Quanto costa diventare SANTI?

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Agabo
00Sunday, September 22, 2013 8:27 AM
Non dovrebbe essere il Padreterno a pensarci? Invece no! E il Vaticano vuole anche dei soldi.
Quanto costa diventare Santi? Papa chiede l’indagine sui conti. Ma non riceve risposta

Nel mese di agosto il Pontefice ha fatto aprire un'inchiesta sui conti delle cause di beatificazione e canonizzazione. Il motivo? Il fondo delle "cause povere", che dovrebbe alimentarsi grazie ai contributi dei richiedenti dei processi di 'santificazione', non è stato più incrementato. Entro il 31 agosto doveva arrivare sulla sua scrivania un dossier con entrate e uscite, ma non si è concluso nulla. Anche per le resistenze interne, come quella del cardinale Angelo Amato, prefetto della congregazione per le cause dei santi
di Francesco Antonio Grana | 21 settembre 2013


[SM=x3269748]

Quanto costa diventare santi? È la domanda che ha spinto Papa Francesco a indagare sui conti delle cause di beatificazione e di canonizzazione. Ma il 31 agosto, data stabilita per ottenere delle risposte e dei numeri, sul tavolo del Pontefice non è arrivato nessun dossier. Ciò che aveva fatto insospettire Bergoglio, spingendolo ad aprire l’inchiesta interna, è stato l’esame dei bilanci relativi al fondo per le cosiddette “cause povere“. Sembra, infatti, che esso non sia stato più incrementato e che quindi non sia stata rispettata la norma che impone agli attori di ogni processo di beatificazione e di canonizzazione di versare un contributo per sostenere queste cause. Da qui, quindi, è scattata l’indagine che doveva consentire, entro la fine del mese scorso, di consegnare al Papa le entrate e le uscite di ciascuna causa di beatificazione e di canonizzazione. Ma, a oggi, le indagini non hanno ancora portato a nessun risultato e c’è chi mormora da tempo nei sacri palazzi che soltanto le congregazioni religiose più ricche possono permettersi di vedere il proprio fondatore elevato alla gloria degli altari. È proprio questo il sospetto che ha animato le verifiche chieste insistentemente dal Pontefice e che hanno trovato l’opposizione del cardinale Angelo Amato, prefetto della congregazione per le cause dei santi.

“Ogni causa di beatificazione fa storia a sé”, sottolinea il giornalista di Famiglia Cristiana Saverio Gaeta, precisando che le spese vive si aggirano complessivamente intorno ai 15mila euro. Questa cifra comprende i diritti della Santa Sede e i compensi dei medici, dei teologi e dei vescovi che studiano e giudicano le cause. A questa somma, però, bisogna aggiungere tutto ciò che riguarda le ricerche, l’elaborazione delle “positio”, il lavoro del postulatore e di altri esperti e ricercatori eventualmente coinvolti, la stampa dei volumi, gli allestimenti per la cerimonia. Ed è qui che il costo di una causa per la santità può lievitare in modo impressionante fino a raggiungere la cifra complessiva record di 750mila, come nel caso del processo che ha portato alla beatificazione, nel 2007, di Antonio Rosmini.

Nel mese di agosto Bergoglio ha dato mandato al cardinale Giuseppe Versaldi, presidente della prefettura degli affari economici della Santa Sede, di indagare sui conti Ior dei postulatori delle cause di beatificazione e di canonizzazione. Versaldi, che deve l’episcopato e la porpora al cardinale Tarcisio Bertone di cui è stato vicario generale a Vercelli, si è subito attivato per dimostrare al Papa la sua piena sintonia di vedute sulla politica della trasparenza finanziaria e sulle lotte al riciclaggio e alla corruzione.

Sotto il regno di Giovanni Paolo II la “fabbrica dei santi” ha sfornato 1338 beati in 147 riti di beatificazione e 482 santi in 51 celebrazioni. Cifre impressionanti soprattutto perché superano quelle dei beati e dei santi proclamati dalla Chiesa dalla sua fondazione fino all’avvento di Karol Wojtyla sul trono di Pietro. Con il Papa polacco, però, molte di queste cause hanno avuto un buon esito proprio grazie a quel fondo per le “cause povere” che oggi sembra scomparso.

Il presidente della “Corte dei conti” vaticana, Versaldi, non ha trovato nessuna disponibilità nell’altro fedelissimo di Bertone, il cardinale Angelo Amato, prefetto della congregazione della cause dei santi. Il porporato salesiano, infatti, ha spiegato che il suo dicastero è completamente estraneo all’amministrazione economica dei postulatori delle cause. Versaldi ha girato subito la risposta a Joseph F. X. Zahra, presidente della pontificia commissione referente sull’organizzazione della struttura economico-amministrativa della Santa Sede istituita da Bergoglio il 18 luglio, della quale fa parte anche la giovane pr Francesca Immacolata Chaouqui, nell’occhio del ciclone per alcuni suoi tweet a dir poco imbarazzanti contro Bertone e Tremonti. Zahra ha ribattuto con fermezza ad Amato che i postulatori, amministrando i fondi delle cause, hanno il dovere di tenere una contabilità regolarmente aggiornata su capitali, valori, interessi e denaro in cassa di ogni singola causa e hanno il dovere di avere un registro delle entrate e delle uscite. Di qui la richiesta di disporre il blocco temporaneo dei conti Ior dei postulatori delle cause. Amato ha girato subito le indicazioni ai diretti interessanti, ovvero ai postulatori, con la richiesta di fornire la documentazione relativa alla contabilità delle singole cause.

Al momento le indagini proseguono, ma il cardinale Amato, che lo scorso 8 giugno ha compiuto 75 anni, l’età canonica delle dimissioni, è deciso a lasciare senza ulteriori proroghe, amareggiato dalle verifiche economiche che hanno colpito il suo dicastero proprio al termine del processo di canonizzazione di Giovanni Paolo II. Sbaglia chi crede che Amato sia un pupillo di Joseph Ratzinger di cui è stato il numero due alla congregazione per la dottrina della fede dalla fine del 2002 fino all’elezione al pontificato nell’aprile 2005. A segnalare al futuro Papa tedesco Amato, infatti, fu proprio Bertone che gli fece affidare il suo incarico all’ex Sant’Uffizio poiché era riuscito a farsi nominare dal Papa polacco alla guida dell’arcidiocesi di Genova in tempo per poter ricevere la porpora prima della morte di Wojtyla e così entrare in conclave. E con molta probabilità sarà proprio Amato il primo a seguire Bertone sulla strada della pensione.

FONTE: www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/21/quanto-costa-diventare-santi-papa-chiede-lindagine-sui-conti-ior-ma-non-riceve-risposta...
Rialtina
00Wednesday, September 25, 2013 4:19 PM
???????????????
[SM=g6440] Certo che dovrebbe essere il Padreterno a fare I santi ,ma a Dio I soldi non servono,percio` e` la chiesa cattolica che ci pensa. Infondo hanno tanti seguaci che sono offuscati,brainwashed,e incredibilmente fedeli da contribuire alle spese e capricci della madre chiesa cattolica. Sbaglio????
Agabo
00Wednesday, September 25, 2013 4:34 PM
Re: ???????????????
Rialtina, 25/09/2013 16:19:

[SM=g6440] Certo che dovrebbe essere il Padreterno a fare I santi ,ma a Dio I soldi non servono,percio` e` la chiesa cattolica che ci pensa. Infondo hanno tanti seguaci che sono offuscati,brainwashed,e incredibilmente fedeli da contribuire alle spese e capricci della madre chiesa cattolica. Sbaglio????


Non sbagli affatto, ma attenta ad usare termini come brainwashed, la cristiana(libera ???) potrebbe cancellare i tuoi post, come ha fatto con me.


=omegabible=
00Wednesday, September 25, 2013 4:51 PM
Re: ???????????????
Rialtina, 25/09/2013 16:19:

[SM=g6440] Certo che dovrebbe essere il Padreterno a fare I santi ,ma a Dio I soldi non servono,percio` e` la chiesa cattolica che ci pensa. Infondo hanno tanti seguaci che sono offuscati,brainwashed,e incredibilmente fedeli da contribuire alle spese e capricci della madre chiesa cattolica. Sbaglio????




Brainwasched [SM=x2645331] [SM=g2489055] [SM=x2492510] [SM=g7372] [SM=g7372]


Cristianalibera
00Wednesday, September 25, 2013 6:38 PM
Re: Re: ???????????????
Agabo, 25/09/2013 16:34:


Non sbagli affatto, ma attenta ad usare termini come brainwashed, la cristiana(libera ???) potrebbe cancellare i tuoi post, come ha fatto con me.






Scusa eh, io non ti ho cancellato un bel niente.

Oppure ti riferisci a qualcosa che sta nel lontano passato e non me mi ricordo?

Cosa mai ti avrei cancellato?

Nell'altro 3d, in quello di NIcea, ho semplicemente detto che avrei cancellato qualunque post che non aveva nulla a che vedere con il tema iniziale.
Ma ho dato la possibilità di aprire altri 3d per postare i post o links desiderati.
Infatti poi nessuno di voi ha più postato niente lì ma nemmeno aperto altre discussioni.

Quindi per piacere non sparare a zero. [SM=g7362]


Cristianalibera
00Wednesday, September 25, 2013 8:13 PM
Re: ???????????????
Rialtina, 25/09/2013 16:19:

[SM=g6440] Certo che dovrebbe essere il Padreterno a fare I santi ,ma a Dio I soldi non servono,percio` e` la chiesa cattolica che ci pensa. Infondo hanno tanti seguaci che sono offuscati,brainwashed,e incredibilmente fedeli da contribuire alle spese e capricci della madre chiesa cattolica. Sbaglio????




I cosiddetti brainwashed esistono in ogni confessione inclusa in quella alla quale Appartiene il nostro avventista Agabo. [SM=g28004] [SM=g28004]
Ma grazie a Dio ci sono anche quelli che mantengono uno spirito Critico lì dove ci vuole, ed in quanto pare persino il Papa quel senso non l'ha perso, altrimenti non avrebbe aperto questa inchiesta.


Agabo
00Thursday, September 26, 2013 8:33 AM
Re: Re: ???????????????
Cristianalibera, 25/09/2013 20:13:




I cosiddetti brainwashed esistono in ogni confessione inclusa in quella alla quale Appartiene il nostro avventista Agabo. [SM=g28004] [SM=g28004]
Ma grazie a Dio ci sono anche quelli che mantengono uno spirito Critico lì dove ci vuole, ed in quanto pare persino il Papa quel senso non l'ha perso, altrimenti non avrebbe aperto questa inchiesta.







La Gospa dà un segno forte della sua presenza a Medjugorje.

Ieri, 23 settembre 2013 alle ore 21.20, nella vecchia casa di Vicka aperta ai pellegrini, la statua della Madonna vecchia di 40 anni ha iniziato ad illuminarsi e – racconta Michele Vasilij – quando si spegne la luce sembra viva.

Peccato che la Madonna non permetta a nessun fotografo di immortalarla. Si può vedere solo ad occhio nudo.

Tra pochi giorni partirò con i miei pellegrini proprio per Medjugorje e spero davvero che l’evento sia ancora in corso.

Certo non si deve correre dietro ai fenomeni, ai segni ma se la Madonna ce li regala avrà i suoi buoni motivi e forse uno di questi è quello di spronarci a non perdere tempo, a convertirci prima della realizzazione dei segreti.

C’è un legame tra le apparizioni di Fatima e quelle di Medjugorje; lo ha rivelato la Madonna, quando in un messaggio ha affermato: “Concluderò a Medjugorje ciò che ho iniziato a Fatima”. Forse il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria?

Ma non solo questo messaggio crea un legame tra le due apparizioni. Infatti nel 1916 apparve ai pastorelli di Fatima l’Angelo della Pace e a Medjugorje 65 anni dopo appare ai 6 veggenti la Regina della Pace.

Tutto il messaggio di Fatima è improntato alla preghiera e ai sacrifici per coloro che sono ancora lontani da Dio, esattamente come chiede la Madonna a Medjugorje.


annalisacolzi.wordpress.com/2013/09/24/la-statua-della-madonna-di-fatima-si-illumina-in-casa-d...

Adesso che è arrivato papa Francesco, si vorrebbe dare alla chiesa un lustro che essa non ha e che ci vorrebbero millenni per conquistarselo.
Puoi dire che sono anch'io un brainwashed perchè, pur non avendolo visto, crede ad uno che è risorto 2.000 anni fa.

Ma credere e venerare, nonchè PREGARE, statue, statuine che piangono e figli di ... come San Josemaria Escrivá, ce ne va!

Tra un po' faranno santo anche il fu papa Wojtyla, sì quello che abbracciò il dittatore Pinochet che si macchio di migliaia di crimini:



Hans Küng: Wojtyla non merita la beatificazione

Leggi questo interessante articolo:
www.navecorsara.it/wp/2011/04/30/hans-kung-wojtyla-non-merita-la-beatifi...
Cristianalibera
00Thursday, September 26, 2013 4:38 PM
franco

Adesso che è arrivato papa Francesco, si vorrebbe dare alla chiesa un lustro che essa non ha e che ci vorrebbero millenni per conquistarselo.




