti. Secondo la federazione internazionale della Croce rossa, la ricostruzione e' al 97% e sara' completata entro la fine del 2009.
zsbc08
00Friday, December 19, 2008 11:19 AM
L'invito di Benedetto XVI nel discorso per i venticinque anni del Centro Televisivo Vaticano

Sinergie e convergenza
fra i media della Santa Sede


L'invito ad allargare e intensificare le forme di collaborazione fra i media della Santa Sede è stato formulato dal Papa nella Sala del Concistoro giovedì mattina, 18 dicembre, durante l'udienza al Centro Televisivo Vaticano per i venticinque anni di fondazione.

Carissimi fratelli e sorelle,
sono lieto di incontrarmi con voi, dipendenti, collaboratori e consiglieri del Centro Televisivo Vaticano, accompagnati dai vostri familiari, per commemorare il 25° anniversario della fondazione del vostro Centro. Saluto, in particolare, il Signor Cardinale John p. Foley e il Direttore Generale Padre Federico Lombardi, che ringrazio per l'indirizzo che mi ha rivolto illustrando la realtà del Centro. Desidero anche ricordare il compianto Dott. Emilio Rossi, che per diversi anni è stato Presidente del Centro e poi Presidente del suo Consiglio di Amministrazione, offrendo la testimonianza di un generoso e competente servizio alla Chiesa e alla società. Il Centro è stato voluto nel 1983 dal mio Predecessore Giovanni Paolo II, nella consapevolezza che la Santa Sede, oltre agli strumenti di comunicazione di cui già disponeva, dovesse ormai anche dotarsi di una propria struttura televisiva, perché il servizio del Papa alla Chiesa universale e all'umanità potesse avvalersi anche di questo mezzo, la cui efficacia andava manifestandosi con sempre maggiore evidenza. 
Videre Petrum, vedere il Papa, è stato il desiderio che ha condotto a Roma innumerevoli pellegrini. Questo desiderio oggi può, almeno in parte, essere soddisfatto anche grazie alla radio e alla televisione, che hanno permesso a tantissime persone, dapprima mediante la voce e ora anche mediante le immagini, di partecipare alle celebrazioni e agli eventi che si verificano in Vaticano o negli altri luoghi in cui il Papa si reca nell'adempimento del suo ministero. Il vostro è quindi anzitutto un servizio prezioso per la comunione nella Chiesa. La collaborazione con le televisioni cattoliche ha caratterizzato il vostro Centro fin dalle sue origini. In Italia, Telepace e SAT2000 trasmettono quasi tutte le vostre riprese, ma è molto incoraggiante sapere che non poche televisioni cattoliche in diverse regioni del mondo sono in collegamento con voi. In questo modo, un numero sempre più grande di fedeli può seguire, in diretta o in differita, ciò che avviene al centro della Chiesa.
Ma la televisione non raggiunge solo i fedeli cattolici. Mettendo le immagini a disposizione delle più grandi agenzie televisive mondiali e delle grandi televisioni nazionali o commerciali, voi favorite un'adeguata e tempestiva informazione sulla vita e sull'insegnamento della Chiesa nel mondo di oggi, a servizio della dignità della persona umana, della giustizia, del dialogo e della pace. I rapporti di buona collaborazione che vi siete impegnati a stabilire nel vasto mondo della comunicazione televisiva, in particolare in occasione dei viaggi internazionali del Papa, hanno allargato il campo del vostro servizio fino, si può ben dire, ai confini del mondo, rispondendo alle attese umane e spirituali di innumerevoli nostri contemporanei.
Nel vostro servizio siete chiamati molto frequentemente a riprendere e diffondere le immagini di importanti e splendide celebrazioni liturgiche che hanno luogo al centro della cristianità. La liturgia è veramente il culmine della vita della Chiesa, tempo e luogo di rapporto profondo con Dio. Seguire l'evento liturgico attraverso l'occhio attento della telecamera, per permettere una vera partecipazione spirituale anche a coloro che non possono essere fisicamente presenti, è compito alto e impegnativo, che richiede anche da voi una preparazione seria e una vera sintonia spirituale con ciò di cui siete - in certo modo - il tramite. La buona collaborazione con l'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche, che coltivate da molto tempo, vi aiuterà a crescere sempre più in questo prezioso servizio spirituale ai telespettatori di tutto il mondo.
Le immagini che avete ripreso nel corso degli anni e ora gelosamente custodite, fanno del vostro archivio una risorsa preziosa, non solo per la produzione di programmi televisivi attuali e futuri, ma possiamo ben dire per la storia della Santa Sede e della Chiesa. Conservare adeguatamente la registrazione delle voci e delle immagini è una impresa tecnicamente difficile ed economicamente costosa, ma è uno dei vostri compiti istituzionali che vi incoraggio ad affrontare con fiducia. Affinché la Chiesa continui ad essere presente con il suo messaggio "nel grande areopago" della comunicazione sociale - come lo definiva Giovanni Paolo II - e non si trovi estranea agli spazi in cui innumerevoli giovani navigano alla ricerca di risposte e di senso per la loro vita, dovete cercare le vie per diffondere, in forme nuove, voci e immagini di speranza attraverso la rete telematica che avvolge il nostro pianeta con maglie sempre più fitte.
Del resto, non siete soli nell'affrontare la vostra missione. Oggi giustamente si parla della "convergenza" fra i diversi media. I confini fra l'uno e l'altro si sfumano e le sinergie aumentano. Anche gli strumenti della comunicazione sociale al servizio della Santa Sede sperimentano naturalmente questa evoluzione e vi si devono inserire consapevolmente e attivamente. Già da sempre la collaborazione fra il vostro Centro e la Radio Vaticana è stata molto stretta ed è andata crescendo, perché nelle trasmissioni l'immagine e il suono non possono venire separati. Ma oggi Internet chiama a una integrazione sempre crescente della comunicazione scritta, sonora e visiva, e sfida quindi ad allargare e intensificare le forme di collaborazione fra i media che sono al servizio della Santa Sede. A ciò contribuirà in particolare anche il positivo rapporto con il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, con cui vi incoraggio a sviluppare iniziative e approfondimenti fruttuosi.
Coraggio, dunque! La modesta entità della vostra struttura in confronto alla grandezza dei compiti non vi spaventi. Tante persone, grazie al vostro lavoro, possono sentirsi più vicine al cuore della Chiesa. Siate consapevoli anche della gratitudine del Papa, il Quale sa che vi dedicate generosamente a un lavoro che contribuisce all'ampiezza e alla efficacia del suo servizio quotidiano. Il Signore che viene, e la cui salvezza volete annunciare attraverso le vostre immagini, vi accompagni. Con questo auspicio e con uno speciale augurio di Buon Natale che estendo a tutti i vostri cari, di cuore vi benedico.
(©L'Osservatore Romano - 19 dicembre 2008)

Nell'udienza a undici ambasciatori il Papa ricorda che la giustizia si fonda sull'equità e la solidarietà nelle relazioni internazionali

I rapporti tra finanza e sviluppo
devono reggersi sull'etica


I rapporti tra finanza e sviluppo devono avere una base etica. Lo ha ricordato Benedetto XVI agli undici nuovi ambasciatori presso la Santa Sede, che nella mattina di giovedì 18 dicembre hanno presentato le Lettere con cui vengono accreditati nell'alto incarico. L'incontro si è svolto nella Sala Clementina. Il Papa ha ricevuto da ciascun ambasciatore, alla presenza del segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, le Credenziali. Con ogni rappresentante Benedetto XVI ha poi scambiato i testi dei discorsi che tradizionalmente vengono pronunciati durante l'udienza. Infine il Papa, rivolgendosi agli ambasciatori, ai loro collaboratori e ai familiari, ha pronunciato il discorso che pubblichiamo qui di seguito.

