Platymeris sp. mombo, P. rhadamanthus, P. biguttatus

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campateo
00venerdì 12 dicembre 2008 01.23
L’allevamento dei Platymeris
di Matteo Campagnari

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N.B.: E' vietata la riproduzione totale o parziale del materiale senza l'esplicito consenso dell'autore. V. Legge del 22 aprile 1941, n. 633
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Kingdom: Animalia
Subkingdom: Eumetazoa
Phylum: Artrhopoda
Subphylum: Exapoda
Class: insecta
Order: Hemiptera
Infraorder: Cimicomorpha
Suborder: Heteroptera

Family: Reduviidae
Subfamily: Reduviinae
Tribu: Reduviini

Genus: Platymeris
Species: Platymeris biguttata (Linne, 1767) Platymeris charon (Jeannel, 1917) Platymeris erebus (Distant, 1902) Platymeris flavipes (Bergroth, 1920) Platymeris guttatipennis (Stal, 1859) Platymeris insignis (Germar and Brendt, 1856) Platymeris kavirondo (Jeannel, 1917) Platymeris laevicollis (Distant, 1919) Platymeris nigripes (Villiers, 1944) Platymeris pyrrhula (Germar, 1837) Platymeris rhadamanthus (Gerstaecker, 1873) Platymeris rufipes (Jeannel, 1917) Platymeris swirei (Distant, 1919)


Platymeris sp.mombo


Platymeris rhadamanthus

Le specie più reperibili e conosciute in terrariofilia sono Platymeris biguttatus e Platymeris rhadamanthus. Platymeris sp “mombo” identifica una terza specie, non ancora determinata con sicurezza.


Da sx Platymeris sp.mombo, P. rhadamanthus, P biguttatus

Sono Emitteri insettivori di dimensioni medio-grandi, che raggiungono 35- 40 mm di lunghezza. I l colore di base dell'intero corpo è nero, ad eccezione delle zampe i cui femori sono attraversati da una banda gialla (P.biguttatus) o rossa (P.rhadamanthus e P.”mombo”) e sono coperte da una peluria cortissima e molto rada. Nella parte anteriore dell’ala è presente una macchia circolare che è bianca in Platymeris biguttatus, rossa in P. rhadamanthus e arancio in Platymeris sp. “mombo”.
Per "sessare" un esemplare adulto in modo sicuro bisogna osservarlo nella faccia ventrale ( a questo scopo si possono usare pinzette o un contenitore trasparente): la femmina ha un addome leggermente più largo del maschio che, nella parte terminale, non presenta irregolarità o rigonfiamenti, raccordandosi perfettamente con la cloaca, mentre il maschio nell'ultimo segmento addominale presenta una sorta di bulbo che racchiude i genitali (capsula genitale), che risulta facilmente riconoscibile anche in foto.


Platymeris rhadamanthus maschio


Platymeris rhadamanthus femmina

Habitat
Il genere Platymeris è presente in tutta l’Africa sub sahariana, preferibilmente in ambienti di savana arida e bassa boscaglia, luoghi cioè che gli possano offrire molti rifugi come tronchi, anfratti e cespugli. Platymeris biguttatus è più diffuso nella parte est dell’Africa, P. rhadamanthus in quella occidentale, mentre P. “mombo” è presente nella zona centrale che in quella occidentale

Ciclo vitale

La durata dello sviluppo postembrionale è variabile in relazione a fattori come la temperatura e l’alimentazione. Una neanide neonata tenuta a 28°C e ben alimentata può mutare anche una volta ogni 10 gg per le prime tre mute, poi richiederà più tempo per le successive. Lo stadio adulto è raggiunto in circa 4 mesi (5 mute totali), e la maturità sessuale sopravviene dopo altri 30 giorni
La riproduzione è anfigonica: la possibile riproduzione per via partenogenetica, sebbene riportata da alcune fonti straniere ormai piuttosto datate, resta tuttavia da verificare e confermare. Dalla mia esperienza ho notato che le uova deposte da femmine non fecondate non si sono mai schiuse.


