Il pasto nudo (1991)

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maldoror.
00Friday, December 19, 2008 6:05 PM
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Cronenberg, non potendo fare una trasposizione cinematografica del libro di Burroughs, visto che è semplicemente impossibile, ha raccontato quella che secondo lui è la genesi del romanzo, il modo in cui Burroughs lo ha concepito, la vicenda umana e artistica ( cioè allucinatoria ) che secondo lui sarebbe alla base della realizzazione del libro; il mondo allucinatorio in cui sprofonda William Lee( cioè Burroughs ), è popolato dalle allucinazioni che poi diventeranno letteratura, e su questo parallelismo tra allucinazione e letteratura si basa tutto il film (come anche il romanzo).
Cronenberg, insomma, credo abbia voluto esprimere la poetica di Burroughs, la sua concezione della letteratura come trasposizione diretta dell'allucinazione e come forma di allucinazione essa stessa; William Lee, infatti, è incaricato di scrivere un rapporto, ovvero una descrizione OGGETTIVA e immediata (nel senso di non-mediata) di quello che vede, ma quello che vede sono proprio le sue allucinazioni, e questa, come dicevo prima, è proprio la concezione della letteratura di Burroughs (l'espressione "il pasto nudo" si riferisce proprio a questo), oltre che la filosofia che è alla base della creazione del romanzo. Ma su questo film si potrebbe dire tantissimo.

Comunque è uno dei miei film preferiti di sempre, sicuramente il mio preferito di Cronenberg, mentre il romanzo è stato un mio libro "cult" quando ero più piccolo, diciamo fra i tredici anni e mezzo e i quindici anni.

Rayion.
00Saturday, January 3, 2009 12:36 AM
Film allucinato e del tutto allucinante tratto da un'opera di Borroughs, come ha detto maldoror, assolutamente impossibile da trasporre del bravo regista David Cronenberg, cui solo lui avrebbe potuto fare un lavoro così intenso e sentito.
I temi del regista a lui cari si fondono con le "macchinazioni" allucinatorie e deliranti del grande autore Borroughs, fino a partorire un film malato dannatamente eccetitante e conturbante.
Lo stile registico inconfondibile di Cronenberg affronta un lungo discorso verbale e non, che sarà poi riaffrontato, sulla droga, e sui pericoli della scrittura.
Definire un film come "Il pasto nudo" è impossibile, se non tramite quello che esso comunica così sgradevolmente.
Cronenberg sebbene non sia la prima volta che egli affronta le labirintiche allucinazioni di Borroughs (mi riferisco nella fattispecie al primo film del regista: "Shivers - Il demone sotto la pelle" dove il verme che sarà il fattore determinante ed epidermico del contagio, ricorda la descrizione accurata sempre in "Pasto nudo" di Borroughs del "Candirù") riesce a non piegarsi mai su una narrazione in apparenza quasi del tutto assente fino ad arrivare ad un finale che poi, come vedremo, non avrà altro modo di chiudersi se non con il suo ripetersi.
Quasi un gioco perverso quindi, un gioco malato che viene tradotto in sensazioni di immagini, in definitiva un ottima pellicola che vale la pena di essere vista, naturalmente per chi ama i vecchi film di Cronenberg e con uno stomaco forte.

Non per tutti ma decisamente appagante se rivisto più volte, naturalmente a dosi controllate!...
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