Il premier e i sondaggi: «Solo così riconquisto gli indecisi»[/

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Corriere della Sera
00Thursday, November 18, 2004 9:16 PM
Il premier e i sondaggi

«Solo così riconquisto gli indecisi»
di FRANCESCO VERDERAMI


ROMA - Sorpresa. Ieri, mentre il governo si avvitava nella crisi, a Palazzo Chigi e nei partiti si analizzava con un certo stupore il sondaggio di una delle più importanti società demoscopiche. Nel report settimanale, la proiezione del duello sul maggioritario pone la Gad ancora in netto vantaggio sulla Cdl. Ma in sette giorni ha perso due punti, senza riuscire a scalfire l’iceberg degli astensionisti. Ecco perché Silvio Berlusconi è tornato alla carica con Gianfranco Fini sul taglio delle tasse. E’ vero, il sondaggio evidenzia un’oscillazione piccolissima, tuttavia è sorprendente che si registri l’arretramento di un punto della Grande alleanza democratica e l’avanzamento di un punto della Casa delle libertà proprio nella settimana in cui il premier pareva aver abbandonato l’obiettivo di tagliare l’Irpef, cioè la riforma sulla quale aveva «messo la faccia». In molti ritenevano che la retromarcia avrebbe ulteriormente indebolito la Cdl, invece non è accaduto. Come se non bastasse nella ricerca è emerso un ulteriore dato in controtendenza: l’indice che segnala il giudizio sull’operato del governo e dell’opposizione rileva - come una settimana fa - due punti di margine a favore dell’esecutivo, sebbene entrambi gli schieramenti siano in discesa. E’ un sintomo evidente della «carenza di guida politica» nella Gad esplicitata da D’Alema.
Esaminando invece il report mensile sull’indice di fiducia dei leader, il sondaggio pone invece in evidenza quanto le tensioni nella Cdl abbiano danneggiato il premier, Gianfranco Fini e Marco Follini, scesi tutti di due punti percentuali. Con il Cavaliere che - in un rapporto da zero a cento - è precipitato a quota 38. Nella valutazione complessiva dei maggiorenti politici, che tiene conto dei giudizi positivi e di quelli negativi, il miglior «differenziale» premia i segretari dei Ds e della Margherita, Piero Fassino, Francesco Rutelli, e lo stesso presidente di An, nonostante il calo di questo mese. Romano Prodi rimane staccato, ma in risalita di un punto, mentre Walter Veltroni domina sempre sul resto dei competitori.
Se i valori mensili non segnalano cambiamenti nella classifica dei leader, sono i dati settimanali a colpire. Anche perché gli esperti dei partiti hanno subito verificato quanto ancora sia grande l’iceberg dove sono congelati i voti degli indecisi: in quel polo del 30% c’è molta parte del consenso perso dalla Cdl, ma non ancora conquistato dalla Gad. Non a caso ieri Berlusconi ha spiegato a Fini che «è indispensabile il taglio dell’Irpef già in questa Finanziaria», e sondaggi alla mano - indicando proprio il polo degli astensionisti - ha appunto sottolineato come il governo debba «proprio a quel 30% di elettori una risposta. Perché sono loro i nostri, non quelli dell’Irap».
Nelle stesse ore, autorevoli esponenti del centro-sinistra si davano una spiegazione dei dati: «Il meccanismo mediatico, specie quello televisivo, ha fatto sì che nell’opinione pubblica non passasse il messaggio di una marcia indietro di Berlusconi sulla riduzione delle tasse. Bensì che nel governo si stesse ancora discutendo sull’intesa tecnica». Tuttavia, se l’indice è puntato contro le tv «schierate con il premier», politicamente nell’opposizione hanno capito dalla lettura del sondaggio quanto sia «ancora forte nell’elettorato l’aspettativa per la riduzione del carico fiscale».
E’ questa la partita, non c’è dubbio. Di qui l’offensiva del presidente del Consiglio, salutata con entusiasmo dentro Forza Italia. D’altronde sono molti gli esponenti di primo piano del movimento azzurro ad ammettere con un sospiro liberatorio che «in questi giorni Berlusconi aveva dato segni di disorientamento». E c’è un motivo se la mossa del Cavaliere segue un pressing assai insistente dei forzisti e un’infinita serie di riunioni con i tecnici del partito. Ancora l’altra notte l’hanno invitato a ripensarci sull’Irap, «perché ha ragione Fassino quando dice che la riduzione a pioggia è inutile»: «Meglio concentrare l’obiettivo sull’Irpef».
Quali siano stati i motivi delle «incertezze» di Berlusconi, non è chiaro nemmeno ai maggiorenti di FI. C’è chi accusa il ministro dell’Economia, «del quale Silvio non si fida più, perché un giorno dice che i soldi per tagliare le tasse non ci sono e il giorno dopo dice il contrario». Ma c’è chi va oltre, fornendo uno scenario politico più complesso: «La verità è che dietro il braccio di ferro sulla riforma fiscale si cela la battaglia per il dopo-Berlusconi». I sondaggi lo stanno a dimostrare: se il Cavaliere dovesse venir meno alla promessa elettorale, la partita con Prodi - peraltro già compromessa - avrebbe un finale scontato: la sconfitta, il successivo dissolvimento della leadership berlusconiana nel Polo, e il riassetto del centro-destra su nuovi equilibri.
Il pressing di ieri sugli alleati si portava dunque appresso anche questo retropensiero, che va al di là della trattativa sul rimpasto, che è più importante del gioco di poltrone: quella della Farnesina per Fini, quella di vice premier per Follini. La prova di forza di Berlusconi assomiglia tanto a una «prova di fedeltà»: ecco perché il segretario dell’Udc si è subito smarcato dall’asse con il presidente di An. Tra i colonnelli della destra ieri pomeriggio si avvertiva il rischio che Fini rimanesse «isolato», che si trovasse «nelle stesse condizioni di Follini in estate», che si aprissero «forti tensioni nel partito». In realtà la trattativa tra il premier e il suo vice sul taglio dell’Irpef si era già avviata, ed è proseguita nel cuore della notte. Anche per questo è sfumata la cena riservata tra Fini e Siniscalco.
Francesco Verderami
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