Neanidi e uova di Platymeris sp.mombo




Neanidi di P.biguttatus a caccia,non esistono vere e proprie "dosi" da somministrare alle neanidi,se non vi fidate a far convivere preda e predatore per paura che i ruoli si invertano,un buon sistema è osservare il ventre di quest'ultime,se piatto avranno necessità di alimentarsi,se gonfio come la neanide nella foto,è probabile che la preda non verrà accettata e bisognerà aspettare.

In media una femmina depone un centinaio di uova che, incubate a 28°C e con una buona umidità ambientale (anche 70%) si schiuderanno in circa 30 gg,
Le uova sono scure, tondeggianti e leggermente allungate, la loro lunghezza è di 3-4 mm e presentano un opercolo bianco circolare, di 1-1,5 mm di diametro.
La percentuale di schiusura è molto alta, raggiungendo circa l' 88% del totale. E’ normale avere un 10% circa di uova sterili, facilmente riconoscibili in quanto presentano ammaccature, colorazioni anomale (marrone chiaro)o perdita di liquidi, è normale anche in caso di buone incubazioni una piccola percentuale di decessi durante la nascita, circa 2%.
Le neanidi appena nate misurano circa 4 mm e presentano una colorazione accesa, caratterizzata da corpo rosso–arancio e zampe gialle. Nel giro di qualche ora, però, il capo e il torace diverranno neri, l’addome assumerà una colorazione rossa cosparsa di piccoli punti neri, mentre i femori si manterranno gialli. Questo cambiamento è dovuto al fatto che alla nascita, così come dopo ogni muta, l’esoscheletro “fresco” ha bisogno di un po’ di tempo per assumere, asciugandosi, la consistenza e la colorazione finale. Alla seconda muta l’addome diventerà nero come il resto del corpo.
Le ninfe (ovvero gli esemplari allo stadio preimmaginale) presentano gli abbozzi alari, che si svilupperanno pienamente in ali, sebbene non funzionali, solo nell’adulto.
Una volta raggiunto lo stadio adulto, un esemplare di Platymeris può vivere anche più di un anno.


Ninfa e adulto di Platymeris biguttatus

Allevamento

Sono insetti che non richiedono molto spazio, per cui per il loro allevamento si prestano ottimamente sia terrari in vetro che vasche o contenitori di plastica, opportunamente forati per assicurare un buon ricircolo d’aria e ben chiusi, perché questi Emitteri, anche se molto goffamente, riescono spesso ad arrampicarsi sulle pareti in plastica (P. rhadamanthus è particolarmente abile da questo punto di vista).


Vasche per l'allevamento di platymeris

Ho osservato che, se si vuole allevare un gruppo di più esemplari, 70-80 cm² per ogni esemplare adulto vanno più che bene, anche se abbondare non guasta. C’è un considerevole rischio di cannibalismo tra esemplari con forti differenze di taglia e anche tra le neanidi neonate, pertanto si consiglia di allevarne almeno una parte singolarmente per le prime mute in modo da garantire una nuova generazione, anche se l’estrema prolificità di questi insetti non lo renderebbe necessario.
Il set up della teca può essere costituito da un arredamento anche molto ricco e scenografico, in quanto questi insetti non scavano e non tendono a spostare gli oggetti. Si possono inserire a questo proposito pietre piatte, rametti, o cocci di vasi e mattoni, assicurandosi ovviamente che siano posizionati fermamente.
In caso si scegliessero arredamenti ruvidi, come cortecce di sughero o sassi porosi, bisogna prestare molta attenzione al momento della raccolta delle uova perché spesso vengono nascoste in crepe e fessure.
Come substrato consiglio di usare sabbia a grana molto fine, quale ad esempio quella di fiume, che dona un aspetto molto gradevole al terrario e inoltre rende molto semplice e sbrigativa l’operazione di raccolta delle uova, che potrà essere effettuata con un setaccio avente maglia di 1-1.5mm (la comune zanzariera).

