Lettera aperta dell'Ing. Banfi

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redazione avifauna
00Thursday, August 3, 2006 6:20 PM
Riportiamo volentieri la lettera aperta inviataci dall'Ing. Banfi che ringraziamo ed a cui rinnoviamo la nostra stima.


Il nostro futuro? Sta nel rinnovamento consapevole e condiviso.

Sinceri complimenti per gli amici del Forum di Avifauna, per la complessiva forza e maturità con la quale affrontano i problemi del nostro Movimento.
Ed un grazie particolare ai “membri senior” Giuliano Motta ed Attanasio Mozzillo per la passione ed il tempo che stanno dedicando al bel sito e per il sostegno fornito al progetto che SOR e FOI stanno portando avanti per garantire le manifestazioni del nostro settore.

Un concetto vorrei riprendere e sottolineare fra quelli espressi dal dibattito nel sito: è vero, stiamo lavorando per portare un’identità all’hobby dell’allevamento ornitologico amatoriale, passo prioritario e fondamentale per ottenere il riconoscimento formale istituzionale degli allevamenti amatoriali di avifauna da compagnia, come settore a se stante, rispetto il più vasto e generico comparto avicolo.
E’ questo il passaggio essenziale che dobbiamo costruire, proporre in modo convincente ed ottenere per”fare il passaggio del secolo, non solo in senso figurato”.Ciò ridurrebbe la complessità dei nostri attuali rapporti con le istituzioni (e risolverebbe i problemi di breve come le mostre), ma soprattutto ci renderebbe tutti consapevoli delle grandi potenzialità insite nel nostro Movimento e traccerebbe gli indirizzi di medio e lungo periodo, completando un percorso storico straordinario di cui ci dobbiamo riappropriare. Un’organizzazione senza storia è un’organizzazione fragile,
un’organizzazione non consapevole delle proprie potenzialità legate alla propria storia è un’organizzazione senza futuro.Il nostro Movimento ha una storia di ricerca, di organizzazione, di collaborazione e scambio, di promozione e diffusione di un hobby meraviglioso di cui andare orgogliosi, ha una storia di gruppo dirigente costruttivo, aperto, coraggioso e vincente: anche di questo dobbiamo andare orgogliosi. Io, in più sento la responsabilità di non tradire questi illustri predecessori e di continuare il loro operato, in un processo di crescita e miglioramento continuo.
Oggi ci lamentiamo dei problemi burocratici relativi all’organizzazione delle mostre: ma i miei predecessori le hanno organizzate sotto le bombe, in piena guerra mondiale e civile!
Non c’è paragone: siamo dei fortunati ed i “molti” problemi che dobbiamo affrontare sono in realtà dei falsi problemi, di modesta entità, addirittura spesso prodotti da noi stessi (dal nostro egoismo?).

La nostra, scopriremo presto, è l’identità di un movimento che si è costruito da solo, senza privilegi né significativi contributi economici da parte delle Istituzioni pubbliche (sono poi molti in Italia questi casi?), in decine di anni di lavoro volontario ed amatoriale, intelligente e collaborativo, coraggioso ed innovativo, un passo alla volta ma con gran determinazione e continuità., senza strappi ma sempre avanti!
Ogni parola che ho usato è soppesata ed è un doveroso omaggio all’azione di chi mi ha preceduto ed ha, lui sì, il gran merito della crescita delle Associazioni e del Movimento Ornitologico Italiano.Sento il dovere, per rispetto a quest’identità e storia, di proseguire questa strada, di compiere azioni degne delle parole usate, come appassionato ed allevatore, parte di una gran famiglia, a volte turbolenta ma sempre viva.Spero siano in molti a condividere questa posizione, poiché oggi siamo ad un passaggio epocale.E definire consapevolmente la nostra identità, assieme, e renderne partecipi le Istituzioni locali e nazionali è uno dei principali strumenti da usare per guadare il fiume vorticoso.
La prossima settimana, in Spazio Progetti del sito FOI sarà inserita una prima conclusione dal titolo”Gli allevatori federati in FOI”: spero si apra un vivace dibattito costruttivo, con la testa rivolta avanti, verso il futuro, che dobbiamo costruire per lasciarlo a chi raccoglierà, dopo di noi, il testimone.

