Quattro rivelazioni .

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claudio.41
00Sunday, July 31, 2005 7:41 AM
LA CHIESA DI CRISTO di G . Petrelli... dal sito : "Il granel di senape"

Parte I
QUATTRO RIVELAZIONI
Quattro rivelazioni - Quella di Cristo
del Nuovo Nome - della Chiesa - della Croce


" Poi " - Uno dei grandi e poi " (ed E) della scrittura, per legare un avvenimento ad altri. " Poi Gesù, essendo venuto nelle parti di Cesarea di Filippi ".
Il luogo: lontano da Gerusalemme, e nel territorio di una città che portava un nome del sovrano della terra, di Cesare; proprio in quelle vicinanze, lo sconosciuto Sovrano
dell'Universo portò i discepoli a rivelazioni più intime, e che dovevano servire al piano del Regno di Dio.
Il tempo: Leggendo nell'Evangelo secondo San Marco, al capo ottavo, il fatto è riportato dopo quello del cieco (Marco 8: 22-26). Invitiamo il lettore, proprio a questo punto, di leggere quel passaggio e notare il metodo di separazione usato da Gesù: lo prese per la mano, e lo menò fuori del castello, lontano, cioè, da coloro che glielo avevano presentato, gli sputò negli occhi, e pose le mani sopra di lui: cioè, non fece come gli era stato suggerito; poi gli domandò se vedeva cosa alcuna.
L'uomo, levati gli occhi in su, disse: " Io veggo gli uomini camminare come alberi. Poi di nuovo, gli mise le mani sopra gli occhi, e lo fece riguardare in su, ed egli ricoverò la vista e vedeva tutti chiaramente.
" Il metodo di cura, i due diversi modi di vedere", non sono senza significato : quando siamo noi che vediamo, le cose ci appaiono in modo stravagante; quando è Lui che ci fa riguardare, si vede chiaro.
Infine, il Signore lo rimandò a casa, e lo avvertì a non entrare più nel castello. Lo distaccava dalla folla che aveva preso a proteggerlo.
Questo fatto era un adatto ammaestramento ai discepoli, chiamati anch'essi ad essere un popolo a parte, per fini superiori e per essere liberati della maniera comune di vedere e giudicare.
Gesù domandò ai suoi discepoli : " Chi dicono gli uomini, che IO, il Figliuolo dell'Uomo sono? " Ed essi riferirono parte del dire degli uomini. Dissero: " Alcuni, Giovanni Battista; altri Elia; altri Geremia, od uno dei profeti ".
Riferirono parte, giacchè vi erano di quelli che dicevano che Gesù aveva il demonio, e altri, che Egli era fuori di sé. E' lodevole che i discepoli non ebbero il cuore di ripetere i rapporti sfavorevoli.
Ed Egli disse loro : " E voi chi dite che Io sono?
Gli uomini - Voi? - Dunque, essi non sono uomini? - Sono, ma chiamati ad un destino speciale.
Le domande, messe di fronte, servono ad imprimere un distacco fra i due parlari: Quello dell'uomo nelle sue forze, e quello di uomini mossi dallo Spirito di Dio.
Il meglio che l'uomo può dire non risponde alla realtà. Ci vuole la Grazia di Dio per conoscere la verità di Dio. " E voi ". Quell'" E " si traduce più energicamente: " Ma ".
Ma voi chi dite che Io sono? - Da essi dunque si attendeva un altro linguaggio.
E Simone Pietro, rispondendo disse : "Tu sei il Cristo, il Figliuolo dell'Iddio vivente ". La risposta lasciava addietro, senza misura di paragone, tutte le differenti opinioni: Gesù e Dio, vengono messi nella luce unica che Loro si conviene.
Il Cristo, il Figliuolo, è uno solo - dell'Iddio Vivente. Si sente la presenza di Lui, dell'Onnipotente, in questa parola " Vivente "; vede, ode. prende cura di noi.
La risposta, in germe, contiene la duplice conoscenza, intorno a Gesù ed al Padre che Lo ha mandato. Lui, un tale Personaggio, il Figliuolo di Dio, di tale Dio - Vivente.
E Gesù rispondendo, gli disse : "tu sei beato, o Simone figliuolo di Giona, poiché la carne ed il sangue non t'hanno rivelato questo; ma il Padre mio che è nei cieli. Ed Io, altresì ti dico, che tu sei Pietro, e sopra questa pietra Io edificherò la MIA CHIESA; e le porte dell'inferno non la potranno vincere ".
Tre rivelazioni sono in queste parole. - Simone, figliuolo di Giona, cioè, in se stesso un povero uomo, non avrebbe potuto mai dire ciò che ha detto; carne, il visibile, e sangue, che è la parte nascosta e la forza del visibile, non avrebbero mai potuto rivelare ciò; si noti che il " Questo " è scritto in corsivo; perciò non è nel testo.
Carne e sangue non rivelano, ne ciò e ne altro, ma il Padre mio che è nei cieli. Tu sei beato. Lo invita a riconoscere che è una grande sorte quello di potere, per rivelazione, pronunziare quel Nome benedetto. Beato te! Come a dirci di fare stima di ciò che è rivelato.
