I canti della Grande Guerra

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Gianni_45
00sabato 28 giugno 2008 08.50
Sono un povero disertore - Canto vecchio (1840 ca.)
Ciao Quelcheresta,
Sono riuscito, scartabellando tra i vari libri, a trovare la documentazione "Ufficiale" od "Originale" (quasi...) del canto sul quale chiedevi informazioni.
Eccoti qui di seguito quanto ho trovato.


Sono un povero disertore

La canzone del disertore che riportiamo più sotto è indubbiamente di origine veneta e databile con estrema precisione, in quanto il riferimento a Ferdinando I Imperatore d’Austria che regnò dal 1835 al 1848 ne facilita l’individuazione.


Sono un povero disertore
valicai le mie montagne
che Ferdinando l’imperatore
el me ga perseguità.

Dalle guardie io ero seguito
valli e monti io pur scavalcai
ma una sera che m’addormentai
mi svegliai incatenà.

Con catene alle mani ed ai piedi
in prigione mi han trasportato
sono un povero vecchio soldato
e perché son qui prigionier?

O mio padre, perché tu sei morto?
E tu madre perché vivi ancora?
Gemo in ceppi ma non mi ristora
la condanna ch’è senza ragion.


La canzone ebbe larga popolarità nelle regioni sottoposte al dominio asburgico, e fu conservata con le stesse caratteristiche anche quando il Veneto e la Lombardia divennero parte integrante dello Stato italiano. Ritroviamo la canzone nel corso della Grande Guerra, con alcuni chiari e precisi riferimenti alla situazione dell’epoca: pretore / ero stufo della guerra ecc: Con molta probabilità si cantava con altri nomi invece di Ferdinando L’edizione che presentiamo è quasi simile a quella raccolta da Piero Jahier, con variazioni abbastanza indicative.
Nel testo da noi raccolto, il secondo verso della terza strofa dice: “in prigione mi han trasportato”, mentre nell’edizione Jahier viene semplicemente ripetuto il primo verso “mani e piedi mi hanno legato”, ripetizione che ci sembra non naturale né tipica.
Alla quarta strofa invece di “ch’ero stufo della guerra” risposta logica del disertore al pretore che lo interrogava, viene detto “Ero un giorno alla foresta”. Per il rimanente le due versioni sono identiche e questo ci induce a sospettare qualche compiacente omissione nel trascrivere il motivo popolare.

Ero un povero disertore
disertai dalle frontiere
che Ferdinando l’imperator
che mi fà perseguità!

Ho passato dei giorni felici
valli e monti ho scavalcato
ma un brutto giorno addormentato
mi svegliai già incatenà.

Mani e piedi mi hanno legato
in prigione mi han trasportato
e un pretore mi ha domandato
perché mai ho disertà!

Gli risposi francamente
ch’ero stufo della guerra
e un’idea mi venne alla mente
il militare non voglio più far!

O tu padre perché sei morto
o perché non vivi ancora
vedi tuo figlio alla tortura
condannà senza ragion.

Ma voialtri giovanotti
che marciate a squillo di tromba
quando sarete sulla mia tomba
griderete pietà per me!


Questa canzone che pare derivare, come modello, dal repertorio dei cantastorie (sia per lo stile del testo che per il modulo musicale) è largamente diffusa, in numerosi lezioni, in tutta l’Italia settentrionale. L’abbiamo infatti raccolta nel Padovano, nel Mantovano, nel Novarese, nel Bergamasco, nel Reggiano e nel Modenese. In vari casi si presenta sovrapposta parzialmente ad altri canti che pure hanno una loro autonomia: per esempio il lamento dei prigionieri (che solitamente comincia: Finalmente è finita la guerra) o l’invettiva contro Gorizia (la cui strofa centrale inizia: O Gorizia tu sia maledetta) che talora, utilizza una melodia diversa ma abbastanza simile.
ROBERTO LEYDI


Fonte: dal libro “Cantanaja” di Luciano Viazzi / Augusto Giovannini – Tamari Editori, Bologna, 1968 – pag. 169 – 171.



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Ero povero ma disertore

1.
Ero povero ma disertore
e disertai dalle mie frontiere
è Ferdinando l’imperatore
che mi ha perseguità.

2.
Valli e monti ho scavalcato
e dai gendarmi ero inseguito,
quando una sera mi addormentai
e mi svegliai incatenà.

3.
Incatenato le mani e i piedi
e in tribunale mi hanno portato,
ed il pretore mi ha domandato:
“Perché mai sei incatenà?”