Essendo originari della zona sub-sahariana, i Platymeris necessitano di temperature medio-alte che possono andare dai 24°C ai 28°C. Trattandosi di insetti che vivono in ambienti anche molto aridi, non hanno particolari esigenze di umidità (ad eccezione di P. rhadmanthus che ha bisogno di una leggera umidità ambientale) neppure per il delicatissimo processo di muta. Una nebulizzata alla settimana è quindi più che sufficiente per soddisfare il loro fabbisogno d’acqua. Consiglio comunque di lasciare dentro la teca un tappo di bottiglia pieno d’acqua o di water cristal, piuttosto che una provetta con il tappo in cotone idrofilo .
L’allevamento di Platymeris è a mio parere molto divertente: sono cacciatori d’agguato e d’aspetto, che, una volta vistasi passare accanto una preda, si avvicinano furtivamente per poi saltarle addosso con un balzo rapidissimo, trattenendola con forza mentre cercano un punto molle in cui far penetrare il rostro per iniettarvi il veleno e successivamente risucchiare il contenuto predigerito.
Prede molto grosse possono talvolta fungere da banchetto per più individui contemporaneamente.
Un individuo adulto molto attivo può consumare una blatta adulta di medie dimensioni ogni 7/8 gg.
I Platymeris possono essere alimentati con tutti gli insetti da pasto normalmente reperibili in commercio, quali camole della farina, kaimani, camole del miele e blatte. Per le neanidi appena nate vale lo stesso discorso a patto che le prede non superino la metà delle loro dimensioni: sono pertanto utilizzabili Drosophila, Trichorhina tomentosa, neanidi appena nate di Blatta lateralis o anche micro camole e buffalo worms.
Meglio evitare di usare come cibo vivo insetti catturati in natura in quanto possibili vettori di parassiti e/o malattie.


Ninfa di Platymeris sp. mombo

Pericolosità e veleno:

I Platymeris sono insetti poco pericolosi per l’uomo: se disturbati tendono a scappare o a difendersi spruzzando schizzi di veleno con notevole precisione a non più di 50 cm di distanza e, anche se non si riesce a vedere lo schizzo di veleno, si può tuttavia notare la parte finale del rostro che viene diretta ripetutamente verso l’aggressore. Sono inoltre in grado di emettere, a scopo di minaccia, un suono simile ad uno stridìo, ottenuto sfregando con il rostro un piccolo processo seghettato situato sul mesosterno tra le zampe anteriori.
L’apparato boccale degli emitteri è composto da un rostro articolato in 4 punti che permette di nutrirsi solo succhiando. In questo contesto la saliva di Platymeris gioca un ruolo importante in quanto, oltre a paralizzare la preda nel giro di pochi secondi, è in grado di predigerirne il contenuto, che poi viene risucchiato dal predatore, lasciando alla fine solo l’esoscheletro svuotato.
Il veleno di questi insetti non è molto studiato, ma esiste un’interessantissima ricerca di John S. Edwards dell’università di Cambridge , di cui mi permetto di citare alcuni dati salienti.
Un adulto può iniettare come dose massima 10-12 mg di veleno, la cui LD 50 a 18 h (su Periplaneta americana) è di 10-25 mg/kg (ricordo che non è comparabile a una LD 50 di un serpente in quanto le cavie di riferimento sono differenti).
Il veleno è un insieme di 6 proteine, purtroppo non ancora identificate, e ha un'azione prettamente proteolica (digestiva e disgregatrice), la paralisi è una conseguenza secondaria dell’attività proteolica, in quanto vengono distrutti molto rapidamente i collegamenti tra le cellule eccitabili, quali quelle miocardiche, muscolari e nervose.
È notevole la presenza di un enzima, la ialuronidasi, presente anche in molti altri veleni (es. serpenti), che aumenta l’efficacia del veleno facilitandone ed aumentandone la penetrazione e diffusione.
Un eventuale puntura nell'uomo è molto dolorosa nei primi minuti: la sensazione è quella di avere un ago rovente sottopelle, dopodichè si avverte una rapida anestetizzazione locale della zona colpita con presenza di gonfiore e arrossamento. Vi è la possibilità che si sviluppi una modesta cicatrice incavata dovuta a una lieve necrosi dei tessuti sottostanti (simile a una cicatrice da varicella).
Le conseguenze di uno schizzo di veleno negli occhi possono essere assai più fastidiose: si ha dapprima un fortissimo bruciore costante che può durare anche 3 ore, con gonfiore e impossibilità di aprire l’occhio. Dopo 6-7 ore si ha una progressiva diminuzione del bruciore, vista annebbiata e rossore/gonfiore con evidente lacrimazione, mantenendo però l’impossibilità di aprire l’occhio. Il giorno seguente la vista resterà annebbiata e il gonfiore tenderà a diminuire.
Si raccomanda perciò di evitare di avvicinare troppo il viso a questi insetti e, nel caso, di sciacquare immediatamente con abbondante acqua fresca.


