I Santi del Giorno

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Cristianalibera
00Wednesday, December 14, 2011 6:57 PM
...in alternativa della famosa scrittura del giorno
Santo del giorno 14/12/11
S. GIOVANNI DELLA CROCE



Non si può imprigionare l'amore

Amore senza sbarre


Giovanni de Yepes nacque in Spagna, nel paesino di Fontiveros, nel 1542. A 24 anni, appena ordinato sacerdote, ebbe la fortuna di incontrare la grande Teresa d'Avila, che lo convinse a iniziare con lei la riforma del ramo maschile del Carmelo, fondando un piccolo convento a Duruelo, in estrema e dolce povertà. Erano tempi difficili e Giovanni, ingiustamente accusato di disobbedienza, fu imprigionato nel carcere conventuale di Toledo. Ma proprio qui, tra indicibili sofferenze, Dio lo ricolmò di particolari grazie mistiche che egli cercava di esprimere in poesia. Nascevano così alcuni dei più bei poemi d'amore della lingua spagnola. Le strofe del Cantico espiritual – così simili al biblico Cantico dei cantici – sono quelle più note. Solo con una rischiosa fuga Giovanni riuscì a riconquistare la libertà, ritrovando nell'esperienza sofferta la chiave per esprimere la dottrina che Dio gli aveva dettato dentro: la fuga nella notte alla ricerca dell'Amato, la faticosa salita del Monte per raggiungere la luce e l'amore. Una dottrina con cui, senza nemmeno saperlo, Giovanni rispondeva ai più drammatici interrogativi che Lutero aveva posto alla Chiesa. Divenuto educatore di frati e monache, Giovanni cercò poi ripetutamente di sistematizzare la sua dottrina in trattati spirituali nei quali commentava i suoi stessi poemi: opere che gli meriteranno il titolo di "Dottore della Chiesa". Sul finire della vita – ancora purificata da incomprensioni e maltrattamenti – Giovanni compose l'ultimo poema sul mistero dell'amore trinitario e l'ultimo commento, la Fiamma d'amor viva, toccando vertici poetici e profondità ineffabili. Morì a Ubeda il 14 dicembre 1591 e fu canonizzato nel 1726. Altri santi. Venanzio Fortunato (VI sec.); beata Francesca Schervier, fondatrice (1819-1870). Letture. «Io sono il Signore e non ce n'è un altro!» (Isaia 45,6-8.18-25); «Il Signore annuncia la pace» (Salmo 84); «Ai poveri è annunciata la buona novella» (Luca 7,19-23). Ambrosiano. Ezechiele 37,15-22; Salmo 88; Osea 11,7-11; Matteo 22,23-33.






Cristianalibera
00Wednesday, December 14, 2011 7:12 PM
Ecco una sua poesia
Notte Oscura

1. In una notte oscura,
con ansie, dal mio amor tutta infiammata,
oh, sorte fortunata!,
uscii, né fui notata,
stando la mia casa al sonno abbandonata.

2. Al buio e più sicura,
per la segreta scala, travestita,
oh, sorte fortunata!,
al buio e ben celata,
stando la mia casa al sonno abbandonata.

3. Nella gioiosa notte,
in segreto, senza esser veduta,
senza veder cosa,
né altra luce o guida avea
fuor quella che in cuor mi ardea.

4. E questa mi guidava,
più sicura del sole a mezzogiorno,
là dove mi aspettava
chi ben io conoscea,
in un luogo ove nessuno si vedea.

5. Notte che mi guidasti,
oh, notte più dell’alba compiacente!
Oh, notte che riunisti
l’Amato con l’amata,
amata nell’Amato trasformata!
6. Sul mio petto fiorito,
che intatto sol per lui tenea serbato,
là si posò addormentato
ed io lo accarezzavo,
e la chioma dei cedri ei ventilava.

7. La brezza d’alte cime,
allor che i suoi capelli discioglievo,
con la sua mano leggera
il collo mio feriva
e tutti i sensi mie in estasi rapiva.

8. Là giacqui, mi dimenticai,
il volto sull’Amato reclinai,
tutto finì e posai,
lasciando ogni pensier
tra i gigli perdersi obliato.

kelly70
00Wednesday, December 14, 2011 8:32 PM
Re: Ecco una sua poesia
Cristianalibera, 14/12/2011 19.12:

Notte Oscura

1. In una notte oscura,
con ansie, dal mio amor tutta infiammata,
oh, sorte fortunata!,
uscii, né fui notata,
stando la mia casa al sonno abbandonata.

2. Al buio e più sicura,
per la segreta scala, travestita,
oh, sorte fortunata!,
al buio e ben celata,
stando la mia casa al sonno abbandonata.

3. Nella gioiosa notte,
in segreto, senza esser veduta,
senza veder cosa,
né altra luce o guida avea
fuor quella che in cuor mi ardea.

4. E questa mi guidava,
più sicura del sole a mezzogiorno,
là dove mi aspettava
chi ben io conoscea,
in un luogo ove nessuno si vedea.

5. Notte che mi guidasti,
oh, notte più dell’alba compiacente!
Oh, notte che riunisti
l’Amato con l’amata,
amata nell’Amato trasformata!
6. Sul mio petto fiorito,
che intatto sol per lui tenea serbato,
là si posò addormentato
ed io lo accarezzavo,
e la chioma dei cedri ei ventilava.

7. La brezza d’alte cime,
allor che i suoi capelli discioglievo,
con la sua mano leggera
il collo mio feriva
e tutti i sensi mie in estasi rapiva.

8. Là giacqui, mi dimenticai,
il volto sull’Amato reclinai,
tutto finì e posai,
lasciando ogni pensier
tra i gigli perdersi obliato.





Fatemi il piacere và.

Questo si era innamorato della Teresina.

SICURO.
=omegabible=
00Wednesday, December 14, 2011 11:47 PM
Re: Re: Ecco una sua poesia
kelly70, 14/12/2011 20.32:




Fatemi il piacere và.

Questo si era innamorato della Teresina.

SICURO.




