La Camera del Silenzio : recensioni

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zsbc08
00Tuesday, August 5, 2008 12:09 PM
recensione a cura di Simona Camiolo su Notiziario UFO
Recensione su Notiziario UFO
La Camera del Silenzio
The Final Question
Pensando a Mìkael Elkamì Rulìcef
Bastogi Editrice Italiana
Dicembre 2007

Recensione su Notiziario UFO, Anno XLII - n. 2 (nuova serie) agosto 2007 - giugno 2008 (n. 158)

Simona Camiolo: Libri. Recensione a cura di Simona Camiolo. La Camera del Silenzio di Francesco Paolo Pinello. Stavo preparando la presentazione del mio romanzo a Santo Stefano di Camastra.
Il romanzo era uscito in libreria nei primi giorni del mese di gennaio del 2008, ma io mi ero rifiutato di fare altre presentazioni.
La prima doveva accadere a Santo Stefano di Camastra ... a pochissimi chilometri da Canneto di Caronia ... davanti allo stesso splendido mare ... così avevo deciso e così aspettavo che accadesse ...
La presentazione la dovevo fare, a Palazzo Trabia, il 22 giugno del 2008, invitato dall'Amministrazione Comunale.
Mi recai lì ... a Santo Stefano di Camastra ... insieme a Vito Di Stefano e a Salvina Migliaccio .... e ... quel giorno ... ad una certa ora ... in un determinato posto ... ricevetti un regalo prezioso ... molto prezioso ... prezioso quanto l'Amicizia.
Ricevetti in dono la cartina della pianta della città di Santo Stefano di Camastra.
Era il giorno 25 maggio 2008 ... la domenica del Corpus Domini ...
Che ricevessi quel preziosissimo dono in quel determinato giorno ... fu una coincidenza ... credetemi ... fu una coincidenza ...
Che c'entrano i simboli della pianta della città di Santo Stefano di Camastra con il mio romanzo <> e con la presentazione del mio romanzo?
C'entrano ... e come se c'entrano!
C'entrano perché quella pianta ha due croci ... due cerchi concentrici ... cinque quadrati ... sedici triangoli ... etc. etc.
C'entrano ... e come se c'entrano!
Immaginate di passeggiare lungo la spiaggia di Canneto di Caronia.
Immaginate, adesso, di vedere un vecchio saggio vestito di bianco e con la barba bianca seduto sulla spiaggia. E' seduto non in un posto qualsiasi della spiaggia, ma in un punto ben preciso e cioè nel punto in cui l'acqua non spegne il fuoco e il fuoco non fa evaporare l'acqua.
Immaginate anche che il vecchio pescatore ha piantato nella spiaggia, accanto a lui, nel posto dov'è seduto lui, una croce enorme ... enorme quanto una città ...
Perché lo ha fatto?
Il vecchio saggio si è seduto sulla spiaggia, in quel posto preciso e non in un qualsiasi altro punto, e ha piantato lì la sua croce, perché lui è l'ultima difesa, l'ultimo baluardo.
Ma da che cosa ci vuole difendere il vecchio saggio?
Da che cosa?
Perché si è seduto lì ed ha piantato lì la sua croce?
Il vecchio saggio ci vuole difendere dalla maledizione del fuoco che fa evaporare l'acqua, tutta l'acqua, e dell'acqua che riesce a spegnere il fuoco, tutto il fuoco.
E sì! ... perché è questa la vera maledizione per l'Umanità.
Perché la fine di tutta l'acqua e di tutto il fuoco della Madre Terra è la morte dell'Umanità e dell'uomo.
Ecco da che cosa ci vuole difendere il vecchio saggio!
Ci vuole difendere da noi stessi.
Vuole difendere l'Umanità da se stessa.
Vuole difendere l'uomo da se stesso.
Lui è l'ultima difesa tra la vita e la morte.
Lui è l'ultimo baluardo.
Ecco perché nel mio romanzo ho chiamato Canneto di Caronia <>!
L'ho fatto con chiaro ed esplicito riferimento a Caronte, e cioè al traghettatore delle anime.
Canneto di Caronia, cioè, è il punto preciso nel quale le anime, gli uomini, l'Umanità, possono traghettare.
E' lì ... proprio lì ... a Canneto di Caronia ... che la mente può riappropriarsi di questa saggezza, di questa coscienza e di questa piena consapevolezza ... di se stessa ...
E' per questo motivo che a Canneto di Caronia si sono verificati i fatti “inspiegabili” di cui tutto il mondo ha parlato, e di cui ho parlato anch'io nel mio romanzo.
A Canneto di Caronia c'è una nave che ci sta aspettando e ci sta aspettando per traghettare l'Umanità verso una base diversa da quella in cui abbiamo vissuto da un po' di tempo a questa parte e fino ad oggi.
Che cosa ci dice il vecchio saggio, seduto sulla spiaggia, con la sua vecchia croce, che non lascia mai, di giorno e di notte ... nemmeno per un minuscolo istante?
Immaginate che all'ingresso di Canneto di Caronia ... all'ingresso del paese ... prima delle prime case del paese ... prima dei primi ciottoli della spiaggia ... ci sia l'enorme statua di un Minotauro.
Che cos'è un Minotauro?
Un Minotauro è un animale divino ... per metà uomo e per metà toro.
Ha il corpo d'uomo e la testa di toro.
Adesso faccio parlare il mio romanzo: <>.
Ecco che cosa ci dice il vecchio saggio, seduto sulla spiaggia, con la sua vecchia croce, che non lascia mai, di giorno e di notte ... nemmeno per un minuscolo istante!
Il vecchio saggio dice all'uomo che l'uomo deve iniziare il suo viaggio ... subito ... immediatamente ... senza perdere più tempo ...
Dice all'uomo: <>.
Ecco quello che ho visto io nei fuochi di Canneto di Caronia!
Ecco perché ho iniziato a viaggiare!
Ecco perché il mio romanzo è il racconto di questo viaggio.
Ed ecco quello che successe, nel racconto del mio romanzo, al ritorno dal mio viaggio.
Al ritorno dal mio viaggio mi recai sulla spiaggia di Canneto di Caronia e lì, seduto, c'era ancora il vecchio saggio.
Adesso faccio parlare di nuovo il mio romanzo: <>.
Voglio concludere trascrivendo una bellissima frase di Barbara Marciniak che ho letto in un libricino che mi è stato donato da Simona Camiolo, dal titolo <>:
Ecco la frase: <>.