" Ed Io altresì ti dico ". Gesù, da parte Sua. diceva al discepolo: "Tu hai detto a me, di me; Io dico a te. Tu a me; Io a te... E' un contratto di amore che viene raffermato fra il discepolo e il Signore; l'uno vive per proclamare il Cristo; e l'altro si occupa di benedire il proclamante, e gli da un nuovo nome.
Quando il Signore ci muove per un passo avanti, ci fa dare una occhiata addietro.
Simone, figliuolo di Giona è passato, oscuro e misero uomo da nulla, figlio di un altro da nulla. In Genesi 11: 28 leggiamo:" Or Haran morì in presenza di Tare suo padre " ; un povero uomo, che finisce in presenza di un altro povero uomo.
Benché padre, Tare non potè aiutarlo. Il vecchio nome è il quadro della nostra miseria, è storia del nostro peccato.
L'Angelo, prima di dare il nuovo nome, domandò a Giacobbe come si chiamasse. Vicino alla confessione del vecchio, vi è il regalo del nuovo.
In te stesso sei figliuolo di Giona, ma ora: " Tu sei Pietro ". E' Gesù che lo dice. Ed Egli crea ciò che proferisce colle labbra.
"Sopra questa pietra Io edificherò la mia chiesa ".
Se la nostra speranza fosse su carne e sangue, a questo punto converrebbe entrare in una lunga e noiosa dissertazione sulla interpretazione della parola " questa pietra ".
Ma sarebbe aggiungere materia a chissà quanta arida materia. Il nostro scopo è ben altro.
Che vale parlare di Chiesa, se non abbiamo la rivelazione del Capo della Chiesa? Come ogni parte del corpo ha la sua relazione col capo, così ogni membro della Chiesa deve conoscere il Capo per diretta rivelazione.
La Chiesa di Lui è un popolo di rivelazione. Se il Figliuolo di Dio non è rivelato da Dio stesso all'anima, vani gli sforzi di volerLo fare capire.
Senza sprezzare nessuno (sia lungi da noi anche la menoma idea di ciò), diciamo che non abbiamo tempo per citazioni teologiche ed altro.
Chi scrive è così stanco di tutto (secondo l'uomo), che non si prenderebbe la briga di muovere nemmeno un foglio di carta, se non fosse per amore di Gesù Cristo; ed in Lui confida che queste pagine, depositate ai Suoi piedi, siano di benedizione.
O che " Questa Pietra " sia Cristo stesso, o che sia Simone, la conclusione è una: è sempre Lui che edifica pietra sopra pietra, e Lui stesso è la Pietra del capo del cantone.
Tutte le pietre sussecutive che saranno lavorate in segreto, e poi aggiunte all'edificio, sono nelle mani dell'unico Artefice, e mosse per lo stesso Spirito di Dio.
Carne e sangue non potevano, e non possono fare nulla, MAI.
Si tengano le pretese quelli che le vogliono. Il popolo di Dio conosce la voce di Dio. Chi vuole il visibile sarà saziato del visibile; ma si troverà come colui che ha fame, e sogna di mangiare.
Come il CAPO è riconosciuto per rivelazione, è anche per rivelazione che viene conosciuto il Corpo.
E' da anni, oramai, che abbiamo rinunziato al tentativo di volere noi indicare chi sia la Chiesa, cioè distinguere noi. Quelli che sono la Chiesa, lo sanno dall'alto, senza teorie di uomini.
" IO EDIFICHERO' LA MIA CHIESA ". Il lavoro non lo avrebbe dato ad altri.
La rivelazione è nuova, e segue, immediata, alle altre rivelazioni del Cristo e del nuovo nome dato al discepolo, Tre rivelazioni: Cristo, Pietro, Chiesa.
MIA CHIESA. Cioè, non appartiene agli uomini, siccome non è dagli uomini; appartiene a Colui che l'ha comperata a prezzo di sangue, che l'edifica, e la porta avanti sino alla fine, facendola ossa delle Sue ossa, e carne della Sua carne.
" E le porte dell'inferno non la potranno vincere ". II Cielo ha una porta che è Gesù. L'inferno ne ha molte. Ma le porte dell'inferno non potranno vincere la Chiesa.
Tanti cadono lungo il cammino, e rinnegano il Signore, perché non l'hanno mai conosciuto in realtà come tale.
Non sono la SUA CHIESA. Egli ha detto che le porte dell'inferno non potranno vincere. La tormenteranno, ed affliggeranno; molti saranno dati alla morte, ma non possono essere danneggiati nell'anima.
Negli ultimi due versi del profeta Aggeo si legge: " E sovvertirò il trono dei Regni, e distruggerò la forza dei reami delle genti; e sovvertirò i carri, e quelli che saranno montati sopra; e i cavalli e i loro cavalieri saranno abbattuti ciascuno per la spada del suo fratello.