4.
Io gli risposi francamente:
“Camminavo per la foresta
quando un pensiero mi venne in testa:
di non fare mai più il soldà.”

5.
Caro padre, che sei già morto,
e tu, madre, che vivi ancòra,
se vuoi vedere tuo figlio alla tortura
condannato senza ragion.

6.
O compagni che marciate,
che marciate al suon della tromba,
quando sarete là sulla mia tomba
griderete pietà di me!


Biografia:
P. Jahier, Canti di Soldati, cit., p. 14.
M. Griffini, I canti del fante, cit., p. 50.
R. Leydi, I canti popolari italiani, cit., pp. 361 e sgg.
P. Fugazza, Di qua e di là dal Serio, Carrara, Bergamo 1976.

Discografia:
Il povero soldato, n. 2, trascrizione di Vittorio Gui e Pietro Jahier, gruppo del Nuovo Canzoniere Italiano (Fausto Amodei, Sandra Mantovani e M.L. Straniero), I Dischi del Sole, DS 13.
O Gorizia tu sei maledetta, antologia di canti contro la guerra, I Dischi del Sole, DS MC/7.

Annotazioni:
Canto presumibilmente di origine veneto-trentina, presente in tutta la valle padana e in particolare nell’arco alpino. Il riferimento a “Ferdinando l’imperatore” (Ferdinando I d’Asburgo, imperatore d’Austria dal 1835 e re del Lombardo-Veneto dal 1838 fino all’abdicazione in favore del nipote Francesco Giuseppe nel 1848) lo fa risalire con certezza alla prima metà del secolo XIX. Tuttavia esso trovò larga diffusione nel corso della prima guerra mondiale e, malgrado il suo contenuto protestatario (“mi viene in testa / di non fare mai più il soldà”), fu tollerato perché dal contesto della prima strofa risultava che il disertore non apparteneva all’esercito italiano ma a quello austriaco. Ciò spiega la sua presenza in qualche canzoniere militare patriottico dell’epoca e, ancora oggi, in qualche corale alpina.

Variante:

Sono un povero disertore

1.
Sono un povero disertore
valicai le mie montagne,
chè Ferdinando l’imperatore
el me ha perseguità.

2.
Dalle guardie io ero seguìto,
valli e monti io pur scavalcai,
ma una sera che mi addormentai
mi svegliai incatenà.

3.
Con catene alle mani ed ai piedi
in prigione mi han trasportato:
“Sono un povero vecchio soldato,
e perché sono qui prigionier?”

4.
O mio padre, perché tu sei morto?
E tu madre perché vivi ancòra?
Gemo in ceppi, ma non mi ristora
la condanna ch’è senza ragion.

(Cfr. A. Pedrotti, L. Pigarelli, Canti della montagna, cit., p. 37.)


Lo stesso canto, con ulteriori varianti, fu ripreso dai partigiani durante la Resistenza. La lezione che segue, riferita da Mario De Micheli, fu inserita nel programma dello spettacolo Ci ragiono e canto (1966) a cura di Dario Fo, Cesare Bermani, Franco Coggiola e Giovanna Marini:

1.
Sono povero ma disertore
e disertavo per la foresta
quando un pensiero mi vien,
mi viene in testa
di non fare mai più il soldà.

2.
Monti e valli ho scavalcato
e dai fascisti ero inseguito,
quando una sera m’ado…
m’adormentai
e mi svegliai incatenà.

[…..]

6.
O soldati che marciate,
che marciate al suon della tromba,
quando sarete su la
su la mia tomba
griderete pietà di me.


Discografia:
Ci ragiono e canto, rappresentazione popolare in due tempi su materiale originale curato da C. Bermani e F. Coggiola, regia di D. Fo, I Dischi del Sole, DS 119/21 e DS MC/2.
Maledetta la guerra e i ministri, a cura di S. Boldini, Duo di Piadena, disco Cetra, serie Folk, LPP 316.


Fonte: dal libro “Canti della grande guerra – Vol. 2” di A. V. Savona – M. L. Straniero – Garzanti Editore s.p.a., 1981 – pag. 572 – 576.

Ciao.

