Intervista a Maurizio De Angelis.

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Charlie Spencer
00domenica 14 maggio 2006 20.12
Intervista di Mauro Agnoli con la collaborazione di Marco Nacci e Gabrio Secco ( 07-08-1998 )
Ho intervistato il compositore presso il suo studio in provincia di Roma (nda) alla presenza del sig. De Natale e del tecnico del suono sig. Luigi Notte (nda).

LA MIA BIOGRAFIA


Anagrafe. Guido: Rocca di Papa, 22-12-1944. Maurizio: Rocca di Papa, 22-02-1947. Famiglia. Nostro padre, deceduto, si chiamava Alarico, nostra madre Italina. Abbiamo una sorella, Emma, che ha cantato con noi in W i Re Magi. Entrambi sposati, abbiamo rispettivamente, due figli e tre figlie: quelli di Guido si chiamano Nicola e Marco, le mie sono Maddalena, Valentina e Diletta. Le mogli sono: Rita quella di Guido ed Ariela la mia. Gioventù. Ricordo volentieri l’incontro con un ragazzo benestante, che permise a me e Guido di conoscere le chitarre elettriche e suonare, per la prima volta, nel complesso dei Pinguini. Tutta la gioventù è comunque presente con dolcezza nei nostri ricordi, anche dal punto di vista della musica "scoperta" negli anni Cinquanta: da Elvis Presley agli Everly Brothers. Non mancano gli aneddoti legati alle numerose serate in cui abbiamo suonato al Piper di Roma prima di gente del calibro di Patty Pravo, Mal dei Primitives o dell’Equipe ’84. Curriculum scolastico. Guido ha la maturità scientifica, io quella classica. Ammetto che tutti e due ci siamo iscritti all’Università solo per evitare il militare. Esordio artistico. Bè, noi suoniamo dall’età degli 11-12 anni.

CHIACCHIERATA SULLE SIGLE

Come potreste definirvi musicalmente?

Siamo sicuramente due figli della nostra epoca musicale, quella che va dal 1955 al 1970. Credo che oggi ci sia la voglia di ritrovare quelle atmosfere e quel particolare stile compositivo. Si è un po’ persa la poetica… magari si suona e si registra meglio ma qualcosa manca. I miei nipoti sono figli del loro tempo e a me non piace il genere di musica che ascoltano: nonostante questo sanno apprezzare anche molte cose del passato. L’altro giorno, comunque, ho messo in macchina una cassetta con alcuni nostri vecchi pezzi. Ero con le mie figlie e gradivano tantissimo canzoni come Angels and Beans o Flyng through the air. Mi sono accorto in quell’occasione della nostra prolificità. Ricordo che i cori li facevamo curare da Nora Orlandi. Impiegavamo il suo coro quando c’era la grande orchestra. C’erano poi le Baba Yaga, quattro ragazze di Roma che spesso collaboravano con noi; una di loro si chiamava Isabella. In quasi tutti i dischi degli Oliver Onions ci sono le Baba Yaga: ci portavano allegria, fortuna ed erano brave.

Avete fatto esperienze anche come direttori d’orchestra?

Certo. Siamo stati nel mondo della musica a 360°. E’ chiaro che bisogna capire le cose per cui si è tagliati. Se a me viene chiesto di comporre la colonna sonora per un film irlandese in tre mesi sono costretto a documentarmi sulle tradizioni dell’Irlanda. E’ come se a un tizio di New York venisse commissionata una musica su Napoli. Pur mantenendo uno spirito obiettivo nei confronti del mio lavoro cerco di non fare mai niente con la mano sinistra.

Avete o avete avuto dei collaboratori fissi?

La nostra è una specie di ditta consolidata. A parte un breve periodo abbiamo sempre lavorato con Cesare De Natale e Susan Duncan Smith. Nel nostro studio si sono succeduti tre tecnici ma questo soprattutto per motivi anagrafici. Il primo, Giuseppe Mastroianni, è stato colui che ci ha seguito fino al 1977. In seguito è arrivato Stefano Zaccaliti, morto prematuramente in un incidente stradale. Dal 1981 lavoriamo con Luigi Notte.