.......della cui topa sognava dalla sera alla mattina!!!!! [SM=g7344] [SM=g7344] [SM=g7344]

[SM=x2645331]

Cristianalibera
00Thursday, December 15, 2011 10:28 AM
Mi dispiace ma devo deludervi [SM=g27986] , ecco le spiegazioni di ogni verso.

digilander.libero.it/avemaria78/notte_oscura.htm
Cristianalibera
00Thursday, December 15, 2011 12:54 PM
15/12/2011


Maria Crocifissa di Rosa




Ragazze coraggiose


Nel 1536 la città di Brescia fu devastata da un'epidemia violentissima di colera che, in pochi mesi, fece più di 32 mila morti. Allora, Paola di Rosa era una ragazza di buona famiglia che s'era consacrata a Gesù in cuor suo, ma viveva nel mondo dirigendo la fabbrica di seta del papà. Scossa dall'emergenza, la giovane imprenditrice convinse alcune delle sue amiche e delle sue operaie a prestare servizio volontario nel lazzaretto, chiudendosi, per amore di Gesù e dei poveri infermi, in quello «spaventoso recinto». L'ammirazione per il coraggio di quelle giovani donne scosse la città e la loro fama si diffuse ovunque. A epidemia passata, Paola si trovava a guidare un gruppo ben affiatato di 32 ragazze, tutte d'accordo nell'offrirsi come personale infermieristico per rilevare l'intera gestione dei servizi ospedalieri (allora in disfacimento), in accordo col personale medico e amministrativo. Strutturò dunque l'assistenza ospedaliera come un'azienda a conduzione familiare, nella quale i compiti diversi non impedivano l'unità tra tutte e la uguale consacrazione di tutte a Cristo Signore. All'inizio si trattò di una "pia unione" di laiche, da cui nacque in seguito l'Istituto delle "Ancelle della Carità", che pian piano rileverà tutti gli ospedali della regione. In seguito esse si occuperanno anche di bambini abbandonati, sordomuti in particolare, e dei feriti sui campi di battaglia. A Paola, che divenne suor Maria Crocifissa solo tre anni prima di morire, Dio chiese di esperimentare una particolare sofferenza interiore che l'accompagnò per quasi tutta la vita: quella di condividere l'abbandono vissuto da Gesù sulla Croce. Fu canonizzata nel 1954. Altri santi. Valeriano di Avensano, vescovo (+ V sec.); beata Maria Vittoria Fornari, di Genova (1562-1617); beato Carlo Steeb (1856). Letture. «Non temere, perché il tuo Sposo è il tuo Creatore» (Isaia 54,1-10); «Rendete grazie al suo Santo Nome» (Salmo 29); «Io mando davanti a te il mio Messaggero» (Luca 7,24-30). Ambrosiano. Ezechiele 39,21-29; Salmo 104; Osea 12,3-11; Matteo 23,1-12.
=omegabible=
00Thursday, December 15, 2011 5:03 PM

Guarda Veronika, se tu dovessi convertirti al Cattolicesimo,mi strappo un coglione,lo metto nella fionda,e,novello Davide, te lo sparo in fronte come al gigante Golia facendoti fare la stessa fine!!!!. [SM=g2490071] [SM=g2490071] [SM=g2490071]
Le adempio io le profezie dell' AT!!!!! [SM=x2630424] [SM=x2630424]

Donna avvisata, fessa salvata!!!!! [SM=x2630425] [SM=x2630425] [SM=x2630425] [SM=x2630425] [SM=x2630425]


[SM=x2735569] [SM=x2645331]
Cristianalibera
00Thursday, December 15, 2011 5:32 PM
Re:
=omegabible=, 15/12/2011 17.03:


Guarda Veronika, se tu dovessi convertirti al Cattolicesimo,mi strappo un coglione,lo metto nella fionda,e,novello Davide, te lo sparo in fronte come al gigante Golia facendoti fare la stessa fine!!!!. [SM=g2490071] [SM=g2490071] [SM=g2490071]
Le adempio io le profezie dell' AT!!!!! [SM=x2630424] [SM=x2630424]

Donna avvisata, fessa salvata!!!!! [SM=x2630425] [SM=x2630425] [SM=x2630425] [SM=x2630425] [SM=x2630425]


[SM=x2735569] [SM=x2645331]



macchè te vonne accide...certo che te le inventi pure tu, e poi tu che fai rimani senza? [SM=x2630423] [SM=g27985]

e poi...

Ma non vedi che sto provando a convertire te? [SM=g7350]

[SM=g2490071] [SM=g2490071] [SM=g2490071]

Torna a ...



Ma ti suggerisco di andarci di Notte, molto suggestivo [SM=g27986]


Cristianalibera
00Friday, December 16, 2011 11:27 AM
16/12/11

Adelaide
Imperatrice




La santità al potere


Nell'anno 947, a sedici anni Adelaide, duchessa di Borgogna, era divenuta sposa di Lotario II, re d'Italia. Ma le avvelenarono il marito per costringerla a nuove nozze col figlio del marchese Berengario d'Ivrea. Si rifugiò allora in Germania alla corte dell'Imperatore Ottone il Grande, che la scelse come sua sposa. Il matrimonio fu celebrato a Pavia nella notte di Natale del 951. Adelaide aveva vent'anni. Già la cronaca appena accennata, e pur così travagliata, ci fa intuire che doveva essere una donna dotata di molto fascino. E così la descrissero i contemporanei esaltandone la bellezza, l'eccezionale cultura e la profonda pietà religiosa. Alla morte del marito (nel 973), le fu affidata la reggenza dell'Impero. Seppe allora mostrare le sue straordinarie capacità sia in campo politico che in quello delle arti, ma soprattutto in quello religioso. Fu ammirata per l'intensa vita spirituale e per la misericordia che seppe sempre dimostrare verso i poveri e gli umili. Favorì in ogni modo la riforma benedettina cluniacense (quella che faceva riferimento all'abbazia di Cluny), fondando monasteri in Italia, Germania e Francia. Negli ultimi anni si ritirò in un monastero da lei fondato nei pressi di Strasburgo, dove morì sul finire del primo millennio (nella penultima settimana dell'anno 999). Suoi amici e confidenti spirituali erano stati sant'Adalberto di Magdeburgo e l'abate sant'Odilone di Cluny, che ne scrisse la vita. Altri santi. Vergini Martiri d'Africa (V sec.); Adone, vescovo di Vienne (ca 800-875); beato Clemente Marchisio, sacerdote e fondatore (1833-1903). Letture. «Il mio Tempio si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli» (Isaia 56,1-3.6-8); «Dio abbia pietà di noi e ci benedica» (Salmo 66); «Le opere che io compio testimoniano che il Padre mi ha mandato» (Giovanni 5,33-36). Ambrosiano. Ezechiele 40,1-4; 43,1-9; Salmo 28; Osea 14,2-10; Matteo 23,13-26.
Cristianalibera
00Saturday, December 17, 2011 7:54 PM
17/12/2011