Questo è ciò che dici tu.
Papa Francesco non può da un giorno all'altro rinnovare e riformare la chiesa e soprattutto NON può farlo da solo, ma nemmeno i non cattolici possono non apprezzare ciò che questo Papa dice e già fa, e l'inchiesta da te postata ne è la prova.
La chiesa cattolica è già lustra perché la chiesa cattolica è fatta da tutti i suoi membri e non fatto solo dal clero, clero corrotto ed incoerente incluso.
Ed io nella cc di belle persone pieno di fede e non pieno di fede in delle statue ma nel sacrificio salvifico di nostro Signore e nello Spirito Santo che è tutt'oggi operante nelle comunità cattoliche, cosi come conosco anche dei bravi prete che non solo predicano ma che si prodigano anche per i propri parrocchiani e pure non parrocchiani,
[SM=x2630434]

E poi se non è lustra la cc dimmi tu quale chiesa è lustra quella tua forse? Quella luterana, i riformati o chi?


Puoi dire che sono anch'io un brainwashed perchè, pur non avendolo visto, crede ad uno che è risorto 2.000 anni fa.



Appunto.



Ma credere e venerare, nonchè PREGARE, statue, statuine che piangono e figli di ... come San Josemaria Escrivá, ce ne va!



Io pregare DELLE statue neanche da cattolica farei.
Sia ben chiaro questo.
Ed infatti dimmi tu dove di grazie la dottrina cattolica insegna di pregare delle statue. e abbi pazienza scusa. [SM=g27994]

E riguarda statue che piangono dico che nemmeno la chiesa riconosce tale pianti come miracoli finché non è escluso ogni possibile mano missione umana.
E questo tu lo sai benissimo.
Che poi ci sono persone nella cc che credono anche prima che nulla è stato accertata sono cose private, e perché mai dovremmo giudicarli?
Tu ci credi oltre GEsù risorto che la Ellen White fu disegnato come profetessa da Dio?
E bene sì, ed allora dovrei giudicarti per questo forse?
No, io non lo faccio, anche se io NON CI CREDO per ovvi motivi.
Ma io non sono te e tu non sei me.
Ma libertà di parola di giudicare il credo altrui non ne hai.


Tra un po' faranno santo anche il fu papa Wojtyla, sì quello che abbracciò il dittatore Pinochet che si macchio di migliaia di crimini:



E questo è lo scandalo?
Un abbraccio ad un peccatore?
Quanti peccatori Gesù abbraccio?


Ma fammi un piacere ....

Agabo
00Thursday, September 26, 2013 5:24 PM
Re: franco


Questo è ciò che dici tu.
Papa Francesco non può da un giorno all'altro rinnovare e riformare la chiesa e soprattutto NON può farlo da solo, ma nemmeno i non cattolici possono non apprezzare ciò che questo Papa dice e già fa, e l'inchiesta da te postata ne è la prova.
La chiesa cattolica è già lustra perché la chiesa cattolica è fatta da tutti i suoi membri e non fatto solo dal clero, clero corrotto ed incoerente incluso.
Ed io nella cc di belle persone pieno di fede e non pieno di fede in delle statue ma nel sacrificio salvifico di nostro Signore e nello Spirito Santo che è tutt'oggi operante nelle comunità cattoliche, cosi come conosco anche dei bravi prete che non solo predicano ma che si prodigano anche per i propri parrocchiani e pure non parrocchiani,


Per "chiesa" cattolica si intende soprattutto la gerarchia e per estensione tutti i credenti cattolici. Dal Catechismo della Chiesa cattolica:


La Chiesa - insieme visibile e spirituale
771 « Cristo, unico mediatore, ha costituito sulla terra la sua Chiesa santa, comunità di fede, di speranza e di carità, come un organismo visibile; incessantemente la sostenta e per essa diffonde su tutti la verità e la grazia ». La Chiesa è ad un tempo:

« la società costituita di organi gerarchici e il corpo mistico di Cristo »;

— « l'assemblea visibile e la comunità spirituale »;

— « la Chiesa della terra e la Chiesa ormai in possesso dei beni celesti ».

Queste dimensioni « formano una sola complessa realtà risultante di un elemento umano e di un elemento divino ».


Ora, è un fatto che le decisioni vengono prese dalla GERARCHIA, non dalla base della chiesa cattolica. La base non può decidere, non può eleggere (preti, cardinali, papa ecc.). Tutte le questioni, anche quelle che competono la vita del singolo e della coppia vengono prese senza tener conto dei membri.
Non metto in dubbio che nella "base" della chiesa vi siano moltissime persone perbene. Infatti, la mia critica è verso la gerarchi cattolica, non verso i membri della chiesa cattolica.


E poi se non è lustra la cc dimmi tu quale chiesa è lustra quella tua forse? Quella luterana, i riformati o chi?


Discussioni storiche credo ne abbiamo fatto, non è vero? La Bibbia non indica una denominazione, ma un POPOLO, il popolo di Dio a Lui fedele e che solo Lui conosce. Questo non ci esime dal giudicare uomini e azioni pubbliche. Io sono un anticlericale e giudico le questioni storiche della chiesa cattolica, non mi interesso dei membri in quanto tali, né di una denominazione Nè di un'altra, a meno che la cronaca non metta in luce determinati fatti.


Ma credere e venerare, nonchè PREGARE, statue, statuine che piangono e figli di ... come San Josemaria Escrivá, ce ne va!




Io pregare DELLE statue neanche da cattolica farei.
Sia ben chiaro questo.
Ed infatti dimmi tu dove di grazie la dottrina cattolica insegna di pregare delle statue. e abbi pazienza scusa. [SM=g27994]

E riguarda statue che piangono dico che nemmeno la chiesa riconosce tale pianti come miracoli finché non è escluso ogni possibile mano missione umana.
E questo tu lo sai benissimo.




Questa tua è una gran panzana.


Che poi ci sono persone nella cc che credono anche prima che nulla è stato accertata sono cose private, e perché mai dovremmo giudicarli?
Tu ci credi oltre GEsù risorto che la Ellen White fu disegnato come profetessa da Dio?
E bene sì, ed allora dovrei giudicarti per questo forse?
No, io non lo faccio, anche se io NON CI CREDO per ovvi motivi.
Ma io non sono te e tu non sei me.
Ma libertà di parola di giudicare il credo altrui non ne hai.


Vi sono atteggiamenti, pratiche religiose e tanto altro che cozzano in maniera macroscopica con l'insegnamento biblico, questo è addirittura doveroso giudicarlo. Perchè voi cattolici vi accanite contro i Testimoni di Geova? Basti dare un'occhiata a quei forum dove si discute di loro! Bene, perchè non si dovrebbe fare la stessa cosa in riferimento alla CC?


Tra un po' faranno santo anche il fu papa Wojtyla, sì quello che abbracciò il dittatore Pinochet che si macchio di migliaia di crimini:




E questo è lo scandalo?
Un abbraccio ad un peccatore?
Quanti peccatori Gesù abbraccio?


Non sai quello che dici. Wojtyla non ha usato nemmeno una parola di condanna nei confronti di uno stragista che tutto il mondo ha condannato. Uno stragista di persone inermi che non si è pentito. Una vera vergogna comunque la si giri. E tu difendi il suo operato nei confronti di quel maledetto dittatore?
La chiesa è sempre stata amica dei governi dittatoriali di Destra ed ha sempre condannato quelli di Sinistra. Non dovrebbe essere equidistante?
Da WIKI:

Il governo di Pinochet fu caratterizzato dalla soppressione sistematica di tutta l'opposizione di sinistra. Le violenze peggiori occorsero nei primi giorni successivi al colpo di stato, con il numero di militanti di sinistra uccisi o "scomparsi" che raggiunse presto le migliaia. Successivamente alla sconfitta di Pinochet nel plebiscito del 1989, si scoprì che circa 3.000 persone erano state uccise o fatte sparire dal regime, con diverse altre migliaia che furono imprigionate e/o torturate. Un rapporto recente conta più di 40.000 vittime e 600.000 sequestri, con frequenti violazioni di diritti umani. Mentre alcuni gruppi più radicali, come il Movimento di Sinistra Rivoluzionaria (MIR), erano strenui sostenitori della rivoluzione marxista violenta, viene universalmente accettato che la giunta bersagliò deliberatamente anche gli oppositori politici non violenti.




«Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d’oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine", scrive senza imbarazzo il Sommo Pontefice, "con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. Giovanni Paolo II».




«Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d'oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine», scrive senza imbarazzo il Sommo Pontefice, «con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale.
Giovanni Paolo II.»

Ancor più caloroso e prodigo di apprezzamenti è il messaggio di Sodano, che era stato nunzio apostolico in Cile dal '77 all'88, e che nell'87 aveva perorato e organizzato la visita del papa a Santiago, trascurando le accese proteste dei circoli cattolici impegnati nella difesa dei diritti umani. Il cardinale scrive di aver ricevuto dal pontefice «il compito di far pervenire a Sua Eccellenza e alla sua distinta sposa l'autografo pontificio qui accluso, come espressione di particolare benevolenza». Aggiunge: «Sua Santità conserva il commosso ricordo del suo incontro con i membri della sua famiglia in occasione della sua straordinaria visita pastorale in Cile». E conclude, riaffermando al signor Generale, «l'espressione della mia più alta e distinta considerazione».





Cristianalibera
00Friday, September 27, 2013 4:03 PM
E' inutile Franco che ti arrampichi agli specchi mettendo in onda foto del Papa davanti alla statua della Madonna,
sai benissimo che la cc non insegna affatto di PREGARE una statua, ma semplicemente che è lecito e buono di invocare la Madonna o i Santi per l'intercessione dei credenti e non, davanti ad una immagine sacra.

E questo è cosa ben diversa da ciò che tu dici.
Due sono le cose, o non lo sai e vuol dire che sei ignorante in materia, oppure lo sai, cosa ben peggio, trattandosi di disonestà intellettuale. [SM=g27994]
=omegabible=
00Friday, September 27, 2013 8:13 PM
Chi è che sacralizza le statue di gesso che l'uomo cola negli stampi che lui ha fatto!!!! [SM=x2645331] [SM=g2489055] [SM=x2617845]
Agabo
00Saturday, September 28, 2013 9:00 AM
Re:
Cristianalibera, 27/09/2013 16:03:

E' inutile Franco che ti arrampichi agli specchi mettendo in onda foto del Papa davanti alla statua della Madonna,
sai benissimo che la cc non insegna affatto di PREGARE una statua, ma semplicemente che è lecito e buono di invocare la Madonna o i Santi per l'intercessione dei credenti e non, davanti ad una immagine sacra.

E questo è cosa ben diversa da ciò che tu dici.
Due sono le cose, o non lo sai e vuol dire che sei ignorante in materia, oppure lo sai, cosa ben peggio, trattandosi di disonestà intellettuale. [SM=g27994]



Persistendo il mio mal di testa, mi limito a fare copia-incolla di uno studio trovato sul web:



Le statue e le immagini

La dottrina dei teologi papisti

Le sacre immagini vanno esposte per la venerazione. Dio gradisce il culto alle immagini perché davanti ad esse avvengono dei miracoli.

Il concilio di Nicea II, che fu convocato dall’imperatrice Irene, decretò: ‘Noi definiamo con ogni accuratezza e diligenza che, a somiglianza della preziosa e vivificante Croce, le venerande e sante immagini sia dipinte che in mosaico, di qualsiasi altra materia adatta, debbono essere esposte nelle sante chiese di Dio, nelle sacre suppellettili e nelle vesti, sulle pareti e sulle tavole, nelle case e nelle vie; siano esse l’immagine del Signore e Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, o quella della immacolata Signora nostra, la santa madre di Dio, degli angeli degni di onore, di tutti i santi e pii uomini’.[1] Per dimostrare che la chiesa cattolica non fa nulla di male nel fare queste immagini e statue ed esporle alla venerazione dei fedeli i teologi papisti fanno presente che Mosè fece dei cherubini d’oro per porli sull’arca e un serpente di rame che pose su un antenna.


Il culto del sacro cuore di Gesù.

L’origine di questa devozione al cuore di Gesù è strettamente collegata alle visioni che ebbe una certa Margherita Maria Alacoque (1647-1690) perché esse servirono ai Gesuiti come appoggio per divulgare questo culto al cuore di Gesù. Questa giovane raccontò che le era apparso Gesù Cristo sopra l’altare, che egli s’era aperto il petto e le aveva mostrato il cuore tra le fiamme, circondato da una corona di spine, squarciato da una ferita e con sopra una piccola croce; insomma quel cuore che oggi è riprodotto in milioni di immagini e su milioni di medaglie. In un’altra apparizione, avuta tempo dopo, ella disse che Gesù le chiese il culto pubblico, con l’istituzione di una festa riparatrice e le indicò come collaboratore Claudio de La Colombière, un Gesuita che era il suo confessore. E fu appunto questo de La Colombière che, spinto da grande zelo, riuscì a diffondere, vivente ancora Alacoque, il culto al cuore di Gesù tra molte persone. Ancora oggi il culto al sacro cuore di Gesù è molto diffuso, soprattutto tra le donne, che più degli uomini vengono colpite nell’immaginazione e nei sensi da questa immagine del cuore di Gesù coronato di spine. Ma come giustificano questo culto al cuore di Gesù i teologi cattolici? In questa maniera: ‘Il suo cuore perciò, considerato unito alla persona divina, è degno di adorazione, la quale termina alla persona stessa di Gesù (….) Oggetto proprio del culto quindi non è solo il cuore fisico, né solo l’amore, ma il cuore fisico come simbolo dell’amore (…) Il cuore infatti è stato sempre preso come simbolo dell’amore (…) Comunemente con l’espressione Sacro Cuore si suole significare tutta la persona di Gesù…’.[2]

Il culto della croce.