Gianni


Fabivs1979
00venerdì 25 luglio 2008 15.09
Ciao a tutti!
E' da memorabile tempo che non scrivo più... tuttavia di tanto in tanto guardo il sito.
Mi sono occupato con una buona dose di passione e dedizione all'argomento "canti della Grande Guerra", alcuni anni fa.
Infatti i canti alpini del repertorio "classico", quelli che cantano oggi le tipiche corali, mi insospettivano sotto l'aspetto linguistico: com'è possibile che i nostri bisnonni cantassero in italiano, o in dialetto del nord-est?
Sappiamo infatti che nelle trincee ognuno (alti ufficiali esclusi) parlava il proprio dialetto, magari un poco "italianizzato" per comprendersi col compagno.
Altro motivo di sospetto: perché avrebbero dovuto cantare solo gli alpini, e non anche i fanti, i bersaglieri, ecc...?
Ecco allora la mia ricerca e la mia scoperta, soprattutto grazie ad internet, del falso cui la retorica ci ha abituati.
Falso oggi perpetrato, in buona fede, da chi canta in cori alpini e spaccia per autentiche parecchie melodie, frutto di rielaborazioni posticce.
Alcuni esempi lampanti:
"Monte Pasubio" è successiva alla Prima Guerra Mondiale, quindi rappresenta - se spacciata per canzone originale di guerra - un falso.
Idem valga per "Stelutis Alpinis".
Esistono poi una serie di canti "semifalsi", ossia frutto di rielaborazione post-guerresca; un esempio è l'arcinota canzone del Piave: canto d'autore nato effettivamente durante la Grande Guerra e diffuso, con grande abilità propagandistica, tra i soldati... con parole diverse rispetto a quelle di oggi!
Mi riferisco alla "notte triste" in cui si parlò di "tradimento" (vecchia versione), modificata in epoca fascista mediante la sostituzione del termine "tradimento" col termine "fosco evento".
Molti altri canti risultano verosimilmente e/o comprovatamente modificati, ed in misura pesante.
Per non parlare della standardizzazione di canti quali "la tradotta" e "ta-pum", dei quali esistono - com'è ovvio - mille e mille versioni regionali e locali, che sarebbe bello riprendere.
Altro elemento di sospetto, nell'ascoltare il repertorio alpino attuale, è dato dalla presenza di retorica nazionalista cui mai fa contrappeso la retorica di opposta parte (la socialista).
Muovendo da tale sospetto, con brevi ricerche si riesumano canti di guerra dimenticati, spesso censurati fino a pochi anni fa, quali "O Gorizia tu sei Maledetta".
Canto, quest'ultimo, che amo definire "d'autore ignoto", piuttosto che "popolare", dal momento che difficilmente i fanti sardi, liguri, siciliani, veneti... avrebbero potuto comporre rime in buon italiano, quali sono quelle del canto in questione.
"Gorizia" è dunque la controparte de "La Canzone del Piave", se vogliamo: entrambe retoriche, ma di segno opposto.
Importanti esempi di canti di guerra caduti nell'oblio, sono "Ponte de Priula", "Addio Padre" (controparte di "al comando dei nostri ufficiali"), e molti altri.
Altra considerazione sul "falso in buona fede" dei cori alpini, è di tipo musicale: troppo purismo ed armonizzazioni estremizzate (di stampo "demarziano") snaturano il canto di trincea.
Meglio sarebbe un coro a due voci, magari accompagnato da strumenti musicali di fortuna, quali un'armonica a bocca... come quella che trovai anni fa in una trincea sotto la Marmolada.
Piacevole sarebbe poi riproporre, nei loro testi primari, quelle canzoni della Grande Guerra poi modificate nel corso della Seconda Guerra Mondiale.
Ad esempio, tutti conoscono la canzone del "Ponte di Perati", che alcuni datano 1940-45 (Fronte Greco Albanese) ed altri fanno risalire alla campagna italiana in Albania durante la Guerra 1915-18.
Pochissimi conoscono però l'oltremodo simile "Sul ponte di Bassano - bandiera nera" (diversa da un'altra e nota canzone che parla di quel ponte veneto).
Altro esempio: esiste una versione di "Giovinezza" che veniva cantata dagli arditi durante la Grande Guerra, che fu poi modificata durante il Ventennio Fascista.