Nel vostro dibattito, che seguo sempre con interesse, sono emersi alcuni temi su cui vorrei intervenire.
1- Censimento o mappatura: ricordo che questi termini non esprimono sufficientemente la dimensione e le finalità dell’operazione, definita meglio come analisi della struttura degli allevamenti FOI. Vado per estrema sintesi:
-è volontaria ed anonima: personalmente non condivido quest’impostazione, volta ad evitare conflitti con qualche allevatore, che, forse, carica di valenze errate l’operazione;
-avviene sulla base di un modulo studiato a hoc, anche per una sua gestione informatizzata, al fine di aggregare, disaggregare, ricomporre i dati raccolti per ottenere informazioni utili alle Istituzioni ed agli allevatori;
-è uno degli strumenti per dare migliore servizio agli allevatori ed anche per comunicare alle Istituzioni chi siamo e richiedere, motivatamente, una normativa specifica, diversa da quella degli allevamenti avicoli ad uso alimentare, per gestire meglio CITES e fauna selvatica e il loro carico burocratico.
Le notizie lanciate da ADNKRONOS il 1°agosto (vedi sito FOI, Spazio Progetti, in fase di inserimento con il titolo di Dum Romae consulitur..) sono tali da imporre a noi tutti, soprattutto agli scettici ed ai timorosi ad oltranza, una profonda, intima, sincera riflessione.I miei commenti specifici sono nell’articolo citato.
Vorrei aggiungere una convinzione, nell’intento di pulire l’ambiente del dibattito dagli ostacoli che potrebbero danneggiarlo. L’affermare che “devono esserci secondi fini in quest’iniziativa”, oppure che “compaiono solo aspetti positivi ma devono essercene anche di negativi che non riesco a trovare” costituisce un approccio di tipo insinuante, depressivo anziché stimolante, che conduce sempre più lontano dall’obiettivo.Non è illecito, per carità, è solo non conveniente, alla luce del fatto che-comunque- dobbiamo affrontare i problemi riproposti dal comunicato ADNKRONOS. Ancora una volta, valorizziamo primariamente ciò che ci fa andare avanti: i dubbi, se non motivati e, quindi, retrocessi a semplici sensazioni, siano semplici stimoli a continuare la riflessione, non a fermare l’azione.

2-Mostra di Reggio E./tutela delle leggi.Comprendo la posizione di Marco Congiu a proposito di alcune situazioni “sorprendenti “ nell’area mostra scambio (dunque, non nell’Esposizione FOI/COM).La sua denuncia è certamente ammissibile e, direi, positiva, poiché consente di non nascondere problemi ma di affrontarli.Ed il modo migliore di affrontarli è di alzare il livello di informazione, in particolare, nel caso specifico, su quali sono gli orientamenti e le politiche della società organizzatrice, SOR, e del direttore mostra (cioè il sottoscritto).E su quali sono, a termini di legge, i poteri reali assegnati ad entrambi.Tutto ciò è spiegato in un articolo apparso sul sito SOR (), entrando dal frontespizio e cliccando su Esposizione Internazionale e poi su Archivio Documenti Mostra, 2005: ”Avifauna che passione”, del 13 dicembre 2005.La nostra disponibilità su questo piano è totale, ma nell’ambito delle leggi.In termini preventivi, ad esempio, se una qualche Istituzione (Vigili Provinciali, Vigili Forestali, AUSL) mi fornisse un elenco di soggetti, società o persone fisiche che hanno pendenze con la giustizia amministrativa per fatti ambientali, né io né SOR avremmo difficoltà a trovare una qualche soluzione che impedisca la presenza ufficiale di questi soggetti alla nostra Esposizione.Fino ad ora, nonostante l’impegno profuso, è stato impossibile superare la barriera formale e sostanziale che protegge la riservatezza di atti giudiziari e, quindi, accedere a informazioni utili a adottare provvedimenti e senza i quali non è possibile adottare provvedimenti di esclusione sulla base delle dicerie, dei secondo me ecc.
Tenga anche presente, sig. Congiu, che uno dei casi più clamorosi, alla luce di controlli effettuati da Vigili Forestali, AUSL, Vigili Provinciali, Guardia di Finanza si è risolto in un nulla di fatto: tutto regolare!
Se lei fosse coinvolto in organizzazione di questi avvenimenti o se fosse un pubblico ufficiale, preposto al controllo, probabilmente conoscerebbe queste situazioni e la difficoltà di reprimere e di prevenire.
Comunque, vista la sua abituale frequentazione dell’Esposizione di Reggio E.,spero di avere l’opportunità di riprendere l’argomento a voce, con l’obiettivo di aggiornarci reciprocamente e quindi di consentirci il comportamento ed il giudizio più corretto possibile.
Per quanto riguarda il sig. Valendino, risponderò direttamente sul sito FOI al suo messaggio articolato inviata all’ufficio stampa.

