Quel che sarà sarà....i retroscena veri o presunti di stampa e tv sul pontificato di Benedetto XVI

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Ratzigirl
00lunedì 29 gennaio 2007 00.45
Maggiolini....

E' davvero una delle interviste più belle che io abbia mai letto...
Soprattutto perchè, come si può ben intuire le parole che sono state pronunciate, non sono dette tanto per fare "scena", ma perchè vissute.
L'esperienza di quest'uomo ci insegna che, anche se con sofferenza, con dolore, con rassegnazione, si può grazie alla Fede anche vivere dignitosamente, pur avendo una malattia terribile come quella del Parkinson.
Davvero grazie per questa bella testimonianza che è data soprattutto dallo Spirito cristiano che dovrebbe aiutare e sostenere tutti i credenti!
Sono persone come Maggiolini, umili, silenziosi, nascosti ai grandi riflettori, che costituiscono il "grande tesoro " della Chiesa di oggi.
Ratzigirl
00lunedì 29 gennaio 2007 00.59
Effetto-Wielgus si rovescia adesso su Dziwisz..

Anche l’ex segretario di Wojtyla nel mirino della stampa polacca



Dopo monsignor Wielgus, costretto a rinunciare all’arcivescovado di Varsavia in seguito alle rivelazioni sul suo passato di informatore dei servizi segreti comunisti del suo Paese, un’altra figura di primissimo piano della Chiesa polacca finisce nel mirino della stampa con accuse molto pesanti. Questa volta si tratta nientemeno che del cardinale Stanislaw Dziwisz, per quarant’anni segretario personale di Karol Wojtyla (quasi ventisette dei quali in Vaticano) e oggi arcivescovo di Cracovia.
Un giornale locale della città di Poznàn, il Glos Wielkopolski, sostiene che in passato Dziwisz avrebbe ignorato i segnali che gli giungevano, mentre era segretario del Papa, a proposito di casi di molestie sessuali attribuite all’allora arcivescovo di Poznàn, monsignor Juliusz Paetz, e al sacerdote messicano Marcial Maciel. Dziwisz, secondo il giornale polacco che ha fama di scandalismo, avrebbe cercato con il suo silenzio (l’articolo s’intitola proprio «Il silenzio del cardinale Dziwisz») di «nascondere gli scandali».
Il quotidiano afferma che nel 2000 il segretario di Giovanni Paolo II non avrebbe informato il Papa della lettera che aveva ricevuto a proposito della condotta di monsignor Paetz, criticato per i suoi rapporti con alcuni chierici del seminario. L’arcivescovo di Poznàn fu comunque allontanato dalla sua carica due anni più tardi, in seguito ad alcuni articoli pubblicati dall’importante quotidiano Reczpospolita. Analogamente, sostiene sempre Glos Wielkopolski, nel 2002 Dziwisz avrebbe «insabbiato» una lettera scrittagli dal sacerdote messicano Antonio Ornelas, membro del locale tribunale ecclesiastico, che denunciava le molestie sessuali sui seminaristi del fondatore dei Legionari di Cristo padre Marcial Maciel: anche costui fu allontanato dal suo posto solo nel 2005, per iniziativa di papa Ratzinger, nel frattempo succeduto a Wojtyla.
Il portavoce del cardinale Dziwisz ha reagito definendo l’articolo di Glos Wielkopolski «una grande bugia». «Non c’è alcuna testimonianza - ha detto padre Robert Necek della Curia arcivescovile di Cracovia -, l’articolo non è fondato, l’accusa è assolutamente ingiusta». Padre Necek afferma che «Giovanni Paolo II sapeva sempre tutto, si è voluto architettare una furba bugia per calunniare e infangare il nome di Dziwisz e la Chiesa polacca». Una bugia cui la Curia non intende abbassarsi a rispondere, augurandosi invece che faccia pubblicità al libro di memorie dell’ex segretario del Papa, che in Polonia sarà presentato oggi.
$anna67$
00lunedì 29 gennaio 2007 10.31
Pero'.................
Che Belle Personcine che aveva al suo fiano il caro Karol.... mah mah !!!!! [SM=g27812] [SM=g27812] [SM=g27812] [SM=g27812] [SM=g27812]
ratzi.lella
00lunedì 29 gennaio 2007 17.59
analisi...
assistiamo con stupore alla "conversione" di tale "lo svizzero", in genere molto critico verso ratzinger e ancora ancorato a precedenti pontificati...non e' ancora del tutto obiettivo ma fa passi avanti [SM=g27811]


Ratzinger dalla Baviera al Vietnam
di Lo Svizzero

Quello che è stato definito il “rodaggio da Papa” ha aggiunto due punti a favore di Joseph Ratzinger. E non è che si tratti di traguardi di scarso conto, quelli raggiunti giusto in questi ultimi tempi, dal momento che le bandierine bianco-gialle sono state idealmente appuntate su due posizioni di primaria rilevanza nel grande scacchiere planetario. Come dire insomma che la tanto decantata “strategia dei piccoli passi” ha raggiunto l’Europa profonda da una parte, e uno spicchio dell’Asia più temibile dall’altra. Ratzinger il diplomatico, dunque? Potrà essere questo l’aggettivo che verrebbe srotolato e ripetuto davanti al Portone di Bronzo. Chissà, anche se qualcosa sembra muoversi nel senso che s’è detto da qualche mese con sempre maggiore insistenza.
È proprio il caso di dire che sulla scacchiera planetaria si stanno muovendo pedine di primo piano proprio laddove andavano manifestandosi movimenti rischiosi, l’occhio lungo dei diplomatici in “clergyman” li avevano individuati e seguiti per poi segnalarli debitamente alla segreteria di Stato e dunque al Papa tedesco.

Il quale non si è lasciato sfuggire l’ “affaire” che direttamente lo coinvolgeva, quello della sua terra, la Baviera. È così venuta fuori una sorta di ripetizione storica dell’attività diplomatica di un predecessore di Ratzinger, quell’Eugenio Pacelli, Pio XII che fu Nunzio in Baviera prima di esserlo nell’intera Germania, quando riuscì a stipulare, negli anni Venti, un Concordato con quel Paese cattolico fin nei precordi. Ebbene: proprio nei giorni scorsi è stato firmato a Monaco di Baviera un “protocollo addizionale” del Concordato in vigore dal marzo del 1924 che regola “alcune questioni riguardanti l’insegnamento della teologia” nelle università statali e non solo, ovviamente con il “placet” ratzingeriano, cioè nella più ortodossa delle tradizioni. Inutile dire che le più alte autorità del “Land” bavarese hanno presenziato alla cerimonia in omaggio al Papa anche se assente.

Il secondo “punto estero” a vantaggio sempre del Ratzinger diplomatico riguarda la visita in Vaticano di una missione ufficiale del governo del Vietnam del nord, ultra comunista che oggi è impegnato nientemeno che al riarmo nucleare. L’esponente governativo che la guidava ha parlato per mezz’ora con Papa Ratzinger per esporre le nuove posizioni del governo di Hanoi in materia di rapporti para-religiosi ma anche diplomatici se non addirittura politici, aprendo in tal modo la strada ai non troppo futuribili rapporti ufficiali con la Santa Sede. Una prospettiva subito afferrata dalla diplomazia vaticana non soltanto per la soluzione dell’“affaire Vietnam” ma anche per le inevitabili e positive conseguenze sui rapporti con la Cina comunista.

Un duplice successo, dunque, per la nuova (e pressoché inedita) diplomazia ratzingeriana che sta dimostrando di aver superato l’ “impasse” provocato da il “caso Ratisbona” con il deterioramento dei rapporti tra Vaticano e Islam. Tira insomma, anche davanti al Portone di Bronzo oltreché dietro al medesimo, un’altra aria assai più distesa e quasi ottimistica, in attesa dei risultati dei viaggi all’estero impostati per quest’anno a seconda delle esigenze, religiose certo, ma anche politiche che ne potranno scaturire in un futuro non tanto remoto. Piuttosto tale ottimismo è turbato e non poco, dalla constatazione adesso acclarata di un Occidente ormai avviato lungo la strada della scristianizzazione da non pochi paventata come una nuova “età neopagana” dalle conseguenze nefaste per l’intera Cristianità.

(da "l'opinione")

tranquillo!!! noto che la lectio viene ancora intesa come "scivolone"...i fatti sono li' a dimostrare quanto questa affermazione sia falsa.
quanto all'occidente neopagano, occorre un po' di pazienza: anche gli orsi in letargo hanno bisogno di tempo per svegliarsi dal torpore.
noi europei siamo un po' come quei deliziosi animali pelosi [SM=x40791]

[Modificato da ratzi.lella 29/01/2007 18.01]

ratzi.lella
00martedì 30 gennaio 2007 07.59
analisi...
E IL PAPA APRE AL MODERNO
di Gianni Baget Bozzo

Con il passare del tempo, le differenze tra il pontificato di Giovanni Paolo II e quello di Benedetto XVI prendono rilevanza. Non sul piano dottrinale, dove esiste una grande continuità, ma nel rapporto tra la Chiesa e l'opinione pubblica. La percezione pubblica dei due pontificati è assai diversa, perché diverso è il mondo a cui essi sono rivolti. Giovanni Paolo II è stato il Papa dei diritti umani: questa caratteristica gli veniva dal semplice fatto di essere polacco e di aver potuto così influenzare quel movimento pubblico che, a partire dalla Polonia, ha destabilizzato l'impero sovietico. L'incidenza dell'intervento papale è stata forse maggiorata nel giudizio più di quanto non fosse in realtà, ma ha dato al Papa una figura di simbolo dei diritti umani. Così egli ha potuto affermare i diritti di libertà anche in aree diverse da quelle dell'Europa orientale, in dittature di destra e di sinistra, davanti a Pinochet a Fidel Castro.
Appunto perché polacco, Giovanni Paolo II ha potuto pensare che, di fronte al moderno e al post-moderno, le religioni tradizionali, anche quelle non cristiane, potessero essere custodi di sentimenti di intesa e di dialogo universale. Diritti umani e dialogo interreligioso sono stati i fondamenti del modo di presentarsi al mondo scelto da Giovanni Paolo II. L'attentato dell'11 settembre 2001, di cui Wojtyla rifiutò di considerare la matrice religiosa, e il rigetto delle radici cristiane nel progetto di Costituzione europea furono i punti che segnarono la fine storica di un pontificato dinanzi ad altri tempi, ad altri «segni dei tempi».

Benedetto XVI cambia interamente il rapporto tra le religioni e il modo di dialogo tra esse. Non è più la religione come tale a essere oggetto di interesse, ma i rapporti di ogni singola religione con la ragione e con la libertà. Benedetto XVI rivolge all'Islam l'augurio di conoscere un movimento simile all'Illuminismo europeo, cioè di affrontare radicalmente le richieste della ragione e di riconoscere la libertà come valore primario, specie la libertà religiosa. Il rapporto interreligioso cessa di essere tale e diviene un rapporto tra le culture delle religioni, con le loro dimensioni laiche.
Quindi, l'approccio rispetto al predecessore è interamente cambiato, al punto che il moderno viene considerato come una esperienza positiva per la Chiesa, nonostante l'irreligiosità del razionalismo: ciò è certamente un cambiamento storico per la cattedra che, con il beato Pio IX, aveva indicato con il Sillabo gli errori del moderno. Benedetto XVI ha risposto ai nuovi «segni dei tempi».
Ma anche il tema dei diritti umani è cambiato nel registro europeo. Nel tempo di Giovanni Paolo II, i diritti umani erano in primo luogo i diritti della persona, la sua libertà. Qui il tema liberale si fonde con il tema cristiano, Illuminismo e Cattolicesimo possono convergere. Benedetto XVI si trova di fronte ai diritti umani diventati in Europa non i diritti dei singoli, ma i diritti delle minoranze. Così si esclude ogni valore della coscienza e della legge, cioè i fondamenti cristiani della storia europea. I diritti divengono diritti di gruppo: non sono più valori, ma fatti che si fondano sulla densità del gruppo di interessi da cui sono difesi. Non è un caso che l'omosessualità sia diventata termine di paragone dei nuovi diritti umani: non la libertà di coscienza individuale, ma l'esistenza della differenza di gruppo.
La coscienza e la libertà presuppongono una legge interiore e quindi possono non fare riferimento a Dio, tanto che nel pensiero moderno valgono «come se Dio non esistesse»: ciò vuol dire, in qualche modo, che hanno un riferimento a lui. Nei nuovi diritti umani gli avversari non sono più gli Stati totalitari, ma proprio la legge e la coscienza, che comportano il riferimento a Dio come legislatore e giudice, anche quando questo non viene riconosciuto. I gruppi sono la perfetta immanenza, e sono concepiti in modo da negare l'esistenza di una natura umana e privilegiare le scelte culturali delle minoranze e dei singoli che a esse fanno riferimento.
Benedetto XVI riconosce nel nichilismo (come negazione della natura umana) e nel fondamentalismo i due pericoli che minacciano la Cristianità nelle nazioni europee. I nuovi diritti umani dei gruppi hanno l'intenzione di negare l'universalità della natura umana - un concetto che comporta sempre, in sede morale, un riferimento a Dio creatore. Benedetto XVI quindi si urta con i pregiudizi del suo tempo, mentre Giovanni Paolo trovò una via di composizione. Ma i «segni dei tempi» davano ormai la percezione di situazioni opposte, senza comune misura.