In quel giorno, dice il Signore degli eserciti, Io ti prenderò. O Zerobabel [il nome significa nato in Babilonia] figliuolo di Sealtiel [il nome significa: io ho chiesto da Dio] mio servitore, dice il Signore:" e ti metterò come un suggello; perciocché IO TI HO ELETTO ".




claudio.41
00Sunday, July 31, 2005 7:43 AM
Parte 2
LA CHIESA DI CRISTO

LA CHIESA
Parte II
Matteo 16: 13-28


" Ed io ti darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che avrai legato in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto nei cieli ".
Anche questo è punto di controversia.
In quanto a noi, non temiamo di concedere tale autorità a quelli che hanno la rivelazione del Cristo,i quali hanno ricevuto il nuovo nome ed hanno avuto la rivelazione della Chiesa.
Tali non potranno ne sciogliere, e ne legare ad arbitrio di uomo, ma saranno mossi dallo Spirito Santo; di tal ché non è, infine, l'uono che lega o scioglie, ma Iddio stesso, e Dio solo, a mezzo dell'uomo.
Tale autorità, più tardi, viene ripetuta a tutti i discepoli (Matteo 18: 18). Iddio si compiace di usare l'uomo. Ma l'operare nei Suoi doni è da Lui stesso.
" Allora Egli divietò ai suoi discepoli che dicessero ad alcuno che Egli fosse Gesù, il Cristo ". Un esame del divieto dato da Lui in varie occasioni di parlare di ciò che aveva fatto, e di non palesare il Suo Nome, sarebbe assai proficuo.
Allo scopo, basti notare che, come c' era voluta la rivelazione del Padre, per dire a Gesù che Lui era il Cristo, così occorre la rivelazione per parlare di Lui agli uomini.
La conoscenza che abbiamo ricevuta da Lui, la deve usare, non l'uomo, ma lo Spirito Santo. Il dire allora, subito, che Gesù (sotto il quale nome era conosciuto da tutti) è il Cristo, se pure lo avessero saputo dire, non avrebbe giovato, ma avrebbe affrettato le persecuzioni.
Iddio ha il Suo tempo per ogni cosa.
Ora è arrivato il momento di parlare apertamente delle sofferenze che Lo attendono in Gerusalemme.
Leggiamo:" Da quell'ora ", cioè, legando ciò che sta per dire, al già detto : " Gesù cominciò a dichiarare, come se scoprisse un segreto, ai suoi discepoli, che Gli conveniva andare in Gerusalemme, e soffrire molte cose dagli anziani, e dai principali sacerdoti, e dagli scribi, ed essere ucciso e risuscitare al terzo giorno.
Alla quarta rivelazione Pietro venne meno. e si mostrò ancora Simone.
" E Pietro, trattolo da parte, cominciò a riprenderlo, dicendo : Signore, tolga ciò Iddio; questo non ti avverrà punto ".
" Tolga ciò Iddio ", si può anche più letteralmente, tradurre: Abbi pietà di te! Ma Gesù, rivoltosi, disse a Pietro: " Vattene indietro da me, Satana; tu mi sei in scandalo, perché tu non hai il senso alle cose di Dio, ma alle cose degli uomini ".
Queste parole bisogna dividerle in tre parti. Sono rivolte ne tutte a Pietro, e ne tutte a Satana.
Il Signore sgrida Satana; corregge e ammaestra Pietro. L'ispiratore di quella falsa pietà, che vuole risparmiare la carne a spese dello spirito, è l'avversario.
La tentazione era grave, e non vi è da ragionare. L'insidiatore è così cucito all'orecchio, che chi ha parlato non ha saputo discernerlo, ma Gesù lo ha visto. Indietro, Satana. La prima cosa era di allontanare il nemico.
" Tu mi sei di scandalo ". Pietro, ingannato e consigliando Gesù di risparmiare Se stesso, era un intoppo; la pietà che non è da Dio non aiuta, ma nuoce sul cammino di Gerusalemme.
Egli non era venuto per risparmiare, ma per dare Se stesso.
" Perciocché tu non hai il senso alle cose di Dio, ma alle cose degli uomini ".
Non gli disse che non era beato. Non ritirò il Nuovo nome, ma lo avvertì che doveva rimanere alla scuola, per imparare a discemere, ed acquistare il senso alle cose del Signore.
Secondo l'uomo, l'avviso sarebbe stato buono, ma Iddio ha modi differenti; i Suoi pensieri sono diversi dai pensieri dell'uomo.
Essere benedetti è una cosa, ed avere la percezione, il senso delle cose del cielo, ed essere abituati a pensare secondo le cose di sopra, è ben altro.
Il tempo verrà che l'uomo di Dio ragionerà colla mente e la logica di Dio. Non disse che mai avrebbe avuto quel senso, che Pietro, dopo, lo ebbe.
Si noti come lo stesso uomo parlò, a breve spazio di tempo, una volta per lo Spirito di Dio, e un'altra volta per incitamento dell'avversario.
Ciò avverte ad essere cauti, e non appoggiarci sulle passate benedizioni, per se stesse, ma confidare, dipendere da Dio, passo passo.
