Lingua che parli, colore che vedi

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vanni-merlin
00Saturday, May 5, 2007 10:55 AM
Lingua che parli, colore che vedi


La componente linguistica ha un ruolo di notevole importanza nei processi cognitivi di discriminazione del colore La lingua che si parla influisce sulla percezione dei colori. Lo ha definitivamente stabilito una ricerca condotta da un gruppo di psicologi della Stanford University di Palo Alto, in California, che ne dà notizia in un articolo pubblicato sull'ultimo numero dei Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
Jonathan Winawer e colleghi hanno infatti scoperto, misurando oggettivamente le prestazioni di diversi soggetti in relazione a un particolare compito percettivo, che la lingua madre concorre alla definizione degli specifici schemi di discriminazione dei colori.

I ricercatori hanno confrontato la capacità di due gruppi di persone, di madrelingua rispettivamente inglese e russa, nel discriminare differenti toni di blu indicando quali fra tre quadrati colorati fossero uguali. A differenza dell'inglese, il russo non possiede una singola parola per indicare il blu, ma costringe chi parla a optare o per un termine che indica il blu chiaro (goluboy) o per quello che indica il blu scuro (siniy).

I ricercatori hanno rilevato che le persone di madrelingua russa discriminavano più rapidamente i colori nei test a scelta "incrociata", in cui uno dei colori era del tipo goluboy e l'altro siniy, che non quando entrambe le sfumature erano dello stesso tipo (entrambe goluboy o entrambe siniy); inoltre, quanto più le sfumature erano fra loro prossime, tanto più era marcata questa differenza di prestazione. Per i soggetti di madrelingua inglese, meno avvezzi alla distinzione linguistica fra queste sfumature, non si riscontrava invece alcuna analoga differenza nei tempi di reazione e di identificazione.

Il miglioramento delle prestazioni di fronte al compito di confronto "incrociato" veniva però a cadere se nel corso del test i soggetti venivano impegnati a eseguire un altro, differente compito verbale, come la ripetizione di una serie di numeri. Il fatto che questo livellamento delle prestazioni avvenisse impegnando i soggetti in compiti verbali, ma non di altro tipo (per esempio spaziali), prova - hanno osservato i ricercatori - che la componente linguistica ha un ruolo di notevole importanza nei processi cognitivi di discriminazione del colore.
(gg)

da: lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1301285
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