Chi è Guido Di Toma?

E’ un tecnico dei master che lavorava per l’allora RCA e per l’attuale BMG Ricordi.

E chi è, invece, Hidalgo?

Si tratta di una nostra vecchia collaboratrice che ci ha aiutato nell’elaborazione di alcuni nostri pezzi in spagnolo: il suo nome è Juanita Hidalgo. Adesso vive in Florida.

Delle sigle televisive che avete fatto cosa pensate?

Abbiamo fatto delle sigle che hanno avuto molto successo, sebbene, talvolta, l’impatto era più all’estero che in Italia. Verde, per esempio, composta per il film Quaranta giorni di libertà, in Italia non ha avuto grosso esito, mentre nel resto d’Europa è quasi un inno nazionale.

Che differenza c’è fra il successo che avete avuto come compositori di sigle televisive e come compositori di musiche per il cinema?

Mah… un film, nel 1974 o nel 1975, poteva avere un approccio mediatico diverso da oggi. Uno dei nostri rimpianti è che abbiamo fatto cose valide non giustamente supportate: non tanto per il successo economico ma per trovare la voglia di fare, la spinta.

Dopo aver suonato nei Pinguini cosa successe col vostro nuovo gruppo, i GM?

Il nome completo dei GM era GM and The Black Stones. Scimmiottammo un po’ i Rolling Stones. Ne fece parte anche il futuro chitarrista dei Banco del Mutuo Soccorso: Marcello Todaro.

Come avete vissuto l’impatto con il vostro successo?

Economicamente il successo non fu così clamoroso. La maggior parte dei proventi se li cuccava la casa discografica. Per esempio, con Tanto pe’ canta’ di Nino Manfredi, che vendette tantissimo, noi curammo l’arrangiamento e fummo pagati poco. I nostri anni d’oro artistici non furono, insomma, i nostri anni d’oro economici. Dal punto di vista della soddisfazione il successo e i vantaggi furono comunque indubbi. Siamo rimasti con i piedi per terra e questo, onestamente, lo dobbiamo soprattutto a mio fratello. Ci siamo sempre domandati per quanto tempo sarebbe durato il nostro successo. Era un periodo particolare: all’RCA, per esempio, si bivaccava tutto il giorno e capitava di suonare per Morricone o per altri mostri sacri del genere. Avevamo, specialmente io, il dubbio di non essere capaci di fare certe cose. Mio fratello era sempre quello che, finita una produzione artistica, emergeva dal punto di vista manageriale.

Emma ha avuto nessun ruolo in tutto il vostro lavoro?

Ha avuto un ruolo indubbio e fondamentale. Anche come supporto.

Nel campo musicale ci sono molti fratelli che collaborano. Qual è il vantaggio?

L’unione, fondamentalmente, fa la forza e la musica è un settore dove non si può scherzare molto. E’ forse il modo per mantenere intatta una nicchia, ma ci sono anche altri modi. Noi, oggi, abbiamo una nostra casa di produzione, la Together Production International, nella quale collaboriamo con altri partner internazionali. Abbiamo curato, per esempio, Incantesimo, per la RAI, in modo completo. Ci occupiamo di varie sfere d’intervento da un punto di vista artistico perché occorre evolversi per mantenere un certo successo. E’ capitato anche che noi lavorassimo per tre mesi sulla musica di un film che poi non usciva.

Che differenza c’è fra il modo di fare musica del passato e quello odierno?

Rischio di passare per un nostalgico ma sicuramente prima c’era maggiore prolificità. C’erano i miti, ossia qualcosa di irraggiungibile. Oggi posso prendere e toccare qualsiasi cosa. Per me Paul Anka era un mito, se fosse nato oggi probabilmente non lo sarebbe perché lo vedrei in televisione in un programma di intrattenimento accanto al cruciverbone.