Vicino ad una cosa buona che è da Dio, il nemico, se non stiamo attenti, è pronto metterne una, che pare, ma non è buona; perciò è prudente, dopo ogni benedizione, prima di qualunque altra cosa, tornare al Signore per continuazione di grazia.
Si noti, per fare risplendere la benignità e fedeltà di Dio, che proprio dopo lo sbaglio, il nuovo nome venne ripetuto due volte. Nel momento in cui l'uomo avrebbe detto : Simone, oh, bada che stai parlando come Simone, Gesù, che ha fede in quello che ha detto, usa il titolo che ha dato : " Pietro " e più giù, di nuovo : Pietro. Pietro, nonostante l'errore.
Il nuovo nome è monito a che, in ogni cosa. dobbiamo essere disposti a farci fare nuovi, specialmente nella mente, dove è la sede degli errori.
E' qualità rara dei veri maestri di enunciare le verità, e volgere l'ammaestramento ad altre linee, in attesa che quelle verità saranno, col tempo, capite ed illustrate.
Gesù senza insistere con uno, si rivolse a tutti: " Se alcuno vuole venire dietro a me, rinunzi a se stesso, e tolga la sua croce, e mi segua ". Dopo la rivelazione della Croce per Lui, vi è la rivelazione della croce per la Sua Chiesa.
Un Signore crocifisso vuole una Chiesa crocifissa (non che crocifigge). Il " se stesso " è il più grande nemico di ciascuno per seguire Lui, e perciò siamo invitati a gettare, per dir così, noi fuori di noi, per poter seguire Lui.
Prendere volontariamente la sua croce: vale dire che la si potrebbe lasciare; perciò è errore chiamare " sua croce ", ciò che possiamo avere in comune con tutti gli uomini.
Le sventure non si possono chiamare la Croce di Gesù: la croce è volontaria, cioè che uno può prendere o lasciare. Per esempio: il rimanere in un posto di mala aria da dove si sarebbe liberi di partire, e rimanerci per amore di Gesù, se Lui lo ha comandato, è la "sua croce "; il tollerare una persona, per amore di Gesù, se Lui lo ha comandato, è la " sua croce "; il tollerare una persona, per amore di Gesù laddove, se non fosse per Lui, la si allontanerebbe, è croce. La croce è personale: Egli da a ciascuno un compito personale.
Ed ora, allarga qualche cosa di quel senso alle cose di Dio, rispondendo ai pensieri nascosti di quelli che sono preoccupati della propria conservazione : " Perciocché, chi avrà voluto salvare la vita sua la perderà; ma chi avrà perduta la vita sua per amore di me, la troverà.
Perciocché che giova egli all'uomo, se guadagna tutto il mondo, e fa perdita dell'anima sua? Ovvero che darà l'uomo in cambio dell'anima sua? " Qui sono accennati i valori reali di fronte a quelli apparenti.
L'uomo della terra si afferra a ciò che vede; quello del Cielo, a quello che non vede; e quando i due beni sono in lotta, quest'ultimo non sacrifica quello del cielo.
Dopo ciò segue un avviso che è riportato nell'Evangelo di San Marco (8: 38) : " Perciocché se alcuno ha vergogna di me e delle mie parole, fra questa generazione adultera e peccatrice, il Figliuolo dell'uomo avrà vergogna di lui, quando sarà venuto nella gloria del Padre Suo, coi suoi angeli ".
Cosa sia questo vergognarsi di Lui, e delle sue parole, è più serio che non si pensi. E' possibile confessare Lui colla bocca, e sconfessarlo col cuore, sconoscendo i Suoi seguaci.
Durante il cammino, avremo delle prove per vedere se davvero Lo amiamo; Egli ci appare di tempo in tempo travestito.
Potrà avvenire che noi riconosciamo che un Suo discepolo abbia ragione, ma temendo la scomunica della chiesa ufficiale, ci vergognamo di confessare la verità; in realtà ci siamo vergognati di Gesù in uno dei Suoi seguaci. La Chiesa, chiamata a camminare di rivelazione in rivelazione nel piano dei misteri di Dio, passerà da opposizione ad opposizione: la verità si fa strada nel dolore, e le sofferenze non sono accette alla nostra umanità.
Il perdere l'approvazione delle maggioranze costa, specie delle maggioranze religiose; ma il vero discepolo di Gesù è chiamato ad imparare a camminare anche solo, e a guardare a Colui che confesserà il Suo nome davanti agli angeli del Cielo.
Chi prima, e chi più in là; chi per un motivo e chi per altro, ognuno che fa parte della Sua Chiesa affronterà questa tentazione di vergognarsi di Lui, nascosto in qualche Suo oscuro e malvisto seguace, per tutta o per parte della verità; ed è allora che gli bisogna grazia speciale, affinchè Colui che ha rivelato la verità, gli dia la grazia di viverla, confessarla, pronto anche a morire per essa




[Modificato da claudio.41 31/07/2005 7.47]

claudio.41
00Sunday, July 31, 2005 7:44 AM
parte 3
IL CORPO DI CRISTO

IL CORPO DI CRISTO
Capitolo II - Parte I
(Salmo 40; Ebrei 10: 5; Efesi 1: 22, 23)


La relazione della Chiesa a Gesù, deve avere per misura la relazione di Gesù al Padre.