Excellences,
C'est avec joie que je vous reçois ce matin pour la présentation des Lettres qui vous accréditent comme Ambassadeurs extraordinaires et plénipotentiaires de vos pays respectifs près le Saint-Siège:  le Malawi, la Suède, le Sierra Leone, l'Islande, le Grand-Duché de Luxembourg, la République de Madagascar, le Belize, la Tunisie, la République du Kazakhstan, le Royaume du Bahreïn, et la République de Fidji. Je vous remercie pour les paroles courtoises que vous avez pris soin de m'adresser de la part de vos Chefs d'Etat. Je vous saurais gré de leur transmettre en retour mes salutations cordiales et mes voeux déférents pour leurs personnes et pour leur haute mission au service de leurs pays et de leurs peuples. Je désire aussi saluer, par votre intermédiaire, toutes les Autorités civiles et religieuses de vos nations, ainsi que vos compatriotes. Mes prières et mes pensées vont aussi particulièrement vers les communautés catholiques présentes dans vos pays où elles sont soucieuses de vivre l'Evangile et d'en témoigner dans un esprit de collaboration fraternelle. 
La diversité de vos provenances me permet de rendre grâce à Dieu pour son amour créateur et pour la multiplicité de ses dons qui ne cessent d'étonner l'humain. Elle est un enseignement. Parfois la diversité fait peur, c'est pourquoi il n'est pas étonnant de constater que, souvent, l'homme lui préfère la monotonie de l'uniformité. Des systèmes politico-économiques provenant ou se revendiquant de matrices païennes ou religieuses ont affligé l'humanité trop longtemps et ont cherché à l'uniformiser avec démagogie et violence. Ils ont réduit et, hélas, réduisent encore l'homme à un esclavage indigne au service d'une idéologie unique ou d'une économie inhumaine et pseudo-scientifique. Nous savons tous qu'il n'existe pas un modèle politique unique qui serait un idéal à réaliser absolument, et que la philosophie politique évolue dans le temps et dans son expression avec l'affinement de l'intelligence humaine et des leçons tirées de son expérience politique et économique. Chaque peuple a son génie et aussi "ses démons" propres. Chaque peuple avance à travers un enfantement parfois douloureux qui lui est propre, vers un avenir qu'il désire lumineux. Mon souhait serait donc que chaque peuple cultive son génie qu'il enrichira au mieux pour le bien de tous, et qu'il se purifie de ses "démons " qu'il contrôlera aussi au mieux jusqu'à les éliminer en les transformant en valeurs positives et créatrices d'harmonie, de prospérité et de paix afin de défendre la grandeur de la dignité humaine!
En réfléchissant à la belle mission de l'Ambassadeur, il m'est venu spontanément à l'esprit l'un des aspects essentiels de son activité:  la recherche et la promotion de la paix que je viens d'évoquer. Il convient de citer, ici, la Béatitude prononcée par le Christ dans son Sermon sur la montagne:  "Heureux les artisans de paix, car ils seront appelés fils de Dieu" (Mt 5, 9). L'Ambassadeur peut et doit être un bâtisseur de paix. L'artisan de paix, dont il s'agit ici, n'est pas seulement la personne au tempérament calme et conciliant qui désire vivre en bonne intelligence avec tous et éviter si possible les conflits, mais elle est aussi celle qui se met totalement au service de la paix et s'engage activement à la construire, parfois jusqu'au don de sa vie. Les exemples historiques ne manquent pas. La paix n'implique pas seulement l'état politique ou militaire de non-conflit; elle renvoie globalement à l'ensemble des conditions permettant la concorde entre tous et l'épanouissement personnel de chacun. La paix est voulue par Dieu qui la propose à l'homme et lui en fait don. Cette intervention divine dans l'humanité porte le nom d' "alliance de paix" (Is 54, 10). Lorsque le Christ appelle l'artisan de paix, fils de Dieu, il signifie par là que celui-ci participe et travaille, de manière consciente ou inconsciente, à l'oeuvre de Dieu et prépare, à travers sa mission, les conditions nécessaires à l'accueil de la paix venue d'en-haut. Votre mission, Excellences, est haute et noble. Elle requiert toutes vos énergies que vous saurez déployer pour rejoindre cet idéal élevé qui honorera vos personnes, vos Gouvernants et vos pays respectifs.
Vous savez comme moi que la paix authentique n'est possible que lorsque règne la justice. Notre monde a soif de paix et de justice. Le Saint-Siège a d'ailleurs publié, à la veille de la Conférence de Doha qui s'est achevée il y a quelques jours, une Note sur l'actuelle crise financière et sur ses répercussions sur la société et sur les individus. Il s'agit de quelques points de réflexion destinés à promouvoir le dialogue sur plusieurs aspects éthiques qui devraient régir les rapports entre la finance et le développement, et à encourager les gouvernements et les acteurs économiques à rechercher des solutions durables et solidaires pour le bien de tous, et plus particulièrement pour ceux qui sont les plus exposés aux dramatiques conséquences de la crise. La justice, pour revenir à elle, ne revêt pas seulement une portée sociale ou même éthique. Elle ne renvoie pas uniquement à ce qui est équitable ou conforme au droit. L'étymologie hébraïque du mot justice fait référence à ce qui est ajusté. La justice de Dieu se manifeste donc par sa justesse. Elle remet tout en place, tout en ordre, afin que le monde soit conforme au dessein de Dieu et à son ordre (Cf. Is 11, 3-5). La noble tâche de l'Ambassadeur consiste donc à déployer son art afin que tout soit "ajusté" pour que la nation qu'il sert vive non seulement en paix avec les autres pays mais aussi selon la justice qui s'exprime par l'équité et la solidarité dans les rapports internationaux, et pour que les concitoyens, jouissant de la paix sociale, puissent vivre librement et sereinement leurs croyances et rejoindre ainsi la "justesse" de Dieu.
Vous venez de débuter, Mesdames et Messieurs les Ambassadeurs, votre mission auprès du Saint-Siège. Je vous présente à nouveau mes voeux les plus cordiaux pour la bonne réussite de la fonction si délicate que vous êtes appelés à accomplir. J'implore le Tout-Puissant de vous soutenir et de vous accompagner, vous-mêmes, vos proches, vos collaborateurs et tous vos compatriotes, afin de contribuer à l'avènement d'un monde plus pacifique et plus juste. Que Dieu vous comble de l'abondance de ses bénédictions!
 

Pubblichiamo una nostra traduzione dal francese del discorso pronunciato da Benedetto XVI nella mattina di giovedì 18 dicembre, in occasione della presentazione delle Credenziali di undici nuovi Ambasciatori presso la Santa Sede.

Eccellenze,
È con gioia che vi ricevo questa mattina per la presentazione delle lettere che vi accreditano come ambasciatori straordinari e plenipotenziari dei vostri rispettivi Paesi presso la Santa Sede:  il Malawi, la Svezia, la Sierra Leone, l'Islanda, il Granducato di Lussemburgo, la Repubblica del Madagascar, il Belize, la Tunisia, la Repubblica del Kazakhstan, il Regno del Bahrein e la Repubblica di Fiji. Vi ringrazio per le parole cortesi che mi avete rivolto da parte dei vostri Capi di Stato. Vi sarei grato se poteste trasmettere loro in cambio i miei saluti cordiali e i miei voti deferenti per le loro persone e per l'alta missione che svolgono al servizio del loro Paese e del loro popolo. Desidero altresì salutare, per mezzo di voi, tutte le Autorità civili e religiose delle vostre nazioni, e anche i vostri concittadini. Le mie preghiere e i miei pensieri vanno in particolare alle comunità cattoliche presenti nei vostri Paesi, dove sono desiderose di vivere il Vangelo e di testimoniarlo in uno spirito di collaborazione fraterna. 
La diversità dei vostri luoghi di provenienza mi permette di rendere grazie a Dio per il suo amore creatore e per la molteplicità dei suoi doni, che non smettono di destare meraviglia negli uomini. Essa è un insegnamento. A volte la diversità può far paura, per questo non sorprende costatare che spesso l'uomo preferisce la monotonia dell'uniformità. Sistemi politico-economici che avevano una matrice pagana o religiosa o che si dichiaravano tali hanno afflitto l'umanità per troppo tempo e hanno cercato di uniformarla con demagogia e violenza. Hanno ridotto e, purtroppo, riducono ancora l'uomo a una schiavitù indegna al servizio di un'ideologia unica o di un'economia disumana e pseudo-scientifica. Tutti sappiamo che non esiste un modello politico unico come un ideale da realizzare in assoluto, e che la filosofia politica si evolve nel tempo e nella sua espressione con l'affinamento dell'intelligenza umana e le lezioni tratte dalla sua esperienza politica ed economica. Ogni popolo ha il suo genio e anche i "suoi demoni". Ogni popolo avanza attraverso un parto a volte doloroso che gli è proprio, verso un futuro che desidera luminoso. Auspico dunque che ogni popolo coltivi il suo genio che lo arricchirà al meglio per il bene di tutti, e che si purifichi dei suoi "demoni" che controllerà al meglio fino ad eliminarli trasformandoli in valori positivi e creatori di armonia, di prosperità e di pace al fine di difendere la grandezza della dignità umana!
Riflettendo sulla bella missione dell'ambasciatore, mi è venuto in mente in modo spontaneo uno degli aspetti essenziali della sua attività:  la ricerca e la promozione della pace che ho appena ricordato. È opportuno citare qui la Beatitudine pronunciata da Cristo nel suo Discorso della Montagna:  "Beati gli artefici di pace perché saranno chiamati figli di Dio" (Mt 5, 9). L'ambasciatore può e deve essere un costruttore di pace. L'artefice di pace, di cui si parla qui, non è solo la persona dal temperamento calmo e conciliante che desidera vivere in buona intensa con tutti ed evitare se possibile i conflitti, ma è anche la persona che si mette completamente al servizio della pace e s'impegna attivamente per costruirla, a volte fino al dono della propria vita. Gli esempi storici non mancano. La pace non implica solamente lo stato politico o militare di non-conflitto, ma rimanda anche complessivamente all'insieme delle condizioni che permettono la concordia fra tutti e lo sviluppo personale di ognuno. La pace è voluta da Dio che la propone all'uomo e gliela offre in dono. Questo intervento divino nell'umanità ha il nome di "alleanza di pace" (Is 54, 10). Quando Cristo chiama l'artefice di pace figlio di Dio, significa che quest'ultimo partecipa e lavora, in maniera consapevole o inconsapevole, all'opera di Dio e prepara, attraverso la sua missione, le condizioni necessarie ad accogliere la pace venuta dall'alto. La vostra missione, Eccellenze, è alta e nobile. Richiede tutte le vostre energie che saprete utilizzare per raggiungere questo alto ideale che onorerà le vostre persone, i vostri governi e i vostri rispettivi Paesi.
Come me, sapete che la pace autentica è possibile solo se regna la giustizia. Il nostro mondo ha sete di pace e di giustizia. La Santa Sede ha fra l'altro pubblicato, alla vigilia della Conferenze di Doha conclusasi qualche giorno fa, una nota sull'attuale crisi finanziaria e le sue ripercussioni sulla società e sugli individui. Si tratta di alcuni punti di riflessione volti a promuovere il dialogo su vari aspetti etici che dovrebbero reggere i rapporti fra la finanza e lo sviluppo, e a incoraggiare i governi e gli attori economici a ricercare soluzioni durature e solidali per il bene di tutti, e più in particolare per coloro che sono più esposti alle drammatiche conseguenze della crisi. La giustizia, per ritornare ad essa, non ha solo un valore sociale o etico. Non rimanda solo a ciò che è equo o conforme al diritto. L'etimologia ebraica della parola "giustizia" (justice) fa riferimento a ciò che è "ordinato" ("aggiustato", ajusté). La giustizia di Dio si manifesta dunque attraverso la sua "giustezza" (justesse). Essa rimette ogni cosa al suo posto, tutto in ordine, affinché il mondo sia conforme al disegno di Dio e al suo ordine (cfr. Is 11, 3-5). Il nobile compito dell'ambasciatore consiste dunque nell'utilizzare la sua arte affinché tutto sia "ordinato" (ajusté), perché la nazione che serve viva non solo in pace con gli altri Paesi ma anche secondo la giustizia che si esprime attraverso l'equità e la solidarietà nei rapporti internazionali, e perché i cittadini, godendo della pace sociale, possano vivere liberamente e serenamente il loro credo e raggiungere così la "giustezza" (justesse) di Dio.
State per iniziare, signore e signori ambasciatori, la vostra missione presso la Santa Sede. Formulo nuovamente i miei voti più cordiali per il felice esito della funzione tanto delicata che siete chiamati a svolgere. Imploro l'Onnipotente di sostenere e di accompagnare voi, i vostri cari, i vostri collaboratori e tutti i vostri concittadini, al fine di contribuire all'avvento di un mondo più pacifico e più giusto. Che Dio vi colmi dell'abbondanza delle sue Benedizioni!