Mi auguro di aver dato a tutti interessanti spunti di riflessione!
Ciao!!!
lemberg
00venerdì 25 luglio 2008 16.37
canti
Personalmente trovo di grande interesse la storia dei canti della GG. Io mi occupo parecchio di quelli dei costritti del Litorale Austriaco e vi assicuro che ce n'è di belli. Sul tema ho fatto già più serate assieme agli amici ed amiche di una associazione che di storia locale si occupa. Per saperne di più c'è un intero capitolo nel mio DAlla Galizia all'Isonzo (GAspari)

Ciao Lemberg
Gianni_45
00lunedì 15 settembre 2008 08.37
canti
Ciao Lemberg,
scusami se ti scrivo solo adesso, ma nel frattempo ho dovuto andare a cercare e a rivedere una vecchia ricerca che avevo fatto sui canti di repertorio del mio coro andando a ricercare le varie fonti con i testi più "svariati" dello stesso canto (a secondo delle edizioni)in particolar modo gli accenti sbagliati (per es. nel caso dei canti friulani) riportando i vari commenti che poi mi servivano anche per la presentazione dei brani. Solo che poi ho piantato lì perchè andavo "in palla" anch'io e non riuscivo più a starci dietro a tutte le pubblicazioni che uscivano. E poi ero arrivato al puto che mi occorreva uno "storico" ed un esperto dei vari "dialetti" per fare l'analisi.
Se ti può interessare... comunicami la tua mail (magari tramite FlorianDimai) in modo che posso mandarti il tutto.
Ciao.
Gianni
calluna
00domenica 1 febbraio 2009 19.00
mi hanno segnalato questo:

http://www.canteriniromagnoli.it/Frame_Carioli2.htm

La piê, canto di trincea

"Csa j ét, e’ mi Angiulìn csa j ét in cla gulpê?"
"La j è pr’ e’ suldadìn
l’è roba da magnê!"

Oh Dio la piê
Udor da cà
che riva iquà
e è sent chi ch’ magna
êria ‘d Rumagna.
Oh Dio la piê !
"Chi manda ste’ tvajol
ste’ bel tvajol ‘d bughê?"
"A che puret de’ fiol
la mamma tuva ‘d te ".

Oh Dio la piê!
"Chissà quel ch’ la dirà
parchè ch’ la s’ fëza bon !"
"T’apensa a i tu da cà
t’ la megna in divuzion".

Oh Dio la piê!

"Spartegna la gulpê
ch’ a i vlen pinsêr in dù".
E al boch a gli ha magnê
e j òcc j ha un pô pianzù.


LA PIADA (canto di trincea)

"Cosa ci hai, o mio Angelino,
cosa ci hai in quell’ involto?"
"E' per il soldatino,
è roba da mangiare!"

Oh Dio la piada!
Odore di casa
che arriva qua,
e sente chi mangia, aria di Romagna,
oh Dio la piada!

"Chi manda questo tovagliolo,
questo bel tovagliolo di bucato?"
"A te, povero figliolo
lo manda la mamma tua."

Oh Dio la piada!
"Chissà quel che dirà
perché ci faccia buon pro!"
"Che tu pensi ai tuoi di casa,
che tu la mangi in devozione."

Oh Dio la piada!
"Spartiamo l’involto
chè vogliamo pensarci in due."
E le bocche hanno mangiato
e gli occhi hanno un po’ pianto.



Gianni_45
00lunedì 2 febbraio 2009 10.19
re: La piê, canto di trincea
Ciao calluna,
penso che il canto da te segnalato, a mio modesto parere, non può essere considerato "canto della Grande Guerra" in quanto "canto d'autore".
Non lo conoscevo, ma visitando la pagina che hai indicato, ho rilevato che in fianco al titolo viene riportato:

Canto di trincea
Musica: F. Balilla Pratella
Testo: Aldo Spallicci

Solo il fatto di aver indicato "Testo: Aldo Spallicci" è da ritenere canto d'autore.
Ho verificato anche le seguenti pagine inerenti l'autore:
http://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Spallicci
http://www.racine.ra.it/spallicci12/scuola/spallicci.htm
http://www.emiliaromagnaturismo.it/paesaggidautore/autore.asp?id=75
http://www.regione.emilia-romagna.it/web_gest/costituente/archivi_costituenti/AldoSpallicci.pdf
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=18431
http://www.romagnapolis.it/portal/page?_pageid=1414,79757822&_dad=portal&_schema=PORTAL&pItemName=2361B028D713CD19E040080A1C046926
e altre

Inoltre "La Piè" è la rivista da lui fondata nel 1920 sulle tradizioni popolari della sua regione.

