Le imbarcazioni

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ken.1979
00Saturday, March 11, 2006 2:51 PM


Nel Cinquecento la nave utilizzata nel Mediterraneo dalle flotte cristiane e musulmane, era la galera o galea.

Questa nave aveva uno scafo piuttosto allungato (poteva arrivare sino a 50 o 55 metri), era stretta (circa 5 metri), bassa sul bordo delle onde, dotata di un unico ordine di rematori (arrivava ad un massimo di 200 o poco piú), stretti l'uno accanto all'altro in due file parallele. Per coprire grandi distanze e al di fuori del raggio d'azione di eventi bellici, si utilizzavano le vele latine, quando i venti erano favorevoli. Elemento caratteristico delle galere era lo sperone (introdotto nel secolo VIII a.C. dai greci, rivoluzionó la tecnica del combattimento navale), che sporgeva qualche metro dalla prua ed era costruito tutto in bronzo massiccio, la cui funzione era di squarciare i fianchi delle navi nemiche e, al contempo, immobilizzarle in modo da consentire l'arrembaggio. Le principali doti delle galere si individuavano nell'agilitá di manovra e nell'apprezzabile velocitá che poteva essere raggiunta con i rematori sotto pieno sforzo.



Le stesse doti le troviamo ancor piú accentuate nelle galeotte, navi piú piccole e piú leggere rispetto alle galere e pertanto piú veloci e sfuggenti. Queste qualitá ebbero sempre grande importanza per i Barbareschi, tant'é che essi rinunciarono ad aumentare i pezzi d'artiglieria, limitarono le riserve di munizioni e viveri ed evitarono di abbellire le navi con elementi decorativi.
Altro tipo di imbarcazione utilizzata dai Barbareschi era il veliero vero e proprio, detto genericamente nave tonda il cui movimento era affidato esclusivamente alle vele. Il vantaggio di questa nave stava nel fatto che riusciva ad esprimere velocitá ben maggiori rispetto alle navi a remi e avere maggiori dimensioni allo scafo. I velieri venivano utilizzati nell'Oceano Atlantico, dove i corsari estesero le loro gesta, spingendosi sino alle coste della Manica.



Accanto a quelle appena descritte, si annoverano altri due tipi di imbarcazioni: le feluche e gli sciabecchi. Le prime erano lunghe non piú di venti metri, piú larghe delle galere, dotate di diverse vele e di otto o dodici remi; i secondi avevano lo scafo grosso, una buona tenuta del mare ed erano armati di numerosi cannoni; gli sciabecchi venivano utilizzati soprattutto in inverno.

Le navi barbaresche generalmente non avevano nomi propri, a differenza di quelle cristiane, ma erano distinte dal nome del Rais. Quando, raramente, capitava che avessero un nome proprio, questo era un appellativo augurale quale: 'Vittoriosa', 'Protetta di Dio', 'Vittoria dell'Islam', oppure un appellativo che potesse incutere paura al nemico quale ad esempio: 'Terrore dei Mari'. L'unico lusso che i barbareschi si concedevano sulle navi era costituito dalle bandiere che venivano confezionate con stoffe preziose e pregiati ricami.
Le navi cristiane, a differenza delle barbaresche, tendevano, non solo a sollevare il bordo sul livello del mare, ma anche ad appesantirsi con potenti pezzi di artiglieria e strutture decorative. Massima espressione di questo tipo di nave era la galeazza, considerata la piú forte fra le navi delle Marine Militari mediterranee.

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