(©L'Osservatore Romano - 19 dicembre 2008)

zsbc08
00Saturday, December 20, 2008 10:31 AM
Usa: consigli via web per Obama
» 2008-12-20 09:50
Usa: consigli via web per Obama
Mezzo milione di persone indica priorita' per governo
 (ANSA) - NEW YORK, 20 DIC - Oltre mezzo milione di persone hanno risposto a un appello on-line e dato consigli all'amministrazione Obama sulle priorita' di governo.Lo ha annunciato l'ex direttore della campagna elettorale di Obama David Plouffe secondo il quale si tratta del piu' vasto slancio di un movimento di base negli Usa. Tra le priorita': istruzione, ambiente, salute, poverta' e economia, tutti settori in cui chi ha risposto al sondaggio si e'detto pronto a dare una mano in prima persona come volontario.
zsbc08
00Saturday, December 20, 2008 10:54 AM
I vescovi di Francia su rischio ambientale e nuovi stili di vita

Una rifondazione ecologica
per la salvaguardia del creato


Parigi, 19. L'ecologia non può accontentarsi, nell'emergenza, di una correzione delle degradazioni o degli errori. Essa richiede un "moto di fondazione",  un atteggiamento per condurre lo sviluppo del creato verso un'avventura comune costituita dall'alleanza tra uomo, natura e Dio. E sta all'uomo prestare la sua voce e la sua intelligenza affinché nuovi stili di vita permettano la realizzazione di questo progetto. Lo scrivono i vescovi di Francia nel documento "Il creato a rischio ambientale" nel quale offrono non tanto delle ricette per la risoluzione dei problemi quanto delle riflessioni sul significato etico e spirituale dell'approccio cristiano alla meraviglia della creazione.
Il documento è frutto dello studio congiunto del Servizio nazionale per le questioni familiari e sociali della Conferenza episcopale, diretto da padre Jacques Turck, e dall'antenna sociale "Ambiente e stile di vita", gruppo di lavoro collegato presieduto dal vescovo di Troyes, Marc Stenger, presidente di Pax Christi France.
"La Bibbia - scrive Stenger nell'introduzione firmata anche dall'arcivescovo di Rouen, Jean-Charles Descubes, presidente del Consiglio per le questioni familiari e sociali - dà un contorno preciso alla relazione fra natura  e  nostra  responsabilità.  Noi siamo  i  servitori  di  un  bene  comune appartenente e destinato a tutti. La motivazione ecologica dei cristiani e il loro impegno per uno sviluppo durevole sono dunque fondati principalmente sulla solidarietà che ci unisce a tutti  coloro  con  i  quali  condividiamo il bene del creato". Si tratta - sottolinea  padre Turck, che ha redatto il documento - "di guardare la terra a nome di tutti, per tutti gli altri qui e là, oggi e domani, in cielo e sulla terra".
Dal 1997 i vescovi di Francia hanno concentrato l'attenzione sulle problematiche legate all'esaurimento delle risorse del pianeta, all'inquinamento, al riscaldamento climatico. Con questa nuova pubblicazione, la Chiesa invita a sostenere uno sviluppo "più che durevole", a passare da un'ecologia "di correzione" a un'ecologia "di fondazione" che impegni l'umanità "a pensare alla finalità dell'avventura umana per trarne le conseguenze nella guida dello sviluppo. Si tratta di unire le forze scientifiche, tecniche e spirituali, non di opporsi ad esse".



(©L'Osservatore Romano - 20 dicembre 2008)
zsbc08
00Sunday, December 21, 2008 12:19 PM
Da: RaiNew24.it

New York | 20 dicembre 2008
La Cina oscura il sito del New York Times
Il sito del NY Times
Il sito del NY Times

Il sito del New York Times entra a far parte dei quotidiani "irraggiungibili" in Cina. La notizia, riferita dallo stesso giornale, non e' stata tuttavia commentata o confermata dalle autorita' cinesi, ad eccezione del ministero degli Esteri, che ha negato la propria competenza nella gestione del web.

Dopo aver bloccato 'a singhiozzo' l'accesso alla Bbc, ora sembra che le autorità abbiano deciso di censurare anche il prestigioso quotidiano: da qualche giorno, agli utenti che da Pechino, Shanghai o Guangzhou provano a collegarsi a 'nytimes.com' compare la classica schermata bianca con la scritta: "sito irraggiungibile".

All'inizio della settimana, il portavoce del ministro degli Esteri, Liu Jianchao, aveva difeso il diritto del governo di Pechino a censurare i siti che avrebbero violato le leggi cinesi.

Un funzionario del governo ha aggiunto che la difficolta' di raggiungere il sito del New York Times potrebbe essere causata da un semplice guasto tecnico, anche se una portavoce del giornale, Catherine J. Mathis, ha riferito al Wall Street Journal che "non sembra esserci alcun problema" di questo tipo e che gli utenti dal Giappone o da Hong Kong, ad esempio, non hanno alcuna difficolta' a raggiungere il sito.


Roma | 20 dicembre 2008
Benedetto XVI : è necessario il dialogo tra scienza e fede
Benedetto XVI
Benedetto XVI

E' necessario il dialogo fra scienza e fede. Ne è convinto il Papa che ritiene come sia
possibile "comprendere, spiegare e difendere le verità della fede alla luce della ragione umana" solo ricercando la "consonanza di tutte le verità, naturali e soprannaturali, che promanano da
un'unica e medesima fonte". Benedetto XVI lo scrive in una lettera per il settimo centenario della morte del grande filosofo e teologo francescano scozzese Giovanni Duns Scoto.

