Mezzi dei Corpi Speciali WW2

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Stryker56
00domenica 2 ottobre 2011 21.34
I parte
I primi a realizzare che un piccolo gruppo di uomini montati su mezzi veloci e resistenti che agissero dietro le linee nemiche furono i pezzi grossi del comando dell'armata del Nilo, perciò quando Ralph Bagnold, un uomo che faceva parte di uno dei "club" più esclusivi del mondo, quello degli esploratori del deserto, propose di creare una formazione del genere accettarono subito, nacque così il Long Range Desert Group, quasi contemporaneamente il capitano David Stirling fondava il SAS. La risposta degli Italiani, già presenti nel deserto con i Meharisti che vi scorrazzavano già da anni, fu abbastanza rapida con la creazione del Gruppo Mobile Sahariano e il X Arditi. Tristemente a causa dell'incompetenza e dell'immobilismo dei comandi le operazioni furono assai limitate e assolutamente ininfluenti sull'esito della guerra del deserto.


R. Bagnold e G. Prendergast i primi due comandanti del LRDG













Jeep dell'Indian Squadron del LRDG



Jeep del LRDG estate 1942



il capitano David Stirling comandante del SAS con i suoi uomini







Squadrone Sacro Greco, parte del SAS



Meharisti del Fezzan





Ufficiale dei meharisti



pattuglia del X Arditi



camionetta sahariana AS42



Gruppo Mobile Sahariano

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camionetta AS37





Paolo [SM=g9327]





jabbajeck
00lunedì 3 ottobre 2011 19.40
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mc65
00lunedì 3 ottobre 2011 20.02
mc suggests...


l'argomento mi affascina da sempre... quello scritto da park yunnie parla anche molto dell'italia, ed è una fonte disincantata e interessante di spunti modellistici e di riflessione...
leonisergio
00lunedì 3 ottobre 2011 20.15
In Russia elementi mobili della 16 divisione motorizzata hanno agito nel deserto dei Calmucchi infiltrandosi nelle linee sovietiche e arrivando a
una 15 km da Astrakhan e 100km più anord a 5km dal volga in localita Sadowska.... [SM=x1765924] [SM=x1765924] [SM=x1765924] [SM=x1765924] [SM=x1765924] [SM=x1765924] [SM=x1765924] [SM=x1765924] [SM=x1765924] [SM=x1765924] [SM=x1765924] [SM=x1765924]
leonisergio
00lunedì 3 ottobre 2011 20.16
Una decisione di Hitler mirata a rafforzare la posizione dell'armata
di von Paulus, impegnata nell'assedio di Stalingrado. Fu un giro dell'oca
TRUPPE NAZISTE ALLA VENTURA
NELLE DESOLATE LANDE CALMUCCHE
di ALBERTO ROSSELLI
Nel 1942 la Wehrmacht spinse i suoi reparti corazzati sempre più ad est e sud-est della Russia meridionale, penetrando anche nella desolata ed immensa landa dei Calmucchi, una regione caratterizzata da un clima e da una natura desertici e abitata da una popolazione nomade di razza mongolide e di fede buddista. Episodio di una assai poco nota pagina di storia militare che vide le avanguardie mobili della 16ma Divisione tedesca giungere a pochi chilometri dal delta del Volga e fin quasi sulle rive del Mar Caspio, oltrepassando di fatto il confine che separa l'Europa dall'Asia.

All'inizio di agosto del 1942, dopo avere occupato il centro petrolifero di Maikop, e le città di Armavir e Tikhoretsk (situate a sud di Rostov) ed avere dilagato in direzione est e sud est in direzione del fiume Volga e del Terek, Hitler decise di spingere parte del 3° Corpo Corazzato verso della regione desertica dei Calmucchi, una vasta pianura, in parte sabbiosa e costellata da dune, situata tra il corso dei fiumi Manyc e Kuma, il delta del Volga e le coste nord occidentali del Mar Caspio. L'operazione venne predisposta in concomitanza della grande offensiva d'estate (Operazione Blau), che aveva come duplice obiettivo la conquista del Caucaso e dei suoi principali pozzi petroliferi (quelli situati nell'area di Grozny) e l'occupazione dei porti sovietici di Tuapse, Soci e Suchumi, situati sul Mar Nero).
Proprio per garantire la sicurezza del fianco sinistro delle divisioni da montagna tedesche e