Giovanni
de Matha





L'amico degli schiavi


Non dovette essere facile per Giovanni de Matha (1154-1213), docente di teologia all'università di Parigi, lasciare la cattedra per dedicarsi a riscattare i cristiani rapiti e condotti schiavi in Africa. Era diventato prete tardi, sui quarant'anni, ma già durante la celebrazione della prima Santa Messa, s'era sentito chiamato a quella inaudita missione. Ci vollero tre anni, vissuti in solitudine con quattro eremiti, per progettare la straordinaria impresa. Della sua prima esperienza di docente di teologia, mantenne solo il desiderio di dare, all'Istituto che intendeva fondare, l'impegnativo nome di Ordine della Santissima Trinità. Nacquero così i Trinitari, dall'abito bianco con croce azzurra e rossa sul petto, che cominciarono raccogliendo elemosine. Avevano deciso che tutti i proventi raccolti sarebbero stati divisi in tre parti uguali: una doveva servire al mantenimento dell'Istituto, una per pagare i riscatti e una per l'assistenza e il reinserimento sociale degli ex schiavi. La prima spedizione, approvata da papa Innocenzo III, partì per il Marocco nel 1199, dove quei nuovi frati cominciarono la loro missione visitando mercati, prigioni e cantieri di lavoro. Tornarono in patria con duecento prigionieri riscattati (ognuno con regolare registrazione presso un notaio) e sbarcarono a Marsiglia: alla loro testa c'era Giovanni de Matha che li conduceva processionalmente in Cattedrale, cantando in latino il Salmo: «Quando Israele uscì dall'Egitto...». Da quel giorno, gli schiavi liberati (soprattutto in Africa e, poi, in America latina) furono centinaia di migliaia. Un nome celebre tra tutti: Cervantes (futuro autore del «Don Chisciotte»), catturato da un pirata albanese, che i Trinitari riscattarono ad Algeri. Altri santi: San Lazzaro di Betania; Cinquanta Soldati, martirizzati dai saraceni in Palestina (VII sec.); beato Giacinto Maria Cormier, domenicano (1832-1916). Letture: «Non sarà tolto lo scettro da Giuda, finché verrà colui al quale esso appartiene» (Genesi 49,2.8-10); «Ai miseri del suo popolo Dio renderà giustizia» (Salmo 71); «Da Maria è nato Gesù, chiamato Cristo» (Mt 1,1-17). Ambrosiano: Rut 1,1-14; Salmo 9; Ester 1,1-5.10.11-12;2,1-2.15-18; Luca 1,1-17.
Cristianalibera
00Sunday, December 18, 2011 3:27 PM
18 dicembre


San Malachia Profeta








Sofa, Palestina, ca. 519 al 425 a.C.

Il libro del profeta Malachia chiude, nell'Antico Testamento, la serie dei profeti minori. Emblematico il fatto che gli ultimi versetti parlino di un messaggero del Signore inviato per ristabilire il giusto rapporto tra Dio e il suo popolo. Una profezia messianica che nasce nel cuore della storia di Israele ma non si limita al contesto in cui ha avuto origine. Malachia opera alcuni decenni dopo la ricostruzione del tempio, che era avvenuta attorno al 520 a.C., dopo il ritorno dall'esilio. In questo periodo avevano già profetato e spinto a guardare avanti i profeti Aggeo e Zaccaria. Ma la ricostituzione del rito templare spesso appare svuotato della sua vera anima: la celebrazione dell'amore di Dio che opera nella storia. La voce di Malachia si leva per denunciare disinteresse ed esteriorità, lontananza dal Signore e ingiustizia. La soluzione prospettata dal santo profeta è quella di una preparazione all'incontro con il Signore. Un messaggio che risuona particolarmente adatto in questo periodo di Avvento. (Avvenire)

Martirologio Romano: Commemorazione di san Malachia, profeta, che, dopo il ritorno da Babilonia preannunciò il grande giorno del Signore e la sua venuta nel tempio e che sempre e dovunque si deve offrire al suo nome una oblazione pura.
Ascolta da RadioVaticana:


San Malachia è l’ultimo dei profeti minori della Bibbia, che gli ebrei chiamano per questo “Sigillo dei profeti”. Poco o nulla si sa della sua vita, era della tribù di Zabulon e nacque a Sofa; visse certamente dopo l’esilio babilonese (538 a.C.), durante la dominazione persiana, tuttavia non si può determinare con certezza se le sue profezie siano anteriori, contemporanee o posteriori al ritorno di Esdra in Palestina (sommo sacerdote ebreo, codificatore del giudaismo, V-IV secolo a.C.).
Giacché nei libri dell’Antico Testamento di Esdra e di Neemia non si parla di Malachia, si potrebbe dedurre che egli sia vissuto dopo di loro, variando le ipotesi dal 519 al 425 a.C.
Il libro di Malachia tratta dei problemi morali relativi alla comunità ebraica, reduce dalla prigionia babilonese e a cui rimprovera le lamentele contro la Provvidenza di Dio, stimolandola a pentirsi.
Egli mette in evidenza “l’elezione” d’Israele, che non è solo un privilegio onorifico di Dio, ma comporta degli obblighi, come ogni dono divino; rimprovera i sacerdoti che trascurano e offendono la dignità di Iahweh e del culto a Lui dovuto.
Nella requisitoria contro il malcostume egli è intransigente e condanna i matrimoni misti, difende la indissolubilità del matrimonio; il libro termina con una visione escatologica (cioè quello che seguirà alla vita terrena e alla fine del mondo), annunciante la venuta del messaggero di Dio, che farà una cernita dei buoni nel suo popolo; in questa profezia si può prefigurare la venuta di Giovanni Battista.
I Padri sono concordi nel vedere in Malachia il preannunzio profetico del sacrificio della Messa, con Gerusalemme che perde il titolo di “luogo dove bisogna adorare”, e Gesù che istituisce il rito eucaristico per tutta l’umanità.
Nel libro di Malachia, è notevolmente diffuso il senso dell’immutabile giustizia di Dio e dell’universalità della vera religione.