Egli potè dire ai discepoli, che chi ha visto Lui, ha visto il Padre (Giovanni 14: 9).
La Sua relazione è scolpita in vari modi, attraverso la Scrittura; ed una delle descrizioni più vive è nel Salmo 40: " Tu non prendi piacere in sacrificio, ne in offerta; tu mi hai forato le orecchie; tu non hai chiesto olocausto, ne sacrificio per lo peccato ".
Il forare le orecchie era il suggello dello schiavo in perpetuo.
I sacrifici si riferiscono alle cose, e tali non sono graditi; occorreva un sacrificio eccellente e volontario.
Il salmo continua; Allora io ho detto: "Eccomi venuto; egli è scritto di me nel volume del Libro. Dio mio, io prendo piacere in fare la tua volontà; e la tua legge è nel mezzo delle mie interiora ".
E' un sacrificio volontario, fatto con allegrezza; intera; ed è cominciato dentro. Che cosa è questa legge di Dio Padre che è nelle interiora del Figliuolo?
Non altro che la legge di amore, Iddio è amore; Egli ha mandato il Figliuolo, perché ha amato.
Iddio ha voluto che il Figliuolo venisse a salvare; il bene delle creature è, dunque, la legge di Dio che Gesù ha accettata con amore, ed è scritta nelle Sue interiora.
Il Signore ha insistito, come leggiamo specialmente nelle pagine dell'Evangelo secondo Giovanni, che la volontà di Dio è che Egli non perda quelli che Egli Gli ha dato; che, cioè è il Padre stesso che ci ama; che nessuno viene a Lui (a Gesù) se non che il Padre lo tragga.
A misura che Gesù parla dentro di noi, comprendiamo l'amore di Dio. Quella legge, dunque, è amore per tutta la creazione, ed è scritta nelle interiora di Gesù Cristo, suggellata nelle Sue mani, e nel Suo cuore.
Ciò che il Salmista enuncia in poche parole, è il soggetto costante di tutto il Libro. Vi sono libri nel Cielo.
Come Gesù ha adempiuto la Sua offerta, è detto anche nello stesso Salmo: " Io ho predicato la tua giustizia in gran raunanza; ecco io non ho rattenuto le mie labbra; tu lo sai Signore. Io non ho nascosto la tua giustizia dentro al mio cuore ".
Predicata e vissuta quella Giustizia. " Io ho narrato la tua verità e la tua salute; io non ho celato la tua benignità, ne la tua verità, in gran raunanza ".
Sono poche parole, ma racchiudono quanto lingua umana non può commentare, e fanno intendere la resistenza che in un mondo traviato ha dovuto incontrare, e incontra ancora, la verità che è in Cristo.
La mente corrotta ha perduto il valore reale delle cose, e chiama pane ciò che è pietra; considera giustizia, verità, salute, quelle che non sono tali.
Di qui il conflitto. Gesù ha predicato, narrato, mostrato a una grande radunanza.
Quale, dove, quando? Luoghi, tempi, gruppi speciali di popolo, spariscono di fronte alla affermazione di qualche cosa di vasto che supera ogni limite.
Egli sa come parlare a tutti gli uomini, benché non Lo conoscano. " La luce che illumina ogni uomo che viene nel mondo.... ". Quella luce vi è, dunque, per ognuno, ed essa Luce è Cristo (Giovanni 1: 9).
Egli si è offerto: e il Padre Gli ha apparecchiato un Corpo. Perché in un corpo umano. Egli poteva essere Salvatore di quelli che non si è vergognato chiamare Suoi fratelli.
Egli dice: " Ecco me e questi fanciulli che tu mi hai donati ". Poi, dunque che quei fanciulli parteciparono alla carne ed al sangue, Egli, similmente, ha partecipato alle medesime cose, "Laonde è convenuto che in ogni cosa fosse simile ai fratelli ".
" Tu mi hai apparecchiato un corpo ".
Ed in quel corpo, Egli è venuto come apostolo, facendo conoscere Iddio all'uomo; ed è col corpo glorificato, che porta i ricordi della croce, che Egli è tornato in alto, come Sacerdote, per presentare l'uomo a Dio.
Come ha rappresentato Dio all'uomo, abbiamo già accennato. Basti ricordare che Egli testimoniò che faceva del continuo le cose che piacciono al Padre; che il suo ragionare e predicare erano le parole che il Padre Gli dava, e come Egli gliele dava.
L'altra parte del Suo ministerio è scolpita in queste parole (Ebrei 7: 24, 25) : " Ma costui, poiché dimora in eterno, ha un sacerdozio che non trapassa ad un altro.
Laonde, ancora, può salvare appieno coloro i quali, per lui, si accostano a Dio, vivendo sempre per intercedere per loro ".