(da "la stampa" del 30 gennaio 2007)

approvo al cento per cento questa analisi [SM=g27811]
il pontificato di benedetto non e' paragonabile a quello del predecessore perche' diversi sono i temi da affrontare e diverse le soluzioni proposte.
e' vero che le problematiche che papa ratzinger si trova a fronteggiare erano gia' piu' che evidenti quando wojtyla era in vita, ma e' anche vero che la strategia di quest'ultimo non ha impedito alla spagna l'approvazione delle nozze gay e alla UE di eliminare il riferimento alle radici cristiane dell'europa. solo un approccio nuovo, moderno, razionale, puo' nutrire la speranza, anche piccola, di cambiare le cose e la mentalita' laicista.
solo il legame fra fede e ragione, proposto da ratzi, puo' tentare di sradicare certi pregiudizi contro la chiesa cattolica...
e' chiaro, pero', che un approccio del genere (pericoloso nella misura in cui ci insegna a ragionare) non e' in sintonia con i media attuali e quindi e' logico che papa beendetto venga osteggiato e spesso offeso da giornali e tv, problema che non aveva il suo predecessore...

[Modificato da ratzi.lella 30/01/2007 8.09]

ratzi.lella
00martedì 30 gennaio 2007 17.10
gossip cardinalizio
Il Papa potrebbe convocare entro l’anno un altro concistoro
Cardinali, diciassette nomine nelle mani di Ratzinger
di MARIA LOMBARDI

ROMA - E’ passato quasi un anno dal primo concistoro di Ratzinger, e già si parla di una nuova ”convocazione” dei cardinali da parte del Papa. La data non si conosce, potrebbe essere giugno o forse più in là, quasi certamente entro l’anno perché nel corso del 2007 sette cardinali compiranno ottanta anni e andranno in pensione, perdendo così il diritto di voto in conclave, ossia per l’elezione del Pontefice. Salirebbero così a 17 le possibili nuove nomine cardinalizie. Già adesso Ratzinger ha a disposizione, almeno sulla carta, dieci posti liberi per la creazione di nuovi cardinali dal momento che sono 110 quelli con meno di 80 anni, e dunque con pieno diritto di voto in conclave, e il tetto massimo dei ”elettori” fissato da Paolo VI è di 120. Se a questo numero, si aggiungono i sette che oltrepassano i limiti di età, ecco che si arriva a quota 17 potenziali ”promozioni”, più di quanti ne ha fatte Benedetto XVI lo scorso marzo. In prima linea per lo zucchetto color porpora, l’arcivescovo toscano Angelo Comastri, 63 anni, nominato il 31 ottobre scorso arciprete della patriarcale basilica vaticana al posto del cardinale Francesco Marchisano. Il suo nome circolava già lo scorso anno. Insieme a lui, sono in ”corsa” monsignor Paolo Romeo, siciliano di Acireale, 68 anni, fino allo scorso dicembre nunzio in Italia e appena nominato arcivescovo di Palermo, e poi monsignor Giovanni Lajolo, designato lo scorso settembre a responsabile del Governatorato. Tra gli ”esclusi” all’ultima tornata di nomine, gli arcivescovi di Parigi mosignor Ving-Troi e di Dublino, monsignor Martin e l’arcivescovo polacco Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio consiglio per i laici.
Durante la cerimonia del 24 marzo scorso Ratzinger ha nominato 15 nuovi cardinali, di cui tre italiani (Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, Agostino Vallini, prefetto della Segnatura Apostolica e Andrea Cordero Lanza di Montezemolo). Tra i promossi, anche il vescovo di Hong Kong Joseph Zen Ze-Kiun e Stanislao Dziwisz, l’ex segretario dei Wojtyla. Intenzione del Papa era quella di ricorrere più spesso ai suoi consiglieri cardinali, una volta all’anno almeno. Il ”pensionamento” dei 7 cardinali potrebbe essere l’occasione per aggiungere nuove forze all’assemblea e fare un passo avanti nella sua politica di rinnovamento che incontra non pochi ostacoli. Come la vicenda della chiesa polacca ha lasciato intuire, Benedetto XVI deve ancora fare i conti con le vecchie cordate, quelle del pontificato di Wojtyla. Il che non facilita l’azione riformatrice del Papa che punta a una Curia più snella concentrata sull’annuncio del Vangelo.
Ratzinger compirà 80 anni il prossimo 16 aprile. E durante l’anno, taglieranno lo stesso traguardo il gesuita e cardinale Carlo Maria Martini , per ventidue anni arcivescovo di Milano, da alcuni anni in ritiro a Gerusalemme, lo spagnolo Eduardo Martinez Somalo, già prefetto della Congregazione dei Religiosi, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, il cardinale ungherese Lazlo Paskai, il polacco Franciszek Macharscki, ex arcivescovo di Cracovia e uno dei più vicini a papa Wojtyla. Seguiranno gli ottanta anni dell’indiano Varkey Vithayathil, del cardinale americano di origine polacca Kasimir Edmund Szoka, ex governatore della pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano. La lista dei prossimi 80enni si chiuderà il 23 novembre con l'uscita del cardinale Angelo Sodano, ex segretario di stato che conserverà il titolo di decano del collegio cardinalizio.

(da "il messaggero" del 30 gennaio 2007)

ormai la "cordata" si e' scoperta ed e' ora che si ritiri [SM=g27812]
mi sento di fare gli auguri di buon compleanno (80 anni=uscita dal novero dei cardinali elettori) a martini e a sodano. sono sicura che non ci sia bisogno di spiegazioni... [SM=x40791] [SM=x40790] [SM=x40792]

Paparatzifan
00martedì 30 gennaio 2007 21.49
Re: gossip cardinalizio

Scritto da: ratzi.lella 30/01/2007 17.10
Il Papa potrebbe convocare entro l’anno un altro concistoro
Cardinali, diciassette nomine nelle mani di Ratzinger
di MARIA LOMBARDI

ormai la "cordata" si e' scoperta ed e' ora che si ritiri [SM=g27812]
mi sento di fare gli auguri di buon compleanno (80 anni=uscita dal novero dei cardinali elettori) a martini e a sodano. sono sicura che non ci sia bisogno di spiegazioni... [SM=x40791] [SM=x40790] [SM=x40792]



Anche se è troppo presto, faccio i miei auguri ai nuovi futuri RATZICARDINALI!!!! [SM=g27811]
Ratzigirl
00martedì 30 gennaio 2007 23.42
DOPO RUINI: BENEDETTO XVI, SCEGLIERÀ IN UNA ROSA DI SEI NOMI FRA VESCOVI E CARDINALI

Mentre in Parlamento si discute sui Pacs, sul testamento biologico e sulla scuola, Benedetto XVI deve scegliere il successore del Card. Camillo Ruini alla guida della Conferenza Episcopale Italiana. Il 7 marzo prossimo il Papa scioglierà la riserva e sapremo chi guidera' la CEI nei prossimi anni. Il card. Ruini ha già fatto tre mandati (15 anni) e ha lavorato bene nell'interesse della Chiesa cattolica. Nonostante i suoi 76 anni, è giovanile, attivo, dinamico e potrebbe essere riconfermato. Infatti ha una notevole esperienza, sa navigare nei sacri palazzi e ha una solida cultura. Anche se la sua riconferma e' un'ipotesi difficile perche' non si e' mai verificato nel passato. Dipende naturalmente dal Papa e dalla delicata situazione politica italiana. Inoltre ci sarebbero ben sei candidati alla sua successione. Tre Cardinali e tre Vescovi.

1) Card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia, anni 65;


2) Card. Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano, anni 73;

3) Card. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, anni 68;

4) S. Ecc. mons. Luciano Monari, vescovo di Piacenza- Bobbio, anni 65;

5) S.Ecc. mons. Renato Corti, vescovo di Novara, anni 71;

6) S.Ecc. mons. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari - Bitonto, anni 68.


Ma la forza di Ruini sta nella deboleza degli altri candidati. Scola è ciellino e non ha mai negato la sua esperienza in questo movimento ecclesiale fondato da Mons. Luigi Giussani. Ma l'appartenenza a CL non è ben vista da qualcuno dei 226 Vescovi residenziali italiani storicamente legati all'Azione Cattolica. Anche se, a mio parere, Scola, è un ottimo filosofo tomista e questo nella Chiesa italiana che va verso la protestantizzazione è ottima cosa. Poi c'è l'amato cardinale Tettamanzi che ambisce non tanto segretamente, perchè la CEI sarebbe un ottimo trampolino di lancio per diventare il prossimo Papa. Ma ha un handicap. Egli guida la Diocesi più grande del mondo con 1.108 parrocchie, 5 milioni di abitanti, oltre 3.000 preti. Come farebbe onestamente ad occuparsi della CEI e di Milano? Nè si può pensare che lasci Milano dopo solo 4 anni di episcopato come nel passato è avvenuto per Ancona e per Genova. E poi le sue aperture progressiste piacerebbero a tutti? Senza contare che Tettamanzi e' un teologo, ma ultimamente sui temi etici, dai pacs all'eutanasia, qualcuno, afferma, che si sente poco e non si sbilanci lasciando all'ex arcivescovo Martini la scena sulla stampa dei bocconiani (Il Sole 24 ore) su cui l'addetto stampa di Tettamanzi don Gianni Zappa ha un buon ascendente da sempre. Eppure Tettamanzi non ha complessi di inferiorità culturale... Poi egli ha 73 anni. Tra due anni dovrebbe rinunciare al mandato secondo le norme canoniche. Gli conviene andare a Roma? Da ultimo c'e' Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, attestato sulle posizioni del Papa che conosce bene avendo lavorato con lui diversi anni fa. Questi fatti depongono a suo favore. Ma se Tettamanzi dicono che è ulivista, Caffarra dicono che sia rigororosissimo sulla teologia. Pertanto la scelta è veramente difficile. Ecco perchè sono spuntati tre nomi Corti, Monari e Cacucci che non sono cardinali. Corti è stato un collaboratore strettissimo di Martini, Monari dicono che sia un biblista martiniano e a Reggio Emilia leader dell'Azione Cattolica e Cacucci un buon teologo e un esperto di scienza della politica. In questo guazzabuglio, papa Benedetto XVI, o riconferma Ruini o nomina un intellettuale come il cardinale Caffarra, canonista, esperto di teologia morale, di famiglia e di matrimonio che conosce personalmente da anni. E che da un punto di vista dialettico è eccezionale. Altre alternative ci sono, tutte autorevoli, tutte prestigiose, ma deboli.
Paparatzifan
00mercoledì 31 gennaio 2007 21.26
Re:

Scritto da: Ratzigirl 30/01/2007 23.42
DOPO RUINI: BENEDETTO XVI, SCEGLIERÀ IN UNA ROSA DI SEI NOMI FRA VESCOVI E CARDINALI

Poi c'è l'amato cardinale Tettamanzi che ambisce non tanto segretamente, perchè la CEI sarebbe un ottimo trampolino di lancio per diventare il prossimo Papa.


