OUTLANDERS -

Full Version   Print   Search   Utenti   Join     Share : FacebookTwitter
simopaini
00Sunday, April 2, 2006 9:00 PM
OUTLANDERS - Johnji MANABE

Articolo tratto da Mangazine #16, Agosto 1992


Tutto cominciò nel tardo 1984 quando, con un fumetto di poche pagine, un giovane disegnatore vinse un concorso indetto fra I lettori della rivista “Comiconi”. Da quel momento in poi Johnji Manabe dovette abbandonare la scuola di desing (cui era iscritto con la speranza di diventare animatore) perchè comincio a scrivere dapprima piccoli racconti e poi l’immensa saga (composta da circa 1300 tavole) che lo avrebbe imposto come autore e disegnatore di fama internazionale: Outlanders.
A seguito del travolgente successo di Outlanders, Manabe si traferi a Tokyo, dove apri uno studio (lo studio katsudon) per dedicarsi interamente al fumetto.
L’edizione originale di Outlanders fu pubblicata a partire dal 1984 dalla stessa “Comicomi” (rivista che aveva per target un pubblico maschile fra i 14 ed i 16 anni); in seguito fu raccolta in 8 volumetti e poi in due colossali trade paperback di quasi 700 pagine l’uno in cui alcune tavole sono state aggiunte o corrette.
La versione americana, ottimamente curata dallo Studio Proteus ed edita dalla Dark Horse, è stata pubblicata (a partire da Dicembre 1988) in trentatre fascicoli di circa 35 pagine l’uno.
Stampa ottima, qualità della carta decisamente superiore alla media e soprattutto niente pubblicità (che di solito occupa una robusta percentuale di pagine in un fumetto americano) … sarebbe stata un edizione perfetta se non si fosse macchiata della colpa di uscire troppo di rado ( e spesso anche con ritardi notevoli sulle date annunciate).
Troppe poche pagine per un fumetto nato per esser letto a blocchi di vento tavole al mese: il ritmo della storia risentiva in maniera notevole dell’eccessiva frammentazione.
A quanto mi risulta sono state pubblicate ( in giappone) anceh cinque storie collaterali, ma non di tutte esiste un edizione americana: the Key of Glaciale, Holiday, Frontier, Passengers, the Unknown Bird e infine Our Happy Little Workshop, un gioiellino (comparso anche nel numero 21 dell’edizione Inglese) di umorismo di Masahiko Yamashita, uno degli inchiostratori di Outlanders, che narra le tragicomiche e autobiografiche disavventure di poveri disegnatori impegnati a rispettare i tempi di consegna.
Creare cento pagine di manga al mese puo nuocere graverete alla salute e qui vi viene mostrato come.

Nelle prime tavole si sente fortemente il peso delle direttive editoriali secondo cui Outlanders doveva essere una storia d’azione piena di mostri sangue e distruzione.
Vi troviamo scene molto crude e un impostazione della figura umana che, pur risentendo pesantemente dell’influenza della Takahashi, rimane in qualche modo fredda e nervosa. E’ possibile pure notare (soprattutto facendo un confronto con i suoi lavori posteriori) una certa inesperienza dell’autore che, impegnato nel suo primo lavoro “importante”, impiega un certo numero di tavole a “farsi le ossa”. Come lo stesso Manabe confessa:
“Outlanders è stato il manga che ha segnato il mio debutto. Mi sono fatto strada in un mondo dove non sapevo assolutamente come muovermi. All’inizio non riuscivo a disegnare in maniera neppure paragonabile a come avrei voluto”.
Ravola dopo tavola Manabe comincia a prendere confidenza e le cose cambiano.
“ho sudato sangue cercando di collegare tutti capi della trama. Ma, dopo poco, i personaggi hanno gentilmente cominciato a prendere in mano la situazione e ascrivere da soli. Il lavoro e diventato più facile verso la seconda metà della serie, potevo dire a Kahm (la principessa aliena protagonista, nda) e ai suoi compagni : “Forza, fate quello che volete”.
Spinto dal successo trionfale tributatogli dal pubblico giapponese (che ha definito Outlanders come una delel più avvincenti saghe galattiche mai uscite dalla penna di qualsiasi disegnatore), Manabe si conquista un ‘autonomia sempre maggiore e l’atmosfera della storia cambia a tal punto che, in occasione dell’edizione americana, sarà lo stesso autore a chiedere (e ottenere) di poter ritoccare alcune delle prime tavole perché troppo “splatter” e non in tono con il resto della storia.
Anche se in un primo momento sembra destinato a diventare un emulo della Takahashi (a cui comunque deve molto), sviluppa ben presto uno stile tutto suo, in cui riesce ad accostre una risata a un avvenimento tragico , pur non perdendo il climax dell’azione.
Sotto questo aspetto , Manabe assomiglia molto a Peter David, il geniale sceneggiatore americano che curò “Hulk” e “X-factor” (nel 1992 ovviamente) per la Marvel.
Outlanders è un fumetto molto “topico”, nel senso che ripercorre, uno dopo l’altro, tutti i topoi (luoghi canonici) del fumetto made in Japan.
In esso troviamo l’immancabile coppia di giovani innamorati, la lotta disperata di un manipolo di eroi contro forze soverchianti (tema ricorrente basti pensare a Baoh, Xenon, Ken…), un esercito di alieni, i Santovasku, che reclamano la terra come loro mondo di origine (Go Nagai docet) e che vogliono ripulire il pianeta dai suoi attuali inquilini, cominciando CASULAMENTE dal Giappone. Il tutto condito con un‘abbondante spruzzata di scene d’azione e qualche pianeta che esplode più o meno allegramente.
In ultima analisi la trama di Outlanders risulta quasi banale e simile a migliaia di altre storia prodotte dai prolifici autori nipponici.