L’Enciclopedia Cattolica afferma che il culto della croce ‘è fondato sulla stretta appartenenza che essa ha con la divina persona del Redentore’.[3] La chiesa cattolica romana ha istituito due feste in onore della croce; il 3 Maggio e il 14 Settembre. Il ‘Venerdì santo’ essa l’adora con le parole: ‘Ecce lignum crucis’ (Ecco il legno della croce); ‘Venite, adoremus’ (Venite e adoriamo), ‘Crucem tuam adoramus, Domine’ (Adoriamo la tua croce o Signore). Questa sua adorazione rivolta alla croce è stata chiaramente sostenuta da Tommaso D’Aquino il quale disse: ‘La croce stessa sulla quale Cristo fu confitto, merita il nostro culto (….) perché ci rappresenta la figura di Cristo disteso su di essa, e perché venne a contatto con le membra di lui e fu bagnata dal suo sangue. Per ambedue i motivi viene adorata con il medesimo culto reso a Cristo, cioè con il culto di latria’.[4]

Nel Nuovo Manuale del Catechista si può leggere: ‘Che Dio poi gradisca questo culto è provato da tanti miracoli che si sono operati dinanzi alle sacre immagini; quanti quadretti dinanzi ad esse, segno di riconoscenza’.[5]
Confutazione
Le cosiddette immagini e statue sacre sono degli idoli e la cosiddetta venerazione alle immagini e alle statue è idolatria

Noi con i nostri occhi e con le nostre orecchie siamo testimoni in questa nazione della grande idolatria che questa cosiddetta chiesa perpetra dovunque, infatti le statue e le immagini raffiguranti Maria o qualche altro personaggio del passato sono diffuse da per tutto in questa nazione e non danno segno di diminuire anzi sono in continuo aumento sotto la spinta di guide accecate dalle tenebre che preferiscono osservare la loro tradizione anziché la Parola di Dio. Davanti a questi spauracchi dei loro idoli che non hanno in loro nessun soffio vitale e non hanno il potere di soccorrere quelli che li invocano, sono in molti che si prostrano ad adorarli e pregarli. Ma i Cattolici dicono che non adorano le statue e le immagini ma le venerano, anzi che neppure le venerano le immagini materiali ma venerano chi esse rappresentano; ecco come si esprime il Perardi nel suo manuale: ‘Similmente veneriamo le immagini dei Santi; veneriamo e non adoriamo, e neppure non veneriamo l’immagine materiale in sé ma il Santo o la Madonna in essa rappresentati’.[6] Ma questa cosiddetta venerazione resa al personaggio rappresentato dalla scultura o dal dipinto di cui essi parlano, non è altro che uno dei tanti sofismi di cui la curia romana si usa per ingannare sia i Cattolici romani che coloro che non lo sono, infatti così parlando (cioè usando la parola venerazione al posto di quella di adorazione) la curia romana riesce a camuffare l’idolatria e a farla passare semplicemente per un onore. In effetti non è vero che la chiesa romana non venera le immagini materiali ma bensì le persone che esse rappresentano perché il loro secondo concilio di Nicea afferma quanto segue: ‘L’onore reso all’immagine, infatti, passa a colui che essa rappresenta; e chi adora l’immagine, adora la sostanza di chi in essa è riprodotto’.[7] Anche Tommaso D’Aquino conferma ciò quando a proposito dell’immagine di Cristo afferma: ‘Noi invece onoriamo con culto di latria le immagini di Cristo che è vero Dio, non per le immagini stesse, ma per la realtà che raffigurano..’.[8] Quindi, in realtà questa venerazione resa alle statue e alle immagini rappresentanti Cristo, Maria o qualche altra persona non è altro che una vera e propria adorazione resa alla statua e all’immagine non importa chi essa rappresenta.

Vediamo ora innanzi tutto cosa dice la Parola di Dio a riguardo delle statue e delle immagini della chiesa cattolica romana e del culto che gli viene reso da essa. Dio dice: “Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù ne’ cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra; non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro, perché io, l’Eterno, l’Iddio tuo, sono un Dio geloso che punisco l’iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso benignità, fino alla millesima generazione, verso quelli che m’amano e osservano i miei comandamenti”.[9] Questo é il secondo comandamento dato da Dio a Mosè sul monte Sinai. Perciò, secondo la Scrittura peccano sia coloro che le costruiscono queste statue e immagini e sia coloro che le servono. Che poi queste statue vengono servite dai Cattolici romani è una cosa manifesta che non può essere smentita perché essi accendono davanti ad esse delle candele, le puliscono con cura quando hanno bisogno di pulizia, le vestono di sfarzosi paramenti, le adornano di gioielli, le portano su dei piedistalli nelle loro periodiche processioni, e dedicano loro frutta, dolci, ed altre cose. Anche le immagini che essi hanno fatto sono da loro servite perché essi davanti ad esse recitano le loro preghiere, si fanno il segno della croce, si prostrano, accendono i loro ceri, mettono i loro fiori. Oltre a tutto ciò, come detto sopra, dinanzi ad esse i Cattolici romani si prostrano con somma riverenza e le adorano e le pregano. Quindi questo loro servizio reso alle statue e alle immagini è contrario alla Parola di Dio. Ora, abbiamo visto prima come i Cattolici romani cercano di difendere il loro culto alle statue e alle immagini, ma come si difendono i Cattolici dall’accusa di rendere a Maria e ai santi, tramite il sussidio delle loro statue e immagini, il culto dovuto solo a Dio? In questo caso fanno ricorso ad un altro sofisma; essi dicono che a loro non gli rendono il culto di latria che deve essere reso solo a Dio, ma un culto inferiore; a Maria il culto di iperdulia (servizio superiore) e ai santi quello di dulia (servizio). Ma noi replichiamo: Ma dove mai nella Scrittura si parla di un culto da rivolgere a Maria, un altro ai santi morti e uno a Dio? Ma quando mai nella Scrittura è detto che i defunti siano degni di un qualche tipo di culto? Il culto va reso solo a Dio, il Vivente, e difatti Gesù affermò: “Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto”,[10] e questo culto gli va reso in ispirito e verità, perché Gesù disse alla donna samaritana: “Ma l’ora viene, anzi é già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in ispirito e verità; poiché tali sono gli adoratori che il Padre richiede. Iddio é spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in ispirito e verità”;[11] quindi, siccome che noi dobbiamo adorare Dio solo che è l’Onnipotente, l’Onnisciente e l’Onnipresente, e che lui richiede da noi di adorarlo in ispirito e verità appunto perché Egli è spirito, noi non abbiamo bisogno di nessuna immagine, ma dico proprio nessuna, per adorarlo. E il culto rivolto a Maria e ai santi veramente santi e a quelli fatti santi dagli uomini? Esso è in abominio a Dio, quantunque venga fatto passare per un tipo di culto inferiore.

Facciamo notare anche che i teologi papisti dicendo che ai santi e alle loro immagini rendono un culto di dulia, e a Maria e alle sue immagini rendono un culto di iperdulia o extradulia si condannano da loro stessi perché la parola dulia è una parola greca che significa ‘servizio’ e il secondo comandamento dice espressamente a proposito delle sculture e delle immagini: “Non servir loro”;[12] notate quindi che alle statue e alle immagini non va reso nessun servizio, né superiore né inferiore. Per quanto riguarda il secondo comandamento qui sopra citato dal libro della legge di Mosè, è bene ricordare però che la chiesa romana lo ha fatto scomparire, ma non dalla Bibbia ma dal catechismo che viene trasmesso al popolo. In altre parole essi hanno mutilato le dieci parole, sopprimendo il secondo comandamento e riempiendo il vuoto che si é venuto a creare sdoppiando il decimo; infatti il loro secondo comandamento é: ‘Non nominare il nome di Dio in vano’, mentre il nono: ‘Non desiderare la donna d’altri’ ed il decimo: ‘Non desiderare la roba d’altri’. La ragione per cui questo secondo comandamento é stato soppresso é questa: la curia romana afferma che Dio, nell’Antico Patto, proibì agli Ebrei di farsi delle immagini e delle statue perché essi vivevano in mezzo a popoli idolatri e c’era il pericolo che essi le adottassero come divinità, mentre ora questa proibizione non é più necessaria perché non c’é più questo peri­colo, perciò le statue e le immagini sono permesse. Esse, loro dicono, costituiscono un valido aiuto al culto esterno, ed aiutano i fedeli a ricordare i veri servitori di Dio e li invitano ad imitarne le virtù! Come potete vedere ci troviamo davanti a dei vani ragionamenti, a delle altezze che si elevano contro la conoscenza di Dio, e perciò li dobbiamo distruggere. Ora, è vero che gli Ebrei vivevano in mezzo a dei popoli idolatri che avevano mutato la gloria di Dio in ogni sorta di immagini e che essi erano esposti al pericolo di idolatria; ma é altresì vero che pure noi credenti ci troviamo in mezzo ad una generazione storta e perversa che ha mutato la gloria dell’incorruttibile Iddio in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile, e che anche oggi per l’Israele di Dio c’è il pericolo di cadere nell’idolatria, tanto è vero che Giovanni ci ha scritto di guardarci dagli idoli;[13] e Paolo ha scritto di fuggire l’idolatria,[14] ed in riferimento alle disubbidienze degli Israeliti nel deserto ha detto: “Or queste cose avvennero per servir d’esempio a noi, onde non siam bramosi di cose malvage, come coloro ne furon bramosi; onde non diventiate idolatri come alcuni di loro, secondo che é scritto: Il popolo si sedette per mangiare e per bere, poi s’alzò per divertirsi”.[15]

Diletti, nessuno vi seduca con parole seducenti. Sappiate che noi oggi dobbiamo osservare il comandamento che ci proibisce di farci immagini e statue di persone o di animali per servirle e adorarle, nella stessa maniera in cui dovevano osservarlo gli Israeliti nel deserto. Per quanto riguarda poi il fatto che le statue e le immagini di quello o di quell’altro santo aiutano gli uomini a ricordarsi di esso per imitarne le virtù, diciamo che per ricordarci di imitare Cristo, o quell’umile ancella del Signore e nostra sorella Maria, o i nostri fratelli Paolo, Pietro o Giovanni o qualche altro santo di cui parla la Scrittura è sufficiente leggere le Scritture dove si parla della loro condotta e delle loro parole. Nel caso poi non avessimo a disposizione con noi le Scritture per leggere, di certo Dio mediante il suo Spirito ci ricorderà le parole di Cristo e la sua irreprensibile condotta, come anche le altre Scritture di cui abbiamo bisogno di ricordarci. Non sono dunque affatto necessarie le statue e le immagini; se così fosse, cioè se fossero un aiuto potente e indispensabile per ricordarci dei santi servitori di Dio di certo Gesù prima e gli apostoli dopo avrebbero dato istruzioni a riguardo, ma essi non le hanno date. Ma forse le hanno date solo a voce e mai furono messe per iscritto cosicché non troviamo traccia di esse nella Scrittura? Non può essere perché altrimenti si sarebbero rivelati doppi in parole e sarebbero andati contro il comandamento di Dio.

Per questo la Chiesa primitiva non aveva né immagini e neppure statue. Ma col passare del tempo degli uomini corrotti introdussero il culto delle immagini. Da quello che dice Ireneo il culto delle immagini fu introdotto nella Chiesa dagli Gnostici infatti egli dice: ‘Si denominano gnostici ed hanno alcune immagini dipinte, altre fabbricate anche con altro materiale, dicendo che sono l’immagine di Cristo fatta da Pilato nel tempo in cui Gesù era con gli uomini. E le incoronano e le espongono con le immagini dei filosofi del mondo, cioè con l’immagine di Pitagora, di Platone, di Aristotele e degli altri, e riservano ad esse tutti gli altri onori, proprio come i pagani’.[16] Ecco i padri del culto alle immagini che la chiesa cattolica tanto ama e tanto difende definendolo tradizione apostolica!
I cherubini d’oro ed il serpente di rame non furono costruiti per essere serviti

Quando si parla contro le statue e le immagini con i Cattolici romani non é difficile sentirsi rispondere da alcuni di loro: ‘Ma anche Mosè fece costruire due cherubini d’oro sull’arca del patto; anche Mosè fece un serpente di rame e lo mise su un’antenna affinché coloro che venivano morsi dai serpenti lo guardassero e scampassero alla morte!’. (Queste sono parole che i preti mettono in bocca ai loro fedeli).