E dai con il prossimo Papa!!!! [SM=g27826] [SM=g27826] [SM=g27826] [SM=g27826] [SM=g27826]
Il Tetta dovrebbe essere avvisato che, a volte, i trampolini si rompono!!!!
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euge65
00mercoledì 31 gennaio 2007 21.46
Re: Re:

Scritto da: Paparatzifan 31/01/2007 21.26

E dai con il prossimo Papa!!!! [SM=g27826] [SM=g27826] [SM=g27826] [SM=g27826] [SM=g27826]
Il Tetta dovrebbe essere avvisato che, a volte, i trampolini si rompono!!!!
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BEN DETTO GLORIA SOPRATTUTTO SOTTO CERTI PESI!!!!!!!!!!!!!!!!
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Paparatzifan
00mercoledì 31 gennaio 2007 21.54
Re: Re: Re:

Scritto da: euge65 31/01/2007 21.46



BEN DETTO GLORIA SOPRATTUTTO SOTTO CERTI PESI!!!!!!!!!!!!!!!!
[SM=g27828] [SM=g27828] [SM=g27828] [SM=g27828] [SM=x40791] [SM=x40791] [SM=x40791] [SM=x40791] [SM=x40791]


Euge, non si fabbricano trampolini che possano reggere il peso del suddetto soggetto!!!! [SM=g27811] [SM=x40791]
euge65
00mercoledì 31 gennaio 2007 21.58
Re: Re: Re: Re:

Scritto da: Paparatzifan 31/01/2007 21.54

Euge, non si fabbricano trampolini che possano reggere il peso del suddetto soggetto!!!! [SM=g27811] [SM=x40791]




APPUNTO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
he,he,he,he,he,he [SM=g27811] [SM=g27811] [SM=g27811] [SM=g27811] [SM=g27811] [SM=g27828] [SM=x40791] [SM=x40791] [SM=x40791]
Ratzigirl
00mercoledì 31 gennaio 2007 22.40
Savona: il Papa a settembre in Riviera

Santità, verrà allora a Genova nel prossimo autunno? Alla domanda dell’arcivescovo del capoluogo ligure monsignor Angelo Bagnasco Benedetto XVI ha replicato con un sorriso, senza nulla aggiungere. E c’è da scommettere che, se domani monsignor Domenico Calcagno gli ripeterà la stessa domanda per Savona, la risposta sarà analoga. Il Papa, insomma, per ora non si sbilancia e si limita ad accogliere i vescovi e i pellegrini delle diocesi liguri – salutati questa mattina nel corso dell’udienza generale – manifestando simpatia e cordialità.
Può darsi che qualcosa di più in merito alla visita di Benedetto XVI possa dirci il cardinale Tarcisio Bertone - commenta il vescovo di Savona-Noli, raggiunto telefonicamente mentre si organizzava per il pranzo a Roma con sei preti diocesani e i seminaristi -. Domani, infatti, alle 8 in san Pietro noi vescovi liguri celebreremo la Messa con il Segretario di Stato e, più tardi, ci intratterremo con lui a pranzo. Il cardinale Bertone ci ha finora sempre assicurato che il Papa intende onorare quest’impegno”. Monsignor Calcagno, insieme ai suoi confratelli presuli di Tortona e Ventimiglia-Sanremo, incontrerà personalmente Benedetto XVI domani, tra le 11,30 e le 12,15. Gli altri vescovi liguri lo hanno già fatto ieri.
La visita ad limina, intanto, sta procedendo secondo le migliori previsioni. Circa quattrocento pellegrini (un centinaio dei quali del Savonese) stanno accompagando i vescovi nel loro iter romano e, oggi alle 17, vivranno insieme l’Eucaristia nella suggestiva “cornice” della basilica di san Pietro, mentre domani la Messa conclusiva sarà celebrata nella basilica di san Giovanni in Laterano, chiesa madre del mondo cattolico. Oggi i fedeli delle varie diocesi si sono sentiti salutare dal Papa al termine dell’udienza generale in Sala Nervi, durante la quale Benedetto XVI ha sviluppato una catechesi, ispirata alla prima lettera ai Corinzi di san Paolo, sul valore della collaborazione nella chiesa.
Per i vescovi liguri, oltre alle udienze personali col Pontefice, il programma di domani prevede l’incontro con i presidenti di due importanti Congregazioni vaticane, quella per la dottrina della fede e quella per il culto divino. Altre quattro Congregazioni sono state incontrate nei primi due giorni di visita ad limina.
ratzi.lella
00giovedì 1 febbraio 2007 20.00
ancora sulla lectio di ratisbona...
L'India e la "lectio" di Regensburg: aprire la ragione alla fede
di Nirmala Carvalho
Il vescovo Dabre sottolinea che nella ‘lectio’ di Benedetto XVI c’è la radice del rispetto per le diversità culturali e quindi della necessità del dialogo. L’Occidente promuove la bellezza dell’apparire, ma c’è anche una bellezza dell’anima.

Vasai (AsiaNews) - Trovare il giusto equilibrio tra materialismo e spiritualità, aprire la ragione alla fede e la globalizzazione al rispetto delle diverse culture e quindi al dialogo. Sono i punti della lezione di Regensburg - rilanciata ancora domenica scorsa all’Angelus da Benedetto XVI - che mette in luce mons. Thomas Dabre, vescovo di Vasai, già presidente della Commissione dell’episcopato indiano per la dottrina della fede.

Il vescovo, che ha avuto il dottorato su Tukaram, poeta mistico del 17/mo secolo, ed è impegnato nella promozione del dialogo interreligioso ed interculturale, ha accettato di parlare con AsiaNews sul senso delle affermazioni del Papa, anche nella prospettiva del suo Paese.

“La più recente riflessone del Papa – afferma - ci aiuta a capire il punto centrale della ‘lectio’ di Regensburg che, purtroppo, è stata stravolta da scomposte controversie. L’Occidente è abbastanza nel giusto quando afferma il valore della ragione, ma sbaglia quando chiude le porte alla trascendenza. La mente e il cuore dell’uomo, l’anima e il corpo sono fatti ugualmente per la ragione e la fede. Così, sopravvalutando il ruolo della ragione e dimenticando la fede, l’Occidente le danneggia entrambe, fede e ragione, e ciò è dannoso e pericoloso”.

“All’interno della prosperità materiale dell’Occidente – aggiunge - ci sono molti aspetti deteriori. C’è l’omosessualità, la maternità infantile, le madri single, i matrimoni gay, gli aborti, la pornografia, il divorzio, la dispersione delle famiglie, l’abuso di potere e altro.

Questo è il motivo per il quale il Santo Padre ha ragione nel richiamare l’attenzione dell’Occidente ad un felice connubio tra ragione e fede. Miliardi di persone, nel mondo, hanno fede in Dio. Per avere un dialogo con le diverse religioni e culture, l’Occidente razionalista deve essere aperto ai popoli credenti. Nel mondo globalizzata, non possiamo essere auto-soddisfatti solo con il nostro approccio. Dobbiamo essere aperti a quello degli altri. Di conseguenza, il dialogo è indispensabile. Per vivere in pace e armonia nel mondo di oggi, segnato da mobilità e interdipendenza, abbiamo bisogno di avere lo spirito del dialogo, altrimenti ci saranno tensioni. La pace mondiale domanda uno spirito aperto al dialogo”.

“E’ anche vero – dice ancora mons. Dabre - che oggi c’è un dominio della cultura occidentale in diverse parti del mondo. Un modello monoculturale si sta imponendo nel mondo. Ma è un errore sopprimere i valori delle cultura diverse. Ciò impoverirà il mondo, a parte il fatto che, con la diffusione della cultura occidentale, un eccessivo materialismo ed alcune forme di comportamenti contro natura sono trasmessi ai Paesi orientali”.

“Lasciateci non essere trascinati via dalla globalizzazione… La cultura indiana è malridotta a causa della globalizzazione, che sta promuovendo il materialismo a prezzo della spiritualità. La globalizzazione promuove l’importanza dell’apparire, del modo fisico di presentarsi, ma, accanto agli istituti di bellezza e alle palestre, debbono esistere anche istituti di bellezza per le anime. Certo, non si può respingere la globalizzazione, ma è giunto il momento di trovare un equilibrio tra materialismo e spiritualità”.

Esprimendo poi la sua profonda preoccupazione per la diffusione del terrorismo nel monso, India compresa, mons. Dabre sostiene che è responsabilità dei leader spirituali diffondere il vero senso della religioni ai loro seguaci. E preoccupa anche la diffusione dell’Aids in India. “La cultura indiana ci insegna a guadare alla donna come madre, sorella, figlia o cognata. Non approva i rapporti extramatrimoniali o prematrimoniali. Ma non è così nella cultura occidentale”.

(da "asianews")
Ratzigirl
00venerdì 2 febbraio 2007 00.20
Vaticano: sono migliorate le condizioni di Monsignor Careggio


Ieri pomeriggio, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, Monsignor Alberto Maria Careggio, vescovo della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, mentre stava concelebrando la Santa Messa assieme agli altri Vescovi liguri si è improvissamente accasciato. Aiutato dal personale del servizio sanitario vaticano, il Vescovo si è lentamente ripreso. I medici, però, hanno consigliato, a scopo precauzionale, il ricovero all’Ospedale Santo Spirito. Monsignor Careggio, che sta partecipando alle giornate di “Ad Limina Apostolurum”, pellegrinaggio quinquennale dei vescovi per venerare le tombe degli Apostoli Pietro e Paolo e per rinnovare il legame di fede e unità con il Papa, ha trascorso la notte in osservazione. Il Vescovo intende tranquillizzare i fedeli della Diocesi, sottolineando come si sia trattato di un breve malore e che ora le sue condizioni di salute sono assolutamente normali.
Ratzigirl
00venerdì 2 febbraio 2007 00.46
Ricordate la curiosa notizia che il Papa e Dan Brown stavano nello stesso catalogo di una nota casa editrice statunitense?
Il caso è diventato davvero un caso.... di Stato!!!


Dan Brown, un articolo e il libro del papa. Quale comunicazione?


Il nuovo libro del papa nello stesso catalogo del Codice da Vinci? È bastato che la notizia fosse pubblicata su Il Giornale per scatenare la reazione della Libreria Editrice Vaticana, con tanto di comunicato diffuso ieri (ma solo nella versione cartacea) dalla Sala Stampa della Santa Sede. Il caso era scoppiato lunedì con la pubblicazione di un articolo di Andrea Tornielli su Il Giornale, intitolato “Un codice Ratzinger dall’editore di Dan Brown”. Il vaticanista si era limitato ad annunciare l’acquisto da parte del colosso editoriale statunitense Random House dei diritti di “Gesù di Nazareth”, il libro di Benedetto XVI dedicato alla figura di Cristo, in uscita a marzo. Una notizia già nota nel mondo anglosassone dal 13 dicembre, quando la casa editrice, con un comunicato, spiegava di aver trovato un accordo con l’italiana Rizzoli per lanciare nel mercato statunitense la versione inglese e spagnola del libro, sotto l’etichetta “Doubleday”.

Tornielli ha però evidenziato una curiosità, facendo notare che la Random House è la stessa casa editrice che ha portato al successo il Codice da Vinci di Dan Brown (nel catalogo sono presenti almeno dieci edizioni). Un’operazione commerciale da 20 milioni di copie vendute, che negli ultimi quattro anni si è attirata le critiche del mondo cattolico, una fra tutte, quella del predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, durante l’omelia del Venerdì Santo nella Basilica di San Pietro. “Cristo viene venduto non più ai capi del sinedrio per trenta denari, - aveva detto il religioso - ma a editori e librai per miliardi di denari. Nessuno riuscirà a fermare quest'ondata speculativa”.

Con simili premesse, appare quanto meno insolito che per diffondere il libro del papa si sia ricorsi alla “Random House”, sebbene essa sia la più importante casa editrice del Nord America. La ricostruzione dei fatti di Tornielli, tuttavia, non è piaciuta ai vertici della Libreria Editrice Vaticana, sebbene il vaticanista avesse chiarito i termini della questione e anche l’estraneità formale della Lev nella gestione dei diritti all’estero. “I diritti d'autore del volume di Benedetto XVI – si legge nell’articolo di Tornielli - appartengono alla Libreria Editrice Vaticana, che li ha ceduti a Rcs Libri affidandole anche la commercializzazione per l'estero”. E in questa prospettiva, è stata la Rizzoli ad accordarsi in modo del tutto legittimo con le diverse case editrici.

La reazione della Lev tuttavia, non si è fatta attendere. In un comunicato, Tornielli viene accusato di aver diffuso “parziali informazioni che ora la Lev intende completare”. Seguono così due punti per spiegare la natura del contratto con la Rizzoli e l’estraneità negli accordi per le edizioni estere, ma anche tre punti che suonano quasi come una giustificazione per l’accostamento del libro del papa al “Codice” di Dan Brown. “Nel catalogo di Doubleday – dice la Lev - vi è anche “Il Giornale dell'anima" del beato Giovanni XXIII, "Dono e mistero" di Giovanni Paolo II e "Il Catechismo della Chiesa Cattolica"; proprio per questo curriculum editoriale di tutto rispetto, Doubleday ha fortemente voluto inserire nel suo catalogo anche il primo libro di Benedetto XVI; infine può essere utile ricordare che Doubleday ha sempre pubblicato i testi più importanti della Conferenza Episcopale Statunitense prima che quest'ultima decidesse di avviare una propria Casa editrice”.

Nessuna smentita, dunque, ma una precisazione (forse ad uso interno?) che, comunque, risponde con nome e cognome e usando un tono supponente, al lavoro libero e autonomo di un professionista. “Sono rimasto molto sorpreso dal comunicato che ritengo sproporzionato”, spiega a Korazym.org, Andrea Tornielli, respingendo al mittente l’accusa di essere stato parziale. “Nell’articolo ho semplicemente scritto chi era l’editore del libro – continua – e il fatto che la Doubleday sia la stessa casa editrice del Codice da Vinci è una notizia. Quella della Lev è una smentita che non smentisce: forse ho toccato qualche nervo scoperto?”. Domanda legittima, alla luce di una reazione così radicale, anche perché i motivi di imbarazzo non si riducono alla presenza in catalogo del libro di Dan Brown: la Random, infatti, è una casa editrice generalista nel vero senso della parola, con un catalogo ricco e variegato che comprende anche manualistica sul sesso. Eppure, quando sono in gioco operazioni commerciali di un certo livello, le ragioni di opportunità si sfumano e quello di un papa diventa un libro come un altro, con un’unica differenza: avere in dote un pubblico già conquistato.

La Libreria Editrice Vaticana si inserisce in un contesto di questo tipo, come dimostrano le decisioni degli ultimi mesi: l’introduzione del copyright su tutti i discorsi del papa, la diffusione dell’enciclica “Deus Charitas est” sotto forma di vero e proprio libro (è stata la prima volta in assoluto) e una politica editoriale aperta ad una dimensione puramente commerciale (secondo fonti accreditate, l’accordo tra Rizzoli e Random è nell’ordine di circa 4 milioni di dollari).

