Sant'Atanasio - Un "Padre" della chiesa piccolo e cattivo

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Agabo
00Thursday, September 5, 2013 4:29 PM
Continua la mia ricerca storica riguardante i primi secoli dell'era cristiana, una ricerca che, tra le altre cose, ha lo scopo di sfatare alcuni "miti".
In questa sede propongo un video che ha appunto lo scopo di sfatare il mito del "piccolo grade uomo Atanasio". Questo il video:



E questo il testo scritto del commento del video:

Atanasio

Colui che fu ricordato come il più grande nella storia della chiesa, con tali e tante virtù da annoverarlo tra i padri della chiesa era in effetti così piccolo di statura da far presagire un futuro poco più che anonimo in un tempo in cui la statura media lasciava intuire un orizzonte da lillipuziani.
Atanasio venne alla luce presumibilmente intorno al 295 dC. Piccolo, malaticcio, con un aspetto talmente sgraziato da meritarsi l’appellativo di “homunculus” affibbiatogli dall’imperatore Giuliano che incalzava definendolo “uno gnomo che fa la voce grossa”.
Si può obiettare che tale giudizio fosse viziato dall’acrimonia che avvelenava i rapporti tra il vescovo e l’imperatore, che in virtù di tale scontro passò alla storia come l’Apostata per antonomasia. Ma l’ostinazione con cui la tradizione cristiana si è affannata a celebrare la grandiosità di Atanasio denuncia un’ansia di sospetto nel mascherare ciò che sembra un malcelato peccato originale.