Quali sono i peggiori difetti e le migliori qualità di Maurizio e di Guido De Angelis?

Il mio difetto è che sono umorale, dal punto di vista del carattere. Grazie a questo, però, riesco anche ad avere la giusta spinta, quando mi va, per fare le cose. Guido invece è dinamite! E’ una risorsa infinita di progetti credibili e realizzabili. Talvolta eccede, ma la perfezione non si può avere.

Partiamo con gli aneddoti. E’ chiaro che non immagino che i ricordi siano precisi dopo tutto questo tempo, però ci provo… Sandokan, con il suo retro Sweet Lady Blue.

Il coro di Sandokan fu registrato a Londra. Ebbero successo sia la canzone, sia la storia sia il personaggio. Ricordo dei commenti a luci rosse su Kabir Bedi da parte di alcune signore! Fu un prodotto veramente fatto bene. Alla RAI fecero dei problemi perché il fatto che la nostra sigla non fosse solo musicale ma anche cantata, costituiva una rottura col passato. Pensammo a quell’inizio così roboante (San-do-ka-an… San-do-ka-an) perché costituisse proprio un richiamo per l’inizio dello sceneggiato. Era lo stesso periodo in cui conducemmo Radio Discoteca, programma radiofonico nel quale, guidati da Enzo Marchetti alla regia e dal programmatore RAI Massimo Lazzeri, presentavamo una scaletta di dischi tra i quali inserivamo anche due o tre pezzi nostri. La sigla di Radio Discoteca, nostra, era O pateo. Grazie a quella trasmissione scoprimmo l’umanità di chi ascolta la radio: ci arrivavano delle lettere bellissime che ci fecero capire che potevamo dare, in quei 30-40 minuti, dei momenti di serenità. Noi non sapevamo fare radio: dicevamo spesso sciocchezze ma… alla fine una verità c’era. La trasmissione andò avanti per tre anni.

Come mai avete sempre preferito non apparire troppo?

Per come sono fatto io preferisco non apparire. Vigliaccamente è molto meglio fare come quello che ha inventato la penna bic: tutti usano la penna ma nessuno sa chi ne è l’inventore. Ho conosciuto Carlo Verdone, ci siamo visti a qualche cena. E’ una persona molto simpatica. Ebbene, ogni volta che esce di casa viene letteralmente assalito da valanghe di persone che gli chiedono l’autografo. Io non potrei vivere così.

Cosa ricordi del maestro Gianfranco Plenizio, con cui avete collaborato?

E’ l’ottimo Plenizio, un nostro collaboratore. Un pianista e un direttore d’orchestra a cui abbiamo, tra l’altro, fatto curare il nuovo Sandokan della Mediaset.

Dune Buggy, un altro mito.

Ti dirò che Lilly Greco era un musicista dell’RCA che aveva favorito le performances di Patty Pravo e di Jimmy Fontana. All’epoca di Dune Buggy c’era una trasmissione intitolata Hit Parade, alla radio. Una volta, a questa trasmissione, Lilly Greco espresse un giudizio sulla nostra canzone, che era entrata in classifica: “Certo, però che questi americani…”. In realtà di americano c’era ben poco in Dune Buggy, forse la freschezza del pezzo, che è presente ancora oggi. In Dune Buggy c’erano le Baba Yaga sicuramente.

Il retro del disco, Across the fields, era firmato, tra gli altri, anche da Dandylion.

Quello era uno pseudonimo di Susan Duncan Smith. Gli pseudonimi aiutavano molto, anche perché eravamo talmente prolifici che per farci "digerire" eravamo costretti a usare degli pseudonimi. Da qui i vari nomi Oliver Onions, M & G Orchestra, i Barqueros, i Dandylions, i Charango e così via.

Perché Oliver Onions?