Su tutto, la stranezza di scelte che tornano a coinvolgere l’intera strategia di comunicazione della Santa Sede, disposta a chiarire con toni solenni le notizie vere di un articolo come quello di Tornielli, tacendo sulle tante falsità e parole al vento scritte negli ultimi mesi. Parlare di libri è un oltraggio da rettificare con un comunicato, ma non altrettanto le insinuazioni pesanti e il gossip su uomini di curia che un sacerdote in forza alla Rai riporta ogni settimana su Panorama, a firma di Angelo Custode. Nemmeno gli scoop inesistenti di un giornalista de La Stampa che negli ultimi cinque mesi ha annunciato il fantomatico intervento della Curia sulla lezione del papa a Ratisbona, l’incontro imminente tra Benedetto XVI e Alessio II, la querelle tra i cardinali Sodano e Bertone sull'appartamento da segretario di Stato e addirittura il debutto della CNN della Santa Sede. Allo stesso modo, passano sotto silenzio le libere interpretazioni di colleghi più o meno furbi sui tanti discorsi e interventi del pontefice. Ognuno faccia quello che vuole, sembra essere la linea. Ma a tutto c’è un limite e ieri se ne è avuta una prova. Un libro e un'osservazione di troppo...

P.S. Mercoledì 31 gennaio, il comunicato diffuso il giorno prima in versione cartacea viene pubblicato sul sito internet della Libreria Editrice Vaticana, ma con una sorpresa: del nome di Tornielli e delle accuse di parzialità a lui rivolte non c'è più traccia. A prima vista, sembrerebbe un dietrofront, ma a metà, perché i giornalisti accreditati presso la Sala Stampa hanno comunque ricevuto via mail il comunicato originale.


[Se il mio fiuto non mi inganna, tra poco vedremo nuove sostituzioni...]
TERESA BENEDETTA
00venerdì 2 febbraio 2007 01.48
Ma tutto questo e assurdo. (Miriam, m'interessa conoscere, prego, il fonte dell'articolo che hai postato. Grazie.)

Mi sono sorpresa stamattina da vedere la dichiarazione del Vaticano in 'difesa' della scelta del Doubleday/Random House per pubblicare l'edizione inglese del libro del Papa. Che c'e da difendere?

Che il Random House e la stessa casa editrice di Don Brown non c'entra niente - Tornielli stava soltanto notando una 'curiosita', per dire cosi (ma non e nemmeno tanto curiosita come vediamo): Random House e il piu grande casa editrice anglofona. Hanno di tutto nei suoi cataloghi di libri. C'e Dan Brown, ma c'e anche Marcel Proust e tutti i giganti letterari di tutto il mondo e di ogni epoca, e il Catechismo della Chiesa Cattolica e Giovanni Paolo II, ecc. ecc. Dan Brown e soltanto una dei migliaia di autori rappresentati nei cataloghi del Random House.

Ora, la questione su perche il Vaticano non risponde alle indiscrezioni (cioe, pettegolezzi) che si vedono nei media italiani, credo che e appunto perche sono pettegolezzi da non dignificare. Percio, mi sono piu sorpresa che hanno reagito all'articolo di Tornielli che non ha avuto niente di malizioso, e stato una notizia perbene, percio l'ho subito tradotto nell'inglese. Menziona Dan Brown nel titolo e nel primo paragrafo ma e una specie d'invito a leggere l'articolo, un dispositivo molto usato ed abusato dai media.

L'articolo e sul libro del Papa e come la Libreria Editrice Vaticana ha dato a Rizzoli i diritti di negoziare il diffuso internazionale del libro, e che siccome Random House e la piu grande ecc..., questo asiccurarebbe la distribuzione sistematica e efficace del libro nel mondo anglofono, e che i lettori dunque possono trovare nel libro l'antidoto appunto ai Dan Brown e i Vangelo di Giuda e tale spazzature.

Faccendo granche della riferimento a Dan Brown fatta da Tornielli e dare pubblicita gratis a chi non ne ha bisogno di piu pubblicita!


SUOR TERESA BENEDETTA
Ordine Benedettino delle Suore
delle sante Coccole al Romano Pontefice

ratzi.lella
00venerdì 2 febbraio 2007 10.14
«Ti perdono perché ami» Il Vangelo e i guai di Silvio
di ANTONIO SOCCI

Negli ultimi giorni non si parla che di "perdono". Quello richiesto (male e tardi) da monsignor Wielgus, che ha scioccato la Polonia ed è rimbalzato a Roma, in Vaticano, come un ciclone. Quello commovente e sconvolgente del signor Castagna per coloro che hanno fatto strage dei suoi familiari a Erba (gesto divino che ha sorpreso e pure scandalizzato). Poi il perdono "sparato" in copertina dall'Espresso con il titolo "Ma io ti assolvo": un tentativo (sleale) di dimostrare che i parroci "perdonano" ciò che il Papa condanna. In realtà sappiamo da sempre che la Chiesa, su esplicito mandato di Gesù, condanna il peccato, ma perdona tutti i peccatori, sempre. Purché - ovviamente - si desideri essere perdonati. Nelle ultime ore - al confine tra la telenovela e la politica - la pubblica richiesta di scuse di Veronica Berlusconi e la richiesta di perdono del marito. Tutto in mondovisione. Una Dinasty all'italiana che ha fatto parlare e straparlare tutti, dalle parrucchiere di provincia alle cancellerie. Ma nelle stesse ore, all'udienza del mercoledì, anche il Papa parlava dei santi come peccatori (come noi) rinati dal "perdono". Di peccati e peccatori è pieno il mondo: siamo noi. La Chiesa ha proclamato solennemente al Concilio di Trento che - con la sola eccezione di Maria - nessuno «può evitare nella sua vita intera ogni peccato, anche veniale». In soldoni: ogni uomo pecca. Anche i santi.

L'esempio dei santi

Non solo quelli come S. Agostino d'Ippona, padre della Chiesa, che sul racconto della sua vita da peccatore, poi redento, ha scritto un capolavoro di tutti i tempi, Le Confessioni. E non si tratta solo dei peccati della loro vita precedente (Francesco d'Assisi e san Paolo si sentivano per questo i più grandi peccatori). Ma anche i peccati dopo la conversione. Lo ha ripetuto il papa descrivendo gli amici-collaboratori di san Paolo: Barnaba, Silvano e Apollo. Ha raccontato la loro grande avventura missionaria, ma anche le liti fra loro. E ha concluso: «Quindi anche tra i santi ci sono contrasti, discordie, controversie. E questo a me appare molto consolante, perché vediamo che i santi non sono "caduti dal cielo". Sono uomini come noi, con problemi anche complicati. La santità non consiste nel non aver mai sbagliato, peccato. La santità cresce nella capacità di conversione, di pentimento, di disponibilità a ricominciare, e soprattutto nella capacità di riconciliazione e di perdono». Poi - per sottolineare il messaggio che intende mandarci - Benedetto XVI ha ribadito: «Non è quindi il non aver mai sbagliato, ma la capacità di riconciliazione e di perdono che ci fa santi».
È facile capire il motivo di questa insistenza. Papa Ratzinger sta tentando da mesi di confutare tutte le false idee del cristianesimo che i mass media e la mentalità dominante diffondono. Una, la più insidiosa, è quella moralista secondo cui il connotato della vita cristiana sarebbe la "coerenza". Ma il cristianesimo non è affatto questo "non sbagliare" (che non è umano e non è possibile all'uomo senza la grazia). Il cristianesimo è semmai essere innamorati di Cristo, appartenergli. E quindi la disponibilità continua, indomabile, di ogni giorno e ogni ora a chiedergli perdono del proprio limite, del proprio peccato. Il santo - dice il Papa - non è un uomo "coerente", ma è un uomo commosso dall'essere continuamente perdonato e riportato in vita da Cristo. Don Divo Barsotti, una grande intelligenza cristiana, nel suo libro su Dostoevskij - il più grande romanziere cristiano di tutti i tempi - scrive: «La creazione più alta in cui si incarna, nei romanzi di Dostoevskij, la santità è paradossalmente una prostituta. Nemmeno Zosima (il monaco staretz dei "Fratelli Karamazov", ndr) vive una viva comunione con Dio personale come Sonja in "Delitto e castigo"... La religione di Sonja è adesione di tutto il suo essere a Cristo. Essa crede in Dio, nel Dio vivente e vive un rapporto con Dio di umile e confidente abbandono».

L'umiltà di Sonja

La consapevolezza della sua orribile condizione di peccato, cui è stata costretta dalle circostanze, non scalfisce la totale fiducia di Sonja nella bontà di Dio, ma la rende umilissima e compassionevole verso tutti. La sua confessione fa venire il groppo in gola: «È vero, non c'è motivo di avere pietà di me, bisogna crocifiggermi, non già compiangermi... Ma colui che ebbe pietà di me, ma colui che ebbe pietà di tutti gli uomini, colui che comprese tutto avrà certamente pietà di noi. È l'unico giudice che esista. Egli verrà nell'ultimo giorno e domanderà: "Dov'è la figliola che si è sacrificata per una matrigna astiosa e tisica e per dei bambini che non sono i suoi fratelli? Dov'è la figliola che ebbe pietà del suo padre terrestre e non respinse con orrore quell'ignobile beone?". Ed Egli dirà: "Vieni, ti ho già perdonato una volta e ancora ti perdono tutti i tuoi peccati, perché hai molto amato". Così Egli perdonerà alla sua Sonja, le perdonerà, io lo so... Tutti saranno giudicati da Lui ed Egli perdonerà a tutti, ai buoni e ai malvagi, ai savi e ai miti. E quando avrà finito di perdonare agli altri perdonerà anche a noi. "Avvicinatevi voi pure", ci dirà, "venite ubriaconi; venite viziosi; venite lussuriosi". E noi ci avvicineremo a Lui, tutti, senza timore, e ci dirà ancora: "Siete porci, siete uguali alle bestie, ma venite lo stesso". E i saggi, gli intelligenti, diranno: "Signore, perché accogli costoro?". Ed Egli risponderà: "Io li accolgo, o savi e intelligenti, perché nessuno di loro si credette degno di questo favore", e ci tenderà le braccia e noi ci precipiteremo sul suo seno e piangeremo dirottamente e capiremo tutto. Allora tutto sarà compreso da tutti e anche Katerina Ivanovna comprenderà, anche lei. O Signore, venga il Tuo Regno».

Il paradosso cristiano

Questa pagina struggente (mi scuso per la lunga citazione) riecheggia il Vangelo. Gesù va incontro ai peccatori e ha misericordia di loro. Farisei e benpensanti scatenano una polemica contro di lui e lui li scandalizza ancor più dicendo loro: «I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio» (Mt 21, 31). Gesù non intende certo fare l'elogio del meretricio e della criminalità (il male provoca sofferenza e infelicità e va espiato). Ma Gesù vuole far capire ai benpensanti che non esistono "uomini perbene", uomini che non abbiano bisogno del suo perdono per rinascere, e che i peccatori - che se ne sentono indegni e si confessano disgraziati - sono i più vicini al cuore di Dio, che è un Padre misericordioso. È il paradosso cristiano. Un grande convertito come Charles Péguy lo diceva provocatoriamente: «Le persone morali non si lasciano bagnare dalla grazia... Ciò che si chiama "la morale" è una crosta che rende l'uomo impermeabile alla grazia. Si spiega così il fatto che la grazia opera sui più grandi criminali e risollevi i più miserabili peccatori». Paradossalmente il peccato - che è un insulto a Dio e che rende profondamente infelici e insicuri - è una ferita da cui la grazia entra più facilmente rispetto alla corazza della presunzione perbenista (leggete lo splendido saggio di Civiltà cattolica, il mese scorso, sull'approdo cattolico del simbolo del '68, Jack Kerouac). I mass media laici - a cui non piace la parola peccato - sono di solito ancora più scandalizzati per quell'altra parola: "perdono" (lo dimostra il trattamento riservato al signor Castagna). Forse perché il "perdono" è seducente per gli esseri umani ancor più del "peccato". Infatti il "perdono" rivela il cuore profondo di Dio che tutti noi cerchiamo, spesso inconsapevoli, brancolando nel buio.

(da "libero" del 2 febbraio 2007)
Ratzigirl
00sabato 3 febbraio 2007 14.48
Un professore musulmano sostiene l’invito di Benedetto XVI a discutere sulla ragione


Il professore di religione musulmana Wael Farouq, docente di Scienze Islamiche della Facoltà Copto-Cattolica di Sakakini (Il Cairo), ha accolto con entusiasmo l’invito del Pontefice Benedetto XVI di sviluppare il dialogo attraverso il rapporto fede-ragione.

Così ha detto il docente, intervenendo giovedì 1 febbraio a Roma alla presentazione dell’edizione araba de “Il senso religioso”, il libro di don Luigi Giussani, Fondatore di Comunione e Liberazione, scomparso nel febbraio del 2005.