Un carro armato della Wehrmacht
su una pista nel deserto calmucco
romene impiegate nel Caucaso, il Comando Supremo germanico installatosi a Vinnitsa (Ukraina) ordinò alla 16ma divisione motorizzata di assicurarsi il controllo dei pochi centri abitati (primo fra tutti quello di Elista) e delle principali oasi situate nelle steppa calmucca in modo da creare una saldatura tra la Sesta Armata di Von Paulus impegnata a Stalingrado e i gruppi operanti nel Caucaso.
Il 25 agosto del '42, dopo una marcia di dieci giorni, le avanguardie della 16ma divisione motorizzata raggiunsero e occuparono senza problemi Elista, che era già stata abbandonata dalle truppe sovietiche che avevano preferito ritirare il grosso delle proprie forze più ad oriente, stabilendo una linea difensiva lungo il braccio ovest del Volga, tra Sadoska (città situata a nord di Astrakhan), Zenzeli e le rive nord occidentali del Mar Caspio, lasciandosi alle spalle piccoli distaccamenti ai quali era stato affidato il compito di ritardare l'avanzata nemica. Il 26 agosto, il 165° battaglione motorizzato (chiamato anche Gruppo Mobile Laroche), elemento d'avanguardia della 16ma, sostò ad Elista (già presidiata da elementi della 370ma divisione) per rifornirsi di carburante.
L'unità stazionò sul posto qualche giorno, in attesa dell'arrivo del 60° reggimento panzer granatieri, con l'appoggio del quale avrebbe consolidato le linee difensive intorno alla cittadina e organizzato una speciale forza mobile con cui si sarebbe spinto ancora più ad oriente, in direzione di Ulan Erge. Il 27 agosto il Gruppo Laroche, al comando del capitano Torley, mosse da Elista ed attaccò e conquistò nei pressi di quest'ultima località il kholkoz Dolgan, un presidio difeso da un paio di compagnie sovietiche i cui superstiti furono costretti ad arretrare ulteriormente verso est, superando l'invisibile confine che separa l'Europa dall'Asia.
leonisergio
00lunedì 3 ottobre 2011 20.17
Il 28 di agosto, sull'onda dell'entusiasmo, il Gruppo Laroche - rinforzato da alcuni pezzi da 88 millimetri anticarro del battaglione Hammon - attaccò il villaggio e l'oasi di Jaschkul, battendo la guarnigione russa. E grazie a questa impresa, il capitano Torley, che ebbe l'onore di occupare la prima vera e propria oasi "asiatica" calmucca, poté aggiungere alla sua croce di cavaliere le prestigiose foglie di quercia. Con la conquista di Jaschkul i tedeschi entravano nel cuore di una regione avente caratteristiche climatiche e ambientali ben più simili alle aride pianure del Kazakistan che a quelle ucraine, ricche di corsi d'acqua e costellate da immensi campi di grano.
La steppa dei Calmucchi è in effetti una landa che molto differiva da quelle fino ad allora incontrate dai tedeschi nella loro avanzata ad oriente. Quasi del tutto priva di vegetazione ad alto fusto, la regione è praticamente priva di risorse idriche di superficie. Durante l'estate il clima si fa torrido e raggiunge non di rado punte di 35/40 gradi, mentre d'inverno la temperatura si abbassa molto al di sotto dello zero. La presenza di distese sabbiose e di dune modellate dai forti venti che spirano da nord e nord-est e la quasi assenza di pozzi d'acqua potabile e di strade, rendevano l'ampia regione (vasta quasi quanto l'Olanda e il Belgio messi insieme) assai poco ospitale e difficile da percorrere, soprattutto dai mezzi pesanti a motore di cui era dotata la Wermacht.
Ciononostante, i tedeschi riusciranno comunque a superare le insidie del territorio grazie all'appoggio della sua popolazione nomade - i calmucchi - stirpe di origine mongola ed in gran parte di religione buddista o animista. Quest'ultima infatti non nutriva alcun

