L'atomica dei poveri resta un'arma concessa dai ricchi

Full Version   Print   Search   Utenti   Join     Share : FacebookTwitter
vanni-merlin
00Thursday, August 23, 2007 1:07 AM
I paradossi d'una minaccia


L'atomica dei poveri resta un'arma concessa dai ricchi



Fulvio Scaglione

La minaccia delle armi chimiche, come ben testimonia l'intervista ad Avvenire dell'ambasciatore Pfirter, direttore appunto dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, è tra le più dure da eliminare perché quelle armi sono tra le più difficili da definire. Ricorda l'ambasciatore che a Baghdad i terroristi hanno preso a usare, nei loro attentati, anche cloro non lavorato, ovvero un prodotto di impiego comune in molti rami dell'industria. Questo rende la minaccia ancor più insidiosa: come sospettare di chi trasporta o maneggia un composto chimico del tutto legittimo e magari necessario? È come cercare di intercettare un terrorista che abbia trovato il modo di tramutare in armi i mattoni o il legno.
Un paradosso, ma non è l'unico. Come ricorda ancora Pfirter, le armi chimiche sono state a lungo considerate «l'atomica dei poveri». Sono però successe col tempo alcune cose. Alcuni "poveri" sono diventati ricchi e, approfittando della globalizzazione, del generale progresso tecnologico e del rimescolamento delle alleanze internazionali, si sono procurati l'atomica vera e propria. India, Pakistan, Corea del Nord, forse l'Iran, per fare solo qualche nome. Altri Paesi, rimasti "poveri", hanno tragicamente (per loro) e fortunatamente (per molti altri) scoperto che le armi chimiche sono facili da "costruire" ma difficili da impiegare, operazione per cui serve un arsenale da vera potenza militare.
Saddam Hussein e il suo sgherro Ali il Chimico riuscirono a massacrare i curdi, cioè a usare i gas sul proprio popolo, perché questi erano inermi ed era facile farlo. Ci provarono anche con gli iraniani, nelle ultime fasi della guerra 1980-1988, e dovettero smettere in fretta. Durante la Guerra del Golfo (1990-1991), infine, gli Scud iracheni portarono contro Israele null'altro che la propria inutile mole.
Il terzo paradosso è anche il più clamoroso. Da molti anni ci agita lo spettro dell'attentato chimico realizzato da uno dei tanti gruppi di terr oristi. Un'ipotesi agghiacciante, che sinora - grazie a Dio - è rimasta tale. Anche se chi è pronto a uccidere migliaia di persone alla cieca in un grattacielo o in una metropolitana non può essere frenato dagli scrupoli. Ma non solo: l'unico attacco con armi chimiche di cui siamo a conoscenza è quello del 2002 a Mosca, quando i servizi segreti russi usarono i gas contro i terroristi ceceni asserragliati nel Teatro Dubrovka. Nell'operazione morirono i 32 terroristi, e 117 dei loro ostaggi.
Se vogliamo che la minaccia chimica diventi davvero un ricordo del passato, occorre prima di ogni altra cosa che le grandi potenze siano oneste con i propri cittadini, se non anche con le altre nazioni. È molto facile, per chi già dispone di arsenali missilistici e di aerei teleguidati, nascondere qualche magazzino in cui stoccare i composti più micidiali. Ancora oggi nessuno è riuscito a sapere quale gas sia stato usato nel Dubrovka: questo precedente, con le rinnovate tensioni Est-Ovest, non consente sonni troppo tranquilli.
Tocca alle grandi nazioni, infine, farsi carico anche di qualche responsabilità per quanto accade nelle nazioni più piccole e, in generale, di una maggiore sorveglianza. A parte i casi inevitabili (il cloro industriale usato a Baghdad, per esempio), gli altri fin troppo spesso dipendono da materiali o consulenze in arrivo da Paesi più sviluppati. La volontà di uccidere nasce in loco ma la competenza viene da fuori: vigiliamo perché non accada.




da: www.avvenire.it/
Questa è la versione 'lo-fi' del Forum Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 10:44 AM.
Copyright © 2000-2024 FFZ srl - www.freeforumzone.com