Cosa dobbiamo dire dunque a queste persone per fargli capire che i cherubini d’oro e il serpente di rame non possono essere paragonati alle loro statue e immagini? Dobbiamo dirgli questo. Certo che questo é quello che Mosè fece, ma egli lo fece in ubbidienza alla parola che Dio gli aveva rivelato infatti nel caso dei cherubini Dio gli disse: “E farai due cherubini d’oro; li farai lavorati al martello, alle due estremità del propiziatorio…”,[17] e per quanto riguarda il serpente egli gli disse: “Fatti un serpente ardente, e mettilo sopra un’antenna; e avverrà che chiunque sarà morso e lo guarderà, scamperà”.[18] Quindi Mosè non fece quelle cose di testa sua, ma in ubbidienza alla udibile voce di Dio. La stessa cosa non si può dire però di coloro che costruiscono statue raffiguranti Maria, o qualcun altro personaggio del passato, e che si prostrano davanti ad esse per pregarle! E poi né Mosè e neppure il popolo si misero a pregare o ad adorare i cherubini o il serpente di rame o ad accendergli davanti delle candele; mentre da parte cattolica bisogna dire che essi offrono il loro culto alle loro statue e alle loro immagini pregandole, adorandole ed accendendogli davanti delle candele.

Per quanto riguarda il serpente di rame bisogna dire che esso fu costruito da Mosè per ordine di Dio affinché chiunque veniva morsicato dai serpenti velenosi, guardandolo, potesse scampare dalla morte. Ma gli Israeliti, dopo che entrarono nella terra promessa, cominciarono ad offrirgli dei profumi e questo continuò fino al regno di Ezechia perché è scritto che questo re quando cominciò a regnare “fece a pezzi il serpente di rame che Mosè avea fatto; perché i figliuoli d’Israele gli aveano fino a quel tempo offerto profumi”.[19] Come potete vedere quindi, quel pezzo di rame che non aveva in sé nessun potere di fare alcun bene agli uomini diventò oggetto di culto da parte degli Israeliti, e per questo fu distrutto da quel re, affinché non fosse più occasione di peccato. E questo è quello che dovrebbe fare il papa dei Cattolici, ordinare di distruggere tutte le loro cosiddette immagini e statue sacre che sono occasione di peccato per i Cattolici romani in tutto il mondo.

Vi ricordo inoltre che l’apostolo sì ha detto che l’idolo è nulla, ma ha anche detto che “le carni che i Gentili sacrificano, le sacrificano ai demonî e non a Dio”.[20] La stessa cosa si può dire del culto che viene reso a Maria o a qualcuno dei loro santi; esso è rivolto ai demoni e non a Dio, e coloro che lo rivolgono hanno comunione coi demoni e non con Dio.

Per questo noi credenti abbiamo in abominio tutte le loro statue e le loro cosiddette immagini sante, ed il loro culto che gli rivolgono, perché per mezzo di tutte queste cose essi si mettono in contatto con il diavolo che si nasconde abilmente dietro questa loro cosiddetta venerazione.

La sapienza dice che “non c’é sapienza, non intelligenza, non consiglio che valga contro l’Eterno”,[21] per questo ogni ragionamento che viene fatto dai Cattolici romani per difendere la loro idolatria risulta vano.

Che dire poi della domanda: ‘Chi é che non conserva appeso al muro o sul comodino con rispetto e venerazione il ritratto delle persone defunte?’ Questa è una domanda fattaci per difendere la loro idolatria! Per ciò che ci concerne, non siamo affatto d’accordo a mettere fotografie o ritratti di persone morte appesi al muro o appoggiati sul comodino per rievocarne la loro memoria. Per rievocare la memoria di qualcuno è sufficiente pensarci o fare il suo nome.
Il culto del sacro cuore di Gesù è idolatria

Come potete vedere i teologi cattolici romani anche nel caso del culto al sacro cuore di Gesù riescono con i loro abituali sofismi a fare apparire l’idolatria come un culto reso a Gesù Cristo. Loro dicono che il culto al sacro cuore di Gesù è un culto reso alla persona di Gesù; ma questo non è vero perché se si considera da vicino in che consiste questa devozione si vede che essa è rivolta ad una immagine e non a Gesù.

Noi non crediamo che Gesù sia apparso a Margherita Maria Alacoque rivelandole e facendole vedere quelle cose; crediamo piuttosto che quelle apparizioni che lei dice di avere avuto siano delle imposture scaturite dalla sua mente gonfiata di vanità. Gesù non può avere detto quelle cose a quella donna, perché egli non è un ministro di peccato che incita le persone all’idolatria.

Mentre Gesù era ancora sulla terra coi suoi discepoli, fu adorato; ma non si dice affatto che coloro che lo adorarono adorarono il suo cuore fisico, ma adorarono tutta la sua persona.

Anche dopo che Gesù fu assunto in cielo i suoi discepoli lo adorarono secondo che è scritto: “E avvenne che mentre li benediva, si dipartì da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme…”;[22] ma anche in questo caso i discepoli non adorarono il cuore di Gesù o Gesù servendosi di un’immagine di lui o del suo cuore, perché lo adorarono in ispirito.
Il culto della croce è idolatria

La Parola di Dio dice: “Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto”,[23] quindi il rendere un culto ad una croce è idolatria. Essa è solo un pezzo di legno che rappresenta la croce su cui morì Gesù e basta. Ma noi diciamo: Ma dove mai sta scritto nella Bibbia che i Cristiani devono salutare la croce e venerarla? Gli apostoli predicavano la croce di Cristo, ma non dissero mai né di costruirsi una croce di legno, piccola o grande che fosse, e tanto meno di adorare la croce perché essa ricorda Gesù. Concludiamo dicendo questo: quand’anche ci fosse in un luogo della terra la vera croce sulla quale fu crocifisso Gesù noi non saremmo chiamati a renderle nessun tipo di culto; e il fatto che Gesù sia stato messo su una croce non significa che uno si debba mettere ad adorare la croce perché essa è collegata in un certo senso alla vita di Gesù. Perché altrimenti, se si dovesse ragionare come fanno i Cattolici romani, dovremmo metterci ad adorare una mangiatoia perché in una mangiatoia fu posto Gesù quando nacque, dovremmo adorare una lancia perché fu una lancia a forargli il costato, i chiodi perché le sue mani e i suoi piedi furono trafitti con dei chiodi, delle spine perché in testa gli fu messa una corona di spine, e così via!

Adoriamo Cristo Gesù, ma non la croce su cui lui fu crocifisso.
I miracoli avvenuti davanti alle immagini procedono dal diavolo

La curia romana giustifica il culto alle immagini, col fatto che davanti ad esse sono avvenuti dei miracoli. Come potete vedere sono arrivati al punto di definire gradevole a Dio il culto delle immagini. Non è affatto così come dicono loro perché il loro culto alle immagini é in abominio a Dio e le seguenti Scritture lo attestano. Il profeta Ezechiele dice: “Ed egli mi condusse all’ingresso del cortile. Io guardai, ed ecco un buco nel muro. Allora egli mi disse: Figliuol d’uomo, adesso fora il muro. E quand’io ebbi forato il muro, ecco una porta. Ed egli mi disse: Entra, e guarda le scellerate abominazioni che costoro commettono qui. Io entrai, e guardai; ed ecco ogni sorta di figure di rettili e di bestie abominevoli, e tutti gl’idoli della casa d’Israele dipinti sul muro attorno attorno; e settanta fra gli anziani della casa d’Israele, in mezzo ai quali era Jaazania, figliuolo di Shafan, stavano in pié davanti a quelli, avendo ciascuno un turibolo in mano, dal quale saliva il profumo d’una nuvola d’incenso”.[24]

Per quel che concerne i miracoli che essi dicono avvengono davanti a queste loro immagini essi sono bugiardi e sono compiuti dal diavolo al fine di non far distogliere i Cattolici dal culto alle loro immagini. Per quale motivo anche in questa nazione il culto alle immagini tra i Cattolici é radicato così profondamente? Appunto perché davanti a questi idoli Satana ha operato dei fenomeni soprannaturali che poi sono stati attribuiti alla persona che la statua o l’immagine rappresentano. Prendiamo per esempio il cosiddetto miracolo di Gennaro che avviene a Napoli. Secondo quello che viene insegnato ai Cattolici Gennaro morì martire nel terzo secolo e una donna raccolse il sangue in una fiala. E questo sangue coagulato tre volte all’anno si liquefà al culto dei Cattolici. Che cosa ha prodotto questo prodigio bugiardo? Ha prodotto soprattutto negli abitanti di Napoli nient’altro che una cieca fiducia in Gennaro, tanto è vero che lo invocano spesso affinché gli faccia qualche grazia. Attenzione però: i Cattolici non attribuiscono questi fatti soprannaturali che avvengono davanti ai cadaveri dei loro idoli all’opera del diavolo, ma o alla madre di Gesù (se il prodigio avviene davanti alla sua immagine) o a questo o a quell’altro cosiddetto santo (se il prodigio avviene davanti alla sua immagine), il che è un pò diverso. Ma appunto in questo consiste l’astuzia del diavolo, cioè nel fare passare un suo prodigio come un opera avvenuta per l’intercessione in cielo di Maria o di qualcun altro. Non è qualcosa da nulla, perché in questa maniera é riuscito a consolidare l’idolatria in seno ai Cattolici. Alla fine quello che importa al diavolo è riuscire a fare apparire utile il culto delle immagini, e i morti come dei potenti intercessori presso Dio (distogliendo così le persone dal rivolgersi a Cristo Gesù il solo mediatore tra Dio e gli uomini); e dobbiamo riconoscere che c’é riuscito. E’ il seduttore di tutto il mondo: ha sedotto certi popoli facendogli adorare il sole, la luna, le stelle; altri, facendogli adorare le immagini rappresentanti bestie della campagna, rettili e uccelli; ed i Cattolici, facendogli adorare e pregare le immagini di Maria e di tanti altri, o meglio coloro che sono morti. La sola differenza che c’é tra la religione cattolica romana e tante altre religioni sta nel fatto che le immagini e le statue che i Cattolici adorano e pregano raffigurano dei personaggi storici diversi da quelli che adorano e pregano quelli delle altre religioni. Cambiano quindi solo i nomi degli idoli, ma tutto il resto é lo stesso e l’artefice di tutto ciò rimane sempre il diavolo. Sarà bene ricordarsi di qualcosa che è scritto nel libro dell’Apocalisse che ci fa capire che cosa il diavolo è potente di fare per sedurre le persone mediante delle immagini. E’ scritto: “Poi vidi un’altra bestia, che saliva dalla terra, ed avea due corna come quelle d’un agnello, ma parlava come un dragone. Ed esercitava tutta la potestà della prima bestia, alla sua presenza; e facea sì che la terra e quelli che abitano in essa adorassero la prima bestia la cui piaga mortale era stata sanata. E operava grandi segni, fino a far scendere del fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini. E seduceva quelli che abitavano sulla terra coi segni che le era dato di fare in presenza della bestia, dicendo agli abitanti della terra di fare un’immagine della bestia che avea ricevuta la ferita della spada ed era tornata in vita. E le fu concesso di dare uno spirito all’immagine della bestia, onde l’immagine della bestia parlasse e facesse sì che tutti quelli che non adorassero l’immagine della bestia fossero uccisi..”.[25] Come potete vedere avverrà che sorgerà un falso profeta che farà grandi segni in presenza della bestia e sedurrà mediante questi segni molte persone dicendo loro di fare un’immagine della bestia che dopo essere stata ferita a morte tornerà in vita. Ma il fatto é che a questo falso profeta il diavolo darà il potere pure di dare uno spirito all’immagine della bestia la quale si metterà a parlare e molti vedendola parlare si metteranno ad adorarla.

Oggi, l’astuzia operata dal diavolo per mezzo delle immagini e delle statue di Maria o di qualcun altro per sedurre i Cattolici è la stessa infatti anche se non le fa parlare riesce a farle lacrimare, sanguinare, aprire gli occhi ecc. E così avviene che molti vedendo queste opere del diavolo si affezionano maggiormente ai cadaveri dei loro idoli, e sono indotti a rendergli il culto. Ma quand’anche scendesse il fuoco dal cielo in presenza di queste statue e immagini, quand’anche esse si mettessero a parlare noi non crederemo alla dottrina che permette il culto alle immagini; appunto perché sappiamo chi si cela dietro questa cosiddetta venerazione, il diavolo. Fratelli, state in guardia; nessuno vi seduca.
Passi della Scrittura che condannano il farsi statue e immagini ed il loro culto

- “E l’Eterno disse a Mosè: Và, scendi; perché il tuo popolo che hai tratto dal paese d’Egitto, s’é corrotto; si son presto sviati dalla strada ch’io avevo loro ordinato di seguire; si son fatti un vitello di getto, l’hanno adorato, gli hanno offerto sacrifizi, e hanno detto: O Israele, questo è il tuo dio che ti ha tratto dal paese d’Egitto”.[26]

Mosè era andato sul monte Sinai per ricevere da Dio la legge, ma in sua assenza il popolo con il consenso di Aaronne si fece un idolo che raffigurava un vitello, lo adorò e gli offrì dei sacrifici attribuendo a quell’idolo vano la sua liberazione dall’Egitto. Il popolo d’Israele quindi dopo avere visto Dio operare grandi e tremendi giudizi sia in Egitto che nel deserto, dopo avere visto la gloria di Dio sopra il monte Sinai, il monte stesso fumare e tremare, e dopo avere udito la voce di Dio, si corruppe fino al punto di farsi quel vitello d’oro per adorarlo al posto di Dio. Esso invece di adorare e servire Iddio si mise ad adorare e servire un idolo, e per questo suo atto Dio si adirò al punto da volerlo distruggere. Ma Mosè intercedette per esso e Dio non lo distrusse; comunque Mosè tornato al campo diede ordine di uccidere gli idolatri, ed in quel giorno caddero uccisi circa tremila uomini.