Breve nota a margine

Umbero Eco al “Festival della matematica” di Torino – se non erro del 2007, o forse del 2006 – ha aspramente e duramente criticato – da par suo – il pitagorismo, la cabala, la sezione aurea e ogni altro discorso esoterico che sui numeri si può ed è possibile fare, perché – dice lui – ai numeri si può far dire tutto ed il contrario di tutto.
Vorrei dire ad Umberto Eco che lui, nel suo discorso sul numero, ha parlato di un albero morto, sradicato dalla Madre Terra, abbattuto al suolo a colpi di accetta, secco e senza più radice alcuna.
Ed è per questo motivo, per quest'albero, che Umberto Eco ha ragione.
Ma io non sto parlando dell'albero di Umberto Eco.
Io, invece, sto parlando di un albero ancora vivo e vegeto, ben piantato dentro la Madre Terra, in un bel giardino, con tutte le sue profonde e molteplici radici.
Io, invece, sto parlando di un albero che ha foglie verdi e che produce fiori e gemme e frutti.
Ed è per questo motivo, per il mio albero, che anch'io ho ragione.
Umberto Eco ed io, cioè, parliamo di cose diverse, profondamente diverse e tra di loro distanti anni luce ... parliamo di alberi diversi ... di giardini diversi ... di terre diverse ...
“Ai posteri l'ardua sentenza!”.
Non la sentenza su quello che Umberto Eco ha detto, ovvero su quello che io ho detto, bensì “Ai posteri l'ardua sentenza” per l'albero e per le sue profonde e molteplici radici e per la Madre Terra nel cui ventre vivono e crescono..
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