Accogliendo l’invito lanciato dal Papa durante la Lectio magistralis tenuta all’Università di Regensburg il 12 settembre 2006, il docente di Scienze Islamiche ha subito spiegato che “il mancato rapporto con la realtà dovuto a una ragione intesa come separata conduce al nichilismo, un nichilismo che afferma che al fondo delle cose e dell’io ci sarebbe il nulla”.

“Ma un’umanità viva si ribella a questa affermazione – ha spiegato –, poiché sperimenta la realtà come primo e inesorabile dato, cioè come dono che precede ogni pensiero e ogni riflessione”.

Il professor Farouq ha sottolineato che “non si tratta di giungere a essere nella realtà, ma di non uscire da essa. Questo è il compito della libertà”, ed ha aggiunto: “La realtà agisce sulla ragione come un invito inaggirabile a scoprire il significato, dell’amico o del fatto. Bloccare questa dinamica è come fermare la conoscenza”.

Secondo il docente egiziano, questa concezione, che è proprio uno dei contenuti cruciali de “Il senso religioso” di don Giussani, “è rinvenibile come intuizione in alcune tra le espressioni letterarie e poetiche più commoventi, come la formula di Eugenio Montale: ‘sotto l’azzurro fitto | del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto: ‘più in là!’”.

“È seguire la dinamica della ragione spalancata e messa in moto dall’imponenza della realtà – ha sottolineato Farouk – che ci rende capaci di un vero dialogo delle culture e delle tradizioni religiose”.

Circa l’invito di don Giussani ad “allargare la ragione”, il docente musulmano ha condiviso l’impegno a rispondere al bisogno “decisivo sempre e oggi in particolare più urgente che mai: quello dell’educazione”

“Bisogna recuperare la passione per la ragione come esigenza di totalità – ha poi continuato –. L’allargamento della ragione non avviene solo attraverso la pur giusta difesa di una corretta concezione della ragione, ma dal vedere in atto un’umanità che vive la ragione così e che ne sperimenta il bene per sé”.

Successivamente il docente ha citato l’allora Cardinale Karol Wojtyla che in un suo testo del 1972 ha scritto: “È propria della persona la capacità di cogliere questo bene, ed in particolare di coglierlo quando la persona diviene soggetto dell’azione, la capacità di coglierlo nell’atto”.

Il docente arabo ha rilevato che “la questione dell’ampiezza della ragione e della testimonianza del cambiamento da essa prodotto sono centrali per l’università, che è eminentemente il luogo della ragione”.

“Proprio a Regensburg Benedetto XVI ha posto il problema della compresenza di saperi diversi con specifici procedimenti corrispondenti all’oggetto proprio d’indagine, ma tutti nel medesimo contesto, l’università”, ha sottolineato Farouk, il quale ha poi osservato che “ciò rivaluta grandemente il ruolo dell’università stessa come luogo libero di ricerca e di verifica critica”.

Il docente musulmano ha poi spiegato che “la distinzione di saperi e di metodi”, proposta da Benedetto XVI, “non è oppositiva, ma spinge nella prospettiva dell’unità del sapere, della universitas, che oggi può essere un’esigenza e un’ipotesi di lavoro, piuttosto che un’affermazione astratta”.

“Solo una ragione semplicemente aperta alla totalità può rendere vivo il clima di un’università e davvero affascinante il cammino all’interno di essa. E può dare un contributo decisivo alle questioni più scottanti del nostro tempo”, ha infine concluso.
Ratzigirl
00sabato 3 febbraio 2007 20.38
UNIONI DI FATTO; CEI: «INFONDATE LE NOTIZIE» SU UDIENZA BENEDETTO XVI A CARD. RUINI


“Sono del tutto infondate le notizie riportate da un lancio dell’agenzia Asca delle ore 18.20 circa i contenuti dell’Udienza odierna concessa dal Santo Padre Benedetto XVI al Card. Camillo Ruini. Così come sono solo frutto di congetture giornalistiche le affermazioni relative al presidente della Margherita Francesco Rutelli”. Con un comunicato diffuso ieri sera, mons. Claudio Giuliodori, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali Cei, smentisce quanto riferito in giornata dall’agenzia Asca.
“Inoltre – scrive mons. Giuliodori - nell’incontro richiesto dal Ministro Rosy Bindi con S.E. Mons. Giuseppe Betori, che rientra nei normali rapporti tra il Segretario Generale della C.E.I. e personalità del mondo politico, non si è esaminato alcun testo riguardante le unioni di fatto”.

Così conclude il direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali Cei: “Ancora una volta assistiamo ad un fatto gravissimo dal punto di vista deontologico e all’ennesima espressione di un malcostume giornalistico sempre più diffuso, per cui le notizie vengono addirittura inventate al fine di manipolare e inquinare il dibattito su temi di grande rilevanza etica e sociale”.

L'Agenzia Asca aveva sostenuto che il card. Ruini aveva ricevuto da Benedetto XVI l'avallo alla linea fin qui seguita dalla Conferenza episcopale italiana, nettamente contraria alla nuova legge sulle unioni di fatto, e che lo stesso Presidente della Cei avrebbe fatto pressioni in questo senso sul segretario della Margherita, Francesco Rutelli.
ratzi.lella
00domenica 4 febbraio 2007 08.45
gossip...
In arrivo un Papa per la successione di Ruini alla Cei
di Andrea Tornielli

Si accelerano i tempi per il cambio alla guida della Cei e oggi in pole position per la successione a Camillo Ruini non c’è un cardinale, ma un prelato del meridione: l’arcivescovo di Taranto, Benigno Luigi Papa, cappuccino, attuale vicepresidente dei vescovi italiani per il Sud, votato con un’ampia maggioranza dall’assemblea. Secondo autorevoli indiscrezioni, nell’incontro di sabato mattina tra Benedetto XVI e Ruini si è parlato anche della prossima nomina del presidente della Cei e nelle ultime settimane, dopo varie consultazioni, sembra ormai prevalsa l’idea di affidare la guida dell’episcopato italiano non a uno dei porporati delle grandi sedi residenziali (come Angelo Scola, patriarca di Venezia, o Ennio Antonelli, arcivescovo di Firenze), ma ad un vescovo che non sia cardinale e provenga da una delle grandi diocesi del Sud.

Con questa scelta, che ha nel Segretario di Stato Tarcisio Bertone uno dei suoi sostenitori, Benedetto XVI intenderebbe imprimere una svolta più pastorale alla Cei. La scelta di monsignor Papa, in questo senso, è significativa: l’arcivescovo di Taranto, 71 anni, originario di Spongano (Otranto), è un biblista, laureato in esegesi all’Istituto biblico francescano di Gerusalemme, autore di un apprezzato commento degli Atti degli Apostoli, noto anche per libri che raccolgono le sue omelie. In quanto cappuccino è stato spesso consultato dalla Santa Sede per le vicende legate al santuario di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, ed è considerato comunque vicino al cardinale Ruini. L’altra possibilità, caldeggiata dallo stesso presidente uscente, era quella di nominare un cardinale, in modo da garantire una maggiore forza e anche una maggiore autonomia alla conferenza episcopale italiana. Non è un mistero che Ruini abbia appoggiato la candidatura del patriarca Scola, nei confronti del quale sono però state avanzate delle difficoltà da parte di alcuni vescovi (il più dubbioso sembra sia stato il cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino), probabilmente motivo della sua provenienza iniziale dalle file di Comunione e liberazione. Non si esclude che Scola, che gode della stima del Pontefice con il quale ha collaborato alla Congregazione per la dottrina della fede, possa essere in futuro chiamato a Roma, in Curia. Anche l’altra candidatura «cardinalizia», quella di Antonelli, la seconda opzione proposta da Ruini, sembra al momento congelata, pur non potendosi escludere sorprese dell’ultima ora.

Un anno fa, qualche settimana prima che Ruini compisse 75 anni e arrivasse al termine del suo terzo quinquennio come presidente dei vescovi italiani, la Segreteria di Stato – allora retta dal cardinale Angelo Sodano – attraverso l’allora nunzio in Italia Paolo Romeo aveva promosso una sorta di sondaggio segreto tra i vescovi italiani chiedendo loro il nome del successore. Tre erano risultati i più votati: il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, il patriarca di Venezia Angelo Scola e il vescovo di Novara Renato Corti. Proprio presso quest’ultimo, lo scorso 5 gennaio, sarebbe stato fatto un sondaggio per sapere se accettava la presidenza ma il vescovo avrebbe rifiutato. Si è fatta allora strada l’ipotesi di un vescovo del Sud, che ridia voce alle regioni meridionali. Oltre a quella di monsignor Papa, è stata presa in considerazione anche la candidatura dell’arcivescovo di Bari Francesco Cacucci.

Con il presidente Ruini, o comunque poco tempo dopo, potrebbe cambiare anche il segretario della Cei, monsignor Giuseppe Betori. Il candidato numero uno a prendere il suo posto è l’attuale vescovo di Ivrea, Arrigo Miglio, classe 1942, attuale presidente del comitato della conferenza episcopale per le Settimane Sociali. Quanto ai tempi del cambio, le nomine sono attese entro la prima settimana di marzo. Un termine che sarebbe stato chiesto dallo stesso Ruini al Pontefice.

Come sarà la Cei del dopo Ruini? Qualunque sia la scelta di Benedetto XVI, un elemento di discontinuità inevitabile sarà dato dalla personalità, dalla formazione e dal linguaggio del successore. Quanto al «programma», non potrà che essere quello tracciato da Papa Ratzinger al Convegno ecclesiale di Verona, lo scorso ottobre.

(da "il giornale" del 4 febbraio 2007)

ieri politi su "repubblica" dava quasi per certa la nomina di angelo scola. vedremo chi fra i due vaticanisti, politi e tornielli, ha piu' acume, piu' fonti e soprattutto e' piu' credibile... [SM=x40791]

Vaticano/ Ecco la terna in corsa per la Cei. E allo Ior c’è aria di cambiamento

Tutto tranquillo in Vaticano. Così tranquillo che “stanno cambiando tante cose, anche se non sembra”, dicono ad Affari da Oltretevere. E mentre il 7 marzo, giorno pronosticato da tanti come quello buono per le dimissioni di Camillo Ruini dalla sua carica di presidente della Cei, si avvicina, aumentano anche le voci e le previsioni sulla successione al roccioso porporato emiliano che ha guidato la Conferenza dei vescovi dal 1991 ad oggi.

ENIGMA CAMILLO
Innanzitutto, bisogna ricordare che Ruini è anche Cardinale Vicario per la diocesi di Roma. Si occupa cioè della gestione della diocesi di Roma in nome e per conto del Papa. Questo significa che una volta lasciata la Cei potrebbe restare Vicario fino a nuovo ordine; a meno che, come alcuni prevedono in Curia, non ci sia un nuovo Vicario, nientemeno che monsignor Rino Fisichella, arcivescovo di origini lombarde. Classe 1951, Fisichella collabora con Ruini ed è rettore della Pontificia Università Lateranense (di cui Ruini è Gran cancelliere). Il che implicherebbe la sua automatica promozione a cardinale.

UNA POLTRONA PER TRE

Ma questo resta sullo sfondo. Le attenzioni e previsioni di tutti, in Curia, sono dedicate al successore di Ruini. Come accaduto all’inizio del 2006 (anche se in quel caso si tratto di una comunicazione scritta inviata dal Nunzio in Italia Paolo Romeo, ora prossimo a prendere possesso della diocesi di Palermo e futuro cardinale), durante le visite ad limina - quelle dovute dai vescovi al Pontefice ogni cinque anni - si starebbe volgendo un nuovo “sondaggio” da parte papale per apprendere l’orientamento dei vescovi a proposito del nuovo presidente. E c’è un nome che batte tutti, benvoluto ed apprezzato: quello del cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano. Che, come ha rivelato Affari qualche giorno fa, potrebbe anche lasciare la diocesi della Madonnina per trasferirsi a Roma. Una candidatura, appunto, di transizione. In attesa che il clima politico sia meno rovente, specialmente in piene votazioni sui Pacs, per scegliere poi un altro nome. O meglio, fra altri due.

DA CL CON AMORE

Chi sono gli altri due nomi? Il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, e il patriarca di Venezia Angelo Scola. Entrambi vicini a Comunione e Liberazione, movimento che il Papa incontrerà in San Pietro il 24 marzo. Due uomini forti, dalle idee chiare: a Caffarra, però, viene rimproverato di essere un po’ troppo rigido; Scola sembra invece adatto a gestire la Cei, ma non in questo momento.

