L'obelisco nascosto di San Luigi dei Francesi a Roma e l'obelisco effimero di Champollion

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Hotepibre
00Sunday, March 22, 2020 1:01 AM
"il Mercurio Errante" è una sorta di guida per turisti dell'antica Roma. Fu scritta alla fine del '600 da Pietro Rossini e il suo titolo completo è: "Il Mercurio Errante: delle Grandezze di Roma, tanto antiche, che moderne" in tre libri. Ne furono pubblicate almeno una decina di edizioni e io ho trovato quella del 1704 (quasi 390 pagine) e del 1776 (quasi 600 pagine).
Con riferimento alla versione del 1704, da pag. 72 a pag. 79 del libro III vengono presentati, in modo tuttavia alquanto scarno, gli obelischi eretti in Roma: si accenna così all'Esquilino e al Quirinale (che originariamente erano ai lati dell'ingresso del Mausoleo d'Augusto), al Campense (o di Montecitorio), al Macuteo (di Piazza della Ritonna, ovvero il Pantheon)al "Pulcino della Minerva", l'elefantino dell'obelisco Minerveo del Bernini, al Mattejano (di Villa Celimontana), all'Agonale (di Piazza Navona), nonchè ad altri obelischi eretti successivamente ai tempi dell'autore (come l'Aureliano o il Sallustiano).
Ma a pag. 79 un brevissimo capitolo è intitolato "Della Guglia vicino a S. Luigi de' Francesi sotto terra" che è "tutta sotto terra à traverso de la strada, tra il Palazzo del Prencipe Giustinianie quello de li Signori Patritij".

In quell'area, non dimentichiamo, si trova il Mausoleo di Augusto e due obelischi erano "di guardia" ai lati dell'ingresso (gli attuali Quirinale ed Esquilino). Non lontano si trovava, inoltre, l' "Horologium" di Augusto il cui gnomone era costituito da quello che è, oggi, l'obelisco Campense (o di Montecitorio) e la cui ombra, il giorno del genetliaco dell'Imperatore, toccava l'Ara Pacis che non era dove attualmente si trova, ma nella zona di S. Lorenzo in Lucina (tutte queste indicazioni, me ne rendo conto, hanno senso solo per i romani).
E ancora, nei pressi del Pantheon si trovava l’Iseo Campense il cui cortile era fiancheggiato da obelischi (alcuni dei quali sono eretti ancora oggi: il Minerveo, il Macuteo, il Dogali, il Mattejano, e forse quello di Urbino e l’altro del Giardino di Boboli a Firenze.
E' quindi verosimile che possa esistere ancora un 14esimo obelisco non disseppellito, ma escluderei che possa avere rapporto con Piazza Navona e con lo Stadio di Domiziano.
Quello, infatti, era uno Stadio e non un Circo. La differenza era fondamentale: nei circhi si svolgevano principalmente corse di carri ed esisteva, quindi, una "spina" centrale attorno alla quale i carri dovevano girare e, normalmente, su queste spine gli Imperatori hanno eretto i souvenir che si sono portati dall'Egitto.
Nei circhi, inoltre, esistevano i "carceres", ovvero le stalle da cui partivano i carri (bighe o quadrighe), come si vede ancora nel Circo Massimo.
Nello Stadio di Domitiano (ancora visitabile almeno in parte sotto la piazza), non ci sono carceres, nè spina. Lì si svolgevano "agones" ovvero competizioni sportive, atletiche e gare di poesia e da “agone” (vedi la chiesa di Sant'Agnese in Agone) deriva il nome della piazza; una storpiatura popolare di "in Agone" che si è trasformato prima in "'n'Agone", poi in "N'aone" e in "Navona". Niente forma di nave, perciò, come dicono le guide travestite da centurioni, né tantomeno naumachie poiché lo stadio non veniva allagato per i combattimenti tra navi facendovi irrompere il Tevere.
Vero che la Piazza veniva allagata, ma nel '6-'700 semplicemente tappando gli scarichi delle fontane e solo per lavarla, poiché lì si svolgeva il mercato, e per rinfrescare l'aria nei periodi estivi dato il gran calore che una spianata così grande generava per i palazzi nobiliari che sulla piazza si affacciano.
Tra questi l'attuale Ambasciata del Brasile che era Palazzo Pamphili e casa di Donna Olimpia Maidalchini, la "Pimpaccia", cognata, e forse amante, di papa Innocenzo X senza la quale nulla si faceva a Roma come ben sapeva quel furbacchione di Bernini che proprio attraverso lei "rubò" la sistemazione dell'obelisco a Borromini a cui era già stata assegnata. Si racconta, infatti, che mentre tutti gli altri concorrenti presentarono modelli in legno o creta, il Bernini ne presentò uno in...argento massiccio regalandolo proprio a Donna Olimpia e sperando (e ovviamente azzeccando) che il Papa lo avrebbe visto andando a casa della "Pimpaccia".
Perciò, anche se nessun autore latino antico ne fa menzione (cosa che invece esiste per quasi tutti gli altri), perché non pensare possa esistere un quattordicesimo obelisco? Del resto l’acqua alla fontana dei Quattro Fiumi di Piazza Navona, dove si innalza l’obelisco Agonale (e torna l’agone) doveva essere la “mostra” dell’acqua Vergine, visto che ancora non esisteva Fontana di Trevi, ed è perciò possibile che gli scavi per le condutture siano passati proprio lì, vicino a San Luigi dei Francesi dove il Rossini può ben aver visto l'obelisco interrato.