"Dopo aver provato con vari argomenti, tratti dalla ragione teologica, il fatto stesso della preservazione della beata vergine Maria dal peccato originale - sottolinea Ratzinger - Duns
Scoto era assolutamente pronto anche a rigettare questa persuasione, qualora fosse risultato che essa non fosse in sintonia con l'autorità della Chiesa". Per il Pontefice, Duns Scoto, ha saputo coniugare "la pietà con la ricerca scientifica" e cosi' "con il suo raffinato ingegno" è penetrato "nei segreti della verità naturale e rivelata e ne ha ricavato una dottrina
tale da essere chiamato 'Dottore Sottile', divenendo maestro e guida della scuola francescana, luce ed esempio a tutto il popolo cristiano".


zsbc08
00Monday, December 22, 2008 12:22 PM
Da: RaiNews24.it

Roma | 21 dicembre 2008
Benedetto XVI saluta l'anno dell'astronomia, che scandisce i tempi della preghiera
L'obelisco di Piazza San Pietro
L'obelisco di Piazza San Pietro

 Auguri di un "Natale di gioia e di pace": ad esprimerli e' il Papa, nei saluti in lingua italiana, al termine della recita dell'Angelus, in piazza San Pietro, l'ultimo prima del Natale. "A tutti - ha detto il Papa - auguro una buona domenica e un Natale di gioia e di pace".

Benedetto XVI ha anche ricordato questa mattina che l'astronomia ha un ruolo importante nello scandire i tempi della preghiera nella giornata e che la stessa Piazza San Pietro con il suo obelisco e' una meridiana che segna le ore della giornata.

"Il mistero di salvezza, oltre a quella storica - ha detto il Papa - ha una dimensione cosmica: Cristo e' il sole di grazia che, con la sua luce, 'trasfigura ed accende l'universo in attesa' . La stessa collocazione della festa del Natale e' legata al solstizio d'inverno, quando le giornate, nell'emisfero boreale, ricominciano ad allungarsi".

"A questo proposito - ha aggiunto il Papa - forse non tutti sanno che Piazza San Pietro e' anche una meridiana: il grande obelisco, infatti, getta la sua ombra lungo una linea che corre sul selciato verso la fontana sotto questa finestra, ed in questi giorni l'ombra e' la piu' lunga dell'anno".

"Questo ci ricorda - ha aggiunto il Pontefice - la funzione dell'astronomia nello scandire i tempi della preghiera. L'Angelus, ad esempio, si recita al mattino, a mezzogiorno e alla sera, e con la meridiana, che anticamente serviva proprio per conoscere il "mezzogiorno vero", si regolavano gli orologi".

Al termine dell'Angelus recitato in Piazza San Pietro il Papa ha rivolto un saluto particolare ai nuovi sacerdoti dei Legionari di Cristo e ai pellegrini italiani e ha ricordato don Puglisi. "Sono lieto di salutare i 50 sacerdoti novelli dei Legionari di Cristo - ha affermato il Pontefice - che ieri hanno ricevuto l'ordinazione per le mani del cardinale Angelo Sodano nella basilica di San Paolo fuori le Mura.

"Saluto infine con affetto - ha concluso Ratzinger - i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Gorla Minore e l'associazione 'Quelli della Rosa Gialla', di Palermo, che ha realizzato un'opera teatrale ispirata alla testimonianza del compianto Don Pino Puglisi. A tutti auguro una buona domenica e un Natale di gioia e di pace".

zsbc08
00Monday, December 22, 2008 12:27 PM

Completata in Indonesia
la ricostruzione dopo il maremoto del 2004


Jakarta, 20. In Indonesia è quasi del tutto terminata la ricostruzione nelle regioni più colpite dal devastante maremoto del 26 dicembre 2004. Lo hanno reso noto a Jakarta i principali organismi umanitari che hanno dato il loro aiuto dopo la catastrofe.
Le somme investite dal Multi Donor Fund (Mdf), organismo che raggruppa Paesi e istituzioni internazionali come la Banca mondiale, hanno permesso di ricostruire oltre tredicimila case, duemilacinquecento chilometri di strade e un migliaio di ponti nella provincia di Aceh e sull'isola di Nias, nel nord di Sumatra. La Federazione internazionale della Croce rossa ha affermato che la ricostruzione delle regioni colpite dal maremoto è al novantasette per cento e sarà completata entro la fine del prossimo anno. Il Mdf ha sborsato trecentotrentaquattro milioni di dollari su seicentonovantadue promessi da maggio 2005 per la ricostruzione. "Sul successo del progetto non ci sono dubbi - ha dichiarato la responsabile di Multi Donor Fund, Shamina Khan - ma resta ancora qualcosa da fare e noi continuiamo a lavorare per migliorare la situazione ad Aceh e Nias". Il maremoto del dicembre 2004, che ha interessato tutto il Sudest asiatico, giungendo a lambire l'Africa orientale, ha provocato più di duecentotrentamila morti e danni incalcolabili.



(©L'Osservatore Romano - 21 dicembre 2008)




 
ANSA » 2008-12-21 18:52
TSUNAMI, 4 ANNI FA LA FINE DEL MONDO
Il giorno di Santo Stefano di quattro anni fa le coste dell'Oceano indiano furono sconvolte da un catastrofico tsunami che si prese le vite di quasi un quarto di milione di persone, seminando morte e distruzione sulle coste di tutta l'Asia meridionale fino all'Africa orientale. Ecco una sommaria ricostruzione dell'evento. Il 26 dicembre 2004, alle 07:59 ora locale (le 13:59 in Italia), un terremoto di magnitudo 9 gradi Richter, il peggiore degli ultimi 40 anni, colpisce il sud dell'Asia. Il suo epicentro viene individuato al largo di Sumatra, in mare aperto, ma le sue conseguenze sulla terraferma sono disastrose. Il terremoto genera infatti un maremoto che a sua volta dà luogo a un'onda anomala (tsunami, in giapponese), che viaggia accumulando una potenza sempre maggiore fino ad abbattersi con le dimensioni di un muro d'acqua alto come un palazzo di tre piani sulle coste dello Sri Lanka prima, poi su quelle di Thailandia, Indonesia, India, Maldive e Malaysia e perfino Somalia e Nigeria. Alle 09:25 locali (le 15:25 italiane) del 26 dicembre le autorità dello Sri Lanka hanno già dichiarato lo stato di disastro nazionale. Sull'isola lo tsunami fa più di 35 mila vittime (il secondo più grave bilancio, dopo quello dell'Indonesia).

Alle 18:44, ora italiana, giungono testimonianze drammatiche. In Thailandia, meta tradizionale del turismo occidentale e asiatico, l'isola di Phuket, resa famosa dai film di James Bond, appare a un testimone "un disastro con tutti i ristoranti e i locali distrutti". Da un'altra isola, Koh Phi Phi, altrettanto famosa (per il film "The Beach" con Leonardo Di Caprio), un altro testimone, Mike Williams, dice: "Sentivamo urlare, mentre un'enorme onda saliva dal mare, invadeva la strada... decine di automobili venivano portate via come dei giocattoli. Era terrificante". In Indonesia, dove le vittime accertate alla fine sono oltre 130 mila (il bilancio più grave tra tutti i Paesi investiti dal maremoto), la provincia più colpita è quella di Aceh. In India (più di 12 mila morti accertati, terzo Paese nella graduatoria delle vittime) le aree più flagellate sono gli arcipelaghi delle isole Andamane e Nicobare (al largo di Sumatra), il Tamil Nadu e l'Andhra Pradesh. Il 26 dicembre 2005, un anno dopo il disastro, i governi dei Paesi coinvolti nella catastrofe forniscono un bilancio di 229.361 vittime, di cui 185.434 morti accertati e 43.927 dispersi. Ma le cifre esatte sono verosimilmente superiori, e forse non si sapranno mai.
zsbc08
00Tuesday, December 23, 2008 11:04 AM
Da: RaiNews24.it

Londra | 23 dicembre 2008
In Gran Bretagna gli edifici governativi inquinano più del Kenya
Il Big Ben
Il Big Ben

Undici milioni di tonnellate di carbonio l'anno: e' la quantita' di gas serra emesso dagli edifici governativi britannici, piu' di quanto faccia l'intero Kenya e pari alla quantita' di Co2 evitata dall'impiego del parco eolico del Paese.

Come riporta il quotidiano britannico The Guardian, un rapporto non reso pubblico ha preso in esame 18mila edifici tra cui uffici ministeriali, stazioni di polizia e musei: fino ad ora ne sono stati esaminati circa 9mila, con una quantita' di Co2 pari a 5,6 milioni di tonnellate; gli esperti ritengono che la quantita' sia destinata a raddopppiare una volta terminata la valutazione.

Tra le cause vi sono l'ignoranza dei funzionari, i macchinari ineffici enti e l'insufficiente attenzione al problema dell'inquinamento: una situazione imbarazzante soprattutto per il ministro dell'energia Ed Miliband, il cui Ministero e' uno dei principali colpevoli con 1,36 milioni di tonnellate di Co2 l'anno.