Al principio la Chiesa aborriva le statue e le immagini, poi a poco a poco degli uomini hanno introdotto nel suo mezzo il culto delle immagini e delle statue, riuscendo a distogliere molti fedeli da Dio e fargli adorare le immagini. Questo poté avvenire perché molti vescovi preposti a pascere il gregge di Dio smisero di vegliare. Bisogna dire anche però che vi furono dei vescovi che rigettarono il culto delle immagini ed esortarono i fedeli a non conformarsi a questa usanza pagana che degli uomini corrotti avevano introdotto nella Chiesa. Per quanto riguarda la chiesa romana bisogna dire che essa è immersa nell’idolatria.

- Mosè disse al popolo: “Or dunque, siccome non vedeste alcuna figura il giorno che l’Eterno vi parlò in Horeb in mezzo al fuoco, vegliate diligentemente sulle anime vostre, affinché non vi corrompiate e vi facciate qualche immagine scolpita, la rappresentazione di qualche idolo, la figura d’un uomo o d’una donna, la figura di un animale tra quelli che son sulla terra, la figura d’un uccello che vola nei cieli, la figura d’una bestia che striscia sul suolo, la figura d’un pesce che vive nelle acque sotto la terra…”.[27]

I Cattolici dicono che le loro statue e le loro immagini non sono idoli perché non rappresentano animali o uccelli o pesci, ma non è così come essi dicono perché la Parola di Dio chiama idoli sia le sculture e le immagini di bestie, di uccelli e di pesci che le sculture e le immagini rappresentanti Cristo, Maria, e i santi tradizionali e qualsiasi altra persona. Il passo suddetto lo fa capire molto bene questo. Fratelli, nessuno vi seduca in alcuna maniera.

- “Non erigerai alcuna statua: cosa, che l’Eterno, il tuo Dio, odia”.[28]

- “I Leviti parleranno e diranno ad alta voce a tutti gli uomini d’Israele: Maledetto l’uomo che fa un’immagine scolpita o di getto, cosa abominevole per l’Eterno, opera di mano d’artefice, e la pone in luogo occulto! E tutto il popolo risponderà e dirà: Amen”.[29]

Quindi tutti coloro che fanno un’immagine scolpita sono sotto maledizione.

- Nei Salmi è scritto: “Gl’idoli delle nazioni sono argento e oro, opera di mano d’uomo. Hanno bocca e non parlano; hanno occhi e non vedono; hanno orecchi e non odono, e non hanno fiato alcuno nella loro bocca. Simili ad essi siano quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano”.[30]

Ecco perché i Cattolici romani non parlano come dovrebbero, non vedono quello che noi vediamo, e non sentono quello che noi sentiamo, e perché sono morti nei loro falli senza la vita di Dio; appunto perché ripongono la loro fiducia negli idoli che si fabbricano.

- In Isaia è scritto: “Quelli che fabbricano immagini scolpite son tutti vanità; i loro idoli più cari non giovano a nulla: i loro propri testimoni non vedono, non capiscono nulla, perch’essi siano coperti d’onta. Chi è che fabbrica un dio o fonde un’immagine perché non gli serva a nulla? Ecco, tutti quelli che vi lavorano saranno confusi, e gli artefici stessi non sono che uomini! Si radunino tutti, si presentino!… Saranno spaventati e coperti d’onta tutt’insieme. Il fabbro lima il ferro, lo mette nel fuoco, forma l’idolo a colpi di martello, e lo lavora con braccio vigoroso; soffre perfino la fame, e la forza gli vien meno; non beve acqua, e si spossa. Il falegname stende la sua corda, disegna l’idolo con la matita, lo lavora con lo scalpello, lo misura col compasso, e ne fa una figura umana, una bella forma d’uomo, perché abiti una casa. Si tagliano dei cedri, si prendono degli elci, delle querci, si fa la scelta fra gli alberi della foresta, si piantano dei pini che la pioggia fa crescere. Poi tutto questo serve all’uomo per far del fuoco, ed ei ne prende per riscaldarsi, ne accende anche il forno per cuocere il pane; e ne fa pure un dio e l’adora, ne scolpisce un’immagine, dinanzi alla quale si prostra. Ne brucia la metà nel fuoco, con l’altra metà allestisce la carne, ne cuoce l’arrosto, e si sazia. Ed anche si scalda e dice: Ah! mi riscaldo, godo di veder questa fiamma! E con l’avanzo si fa un dio, il suo idolo, gli si prostra davanti, l’adora, lo prega e gli dice: Salvami, poiché tu sei il mio dio! Non sanno nulla, non capiscono nulla; hanno impiastrato loro gli occhi perché non veggano, e il cuore perché non comprendano. Nessuno rientra in se stesso, ed ha conoscimento e intelletto per dire: ‘Ne ho bruciata la metà nel fuoco, sui suoi carboni ho fatto cuocere il pane, v’ho arrostito la carne che ho mangiata, e farò col resto un’abominazione? e mi prostrerò davanti ad un pezzo di legno?’ Un tal uomo si pasce di cenere, il suo cuore sedotto lo travia, sì ch’ei non può liberare l’anima sua e dire: ‘Questo che tengo nella mia destra non è una menzogna?’.[31]

Con queste parole Dio dichiara inutili e sedotti gli uomini che fabbricano un idolo, lo adorano e lo pregano invocando il suo aiuto. La Parola di Dio non lascia spazio a malintesi; è chiara.

- Dio dice in Geremia: “Ma costoro tutti insieme sono stupidi e insensati; non è che una dottrina di vanità; non è altro che legno; argento battuto in lastre portato da Tarsis, oro venuto da Ufaz, opera di scultore e di man d’orefice; son vestiti di porpora e di scarlatto, son tutti lavoro d’abili artefici. Ma l’Eterno è il vero Dio, egli è l’Iddio vivente, e il re eterno; per l’ira sua trema la terra, e le nazioni non posson reggere dinanzi al suo sdegno…. Quando fa udire la sua voce v’è un rumor d’acque nel cielo; ei fa salire i vapori dalle estremità della terra, fa guizzare i lampi per la pioggia e trae il vento dai suoi serbatoi; ogni uomo allora diventa stupido, privo di conoscenza; ogni orafo ha vergogna delle sue immagini scolpite; perché le sue immagini fuse sono una menzogna, e non v’é soffio vitale in loro. Sono vanità, lavoro d’inganno; nel giorno del castigo, periranno”.[32]

Quindi tutti coloro che si reputano savi e insegnano a farsi statue e immagini sono stupidi ed insensati davanti a Dio ed insegnano una dottrina vana. Inoltre secondo il profeta Geremia nel giorno in cui Dio castigherà le nazioni per la loro malvagità periranno tutte le statue e tutte le immagini che gli uomini si sono fatti per adorarli.

Che lo sappiano bene i Cattolici romani: le statue e le immagini raffiguranti Cristo, Maria, i santi antichi od altri uomini che essi hanno innalzato e dipinto nelle loro basiliche, nelle loro case, per le strade e le piazze, sulle montagne e in tanti altri luoghi nel giorno del castigo periranno assieme a coloro che gli offrono il culto.

[1] Concilio di Nicea II (787).

[2] Enciclopedia Cattolica, vol. 4, 1062

[3] Ibid., vol. 4, 959

[4] Tommaso d’Aquino, La Somma Teologica, III, q. 25

[5] Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 288

[6] Ibid., pag. 287-288

[7] Concilio di Nicea II; in Decisioni dei Concili Ecumenici, Torino 1978, pag. 204

[8] Tommaso d’Aquino, op. cit., III, q. 25

[9] Es. 20:4-6

[10] Matt. 4:10

[11] Giov. 4:23,24

[12] Es. 20:5

[13] Cfr. 1 Giov. 5:21

[14] Cfr. 1 Cor. 10:14

[15] 1 Cor. 10:6,7

[16] Ireneo, Contro le Eresie, Lib. I, cap. 25,6

[17] Es. 25:18

[18] Num. 21:8

[19] 2 Re 18:4

[20] 1 Cor. 10:20

[21] Prov. 21:30

[22] Luca 24:51,52

[23] Matt. 4:10

[24] Ez. 8:7-11

[25] Ap. 13:11-15

[26] Es. 32:7,8

[27] Deut. 4:15-18

[28] Deut. 16:21

[29] Deut. 27:14,15

[30] Sal. 135:15-18

[31] Is. 44:9-20

[32] Ger. 10:8-10, 13-15

Cristianalibera
00Saturday, September 28, 2013 4:34 PM
Spero Franco che non hai una commozione cerebrale.

Ma anch'io non ho molto tempo, voglio farmi una bella camminata a Rodi...
[SM=g27985]

e faccio io pure un bel copia/incolla:

IL CULTO DElle immagini sacre



A cura di Giampaolo Barra apologeta e direttore della rivista "Il Timone"

Mi faccio guidare, per questa conversazione, dal bel libretto di Padre Nicola Tornese intitolato: “Immagini e santi”; opuscolo che fa parte di una bella collana preparata da Padre Tornese per aiutare i cattolici a rispondere alle obiezioni e alle contestazioni dei Testimoni di Geova.
Va detto, per amor di verità che l’utilizzo delle immagini sacre viene contestato anche da buona parte del mondo protestante. Quello che diremo stasera ci deve aiutare in primo luogo a chiarire bene che cosa insegna la dottrina cattolica e poi, in secondo luogo, ad avere qualche argomento da opporre alle contestazioni, per scoprire l’errore e per smontarle definitivamente.
Poi ci porremo la nostra solita, ma sempre opportuna domanda: come si comportavano i primi cristiani, come si comportavano i seguaci di Cristo nei primi secoli della storia della Chiesa, quando non esistevano né Testimoni di Geova né Protestanti? Faremo dunque una breve incursione nella storia.
Veniamo subito, allora, a conoscere che cosa insegna la dottrina riguardo l’uso delle immagini sacre.
Una solenne, importante risoluzione circa l’utilizzo delle immagini è stata presa nel Secondo Concilio di Nicea, che è stato celebrato nell’anno 787. Questo Concilio è stato convocato proprio per discutere l’argomento che stiamo trattando.
Come si è arrivati alla convocazione di questo Concilio? Nell’anno 730, l’imperatore d’Oriente Leone III Isaurico proibisce il culto delle immagini, proibisce l’utilizzo delle famose Icone, che era allora diffuso in tutto il mondo cristiano. Questa proibizione imperiale, emanata dall’autorità politica, scatena una terribile devastazione, che porta alla distruzione di preziosissime icone, di magnifiche opere d’arte, che furono insensatamente distrutte, con un odio particolarmente feroce.
L’autorità religiosa, il Patriarca di Costantinopoli, Germano, si oppone a questa misura imperiale, ma viene destituito e i difensori delle immagini sacre vengono duramente perseguitati. La persecuzione dura anche sotto gli imperatori che succedettero a Leone III.
Finalmente, nell’anno 787 viene convocato a Nicea un Concilio ecumenico che sancisce l’assoluta liceità di rappresentare per immagini la figura di Gesù, di Maria Sua Madre, degli Angeli e dei santi.
Il secondo Concilio di Nicea spiegava che, attraverso le immagini, chi le contempla viene invitato ad imitare i personaggi rappresentati: Gesù, Maria, gli Angeli e i Santi.

Quindi, le immagini sacre sono uno strumento che deve aiutare il cristiano ad imitare coloro che vi sono rappresentati.
E non solo: le immagini sacre servono anche per decorare i luoghi dove si celebra il culto e servono –questo accadeva soprattutto in epoche passate – a migliorare la conoscenza di episodi biblici, tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento.

La lotta contro l’utilizzo delle immagini, tanto nella liturgia quanto nella pietà popolare scoppia nuovamente nel XVI secolo, dopo la rivolta di Martin Lutero, che ha dato il via alla nascita del variegato e multiforme mondo protestane. Nella grande famiglia protestane, soprattutto i calvinisti si distinsero per la distruzione di molte statue e di molte immagini nelle chiese che essi occuparono, dopo la rivolta contro la Chiesa di Roma.
A fianco del mondo protestane, da non confondersi con i Protestanti, va detto che anche i Testimoni di Geova sono decisamente contrari alla venerazione delle immagini.