Trama
Scesa sul pianeta per liberarlo dalla fastidiosa presenza di qualche terrestre, Kahm (principessa erede al trono dell’impero galattico dei Santovasku) si imbatte per caso nell’imbelle terrestre di turno, il fotografo Tetsuya Wakatsuki.
Dopo aver tentato di ucciderlo, la principessa finirà dapprima per sequestralo e portarlo a bordo della propria astronave, poi per innamorarsene e infine per spalleggiare la causa degli attuali abitanti del pianeta di fronte al padre.
Questi pero…

Outlanders è grande perché tutto il racconto non ruota esclusivamente attorno ai due protagonisti e alle loro vicende. Esistono molte sottotrame che si intrecciano attorno a quella principale, e un sacco di geniali personaggi secondari che aggiungono all’opera un ulteriore spessore. Ed è forse il numero così elevato di pagine (improponibile in un fumetto occidentale) che ha fatto la differenza; inun racconto di queste dimensioni anche i personaggi marginali hanno avuto spazio per crescere e acquistare una caratterizzazione di una certa complessità.
Lo stesso Manabe afferma che i suoi fumetti parlano soprattutto di “Beautiful girls with swords” (magnifiche ragazze armate di spade); il personaggio principale della maggioranza dei suoi lavori
(Gli dei del cielo per la serie Sorcerian, Drakunn, Capricorn e lo stesso Outlanders) è una stupenda ragazza, spesso aliena e ancora più spesso pesantemente armata, dal carattere ribelle e iracondo. Costei finisce “fatalmente” per assomigliare a Key delle Dirty Pair, personaggio di cui Manabe si professa fan sfegatato.
Non è questo il solo personaggio ricorrente nell’opera di Manabe: egli ha un indubbio, quanto morboso, attaccamento ad alcuni personaggi che, cambiati solo marginalmente, ritroviamo in ogni sua opera.
Ma come fargliene una colpa?
Lo stesso Miyazaki, uno dei nomi più illustri dell’animazione giapponese, è così affezionato ad alcuni suoi personaggi che li ha riciclati praticamente in ogni suo film; ai non giapponesofili ricordiamo che lo stesso Manzoni confessò, in una lettera a un amico, che gli ultimi capitoli de I promessi sposi si trascinavano stancamente perché si era affezionato ai suoi personaggi e non voleva troncare la storia.
Una delle principali fonti di ispirazione del lavoro di Manabe rimane però la saga di Guerre Stellari. Elementi del film di Lucas possono essere trovati ovunque all’interno del racconto: nelle armature dei soldati alieni, in certe stazioni orbitanti che ricordano stranamente la Morte Nera ma soprattutto nell’atmosfera un po’ da saloon che regna all’interno di bar e di taverne, sempre affollate da una disordinata accozzaglia di esseri alieni.

[Modificato da simopaini 02/04/2006 21.02]