Platymeris biguttatus: Tre schizzi di veleno su un vetro
.







Fonti:

www.faunaeur.org/
(http://www.faunaeur.org/taxon_tree.php?id=0,1,54070,2,3,4,12353,12786,12824,12835,12836,222125&collapse=yes )
scheda di allevamento di Fabio De Vita ( forum.aracnofilia.org/index.php?showtopic=4049 )
www.wikipedia.it
dizionario medico ok.corriere.it/dizionario/enc3550.shtml
Cladistic analysis of Reduviidae (Heteroptera:
Cimicomorpha) based on morphological characters CHRISTIANE WEIRAUCH
Department of Entomology, University of California, Riverside, California, U.S.A.
The action and composition of the saliva of an assassin bug Platymeris rhadamanthus /hemiptera reduviidae)
JOHN S. EDWARDS
Department of Zoology, University of Cambridge
Tamanini L. - TABELLE PER LA DETERMINAZIONE DEI PIU' COMUNI ETEROTTERI ITALIANI - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 67 (2) (1988): 459-471


Ringraziamenti:


Franco Casini: per la consultazione datami
Linda Gadaldi: per la consultazione datami
Livio Mola: per la ricerca della corretta tassonomia


FabioDV
00sabato 13 dicembre 2008 11.27
Ottima scheda anche se farei un paio di correzioni.


“la maturità sessuale sopravviene dopo altri 30 giorni”



L’esemplare è sessualmente maturo dopo l’ultima muta. Normalmente dopo 30 giorni cominciano a deporre, quindi questo periodo è da identificare "sommariamente" come ovulazione/gestazione, anche se in realtà, credo che nessuno abbia studiato esattamente quanti giorni di gestazione ha un Platymeris e quanto tempo impiegano a maturare le uova all'interno del corpo della femmina.
Dire che sono sessualmente maturi dopo 30 giorni è inesatto in quanto la maturità sessuale si identifica con la capacità degli esemplari di fecodarsi.


“la loro lunghezza è di 3-4 mm”



Mi sembra oltremodo esagerato... le uova sono di 2 mm. 4 mm è quasi mezzo centimentro, sembra la "misura dei pescatori". [SM=g27987]

Poi ho un commento personale sul loro mantenimento. Credo che i setup in cui li tieni non sono ottimali per quanto riguarda l'arredamento e l'altezza. I Platymeris mutano appesi ed hanno bisogno quasi del doppio della loro lunghezza per non incorrere in problemi durante la muta, soprattutto nel caso delle ultime. Il problema principale del tuo setup lo si nota in uno dei tuoi esemplari di sp. "Mombo" (terza foto) al quale è rimasto il femore della zampa sinistra posteriore storto, quell'esemplare molto probabilemnte si è "appoggiato" sul substrato mentre mutava ed il femore è rimasto leggermente piegato durante il processo di indurimento dell'esoscheletro.