Vi ringrazio per l’ospitalità ed auguro a tutti voi ogni bene.
Enrico Banfi


Reggio E.,3 agosto 2006
psitta
00Thursday, August 3, 2006 7:41 PM
Un grande e prestigioso intervento
Grazie Ing. Banfi per il Suo contributo, sono parole che aprono la strada ad un dialogo e ad una collaborazione, che spero possa coinvolgere tutto il nostro Movimento Ornicolturale,UIO compresa, la strada è aperta, io credo che con la partecipazione di tutti si potranno superare gli inevitabili ostacoli e difficoltà che si incontreranno.

La Sua lettera aperta nel Forum di Avifauna ci gratifica e ci sprona a continuare nella realizzazione del nostro sogno, mi pernetta di inviarLe i miei ringraziamenti più sinceri a nome di tutti i Dirigenti e simpatizzanti di Avifauna, sarò al suo fianco per sostenere questa importante iniziativa.

Marco Cotti - Web design sito Avifaunafree

[Modificato da psitta 04/08/2006 1.14]

redazione avifauna
00Wednesday, August 9, 2006 12:00 PM
Lettera aperta del dott. Camerata Presidente dell' U.I.O.
Riportiamo importante lettera aperta del Dott. Massimo Camerata, Presidente dell'Unione Italiana Ornitofili, all'Ing. Banfi -

Futuro, identità e sfide da affrontare

Egregio Ingegner Banfi,
ho letto con grande interesse la sua lettera aperta “Il nostro futuro? Sta nel rinnovamento consapevole e condiviso” pubblicata recentemente nel forum di Avifauna. Mi ha colpito perché per la prima volta da molto tempo si affrontano con decisione e consapevolezza temi attuali e difficili. Un po’ per questo, un po’ per l’accenno che Marco Cotti fa alla mia federazione nel commento al suo intervento, ho deciso di scriverle.

Una premessa doverosa: dopo la lettura riflettevo che in fondo da un dirigente della SOR non potevo attendermi altro. La sua associazione, negli anni (dovrei anzi scrivere “nei decenni”) ha sempre prodotto ottimi amministratori, né potrebbe essere diversamente: la SOR ha una struttura solida, organizzata, potente, e i suoi iscritti, consapevoli e motivati, hanno sempre saputo indicare le persone giuste per gli incarichi sociali. La prego di credere che non c’è, in quanto le scrivo, piaggeria, che non fa parte dei miei costumi, né quell’enfasi retorica e un po’ becera che molti, magari con una punta d’invidia, mostrano nei confronti della sua associazione. Tutt’altro, solo la constatazione di una realtà forte in un panorama ornitologico italiano invero molto debole.