simopaini
00Sunday, April 2, 2006 9:22 PM
Outlanders: il film

Sull’onda del successo del manga, nel 1986 la Tatsukono produsse un OAV di 45 minuti. Personalmente, ero curioso di vedere come se la sarebbero cavata gli animatori a dare vita a delle astronavi che, per ammissione dello stesso disegnatore, “continuavano a cambiare ogni qual volta venivano disegnate”.
La Tatsukono ha scelto la soluzione più facile, ma meno spettacolare: le astronavi biomeccaniche non sono quasi mai animate, ed è la macchina da presa a scorrere sui disegni fissi per dare l’illusione del movimento.
Per quanto sia innegabilmente un prodotto di buona fattura, non credo che chi ha letto il fumetto possa rimanere soddisfatto della trasposizione
Ridurre 1300 pagine di manga in 45 minuti di animazione (che, per altro, non raccontano neanche metà della storia narrata nel fumetto) non era impresa facile ma, almeno a parer mio, sono stati effettuati troppi tagli. Tagli che hanno intaccato la storia proprio dove aveva il suo punto di forza, cioè nelle sottotrame e nei personaggi secondari.
Il character designer dell’OAV ha fondamentalmente rispettato il lavoro di Manabe ma ha dato ai personaggi una linea “strana” che, soprattutto nei visi e negli occhi, si discosta sgradevolmente dall’originale, come pure si rivela quanto meno discutibile (se non sgradevole) la scelta dei colori, tutti troppo freddi, cupi e selezionati in una gamma molto ristretta.
Il film si rivela comunque ricco di momenti estremamente divertenti e di sequenze ben animate (particolarmente curato il duello fra Kahn e Battia) anche se “stranamente” si sofferma in maniera sorniona e insistente sui momenti di intimità fra i protagonisti.
Queste scene “spinte” (nulla che non possa andare in onda in prima serata, non fatevi illusioni) non hanno sicuramente ostacolato le vendite, ma si sono impossessate di troppo spazio all’interno del film spazio che avrei preferito utilizzato per inserire anche nell’OAV alcune delle sottotrame del fumetto.
Rukkio de Ruchis
00Sunday, April 2, 2006 9:28 PM
Ottimo lavoro, Simo! [SM=x53148]


Non ho mai letto Outlanders, comunque mi piace molto il tratto di Manabe, in perfetto stile anni 80. Se vi piace l'autore consiglio anche Caravan Kidd, pubblicato dalla defunta Comic Art in 10 volumetti.
simopaini
00Sunday, April 2, 2006 9:30 PM
BIOMECCANICA

Uno dei prodotti positivi dell’influenza che l’editore ha avuto su Outlanders (oltre a quello banale di averlo pubblicato ) è la creazione del mecha design che nato come compromesso fra la smania dell’autore di disegnare dettagliatissime astronavi e le direttive di disegnare mostri che gli piovevano dall’alto, diventeranno uno dei tratti distintivi dell’arte di Manabe.
Ogni meccanismo, veicolo e parecchie delle armi in possesso dei Santovasku (gli alieni di scena) è biomeccanico, cioè un essere vivente appositamente modificato attraverso manipolazioni genetiche, incantesimi ed innesti di carattere cibernetico; o se preferite, con una definizione inversa, un prodotto meccanico che assume forme e fisiologia degli esseri viventi (Alien docet).
Il tocco di Manabe si rivela particolarmente felice e creativo su questo tipo di meccanismi; spesso riesce a prendere animali comuni (come lumache, granchi e perfino pesci rossi) e a deformarli in modo che pure assumendo un aspetto deforme e alieno, rimanga in loro qualcosa di inquietantemente familiare.
Questa tecnologia, basata sulla magia e sulla manipolazione genetica, risulta essere veramente aliena, e non una mera evoluzione di quella terrestre.
E’ inoltre estremamente “esotica” e riesce a trasportare l lettore in un mondo magico e fantastico.
simopaini
00Sunday, April 2, 2006 9:31 PM
Re:

Scritto da: Rukkio de Ruchis 02/04/2006 21.28
Ottimo lavoro, Simo! [SM=x53148]


Non ho mai letto Outlanders, comunque mi piace molto il tratto di Manabe, in perfetto stile anni 80. Se vi piace l'autore consiglio anche Caravan Kidd, pubblicato dalla defunta Comic Art in 10 volumetti.



come ho gia scritto non è farina del mio sacco...comunque grazie.
[SM=x53143]
vagaBIONDO reloaded
00Monday, April 3, 2006 10:12 AM
interesting [SM=x53173]
romano74
00Tuesday, August 8, 2006 1:19 PM
L'autore nei suoi disegni non si distingue solamente per le strane creazioni di astronavi e armi. Se guardiamo i vari soldati e generali scopriamo che sono quasi tutti armati spesso di spade e coperti di corazze vicine a quelle che indossavano i samurai nel periodo edo......insomma....un ritorno alle origini!
Futuro e Passato sembrano intrecciarsi......stupendo!!!!!!!!!!!!

Il tratto dei personaggi così diverso dagli altri autori e le scene sempre movimentate rendono le sue opere scorrevoli, un pò incasinate ma mai incomprensibili. Bello davvero. Se quest'uomo di nome MANABE non fosse esistito avremmo dovuto inventarlo!!!!!

In questo momento è in corso una serie, delle sue, RAI che tuttora è al 10° volumetto e per motivi sconosciuti fermo da tanto tempo. La serie, a fumetti, è edita dalla Shin Vision Manga. Qualche mese addietro avevo scritto loro chiedendo spiegazioni, sentendomi dire che un giorno riprenderanno la pubblicazione. Speriamo bene.

DI OUTLANDERS ho tutta la serie, gelosamente conservato in qualche meandro di casa mia!

Romano
Questa è la versione 'lo-fi' del Forum Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 5:22 PM.
Copyright © 2000-2021 FFZ srl - www.freeforumzone.com