Un soldato tedesco
'fraternizza' con un cammello
sentimento di amicizia o fedeltà nei confronti del regime sovietico che negli anni Trenta - dietro preciso ordine di Stalin - aveva costretto con la forza i calmucchi (tradizionalmente dediti all'allevamento del bestiame) a stanziarsi nei kholkoz agricoli, abbandonando le loro tipiche abitazioni di pelle a forma di cupola (le yurte) e la loro vita errante.
Non gradendo affatto questa sistemazione, parte della popolazione aveva tentato di ribellarsi alle direttive di Mosca incorrendo in una spietata persecuzione al termine della quale circa 25.000 calmucchi erano stati massacrati o deportati in Kazakistan e in Siberia.
Appena giunti ad Elista (il principale centro calmucco che, nel 1942, contava circa 8.000 abitanti) i tedeschi vennero quindi accolti con estrema benevolenza, a tal punto che, nel giro di neanche una settimana - come annotò nel suo diario il barone Von Richthofen, Commissario Speciale per il territorio dei Calmucchi - "molti giovani nomadi, estremamente abili a montare i piccoli cavalli asiatici, si offrirono volontari per formare pattuglie armate contribuendo al controllo della vasta regione". Tra la fine di agosto e i primi di settembre del '42, la 16ma divisione motorizzata consolidò le sue posizioni, fortificando Jaschkul e i capisaldi di Tobruk-Stellung e di Tschilgir e dislocando alcune compagnie a sud di Ulan Erge, lungo la parte mediana del canale di Manych.
Ai reparti mobili della 16ma divisione venne affidato non soltanto il compito di presidiare la steppa, ma anche quello di sondare la consistenza degli avamposti sovietici situati tra il Caspio e il delta del Volga, mediante ricognizioni motorizzate, mantenendo i collegamenti a nord con la 4a Armata Romena e a sud con il Felmy Korps. Una formazione, quest'ultima, molto particolare, nella quale militavano anche circa 6.000 uomini appartenenti a varie nazionalità: turchi, indiani e arabi mediorientali.
Il Felmy Korps era stato formato all'inizio dell'estate per facilitare un'eventuale penetrazione tedesca nelle regioni a maggioranza mussulmana del Caucaso e della Persia. Per la 16ma si trattava, dunque, di un impegno molto oneroso e assolutamente fuori dalla portata di una singola unità divisionale. Pur ricevendo, tra l'agosto e il settembre del '42, alcuni rinforzi (truppe di terra e unità aeree), la divisione, nonostante il suo ottimo addestramento e il suo buon equipaggiamento, faticò non poco nel portare a compimento i molteplici e duri impegni che le erano stati assegnati dal Comando tedesco. Ciononostante, l'unità ebbe modo di dimostrare subito le sue capacità strappando ai russi le remote oasi di Utta e Jaschkul, che vennero conquistate il rapida successione il 30 e il 31 agosto del '42 dai veterani del Gruppo Motorizzato Laroche, rinforzato all'ultimo momento da una sezione corazzata del 60° reggimento panzer granatieri.
leonisergio
00lunedì 3 ottobre 2011 20.18
ccupati i due capisaldi, i tedeschi arrischiarono una nuova avanzata verso l'importante e ben difesa oasi di Khalkuta, l'ultimo caposaldo trincerato russo lungo la pista che portava ad Astrakan (l'oasi distava appena 100 chilometri dal ramo occidentale del delta del Volga). Rendendosi conto dell'imminenza di un attacco in grande stile da parte del nemico il Comando Russo, la cui ricognizione aerea aveva scorto i movimenti dei mezzi corazzati e blindati tedeschi, rinforzò rapidamente la guarnigione di Khalkuta con alcuni battaglioni di fanteria, reparti di carri armati e di cavalleria, e un buon numero di pezzi controcarro.
Pur non potendo fare conto che su un limitatissimo supporto aereo, i reparti tedeschi del 60° reggimento, affiancati da alcuni battaglioni della 16ma divisione, attaccarono egualmente la piazzaforte sovietica, ingaggiando un violentissimo combattimento nel corso del quale entrambi i contendenti compirono incredibili atti di coraggio e ferocia. Per ore e ore i soldati tedeschi e russi attaccarono e contrattaccarono, subendo perdite severissime. Sotto un sole cocente e ormai quasi senza più una goccia d'acqua, i granatieri germanici compirono infine lo sforzo decisivo, riuscendo ad occupare l'oasi e respingendo i russi su un'altura ad est del villaggio.
Inchiodati dal fuoco incrociato delle mitragliatrici e dei mortai russi, i granatieri furono costretti a trincerarsi tra le dune, fino a quando con un gesto disperato un sottufficiale, il sergente Kulot, decise con un pugno di uomini di sferrare un ultimo, vittorioso assalto alle