Cristianalibera
00Wednesday, December 21, 2011 6:16 PM
Sant' Anastasio I Papa
19 dicembre 2011

(Papa dal 27/11/399 al 19/12/401)
Il «Liber Pontificalis» lo dice romano di origine. Edificò a Roma la basilica Crescenziana, individuata, oggi, in San Sisto Vecchio. Combatté con energia il donatismo nelle provincie settentrionali dell'Africa, ratificando le decisioni del Concilio di Toledo del 400. Questo Pontefice è conosciuto specialmente per la controversia origenista. Nel 399 gli amici di san Gerolamo si adoperarono per ottenere da lui una formale condanna dell'origenismo. Sollecitato anche da lettere e da ambasciatori di Teofilo, vescovo di Alessandria, per la partecipazione dell'Occidente a questa lotta, condannò le proposizioni presentategli. Fu in ottimi rapporti con Paolino, poi vescovo di Nola. Della copiosa corrispondenza, che Anastasio dal Laterano indirizzò a personalità di vari paesi, sono rimaste poche lettere. Dopo un pontificato breve (399-401) e molto attivo, Anastasio morì il 19 dicembre 401. (Avvenire)
Etimologia: Anastasio = risorto, dal greco

Martirologio Romano: A Roma nel cimitero di Ponziano sulla via Portuense, deposizione di sant’Anastasio I, papa, uomo ricco di povertà e di apostolica sollecitudine, che si oppose fermamente alle dottrine ereticali.





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20/12/11

Beato Vincenzo Romano
«Celebre faticatore»


Vincenzo Romano (1751-1831) fu per trentatré anni parroco a Torre del Greco, sua città natale, alle falde del Vesuvio, prendendosi cura dei suoi parrocchiani, gente di mare, dediti in gran parte alla faticosa pesca del corallo o impegnati in lunghi periodi di navigazione. E furono essi a riconoscere che il loro prete era davvero un «celebre faticatore». Sapevano che egli custodiva le loro famiglie quand'erano costretti a rimanere a lungo lontani; sapevano che egli prendeva sempre le loro parti nei contrasti di lavoro con gli armatori delle "coralline" e che si preoccupava dei loro bambini, radunandoli e istruendoli in classi distinte nella sua stessa casa; sapevano che si preoccupava di riscattare i marinai caduti in mano dei corsari. La carità pastorale di Vincenzo divenne senza limiti quando, nel 1794, un'eruzione del Vesuvio distrusse quasi completamente la cittadina. Si può dire che fu lui a ricostruirla, sia moralmente che materialmente. Nella predicazione Vincenzo imitava i suoi marinai, usando anche lui il metodo della sciabica (o rete a strascico): percorreva le strade con un crocifisso in mano e, quando vedeva un capannello di gente, si fermava e improvvisava una chiacchierata che si trasformava subito in una breve predica, per convincerli ad accompagnarlo in Chiesa dove li faceva pregare un po'. Insisteva particolarmente sulla recita del Rosario in famiglia e sulla partecipazione alla santa Messa, giungendo fino a comporre per loro un utile messalino. E alla domenica si prestava a tenere ben cinque prediche, pur di raggiungere tutti i suoi numerosi parrocchiani. Le sue Istruzioni catechistiche (dato che si premurava anche di scriverle) si leggono volentieri ancor oggi. Altri santi: Liberale, martire di Roma (III sec.); Zeffirino (papa dal 199 al 217); Anastasio I (papa dal 399 al 401); Berardo, vescovo di Teramo (XII sec.). Letture: «La Vergine concepirà e partorirà un figlio» (Isaia 7,10-14); «Ecco la generazione che cerca il tuo volto, o Dio» (Salmo 23); «Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Luca 1,26-38). Ambrosiano: Rut 2,4-18; Salmo 102; Ester 5,1-8; Luca 1,39-46.
Cristianalibera
00Wednesday, December 21, 2011 6:25 PM
21/12/2011


Pietro
Canisio



Fermezza e cordialità


Canisio è il cognome latinizzato di Peter Kanijs (1521-1597), un giovane gesuita olandese, di straordinaria cultura, che sant'Ignazio di Loyola mandò in Germania per difendere e rivitalizzare la fede cattolica, al tempo della lacerazione protestante. Il suo apostolato fu così incisivo che, nei Paesi di lingua tedesca, fino a qualche decennio fa, "il Canisio" era il nome che si dava al Catechismo per i giovani da lui composto e costantemente rieditato (duecento edizioni, già durante la vita dell'autore e più di novecento, fino ai nostri giorni). È giusto, perciò, riconoscergli il titolo di secondo "Apostolo della Germania". Si dovette certamente a lui se le regioni più tradizionalmente cattoliche dell'Europa centrale (Baviera, Austria, Boemia, Polonia) rimasero cattoliche e se il cattolicesimo resistette là dove era in forte minoranza. Eppure Pietro Canisio non fu un polemista aspro o rigido. Riconosceva volentieri e con gioia la buona fede dei suoi avversari e valorizzava le loro ragioni o buone intenzioni. Durante alcuni colloqui teologici con i maggiori esponenti della Riforma (a Worms con Melantone), Canisio – se non ci fossero state complicazioni politiche – sarebbe stato capace di ottenere perfino una rappacificazione ecclesiale. Eppure non era un "relativista" e, in fatto di dottrina, sapeva essere ben fermo. Ma da lui traspariva soprattutto l'amore ardente a Cristo, l'applicazione costante alla preghiera e la custodia del proprio cuore che teneva costantemente in contemplazione del Cuore di Gesù. Inoltre percepiva l'universalità della Chiesa (nel rispetto delle legittime diversità) come un bene sommo. Con sant'Ignazio amava dire: «Il bene, quanto più è universale, tanto più è divino». Altri Santi: Michea, profeta; beato Domenico Spadafora da Randazzo (1450-1521); beato Pietro Friedhofen, religioso e fondatore (1819-1860). Letture: «Alzati, amica mia, mia bella e vieni!» (Cantico 2,8-14);«Cantate al Signore un canto nuovo» (Salmo 32); «Benedetta tu tra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!» (Lc 1,39-45). Ambrosiano: Rut 2,19-3,4; Salmo 17; Ester 7,1-6; 8,1-2; Luca 1,57-66.
Cristianalibera
00Thursday, December 22, 2011 11:46 AM
22/12/