GLI SCONFITTI

A questo punto vediamo chi esce dai giochi, almeno stando al ‘borsino’ curiale. Crollano le quotazioni di Bruno Forte, vescovo di Chieti e fine teologo ritenuto però lontano rispetto alle posizioni del Pontefice nonché indicato da molti a suo tempo come successore del cardinale Michele Giordano a Napoli (c’è poi andato il cardinale Crescenzio Sepe, lasciando la congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli); scarse quelle di Antonio Cacucci, vescovo di Bari eppure messosi in luce con l’organizzazione del Congresso Eucaristico Nazionale del 2005 in cui Benedetto XVI ha espresso la sua volontàè di conciliazione col mondo ortodosso; outsider Vincenzo Paglia, vescovo di Narni-Amelia e vicino alla comunità di Sant’Egidio ma ormai difficilmente proponibile alla presidenza della Cei. A meno che il Papa non scelga di nominare un vescovo senza promuoverlo cardinale, il che rappresenterebbe un segnale molto forte. È infatti tradizione, nel nostro Paese, di nominare un cardinale – o creare cardinale il vescovo neopresidente, in segno della particolare attenzione della Chiesa verso l’Italia. Non così accade in altre nazioni europee, dove non sempre a capo della conferenza episcopale c’è un porporato.

ADD…IOR?

Vedremo. Resta un’ultima voce, raccolta da Affari, abbastanza insistente ma vigorosamente smentita. Riguarda Angelo Caloia, il presidente dello Ior, la banca vaticana. Economista cattolico di spicco (insegna Economia Politica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), distinto e riservatissimo, ormai settantenne sarebbe prossimo al pensionamento. Benemerito del risanamento dello Ior (andò a sedersi sulla poltrona ancora calda di Paul Marcinkus dopo il crack dell’Ambroveneto degli anni ’80 con il compito di rimettere a posto la banca e riformarne gli statuti), amministratore attento e capace che ha rimpinguato le finanze vaticane investendo dignitosamente sui mercati, al momento della pensione non sarebbe destinato ad essere sostituito da un altro laico.

Anzi, secondo quanto si sussurra, lo Ior tornerebbe di nuovo in mano ad un ecclesiastico, pare il cardinale Attilio Nicora, un altro serio amministratore, “ministro delle Finanze” del Papa e attualmente a capo dell’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio Sede Apostolica (il ministero, appunto). Ma anche questo resta tutto da vedere. Insomma, piano piano la Curia è entrata nel vivo delle sue funzioni. Vedremo ora gli uomini di Benedetto XVI che cosa faranno per la Navicella di Pietro. Tenuto sempre presente che a governare, su tutto, resta lo Spirito Santo. Certezza, questa, che nei momenti di tensione faceva dire a Papa Giovanni XXIII: “Se ci pensa Lui, allora io posso andare a dormire”.

Antonino D’Anna

(da "affari italiani")

chissa' se anche lo spirito santo ha tanti soggetti intorno che gli remano contro [SM=x40791]
la notizia che bruno forte non sia in linea con il papa mi suona completamente nuova visto che e' uno dei teologi ratingeriani per eccellenza...
chissa' se a tettamanzi fa piacere essere chiamato di transizione...

[Modificato da ratzi.lella 04/02/2007 8.52]

Ratzigirl
00martedì 6 febbraio 2007 01.21
La lettera del Papa ai cattolici cinesi potrebbe essere pronta prima di Pasqua

Sottolinea il Cardinale di Hong Kong


La lettera che Benedetto XVI prepara per i cattolici cinesi sarà pronta prima di Pasqua, ha commentato il Cardinale Joseph Zen Ze-kiun, Vescovo di Hong Kong.




Si fa eco di queste dichiarazioni di venerdì del porporato cinese – al settimanale diocesano “Kung Kao Po” – l’agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere “AsiaNews”.

Il messaggio papale, secondo monsignor Zen, conterrà parole “prudenti” relativa alla situazione tra Pechino e la Santa Sede.

Si può dialogare con prudenza con il Governo cinese, ma sulla libertà religiosa il Vaticano deve mantenere una posizione chiara. Questa non è una richiesta inaccettabile”, ha aggiunto il porporato.

Il Cardinal Zen è stato tra i partecipanti alla riunione che Benedetto XVI ha convocato, il 19 e il 20 gennaio, in Vaticano sulla situazione della Chiesa cattolica nella Cina continentale.

Si sono dati appuntamento, tra gli altri, tutti i membri della Segreteria di Stato e della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, insieme ad esperti dei dicasteri, di Diritto Canonico, della Dottrina della Fede e rappresentanti dell’episcopato cinese. Il Papa – che non ha partecipato direttamente all’incontro – ha salutato tutti alla fine.

Nel corso della riunione – presieduta dal segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone – sono stati trattati i problemi ecclesiali più gravi e urgenti relativi alla situazione della Chiesa nel contesto cinese, circa la libertà religiosa; è stata constatata la comunione della quasi totalità dei Vescovi e dei sacerdoti cinesi con il Romano Pontefice e si è verificata la crescita numerica della comunità ecclesiale nel Paese asiatico.

Frutto di questa riunione è stato l’annuncio di una lettera del Santo Padre a tutti cattolici cinesi, la volontà di portare avanti il cammino di un dialogo rispettoso e costruttivo con le autorità cinesi, il desiderio di una normalizzazione delle relazioni e l’approvazione della costituzione di una Commissione sulla Cina.

Le relazioni diplomatiche della Santa Sede e del Governo cinese si sono rotte quando nel 1951, due anni dopo l’arrivo al potere di Mao Tse-Tung, è stato espulso il nunzio apostolico, l’Arcivescovo Antonio Riberi.

Il Governo cinese permette la pratica religiosa nel suo Paese solo con personale riconosciuto e in luoghi registrati presso l’Ufficio per gli Affari Religiosi e sotto il controllo dell’Associazione Patriottica (AP), il cui statuto prevede la creazione di una Chiesa nazionale slegata dalla Santa Sede.

Per questo si parla della differenza tra una Chiesa “ufficiale” o “patriottica” e i fedeli che cercano di sottrarsi al suddetto controllo per obbedire direttamente al Papa, formando la Chiesa “non ufficiale” o “clandestina”.

Tra gli ultimi problemi c’è la situazione creata dalle tre ordinazioni episcopali illegittime (senza il consenso del Papa) celebrate, ad opera dell’AP, in Cina nel 2006 – a Kunming (30 aprile), Anhui (2 maggio) e Xuzhou (30 novembre).

I recenti commenti del Vescovo di Hong Kong al settimanale diocesano includono la questione delle nomine episcopali.

Secondo lui, l’attuale “modello vietnamita” – che permette al Vaticano e al Governo di scegliere insieme i presuli –, sottolinea l’agenzia del PIME, è "piuttosto buono".

Nelle ordinazioni in Vietnam, “il Vaticano presenta diversi candidati appropriati, il governo studia le proposte e presenta delle osservazioni al Papa, che in ogni caso decide per ultimo".

Si tratta di "un compromesso accettabile, anche perché il Vietnam non ha una Associazione patriottica dei cattolici, come in Cina, un'organizzazione illecita ed inaccettabile per la Chiesa", ha spiegato il porporato.
ratzi.lella
00martedì 6 febbraio 2007 12.28
grande editoriale...su cui riflettere!!!
CRITICARE IL PAPA, SPORT DI MODA

La caduta di Pippo Baudo polemista indecente
di Lucetta Scaraffia

Ci mancava Pippo Baudo che, dall'alto di un popolarissimo programma televisivo dedicato al calcio, ha criticato Benedetto XVI per non essere subito intervenuto sui gravi fatti di Catania, ma piuttosto - è sembrato suggerire - su questioni di secondaria importanza come l'eutanasia, l'aborto o i pacs. Tutti i media, con poche eccezioni, sembrano impegnati in una critica serrata al Papa, e ogni pretesto pare buono. La violenza negli stadi sarebbe l'unica contro la quale è legittimo - anzi, doveroso - pronunciarsi, mentre tutto il resto sarebbe meglio lasciarlo ai politici. Questa era l'aria sui giornali italiani di ieri, dai quali, in misura maggiore o minore, la giornata della vita, celebrata domenica dalla Chiesa italiana e da Benedetto XVI, risulterebbe solo un'inutile ripetezione di rimproveri già fatti, un arroccamento perdente su posizioni conservatrici non condivise neppure da tutti i cattolici. Perfino i ragazzi del Movimento per la Vita - ridotti a "poche migliaia", in un implicito confronto con l'alto numero di giovani presenti in altre manifestazioni - con i loro palloncini bianchi e verdi, sembrano poveri fanatici, fuori della storia e del tempo. Del resto già due settimane fa L'espresso, mandando un suo giornalista nei confessionali - con una grave violazione della deontologia professionale prima ancora che con un affronto al sacramento della confessione, quasi da nessuno deplorato (e proviamo solo a immaginare le conseguenze di qualcosa di simile nei confronti di ebrei o musulmani) - ha cercato di dimostrare che il Papa è un generale senza esercito. Mentre abbondano critiche e accuse, non c'è nessuno che risponda veramente alle obiezioni di Benedetto XVI sulle questioni della intangibilità della vita e della famiglia. Al massimo si dice che i suoi allarmi sono inutili, le sue parole insensate. Di fronte alle sue ragioni, che sono forti e ben argomentate, si sbandiera solo una generica ideologia in cui le parole libertà e amore fanno balenare un avvenire di felicità contrapposto a un presente di oppressione. Oppure, la necessità di adeguarsi in proposito ai paesi più avanzati, senza tenere conto che là dove sono in vigore da più tempo queste leggi libertarie - come in Olanda e Gran Bretagna - giornali e osservatori di ogni tendenza denunciano il degrado sociale e morale in cui è caduta la società, ben visibile nella crisi delle nuove generazioni. Si aggiungono i sondaggi dalle domande manipolate, per convincere che ormai tutti pensano così, che bisogna mettersi in linea per non rimanere tagliati fuori. E si sorvola invece quando altre ricerche rivelano come fra le comunità immigrate quelle che riescono a sfuggire in maggior numero a prostituzione, droga e delinquenza sono quelle asiatiche, tra le quali la famiglia è ancora fortissima. Se non si sa cosa rispondere - o se la risposta vera è solo quella della necessità politica di tenere unito il governo di centrosinistra facendo concessioni a radicali e sinistra - si arriva alla lapidazione mediatica del Papa, nel tentativo di delegittimarlo e quindi di rendere le sue parole inefficaci. Tutto questo svela una grande paura di aprire un dibattito autentico su questi temi, per riflettere su cosa stiamo facendo e sulle conseguenze di provvedimenti di questo tipo nella nostra società. E stupisce che quanti hanno a cuore la libertà di espressione - cattolici di varie tendenze o laici che siano - non denuncino questa situazione, chiedendo che le parole di Benedetto XVI siano ascoltate e discusse con il rispetto e l'attenzione che si devono non solo al capo di una confessione religiosa, ma a chiunque esprima un'opinione controcorrente.

(da "avvenire" del 6 febbraio 2007)

[SM=g27811] [SM=g27811]
euge65
00martedì 6 febbraio 2007 15.15
e certo...................


Cosa possono rispondere visto che certa gente attacca indiscriminatamente Benedetto XVI a priori qualunque cosa dica o addirittura pensi perche' non ha argomenti e ne le capacita' di sostenere anche 5 dico solo 5 minuti di conversazione con lui su temi cosi' importanti che non si possono liquidare con chiacchiere e giri di parole ferneticanti inneggianti peraltro ad una liberta' che non esistera' mai se liberta' signfica infischiarsene alla grande del valore della famiglia, della vita umana e dell'umano rispetto anche per l'essere piu' indifeso!!!!!!!!!!!!
lo stesso Baudo si e' lanciato in un'attacco vergognoso e senza precedenti poiche' ha ignorato totalmente il fatto che gia' la Santa Sede tramite l'Osservatore Romano pubblicava tanto di condanna all'accaduto con un'intervista del Segretario di Stato Bertone, peraltro ne e' stato dato l'annuncio nella trasmissione a Sua Immagine che vorrei rcordare a Baudo e' di Rai Uno ma, certamente non sono quelle le trasmissioni che interessano a questo campione di " popolarita'" l'importante per lui e' stato sfruttare indeganmente un momento di orrore, rabbia e dolore e per l'occasione tirarci dentro Benedetto!!!!!!!!!!!!!!!!!
Come possiamo pretendere che certa gente possa o sappia rispondere e ripeto anche solo reggere 5 minuti di dialogo con Benedetto e siccome sanno benissimo di non essere in grado di farlo si elevano a paladini della liberta' soltanto offendendo, denigrando e quant'altro e la cosa tragica che i molti pecoroni che prendono a modello questi buffoni come esempi di vita si limitano a seguirli perche' lo ha detto Baudo...............
e poi sarebbe la chiesa la cattura cervelli!!!!!!!!!!!!!!!
ma per favore!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
[SM=g27826] [SM=g27826] [SM=g27826] [SM=g27826] [SM=g27825] [SM=g27825] [SM=g27812]

[Modificato da euge65 06/02/2007 15.18]

TERESA BENEDETTA
00martedì 6 febbraio 2007 17.52

lo stesso Baudo si e' lanciato in un'attacco vergognoso e senza precedenti poiche' ha ignorato totalmente il fatto che gia' la Santa Sede tramite l'Osservatore Romano pubblicava tanto di condanna all'accaduto con un'intervista del Segretario di Stato Bertone



Ma questo e il problema con i 'commentatori casuali' - che ignorano i fatti: o perche scelgono ignorarli, o perche sono semplicemente ignoranti e non-informati! Scommetto che questo Baudo non avrebbe controllato le notizie prima di esprimersi in modo cosi presuntuoso e arrogante ex cattedra sua (per quanto vale, se vale qualcosa).