Posto di rifornimento carburante lungo una pista del deserto
posizioni russe, meritandosi la croce di cavaliere. Il villaggio, l'oasi e quasi tutti i preziosi pozzi d'acqua di Khalkuta caddero così in mano tedesca. Nei giorni che seguirono i russi tentarono di riprendere la posizione, ma il 60° reggimento respinse ogni attacco.
Particolarmente impegnativo fu lo scontro del 7 settembre quando i pezzi controcarro tedeschi da 50 e da 88 e i panzer MKIV fecero strage degli assalitori. Il 20 settembre, l'isolato caposaldo germanico ricevette gli ultimi rinforzi: pochi plotoni appartenenti al 156° reggimento panzer granatieri. Temendo una controffensiva nemica, il generale Henrici (responsabile del fronte) cercò comunque di rafforzare le difese di Khalkuta e di Utta, utilizzando parte delle riserve stazionate ad Elista. Oltre a ciò, grazie alla cooperazione della popolazione locale, il Comando tedesco poté formare diverse compagnie calmucche a cavallo e cammellate (nelle sabbiose steppe dei Calmucchi e in quella del Nogai, situata più a meridione, la Wermacht avrà modo di utilizzare parecchie centinaia di questi quadrupedi originari dell'Asia centrale) alle quali venne affidato il compito di sorvegliare le aree non percorribili da mezzi a motore e blindati.
Per cercare mantenere attivi i collegamenti con l'Armata del Caucaso - che nel frattempo aveva raggiunto la località di Atschikulak sul fiume Kuma - Henrici fece anche installare un posto radiotelegrafico protetto nella sperduta oasi di Adyk, situata circa 100 chilometri a sud di Jaschkul. Sistemati alcuni battaglioni mobili in funzione di presidio e riserva a Ulan Erge e ad Elista, la 16ma divisione pretese dal Comando Supremo un minimo di copertura aerea, che venne accordata seppure con estrema parsimonia in quanto la stragrande maggioranza dei velivoli tedeschi era stata dirottata sul fronte di Stalingrado dove la VI Armata del generale Von Paulus stava incontrando notevoli difficoltà contro un nemico sempre più forte e determinato a non cedere.
Verso la fine del settembre '42, giunse a Jaschkul un eterogeneo gruppo della Lutfwaffe composto da un caccia bimotore Me110, quattro caccia Me109F e una mezza dozzina di utili ricognitori bimotori a doppia fusoliera FW189. Il reparto fu messo in grado di operare anche dal campo trampolino di Utta che venne rifornito di carburante, pezzi di ricambio e munizioni da un gruppo di alianti DFS230 trainati da bimotori HS126 o da trimotori Ju52. Il ruolo di cooperazione svolto da questi pochi mezzi risultò comunque preziosissimo. Nella prima metà di ottobre, i ricognitori tedeschi si spinsero fino sul delta del Volga, su Astrakhan e lungo la costa occidentale del Mar Caspio, fotografando a più riprese i centri e le posizioni russi.