Francesca
Saverio Cabrini





Troppo piccolo il mondo


Nata a Sant'Angelo Lodigiano nel 1850, Francesca sognò la vita missionaria fin da bambina. Pensava alla Cina, ma le fu affidata una missione di nuovo genere presso gli emigrati italiani in America, a favore dei quali fondò le Missionarie del Sacro Cuore. Negli anni in cui ella operò c'erano, nel continente americano, circa quattordici milioni di emigrati italiani: erano allora un popolo anonimo di "schiavi bianchi", affollati in alveari umani, costretti a vivere in condizioni di abbrutimento fisico e spesso anche morale. Vivevano senza scuole, senza ospedali, senza chiese, spessissimo anche senza lavoro. Francesca giunse a New York, con sette compagne, alla fine di marzo del 1889. Per la loro intraprendenza, generosità, carità le suore italiane si acquistarono subito non solo la stima dei loro connazionali, ma anche quella dei nativi. Lavorarono soprattutto per l'integrazione delle nuove generazioni, creando una fitta rete di scuole, di convitti, di orfanotrofi, di case di cura. Nel 1892, centenario della scoperta dell'America, Madre Cabrini realizzò per gli italiani il Columbus Hospital che, nei suoi primi trent'anni di vita, si prese cura gratuitamente di circa centocinquantamila ammalati. In trentasette anni d'attività ella realizzò, inoltre, circa 67 istituti educativi od ospedalieri (da New York a Chicago a Buenos Aires a Rio de Janeiro, oltre a decine di istituti nelle principali capitali europee) percorrendo 16.000 miglia per terra e 43.000 miglia per mare (scherzando sulle sue origini contadine, Francesca chiamava l'Atlantico, da lei attraversato ben 73 volte: «la strada dell'orto»). «È troppo piccolo il mondo – diceva –. Vorrei abbracciarlo tutto! Non mi darò pace finché sull'Istituto non tramonti mai il sole!». Morì a Chicago nel 1917. Altri Santi: Martiri d'Egitto (III sec.); Onorato, vescovo di Tolosa (III-IV secolo); Flaviano, martire (IV sec.); beato Tommaso Holland, gesuita, martire (1600-1642). Letture: «Ho pregato per questo fanciullo» (1 Samuele 1,24-28); «Gli affamati han cessato di faticare» (Cant. 1 Sam 2,1.4-8) «Ha ricolmato di beni gli affamati» (Luca 1,46-55). Ambrosiano: Rut 3,8-18; Salmo 106; Ester 8, 3-7.8-12; Luca 1,67-80.
nevio63.
00Thursday, December 22, 2011 11:55 AM
VeroniKa, hai notato che il 90% di tutti i santi è italiano?
Che il primo convertito gentile, Cornelio e anche la sua famiglia, erano italiani?
Ora capisci perchè il Signore, avendoti vista, conosciuto il tuo cuore e profondamente amata, ti ha attirato in Italia?
Ora è tutto nelle tue mani, nelle scelte del tuo libero arbitrio,
avrai la forza di rinnegare le scelte di Lutero e tornare da mamma Roma?

Ti prometto, solennemente, che farò da testimone, presso la commissione inviatami dalla Santa Sede, nella causa che sancirà
la tua santità.

Santa Veronika,
l'emorroissa che guarì toccando la veste del Signore.
Veronica e l'emorroissa [modifica]Il nome Veronica non compare nei vangeli canonici, dove invece si racconta l'episodio della donna anonima emorroissa (gr.=che perde sangue) la quale, toccando il mantello di Gesù, fu miracolosamente guarita.[1]

« Una donna che soffriva di emorragia da dodici anni, e che nessuno era riuscito a guarire, gli si avvicinò alle spalle e gli toccò il lembo del mantello e subito il flusso di sangue si arrestò. Gesù disse: «Chi mi ha toccato?». Mentre tutti negavano, Pietro disse: «Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia». Ma Gesù disse: «Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me». Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, si fece avanti tremando e, gettatasi ai suoi piedi, dichiarò davanti a tutto il popolo il motivo per cui l'aveva toccato, e come era stata subito guarita. Egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata, va' in pace!». » (Luca 8, 43-48)

È citata per la prima volta nei Vangeli Apocrifi, negli Atti di Pilato (cap. 7) in relazione alla donna che implora Gesù per la guarigione da una emorragia e, riuscendo a toccargli il mantello, guarisce all'istante. L'episodio è narrato anche nel Vangelo di Luca, ma senza riportare il nome della donna.

Veronica è la traduzione latina del nome greco Berenice, Berenike, dal macedone classico fere nike, e cioè che porta vittoria. Nel passaggio dal greco al latino l'assonanza del nome "Veronica" con vera icon ("vera immagine") generò nella fantasia popolare la leggenda della "Vera icona" della "Veronica",[2][3] adattandosi quindi perfettamente alla tradizione medioevale cristiana in merito al volto di Gesù.[4]

Lo storico Eusebio di Cesarea (265-340) racconta che Berenike era originaria di Cesarea di Filippo (l'antica Paneas) e che davanti alla sua casa si trovava una statua raffigurante una donna in ginocchio con le mani tese, di fronte un uomo avvolto in un mantello che le tende la mano, vicino a una pianta associata a proprietà terapeutiche.[5]

Dal XV secolo, Veronica è venerata come una delle pie donne che seguirono la crocifissione di Gesù. A Santa Veronica è dedicata la sesta stazione della Via Crucis.

Secondo alcune tradizioni questa donna sarebbe la stessa che asciugò il volto di Cristo, anche se non vi sono riscontri documentali.

Sempre secondo la tradizione, Veronica votò la propria vita alla diffusione della parola di Gesù e viaggiò per l'Europa, lasciando a Roma il panno di lino, e proseguì in Francia, dove iniziò a prodigarsi per la conversione dei Galli al Cristianesimo.

it.wikipedia.org/wiki/Santa_Veronica
Cristianalibera
00Thursday, December 22, 2011 12:05 PM

Ora è tutto nelle tue mani, nelle scelte del tuo libero arbitrio,
avrai la forza di rinnegare le scelte di Lutero e tornare da mamma Roma?



E tu quando diventerai un cattolico a tutti gli effetti?
Ti manca qualche sacramento per quello che so, esempio il matrimonio in chiesa, e ci vorrò essere, che voglio fare da testimone al tuo fatidico sì...

Ne avrai il coraggio di dirlo davanti a me? [SM=g7344]

Non voglio essere una santa mi basti che sono una depositaria



l'ultima della sua stirpe...


[SM=g7350] [SM=g7350] [SM=g7350]


E non dimenticarti che il significato del nome Veronika non è solo vera icona ma anche...


COLEI CHE PORTA LA VITTTORIA!

Deriva dal nome latino Veronica, traduzione dal greco Bερενίκη = Berenìke che significa "colei che porta la vittoria"[1], o "la vittoriosa"[2] (vedi Berenice). La tradizione popolare già dal Medioevo ne collega il significato con le parole "vera icona" (vera immagine), in relazione a santa Veronica che avrebbe asciugato il volto di Gesù con un panno di lino nel quale ne sarebbe rimasta impressa l'immagine.