Washington, Stati Uniti | 23 dicembre 2008
Obama a torso nudo si rilassa a Kailua Beach
Il presidente eletto Barack Obama
Il presidente eletto Barack Obama

E' un Barack Obama in splendida forma quello immortalato sulla prima pagina del sito web dell'Huffington Post. Nella foto si vede il 47enne presidente eletto in un momento di relax nella villa di Kailua Beach dove sta passando le vacanze.

Obama avanza in calzoncini neri stringendo la maglietta nella mano destra e ostentando pettorali e addominali ben tesi, a testimoniare le tante ore di palestra e basket cuinon ha mai rinunciato anche durante la campagna. Autore dello scoop stato un fotografo dell'agenzia Bauer-Griffin ovviamente con l'autorizzazione dei servizi segreti mentre gli altri paparazzi sono rimasti a bocca asciutta accontentandosi di immagini meno appetibili





» 2008-12-23 09:39
Obama fotografato a torso nudo
Paparazzo con teleobiettivo in spiaggia alle Hawaii
 (ANSA) - NEW YORK, 23 DIC - Un paparazzo con un potente teleobiettivo ha scattato una foto di Barack Obama a torso nudo sulla spiaggia alle Hawaii. Sono andati in tilt i server dell'agenzia fotografica. Le immagini mostrano gli effetti del rigoroso regime di fitness 7 giorni su 7 cui Obama si e' sottoposto. L'agenzia fotografica Bauer, che precisa di aver avuto il permesso di riprenderlo, ha messo 37 foto sul suo sito web che riprendono il presidente eletto e le figlie in costume da bagno.


Nel discorso alla Curia Romana il Papa rilancia un'ecologia umana che non contraddice ma favorisce la libertà

L'ascolto del linguaggio della creazione
salva l'uomo dalla distruzione


Il disprezzo del linguaggio della creazione porta all'"autodistruzione dell'uomo" e alla "distruzione dell'opera stessa di Dio". Lo ha affermato Benedetto XVI nel discorso rivolto alla Curia Romana durante la tradizionale udienza di fine anno in occasione degli auguri natalizi, svoltasi lunedì mattina, 22 dicembre, nella Sala Clementina.

