Società cavalleresca nello scenario medievale; tra fin amor e brigantaggio

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RaimbautDAureng
00Tuesday, February 3, 2009 1:00 PM
Nel 1025 Aldalberone di Laon propone la tripartizione della società in oratores, bellatores e laboratores. Se la categoria dei combattenti non era certamente rapportabile ad alcuna realtà laica presente all'epoca, né specialmente a quella ecclesiastica, è vero d'altra parte che all'interno del ceto cavalleresco esistevano sostanziali differenze.

L'XI secolo, teatro della "rinascita dell'anno 1000", ha osservato il sorgere e la decadenza di elementi funzionali per il Medioevo in maniera violenta e concatenata. L'incremento demografico portava, nelle famiglie del ceto guerriero, alla nascita di numerosi figli maschi cadetti i quali, trovandosi senza feudo, tendevano a cercarlo autonomamente, spesso riunendosi in brigate armate le cui gesta sfociavano a volte in puro brigantaggio o comunque in atti di palese violenza.
Parallelamente la nascita e lo sviluppo dei Comuni toglieva spazio e potere al regime feudale, contrastando con la saldezza economico-sociale borghese il sistema piramidale del feudo.

Il rancore di una società arrogante, improvvisamente sbalzata dal suo podio di comando, potrebbe trovare cause nel decadimento dell'intero sistema feudale. Dal Capitolare di Kiersy di Carlo il Calvo, fino alla Constitutio de Feudis di Corrado II il Salico, il signore o principe feudale perde totalmente il controllo sui sottoposti; vassalli, valvassori e valvassini si trasmettono i feudi in eredità, amministrano la giustizia nei loro territori con tribunali di loro pari, sono esenti dalle tasse nel loro feudo poiché considerato come compenso per il servizio militare offerto (milites) e la carica politica occupata.
La feroce società della bassa-nobiltà scatena specialmente i giovani rampolli alla ricerca di fortuna, in un ideale di vita liberamente ispirato agli eroi dei romanzi cavallereschi, alle gesta di conquista e di eroismo di un Guillaume d'Orange più che di un Roland; si affianca a tutto questo una nuova filosofia di vita, da questi stessi giovani cadetti elaborata, cui accanto alle giostre ed ai tornei, alle avventure violente e alle guerriglie, si affiancano l'amore per la poesia e la passione erotica dell'amor cortese. La castellana si trova ad essere centro delle attenzioni dei giovani vassalli, in un pericoloso gioco di sfida al signore insidiando idealmente la sua donna ma allo stesso tempo entrandone nelle grazie attraverso lei; una dimensione ideale di vita cavalleresca si sovrappone ad una realtà violenta ed avventurosa, che possiamo credere, sulla scorta di differenti ipotesi, sia stata convogliata volontariamente dalla Chiesa nell'omicidio dell'infedele già dal concilio di Narbona nel 1054 (il concetto del milites Christi che Bernardo di Chiaravalle saprà codificare in via definitiva nell'essenza del "malicidio").

I grandi signori feudali si uniscono al movimento della Chiesa delle Paci di Dio non in preda a crisi di misticismo cattolico, ma nella speranza di poter riprendere il controllo su un ceto guerriero ormai a briglie sciolte. Il mito cavalleresco ha smorzato in parte, man mano che la tradizione letteraria lo codificava nella sua forma canonica (passando attraverso il Lancelot en Prose o l'Erec et Enide, o il Cligés, fino al De Amore di Andrea Cappellano) l'irruenza della classe stessa che lo aveva creato? O ne ha forse marcato le caratteristiche di base?
Ashmadaeva
00Wednesday, February 4, 2009 9:06 AM
Ciao,

se potevi esserci alla nostra conferenza del 24 Gennaio la premessa alla costituzione della Cavalleria fu proprio questa....


Siamo in linea amico caro...grazie per il tuo pregevole contributo

Roberto da Amalfi
RaimbautDAureng
00Wednesday, February 4, 2009 9:43 AM
Grazie a te Roberto...avrei tanto voluto esserci anch'io!
RaimbautDAureng
00Wednesday, February 4, 2009 11:00 AM
In odore di cavalleria, propongo questo frammento da una composizione del trovadore Bertrand de Born (il Bertrand del Bornio dantesco), in cui viene offerto un eccellente spaccato di ciò che doveva suscitare il "mito" del cavaliere in un contesto emblematico della sua stessa classe guerriera: il torneo.

Mazze ferrate e brandi, elmi di vario colore
scudi forare e fracassare
vedremo al primo scontrarsi
e più vassalli insieme colpire
onde erreranno sbandati
i cavalli dei morti e dei feriti.
E quando sarà entrato nella mischia
ogni uomo d'alto sangue
non pensi che a mozzare teste e braccia:
meglio morto che vivo e sconfitto!
Io vi dico che non mi dà tanto gusto
mangiare, bere o dormire
come quand'odo graidare: all'assalto!
da ambo le parti, e nitrire
cavalli sciolti per l'ombra
e odo gridare: aiuta! aiuta!
e vedo cader pei fossati
umili e grandi fra l'erbe,
e vedo i morti che attraverso il petto
han tronconi di lancia coi pennoncelli.
Baroni, date in pegno
castelli, borgate e città,
piuttosto che cessare di guerreggiarvi l'uno l'altro.


E, a contrasto di questa enfatica visione di una mischia di cavalieri, genere di torneo che dal XIII secolo verrà vietato tassativamente anche dal potere laico (per quanto la Chiesa avesse già vietato dal XII la sepoltura in terra consacrata per chi fosse morto in un torneo), ecco come nel De Laude San Bernardo di Chiaravalle dipinge quella stessa cavalleria da cui sarebbero dovuti provenire i suoi Templari:

Voi bardate i cavalli con panni di seta e sopra le armature indossate non so quali veli fluttuanti, dipingete le lance, gli scudi e le selle; guarnite con oro, argento e gemme le redini e gli speroni.
[...]
Coltivate una zazzera come le donne che costituisce ostacolo per la vista; impacciate la vostra andatura con tuniche lunghe e vaporose; seppellite delicate e tenere mani in ampie maniche avvolgenti.


Ehi, Roberto, tutto questo non ci è nuovo vero?:D
Sir Kennet
00Thursday, February 5, 2009 10:17 AM
Bella poesia! (o ballata?)
Grazie per l'intervento...
RaimbautDAureng
00Thursday, February 5, 2009 10:56 AM
Come genere è una canzone! :D
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