Qual è il motivo di questa contrarietà?
Noi crediamo che la causa della avversione di protestanti e Testimoni di Geova è da ricercare in una lettura parziale, distorta e quindi errata della Bibbia.
Qui noi cattolici siamo chiamati a stare molto attenti; stiamo attenti a come viene posta la contestazione.
Di solito, chi vuole dimostrare che Dio è contrario all’utilizzo e alla venerazione delle immagini, e dunque che noi cattolici ci poniamo contro la volontà di Dio, ci leggerà i versetti 2,3,4 e 5 del capitolo 20 del Libro dell’Esodo. E dopo la lettura di questi versetti si passa facilmente alla classica contestazione: la Chiesa Cattolica, utilizzando immagini e statue, disobbedisce al comando di Dio.
Prima di farci impressionare da queste osservazioni, ascoltiamo bene che cosa è scritto in quei versetti biblici: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.”
A questo punto, capite bene cari amici, che noi cattolici sembriamo spacciati. Dopo una prima, superficiale lettura di questo brano biblico sembra che non vi sia via di scampo. Ci sorge subito spontanea una domanda: e tutte le immagini che abbiamo nelle nostre chiese e nelle nostre case di Gesù, di Maria e dei santi? E tutte le statue di Gesù, di Maria, degli Angeli e dei santi che adornano le chiese? Dopo quello che abbiamo letto, che è scritto addirittura nella Bibbia, non siamo forse di fronte alla prova che la Chiesa ha disobbedito al comando di Dio?
A questa domanda, più che legittima, dobbiamo dare una risposta. Intanto, bisogna leggere tutta la Bibbia, non solo qualche brano. Infatti, noi abbiamo i versetti 2, 3 e 4 del capitolo 20 del Libro dell’Esodo. Subito dopo, nel versetto 5, il Signore spiega perché ha dato quel comando: “Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai”.
Ecco il motivo per il quale Dio proibisce l’uso delle immagini. Dio non proibisce le immagini in quanto tali, non proibisce l’utilizzo delle immagini sacre, ma proibisce l’idolatria, che era, ed è, un peccato gravissimo.

Che cosa si intende per idolatria: mettere al posto del vero Dio un “idolo” e adorarlo. Ecco la ragione per la quale Dio proibisce di fare immagini: perché gli Ebrei correvano seriamente il pericolo di considerarle idoli e di adorarle; correvano il pericolo di prestare alle immagini, alle statue di creature del cielo o della terra quel culto che è dovuto solo a Dio. Era un pericolo concreto, visto che gli Ebrei erano circondati da popoli idolatri.
Dunque, noi cattolici sosteniamo questa tesi: non proibizione totale delle immagini, ma proibizione dell’idolatria.

Se leggiamo bene tutti i passi della Sacra Scrittura che proibiscono la costruzione di statue e di immagini, ci accorgeremo che la Bibbia condanna solo e sempre la raffigurazione e l’adorazione delle immagini e delle divinità pagane, ossia degli idoli, in contrasto con l’adorazione dell’unico vero Dio.
A questo punto, capite bene, bisogna portare le prove che dimostrano la veridicità della dottrina cattolica.

Siamo sicuri di interpretare bene il comando di Dio?
Si, siamo sicuri. E le prove ci sono date sempre dalla Sacra Scrittura. Proprio la Bibbia insegna che Dio non proibisce, sempre, per qualunque ragione, di costruire immagini. Anzi, nella Bibbia si legge che Dio ha addirittura ordinato di costruire immagini e statue.
Restiamo nel libro dell’Esodo. Leggiamo, al capitolo 37, che Mosé, convocò “tutti gli uomini di ingegno” – e la Bibbia ci dice che questi uomini di ingegno, questi artisti “il Signore [li] aveva dotati di saggezza e di intelligenza, perché fossero in grado di eseguire i lavori della costruzione del santuario, fecero ogni cosa secondo ciò che il Signore aveva ordinato” (36,1).
Bene: che cosa aveva ordinato il Signore?

Aveva ordinato di adornare con statue e immagini l’Arca dell’Alleanza. Il libro dell’Esodo, ci svela un preciso, chiarissimo comando del Signore. È Jahvè che parla e ordina: “Farai due cherubini d’oro: li farai lavorati a martello sulle due estremità del coperchio. Fa’ un cherubino ad una estremità e un cherubino all’altra estremità. Farete i cherubini tutti di un pezzo con il coperchio alle sue due estremità. I cherubini avranno le due ali stese di sopra, proteggendo con le ali il coperchio; saranno rivolti l’uno verso l’altro e le facce dei cherubini saranno rivolte verso il coperchio” (Es. 25,18-21)
Ma allora, come si può vedere molto bene da questo brano, il Signore ordina di scolpire e fare statue di cherubini, cioè di angeli, per adornare i luoghi di culto. Vedete bene che quando non c’è il pericolo di idolatria, costruire statue per il culto corrisponde alla volontà di Dio.
Non solo: sempre nel Libro dell’Esodo si legge che uno di quegli artisti che il Signore aveva dotati di saggezza e di intelligenza disegnò due cherubini sul “velo di porpora viola e di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto” (Es. 36,35). Quindi, si capisce bene che non solo le statue, ma anche i disegni, le “immagini” di creature sono gradite a Dio, quando sono utilizzate per il culto e non v’è pericolo di idolatria.
Basta questo esempio per rispondere definitivamente alle contestazioni. Noi cattolici possiamo star tranquilli: quando, nelle nostre chiese, troviamo statue di cherubini o di angeli e vediamo quadri che li raffigurano, siamo in perfetta sintonia con il volere di Dio, espresso molto bene nel Libro dell’Esodo.
Basta questo esempio – dicevo – ma non ci accontentiamo, non ci fermiamo qui. La Bibbia ci offre altre informazioni che possiamo utilizzare per rinforzare le ragioni della nostra fede e per rispondere alle contestazioni.
Che la proibizione di scolpire statue di creature riguardasse solo quegli oggetti che sarebbero diventati idoli, è dimostrato anche da un altro episodio chiarissimo.
Lo troviamo nel Libro dei Numeri, al capitolo 21. Il popolo d’Israele è uscito dall’Egitto e si trova nel deserto, in cammino verso la terra promessa. La durezza del viaggio causa una protesta contro Dio e contro Mosé. Il Signore punisce questo grave peccato di ribellione contro la sua volontà mandando in mezzo al popolo serpenti velenosi che, dice la Bibbia: “mordevano la gente e un gran numero di Israeliti morì” (Nm 21,6).
La punizione del Signore ottiene il pentimento del peccatore. Il popolo si rivolge di nuovo fiducioso a Mosè e riconosce il proprio peccato. Mosé allora intercede presso Dio pregando e il Signore gli ordina: “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita” (Nm 21,8).
Vedete bene che il Signore, in questa occasione, ordina esplicitamente di costruire un oggetto che raffigura una creatura terrestre – il serpente -; naturalmente, in questo comando del Signore non c’è nessuna contraddizione con l’ordine dato da Dio di non costruire alcun oggetto che raffigurasse creature terrestri.

Perché non vi è contraddizione?

Perché la proibizione di costruire oggetti riguardava – come abbiamo detto- solo gli idoli; la proibizione voleva evitare – come abbiamo detto – il pericolo che questi oggetti diventassero idoli e fossero adorati al posto di Dio.

Anche qui è lecito porsi molto onestamente la domanda: stiamo interpretando bene la Sacra Scrittura?

Si, e la prova è data dal fatto che quello stesso serpente costruito per ordine di Dio viene distrutto, sempre per ordine di Dio, quando gli Ebrei cominciano ad adorarlo, a bruciargli incenso, a dargli un nome idolatrico: Necustan (2 Re 18, 4).

Vedete amici: uno stesso oggetto può essere voluto da Dio se serve al culto e distrutto da Dio se diventa un idolo. Altro che proibizione assoluta di fare immagini, come sostengono i contestatori della dottrina cattolica.
Facciamo un passo avanti nella nostra riflessione. Visto che la Bibbia illustra chiaramente la legittimità di costruire statue e di farsi immagini che richiamano la grandezza di Dio, chiediamo alla storia di dirci come sì sono comportati i primi cristiani
La prima risposta che la storia ci dà riguarda il luogo di culto più importante di Israele, il Tempio, costruito dal grande re Salomone. Il Primo Libro dei Re descrive come Salomone ha costruito il tempio e ci dice che Salomone è stato lodato da Dio (9,3).
E la storia ci dice che Salomone fece porre nel tempio statue di metallo fuso che rappresentavano 12 buoi, poi ancora statue di leoni, di buoi e di cherubini. Come vedete, per adornare un luogo di culto, quando non vi è pericolo di idolatria, il Signore gradisce che si costruiscano statue e si realizzino dipinti.
Ora, nessuno che abbia un pò di conoscenza della dottrina cattolica, può accusare i cattolici di adorare le statue che sì trovano nelle nostre chiese. Non vi è il pericolo di adorare statue e dipinti, di considerare Maria, gli Angeli e i Santi come se fossero Dio e di metterli al posto di Dio.
La storia ci offre altre informazioni. Pensate alle molteplici pitture delle catacombe, alla sculture dei sarcofagi cristiani e alle statue di Gesù Buon pastore dell’antichità cristiana: ci dicono chiaramente che i cristiani hanno usato le immagini fin dalle origini della loro storia, fin dai tempi della Chiesa primitiva.
Lo scrittore e filosofo cristiano Tertulliano, vissuto nel secondo secolo (ca. 155 — ca. 222 convertito al cristianesimo, grande difensore e grande apologeta, prima -purtroppo - di diventare lui stesso eretico, ci parla delle immagini del Buon Pastore con le quali i cristiani adornavano i calici (De pudicitia. 7,10).
Siamo in epoca antichissima e già i cristiani si facevano immagini di Gesù Buon Pastore. Ma allora, questo vuoi dire che quando nelle nostre chiese fanno bella figura dipinti e statue di Gesù Buon Pastore, noi cattolici non facciamo altro che imitare i primi cristiani.
Lo storico Eusebio di Cesarea, vissuto a cavallo del terzo e quarto secolo (ca. 265 -ca. 340), dice dì avere visto con i propri occhi le immagini dipinte dì Gesù e dei santi apostoli Pietro e Paolo (Historia ecclesiastica, VII, 18).

Evidentemente, i cristiani di quel tempo - e siamo in tempi antichissimi - utilizzavano le immagini di Gesù e dei santi.
E questo ci consola: non solo noi cattolici, utilizzando immagini sacre, obbediamo al comando di Dio ma: imitiamo anche i primi cristiani

Proseguiamo nella nostra riflessione.

Nella Chiesa cattolica l’uso delle immagini e della statue è strettamente connesso con la pratica della venerazione dei santi.
Voi sapete bene che in buona parte del mondo protestante e nel mondo dei Testimoni di Geova questa venerazione dei santi, cosi come la insegna la Chiesa cattolica, viene contestata.
I riformatori protestanti, specialmente Zwingli e Calvino. già nel XVI secolo, ritenevano che il culto dei santi fosse una invenzione puramente umana, senza basi bibliche.
Come rispondere? Cominciamo con il dire che nella Bibbia sono chiamati “santi” tutti quelli che hanno fatto la scelta cristiana, tutti i membri della comunità di Cristo. Tutti siamo santi perché Dio ci ha scelti, chiamandoci alla fede, separandoci dal mondo e dagli altri uomini. Santo vuoi dire infatti “separato”.
Ma noi restringiamo il discorso a quei santi che sono già in Cielo: uomini e donne che si sono distinti per avere praticato le virtù cristiane in modo eroico.

E’ lecito — ecco la nostra domanda — venerare questi santi? Oppure questo va contro la volontà di Dio?

La Bibbia, se ben letta, risponde chiaramente che è del tutto legittimo venerare i santi, pregarli, chiedere la loro intercessione. Ma noi cerchiamo la risposta a questa domanda nel campo della storia della Chiesa, della Chiesa primitiva.

Come si comportavano primi cristiani? Quelli a cui tutti fanno riferimento come esemplari?