campateo
00sabato 13 dicembre 2008 14.43
Sì, ho associato il lasso di tempo dei trenta giorni alla capacità di riprodursi, quindi alla maturità sessuale… tralasciando la fecondazione, è un’imprecisione che correggerò prossimamente [SM=g27985]

riguardo le mute… ho provato l'allevamento sia con spazi sviluppati in altezza sia con spazio "piano" per avere appunto una smentita sul fatto dei femori piegati, ma purtroppo non ho avuto nessuna differenza sui risultati, le uniche mute che sono riuscito ad osservare sono avvenute a pancia all'aria in mezzo alla sabbia molto distanti da arredi su cui aggrapparsi.
E l’unica conclusione a cui sono rimasto confermata anche da altri pareri è che mutino dove gli capiti, e che il difetto del femore piegato sia una casualità che non incide sulla loro vita

Riguardo la dimensione “da pescatori “ delle uova ho preso uova a caso di Platymeris sp.mombo e al calibro ho avuto valori che vanno dai 3,19 ai 3,92 mm di lunghezza, ho così approssimato a 3-4 mm.
Non ho uova a sufficienza delle altre specie per avere dati certi ma provvederò a mettere i risultati sulla scheda


FabioDV
00sabato 13 dicembre 2008 15.37

riguardo le mute… ho provato l'allevamento sia con spazi sviluppati in altezza sia con spazio "piano" per avere appunto una smentita sul fatto dei femori piegati, ma purtroppo non ho avuto nessuna differenza sui risultati, le uniche mute che sono riuscito ad osservare sono avvenute a pancia all'aria in mezzo alla sabbia molto distanti da arredi su cui aggrapparsi.



Io li allevo da 1998 e non ho mai visto una sola muta fatta a terra, ripeto mai. Le uniche mute che si trovavano al suolo erano quelle fatte cadare da altri esemplari passandoci sopra. E credo di aver osservato almeno (per difetto) un migliaio di esemplari nell'arco di 10 anni. Il fatto di mutare al suolo credo sia proprio indice di una mancanza di punti adatti per mutare, non ti so dire se solo per altezza o anche per mancanza di "grip". Alla fine del processo i Platymeris restano appesi per indurirsi nei minuti appena successivi alla muta, in caso fossero a terra muovendosi forzerebbero la tibia molle e da qui il problema delle zampe storte.

Cavolo! Non avendo mai avuto i "mombo" adulti non pensavo ci fosse così tanta differenza di taglia con le uova delle altre specie. In ogni caso resta il fatto che quelle delle altre specie dubito fortemente arrivino a 3 mm. Almeno io non ne ho mai viste.
EffeCi61
00lunedì 15 dicembre 2008 12.47
Re:
Consiglio anch'io di utilizzare le pinzette...
Per gli adulti vanno benissimo anche quelle normali, perchè è molto facile afferrarli facendo appunto presa sui margini del torace.
Per le neanidi, che sono meno robuste e corazzate, suggerisco invece di usare pinzette morbide, e di afferrare gli esemplari per una zampa.
La cosa risulta più facile e veloce, e non c'è alcun rischio di autotomia....

Una considerazione sul discorso mute:

Considerando che comunque i Platymeris gradiscono arredi sui quali arrampicarsi per appostarsi in agguato, tanto vale utilizzarne di abbastanza alti da agevolare la muta "appesa"... poi si arrangino un po' gli insetti a mutare dove preferiscono, con buona pace di tutti... [SM=x1221920]

Giusto per curiosità: ho avuto parecchi problemi di tibie "deformate" con il primo stock di Platymeris, che avevo inizialmente allevato su un substrato di "grit" calcareo. Poi, accortomi che non era gradito, l'ho sostituito con sabbia, e da allora ho risolto...