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Presbiterato,
cari fratelli e sorelle!
Il Natale del Signore è alle porte. Ogni famiglia sente il desiderio di radunarsi, per gustare l'atmosfera unica e irripetibile che questa festa è capace di creare. Anche la famiglia della Curia Romana si ritrova, stamane, secondo una bella consuetudine grazie alla quale abbiamo la gioia di incontrarci e di scambiarci gli auguri in questo particolare clima spirituale. A ciascuno rivolgo il mio saluto cordiale, colmo di riconoscenza per l'apprezzata collaborazione prestata al ministero del Successore di Pietro. Ringrazio vivamente il Cardinale Decano Angelo Sodano, che, con la voce di un angelo, si è fatto interprete dei sentimenti di tutti i presenti e anche di quanti sono al lavoro nei diversi uffici, comprese le Rappresentanze Pontificie. Accennavo all'inizio alla speciale atmosfera del Natale. Mi piace pensare che essa sia quasi un prolungamento di quella misteriosa letizia, di quell'intima esultanza che coinvolse la santa Famiglia, gli Angeli e i pastori di Betlemme, nella notte in cui Gesù venne alla luce. La definirei "l'atmosfera della grazia", pensando all'espressione di san Paolo nella Lettera a Tito:  "Apparuit gratia Dei Salvatoris nostri omnibus hominibus" (cfr. Tt 2, 11). L'Apostolo afferma che la grazia di Dio si è manifestata "a tutti gli uomini":  direi che in ciò traspare anche la missione della Chiesa e, in particolare, quella del Successore di Pietro e dei suoi collaboratori, di contribuire cioè a che la grazia di Dio, del Redentore, diventi sempre più visibile a tutti, e a tutti rechi la salvezza. 
L'anno che sta per concludersi è stato ricco di sguardi retrospettivi su date incisive della storia recente della Chiesa, ma ricco anche di avvenimenti, che recano con sé segnali di orientamento per il nostro cammino verso il futuro. Cinquant'anni fa moriva Papa Pio xii, cinquant'anni fa Giovanni xxiii veniva eletto Pontefice. Sono passati quarant'anni dalla pubblicazione dell'Enciclica Humanae vitae e trent'anni dalla morte del suo Autore, Papa Paolo vi. Il messaggio di tali avvenimenti è stato ricordato e meditato in molteplici modi nel corso dell'anno, così che non vorrei soffermarmici nuovamente in questa ora. Lo sguardo della memoria, però, si è spinto anche più indietro, al di là degli avvenimenti del secolo scorso, e proprio in questo modo ci ha rimandato al futuro:  la sera del 28 giugno, alla presenza del Patriarca ecumenico Bartolomeo i di Costantinopoli e di rappresentanti di molte altre Chiese e Comunità ecclesiali abbiamo potuto inaugurare nella Basilica di S. Paolo fuori le Mura l'Anno Paolino, nel ricordo della nascita dell'Apostolo delle genti 2000 anni fa. Paolo per noi non è una figura del passato. Mediante le sue lettere, egli ci parla tuttora. E chi entra in colloquio con lui, viene da lui sospinto verso il Cristo crocifisso e risorto. L'Anno Paolino è un anno di pellegrinaggio non soltanto nel senso di un cammino esteriore verso i luoghi paolini, ma anche, e soprattutto, in quello di un pellegrinaggio del cuore, insieme con Paolo, verso Gesù Cristo. In definitiva, Paolo ci insegna anche che la Chiesa è Corpo di Cristo, che il Capo e il Corpo sono inseparabili e che non può esserci amore per Cristo senza amore per la sua Chiesa e la sua comunità vivente.
Tre specifici avvenimenti dell'anno che s'avvia alla conclusione saltano particolarmente agli occhi. C'è stata innanzitutto la Giornata Mondiale della Gioventù in Australia, una grande festa della fede, che ha riunito più di 200.000 giovani da tutte le parti del mondo e li ha avvicinati non solo esternamente - nel senso geografico - ma, grazie alla condivisione della gioia di essere cristiani, li ha anche avvicinati interiormente. Accanto a ciò c'erano i due viaggi, l'uno negli Stati Uniti e l'altro in Francia, nei quali la Chiesa si è resa visibile davanti al mondo e per il mondo come una forza spirituale che indica cammini di vita e, mediante la testimonianza della fede, porta luce al mondo. Quelle sono state infatti giornate che irradiavano luminosità; irradiavano fiducia nel valore della vita e nell'impegno per il bene. E infine c'è da ricordare il Sinodo dei Vescovi:  Pastori provenienti da tutto il mondo si sono riuniti intorno alla Parola di Dio, che era stata innalzata in mezzo a loro; intorno alla Parola di Dio, la cui grande manifestazione si trova nella Sacra Scrittura. Ciò che nel quotidiano ormai diamo troppo per scontato, l'abbiamo colto nuovamente nella sua sublimità:  il fatto che Dio parli, che Dio risponda alle nostre domande. Il fatto che Egli, sebbene in parole umane, parli di persona e noi possiamo ascoltarLo e, nell'ascolto, imparare a conoscerLo e a comprenderLo. Il fatto che Egli entri nella nostra vita plasmandola e noi possiamo uscire dalla nostra vita ed entrare nella vastità della sua misericordia. Così ci siamo nuovamente resi conto che Dio in questa sua Parola si rivolge a ciascuno di noi, parla al cuore di ciascuno:  se il nostro cuore si desta e l'udito interiore si apre, allora ognuno può imparare a sentire la parola rivolta appositamente a lui. Ma proprio se sentiamo Dio parlare in modo così personale a ciascuno di noi, comprendiamo anche che la sua Parola è presente affinché noi ci avviciniamo gli uni agli altri; affinché troviamo il modo di uscire da ciò che è solamente personale. Questa Parola ha plasmato una storia comune e vuole continuare a farlo. Allora ci siamo nuovamente resi conto che - proprio perché la Parola è così personale - possiamo comprenderla in modo giusto e totale solo nel "noi" della comunità istituita da Dio:  essendo sempre consapevoli che non possiamo mai esaurirla completamente, che essa ha da dire qualcosa di nuovo ad ogni generazione. Abbiamo capito che, certamente, gli scritti biblici sono stati redatti in determinate epoche e quindi costituiscono in questo senso anzitutto un libro proveniente da un tempo passato. Ma abbiamo visto che il loro messaggio non rimane nel passato né può essere rinchiuso in esso:  Dio, in fondo, parla sempre al presente, e avremo ascoltato la Bibbia in maniera piena solo quando avremo scoperto questo "presente" di Dio, che ci chiama ora. 
Infine era importante sperimentare che nella Chiesa c'è una Pentecoste anche oggi - cioè che essa parla in molte lingue e questo non soltanto nel senso esteriore dell'essere rappresentate in essa tutte le grandi lingue del mondo, ma ancora di più in senso più profondo:  in essa sono presenti i molteplici modi dell'esperienza di Dio e del mondo, la ricchezza delle culture, e solo così appare la vastità dell'esistenza umana e, a partire da essa, la vastità della Parola di Dio. Tuttavia abbiamo anche appreso che la Pentecoste è tuttora "in cammino", è tuttora incompiuta:  esiste una moltitudine di lingue che ancora attendono la Parola di Dio contenuta nella Bibbia. Erano commoventi anche le molteplici testimonianze di fedeli laici da ogni parte del mondo, che non solo vivono la Parola di Dio, ma anche soffrono per essa. Un contributo prezioso è stato il discorso di un Rabbì sulle Sacre Scritture di Israele, che appunto sono anche le nostre Sacre Scritture. Un momento importante per il Sinodo, anzi, per il cammino della Chiesa nel suo insieme, è stato quello in cui il Patriarca Bartolomeo, alla luce della tradizione ortodossa, con penetrante analisi ci ha aperto un accesso alla Parola di Dio. Speriamo ora che le esperienze e le acquisizioni del Sinodo influiscano efficacemente sulla vita della Chiesa:  sul personale rapporto con le Sacre Scritture, sulla loro interpretazione nella Liturgia e nella catechesi come anche nella ricerca scientifica, affinché la Bibbia non rimanga una Parola del passato, ma la sua vitalità e attualità siano lette e dischiuse nella vastità delle dimensioni dei suoi significati.
Della presenza della Parola di Dio, di Dio stesso nell'attuale ora della storia si è trattato anche nei viaggi pastorali di quest'anno:  il loro vero senso può essere solo quello di servire questa presenza. In tali occasioni la Chiesa si rende pubblicamente percepibile, con essa la fede e perciò almeno la questione su Dio. Questo manifestarsi in pubblico della fede chiama in causa ormai tutti coloro che cercano di capire il tempo presente e le forze che operano in esso. Specialmente il fenomeno delle Giornate Mondiali della Gioventù diventa sempre più oggetto di analisi, in cui si cerca di capire questa specie, per così dire, di cultura giovanile. L'Australia mai prima aveva visto tanta gente da tutti i continenti come durante la Giornata Mondiale della Gioventù, neppure in occasione dell'Olimpiade. E se precedentemente c'era stato il timore che la comparsa in massa di giovani potesse comportare qualche disturbo dell'ordine pubblico, paralizzare il traffico, ostacolare la vita quotidiana, provocare violenza e dar spazio alla droga, tutto ciò si è dimostrato infondato. È stata una festa della gioia - una gioia che infine ha coinvolto anche i riluttanti:  alla fine nessuno si è sentito molestato. Le giornate sono diventate una festa per tutti, anzi solo allora ci si è veramente resi conto di che cosa sia una festa - un avvenimento in cui tutti sono, per così dire, fuori di sé, al di là di se stessi e proprio così con sé e con gli altri. Qual è quindi la natura di ciò che succede in una Giornata Mondiale della Gioventù? Quali sono le forze che vi agiscono? Analisi in voga tendono a considerare queste giornate come una variante della moderna cultura giovanile, come una specie di festival rock modificato in senso ecclesiale con il Papa quale star. Con o senza la fede, questi festival sarebbero in fondo sempre la stessa cosa, e così si pensa di poter rimuovere la questione su Dio. Ci sono anche voci cattoliche che vanno in questa direzione valutando tutto ciò come un grande spettacolo, anche bello, ma di poco significato per la questione sulla fede e sulla presenza del Vangelo nel nostro tempo. Sarebbero momenti di una festosa estasi, che però in fin dei conti lascerebbero poi tutto come prima, senza influire in modo più profondo sulla vita.
Con ciò, tuttavia, la peculiarità di quelle giornate e il carattere particolare della loro gioia, della loro forza creatrice di comunione, non trovano alcuna spiegazione. Anzitutto è importante tener conto del fatto che le Giornate Mondiali della Gioventù non consistono soltanto in quell'unica settimana in cui si rendono pubblicamente visibili al mondo. C'è un lungo cammino esteriore ed interiore che conduce ad esse. La Croce, accompagnata dall'immagine della Madre del Signore, fa un pellegrinaggio attraverso i Paesi. La fede, a modo suo, ha bisogno del vedere e del toccare. L'incontro con la croce, che viene toccata e portata, diventa un incontro interiore con Colui che sulla croce è morto per noi. L'incontro con la Croce suscita nell'intimo dei giovani la memoria di quel Dio che ha voluto farsi uomo e soffrire con noi. E vediamo la donna che Egli ci ha dato come Madre. Le Giornate solenni sono soltanto il culmine di un lungo cammino, col quale si va incontro gli uni agli altri e insieme si va incontro a Cristo. In Australia non per caso la lunga Via Crucis attraverso la città è diventata l'evento culminante di quelle giornate. Essa riassumeva ancora una volta tutto ciò che era accaduto negli anni precedenti ed indicava Colui che riunisce insieme tutti noi:  quel Dio che ci ama sino alla Croce. Così anche il Papa non è la star intorno alla quale gira il tutto. Egli è totalmente e solamente Vicario. Rimanda all'Altro che sta in mezzo a noi. Infine la Liturgia solenne è il centro dell'insieme, perché in essa avviene ciò che noi non possiamo realizzare e di cui, tuttavia, siamo sempre in attesa. Lui è presente. Lui entra in mezzo a noi. È squarciato il cielo e questo rende luminosa la terra. È questo che rende lieta e aperta la vita e unisce gli uni con gli altri in una gioia che non è paragonabile con l'estasi di un festival rock. Friedrich Nietzsche ha detto una volta:  "L'abilità non sta nell'organizzare una festa, ma nel trovare le persone capaci di trarne gioia". Secondo la Scrittura, la gioia è frutto dello Spirito Santo (cfr. Gal 5, 22):  questo frutto era abbondantemente percepibile nei giorni di Sydney. Come un lungo cammino precede le Giornate Mondiali della Gioventù, così ne deriva anche il camminare successivo. Si formano delle amicizie che incoraggiano ad uno stile di vita diverso e lo sostengono dal di dentro. Le grandi Giornate hanno, non da ultimo, lo scopo di suscitare tali amicizie e di far sorgere in questo modo nel mondo luoghi di vita nella fede, che sono insieme luoghi di speranza e di carità vissuta.
La gioia come frutto dello Spirito Santo - e così siamo giunti al tema centrale di Sydney che, appunto, era lo Spirito Santo. In questa retrospettiva vorrei ancora accennare in maniera riassuntiva all'orientamento implicito in tale tema. Tenendo presente la testimonianza della Scrittura e della Tradizione, si riconoscono facilmente quattro dimensioni del tema "Spirito Santo". 
1. C'è innanzitutto l'affermazione che ci viene incontro dall'inizio del racconto della creazione:  vi si parla dello Spirito creatore che aleggia sulle acque, crea il mondo e continuamente lo rinnova. La fede nello Spirito creatore è un contenuto essenziale del Credo cristiano. Il dato che la materia porta in sé una struttura matematica, è piena di spirito, è il fondamento sul quale poggiano le moderne scienze della natura. Solo perché la materia è strutturata in modo intelligente, il nostro spirito è in grado di interpretarla e di attivamente rimodellarla. Il fatto che questa struttura intelligente proviene dallo stesso Spirito creatore che ha donato lo spirito anche a noi, comporta insieme un compito e una responsabilità. Nella fede circa la creazione sta il fondamento ultimo della nostra responsabilità verso la terra. Essa non è semplicemente nostra proprietà che possiamo sfruttare secondo i nostri interessi e desideri. È piuttosto dono del Creatore che ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci e con ciò ci ha dato i segnali orientativi a cui attenerci come amministratori della sua creazione. Il fatto che la terra, il cosmo, rispecchino lo Spirito creatore, significa pure che le loro strutture razionali che, al di là dell'ordine matematico, nell'esperimento diventano quasi palpabili, portano in sé anche un orientamento etico. Lo Spirito che li ha plasmati, è più che matematica - è il Bene in persona che, mediante il linguaggio della creazione, ci indica la strada della vita retta.
Poiché la fede nel Creatore è una parte essenziale del Credo cristiano, la Chiesa non può e non deve limitarsi a trasmettere ai suoi fedeli soltanto il messaggio della salvezza. Essa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l'acqua e l'aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere anche l'uomo contro la distruzione di se stesso. È necessario che ci sia qualcosa come una ecologia dell'uomo, intesa nel senso giusto. Non è una metafisica superata, se la Chiesa parla della natura dell'essere umano come uomo e donna e chiede che quest'ordine della creazione venga rispettato. Qui si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell'ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un'autodistruzione dell'uomo e quindi una distruzione dell'opera stessa di Dio. Ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine "gender", si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell'uomo dal creato e dal Creatore. L'uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda. Ma in questo modo vive contro la verità, vive contro lo Spirito creatore. Le foreste tropicali meritano, sì, la nostra protezione, ma non la merita meno l'uomo come creatura, nella quale è iscritto un messaggio che non significa contraddizione della nostra libertà, ma la sua condizione. Grandi teologi della Scolastica hanno qualificato il matrimonio, cioè il legame per tutta la vita tra uomo e donna, come sacramento della creazione, che lo stesso Creatore ha istituito e che Cristo - senza modificare il messaggio della creazione - ha poi accolto nella storia della salvezza come sacramento della nuova alleanza. Fa parte dell'annuncio che la Chiesa deve recare la testimonianza in favore dello Spirito creatore presente nella natura nel suo insieme e in special modo nella natura dell'uomo, creato ad immagine di Dio. Partendo da questa prospettiva occorrerebbe rileggere l'Enciclica Humanae vitae:  l'intenzione di Papa Paolo vi era di difendere l'amore contro la sessualità come consumo, il futuro contro la pretesa esclusiva del presente e la natura dell'uomo contro la sua manipolazione.
2. Solo qualche ulteriore breve accenno circa le altre dimensioni della pneumatologia. Se lo Spirito creatore si manifesta innanzitutto nella grandezza silenziosa dell'universo, nella sua struttura intelligente, la fede, oltre a ciò, ci dice la cosa inaspettata, che cioè questo Spirito parla, per così dire, anche con parole umane, è entrato nella storia e, come forza che plasma la storia, è anche uno Spirito parlante, anzi, è Parola che negli Scritti dell'Antico e del Nuovo Testamento ci viene incontro. Che cosa questo significhi per noi, l'ha espresso meravigliosamente sant'Ambrogio in una sua lettera:  "Anche ora, mentre leggo le divine Scritture, Dio passeggia nel Paradiso" (Ep. 49, 3). Leggendo la Scrittura, noi possiamo anche oggi quasi vagare nel giardino del Paradiso ed incontrare Dio che lì passeggia:  tra il tema della Giornata Mondiale della Gioventù in Australia e il tema del Sinodo dei Vescovi esiste una profonda connessione interiore. I due temi "Spirito Santo" e "Parola di Dio" vanno insieme. Leggendo la Scrittura apprendiamo però anche che Cristo e lo Spirito Santo sono inseparabili tra loro. Se Paolo con sconcertante sintesi afferma:  "Il Signore è lo Spirito" (2 Cor 3, 17), appare non solo, nello sfondo, l'unità trinitaria tra il Figlio e lo Spirito Santo, ma soprattutto la loro unità riguardo alla storia della salvezza:  nella passione e risurrezione di Cristo vengono strappati i veli del senso meramente letterale e si rende visibile la presenza del Dio che sta parlando. Leggendo la Scrittura insieme con Cristo, impariamo a sentire nelle parole umane la voce dello Spirito Santo e scopriamo l'unità della Bibbia.
3. Con ciò siamo ormai giunti alla terza dimensione della pneumatologia che consiste, appunto, nella inseparabilità di Cristo e dello Spirito Santo. Nella maniera forse più bella essa si manifesta nel racconto di san Giovanni circa la prima apparizione del Risorto davanti ai discepoli:  il Signore alita sui discepoli e dona loro in questo modo lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo è il soffio di Cristo. E come il soffio di Dio nel mattino della creazione aveva trasformato la polvere del suolo nell'uomo vivente, così il soffio di Cristo ci accoglie nella comunione ontologica con il Figlio, ci rende nuova creazione. Per questo è lo Spirito Santo che ci fa dire insieme col Figlio:  "Abba, Padre!" (cfr. Gv 20, 22; Rm 8, 15). 
4. Così, come quarta dimensione, emerge spontaneamente la connessione tra Spirito e Chiesa. Paolo, in Prima Corinzi 12 e in Romani 12, ha illustrato la Chiesa come Corpo di Cristo e proprio così come organismo dello Spirito Santo, in cui i doni dello Spirito Santo fondono i singoli in un tutt'uno vivente. Lo Spirito Santo è lo Spirito del Corpo di Cristo. Nell'insieme di questo Corpo troviamo il nostro compito, viviamo gli uni per gli altri e gli uni in dipendenza dagli altri, vivendo in profondità di Colui che ha vissuto e sofferto per tutti noi e che mediante il suo Spirito ci attrae a sé nell'unità di tutti i figli di Dio. "Vuoi anche tu vivere dello Spirito di Cristo? Allora sii nel Corpo di Cristo", dice Agostino a questo proposito (Tr. in Jo. 26, 13).
Così con il tema "Spirito Santo", che orientava le giornate in Australia e, in modo più nascosto, anche le settimane del Sinodo, si rende visibile tutta l'ampiezza della fede cristiana, un'ampiezza che dalla responsabilità per il creato e per l'esistenza dell'uomo in sintonia con la creazione conduce, attraverso i temi della Scrittura e della storia della salvezza, fino a Cristo e da lì alla comunità vivente della Chiesa, nei suoi ordini e responsabilità come anche nella sua vastità e libertà, che si esprime tanto nella molteplicità dei carismi quanto nell'immagine pentecostale della moltitudine delle lingue e delle culture.
Parte integrante della festa è la gioia. La festa si può organizzare, la gioia no. Essa può soltanto essere offerta in dono; e, di fatto, ci è stata donata in abbondanza:  per questo siamo riconoscenti. Come Paolo qualifica la gioia frutto dello Spirito Santo, così anche Giovanni nel suo Vangelo ha connesso strettamente lo Spirito e la gioia. Lo Spirito Santo ci dona la gioia. Ed Egli è la gioia. La gioia è il dono nel quale tutti gli altri doni sono riassunti. Essa è l'espressione della felicità, dell'essere in armonia con se stessi, ciò che può derivare solo dall'essere in armonia con Dio e con la sua creazione. Fa parte della natura della gioia l'irradiarsi, il doversi comunicare. Lo spirito missionario della Chiesa non è altro che l'impulso di comunicare la gioia che ci è stata donata. Che essa sia sempre viva in noi e quindi s'irradi sul mondo nelle sue tribolazioni:  tale è il mio auspicio alla fine di quest'anno. Insieme con un vivo ringraziamento per tutto il vostro faticare ed operare, auguro a tutti voi che questa gioia derivante da Dio ci venga donata abbondantemente anche nell'Anno Nuovo.
Affido questi voti all'intercessione della Vergine Maria, Mater divinae gratiae, chiedendoLe di poter vivere le Festività natalizie nella letizia e nella pace del Signore. Con questi sentimenti a voi tutti e alla grande famiglia della Curia Romana imparto di cuore la Benedizione Apostolica.