Ed io...


[SM=x2753493] mai!


Cristianalibera
00Saturday, December 24, 2011 3:15 PM
Vigilia
di Natale
Attendere Gesù








Oggi il calendario cristiano prevede anche la possibilità di celebrare la memoria dei santi «antenati di Gesù». Nel capitolo 11 della Lettera agli Ebrei si parla, appunto, di tutti coloro che attesero Cristo «nella fede». Anzi, di essi si dice splendidamente che «morirono nella fede», senza possedere ancora i beni promessi da Dio, ma «avendoli solo veduti e salutati da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra» (Ebr 11,12). I nomi subito ricordati sono quelli di Abramo e di Sara (oggi il calendario ricorda particolarmente anche il patriarca Giacobbe e la moglie Rachele!), quello di Mosé, ma anche di tanti altri che assecondarono il disegno di Dio sulla loro vita, contribuendo alla storia della salvezza. E ci è caro aggiungere subito i nomi di Giuseppe e di Maria, e quelli dei nonni materni (Gioacchino ed Anna). Ma questa vigilia è anche la festa di tutti coloro che sono in cammino verso il presepio: dei pastori e dei magi (di cui ci parla il Vangelo), ma anche delle nostre famiglie che lo ricostruiscono con tenerezza nella loro casa e dei bambini che vi hanno disposto le statuine, attendendo di poter adagiare sulla mangiatoia quella del piccolo Gesù. La vigilia è proprio il giorno in cui portare a compimento la propria attesa, ricordando l'avvertimento di un antico scrittore mistico: «Nulla di più soave che vedere Dio nascere Bambino / Nulla di più santo che sentirlo nascere in sé» (Angelus Silesius). Altri Santi: Delfino di Bordeaux, vescovo (IV sec.); Giacobbe e Rachele; Paola Elisabetta Cerioli, vedova e fondatrice (1816-1865). Letture: «La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me» (2Samuele 7,1-5.8-12.14.16); «Canterò senza fine le grazie del Signore» (Salmo 88); «Egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza» (Luca 1,67-79). Ambrosiano: Ebrei 10,37-39; Salmo 88; Matteo 1,18-25.
Cristianalibera
00Monday, December 26, 2011 1:40 PM
Santo Stefano Primo martire




26 dicembre

† Gerusalemme, 33 o 34 ca

Primo martire cristiano, e proprio per questo viene celebrato subito dopo la nascita di Gesù. Fu arrestato nel periodo dopo la Pentecoste, e morì lapidato. In lui si realizza in modo esemplare la figura del martire come imitatore di Cristo; egli contempla la gloria del Risorto, ne proclama la divinità, gli affida il suo spirito, perdona ai suoi uccisori. Saulo testimone della sua lapidazione ne raccoglierà l'eredità spirituale diventando Apostolo delle genti. (Mess. Rom.)

Patronato: Diaconi, Fornaciai, Mal di testa

Etimologia: Stefano = corona, incoronato, dal greco

Emblema: Palma, Pietre

Martirologio Romano: Festa di santo Stefano, protomartire, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, che, primo dei sette diaconi scelti dagli Apostoli come loro collaboratori nel ministero, fu anche il primo tra i discepoli del Signore a versare il suo sangue a Gerusalemme, dove, lapidato mentre pregava per i suoi persecutori, rese la sua testimonianza di fede in Cristo Gesù, affermando di vederlo seduto nella gloria alla destra del Padre.



