Il mondo scientifico lancia l'allarme: SOS fauna in Italia!

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lipuvinci
00Friday, May 16, 2003 5:27 PM
Gli ambientalisti illustrano in un convegno le ragioni della scienza e della conservazione della natura, inconciliabili con le attuali proposte di modifica della legge sulla caccia.

Animali selvatici considerati “cosa di nessuno”, stagione venatoria aperta ad agosto e febbraio, depenalizzazione dei reati venatori e del bracconaggio, caccia nei parchi: sono solo alcune delle proposte che renderebbero la caccia insostenibile ed incontrollabile, con enorme pericolo per tutta le fauna italiana stanziale e migratrice. [SM=g27978]

Lo stato di conservazione delle specie di uccelli cacciabili nel nostro Paese è preoccupante. Più della metà delle 36 specie cacciabili in Italia sono inserite nelle categorie di minaccia della Lista Rossa d’Italia (WWF su dati IUCN 2002). Secondo gli studi Birdlife International, di queste 36, ben 20 sono considerate vulnerabili: coturnice, pernice rossa, marzaiola, canapiglia, codone, quaglia, starna, fagiano di monte, pernice sarda, frullino, beccaccia, tortora e allodola. Per alcune di queste l’Italia ha una grande responsabilità: ospita infatti l’81% della popolazione esistente di pernice sarda (5-10.000 esemplari in tutto), il 36% di quella coturnice e il 25% dell’allodola.
Una situazione allarmante sulla quale incombono i provvedimenti o le proposte di modifica della legge sulla caccia: questo è emerso oggi a Venezia nel corso del Convegno promosso dalle associazioni ambientaliste Legambiente, LIPU e WWF su “Conservazione e tutela della fauna selvatica: le ragioni della scienza, del diritto, dell’Europa”, che ha dato voce alle maggiori autorità scientifiche italiane ed europee in materia. Il mondo ambientalista ha dovuto rifiutare, compatto, la partecipazione al concomitante convegno organizzato dal responsabile per la caccia del Ministero delle Politiche Agricole, definendolo una mediocre operazione propagandistica per tentare di accreditare una politica venatoria inaccettabile, priva di qualsiasi confronto con il mondo scientifico.

Fra i partecipanti, Bruno Massa, docente di Zooecologia e Biodiversità dell’Università di Palermo, che ha posto l’accento sulla necessità di un approccio “europeo” alla conservazione. “Delle 514 specie europee di uccelli, solo 236 sono al sicuro, mentre le altre 278 sono classificate “a rischio”, con livelli di rischio differente. Infatti, per 195 specie lo status è considerato sfavorevole, mentre per 67 di esse il rischio è molto elevato, essendo concentrate in Europa. La responsabilità di ogni stato membro dell’UE è da questo punto di vista notevolissima e va dimostrata una grande maturità nel rispetto della natura. Oggi, più che negli anni passati, per la fauna deve essere superata una visione “regionale” a favore di una visione sovranazionale”.

Sui danni del prolungamento della stagione venatoria è intervenuto Fulvio Fraticelli, membro del Centro Italiano Studi Ornitologici: “In Italia un prolungamento del periodo venatorio provocherebbe un aumento della mortalità per molte specie minacciate a livello europeo e un prelievo su specie in difficoltà e in diminuzione, come il beccaccino. Ad esempio tra gennaio e la prima decade di febbraio molte specie cacciabili iniziano la migrazione pre-nuziale: è il caso di porciglione, gallinella, folaga, allodola, tordo sassello, pavoncella e combattente. Per quanto riguarda folaga, colombaccio e merlo, la caccia prolungata a febbraio coinciderebbe addirittura con la deposizione delle uova”.
Francesco Petretti, docente di gestione delle risorse animali dell’Università di Camerino, e Alessandro Montemaggiori dell’Istituto di Ecologia Applicata, hanno sottolineato il pesante impatto del bracconaggio e delle uccisioni “accidentali” sulle specie protette. “La principale misura che possa garantire la tutela delle specie protette dall'abbattimento 'accidentale' è la regolazione della stagione venatoria affinché non si sovrapponga con i periodi di presenza di tali specie nelle regioni italiane. Una sovrapposizione parziale si verifica già con l'attuale calendario venatorio che per alcune settimane coincide con il periodo di presenza di molte specie 'accidentalmente' abbattute, come il biancone, il falco di palude, il falco pecchiaiolo, il nibbio bruno. Tale problema diventerebbe drammatico nel caso di una estensione della stagione venatoria”.

“La 157/92 ha certamente rappresentato una sorta di “pacificazione” tra il mondo venatorio e quello ambientalista – hanno sottolineato le associazioni Legambiente, LIPU e WWF. E’ stato il frutto di un grande dialogo, della capacità di conciliare interessi diversi, di ragionare nel merito delle questioni, di saper contenere le spinte estremiste e, soprattutto, di porre la scienza al centro delle scelte. Oggi una parte del mondo venatorio tenta un’anacronistica prova di forza facendo rinascere un clima di tensione e di contrapposizione”. La legge 157/1992, rispetto alla precedente (968/77), ha avuto anche il merito di avviare il legame del cacciatore al territorio e di escludere dal periodo di caccia i mesi più delicati, febbraio e marzo. Ciò coerentemente al recepimento della direttiva europea 79/409 “Uccelli” che impone che “le specie migratrici non siano cacciate durante il ritorno ai luoghi di nidificazione”.
E’ importante ed urgente un segnale forte ed in controtendenza da parte del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali e del Governo che renda chiaro con quale e quanto impegno l’Italia onorerà le responsabilità internazionali e comunitarie a difesa del patrimonio faunistico.
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