Innanzitutto era, ed è, un nome che si pronuncia come si legge. Lo decisero Cesare De Natale e Susan Duncan Smith. Oliver Onions, comunque, era uno scrittore inglese, la traduzione è Oliviero Cipolle. Era un nome di facile rimembranza, provammo anche a nascondere il fatto che fossimo noi gli Oliver Onions e, per due o tre anni, ci riuscimmo.

Cos’erano le Edizioni Slalom?

Erano una strategia editoriale dell’RCA.

Che c’è da ricordare del pezzo Why is everyone so mad?

Rientra nel filone delle canzoni fatte per i film che Bud Spencer ha girato senza Terence Hill. Li abbiamo conosciuti: due persone carinissime. Purtroppo Mario Girotti ovvero Terence Hill lo abbiamo incontrato solo un paio di volte, prima che lui andasse a vivere in America. Con Carlo Pedersoli / Bud Spencer ancora oggi ci incrociamo e forse faremo ancora qualcosa insieme dal punto di vista produttivo. Se va in porto si tratterà comunque di qualcosa per la TV.

Orzowei, uno dei pezzi mitici.

Lo facemmo allo Studio B dell’RCA nei ritagli di tempo delle registrazioni di Gabriella Ferri, cantante con la quale abbiamo condiviso dei momenti artisticamente bellissimi. Orzowei ci divertì molto, una canzone davvero autentica.

S.O.S. Spazio 1999.

Fu fatta insieme a Migliacci. La realizzazione fu di Rosario Ponzo. Di quella serie facemmo, però, solo la canzone, non la colonna sonora (probabilmente si riferisce al film con le musiche di Ennio Morricone, nda).

Furia.

Albertelli fece il testo, noi la musica. Non potemmo portare Cesare De Natale. Mal cantò benissimo ma risentì troppo del successo di Furia. Sembrava che, dopo quella canzone, Mal non fosse in grado di fare altri pezzi!

Nella canzone fatta per L’occhio che uccide gli arrangiamenti erano di Ruggero Cini.

Una persona straordinaria. Fu lui che arrangiò La bambola di Patty Pravo. A quel periodo, e all’RCA, dobbiamo tantissimo ma, ripeto, non avemmo il successo che avremmo potuto ottenere.

La versione Furia Papero Quack.

La fece Dougie Meakin.

Hombres del mar, dei Charango.

Non avevamo esclusive come compositori oppure, se ce l’avevamo, potevamo lavorare anche per altri, la Cinevox in questo caso.

Bulldozer e Just a good boy.

Uno dei primissimi prodotti che nacque col nostro nuovo studio. Fu, anzi, l’ultimo disco che facemmo in uno studio che non era il nostro. Il nuovo studio ovviamente era il Cabum. Bulldozer fu un pezzo molto riuscito. Parlando di queste cose avverto la freschezza e il piacere per cose che non ricordavo.

Arriviamo alle sigle per i cartoni animati. Perché avete, talvolta, abbandonato il nome Oliver Onions a favore di altri?

Sempre per il solito motivo della nostra sovraesposizione. Per quelle sigle fummo contattati dagli spagnoli, benché i cartoni animati fossero giapponesi.

Cominciamo con Doraemon. Qualche ricordo?

No, non direi. Ricordo solo che facevamo una sigla di un cartone animato ogni anno.

Il giro del mondo in 80 giorni.

C’erano la versione spagnola, quella inglese e quella italiana. Furono sigle che ebbero un’ottima distribuzione nonostante non abbiano mai ottenuto il successo di Sandokan o di Orzowei.

Ruy piccolo cid.

La priorità di questo pezzo lo ebbe la versione spagnola. Andammo, infatti, a Madrid a registrarlo e c’era una bella corista, questo me lo ricordo bene! La Benedetta che compare come interprete della sigla italiana era una parente della moglie di mio fratello, il cui cognome mi sembra sia Serafini.

Come mai Kangaroo Team Record?