Dimenticavo... le pinzette morbide sono quelle in fondo alla pagina:
Omnes Artes - Pinzette
00xyz00
00martedì 12 maggio 2009 19.19
Complimenti per la scheda e il report fotografico. [SM=g27987]
Vorrei, se possibile, aggiungere una considerazione su un aspetto che secondo me non risulta molto chiaro dalla spiegazione.

Non raccolgo le uova molto frequentemente nella mia colonia di Platymeris sp. Mombo e al setaccio trovo sempre molte uova "ammaccate". I primi tempi leggendo le schede on line, considerandole sterili, le gettavo. Poi ho fatto una prova. Ho messo in incubatrice umida 21 uova ammaccate: nel giro di un giorno si sono "gonfiate" e dopo 30 giorni circa sono uscite 18 neanidi, mentre 3 sono rimaste ammaccate. Se leghiamo questa cosa al fatto che le uova si schiudono durante la stagione umida, credo si possa dire che le uova deposte nella sabbia si ammaccano naturalmente per poi tornare alla loro forma originaria, gonfiarsi e schiudersi con le piogge. A meno che il mio esperimento sia stato una enorme casualità.
Da quel momento anche altre uova ammaccate sono risultate valide, nonostante, come giustamente detto, una piccola parte di uova sterili è sempre stata presente.

Consiglio quindi di mettere tutte le uova in incubatrice, anche quelle che inizialmente sembrano non fertili.

Qualche foto...




Phyllium85
00mercoledì 13 maggio 2009 13.33
Re:
00xyz00, 12/05/2009 19.19:

I primi tempi leggendo le schede on line, considerandole sterili, le gettavo. Poi ho fatto una prova. Ho messo in incubatrice umida 21 uova ammaccate: nel giro di un giorno si sono "gonfiate" e dopo 30 giorni circa sono uscite 18 neanidi, mentre 3 sono rimaste ammaccate.[SM=g27986]



Si si è vero anche io ho fatto lo stesso esperimento, solo che le uova ammaccate non si sono gonfiate come dici tu ma si sono semplicemente schiuse restando ammaccate.
Comunque gia che ci sono lascio giù qualche foto pure io, visto che non ne ho vista neanche una sull'accoppiamento...





00xyz00
00mercoledì 27 ottobre 2010 22.33
Ho di nuovo provato a incubare separatamente delle uova ammaccate e , come gia detto, sono risultate fertili per la maggior parte del totale. Inoltre anche delle uova piu chiare rispetto alle solite si sono dimostrate fertili e hanno prodotto neanidi (anche se con percentuale minore di successo). Confermo quindi la deduzione gia esposta ribadendo in conclusione l'importanza di mettere tutte le uova in incubatrice.

Aggiungo un ulteriore dato.
Dopo aver fatto prove con femmine adulte mai accoppiate, isolate singolarmente o in gruppi, e aver constatato che non è stato deposto nemmeno 1 uovo, facendo quindi pendere l'ago della bilancia contro l'ipotesi partenogenetica (si veda freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=8937877) sono passato ad altro.

Ho evitato di setacciare per piu di un mese il substrato di allevamento della colonia principale. Ho poi raccolto numerose uova che ho conservato da parte in altra sabbia secca per quasi 5 mesi. Sono andato poi a recuperarle e ho notato che, ovviamente, erano tutte schiacciate. Messe in contenitore umido in 2 ore si sono gonfiate e in poco piu di 30 giorni si sono schiuse tutte tranne 4 che si sono aperte prima del tempo.

Quindi queste uova fertili, deposte, si conservano per svariati mesi di siccità (almeno 5 per il momento)prima di schiudersi nella stagione umida. Qualcuno potrebbe provare a tenerle per piu di 5 mesi.... chissa quanto si conservano!

[SM=g27987]
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