Cioè, è posseduto sempre da quella legge di amore che fa dimenticare se stesso per il bene altrui; venne all'uomo, torno al Padre, è alla Sua destra, e vive animato dallo stesso amore; mori per altri, vive per altri.
Ora possiamo meglio capire il piano di Dio per la Chiesa di Gesù: " Avendolo dato per Capo sopra ogni cosa alla Chiesa, la quale è il Corpo di esso in compimento di Colui che compie tutte le cose in tutti". (Efesi 1: 22.23).
" Compimento di Lui! .
Se non fosse nella Scrittura, noi tremeremmo di dire una tale cosa.
Quest'ardita affermazione dice che, senza della Chiesa, a Gesù manca qualche cosa.
Quando scese dalla gloria, e si abbassò a tutta la umiliazione, è entrato in una sfera nuova; tornato dal fondo della umiliazione, è stato innalzato in alto.
Gli è stata data ogni podestà in Cielo e in terra, ed il Nome che è sopra ogni nome. Pure manca ancora qualche cosa, Il Capo è là; il Corpo è altrove, in via di formazione.
L'universo non sa ancora tutto intorno a Gesù. Un giorno Egli sarà reso glorioso nei Suoi santi; cioè " l'opera meravigliosa compiuta su uomini tratti dal fango.
Farà risplendere, davanti agli angeli, qualche cosa di Gesù che non si era mai immaginato.
Egli attende di avere il Corpo in alto, per sentirsi completo Lui; eppure è Lui stesso che compie ogni cosa in tutti.
Ma Lui ci fa sapere che ancora non Lo conosciamo, che l'Universo non Lo conosce. Quel compimento che Egli raggiungerà a mezzo della Chiesa (Corpo che Egli va compiendo) ha uno scopo, che è al di là di quello di manifestare soltanto Lui.
Una distesa dell'amore immenso per cui si propone di mostrare, a mezzo della Chiesa, alle podestà dei cieli, la infinita sapienza di Dio (Efesi 3: 10); e non solo, ma vuole che la Chiesa abbia parte nel ministerio di Redenzione; che sia una con Lui, per continuare, con essa, e servendosi di essa, il lavoro di beneficio verso le nazioni dell'universo.
Che questo pensiero sia scritturale è confermato da ciò che è detto in Colossesi 1: 24. " Ora io mi rallegro nelle mie sofferenze per voi, e per mia vicenda compio [si notino senza pregiudizio certe ardite parole:
COMPIO] - compio nella mia carne ciò che resta [RESTA] ancora a COMPIERE delle afflizioni di Cristo, per il CORPO di ESSO, che è la CHIESA ".
Egli ha compiuto tutto sulla Croce, eppure è vero che, nella Sua infinita gentilezza e abnegazione, ha così deciso che il redento dal fango, sia chiamato a partecipare all'onore delle Sue sofferenze. Egli ha bevuto il Calice, e gustato quella morte; ma ha voluto, per un eccesso di amore verso la Sua Chiesa, Suo corpo, che qualche cosa essa possa gustare, affinchè, dall'amaritudine di sofferenze fosse elevata a maggiore altezza e godimento.
Perché è vero che le più grandi afflizioni sono quelle che si soffrono in ispirito, ed è altresì vero che i più dolci godimenti sono quelli dello spirito.
Nelle cose del cielo, conoscere, aiuta ad amare di più, e amare, a godere.
Perciò, la Chiesa è chiamata a compiere qualche cosa, ed è riserbato a ciascun membro di essa qualche cosa di quel Calice immenso, e di quella passione, per cui, Egli le da l'onore di sapere che Lui stesso attende di essere completo in essa.
Dunque, poiché in quel corpo Gesù ha rappresentato il Padre, ora. nel corpo della Chiesa, Gesù è rappresentato alle genti. Fino ad ora è una imperfetta rappresentazione; diciamo imperfetta, perché sosteniamo, senza timore di contraddizione, che molti che si chiamano tali, non sono quella CHIESA che è la Sua Chiesa.
Come in quel Corpo Gesù si mosse per il Padre, così la Chiesa deve muoversi per Gesù.
Vi è una continuazione di Lui a mezzo dei Suoi eletti, i quali sono chiamati a vivere per presentare Gesù agli uomini, e gli uomini a Gesù.
La vita di Gesù in loro, deve essere spesa a favore di Lui e degli uomini.
Questo è il piano che Iddio ha per la Chiesa.
Essa è scelta dal Padre, per essere la Sposa del Suo Figliuolo.
Perciò è chiamata "la SUPERNA vocazione di Dio in Cristo Gesù ". Filippesi 3: 14).
Quindi, vale la pena di dare tutto per tutto. Chi ama Gesù, deve amarLo come la sposa ama lo sposo; la Chiesa di Cristo essendo la Sposa, Suo Corpo, deve vivere a disposizione del Capo, non considerando sacrificio quello che fa per amore di Lui.
Perciò, non ci paiono esagerate le affermazioni dell'apostolo Paolo, e la sua determinazione di consacrarsi meglio, e di più a quel Signore che lo aveva chiamato.