La celebrazione liturgica di s. Stefano è stata da sempre fissata al 26 dicembre, subito dopo il Natale, perché nei giorni seguenti alla manifestazione del Figlio di Dio, furono posti i “comites Christi”, cioè i più vicini nel suo percorso terreno e primi a renderne testimonianza con il martirio.
Così al 26 dicembre c’è s. Stefano primo martire della cristianità, segue al 27 s. Giovanni Evangelista, il prediletto da Gesù, autore del Vangelo dell’amore, poi il 28 i ss. Innocenti, bambini uccisi da Erode con la speranza di eliminare anche il Bambino di Betlemme; secoli addietro anche la celebrazione di s. Pietro e s. Paolo apostoli, capitava nella settimana dopo il Natale, venendo poi trasferita al 29 giugno.
Del grande e veneratissimo martire s. Stefano, si ignora la provenienza, si suppone che fosse greco, in quel tempo Gerusalemme era un crocevia di tante popolazioni, con lingue, costumi e religioni diverse; il nome Stefano in greco ha il significato di “coronato”.
Si è pensato anche che fosse un ebreo educato nella cultura ellenistica; certamente fu uno dei primi giudei a diventare cristiani e che prese a seguire gli Apostoli e visto la sua cultura, saggezza e fede genuina, divenne anche il primo dei diaconi di Gerusalemme.
Gli Atti degli Apostoli, ai capitoli 6 e 7 narrano gli ultimi suoi giorni; qualche tempo dopo la Pentecoste, il numero dei discepoli andò sempre più aumentando e sorsero anche dei dissidi fra gli ebrei di lingua greca e quelli di lingua ebraica, perché secondo i primi, nell’assistenza quotidiana, le loro vedove venivano trascurate.
Allora i dodici Apostoli, riunirono i discepoli dicendo loro che non era giusto che essi disperdessero il loro tempo nel “servizio delle mense”, trascurando così la predicazione della Parola di Dio e la preghiera, pertanto questo compito doveva essere affidato ad un gruppo di sette di loro, così gli Apostoli potevano dedicarsi di più alla preghiera e al ministero.
La proposta fu accettata e vennero eletti, Stefano uomo pieno di fede e Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas, Nicola di Antiochia; a tutti, gli Apostoli imposero le mani; la Chiesa ha visto in questo atto l’istituzione del ministero diaconale.
Nell’espletamento di questo compito, Stefano pieno di grazie e di fortezza, compiva grandi prodigi tra il popolo, non limitandosi al lavoro amministrativo ma attivo anche nella predicazione, soprattutto fra gli ebrei della diaspora, che passavano per la città santa di Gerusalemme e che egli convertiva alla fede in Gesù crocifisso e risorto.
Nel 33 o 34 ca., gli ebrei ellenistici vedendo il gran numero di convertiti, sobillarono il popolo e accusarono Stefano di “pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”.
Gli anziani e gli scribi lo catturarono trascinandolo davanti al Sinedrio e con falsi testimoni fu accusato: “Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno, distruggerà questo luogo e cambierà le usanze che Mosè ci ha tramandato”.
E alla domanda del Sommo Sacerdote “Le cose stanno proprio così?”, il diacono Stefano pronunziò un lungo discorso, il più lungo degli ‘Atti degli Apostoli’, in cui ripercorse la Sacra Scrittura dove si testimoniava che il Signore aveva preparato per mezzo dei patriarchi e profeti, l’avvento del Giusto, ma gli Ebrei avevano risposto sempre con durezza di cuore.
Rivolto direttamente ai sacerdoti del Sinedrio concluse: “O gente testarda e pagana nel cuore e negli orecchi, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la Legge per mano degli angeli e non l’avete osservata”.
Mentre l’odio e il rancore dei presenti aumentava contro di lui, Stefano ispirato dallo Spirito, alzò gli occhi al cielo e disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo, che sta alla destra di Dio”.
Fu il colmo, elevando grida altissime e turandosi gli orecchi, i presenti si scagliarono su di lui e a strattoni lo trascinarono fuori dalle mura della città e presero a lapidarlo con pietre, i loro mantelli furono deposti ai piedi di un giovane di nome Saulo (il futuro Apostolo delle Genti, s. Paolo), che assisteva all’esecuzione.
In realtà non fu un’esecuzione, in quanto il Sinedrio non aveva la facoltà di emettere condanne a morte, ma non fu in grado nemmeno di emettere una sentenza in quanto Stefano fu trascinato fuori dal furore del popolo, quindi si trattò di un linciaggio incontrollato.
Mentre il giovane diacono protomartire crollava insanguinato sotto i colpi degli sfrenati aguzzini, pregava e diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”, “Signore non imputare loro questo peccato”.
Gli Atti degli Apostoli dicono che persone pie lo seppellirono, non lasciandolo in preda alle bestie selvagge, com’era consuetudine allora; mentre nella città di Gerusalemme si scatenò una violenta persecuzione contro i cristiani, comandata da Saulo.
Tra la nascente Chiesa e la sinagoga ebraica, il distacco si fece sempre più evidente fino alla definitiva separazione; la Sinagoga si chiudeva in se stessa per difendere e portare avanti i propri valori tradizionali; la Chiesa, sempre più inserita nel mondo greco-romano, si espandeva iniziando la straordinaria opera di inculturazione del Vangelo.
Dopo la morte di Stefano, la storia delle sue reliquie entrò nella leggenda; il 3 dicembre 415 un sacerdote di nome Luciano di Kefar-Gamba, ebbe in sogno l’apparizione di un venerabile vecchio in abiti liturgici, con una lunga barba bianca e con in mano una bacchetta d’oro con la quale lo toccò chiamandolo tre volte per nome.
Gli svelò che lui e i suoi compagni erano dispiaciuti perché sepolti senza onore, che volevano essere sistemati in un luogo più decoroso e dato un culto alle loro reliquie e certamente Dio avrebbe salvato il mondo destinato alla distruzione per i troppi peccati commessi dagli uomini.
Il prete Luciano domandò chi fosse e il vecchio rispose di essere il dotto Gamaliele che istruì s. Paolo, i compagni erano il protomartire s. Stefano che lui aveva seppellito nel suo giardino, san Nicodemo suo discepolo, seppellito accanto a s. Stefano e s. Abiba suo figlio seppellito vicino a Nicodemo; anche lui si trovava seppellito nel giardino vicino ai tre santi, come da suo desiderio testamentario.
Infine indicò il luogo della sepoltura collettiva; con l’accordo del vescovo di Gerusalemme, si iniziò lo scavo con il ritrovamento delle reliquie. La notizia destò stupore nel mondo cristiano, ormai in piena affermazione, dopo la libertà di culto sancita dall’imperatore Costantino un secolo prima.
Da qui iniziò la diffusione delle reliquie di s. Stefano per il mondo conosciuto di allora, una piccola parte fu lasciata al prete Luciano, che a sua volta le regalò a vari amici, il resto fu traslato il 26 dicembre 415 nella chiesa di Sion a Gerusalemme.
Molti miracoli avvennero con il solo toccarle, addirittura con la polvere della sua tomba; poi la maggior parte delle reliquie furono razziate dai crociati nel XIII secolo, cosicché ne arrivarono effettivamente parecchie in Europa, sebbene non si sia riusciti a identificarle dai tanti falsi proliferati nel tempo, a Venezia, Costantinopoli, Napoli, Besançon, Ancona, Ravenna, ma soprattutto a Roma, dove si pensi, nel XVIII secolo si veneravano il cranio nella Basilica di S. Paolo fuori le Mura, un braccio a S. Ivo alla Sapienza, un secondo braccio a S. Luigi dei Francesi, un terzo braccio a Santa Cecilia; inoltre quasi un corpo intero nella basilica di S. Loernzo fuori le Mura.
La proliferazione delle reliquie, testimonia il grande culto tributato in tutta la cristianità al protomartire santo Stefano, già veneratissimo prima ancora del ritrovamento delle reliquie nel 415.
Chiese, basiliche e cappelle in suo onore sorsero dappertutto, solo a Roma se ne contavano una trentina, delle quali la più celebre è quella di S. Stefano Rotondo al Celio, costruita nel V secolo da papa Simplicio.
Ancora oggi in Italia vi sono ben 14 Comuni che portano il suo nome; nell’arte è stato sempre raffigurato indossando la ‘dalmatica’ la veste liturgica dei diaconi; suo attributo sono le pietre della lapidazione, per questo è invocato contro il mal di pietra, cioè i calcoli ed è il patrono dei tagliapietre e muratori.


Cristianalibera
00Monday, December 26, 2011 7:57 PM
Re:
Max Cava, 24/12/2011 15.38:




Accontentiamo Massimo con uno dei Massimi...

27/12/




Massimo di Alessandria (Egitto, ? – Alessandria d'Egitto, 282) fu il quindicesimo vescovo di Alessandria d'Egitto ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, da quella ortodossa e da quella copta..

Il suo ruolo precedette quello di papa della Chiesa copta e patriarca della Chiesa ortodossa di Alessandria prima dello scisma avvenuto nel 451. Già a capo della Chiesa alessandrina durante l'esilio di san Dionisio (257 - 260), occupò l'ufficio vescovile dal 265 fino alla sua morte, avvenuta nel 282. Durante il suo episcopato esiliò Paolo di Samosata dall'Egitto, dove si era rifugiato dopo la sua destituzione da vescovo di Antiochia.