Ho particolarmente apprezzato alcuni passi del suo intervento, soprattutto dove scrive del voler “…portare un’identità all’hobby dell’allevamento ornitologico amatoriale…” e dove afferma che “Un’organizzazione senza storia è un’organizzazione fragile, un’organizzazione non consapevole delle proprie potenzialità legate alla propria storia è un’organizzazione senza futuro”.
Sono d’accordo con lei: senza un’identità e senza una storia alle spalle di cui sentirsi orgogliosi e di cui non vergognarsi non c’è futuro. Un movimento che non ha un passato o che lo rifiuta non ha né potrà mai avere un’identità. Senza un passato e senza un’identità non si può operare adeguatamente nel presente. In altre parole, e mi ripeto, non c’è futuro.
Mi piace anche l’idea di un Movimento Ornitologico Italiano (lo scrivo maiuscolo, come bene ha fatto lei). Penso che in tale concetto intendesse includere anche la mia federazione, l’Unione italiana Ornitofili, che inevitabilmente e a pieno titolo fa parte di tale movimento, così come chiunque altro operi positivamente nel nostro paese per l’ornitofilia.
Trovo invece la sua idea (perché se non sbaglio si tratta di un’idea sua, di Ivano Gualerzi e del Presidente AISAD Virgilio Camillini, nata in ambito regionale e poi passata a livello nazionale) di una “analisi della struttura degli allevamenti” sicuramente interessante ma non adatta per risolvere i tanti problemi che l’emergenza sanitaria ci propone. Certamente può aiutare a comprendere meglio la realtà degli allevamenti italiani degli iscritti FOI e può anche avere un non trascurabile impatto mediatico, ma con un uso esclusivamente “interno”.
Non voglio entrare troppo nel dettaglio (oltretutto qualcuno, ritengo a torto, potrebbe anche dire che non mi riguarda) ma non penso sia in alcun modo utilizzabile nei confronti delle istituzioni.
I questionari, per esempio, sono anonimi e volontari, e questo toglie ogni attendibilità “scientifica” ai dati ottenuti. Per un attimo, un po’ maliziosamente, mettiamoci nei panni di un interlocutore, magari severo: penserebbe subito di come i dati possano essere stati facilmente manipolati (qualcuno, coperto dall’anonimato, potrebbe omettere di riportare l’allevamento di specie protette o suscettibili all’infezione da H5N1 e qualche presidente di associazione, magari per fare bella figura, potrebbe dare un “aiutino” compilando lui le schede non pervenute). Inoltre l’autorità non ha la possibilità di eseguire alcun controllo sulla veridicità dei dati anonimi. Infine, non è immaginabile raccogliere, operando con serietà e rigore, i questionari di 15-20.000 persone in un paio di mesi: ce ne vogliono almeno sei e poi i dati vanno “lavorati”, disgregati e ricatalogati, per altri mesi ancora.
La strada che lei sta percorrendo però secondo me è quella giusta ed è comunque indubbio che ci troviamo in uno dei momenti più difficili vissuti dal nostro hobby. Non si tratta solo di influenza aviaria, ma di una serie di problemi che, più o meno tutti insieme, ci si stanno proponendo: la riduzione del numero degli allevatori ed un inesistente ricambio generazionale, l’insorgere di una serie infinità di difficoltà legislative, l’inadeguatezza dell’ambiente ornitologico ad accettare i continui cambiamenti che la società ci propone quasi giornalmente.
L’aviaria, certo, è ora un’emergenza: è un problema enorme, con cui dovremo confrontarci per anni, e che riguarda tutto il genere umano, che si trova di fronte al rischio concreto di una gravissima pandemia. Un problema globale, non solo sanitario ma anche, e forse soprattutto, sociale. È ovvio che in questo contesto gli allevatori di uccelli ed i loro problemi diventano secondari, sia per l’opinione pubblica che per le autorità. Anzi, esiste addirittura il rischio che, in seguito ad una possibile sovrapposizione mediatica del problema, che può facilmente sfociare in una sorta di isteria collettiva, si finisca per essere additati come “untori”, con tutte le deprecabili conseguenze che ne seguono.

Non so francamente quale sia la strategia giusta per affrontare la questione: qualche idea ce l’ho, ma va sicuramente confrontata con quelle degli altri che, come me e gli iscritti dell’UIO, si trovano a fronteggiare in prima linea questa emergenza. Nessuno può pensare di risolvere questo problema da solo o, peggio, cercando di escludere gli altri.
È questo credo il punto cruciale della questione e il motivo per cui le ho scritto: siamo di fronte ad un grave problema che può essere risolto solo con il contributo di tutte le componenti di quel Movimento Ornitologico Italiano che lei indica, FOI, UIO, Club Allevatori Avifauna e quanti altri (e sono molti, mi creda) agiscono nel mondo dell’ornicoltura del nostro paese. È indispensabile un dialogo, il confronto delle idee e lo scambio delle opinioni per arrivare a creare un fronte comune, un’unità di intenti e di azione che ritengo siano l’unica possibilità concreta di risolvere il problema.

Perché però ci sia dialogo è necessario vi siano persone disponibili che vogliano confrontarsi e un posto in cui tale dialogo possa svolgersi.
La sua lettera aperta è senza dubbio permeata di disponibilità al confronto e buona volontà e credo possa convenire che questa mia risposta si pone nella stessa direzione ideale. Io e lei, gli amici di Avifauna siamo tutte persone disponibili a dialogare per il bene comune.
Anche il”posto” in cui dialogare, volendo esiste: cosa di meglio dello spazio virtuale che il forum di Avifauna mette a disposizione degli appassionati ornitofili e dove è possibile discutere con pacatezza, liberamente e senza alcuna preclusione?
Mi piacerebbe pertanto invitarla a partecipare, con me ed altri e se ne ha voglia, a questo dialogo, magari scendendo direttamente in campo nella “arena” del forum.
Forse lei, come me, non è un frequentatore abituale dei forum: io non vi ho mai partecipato, in parte per un’istintiva ritrosia (o forse è pigrizia), in parte per il poco tempo a disposizione, però, se lei decide di rispondere al mio invito io non mancherò di fare la mia parte.
C’è una sfida che ci attende tutti nei mesi e negli anni a venire: non è l’influenza aviaria, che è solo un momento difficile da superare, ma, per dirla con le sue parole, la sfida vera che abbiamo di fronte è dare un’identità e un futuro all’ornicoltura italiana, tutti insieme. Proviamoci.

Massimo Camerata - Presidente Unione Italiana Ornitofili
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