(©L'Osservatore Romano - 22-23 dicembre 2008)



ANSA » 2008-12-22 19:55
NATALE ED ECO-REGALI, DALLA TAZZA ALL'ADOZIONE DI ANIMALI
 ROMA - Si può adottare a distanza un pinguino o un orso polare, oppure semplicemente comprare una tazza artigianale, magliette, detergenti, tutti con certificato di tecniche a basso impatto ambientale. Anche nel Natale 2008 è 'eco-regali' mania, per tutti gusti e tutte le tasche. Primo sul campo è il Wwf, che coccola i suoi soci con un catalogo da oltre 25 anni, mentre Legambiente propone il suo 'bazar'' e Greenpeace il 'greenmarket''.

Sempre più di tendenza nel 2008 è la pratica delle adozioni a distanza, dal sostegno a progetti per animali come l'elefante fino ad arrivare alle cure per cani salvati dai maltrattamenti. New entry del 2008 tra le specie da adottare con il Wwf sono foche, pinguini e orsi polari, simbolo dell'emergenza clima, che hanno riscosso grande successo con la nuova campagna aperta a novembre. Sempre amatissimi rimangono tigre e panda.

Supporter dell'iniziativa 'sono prevalentemente adulti - racconta Claudia Mauri, responsabile progetto adozioni Wwf - ma in tre quarti dei casi si tratta di regali, anche fra un'azienda e l'altra". Adottando una specie in pericolo il Wwf dà la possibilità di ricevere un messaggio e-mail di auguri personalizzato, anche la notte del 24 dicembre. Invia poi certificato, scheda e peluche del beniamino. Da quest'anno propone anche un'adozione digitale, dove il 'neogenitore'' avrà uno sfondo o un salva-schermo per il pc, con una firma digitale, senza invii cartacei, con impatto minimo sull'ambiente.