Solitamente i "canti di guerra", come i "canti popolari" o "tradizionali" non hanno un'autore.
Ciao

Gianni
calluna
00lunedì 2 febbraio 2009 17.39
Re: re: La piê, canto di trincea
Gianni_45, 02/02/2009 10.19:


Solitamente i "canti di guerra", come i "canti popolari" o "tradizionali" non hanno un'autore.
Ciao

Gianni




grazie per la precisazione. cercavo un file audio per ascoltare il canto. hai qualche link?

Gianni_45
00lunedì 2 febbraio 2009 21.17
La piê
Ciao calluna,
Purtroppo non conosco nessun link per poter ascoltare il canto da te citato.
Nel frattempo ho trovato che Aldo Spallicci è anche autore (o paroliere) del seguente canto eseguito da Pavarotti:
A Gramadora
Composer: Aldo Spallicci, Domenico Martuzzi
Conductor: Henry Mancini
As performed by: Chorus, Orchestra
Featuring: Luciano Pavarotti
che ho trovato a questo link http://www.rhapsody.com/luciano-pavarotti/pavarotti-studio-albums
E da questa pagina http://www.amazon.com/A-Gramadora/dp/B000VAHC3C risulta che è compreso nel CD "Mamma" di Pavarotti.

Conosco altri Cori "Emiliani", non "Romagnoli" che ti posso segnalare, se vuoi andarli a visitare, ma questo canto mi risulta sconosciuto.
Coro Stelutis - Bologna - http://www.corostelutis.it/
Coro La Baita - Scandiano - http://www.corolabaita.it/home.html
Con questi ho anche avuto occasione di cantare insieme (con il primo in più concerti) e conoscere personalmente i Maestri.
Se poi vai a questa pagina http://www.aerco.it/home%201.htm potrai farti passare tutti i Cori Emiliani.
Ciao.
Gianni


Enzo1966
00lunedì 2 febbraio 2009 21.39
Scusate l'intromissione forse un po' fuori tema. Si sta parlando di Aldo Spallacci?
Sulla sua figura (se di lui si tratta) mi risulta il libro "La grande guerra di Spaldo. Il diario di guerra di Aldo Spallicci medico, repubblicano e poeta di Romagna" edito da Gaspari
E' lui?
Gianni_45
00lunedì 2 febbraio 2009 21.53
Ciao Enzo,
Sì è lui.
Gianni
Mario.sk
00martedì 16 febbraio 2010 20.37
Riguardo a Caravaglios

Ho saputo che il testo di Caravaglios sui canti di guerra dovrebbe essere stato pubblicato su un numero degli anni '30 della Rivista Militare.
Se qualcuno puo' accedere alla collezione potrebbe verificare la notizia.
Saluti
Mario
Gianni_45
00martedì 16 febbraio 2010 23.12
re: Riguardo a Caravaglios
Ciao Mario,
in merito alla tua richiesta, ti preciso che le pubblicazioni di Cesare Caravaglios sono due con lo stesso titolo, e precisamente:

Cesare Caravaglios - I CANTI DELLE TRINCEE (Contributo al Folklore di Guerra) - Introduzione di Raffaele Corso - Roma - Casa Editrice Leonardo da Vinci, 1930 - 368 pp. - (finito di stampare in Roma nella Tipografia della Casa Editrice Leonardo da Vinci il 24 maggio del 1930);

e

Ministero della Guerra - Comando del Corpo di Stato Maggiore - Ufficio Storico - Cesare Caravaglios - I CANTI DELLE TRINCEE (Contributo al Folklore di Guerra) - 2a Edizione riveduta e corretta - C.C.S.M. - Roma-MCMXXXV.XIII - Tipografia del Senato del Dott. G. Bardi - 124 pp.;