Leggiamo: (Filippesi 3: 7-14) " Ma le cose che mi erano guadagni, quelle ho reputate danno per Cristo,anzi, reputo tutte cose [" queste " non è nel testo] essere danno, per l'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale io ho fatto perdita di tutte queste cose, e le reputo tanti sterchi, affinché io guadagni Cristo... Per conoscere esso Cristo" e la virtù della sua resurrezione, e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme alla sua morte; se una volta perverrò alla resurrezione dai morti... Non reputo di avere ancora ottenuto, ma una cosa [cioè, aveva ottenuta] : dimenticando le cose che sono dietro, e distendendomi alle cose che sono davanti, proseguo verso il segno, al palio della superna vocazione di Dio, in Cristo Gesù ".
Tutto per tutto; per amore di Cristo Gesù, mio Signore, cioè mio assoluto padrone.
Bisogna dimenticare ciò che è passato; e proseguire.
E' l'intera consacrazione di noi stessi, che, se confidiamo in Lui, Egli stesso compie in noi.
Non ci sarà grave udire l'invito (Salmo 45: 10, 11): " Ascolta, fanciulla, e riguarda, e porgi l'orecchio; e dimentica il tuo popolo [e non basta], e la casa di tuo padre. E il RE porrà amore alla tua bellezza. Adoralo dunque, poiché egli è il tuo Signore ".




claudio.41
00Sunday, July 31, 2005 7:46 AM
parte 4
LA CHIESA DI CRISTO

IL CORPO AI PERQUOTITORI
Capo 2° parte II
Isaia 50:5


Dalla infedeltà del popolo, il Signore passa a contemplare la fedeltà del Suo Servitore. Egli non vuole che ci allontaniamo da Lui, mai. " Dove è la lettera del divorzio di vostra madre, per la quale IO l'abbia mandata via? ".
Ha Egli mandato via alcuno? E' l'uomo che si allontana, non è Dio che l'abbandona, benché, qualche volta può lasciarci a noi stessi per un tempo.
" Perché, essendo Io venuto, non si è trovato alcuno, e avendo Io chiamato niuno ha risposto?" Perché? - II perché non spiegato lo si intende da quello che Lui continua a dire : " E' forse la mia mano per alcuna maniera accorciata, da non potere riscuotere? O non vi è in me forza alcuna da potere liberare?"
Questo, dunque, è il motivo dell'allontanarsi e del non rispondere al Padre che richiama a Lui gli erranti. Essi dicono o pensano, che è troppo grande il male; che sono andati troppo oltre; che, oramai, non vi è più rimedio.
Dicono ciò perche non conoscono IDDIO. Non può LUI riscuotere, liberare? - Riscuotere : dunque, si è già nelle mani del nemico che ha sopraffatto; liberare: dunque, si è già prigioni. Ma Lui può, e vuole riscuotere, liberare.
" Ecco [Egli aggiunge] col mio sgridare Io secco il mare. Io riduco i fiumi in deserto ".
Il mare dell'affanno, i fiumi inondanti che vogliono soffocarci. Indifferente, Lui, ai nostri affanni? - Lui che riveste i cieli di caligine, e mette un Cilicio per loro coverta?
No, non può essere indifferente Colui che mette a lutto il cielo sulle nostre miserie, e che vuole ristorare, liberare.
"IL SERVO - REDENTORE". E' Lui che parla ora : "II Signore Iddio mi ha dato la lingua dei dotti ", di quelli, cioè, che sono ammaestrati, perché si lasciano ammaestrare per sapere parlare [sostenere con parole] opportunamente allo stanco; Egli mi desta ogni mattina l'orecchio per udire come i dotti [quelli che sono ammaestrati] ".
" II Signore Iddio mi ha aperto l'orecchio, ed Io non sono stato ribelle, non mi sono tratto indietro ".
Che gli ha detto, dunque, che fosse increscioso a udirsi, per potere essere ribelle, e tirarsi indietro?
Ammaestrato a soffrire, per potere aiutare. A misura che ode.
Gli è indicato il cammino crescente di umiliazione. Ciò è ricordato, non solo per farci conoscere Lui, ma per dirci come noi dobbiamo ascoltare per essere di aiuto ad altri.
" Io ho porto il mio corpo ai percuotitori, e le mie guance a quelli che mi strappavano i capelli; Io non ho nascosto la mia faccia dalle onte, ne dallo sputo ".
Non è solo la morte in se stessa, ma i dolorosi preludii, e accompagnamenti.
Il SERVO - REDENTORE, non dice che ha accettato con rassegnazione, ma che a ha porto ", offerto Lui stesso quel Corpo e quelle guance ai percuotitori, e che non ha nascosta la faccia dall'onta e dallo sputo.
Percosse, strappo di capelli, onte e sputo, prima della crocifissione; dolore e vituperio.
Pesto di dolore; sformato nella fisionomia, da non essere più riconosciuto simile ad un uomo; reso di nessuna reputazione; e Lui si è presentato al martirio multiforme, senza nascondere il volto.