Era la nostra prima etichetta discografica. Ci piaceva l’idea del canguro, dal cui marsupio usciva, ogni tanto, un disco.

Qualche ricordo per le canzoni realizzate, con un intero Lp, per il cartone animato Jacky, l’orso del Monte Tallac?

Purtroppo non ricordo molto di questo lavoro. Se non le richieste pressanti della produzione affinché finissimo in fretta. Per Jacky facemmo un intero Lp poiché c’era materiale a sufficienza. E non dimentichiamoci le dinamiche di mercato con cui dovevamo fare i conti.

Rocky Joe.

Facemmo solo la sigla di questo cartone, così come per Marco Polo.

Come mai alcuni di questi cartoni animati sono letteralmente spariti dalla circolazione?

Non so, D’Artacan, comunque, è sparito in Italia ma non all’estero. Per Le avventure di Marco Polo e Rocky Joe forse non erano destinati a un riutilizzo o a un seguito.

Galaxy è la stessa melodia di Fantasy, canzone che possiamo sentire nel film Bomber, con Bud Spencer.

Il mio ricordo è che non mi ricordo! Non mi ricordo, cioè, quale versione influenzò l’altra. Mi sembra, però, che il pezzo nacque come Galaxy. Un regista che lo sentì lo apprezzò talmente che lo volle per il film Bomber.

Cosa è successo dopo il 1984?

Dopo quell’anno gli Oliver Onions hanno effettivamente fatto ben poco. C’è da capire che noi abbiamo avuto una vita discografica che è andata di pari passo con un altro tipo di attività artistica, cioè i film per la tv come compositori di colonne sonore (ricordo che i fratelli De Angelis hanno toccato proprio in questi ultimi due anni il picco di questa loro attività, con la produzione di Elisa di Rivombrosa, nda). A me e a mio fratello ogni tanto viene il prurito, la voglia di fare un nuovo prodotto targato Oliver Onions e, infatti, la recente versione di Sandokan (quella per la Mediaset), l’abbiamo eseguita senza remore (inoltre qualche anno fa hanno realizzato una nuova sigla tv per il cartone animato Jolanda, in onda sulla RAI, nda).

Quali sono i musicisti che collaboravano con voi per le sigle?

C’erano Dino Kappa, Guerini, Mario Scatti, Massimo Buzzi e poi c’era Mandrake, un bravissimo percussionista di colore brasiliano con cui avevamo inventato, in Mañana, dal film Porgi l’altra guancia, il motto “maeba”, cantato dai tifosi di calcio di tutta Italia. Ricordo ancora i romanisti che lo cantavano a noi laziali dopo aver vinto un derby!

Avete una sigla preferita fra quella che avete fatto?

Io ho una piccola preferenza per Verde, anche se non ha avuto successo in Italia. Fu una canzone di grande impatto benchè non abbia avuto una grande esposizione.

Cosa puoi dirmi di quel mitico brano dal film Altrimenti ci arrabbiamo, che un Bud Spencer inseguito da un freddo e sfigatissimo cecchino canta insieme a un coro femminile, il famoso "LA-la-la-la-lalla"?

Un pezzo mitico, lo confermo! Lo abbiamo registrato a Madrid. Quasi sempre le persone si ricordano solo il pezzo base di una colonna sonora di un film ma quello è solo un ottavo di tutto il lavoro.

Nota dell'autore: Maurizio De Angelis e Cesare De Natale, nonostante i numerosi impegni, molto gentilmente sono intervenuti alla NDS 2, in cui Maurizio cantò su incitamento di Mauro Goldsand alcune frasi della celeberrima Dune Buggy. Purtroppo Guido non potè essere presente a causa dei suoi numerosi impegni di produttore. Ricordo infine la trascinante partecipazione dei due fratelli alla trasmissione di Italia 1 Macchemù, dove cantarono tra l'entusiasmo del pubblico la mitica Sandokan.



Modificato da Charlie Spencer 14/05/2006 20.21
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