Dobbiamo sapere che fin dai primissimi tempi della Chiesa il martirio, cioè il donare la vita per la fede, era considerato come la massima espressione dell’amore a Dio e della fede. Il martire era considerato un eroe e tutta la comunità cristiana circondava di venerazione — come facciamo oggi noi cattolici — il corpo e la tomba del martire.
Il Libro degli Atti degli Apostoli, che possiamo considerare, oltre che Libro Sacro, anche la prima storia della Chiesa, narra, al capitolo 8, che dopo il martirio di Santo Stefano, “Persone pie seppellirono Stefano e fecero grande lutto per lui”.
Nella chiesa primitiva, proprio come facciamo noi cattolici, veniva ricordato l’anniversario della morte del martire e lo si pregava perché intercedesse presso Dio in favore dei vivi.
Non mancano i documenti, il primo che la storia ci ha tramandato ricorda il ‘giorno del martirio” di San Policarpo, che fu martirizzato il 23 febbraio dell’anno 155 a Smirne, nell’odierna Turchia.
Questo documento è stato scritto probabilmente nell’anno 177 dalla Comunità di Smirne e si intitola "Martirio di San Policarpo". E’ un documento che chiarisce bene la distinzione tra la adorazione da tributare a Cristo, perché è Dio e la venerazione da tributare ai martiri, perché sono stati discepoli e imitatori di Cristo.
Leggiamo: “Noi adoriamo lui [il Cristo] perché è Figlio di Dio, i martiri invece li amiamo come discepoli e imitatori del Signore (...). Pertanto il centurione, visto l’accanimento dei Giudei nella contesa, fece portare in mezzo il corpo e lo fece bruciare secondo costume pagano. Così non solo più tardi potemmo raccogliere le sue ossa, più preziose delle gemme più insigni e più stimabili dell’oro, e le collocammo in luogo conveniente. Quivi per quanto ci sarà possibile, ci raduneremo con gioia e allegrezza, per celebrare, con l’aiuto del Signore, il giorno natalizio del suo martirio, per rievocare la memoria di coloro che hanno combattuto prima di noi, e per tenere esercitati e pronti quelli che dovranno affrontare la lotta” (Dal martirio di San Policarpo, cc. 17 e 18).
Da questo prezioso e antichissimo documento appare chiaramente che nei primissimi tempi - siamo poco dopo la metà dei secondo secolo – i cristiani veneravano i martiri. i santi, raccoglievano e custodivano le loro reliquie: proprio come facciamo oggi noi cattolici.
I cristiani dei primi tempi raccoglievano. con religiosa pietà, quando ere possibile, le sacre spoglie dei martiri per seppellirle onoratamente, e poi celebravano il dìes natalis, cioè il giorno del martirio, con la Messa.
La storia ci trasmette molti altri dati. Abbiamo già parlato di santo Stefano, i! primo martire e abbiamo visto che persone pie raccolsero il suo corpo per seppellirlo e fare un grande lutto. Abbiamo già visto San Policarpo.
Lo storico Eusebio di Cesarea ci racconta che il senatore romano Astirio, presente al martirio del soldato Marino, “si pose sopra e spalle il cadavere, lo avvolse in scintillante e preziosa veste e con magnifica pompa lo collocò in una tomba conveniente” (Hist. Eccl., VII; 16).
A Cartagine i cristiani, dopo la morte di San Cipriano , presero di notte il corpo del martire e lo accompagnarono fra ceri e fiaccole con preghiere in solenne corteo fino al sepolcro.
I cristiani si radunavano sulla tomba, o, se questo non era possibile per via della persecuzione o per altre ragioni, per commemorare i martiri con la celebrazione eucaristica e con altri riti liturgici.
San Cipriano voleva che si tenesse conto del giorno della morte dei confessori della fede per celebrare la loro memoria. Si sa del martire Pionio arrestato in casa mentre celebrava il natalizio di San Policarpo.
Molti altri esempi si potrebbero portare. Resta un fatto, con il quale chiudiamo questa nostra conversazione. Utilizzare immagini sacre, venerare i santi che vi sono rappresentati è cosa gradita a Dio, non contraria all’insegnamento della Bibbia e in sintonia con quello che i cristiani hanno sempre fatto, fin dai tempi della Chiesa primitiva. Noi cattolici possiamo dunque star tranquilli: le contestazioni non scalfiscono la nostra fede.


apologetica.altervista.org/culto_immagini_sacre.htm

Agabo
00Saturday, September 28, 2013 4:41 PM
Quanto costa diventare santi?

Che rapporto c'è tra Alojzije Victor Stepinac, papa pio XII e Papa Giovanni Paolo II?

Questo video documenta la beatificazione dell'arcivescovo Stepinac (era il 3 ottobre del 1998) sostenitore e complice del regime degli Ustascia e corresponsabile del genocidio dei croati e degli ebrei (almeno 700.000 morti solo nei campi di sterminio) negli anni 1941-43:


www.youtube.com/watch?v=ze1JDQnZKms

Il rapporto tra questi tre personaggi è dato dal fatto che papa Pio XII sapeva tutto quello che succedeva in Croazia, dei preti, suore e frati che commettevano stragi di innocenti civili in una pulizia etnica che doveva far diventare grande la Croazia a maggior gloria di Dio. Il papa sapeva e approvava. Papa Giovanni Paolo II DOVETTE far "beato" il complice ideologico del genocidio, cardinale Stepinac, altrimenti i dubbi sulla condotta di costui avrebbero affossato senza speranza la possibilità di portare agli onori degli altari l' "altro sant'uomo e papa" Pio XII.

Leggetevi questa pagina, se siete forti di stomaco:

www.luogocomune.net/site/modules/sections/index.php?op=viewarticle&a...
Cristianalibera
00Monday, September 30, 2013 4:46 PM
Re:
Caro Franco qui veramente si parlava di altro.

[SM=g7362]

ma...








Come sempre, bisogna sempre sentire anche l'altra campana:

Ma è evidente che Agabo cacciatore di notizie di misfatti del clero cattolico, questo briga non se la prende, e perché mai dovrebbe farlo? E' cosi bello dare credito solo unilateralmente senza prendersi la briga di un accertamento.

[SM=g27994] [SM=g27994]


Quando Giovanni Paolo II portò agli altari l’arcivescovo di Zagabria Alojzije Stepinac, si levarono parecchie proteste dagli ambienti anticlericali che accusarono il papa d’aver beatificato un criminale di guerra. Alcuna pubblicistica accusa infatti il prelato d’esser stato un fiero sostenitore della politica degli ustascia e di aver taciuto o persino benedetto la loro pulizia etnica (si veda a tal proposito il libro di Marco Aurelio Rivelli “L’arcivescovo del genocidio”). Qui, come in altri casi, una mezza verità viene mischiata ad un cumulo di menzogne.



Quando nel 1941 le forze dell’Asse invasero il regno di Jugoslavia, Hitler decise che per aumentare l’instabilità della regione si sarebbero dovute dare garanzie politiche ai croati. Non appena terminata la conquista si costituì difatti uno stato croato sotto “protezione” dei tedeschi e degli italiani. A capo di questa struttura s’impose il leader degli ustascia Ante Pavelic, rifugiatosi fino a quel momento in Italia. L’arcivescovo di Zagabria accolse con favore la separazione dal regno di Jugoslavia, come fecero anche molti suoi concittadini. I croati infatti mal sopportavano quella che nei fatti era un’egemonia serba che li aveva esclusi dalle alte cariche e che discriminava i cattolici in favore degli ortodossi.

Gli ustascia iniziarono tuttavia un vero e proprio genocidio nei confronti degli ebrei e degli zingari e anche dei serbi ortodossi. Informato dei massacri, il Vaticano decise d’agire tramite pressioni diplomatiche piuttosto che con una denuncia pubblica, la scelta fu dovuta alle esigenze di equilibrio e imparzialità che la guerra imponeva, evitando prese di posizione e pronunciamenti che avrebbero potuto essere sfruttati dagli avversari, si lasciò ai vescovi locali la responsabilità di intervenire nelle questioni interne del Paese. La Santa Sede era anche cosciente del fatto che il partito ustascia era diviso fra i favorevoli all’influenza tedesca e quanti preferivano un’influenza italiana, dunque ogni intervento esplicito nelle vicende croate avrebbe rischiato di rafforzare le tendenze filonaziste, pregiudicando così la posizione della Chiesa all’interno del paese (G. Miccoli, I dilemmi e i silenzi di Pio XII, Milano 2000 pp. 82-83, lo storico pur critico verso la Chiesa e Stepinac non condivide il giudizio di Rivelli al punto da giudicare la sua opera “non priva di forzature, palesi fin dal titolo scandalistico” ).

L’arcivescovo di Zagabria, Alojzije Stepinac, dovette constatare che, nonostante fosse stato scelto dalla Santa Sede per guidare la Chiesa in Croazia, alcuni vescovi e sacerdoti non rispettavano la sua autorità. L’atteggiamento dell’episcopato fu vario: ci fu chi approvò le persecuzioni etniche, come il vescovo Ivan Saric (e anche chi vi partecipò come il frate Miroslav Flipovic, sospeso a divinis dalla Chiesa ed espulso dall’ordine dei francescani) e chi invece condannò decisamente i massacri come ad esempio il vescovo di Mostar, Alojizie Misic. Lo stesso Stepinac è stato accusato da taluni d’essere un antisemita favorevole all’Olocausto. Pur avendo espresso in alcune occasioni delle frasi antigiudaiche (pare che una volta abbia sostenuto che gli ebrei erano “i più grandi difensori e i più frequenti esecutori” del crimine dell’aborto), bisogna aggiungere che fu un tenace oppositore delle persecuzioni commesse dai nazisti.



Già prima della guerra Stepinac si occupò della sorte dei rifugiati ebrei in Jugoslavia, favorendo la nascita di un comitato per la loro assistenza. Iniziative che non piacquero ad alcuni cattolici croati estremisti, che si lamentarono dell’aiuto dato agli ebrei (si sparse persino la voce che Stepinac indossasse sotto l’abito talare un distintivo ebraico), e allo stesso governo jugoslavo, che non vide di buon occhio queste iniziative (cfr. Matteo Luigi Napolitano, “Pio XII tra guerra e pace”, Roma 2002 pp. 317-330). Già nel maggio del 1941 l’arcivescovo attaccò le leggi razziali deplorando il fatto che i convertiti fossero costretti a indossare la stella di David ed estese le sue preoccupazioni anche agli altri ebrei. Dopo che ebbero inizio le prime deportazioni di ebrei e serbi, si batté invece affinché ai deportati fosse concessa un’adeguata assistenza medica e potessero tenere i contatti con i famigliari. Vedendo inoltre che la conversione poteva significare per molti serbi ed ebrei la salvezza, diede disposizioni al clero di battezzare chiunque su richiesta senza il consueto periodo di prova e di preparazione: «Quando persone di confessione ebraica o ortodossa in pericolo di vita, desiderosi di convertirsi al cattolicesimo, si presentano davanti a voi, accoglietele allo scopo di salvare loro la vita (…) Quando questi tempi barbari e tristi saranno passati coloro che si sono convertiti per fede resteranno nella nostra Chiesa, mentre gli altri ritorneranno alla loro quando sarà passato il pericolo».

Lo stesso Stepinac sospese a divinis alcuni preti della sua diocesi che si macchiarono di atrocità e si attivò non appena ebbe sentore delle voci che gli ebrei sarebbero stati deportati dai tedeschi: scrisse una lettera al ministro dell’interno Andrija Artuković per dire che: «Se effettivamente questa iniziativa è stata concepita mi prendo la libertà di rivolgermi a te per prevenire, grazie alla tua autorità, un attacco illegale a cittadini che non sono responsabili di nulla». Stepinac non si limitò solo a proteste e reclami privati, ma agì a più riprese in loro favore: prese sotto la sua protezione degli ebrei nascondendoli nella tenuta vescovile di Brezovica, organizzò il trasporto di decine di bambini verso la Turchia, procurò cibo, vestiario, passaporti ad altri e tentò di convincere il ministro d’Italia in Croazia, Raffaele Casertano, ad accogliere dei giovani ebrei. Stepinac giunse persino a denunciare pubblicamente l’Olocausto: «Tutte le razze e tutte le nazioni sono state create a immagine di Dio (…) Non è lecito sterminare zingari ed ebrei perché apparterebbero a razze inferiori. Se si accettassero i principi nazisti, che sono senza fondamento, ci sarebbe ancora qualche sicurezza per un qualche popolo della terra?» come dichiarò il 25 ottobre 1942 nella cattedrale di Zagabria. Gli interventi della Chiesa per salvare gli ebrei croati ottennero però infine pochi risultati, ma furono più che sufficienti per fare infuriare i nazisti (“Se un vescovo parlasse così in Germania non scenderebbe vivo dall’altare” dichiarò il generale Edmond Glaise Von Hosternau> riferendosi a Stepinac). I tedeschi non esitarono anche a compiere delle rappresaglie nei confronti dell’arcivescovo per le sue dichiarazioni a favore degli ebrei come nel 1943, dove in seguito a dei sermoni contro il razzismo e l’uccisione di ostaggi, i nazisti arrestarono più di trenta sacerdoti.



Il vescovo di Zagabria, come si è visto poco sopra, intervenne spesso anche in favore dei serbi, le principali vittime della pulizia etnica dei fascisti croati, sebbene giudicasse che le atrocità ustascia fossero dovute alla reazione dei croati contro le vessazioni subite dai serbi durante il regno di Jugoslavia. Per esempio, il 14 maggio 1941 Stepinac protestò contro l’eccidio di 260 serbi a Glina scrivendo a Pavelic: «Io so bene che i serbi hanno commesso gravi misfatti in questi venti anni di governo. Credo però mio dovere di vescovo di alzare la voce e dichiarare che questo non è ammissibile secondo la morale cattolica; quindi, vi prego di prendere le misure più urgenti in tutto il territorio dello stato croato indipendente, affinché non venga ucciso nemmeno un serbo se non sia dimostrato il delitto per il quale merita la morte”. L’arcivescovo si batté anche contro le intromissioni del governo ustascia circa le conversioni cattoliche forzate dei serbi, ciò fu evidente nel Sinodo che Stepinac convocò dal 17 al 20 novembre 1941. In esso i vescovi espressero la propria disapprovazione a Pavelic nella quale, pur dissociando la sua responsabilità dai suoi sottoposti “irresponsabili”, condannarono le conversioni forzate dei serbi e le atrocità degli ustascia chiedendo inoltre che i diritti della Chiesa Ortodossa andassero rispettati e che gli ebrei fossero trattati nel modo “più umanamente possibile, considerata la presenza delle truppe tedesche”. Pio XII informato sulle decisioni del Sinodo lo trovò soddisfacente e lodò il “coraggio e la decisione” dei vescovi nell’opporsi agli ustascia per il trattamento contro i serbi (cfr. M. Phayer, “Il papa e il diavolo”, Roma 2008 pp. 51-57, studioso critico verso Pio XII ma benevolo verso Stepinac).