nectanebo
00Sunday, March 22, 2020 7:02 PM
Ciao Hotep,

Bella descrizione delle vicissitudini storiche di questo “obelisco nascosto”.
Peccato non essere romano per seguire al meglio le localizzazioni.

Vorrei integrare con una curiosità, che senz’altro tu completerai.
Si tratta dell’obelisco temporaneo di Champollion nella villa medicea, di cui in rete si trova ben poco.

Disegno:



La città eterna ha la più grande collezione di obelischi egizi, alcuni risalenti all'epoca faraonica, altri più tardi dall'impero romano.
Ma Villa Medici ebbe un episodio molto più recente: durante l'incoronazione di Carlo X.
Jean-François Champollion disegnò, su richiesta del duca di Montmorency-Laval, ambasciatore di Francia a Roma, un progetto di obelisco di legno che fu installato nei giardini.

J.-Fr. Champollion ci racconta questa evento nelle sue Lettere dall'Italia :

« [...] Le Duc a saisi avec empressement l'idée d'élever, au milieu de la villa qui domine une partie de Rome, un obélisque, de quarante-cinq à cinquante pieds de hauteur, chargé de quatre longues légendes hiéroglyphiques coloriées et relatives au sacre du Roi. Les hiéroglyphes ressortiront en transparent, et cela fera un effet magnifique à ce que disent les architectes et décorateurs. On ne parle que de cet obélisque dans les salons, et il me tarde de voir illuminé ce aîné de mes enfants.
Du reste, les inscriptions sont d'une élégance classique, et les hiéroglyphes sont combinés et dessinés de manière à ne rien craindre de la comparaison avec le voisin de la place du Peuple. Le tout sera ensuite gravé et publié avec la traduction dans la description de la fête. On distribuera provisoirement la traduction française et italienne du texte à tous les conviés. [...]
»

(lettre à Champollion-Figeac, Rome, le 5 juin 1825)

Purtroppo l’obelisco rimase eretto per una sola settimana perché un violento temporale lo fece cadere.
L’obelisco sarà comunque rimesso in posizione eretta.

A questo punto non trovo più notizie.

Dell'inaugurazione J.-Fr. Champollion ci racconta:

«fut vivement admiré, non seulement par les dix mille invités de l'ambassadeur, mais encore par la moitié des autres habitants de Rome, car la villa Médicis, sur l'emplacement d'un ancien temple du Soleil, est située au sommet d'une véritable montagne et domine la partie la plus populeuse de la cité. »

[Lettres de Champollion le Jeune, I, p.224]

Saluti ...Nec
Hotepibre
00Sunday, March 22, 2020 7:23 PM
L'obelisco di Villa Medici (per ora chiamiamolo così) venne rinvenuto in data imprecisata, ma intorno al 1600, nell’area della Chiesa di Santa Maria sopra Minerva (i resti che vennero scambiati per quelli del tempio di Minerva erano, in realtà dell'Iseo Campense).
Si tratta di un monolite in granito di Aswan alto m. 6,34, gemello dell’obelisco di Dogali e, come quello, decorava il tempio di Ra a Heliopolis e reca i nomi di Ramses II “[…] che ha potere su tutti i paesi […] amato da Ra”; venne verosimilmente trasportato a Roma, insieme al gemello, intorno al 90 a.C. ed i geroglifici ricalcano quelli dell’obelisco Macuteo di Piazza del Pantheon.
In data altrettanto imprecisata del XVI secolo fu acquistato dal Cardinale Ferdinando de’Medici che lo fece erigere nella propria Villa di Roma, sul Pincio. Nel 1587 il Cardinal Ferdinando divenne Granduca di Toscana; nel 1589 lasciò la porpora cardinalizia per motivazioni connesse alla perpetuazione dinastica sposando Cristina di Lorena.
Nel 1788 Leopoldo II Asburgo-Lorena trasferitosi a Firenze portò con se gran parte delle collezioni medicee romane tra cui l’obelisco di Villa Medici che, trasportato via mare fino a Livorno, fece poi innalzare nel Giardino di Boboli a Palazzo Pitti nel 1790.
A Villa Medici venne eretto e ancora lì si trova, una copia dell'obelisco di Boboli.