E in diverse occasioni anche i caccia della Luftwaffe intervennero con successo mitragliando e bombardando colonne motorizzate e di fanteria avversarie. E' fuori di dubbio che se la Luftwaffe fosse stata in grado di fornire alla 16ma divisione un numero ben più consistente di caccia, bombardieri e ricognitori, i reparti della Wehrmacht impegnati nella steppa dei Calmucchi avrebbero potuto avanzare ancora più ad est puntando su Astrakan. Il 10 settembre, il generale Henrici ordinò agli speciali gruppi da ricognizione motorizzati della 16ma divisione di effettuare alcune importanti missioni di nelle retrovie nemiche.
E nella base di Utta vennero approntate alcune colonne celeri formate ciascuna da una cinquantina di uomini. Ogni gruppo - che disponeva di cinque camion, due semicingolati armati con una mitragliera pesante da 20 millimetri, qualche cannone anticarro da 50 millimetri, una autoambulanza e una motocicletta - risultava completamente autonomo. Per garantirsi almeno tre, quattro giorni di missione, ogni reparto doveva portare con sé adeguate scorte di combustibile, viveri, munizioni e acqua potabile; tanto è vero che tre camion per pattuglia vennero caricati all'inverosimile di tutto il materiale occorrente.
Il 15 settembre, il Primo Gruppo Mobile agli ordini del sottotenente Gotliebn riuscì a penetrare tra le maglie difensive russe giungendo, dopo un'ininterrotta marcia di avvicinamento di 30 ore, ad appena 25 chilometri dal ramo occidentale del Volga. Da un'altura di sabbia i soldati tedeschi fecero a tempo, prima di essere scoperti dalla ricognizione aerea nemica ed essere costretti a ritirarsi, a visionare con l'aiuto dei binocoli il vasto delta e i sobborghi di Astrakan. Il reparto della 16ma che si avvicinò ancora di più al corso del Volga fu però il Secondo Gruppo Mobile agli ordini del tenente Euler che, il 16 settembre, arrivò a meno di cinque chilometri da Sadowska, una località fluviale situata a circa 90 chilometri a nord di Astrakan.
Dopo avere rilevato la presenza di forti sistemi trincerati nemici posti a difesa della città, Euler si ritirò, ma venne intercettato da una pattuglia motorizzata russa che, tuttavia, venne annientata al termine di un breve scontro (gli uomini del tenente Euler riuscirono a catturare anche un ufficiale sovietico e il suo attendente che in seguito vennero trasferiti ad Utta per interrogatori). Lungo la via del ritorno, il reparto tedesco ebbe modo di osservare nella steppa alcuni rarissimi esemplari di saiga, una particolare specie di antilope che si trova soltanto nelle aride steppe meridionali russe, e che oggi risulta quasi estinta.
La pattuglia, che durante una sosta tra le dune dovette anche vedersela con strani