Percio, avrebbe preferito che l'Osservatore Romano non si e disceso a rimprovere un ignoramus nella Pagina 1, e che avrebbe lasciato le polemiche ai giornali secolari.

Visto che questa discussione si sta seguendo qui, posto anche qui qualcosa che avevo postato prima nella cartella LA STAMPA, dove si puo leggere la rubrica dell'OR contro Baudo:

Ma non e che questo Baudo e riuscito con la sua intenzione di farsi titolo? Ormai i tipi del showbusiness sanno che il piu sicuro modo di 'farsi titolo' e attaccando il Papa e la Chiesa - vedete i '9 giorni di meraviglia' che ha guadagnato quel tipo della cosiddetta satira del Papa....

Allora Baudo puo vantarsi - fara parte del suo curriculum vitae - che il Vaticano ha dedicato una rubrica abbastanza lunga a lui, in un numero dove non si vede altre notizie nella pagina 1 se non notizie sul Papa e sulla Chiesa [neanche notizie dal Medio Oriente oggi!].

Meritava un tale tipo quest'ossequio? Dare tanta importanza a lui da dedicargli un'editoriale nella Pagina 1 del giornale del Papa e un tipo d'ossequio, anche se negativo. Come dicono nel showbiz, qualche pubblicita e pubblicita nemmeno! O meglio, come direbbe nella pubblicita per Mastercard, "Quanto vale la pubblicita nella pagina 1 dell'Osservatore Romano? Inestimabile!"

Anzitutto, perche l'Osservatore Romano ha da 'difendere' quando non c'e niente da difendere? Sopratutto contro un tipo che mi pare piuttosto volgare!

Hanno potuto semplicemente pubblicare una notizia molto visible riportando come il Vaticano ed il Cardinal Bertone hanno reagito in modo tempestive, doveroso e premuroso alla tragedia in Catania, senza riferimento a Baudo, tantomeno farlo il centro della storia come hanno fatto con questo iniziativo poco saggio!

La reazione alle finte confessioni del'Espresso l'hanno nascosta in una pagina interna, ma questo sul Baudo meritava la '1', figuriamoci!

[Modificato da TERESA BENEDETTA 06/02/2007 17.55]

ratzi.lella
00martedì 6 febbraio 2007 18.35
speriamo sia la volta buona...
Baudo e il Papa, se l'ex terzino Bertone telefona a Prima pagina

Roma, 6 feb (Velino) - Ha telefonato in diretta questa mattina a Prima pagina, programma di Radio 3 Rai, dopo aver sentito “gli interventi dei radioascoltatori sul tema dell'intervento di Pippo Baudo” e si è detto “assolutamente dissenziente”, per una “valutazione che è frutto di ignoranza”. Chi parla è il cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato del Vaticano: “La Santa Sede e io stesso, che sono il primo collaboratore del Papa, sono intervenuto subito con un duro intervento e poi l'Osservatore romano ha messo in prima pagina un articolo molto severo sui fatti di Catania quindi non capisco questa ostinazione a dire che la Chiesa è lontana dalla gente e dal popolo – afferma -. A parte che gli Angelus e i post Angelus sono gli interventi più vicini ai problemi della gente, si vede l'aumento delle folle in piazza San Pietro, che dimostra la percezione della gente di avere il Papa vicino ai problemi più drammatici e più brucianti del nostro tempo. Ma anche un grande sportivo come Beckembauer, in una recente intervista su AbendZeitung, in cui dice: ‘Questo papa attira la gente alla Chiesa e io ne sono uno dei testimoni, uno dei frutti. Ero lontano dalla Chiesa e adesso, sentendo i suoi interventi, mi sto avvicinando sempre più e sono entusiasta di questo Papa’. Una bella testimonianza di un grande sportivo che va in direzione nettamente opposta a quello che dice Pippo Baudo” commenta Bertone, grande appassionato di calcio.

Gaspare Barbiellini Amidei, che conduce la trasmissione “affonda” proprio sulla passione sportiva del cardinale: “Ho letto che lei penserebbe di fare una squadra vaticana. È solo una battuta?". Bertone ricorda i suoi trascorsi sul campo – “sono stato terzino (…) ma ho fatto una vita da centravanti perché ho sempre dovuto giocare all'attacco soprattutto con i giovani – e poi: “Il campionato lo facciamo – ha aggiunto, in riferimento alla Clericus cup al via il 24 febbraio prossimo -. Adesso però, una squadra di calcio del Vaticano sa che è stata una battuta quella, ma c'è stata una reazione quasi universale di plauso e di favore a questa idea”, addirittura si è scomodata la Uefa. “Ma, per adesso, non abbiamo l'idea di realizzarla. Qualcuno mi ha scritto che sarebbe bello che alle prossime Olimpiadi di Pechino ci fosse una squadra del Vaticano e in un grande stadio di Pechino fosse eseguito l'inno pontificio. Sarebbe davvero una cosa bella.

Il conduttore chiede quindi chiarimenti sui “problemi di comunicazione” vaticana visto che “un presentatore televisivo quattro ore dopo dà il tempo dell'orologio al Papa mentre in effetti lei, che è la vera voce ufficiale del Vaticato, aveva già parlato”. E “da Ratisbona ad altri episodi, più di una volta ci sia stato un grosso difetto di comunicazione”. Poi: “Mi passi la domanda: vi volete dare una svegliata nella comunicazione”?
Bertone precisa: “Io ho parlato per radio, molte stazioni radio hanno riferito le mie parole: c'è un difetto di conoscenza non di comunicazione, la solita pacchiana ignoranza. Un presentatore come Pippo Baudo avrebbe almeno dovuto informarsi. In questo caso dunque c'è ignoranza non difetto di comunicazione”. Anche se comunque “stiamo pensando ad un rilancio della comunicazione della Chiesa”.

La sortita telefonica del segretario di Stato vaticano comunque rappresenta un gesto innovativo per la comunicazione della Chiesa. Ma come è andata? “Pronto? Sono il cardinale Bertone, buongiorno”: erano le 8.20 circa di questa mattina quando Barbiellini, ha risposto al segretario di Stato vaticano. “Certo non capita tutti i giorni che la segreteria di Stato decida di parlare attraverso il canale di Prima pagina” ha osservato il giornalista. Sorpreso, ma non troppo. Perché, ha raccontato Barbiellini al VELINO: “Ieri, in seguito al dibattito che c’era sui giornali sui tempi degli interventi del Vaticano sulla vicenda di Catania, ho fatto sapere al cardinale, per canali non segreti, che se avesse voluto spiegare questo apparente ritardo del Papa il numero era quello. Poi ho informato l’ufficio che forse avrebbe chiamato. E ha chiamato”. Insomma, Bertone ha risposto a un invito. E forse ha influito sulla decisione il fatto che Barbiellini è uno dei giornalisti cattolici più famosi in Italia; inoltre, i due si conoscono personalmente da circa tre anni, quando nella Basilica di San Giovanni in Laterano, il 20 gennaio 2004, furono invitati a parlare sul tema “Di generazione in generazione, famiglia e trasmissione di valori” dal cardinale Ruini, all’interno del ciclo di conferenze-dibattiti “Dialoghi in cattedrale”.

L’allora cardinale di Genova, dieci giorni prima, aveva lanciato l’idea di una “squadra della Chiesa”, quando l’11 gennaio, in occasione della partita Sampdoria-Juventus, si era improvvisato cronista sportivo per la tv locale Telenord. Nell’occasione il porporato aveva disegnato una “formazione” di cardinali con Joseph Ratzinger allenatore, Angelo Sodano regista, Dionigi Tettamanzi terzino e Camillo Ruini centravanti. Tanto che lo stesso presidente della Cei aveva così, scherzosamente, introdotto Bertone: “Sono particolarmente legato (al cardinale) specialmente dopo che mi ha designato come centravanti; quando ero giovane venivo relegato sempre all’ala, per fare meno danni possibili”.

(da "il velino")

forza...il papa ha bisogno di una comunicazione efficace!!!
euge65
00martedì 6 febbraio 2007 18.49
Re: speriamo sia la volta buona...

Scritto da: ratzi.lella 06/02/2007 18.35
Baudo e il Papa, se l'ex terzino Bertone telefona a Prima pagina

Roma, 6 feb (Velino) - Ha telefonato in diretta questa mattina a Prima pagina, programma di Radio 3 Rai, dopo aver sentito “gli interventi dei radioascoltatori sul tema dell'intervento di Pippo Baudo” e si è detto “assolutamente dissenziente”, per una “valutazione che è frutto di ignoranza”. Chi parla è il cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato del Vaticano: “La Santa Sede e io stesso, che sono il primo collaboratore del Papa, sono intervenuto subito con un duro intervento e poi l'Osservatore romano ha messo in prima pagina un articolo molto severo sui fatti di Catania quindi non capisco questa ostinazione a dire che la Chiesa è lontana dalla gente e dal popolo – afferma -. A parte che gli Angelus e i post Angelus sono gli interventi più vicini ai problemi della gente, si vede l'aumento delle folle in piazza San Pietro, che dimostra la percezione della gente di avere il Papa vicino ai problemi più drammatici e più brucianti del nostro tempo. Ma anche un grande sportivo come Beckembauer, in una recente intervista su AbendZeitung, in cui dice: ‘Questo papa attira la gente alla Chiesa e io ne sono uno dei testimoni, uno dei frutti. Ero lontano dalla Chiesa e adesso, sentendo i suoi interventi, mi sto avvicinando sempre più e sono entusiasta di questo Papa’. Una bella testimonianza di un grande sportivo che va in direzione nettamente opposta a quello che dice Pippo Baudo” commenta Bertone, grande appassionato di calcio.

Gaspare Barbiellini Amidei, che conduce la trasmissione “affonda” proprio sulla passione sportiva del cardinale: “Ho letto che lei penserebbe di fare una squadra vaticana. È solo una battuta?". Bertone ricorda i suoi trascorsi sul campo – “sono stato terzino (…) ma ho fatto una vita da centravanti perché ho sempre dovuto giocare all'attacco soprattutto con i giovani – e poi: “Il campionato lo facciamo – ha aggiunto, in riferimento alla Clericus cup al via il 24 febbraio prossimo -. Adesso però, una squadra di calcio del Vaticano sa che è stata una battuta quella, ma c'è stata una reazione quasi universale di plauso e di favore a questa idea”, addirittura si è scomodata la Uefa. “Ma, per adesso, non abbiamo l'idea di realizzarla. Qualcuno mi ha scritto che sarebbe bello che alle prossime Olimpiadi di Pechino ci fosse una squadra del Vaticano e in un grande stadio di Pechino fosse eseguito l'inno pontificio. Sarebbe davvero una cosa bella.

Il conduttore chiede quindi chiarimenti sui “problemi di comunicazione” vaticana visto che “un presentatore televisivo quattro ore dopo dà il tempo dell'orologio al Papa mentre in effetti lei, che è la vera voce ufficiale del Vaticato, aveva già parlato”. E “da Ratisbona ad altri episodi, più di una volta ci sia stato un grosso difetto di comunicazione”. Poi: “Mi passi la domanda: vi volete dare una svegliata nella comunicazione”?
Bertone precisa: “Io ho parlato per radio, molte stazioni radio hanno riferito le mie parole: c'è un difetto di conoscenza non di comunicazione, la solita pacchiana ignoranza. Un presentatore come Pippo Baudo avrebbe almeno dovuto informarsi. In questo caso dunque c'è ignoranza non difetto di comunicazione”. Anche se comunque “stiamo pensando ad un rilancio della comunicazione della Chiesa”.

La sortita telefonica del segretario di Stato vaticano comunque rappresenta un gesto innovativo per la comunicazione della Chiesa. Ma come è andata? “Pronto? Sono il cardinale Bertone, buongiorno”: erano le 8.20 circa di questa mattina quando Barbiellini, ha risposto al segretario di Stato vaticano. “Certo non capita tutti i giorni che la segreteria di Stato decida di parlare attraverso il canale di Prima pagina” ha osservato il giornalista. Sorpreso, ma non troppo. Perché, ha raccontato Barbiellini al VELINO: “Ieri, in seguito al dibattito che c’era sui giornali sui tempi degli interventi del Vaticano sulla vicenda di Catania, ho fatto sapere al cardinale, per canali non segreti, che se avesse voluto spiegare questo apparente ritardo del Papa il numero era quello. Poi ho informato l’ufficio che forse avrebbe chiamato. E ha chiamato”. Insomma, Bertone ha risposto a un invito. E forse ha influito sulla decisione il fatto che Barbiellini è uno dei giornalisti cattolici più famosi in Italia; inoltre, i due si conoscono personalmente da circa tre anni, quando nella Basilica di San Giovanni in Laterano, il 20 gennaio 2004, furono invitati a parlare sul tema “Di generazione in generazione, famiglia e trasmissione di valori” dal cardinale Ruini, all’interno del ciclo di conferenze-dibattiti “Dialoghi in cattedrale”.