Ciao

Gianni
Mario.sk
00mercoledì 17 febbraio 2010 14.30
Caravaglios
Caro Gianni,
ti ringrazio per le indicazioni.
Ho inserito il post precedente perchè un mio amico ha riferito di avere letto uno dei testi in un numero degli anni '30 della Rivista Militare.
E' probabile che abbiano voluto diffondere lo studio di Caravaglios
fra i lettori per accrescere la diffusione dell' argomento.
Non dovrebbe essere difficle verificarlo. Non so quando andro' a Roma, altrimenti avrei gia' provveduto.
saluti
Mario
falisca.
00martedì 16 marzo 2010 21.47
Diverso tempo fa ho fatto l'itinerario di S. Maria di Mengore con alcune persone rimanendo affascinato dai bellissimi graffiti e manufatti, trovando un paio di 75 inesplosi e passando una giornata di meraviglioso relax immersi nella natura.
Qualche mese fa , invece ho letto Trincee di Carlo Salsa e un paio di settimane fa passando sotto alla collina di S. Maria la sensazione che ho provato è stata completamente diversa, mi sono ritornati in mente i versi della canzone cantata dai fanti e mi è venuta la pelle d'oca...
Mai nella visita precedente mi aveva sfiorato il pensiero che su quei due monticelli avesse potuto scorrere tanto sangue e tanta sofferenza.

A destra dell'Isonzo
ci sta Santa Maria
se stanco sei di vivere
t'insegnerò la via...

Sergio
Gianni_45
00mercoledì 17 marzo 2010 07.13
Ciao Sergio,
condivido pienamente quanto hai scritto.
Il testo (o parte) da te riportato viene citato testualmente a pag. 217 della seguente pubblicazione:
Cesare Caravaglios - I CANTI DELLE TRINCEE (Contributo al Folklore di Guerra) - Introduzione di Raffaele Corso - Roma - Casa Editrice Leonardo da Vinci, 1930 - 368 pp. - (finito di stampare in Roma nella Tipografia della Casa Editrice Leonardo da Vinci il 24 maggio del 1930, come pure viene riportato alla seguente pagina cadutiborgonovo.altervista.org/luoghi/santalucia.htm.
Mentre in questa pagina www.inilossum.it/musica1-4.html trovi un testo dal titolo "A DESTRA DELL'ISONZO" forse più completo, con "varianti", ma non saprei dirti quanto "ufficiale" possa essere, considerato che sui testi, come predetto, ho trovato solo la parte da te citata.
Ciao.

Gianni
97°
00domenica 21 marzo 2010 11.31
RE
In ritardo,ma posto anch'io una canzone:

FUOCO E MITRAGLIATRICI


Non ne parliamo di questa guerra
che sarà lunga un'eternità;
per conquistare un palmo di terra
quanti compagni son morti di già!

Fuoco e mitragliatrici,
si sente il cannone che spara;
per conquistare la trincea:
Savoia!Si va.

Trincea dei raggi,maledizioni,
quanti fratelli son morti lassù!
Finirà dunque 'sta flagellazione?
Di questa guerra non se ne parli più.

Oh!Monte San Michele,
bagnato di sangue italiano!
Tentato più volte,ma invano
Gorizia pigliar.

Da monte Nero a monte Cappuccio
fino all'altura di Doberdò,
un reggimento più volte distrutto:
alfine indietro nessuno tornò.

Fuoco e mitragliatrici,
si sente il cannone che spara;
per conquistar la trincea:
Savoia! Si va.


Ciao da 97° [SM=g7285]


Gira60
00domenica 21 marzo 2010 17.21

FUOCO E MITRAGLIATRICI è scaricabile anche da http://www.cimeetrincee.it/canti.htm
ciao veci
psicogatto
00domenica 21 marzo 2010 18.47
Canto satirico
Ragazzi,

lo so che il seguente canto non ha niente a vedere con la guerra
e meno che meno con la Grande Guerra,però è stato tratto dal
Diario di un combattente della GG di un paese vicino al mio.
Dall'allora sottotenente Rosa Aurelio Ermes degli Arditi.
Diciamo che canti di questo tipo o altri tipi,servivano a dare
un'aspetto meno triste alla situazione,quando i nostri soldati erano
in libera uscita o in licenza.E nel limite del possibile si usavano
per "staccare la spina"!
Per cui non mi vergogno a postarvela:
Perdonatemi se può in qualche modo sembrare scurrile.Ma anche questo
canto faceva parte della vita quotidiana in trincea,sopratutto tra
gente semplice come erano i soldati di origine montanara o
contadina...

-...Ci son nel Reggimento due cani
Bello e Moro che per sollazzo cercansi
l'un dell'altro il foro!
,,,bim bim bom!al rombo del cannon!-

Psicogatto


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