Il Principe e Il Minatore

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GabZ
00Thursday, October 24, 2002 5:26 AM
C'era una volta un principe.
Era giovane e bello, forte e robusto...
aveva imparato a cavalcare e a tirare di spada
ed era figlio del vicere'della ricca e prospera contrada.
La sua promessa sposa era una bellissima fanciulla,
di cui era innamorato:
e quasi ogni giorno passava sotto la sua finestra
a declamare romantiche poesie e dolci promesse di felicita'.
Il principe viveva una vita meravigliosa,
tra ricchi banchetti, cacce e divertimenti.
Con la prospettiva ancor piu' radiosa
di unirsi alla sua amata
e divenire un giorno re per governare saggiamente
quella terra florida e armoniosa.
Solo un'ombra rendeva meno limpida la sua gioia
ed incrinava talvolta il suo sorriso;
una sola angoscia lo tormentava,
ed era il pensiero della notte.
Perche' appena il principe posava il suo capo
sui morbidi cuscini del letto
nei suoi appartamenti del castello...
aveva inizio il tormento.
I suoi sogni erano tutt'altro che tranquilli:
veri incubi!
In essi vedeva sempre una caverna, oscura e calda...
un vero inferno nelle viscere della terra.
Ed egli non era principe, bensi' schiavo:
catene cingevano i suoi piedi
e il corpo era curvo in uno sforzo e in una sofferenza...
egli sudava nel letto e si dibatteva in una agonia
che nel sogno era fetore di sudore e carbone sulla pelle...
invano lottava per liberarsi da quella maledizione,
mentre le immagini del sogno, sempre piu' terribili,
gli mostravano file di schiavi come lui..
ai lavori forzati.
Guardiani inflessibili
sorvegliavano a colpi di frusta il lavoro,
e ognuna di quelle frustate era per lui un segno
da portare non sulla carne ma sull'anima...
da ritrovare il giorno dopo
nelle profonde fosse sotto gli occhi.
E infatti solo le luci del mattino potevano liberarlo
e spezzare quelle catene fatte di sogno,
ma ben piu' pesanti di quelle reali.
E mentre si lavava nel catino,
spazzando via gli ultimi residui di paura...
una ruga in piu' segnava il suo volto:
ed era il pensiero di un'altra notte...
e un'altra ancora... senza mai trovare pace.
Era l'ultimo pensiero prima di tornare alla sua vita
gioiosa e spensierata....il suo demone,
come un tarlo ...
a ricordargli ch'egli e' ricco e potente,
ma nemmeno il piu' esperto dei suoi guaritori potra' mai
liberarlo dalla schiavitu' della paura...
paura di quel sogno ricorrente.

GabZ
00Thursday, October 24, 2002 5:27 AM
C'era una volta un minatore.
Era povero e sfortunato, nato schiavo
ed asservito al vicere' della sua contrada,
egli era impiegato nelle miniere di carbone:
il lavoro piu' duro e faticoso,
spossante per il fisico e per lo spirito.
La sua vita si consumava tra pasti scadenti
e molte ore di dura fatica sotterranea,
in quella miniera oscura e calda...
catene sempre ai suoi piedi
perche' le rivolte erano frequenti,
e sempre soppresse con ferocia:
a lavorare fino allo sfinimento,
consumandosi lentamente
il corpo e l'anima in quell'inferno
dove la polvere di carbone
ti penetrava nei polmoni poco alla volta,
fino a coprire di uno strato nero anche il cuore,
e ad abbrutire anche il piu' candido degli animi.
Ma il suo cuore pareva essere piu' resistente
degli altri mille schiavi che in file di stridenti
catene si ammassavano
lungo le pareti delle buie gallerie...
il suo cuore aveva ancora la forza della speranza.
Perche' egli sapeva attendere pazientemente
la fine della giornata,
quando distrutto dalla fatica
finalmente gli era consentito di accasciarsi
su un lurido giaciglio e dormire... e sognare.
Nei sogni egli non era piu' sottoterra,
ma all'aria aperta,
e un sole splendeva di luce fulgida:
egli non era piu' un umile minatore,
ma un principe ricco e pieno di salute...
sognava di cavalcare
e di sfidare altri cavalieri a duello...
sognava di una donna, sempre la stessa.
Un angelo da corteggiare,
come solo nei sogni si vedono,
con fiori e gentilezze...
e anche quando il sogno finiva,
spesso nel momento piu' bello, egli si ritrovava li'...
circondato di carbone e sporcizia,
con le mani doloranti
ma con l'animo ancora a rincorrere
gli ultimi brandelli di sogni...
e immaginando come avrebbe proseguito
quella caccia o quel corteggiamento...
e di cosa avrebbero servito al prossimo banchetto.
E il suo guardiano lo colpiva con la frusta
per punirlo d'essersi distratto un attimo...
egli riprendeva a lavorare,
ma con un sorriso che diceva
"frusta, frusta pure...
stanotte io saro'principe di nuovo!"
ed ogni notte infatti egli tornava
ad essere felice e spensierato.
E ogni mattina,
tornando al lavoro sapeva bene
che la sua vita sarebbe finita
consumata da quell'inferno,
ma la sua anima si sarebbe salvata,
rimanendo aggrappata a quei sogni
di amore e di felicita'.

non so a voi ma a me questo racconto รจ piaciuto davvero molto...
:)
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