L’allora cardinale di Genova, dieci giorni prima, aveva lanciato l’idea di una “squadra della Chiesa”, quando l’11 gennaio, in occasione della partita Sampdoria-Juventus, si era improvvisato cronista sportivo per la tv locale Telenord. Nell’occasione il porporato aveva disegnato una “formazione” di cardinali con Joseph Ratzinger allenatore, Angelo Sodano regista, Dionigi Tettamanzi terzino e Camillo Ruini centravanti. Tanto che lo stesso presidente della Cei aveva così, scherzosamente, introdotto Bertone: “Sono particolarmente legato (al cardinale) specialmente dopo che mi ha designato come centravanti; quando ero giovane venivo relegato sempre all’ala, per fare meno danni possibili”.

(da "il velino")

forza...il papa ha bisogno di una comunicazione efficace!!!




GRANDE BERTONE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
PERO' FORZA RAGAZZI IN VATICANO DIAMOCI UNA MOSSA E FACCIAMO IN MODO CHE UNA COMUNICAZIONE EFFICACE E TEMPESTIVA IMPEDISCA AD UNO COME BAUDO DI SPARARE OFFESE E SCEMPIAGGINI COME HA FATTO!!!!!!!!!!!
TERESA BENEDETTA
00martedì 6 febbraio 2007 19.00

Bertone precisa: “Io ho parlato per radio, molte stazioni radio hanno riferito le mie parole: c'è un difetto di conoscenza non di comunicazione, la solita pacchiana ignoranza. Un presentatore come Pippo Baudo avrebbe almeno dovuto informarsi. In questo caso dunque c'è ignoranza non difetto di comunicazione”



APPUNTO l'ho che ho detto!!!

[Modificato da TERESA BENEDETTA 06/02/2007 19.01]

LadyRatzinger
00martedì 6 febbraio 2007 19.55
Re: speriamo sia la volta buona...

Scritto da: ratzi.lella 06/02/2007 18.35
Baudo e il Papa, se l'ex terzino Bertone telefona a Prima pagina

Roma, 6 feb (Velino) - Ha telefonato in diretta questa mattina a Prima pagina, programma di Radio 3 Rai, dopo aver sentito “gli interventi dei radioascoltatori sul tema dell'intervento di Pippo Baudo” e si è detto “assolutamente dissenziente”, per una “valutazione che è frutto di ignoranza”. Chi parla è il cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato del Vaticano: “La Santa Sede e io stesso, che sono il primo collaboratore del Papa, sono intervenuto subito con un duro intervento e poi l'Osservatore romano ha messo in prima pagina un articolo molto severo sui fatti di Catania quindi non capisco questa ostinazione a dire che la Chiesa è lontana dalla gente e dal popolo – afferma -. A parte che gli Angelus e i post Angelus sono gli interventi più vicini ai problemi della gente, si vede l'aumento delle folle in piazza San Pietro, che dimostra la percezione della gente di avere il Papa vicino ai problemi più drammatici e più brucianti del nostro tempo. Ma anche un grande sportivo come Beckembauer, in una recente intervista su AbendZeitung, in cui dice: ‘Questo papa attira la gente alla Chiesa e io ne sono uno dei testimoni, uno dei frutti. Ero lontano dalla Chiesa e adesso, sentendo i suoi interventi, mi sto avvicinando sempre più e sono entusiasta di questo Papa’. Una bella testimonianza di un grande sportivo che va in direzione nettamente opposta a quello che dice Pippo Baudo” commenta Bertone, grande appassionato di calcio.

Gaspare Barbiellini Amidei, che conduce la trasmissione “affonda” proprio sulla passione sportiva del cardinale: “Ho letto che lei penserebbe di fare una squadra vaticana. È solo una battuta?". Bertone ricorda i suoi trascorsi sul campo – “sono stato terzino (…) ma ho fatto una vita da centravanti perché ho sempre dovuto giocare all'attacco soprattutto con i giovani – e poi: “Il campionato lo facciamo – ha aggiunto, in riferimento alla Clericus cup al via il 24 febbraio prossimo -. Adesso però, una squadra di calcio del Vaticano sa che è stata una battuta quella, ma c'è stata una reazione quasi universale di plauso e di favore a questa idea”, addirittura si è scomodata la Uefa. “Ma, per adesso, non abbiamo l'idea di realizzarla. Qualcuno mi ha scritto che sarebbe bello che alle prossime Olimpiadi di Pechino ci fosse una squadra del Vaticano e in un grande stadio di Pechino fosse eseguito l'inno pontificio. Sarebbe davvero una cosa bella.

Il conduttore chiede quindi chiarimenti sui “problemi di comunicazione” vaticana visto che “un presentatore televisivo quattro ore dopo dà il tempo dell'orologio al Papa mentre in effetti lei, che è la vera voce ufficiale del Vaticato, aveva già parlato”. E “da Ratisbona ad altri episodi, più di una volta ci sia stato un grosso difetto di comunicazione”. Poi: “Mi passi la domanda: vi volete dare una svegliata nella comunicazione”?
Bertone precisa: “Io ho parlato per radio, molte stazioni radio hanno riferito le mie parole: c'è un difetto di conoscenza non di comunicazione, la solita pacchiana ignoranza. Un presentatore come Pippo Baudo avrebbe almeno dovuto informarsi. In questo caso dunque c'è ignoranza non difetto di comunicazione”. Anche se comunque “stiamo pensando ad un rilancio della comunicazione della Chiesa”.

La sortita telefonica del segretario di Stato vaticano comunque rappresenta un gesto innovativo per la comunicazione della Chiesa. Ma come è andata? “Pronto? Sono il cardinale Bertone, buongiorno”: erano le 8.20 circa di questa mattina quando Barbiellini, ha risposto al segretario di Stato vaticano. “Certo non capita tutti i giorni che la segreteria di Stato decida di parlare attraverso il canale di Prima pagina” ha osservato il giornalista. Sorpreso, ma non troppo. Perché, ha raccontato Barbiellini al VELINO: “Ieri, in seguito al dibattito che c’era sui giornali sui tempi degli interventi del Vaticano sulla vicenda di Catania, ho fatto sapere al cardinale, per canali non segreti, che se avesse voluto spiegare questo apparente ritardo del Papa il numero era quello. Poi ho informato l’ufficio che forse avrebbe chiamato. E ha chiamato”. Insomma, Bertone ha risposto a un invito. E forse ha influito sulla decisione il fatto che Barbiellini è uno dei giornalisti cattolici più famosi in Italia; inoltre, i due si conoscono personalmente da circa tre anni, quando nella Basilica di San Giovanni in Laterano, il 20 gennaio 2004, furono invitati a parlare sul tema “Di generazione in generazione, famiglia e trasmissione di valori” dal cardinale Ruini, all’interno del ciclo di conferenze-dibattiti “Dialoghi in cattedrale”.

L’allora cardinale di Genova, dieci giorni prima, aveva lanciato l’idea di una “squadra della Chiesa”, quando l’11 gennaio, in occasione della partita Sampdoria-Juventus, si era improvvisato cronista sportivo per la tv locale Telenord. Nell’occasione il porporato aveva disegnato una “formazione” di cardinali con Joseph Ratzinger allenatore, Angelo Sodano regista, Dionigi Tettamanzi terzino e Camillo Ruini centravanti. Tanto che lo stesso presidente della Cei aveva così, scherzosamente, introdotto Bertone: “Sono particolarmente legato (al cardinale) specialmente dopo che mi ha designato come centravanti; quando ero giovane venivo relegato sempre all’ala, per fare meno danni possibili”.

(da "il velino")

forza...il papa ha bisogno di una comunicazione efficace!!!



Bertone [SM=g27811] [SM=g27811] [SM=g27811]
ratzi.lella
00martedì 6 febbraio 2007 20.56
ancora confronti...
strumentali e intellettualmente sbagliati:

«Ratzinger detta la regola Martini pensa alla persona»
di Gian Guido Vecchi

MILANO - «Si fa presto a dire aut aut, a contrapporre le posizioni come si escludessero a vicenda. Parliamo di una realtà complessa, bisognerebbe fare lo sforzo di vedere et et, l' una "e" l' altra...». Carlo Ghidelli, 72 anni, arcivescovo di Lanciano e Ortona nonché biblista di fama internazionale, fa parte del Consiglio episcopale permanente della Cei che ha firmato (il 21 novembre) il messaggio ricordato ieri dal Papa, là dove si invita a non cadere nell' «inganno» che arriva a «mascherare» l' eutanasia «con un velo di umana pietà». E insieme si è distinto per la difesa delle tesi del cardinale Martini, a dispetto del gelo ufficiale, anche dopo le riflessioni sul caso Welby e la «limitazione dei trattamenti» pubblicate il mese scorso sul Sole 24Ore. «Attenzione, però: ciò che dicono il documento dei vescovi e Benedetto XVI da una parte e il cardinale Martini dall' altra sono come le facce d' uno stesso prisma, a considerarne solo una si perde la visione d' insieme e l' equilibrio del giudizio», spiega l' arcivescovo Ghidelli. «Vedono la stessa realtà da punti di vista differenti, come quando si evidenzia una parola o l' altra d' una medesima frase». Così la «pietà» ingannevole dalla quale mette in guardia il Papa non c' entra con la posizione di Martini «perché non ha nulla a che vedere con la pietas autentica, che comporta rispetto per la persona umana e un grande investimento di sé; il Papa si riferisce alla falsa pietà, la pietà mascherata che può fare breccia nell' opinione pubblica, anche tra i cattolici: il cosiddetto "buonismo", la commiserazione a basso prezzo che non costa niente a nessuno». Certo, le differenze tra Benedetto XVI e Martini ci sono. In entrambi i casi c' è un «no» ad eutanasia e accanimento terapeutico ma la difficoltà sta nel tracciare un confine netto, dove finisce l' una e inizia l' altro? «Il cardinale si sofferma di più sull' aspetto personale ed esprime anzitutto la preoccupazione per la singola persona malata». Come quando scriveva che non ci si può «richiamare a una regola generale quasi matematica» per stabilire se un intervento medico è appropriato, «occorre un discernimento che consideri le condizioni concrete e le intenzioni dei soggetti coinvolti». Dall' altra parte «si evidenzia di più la preoccupazione per il bene comune, il dire a tutti che la vita è un valore e non si tocca». Del resto «il bene comunitario non può fagocitare la persona», sorride l' arcivescovo, e comunque «bene comune e il bene personale non si escludono, sono due beni: come le facce di un prisma appartengono allo stesso sistema di valori».

(da "il corriere della sera" del 6 febbraio 2007)

mi pare che questo confronto sia inutile e sbagliato: come si fa a contrapporre il magistero del papa all'opinione personale di un semplice cardinale? bah! mi sembra che i media abbiano adottato martini come antipapa...giochino sciocco e fuori luogo...

articolo piu' razionale:

Il Papa, le regole e la persona
Contrapporre compassione e difesa della vita è insensato e strumentale

I reiterati appelli di Benedetto XVI contro aborto ed eutanasia e a difesa della famiglia vengono spesso contrapposti a un atteggiamento di compassione o di umana pietà che sarebbe più rispettoso del dolore delle persone. A questo fine si è fatto spesso ricorso a un articolo del cardinale Carlo Maria Martini, in cui peraltro il richiamo a questi sentimenti non cancellava il rifiuto dell’eutanasia.
Quella che si mette in contrapposizione è la concezione della persona, centro dell’insegnamento cristiano e retaggio della civiltà occidentale, e la condizione specifica e tragica di un singolo individuo. La contrapposizione è infondata, sia sul piano logico sia su quello del comportamento concreto.
Il concetto cristiano, più specificamente tomista e ratzingeriano, di persona non ha un senso collettivo, non riguarda l’umanità nel suo complesso, ma ogni essere umano nella sua unicità e irripetibilità.
Proprio per questo si oppone a qualsiasi forma di manipolazione che consideri la persona come un oggetto, una cavia di laboratorio, uno strumento, seppure impiegato per fini lodevoli come la ricerca scientifica e la cura delle malattie. E’quindi a ogni persona che si chiede di avere rispetto per la vita, a cominciare dalla propria, per quanto difficile e dolorosa possa essere.
La compassione, la virtù di saper patire insieme, ha appunto questo senso, non quello di compatire nel senso di tollerare con una certa indifferenza se non addirittura di sufficienza. Naturalmente qui si parla di una logica spirituale, non di disposizioni giuridiche.
Trovare il confine tra l’eutanasia inaccettabile e l’accanimento terapeutico, anch’esso condannabile, sul piano morale richiede il ricorso alla compassione, che è una regola cristiana, non l’eccezione alla regola. Il legislatore che deve precisare questi confini sul piano giuridico, il magistrato che deve giudicare se essi siano stati superati, devono invece interpretare o precisare leggi, cioè strumenti che definiscono quel che è reato e quello che non lo è. Laicamente, che significa con pieno rispetto per l’unicità della persona.

(da "il foglio" del 6 febbraio 2007)

[Modificato da ratzi.lella 06/02/2007 21.01]

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