Hotepibre
00Monday, March 23, 2020 12:55 AM
L'Obelisco di Champollion a Roma
...ho fatto qualche ricerca a proposito della tua curiosità sull' "obelisco di Champollion" a Roma e ho appurato quanto segue:

il primo brano da te citato ([...] Le Duc a saisi avec empressement l'idée d'élever,... etc.) è tratto da una lettera di Champollion dall'Italia datata 5 giugno 1825 (vol. I, pag. 222). IN questa lettera C. riferisce di aver terminato la copia dei testi degli obelischi romani e di essere in procinto di partire per Firenze. Prima di partire, tuttavia, l'ambasciatore di Francia gli aveva chiesto di costruire un obelisco alto da 45 a 50 piedi per festeggiare l'incoronazione di re Carlo X di Francia che doveva aver luogo il 29 giugno 1825. L'obelisco doveva essere strutturato in legno, con "pareti" translucide su cui dovevano essere dipinti geroglifici colorati che sarebbero stati illuminati dall'interno. In effetti C. fece quanto richiesto, ma la festa (che prevedeva quasi 9mila invitati tra nobili e popolo) fu rimandata più volte a causa del maltempo. A tal proposito scrive C.: "...aspettiamo giorno dopo giorno che il bel cielo d'Italia si mostri degno della sua reputazione...".

il secondo brano è invece ricavato da una lettera del 17 giugno 1825 indirizzata al Cav. Bartholdy, ma non è scritta da Champollion. In una breve lettera a sua firma C. precisa che l'Ambasciatore francese ha deciso di tenere la festa per l'incoronazione del re il 19 giugno.
L'obelisco, tuttavia, è stato abbattuto da un'improvvisa raffica di vento quello stesso 17, dopo mezzogiorno, proprio nel momento in cui stava per essere installato sul suo piedistallo. L'Ambasciatore avrebbe ordinato immediatamente di rimuoverlo, ma gli operai si erano rifiutati per timore superstizioso dei geroglifici. La lettera di C. termina qui con la comunicazione che quella sera stessa partirà per Firenze, partenza che aveva ritardato proprio per assistere alla festa e all'innalzamento del suo obelisco.
Il brano (...fut vivement admiré, non seulement par les dix mille invités...) deriva invece da una nota scritta da Hermine Ida Hartleben, egittologa francese (1846-1919 autrice di una biografia di Champollion), curatrice della raccolta di lettere di C., in cui precisa ciò che avvenne successivamente: non potendo C. riscrivere i geroglifici, l'Ambasciatore aveva deciso di eliminare l'idea, ma si offrì di ricopiarli il pittore francese Pierre-Narcise Guérin e il 19 l'obelisco fu effettivamente innalzato e visto non solo dai 10mila invitati dell'Ambasciatore, ma anche da tutti i romani che abitavano alle falde del monte su cui si trova Villa Medici (Trinità dei monti, per intenderci)
La Hartleben precisa che i geroglifici di Guérin non erano eleganti come quelli di C., ma che l'effetto fu ugualmente splendido tanto che il 20 giugno l'Ambasciatore scrisse al Barone Damare, a Parigi, per narrare della sua festa e portare a conoscenza del re il suo ossequio e l'ottimo lavoro fatto da Champollion.

Ti basta come risposta?
nectanebo
00Monday, March 23, 2020 12:02 PM
Perfetto, la risposta è veramente esauriente. [SM=g999097]

Manca però il finale ...che fine ha fatto ? [SM=x822741]

Spero non sia finito in uno dei camini della villa [SM=x822738]

...Nec.
Hotepibre
00Monday, March 23, 2020 5:18 PM
Molto probabilmente, visto che era carta e legno, non è stato conservato. Ovviamente nelle lettere di Champollion e della Hartleben non se parla più.
Hotepibre
00Monday, May 11, 2020 12:42 AM
tornando sull'obelisco "effimero" di Champollion a Roma del 1825:


...in cui si legge, tra l'altro, che:
"[...] il Pontefice provava un grandissimo piacere nell’osservare il corso dei lavori […] armato di un cannocchiale, egli distingueva persino il vestire degli operaj […]. Nello stesso tempo egli s’accorse, in modo da non dubitarne punto, che nella sera della festa egli non avrebbe potuto vedere l’obelisco illuminato perché […] un viale d’alloro impedivagli la visuale […]
...e infatti mandò un messo all'ambasciatore di Francia perché facesse potare il viale di alloro... figuriamoci cosa successe quanto, il 17 giugno, l'obelisco di Champollion fu portato via dal vento... l'ambasciatore si disperò e solo il Guerin, pittore e Direttore dell'Accademia di Francia a Roma, ebbe il coraggio di riscrivere i geroglifici.

...e inoltre in "Diario di Roma", sorta di quotidiano dell'epoca, n.ro 49 del 22/06/1825
“[…] Nel mezzo dei viali, in faccia al gran cancello che mette alla pubblica passeggiata, e rimpetto all’obelisco marmoreo, detto Aureliano, che tiene il centro della medesima, il signor Ambasciatore ne aveva fatto innalzare un altro con trasparenti analoghi geroglifici inscrittivi dal signor Champollion, letterato francese di alto grido per le belle discoperte che riguardano questo linguaggio finora disperato dell’Egizia religione […]”
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