Dalla sede episcopale alessandrina dipendevano l’Alto e il Basso Egitto, la Tebaide, la Pentacoli e la Libia, come dire la quasi totalità del versante meridionale del Mediterraneo . I vescovi alessandrini erano identificati con il termine di “papa”, mutuando la parola pappas dal lessico greco, in cui veniva usata familiarmente per indicare il padre, una consuetudine iniziata con l’episcopato di Eraclio, nel 231 e mantenuta fino al nono e decimo secolo, quando diventerà appannaggio del vescovo di Roma.
Ad Alessandria le fazioni cristiane erano molte e agguerrite e si contendevano violentemente la supremazia.
Della fanciullezza di Atanasio sappiamo molto poco; si dice fosse un discepolo dell’anacoreta Antonio, che ebbe una formazione classica, che fosse un trascinatore di folle dotato di una volontà ferrea nel perseguimento dei suoi scopi.
Ma fu anche un personaggio senza scrupoli, che si contraddistinse per la brutale violenza contro gli avversari, maltrattamenti, pestaggi, incendi di chiese e assassinii secondo quanto documentato in “Storia criminale del cristianesimo” di Karlheinz Deschner.
Alla lista di virtù da associare al sant’uomo, non mancano la corruzione e la falsificazione.
Il 20 maggio del 325, appena trentenne, il prode Atanasio accompagnava in qualità di diacono il proprio vescovo Alessandro in quello che diverrà il punto di svolta nella strada dell’acquisizione del potere del cattolicesimo: il Concilio di Nicea.
Ciò che è passato alla storia come il fulcro nodale dell’affermazione dell’ortodossia cristiana fu in realtà il momento in cui le istanze rivoluzionarie della chiesa delle origini naufragarono miseramente nelle spire del potere temporale. Detto in altri termini, i cristiani calarono vergognosamente le braghe al cospetto di Costantino, vera mente e braccio del Concilio.
Nel 318 un prete alessandrino di nome Ario consegnò al proprio vescovo la sua personale interpretazione della disputa sulla doppia natura di Gesù Cristo, disputa che stava incendiando il mondo cristiano. Ario sosteneva che il Figlio di Dio, essendo generato dal Padre, non poteva essere esistito in eterno né essere Dio alla pari del Padre. Il vescovo Alessandro, convinto assertore lella consustanzialità, tacciò le tesi di Ario come eretiche, iniziò a sparare a zero contro di lui e ad alzare un polverone indicibile, cosa che fece emergere le gesta di Atanasio.
Ario era titolare della chiesa di Bacalis, una delle più frequentate di Alessandria, il controllo della quale poteva determinare sensibilmente il controllo su tutta la città e da essa su tutte le diocesi africane, per questo lo scontro assunse proporzioni colossali.
Si indissero un paio di sinodi e Ario fu scomunicato. Ma la disputa travalicava i confini della teologia sconfinando in una lotta di regolamento di conti tra il clero locale per circoscriverne i privilegi, una lotta che spesso e volentieri sconfinò nell’eliminazione fisica, la cui furia fu ampiamente istigata dal pio Atanasio. Nella sua “Apologia contro gli ariani” Atanasio considera i suoi avversari come “gentaglia stolta e sconsiderata, sprofondata nell’abisso dell’ignoranza e dell’empietà, feccia degli eretici, la cui dottrina fa vomitare; essi la portano in giro come spazzatura nelle loro borse e poi la cospargono come il serpente fa con il suo veleno”. Giunse a paragonare gli ariani agli ebrei che aggirandosi come insetti, cercano pretesti per commettere misfatti. Accusa peggiore non si sarebbe potuta formulare che essere paragonati agli inchiodatori di Cristo. Questa la dolcezza e l’arguzia di chi passerà alla storia come colui che giustificato il cristianesimo nella maniera più profonda e più riuscita.
Costantino, che non poteva permettersi disordini che minassero l’identità politica e sociale dello Stato indisse un concilio in cui le tesi ariane vennero condannate e il suo autore spedito in Gallia.
Ma quanto fosse poco convinta la scelta di Atanasio lo dimostra il fatto che egli non utilizzò mai la formula nicena a fondamento della propria teologia e che ci vollero ben 25 anni prima che l’accettasse.
Intascata la vittoria dottrinale, Atanasio tornò ad Alessandria dove aspetta la morte del vescovo Alessandro per prenderne il posto, vescovo che in punto di morte lo apostrofò con queste parole: “Atanasio, tu credi di poter scampare, ma non fuggirai”.
Iniziò una campagna di brogli elettorali da parte dell’aspirante vescovo che considerava il posto del predecessore come un suo diritto. Su 54 vescovi egli ottenne il voto solo di sette, per giunta spergiuri, mentre sulle piazze e per le vie della città imperversavano disordini e violenze. Gli alessandrini non vedevano di buon occhio l’elezione di Atanasio e ricorsero all’elezione di un antivescovo e gli scontri furono tali da indurre l’imperatore Costantino a richiamare a più miti consigli Atanasio, con una lettera datata 332.
Per tutta risposta Atanasio proseguì nella sua condotta fatta di pestaggi, incarcerazioni ed espulsioni. Un suo emissario, il presbitero Macario, fece a pezzi la cattedra vescovile della chiesa di Marea, appartenente alla fazione rivale, ne rovesciò gli altari e distrusse il calice contenente le ostie.
Fu ritenuto colpevole di molti altri delitti tra cui lo sfruttamento delle ricchezze della sua diocesi, tanto da essere costretto ad abbandonare segretamente la città per la sua incolumità.
Questo non gli evitò la condanna all’esilio, una pratica che in 17 anni si ripeterà per ben cinque volte a riprova di quanto fosse benvoluto e amato il grande Atanasio.
Atanasio dovette attendere la morte di Costantino per poter tornare ad Alessandria il 23 novembre del 337 il quale, appena messo piede in città già tramava per annientare gli avversari impedendo loro la distribuzione del grano destinato ai poveri.
Morto Ario al quale Atanasio augurava una fine per “scissione di intestino, fegato e cuore, trasformazione in liquame e sparizione del liquame stesso in una fogna”, Atanasio si scagliò contro nuovi avversari, il clero orientale.
Dopo aver benedetto l’imperatore Costante secondo, il quale si era prodigato per la sua riammissione, già brigava per il suo assassinio in combutta con il capo militare Magnesio. E quando Costanzo, ariano convinto, prese il potere cercò di pareggiare i conti con Atanasio, il quale se la dette a gambe riparando tra le braccia di una bellissima vergine, mentre i suoi sostenitori venivano massacrati. Questa ragazza ventenne era dotata di una bellezza così straordinaria da indurre tutto il clero dell’epoca ad evitarla. Tutti, tranne Atanasio, la cui virtù poteva resistere alle tentazioni profferte dall’avvenente giovane anche dormendo nello stesso letto.
Dopo alterne vicende, vicende segnate da quelle degli imperatori in carica, Atanasio trova finalmente pace il 2 maggio del 373. La sua condotta fu una vera e propria dichiarazione di intenti rispetto a come la chiesa intendesse percorrere le strade della Storia nella sua inesorabile acquisizione del potere. La crudeltà fu una sorta di passaggio obbligato di questa avanzata. Atanasio fu l’interprete perfetto di questa dinamica.
Significative le parole dell’imperatore Costanzo che nel 355 non esitò a definirlo “un sanguinario che ride in faccia al mondo con ghigno malizioso”. La sintesi perfetta di questa controversa figura è da ricercare in un epitaffio che molti giurano fosse scolpito sulla sua tomba: “Athanasium contra mundum”, Atanasio contro il mondo.
Cristianalibera
00Friday, September 6, 2013 11:02 AM
Attento Franco, potrebbe capitare che prima o poi faranno santo anche te,... [SM=g27990] [SM=x2630433]
Agabo
00Friday, September 6, 2013 1:37 PM
Re:
Cristianalibera, 06/09/2013 11:02:

Attento Franco, potrebbe capitare che prima o poi faranno santo anche te,... [SM=g27990] [SM=x2630433]



Questo è ancora niente, ne vedrai ancora delle belle!

Cristianalibera
00Friday, September 6, 2013 4:26 PM
Re: Re:
Agabo, 06/09/2013 13:37:



Questo è ancora niente, ne vedrai ancora delle belle!




Prima o poi ti convertirai... come San Paolo [SM=g7350] [SM=x2630433] [SM=x2630433] [SM=x2630433]


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