Raccoglie beni per i poveri a Caneva: africano denunciato e condannato

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cristina:)
00Sunday, November 14, 2010 12:20 AM
di Enri Lisetto

CANEVA. Ammassava in giardino ciò che la gente scartava e ciò che otteneva in beneficenza, riempiva un container che, a sue spese, una volta l’anno, inviava al Paese d’origine, il Burkina Faso. A un vicino di casa, però, non stava bene avere a pochi passo un giardino che, a suo dire, era come una discarica. Fece una segnalazione alla polizia municipale che, a sua volta, inoltrò un rapporto alla procura della Repubblica, la quale gli contestò l’ipotesi di reato di raccolta di rifiuti non autorizzata. L’uomo, ieri, è stato condannato a tre mesi di arresto (pena sospesa).

La singolare vicenda riguarda Zoundi Koubdi, 45enne operaio, padre di dieci figli, regolare nel territorio italiano, ormai da tempo residente a Caneva. Alcuni anni fa l’uomo promosse una raccolta di materiali non più utilizzati da famiglie e associazioni, che potevano essere ancora utilizzati da chi, anche col poco e con quello che la società occidentale scarta, non ha proprio niente. L’u omo, infatti, inviava il tutto in uno dei paesi più poveri del mondo, il Burkina Faso.

La sua buona opera (l’uomo raccoglieva gratuitamente il tutto e pagava a sue spese la spedizione in Africa) proseguiva ormai da alcuni anni. Si prodigava a portare a casa frigoriferi, vestiti usati, biciclette, materassi, reti e vari attrezzi ormai “vecchi” per una società in piena era consumistica, che gli venivano offerti da associazioni e privati cittadini. Insomma, era un punto di riferimento per la sua popolazione d’origine che, avendo niente, quegli “scarti” rappresentavano una boccata d’ossigeno. Volontariato che l’uomo effettuava al di fuori del suo orario di lavoro in fabbrica.

Nell’imminenza della spedizione in Burkina Faso, il burkinabè accatastava il tutto nel giardino della sua abitazione di Caneva. Il materiale, infatti, successivamente veniva inviato, con un container, al porto di Genova da dove partiva verso l’Africa via nave, a spese del mittente.


Il temporaneo “deposito” di materiali, però, non piaceva a un vicino di casa, il quale fece un esposto alla polizia municipale. Quest’ultima, a sua volta, inoltrò rapporto alla procura della Repubblica di Pordenone la quale nel 2006 contestò al burkinabè l’ipotesi di reato di raccolta di rifiuti non autorizzata.

Ieri si è concluso il processo davanti al giudice monocratico. Il difensore del 45enne, l’avvocato Laura Ferretti, ha spiegato che si trattava di un’attività di beneficenza, che la raccolta era temporanea e che non si potevano considerare, quei materiali, rifiutì, dal momento che venivano riutilizzati in Burkina Faso dalla popolazione più povera al mondo.

Il giudice, tuttavia, ha condannato l’operaio a tre mesi di arresto, con la sospensione della pena. Il difensore ha annunciato appello. Nel frattempo, però, il burkinabè ha dovuto sospendere la raccolta e l’invio dei materiali nel suo paese d’origine.

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