Innumerevoli furono gli interventi di Stepinac a favore dei perseguitati: condannò i pogrom antiserbi, protestò contro la distruzione delle chiese ortodosse, intervenne per liberare il vescovo ortodosso Dositej Vasich, protestò con la deportazione della popolazione serba di Kordun, s’interessò della sorte dei deportati nel distretto di Sisak, riuscì a salvare nel luglio del ’41 300 donne serbe destinate a morte, ecc. (per alcuni suoi sforzi a favore dei serbi cfr. E. Mischia, “Il card. Stepinac, eroe della Croazia“, Studi Cattolici n. 531 pp. 364-369). Stepinac protestò anche contro il campo di concentramento di Jasenovac (che qualcuno ha, con molta fantasia, definito la “Auschwitz del Vaticano”) definendolo, in una lettera di protesta a Pavelic del 24 febbraio del ’43 contro l’uccisione di alcuni sacerdoti cattolici, “una vergognosa macchia per lo stato croato”.



L’atteggiamento di Stepinac verso gli ustascia è ancora oggetto di discussioni: da un lato pare che abbia posto ingenuamente fiducia in uno stato che si rilevò invece essere criminale, anche se confidò nel 1942 al tenente Stanislav Rapotec, emissario del regno di Jugoslavia in esilio, che non aveva rotto pubblicamente con il regime perché riteneva che avrebbe aiutato più facilmente i perseguitati restando al suo posto. Gli stessi ustascia paiono avere avuto verso l’arcivescovo un atteggiamento ambivalente tentando di mostrare ufficialmente dei buoni rapporti per sfruttare l’ascendete del futuro cardinale sulla popolazione, ma per contro si mostrarono talmente critici verso le continue proteste e interventi del prelato di Zagabria al punto da richiederne alla Santa Sede l’allontanamento. Le critiche di Stepinac si fecero a tal punto taglienti che il regime vietò di pubblicare le sue omelie, ma queste riuscirono ad essere ugualmente diffuse dai partigiani e da Radio Londra. Forse è per questo motivo che gli ustascia e i tedeschi lo accusarono d’essere un collaboratore dei comunisti anche se Stepinac, in una protesta contro i nazionalisti, fece notare che: “Il governo croato dovrà assumersi la piena responsabilità per la crescita dei partigiani comunisti a causa delle misure inaccettabili nei confronti dei serbo ortodossi, degli ebrei e degli zingari a imitazione di quanto fanno i tedeschi”.

Per le sue attività di salvataggio il vescovo riceverà molti e lodi e ringraziamenti al punto che il segretario del rabbino di Zagabria, Amiel Shomrony, sopravvissuto alla guerra, giungerà a chiedere che il suo nome fosse inserito tra i Giusti d’Israele. Dopo la guerra, però, il maresciallo Josip Broz Tito cominciò a colpire la Chiesa Cattolica croata sia per l’appoggio di alcuni suoi settori alle politiche ustascia, sia per diffondere il materialismo comunista. Oltre ad una feroce persecuzione, tentò anche di separare i contatti con Roma proponendo a Stepinac di fondare una chiesa nazionale croata (salvo poi richiederne l’allontanamento alla Santa Sede dopo il rifiuto dell’arcivescovo). I vescovi croati denunciarono pubblicamente la persecuzione antireligiosa in una lettera pastorale nel settembre 1945 dove si parlava di 243 sacerdoti uccisi, 169 imprigionati e 89 scomparsi.

Il regime comunista decise di processare l’arcivescovo Stepinac, unico modo per sbarazzarsene, condannandolo l’11 ottobre 1946 a sedici anni di lavori forzati con l’accusa di complicità alla politica criminale degli ustascia. Il processo fu una vera e propria farsa: molte “prove” furono fabbricate e all’avvocato difensore fu proibito d’interpellare vari testimoni e di contro-interrogare i testimoni-chiave dell’accusa. Anche molti esponenti di primo piano del regime ammetteranno in seguito la falsità del processo come il pubblico ministero, Jakov Blazevic che ammise che se l’arcivescovo fosse stato “un po’ più flessibile politicamente” non sarebbe stato processato. Pio XII difese a spada tratta l’arcivescovo di Zagabria scomunicando tutti quelli che erano implicati nel processo. Anche molti non cattolici presero le difese di Stepinac, come il presidente della comunità ebraica degli USA, Louis Breier, che dichiarò all’indomani del processo: “Questo grande uomo di Chiesa è stato accusato d’essere un collaboratore nazista. Noi ebrei lo neghiamo. È uno di quei rari uomini che si sono levati contro la tirannia nazista proprio nel momento in cui era più pericoloso farlo”. Le polemiche contro la condanna di Stepinac furono così elevate che il presidente della Croazia, Vladimir Bakaric, cercò di convincerlo a chiedere la grazia, ma il vescovo rifiutò pretendendo anzi una revisione del processo di fronte ad un tribunale indipendente. Nel 1992 uno dei primi atti del nuovo governo croato fu una dichiarazione di condanna al processo intentato dal regime comunista al prelato cattolico (G. Mattei, “Il cardinale Alojzije Stepinac”, Città del Vaticano 1999 pp. 46-50).

Nel 1951, sotto le pressioni americane, Tito trasferirà l’arcivescovo dalle carceri di Lepoglava al domicilio coatto presso la sua parrocchia di origine di di Krasich, impedendogli comunque di riprendere possesso della sua diocesi. Quando Pio XII lo nominerà cardinale, Tito romperà le relazioni con la Santa Sede. Stepinac morirà nel 1960 a causa di una malattia contratta in carcere, ma esiste la testimonianza di un carceriere che afferma d’averlo avvelenato (cfr. Giovani Sale, “Il cardinale Stepinac, un sostenitore dei «Diritti di Dio» e dell’uomo”, La Civiltà Cattolica 5 dicembre 1998).



L’arcivescovo Stepinac non fu un criminale di guerra, ma una persona che si operò per salvare delle vite umane. Se di lui si ha un’immagine diversa forse ciò è dovuto in buona parte, come ha ipotizzato lo storico Sergio Romano, alla persistenza della vulgata comunista negli studi storici italiani.

Mattia Ferrari








Agabo
00Monday, September 30, 2013 6:57 PM
Innanzitutto ti invito a leggere bene (almeno per una volta!) quello che scrivo. Infatti nel mio post puoi leggere:

Che rapporto c'è tra Alojzije Victor Stepinac, papa Pio XII e Papa Giovanni Paolo II?

Questo video documenta la beatificazione dell'arcivescovo Stepinac (era il 3 ottobre del 1998) sostenitore e complice del regime degli Ustascia e corresponsabile del genocidio dei croati e degli ebrei (almeno 700.000 morti solo nei campi di sterminio) negli anni 1941-43: .



Non ho scritto che Alojizie Stepinac fece lui stesso delle stragi, ma che ne fu complice.

Come si espresse tale complicità? Col silenzio, con la collaborazione con il regime ustascia e per non aver neutralizzato tutti quegli assatanati assassini che indossavano un saio e che si distinsero per la loro crudeltà nei confronti di civili inermi e disarmati, infliggendo loro le torture più crudeli, prima di ucciderli, senza fare distinzioni di sesso e di età: donne, vecchi e moli, moltissimi bambini.

Ad un certo punto il tuo post riporta:

(cfr. M. Phayer, “Il papa e il diavolo”, Roma 2008 pp. 51-57, studioso critico verso Pio XII ma benevolo verso Stepinac).


Io posseggo il libro citato e ti consiglio di leggerlo. Ti avverto (e avverto tutti coloro che se lo procurassero) che fa vomitare nell'apprendere le tante atrocità commesse da preti, da frati e da suore). Questa nota che riporta che l'autore del libro citato è benevolo verso Stepinac ad un certo punto scrive:

"E' impossibile credere che Stepinac e il Vaticano non sapessero che i crimini ustascia avevano la portata di un genocidio. Secondo Steinberg, "La repressione e il terrorismo attuati dal regime ustascia" non avevano precedenti "nella storia del Sud-Est europeo. (Tratto da "Il papa e il diavolo" pag.55)

Che cosa significa sapere che è in corso un vero e proprio genocidio di serbi ed ebrei e continuare a stare dalla parte del governo che lo esegue?
Che cosa significa sapere che centinaia di migliaia di persone inermi sono trucidate e continuare a mantenere il ruolo di arcivescovo senza gridare al mondo quello che in quella nazione si sta consumando?


Qui non esiste la "neutralità", Stepinac, in quanto arcivescovo e amico del dittatore Ante Pavelic non poteva essere né neutrale né starsene zitto. Ma, avrà pensato: "se sta zitto il "grande capo" Papa Pio XII, che sa ogni cosa, posso starmene zitto anch'io".

Poi, si legge, che Stepinac aiutò qualche miserabile che per sua fortuna riuscì a scampare alla morte.
Se è così che volete leggere la storia, tanto vale che indossiate un bel paio di occhiali di piombo e andarvene in giro come falsi ciechi perchè quelle "briciole" (mi si passi il termine poco consono perchè si riferisce a degli esseri umani, sono troppo misera cosa davanti a 1.000.000 -un milione- di morti. Non in guerra, beninteso, ma in piena e gratuita strage.

E veniamo alla beatificazione di Alojzije Stepinac. Era proprio il caso che uno così fosse stato fatto santo? Uno che non fu nemmeno capace di scomunicare e mettere in riga uno solo dei suoi preti e frati assassini?
Quale eroismo!


Ma dovremmo meravigliarcene? Nemmeno per sogno! Degli affari del Vaticano, di quella piovra dai lunghi tentacoli, non c'è niente che possa destare meraviglia, semmai schifo, tanto schifo, quello sì! E tentare di capire PERCHE' Stepinac fu fatto beato e sulla cui tomba si recarono a pregare papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Come già detto, l'affare Stepinac doveva essere distolto dalla realtà. E che cosa c'è di meglio di un processo di beatificazione? Gli americani hanno in mano documenti di tutt'altro genere per poter fare un processo affatto differente, ma la Santa sede doveva beatificare Stepinac, altrimenti si sarebbe andati troppo in fondo e sarebbe saltata anche la beatificazione del suo "capo" Pio XII che fu responsabile del genocidio dei serbi e degli ebrei croati quanto e più di Stepinac.

Oggi i giornali parlano della santificazione di altri due papi: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.
Come scrive giustamente lo storico Giovanni Filoramo:

"In concorrenza e sul modello dello Stato assoluto, la chiesa cattolica ha teso a ricuperare, in un tipico processo di osmosi, la carica sacrale che il periodo rivoluzionario e napoleonico aveva iniettato nel concetto e nella prassi della sovranità, unendo sovranità e infallibilità e costruendosi l'immagine, sanzionata anche giuridicamente, di societas perfecta: tutto ciò anche attraverso una politica di canonizzazioni papali che ha portato a una sorta di santificazione dell'istituzione del papato. Questa linea di fondo è stata intaccata soltanto in parte dal Concilio Vaticano II.
Oggi si ha l'impressione, soprattutto in Italia, di fronte a certe prese di posizione del magistero o della Conferenza episcopale italiana, che rivendicando la superiorità delle leggi di Dio - che starebbero alla base di quella 'legge naturale' su cui si fonda la dignità umana e la difesa dei diritti umani- e il ruolo decisivo della Chiesa come unica vera interprete autorizzata a svelarne il senso attraverso la sua dottrina sociale, che a parlare non sia Giovanni Paolo II o papa Ratzinger, ma un vescovo del IV secolo. Ma è una falsa impressione. Non tanto perchè profondamente diversa è la natura del potere politico, ma prima di tutto perchè diverso è il tipo di Chiesa con cui quest'ultimo deve confrontarsi. Il corpo ecclesiale, da corpo sociale un tempo in grado di influenzare le varie sfere della vita sociale, si è trasformato sempre più in un corpus dottrinale di verità, una verità paradossalmente fondata, più che sulla Parola di Dio, sull'autorità della stessa Chiesa. Questo processo è stato facilitato dalla prograssiva sacralizzazione della figura del papa, alimentata dal dogma della infallibilità e della santificazione dello stesso istituto papale. Si è venuta così riproponendo, sotto altre forme, la tradizionale concezione ierocratica della Chiesa, con conseguenze preoccupanti, a cominciare dalla violazione della libertà di coscienza dei fedeli in nome del rispetto dei supremi interessi legati ai valori non negoziabili".
[ Giovanni Filoramo, "la croce e il potere", pagg. 396,97]


www.youtube.com/watch?v=xr7eZ8M7AWo


www.youtube.com/watch?v=JNm209oU77U

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