Registra un lieve calo il Bazar di Legambiente, dove 'i prodotti che vanno a ruba sono quelli a prezzi contenuti, sui 6-7 euro'' spiega Leonardo Corina, il responsabile per l'associazione, secondo cui in cima alla top ten dei regali più gettonati 'ci sono cosmetici naturali (dalle saponette alle creme idratanti), poi i quaderni in carta riciclata, le matite personalizzate con i loghi, ma anche i libri della collana sull'eco-mafia. Va molto bene l'ultimo volume di Carlo Lucarelli, 'Navi a perdere'' di edizioni Ambiente, sulle navi affondate al largo della Calabria con rifiuti radioattivi". Pezzo forte e che piace sempre di più invece ai sostenitori di Greenpeace è il calendario, ma quest'anno sono andate a ruba anche le cartoline di auguri, con l'orso polare, in carta riciclata, sbiancata senza cloro e stampata con inchiostro vegetale. Tutti gli articoli proposti sono realizzati in materie prime certificate dall'uso di tecniche di produzione "eco". 'E' la tazza artigianale in gres la più gettonata del 'greenmarket'' - spiega Valeria Iovane, dipartimento marketing di Greenpeace - senza uso di metalli pesanti".

Le t-shirt, dove balene e foreste vanno per la maggiore, in particolare sostengono un progetto per i lavoratori del Bangladesh. Tutti i prodotti del greenmarket hanno un certificato di non tossicità di inchiostri e tessuti, e di non utilizzo della manodopera infantile. L'Ente nazionale protezione animali propone gadget vari nel suo Enpashop, come adesivi, tazze, cappelli, ma anche braccialetti e portachiavi.

Bigiotteria, cartoleria, magliette, non mancano anche per la Lav (Lega antivivisezione), che a Natale 2008 dà l'occasione di dare un aiuto concreto: l'adozione a distanza di un cane salvato dai combattimenti, come Billy, Oliver e Yoghi. Tra i tanti gadget e articoli proposti, originale la 'Vegagenda'' degli animalisti italiani, che da sempre offrono l'opportunità di contribuire a mantenimento e cure veterinarie di tanti cuccioli abbandonati o vittime di torture.

zsbc08
00Wednesday, December 24, 2008 9:35 AM
Da: RaiNews24.it
Cossiga: in Italia ci sono bombe atomiche
Roma | 22 dicembre 2008
Francesco Cossiga
Francesco Cossiga

"In Italia ci sono bombe atomiche, ad esempio a Ghedi. Esse sono delle armate statunitensi, e forse anche britanniche e francesi. In caso di loro utilizzo, verrebbero coinvolti anche i vertici dello Stato italiano". Lo afferma il Presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, conversando con un giornalista.

Alla domanda se i vertici dello Stato italiano debbano essere consultati, in caso di utilizzo delle bombe atomiche dislocate sul nostro territorio, Cossiga replica: "Di più. Devono dare il loro assenso".

Alla domanda se l'assenso debba venire dal Presidente della Repubblica o dal capo del Governo, Cossiga risponde: "In questo Paese il Capo dello Stato non conta un c.... Quando fui Presidente della Repubblica, una commissione, voluta dai Governi Goria e De Mita e presieduta da Paladin, stabilì che il ruolo di comandante delle Forze armate, attribuito al capo dello Stato, era in senso puramente cerimoniale".

Perché in Italia non vengono rivelati neppure i segreti di Stato piu' vecchi di 30 anni? "L'Italia - replica Cossiga - e' libera di divulgare solo i segreti che non coinvolgano altri Stati. Ad ogni modo mi creda: non esistono segreti di Stato che non siano già noti".

Cossiga dà un consiglio ai Paesi della Nato: "Nello spirito dell'atlantismo, consiglierei agli alleati del Patto Atlantico di comunicarci solo quei segreti che contengano notizie che loro vogliono divulgare".

"In Italia - conclude Cossiga - secondo una vecchia tradizione, se si vuole tutelare una notizia, l'autorità ha un solo sistema: non lasciare nulla per iscritto e mentire oralmente".

zsbc08
00Wednesday, December 24, 2008 6:29 PM
Il XXV della fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel

In prima linea

contro la desertificazione


Compirà 25 anni il prossimo mese di febbraio la fondazione "Giovanni Paolo II per il Sahel" nata in seguito all'appello lanciato da Papa Wojtyla il 10 maggio del 1980. Si trovò immerso nel dramma della povertà dei popoli del Sahel assediati da un inarrestabile processo di desertificazione della loro terra e dal conseguente dramma della siccità. Si rivolse al mondo intero e supplicò di non abbandonare questi fratelli in così grave difficoltà. Furono le Conferenze episcopali tedesca prima e italiana dopo a rispondere con slancio a questo appello permettendo così alla solidarietà di assumere una forma organica, permanente ed efficace di soccorso. Con il capitale raccolto fu possibile costituire ufficialmente nel 1984 la fondazione alla quale si decise di dare il nome "Giovanni Paolo II per il Sahel" per favorire, come dice lo statuto "la formazione di persone che si mettano al servizio dei loro Paesi e dei loro fratelli" e "per lottare contro la desertificazione e le sue cause, nonché per soccorrere le popolazioni minacciate dalla siccità". Venne affidata a Cor Unum il cui presidente è il rappresentante legale della fondazione stessa. In particolare segue le vicende dei nove paesi della fascia del Sahel:  Burkina Faso, Capo Verde, Ciad, Gambia, Guinea Bissau, Mali, Mauritania, Niger e Senegal. Le Conferenze episcopali di questi Paesi designano un vescovo che le rappresenti nel consiglio di amministrazione.
In questi venticinque anni di vita la fondazione ha compiuto una lunga serie di interventi caritatevoli assistenziali senza fare discriminazioni di religione. Sono state create cooperative per lo sviluppo dell'artigianato, formate equipe itineranti per l'informazione igienico-sanitaria, avviate case-famiglia per giovani, sono stati scavati centinaia di pozzi e costituite vere e proprie reti idriche per la fornitura di acqua ai paesi più remoti. 
Si è trattato di un impegno di notevole portata che ora però corre il rischio di subire un pesante ridimensionamento. La crisi economica e finanziaria da un lato ed il dramma dell'emigrazione forzata in continuo aumento come unica alternativa alla precarietà e alla povertà dall'altro rendono, infatti, sempre più drammatica la situazione d'emergenza di questi popoli disastrati. Aumentano cioè le necessità e diminuiscono i fondi disponibili per gli interventi. Dunque è urgente cercare nuove fonti di finanziamento. Attorno a Cor Unum ruotano grazie a Dio, numerose organizzazioni che ne condividono gli intenti. È il caso del comitato di collegamento di cattolici per una civiltà dell'amore, che ha recentemente organizzato a Roma, nella sede del Pontificio Consiglio Cor Unum, un convegno il cui titolo è sufficientemente esplicativo "Oltre la crisi, la speranza".
Non nuovo, in questo ultimo scorcio di tempo, l'allarme crisi economico-finanziaria anche sul versante della solidarietà internazionale. "Purtroppo - ha detto monsignor Karel Kasteel, segretario del Pontificio Consiglio - le richieste di finanziamenti per progetti superano ormai abbondantemente le entrate e dobbiamo cercare vie alternative per venire incontro alle emergenze".
Il problema riguarda in modo particolare proprio le regioni saheliane. "In questo momento - ha detto ancora monsignor Kasteel - ci sono undici progetti urgenti che sono rimasti senza finanziamento. A questo punto è intervenuto il comitato di collegamento di cattolici per una civiltà dell'amore che ha chiamato a raccolta i rappresentanti di alcune aziende italiane ed ha illustrato i progetti da realizzare in Burkina Faso, in Senegal, in Ciad, in Mali e in Gambia". "Obiettivo - ha spiegato in proposito il segretario nazionale del comitato, Giuseppe Rotunno - era cercare di creare sinergie d'intenti e di azione attraverso le quali diventa possibile aiutare le persone dove si trovano". Il progetto generale va naturalmente ben al di là del momento contingente. L'Africa ha infatti bisogno di un approccio diverso alle problematiche che l'affliggono, di una nuova visione dello sviluppo. Ci sarebbe per esempio bisogno della creazione di nuovi mercati finalizzati ad una cooperazione economica internazionale che tenga conto delle ricchezze delle risorse africane a vantaggio di entrambi gli interlocutori. Per uno "strano" giro infatti poco meno di un quinto dei frutti dell'investimento fatto in Africa resta "sul posto" mentre più dei quattro quinti vanno a impinguare altri cespiti.
"Nella scelta delle aziende - ha assicurato Rotunno - si è data fiducia a quelle che hanno realmente a cuore una corretta, onesta e lungimirante cooperazione con i Paesi in via di sviluppo".



(©L'Osservatore Romano - 25 dicembre 2008)
Questa è la versione 'lo-fi' del Forum Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 5:36 AM.
Copyright © 2000-2022 FFZ srl - www.freeforumzone.com