La cartina indica i movimenti
delle truppe impiegate nell'operazione
serpenti velenosi e scorpioni, fu l'unità tedesca che in assoluto, nel corso della campagna di Russia, riuscì a spingersi più ad oriente. Sempre in quei giorni, il Terzo Gruppo Mobile, agli ordini del tenente Schliep, partì per un'altra missione, raggiungendo la linea ferroviaria Astrakan-Kislyar-Baku che correva parallela alla costa occidentale del Caspio. Schliep, che era partito da Khalkuta il 15 ottobre, arrivò presso l'isolata stazione di Senseli, situata a sud di Astrakan, in giorno seguente. Preso possesso della microscopica località (lasciata stranamente indifesa dai russi), gli uomini di Schliep vennero accolto festosamente da una cinquantina di calmucchi ai quali i russi avevano ordinato di ripristinare la massicciata della ferrovia.
Un vecchio pastore riferì a Schliep che i sovietici erano andati più a sud per sorvegliare la linea. Dopo avere appreso dell'imminente arrivo di un treno proveniente da Baku e diretto da Astrakan, l'ufficiale fece subito allontanare i civili dalla stazione e ritirare in un luogo adatto i suoi uomini. Al riparo di una collinetta, il reparto tedesco mise in posizione le sue mitragliatrici Mg34 e le sue mitragliere pesanti da 20 millimetri e attese il passaggio del treno. Neanche un'ora più tardi da sud giunse un lungo convoglio trainato da due locomotive, non scortato e formato da vagoni cisterna carichi di carburante presumibilmente destinati al fronte di Stalingrado.
Quando il treno fu a tiro i tedeschi scatenarono un fuoco d'inferno che, nel giro di pochi minuti, causò la distruzione del locomotore di testa, provocando il deragliamento dell'intero convoglio. Ritornati alla piccola stazione, gli uomini di Schliep provvidero a minarla e a distruggerla insieme ad un centinaio di metri di binari. Poco prima che la costruzione saltasse, Schliep sentì suonare il telefono del piccolo ufficio situato nell'edificio. E senza pensarci due volte l'ufficiale ordinò alla sua guida calmucca di rispondere. A chiamare era un colonnello sovietico, responsabile della stazione merci di Astrakan.
Questi chiedeva notizie circa il convoglio appena distrutto dai tedeschi. Con notevole sangue freddo, il calmucco attaccò a parlare, riferendo che il treno stava per transitare e che tutto stava andando per il verso giusto. Ma dall'altra parte del filo l'ufficiale russo non abboccò alla storia, chiudendo quasi subito la comunicazione. A quel punto, Schliep ordinò ai suoi di riprendere la strada del ritorno, non prima di avere imbarcato alcuni giovani calmucchi desiderosi di arruolarsi nella Wermacht e di combattere i sovietici. L'ultima ricognizione in territorio calmucco fu eseguita pochi giorni dopo da una quarta pattuglia motorizzata della 16ma divisione.
Questa partì da Utta e dopo un lungo tragitto raggiunse un altro punto della ferrovia situato quasi a mezza strada tra Astrakan e Baku dove, secondo alcune informazioni precedentemente raccolte da un gruppo di nomadi, avrebbe dovuto trovarsi un viadotto sul fiume Kuma: notizia che però si rivelò assolutamente errata (con grande sorpresa dei tedeschi, non fu trovata la minima traccia del manufatto), costringendo il reparto a fare rientro alla base. Intanto la guerra continuava e le armate sovietiche si preparavano per la grande controffensiva d'inverno destinata a respingere l'esercito tedesco dall'area caucasica e a scacciarlo dalle rovine di Stalingrado.
Furono proprio le pattuglie a largo raggio della 16ma divisione dislocata nella steppa dei Calmucchi a rendersi conto per prime dei preparativi russi. Verso la fine di ottobre, alcune unità mobili tedesche di base a Khalkuta individuarono, con l'aiuto dei ricognitori della Luftwaffe, movimenti sospetti da parte di forti reparti nemici corazzati e autocarrati, dotati di abbondanti artiglierie, nella zona di Sadowska, Astrakhan e Senseli. Posto in allarme, il Comando divisionale avvertì subito l'Alto Comando germanico e nel contempo cercò di rafforzare, con le poche truppe di cui disponeva, gli ormai esposti capisaldi di Jaschkul, Utta e Khalkuta.
Ma agli esperti ufficiali della 16ma divisione apparve subito chiaro che nel caso di un attacco nemico in grande stile, ben poco avrebbero potuto fare i reparti della 16ma divisione per arginare l'avanzata delle poderose divisioni corazzate sovietiche equipaggiate con carri pesanti T34 e KV2. Lungo la linea del fronte calmucco, la divisione poteva fare affidamento soltanto su pochi reparti dotati di artiglierie controcarro e su un limitatissimo quantitativo di mezzi corazzati leggeri. Nell'autunno del '42, Il Comando Supremo tedesco aveva infatti dirottato la gran parte delle truppe e dei mezzi nella fornace di Stalingrado dove von Paulus stava per soccombere, e nel Caucaso dove l'Armata di von Kleist tentava inutilmente di sfondare la forte linea difensiva nemica lungo il corso del Terek: la porta di accesso agli agognati pozzi petroliferi di Groznji e di Baku.
Il 27 ottobre, un reparto del genio russo occupò un'oasi situata a 20 chilometri a sud di Khalkuta per trasformarla in punto di appoggio per l'avanzata dei reparti corazzati. Immediatamente, una sezione di un battaglione motorizzato tedesco agli ordini del