Volontario, e, vogliamo aggiungere, allegro; perché ogni percossa era un beneficio ad altri; quegli strappi ai capelli, erano profezia di abbellimenti ad altri; e l'onta e lo sputo preparavano la gloria ad altri.
Un Corpo per un altro Corpo. Per un popolo fuggente da Dio, perché non ha fiducia di essere di Dio, Uno che corre, col trasporto della gioia che danno le abnegazioni, e si presenta alla espiazione come dicesse: percuotete, oltraggiate, sputate Me!
Di certo che essendo nella Sua umiliazione, ed essendosi reso soggetto al Padre, non ha in Se la forza di soffrire ciò.
Vi è la disposizione e la volontà; ma l'aiuto deve venire da Colui a cui si è reso ubbidiente, se no, che bisogno avrebbe avuto Lui di pregare?
O mio fratello, non dimenticare, mai, l'umiliazione di Cristo; non cercare mai di presentare la Sua Potenza (innegabile) a spese della sua umanità.
Per presentare quel corpo ai percuotitori ebbe bisogno di aiuto; ed ecco la profetica testimonianza, intesa a fare risaltare la Grazia di Dio.
"Ma il Signore Iddio è stato in mio aiuto; perciò, non sono stato confuso; perciò, ho reso la mia faccia simile ad un macigno, e so che non sarò svergognato ".
Si stancarono gli uomini di percuoterLo e oltraggiarLo, non Lui di essere percosso.
Lui non venne meno; ed ogni colpo e strappo di capelli, Lo trovava più pronto e determinato.
Quel volto doveva resistere; perciò divenne come un macigno.
Dice che non sarà svergognato. Come? E' ancora possibile svergognarlo? Lui no; ma Egli ha un CORPO.
La Chiesa Sua è chiamata ad essere percossa, avere capelli strappati, il volto coperto di sputi.
Egli ha ottenuto vittoria, per lei, pel SUO CORPO. Non sarà confuso, perché il Suo popolo non fuggirà dalla sofferenza, ed imparerà a udire, ad essere ammaestrato, ad avere, di mattino in mattino, l'orecchio aperto per essere adattato a confortare gli stanchi.
E poi, a misura che è fedele alla commissione, sarà portato nella completa comunione della Sua umiliazione, e, ciascuno secondo la misura che gli appartiene, con crescente determinazione si presenterà alle percosse, strappo di capelli e sputi, senza nascondersi, ma offrendosi volontario.
E non sarà confuso. Per ogni linea di gloria ha preceduto una linea di umiliazione. Quel capo e volto luminoso ha sofferto. Così la Chiesa., non sarà confusa la SUA CHIESA.
Ma la persecuzione sarà ostinata. Sia pure. Ecco, così prosegue la profezia : " Colui che mi giustifica è prossimo ". Egli, quando vuole, sa giustificare i Suoi; se non lo fa, vale dire che il vituperio non ha raggiunto il limite massimo.
Però Egli è vicino. "Chi contenderà meco? " Presentiamoci pure amendue insieme; chi è mio avversario? accostisi pure a me.
Ecco, il Signore Iddio è in mio aiuto, chi mi condannerà?
E la risposta è: NESSUNO. Tutto quello che la Chiesa è chiamata a soffrire è per un motivo superiore. Che tutti condannino; Lui assolve; che giudichino pure; Lui giustifica, Egli è vicino.
Ci pare di leggere, in anticipazione, quello che un altro profeta scriverà più tardi (Romani 8:33, 34): " Chi farà accusa contro agli eletti di Dio? Iddio è quel che giustifica.
Chi sarà quel che li condanni? Cristo è quel che è morto... ".
" Tutti coloro ", cioè gli accusatori, saranno logorati come un vestimento, la tignuola li roderà .
Cioè, " essi" da loro stessi, si esauriranno, e mostreranno le vesti loro logore e rose da tignuola. Toccherà al percosso di pregare per loro.
Però il cammino è per fede; e vi è l'appello della più grande fede al popolo che più soffre : " Chi è colui d'infra voi, che tema il Signore, che ascolti la voce del SUO SERVITORE?
Chi? - Risposta : La Chiesa - Suo Corpo, è.
Ebbene, quel tale, cioè la Sua Chiesa e benché cammini in tenebre, e non abbia chiarezza alcuna [perché tante volte tutto è scuro intorno] pur confidisi nel NOME del Signore, e appoggisi sopra l'Iddio suo ".
Vi saranno di quelli che vorranno essi stessi forzare una luce, pur di allontanare le caligini delle prove; non possono rimanere sotto cieli rivestiti di caligine, e coperti di Cilicio.
Essi accenderanno un fuoco strano, e avranno faville; ma è il loro fuoco, alla cui luce camminano : giaceranno in tormenti.
Ma non è così del Suo Corpo che vive, non per questa cosa o quell'altra, ma per Lui, e che, anche all'oscuro, è contento di confidare e appoggiarsi a Lui.






dal sito .il granel di senape
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