Una strada militare
intitolata al generale Rommel
maggiore Lindner mosse con l'appoggio di due caccia Me109F e di un ricognitore Fw189 verso la località, battendo i russi e riconquistando la posizione. Il 29 ottobre, un'altra sezione agli ordini del capitano Bohme riconquistò i kolkhoz di Kalinina, Lenina e Iliche, situati a sud di Khalkuta, costringendo nuovamente i russi alla ritirata. E il giorno seguente il reparto del sottotenente Damm ottenne un nuovo successo, riportando sotto controllo tedesco anche il kolkhoz di Budenovo, avanzando addirittura in direzione di Astrakan ed occupando il kolkhoz Komintern. Per tutto il mese di novembre, i reparti della 16ma divisione motorizzata (che il 15 novembre era passata agli ordini del maggior generale Graf Gerhard von Schwerin) riuscirono bene o male a rintuzzare i tentativi di penetrazione russi, mantenendo sostanzialmente intatto il dispositivo di difesa.
Il 21 novembre l'iniziativa passò però ai sovietici. Dopo due mesi di meticolosa preparazione, Il Comando russo scatenò infatti la tanto temuta offensiva attaccando e tentando di accerchiare con l'appoggio di numerosi carri pesanti il reggimento germanico posto a difesa di Khalkuta. Ma con un'abile quanto tempestiva ritirata, von Schwerin riuscì a sventare il piano. Il generale ordinò quindi il ripiegamento del grosso della 16ma su Jaschkul, lasciando soltanto alcuni battaglioni di retroguardia a Utta. Stranamente i sovietici - che disponevano di un'enorme superiorità in tutti i settori - non incalzarono il nemico, accontentandosi di occupare Khalkuta e di fucilare una buona parte dei calmucchi che si erano mostrati amichevoli nei confronti dei tedeschi.
Nel frattempo, von Schwerin che aveva posto il suo comando a Ulan Erge, iniziò a chiedere invano rinforzi al Comando Supremo. Il 22 novembre, i carri russi giunsero a 20 chilometri da Utta, minacciando di travolgere il debole anello difensivo tedesco. A fronteggiare la 28ma divisione di Fucilieri della Guardia, la 152ma Brigata motorizzata e l'intera 6a Brigata corazzata sovietiche, erano rimasti non più di 1.500 soldati con alcune decine di pezzi da 50 e 88 millimetri, pochi mortai da 81 e altrettanto poche mitragliatrici leggere Mg34. Nell'imminenza della catastrofe, von Schwerin tentò ancora di chiedere rinforzi ma il Comando Supremo gli ordinò di abbandonare al suo destino Utta e di difendere ad oltranza il caposaldo di Jaschkul.
Lo stesso giorno, la 16ma divisione motorizzata passava sotto il controllo diretto della IV Armata Panzer del generale Hoth che, assieme a ciò che rimaneva della IV Armata Romena, doveva costituire un nuovo fronte difensivo lungo la linea Tundutov e Jaschkul, in modo da proteggere il fianco destro dell'Armata di von Paulus che stava per essere annientata dalle armate russe. Una volta passata sotto il comando della IV Armata, la 16ma divisione motorizzata perdeva così quella straordinaria autonomia che nei mesi precedenti aveva caratterizzato la sua condotta operativa. L'ordine di ritirata da Utta - che in realtà von Schwerin fu costretto a dare in seguito alle nuove direttive - non venne apprezzato da Hitler, che lo considerò alla stregua di una vergognosa resa. In ogni caso, il concentramento di tutte le forze disponibili a Jaschkul e nel vicino caposaldo di Tobruk Stellung rappresentò, date le circostanze, l'unica manovra possibile. E il saggio von Schwerin, indipendentemente dalle opinioni del Comando Supremo e da quelle del dittatore tedesco, non ebbe dubbi nel portarlo a compimento.
leonisergio
00lunedì 3 ottobre 2011 20.19
Forse l'avete già letto ma per chi non lo conoscesse questa pagina di storia è molto interessante........ [SM=x1765924]
leonisergio
00lunedì 3 ottobre 2011 20.27
Mi scuso con tutti ho preso un mezzo granchio ho letto male il titolo della discussione,e ho aggiunto un contributo che non è molto attinente
con l'argomento..forse dovevo aprire una nuova discussione chiedo scusa in anticipo a tutti [SM=x1765913] [SM=x1765913] [SM=x1765913]






sergio
Stryker56
00lunedì 3 ottobre 2011 21.05
Re: mc suggests...
mc65, 03/10/2011 20.02:



l'argomento mi affascina da sempre... quello scritto da park yunnie parla anche molto dell'italia, ed è una fonte disincantata e interessante di spunti modellistici e di riflessione...



Popsky è un personaggio interessante, come d'altronde de Almaszy, ne parlerò nelle seguenti parti del post.
ciao Paolo [SM=g9327]
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