Cristianalibera
00Sunday, January 1, 2012 4:47 PM
01/01

MARIA SANTISSIMA, MADRE DI DIO




La benedezione di Dio ci alimenta


Solennità di Maria Santissima Madre di Dio In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo. La prima lettura biblica del nuovo anno fa scendere su di noi una benedizione colma di luce, in cui prendere respiro per l'avvio del nuovo anno: il Signore parlò a Mosè, ad Aronne, ai suoi figli e disse: Voi benedirete i vostri fratelli. Voi benedirete: per prima cosa, che lo meritino o no, voi li benedirete. Dio ci raggiunge non proclamando dogmi o impartendo divieti, ma benedicendo. La sua benedizione è una energia, una forza, una fecondità di vita che scende su di noi, ci avvolge, ci penetra, ci alimenta. Dio chiede anche a noi, figli di Aronne nella fede, di benedire uomini e storie, il blu del cielo e il giro degli anni, il cuore dell'uomo e il volto di Dio. Mio e tuo compito per l'anno che viene: benedire i fratelli! Se non impara a benedire, l'uomo non potrà mai essere felice. E come si fa a benedire? Dio stesso ordina le parole: Il Signore faccia risplendere per te il suo volto. Che cosa è un volto che risplende? Forse poca cosa, eppure è l'essenziale. Perché il volto è la finestra del cuore, racconta cosa ti abita. Brilli il volto di Dio, scopri nell'anno che viene un Dio luminoso, un Dio solare, ricco non di troni, di leggi, di dichiarazioni ma il cui più vero tabernacolo è la luminosità di un volto. Un Dio dalle grandi braccia e dal cuore di luce. La benedizione di Dio non è salute, denaro, fortuna, prestigio, lunga vita ma, molto semplicemente, è la luce. La luce è tante cose, lo capiamo guardando le persone che hanno luce, e che emanano bontà, generosità, bellezza, pace. Dio ci benedice ponendoci accanto persone dal volto e dal cuore luminosi. Continua la bibbia: Il Signore ti faccia grazia. Cosa ci riserverà l'anno che viene? Io non lo so, ma di una cosa sono certo: Il Signore mi farà grazia, che vuol dire: il Signore si rivolgerà verso di me, si chinerà su di me, mi farà grazia di tutti gli sbagli, di tutti gli abbandoni; camminerà con me, nelle mie prove si abbasserà su di me, mio confine di cielo, perché non gli sfugga un solo sospiro, una sola lacrima. Qualunque cosa accadrà quest'anno, Dio sarà chino su di me e mi farà grazia. Otto giorni dopo Natale ritorna lo stesso racconto di quella notte: Natale non è facile da capire. Facciamoci guidare allora da Maria, che custodiva e meditava tutte queste cose nel suo cuore; che cercava il filo d'oro che tenesse insieme gli opposti: una stalla e «una moltitudine di angeli», una mangiatoia e un «Regno che non avrà fine». Come lei, come i pastori, anche noi salviamo almeno lo stupore: a Natale il Verbo è un neonato che non sa parlare, l'Eterno è appena il mattino di una vita, l'Onnipotente è un bimbo capace solo di piangere. Dio ricomincia sempre così, con piccole cose e in alto silenzio. (Letture: Numeri 6, 22-27; Salmo 66; Gàlati 4, 4-7; Luca 2, 16-21)
Cristianalibera
00Monday, January 2, 2012 5:55 PM
02/01

Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno
vescovi e dottori della Chiesa




Basilio (Cesarea di Cappadocia, attuale Kaysery, Turchia, 330 - 1 gennaio 379), vescovo della sua città natale (370), fu una delle figure più significative della Chiesa nel sec. IV: geniale guida dei suoi fedeli, difensore tenace della fede e della libertà della Chiesa, instauratore di nuove forme di vita comunitaria, creatore di istituzioni caritative, promotore di liturgia (vedi l'anafora che porta il suo nome) e autore fecondo nel campo ascetico (Le Grandi e Piccole Regole), teologico e omiletico.

Gregorio (Nazianzo, attuale Nemisi in Turchia, 330 - 25 gennaio 389/390) condivise con l'amico Basilio la formazione culturale e il fervore mistico. Fu eletto patriarca di Costantinopoli nel 381. Temperamento di teologo e uomo di governo, rivelò nelle sue opere oratorie e poetiche l'intelligenza e l'esperienza del Cristo vivente e operante nei santi misteri.
Cristianalibera
00Thursday, January 19, 2012 11:59 AM
19/01

Macario
il Grande
Noi, come bambini




Visse agli inizi del 300. Era cammelliere e i suoi lunghi viaggi nel deserto lo portavano spesso a incontrare piccole comunità di eremiti. Sui 30 anni, decise di mettersi alla scuola di sant'Antonio Abate e gli divenne amico. Col passare degli anni, anche Macario fu scelto come guida da numerosi discepoli che gli chiedevano «parole di salvezza». Si formò così, attorno a lui, una grande comunità eremitica nella valle di Scete. Nei suoi Detti e Discorsi, Macario dimostra una grande capacità di legare assieme austerità e misericordia. Tra i tanti, ricordiamo questo insegnamento pieno di tenerezza: «Sebbene un bambino non sia in grado di fare alcunché, nemmeno di camminare da solo per andare verso la sua mamma, tuttavia, cercandola, egli si agita, grida e piange. E la madre s'intenerisce ed è contenta che il bambino la cerchi. E siccome il piccino non può recarsi da lei, essa stessa, vinta dall'amore materno, si avvicina a lui e delicatamente lo prende fra le braccia, lo accarezza e lo nutre. Allo stesso modo fa il Signore (...) nei riguardi dell'anima che a lui si accosta e lo invoca». Nelle Vite dei Padri ci è stata tramandata, su san Macario, questa splendida piccola storia: «Quando viveva nel deserto, un angelo gli apparve, ingiungendogli di seguirlo fino a una lontana città. Giunti a destinazione, lo fece entrare in un casolare, dove abitava una povera famiglia. L'angelo gli presentò la sposa e madre di quel focolare, dicendogli che essa aveva raggiunto la santità vivendo in pace e in perfetta armonia, fin dall'inizio della vita coniugale, pur fra innumerevoli occupazioni quotidiane, con tutti i suoi familiari, conservando un cuore casto, una grande umiltà e un ardente amore verso Dio. E san Macario implorò da Dio la grazia di vivere nel deserto come quella donna viveva nel mondo». Altri santi. Bassiano, vescovo (320-409); Liberata (VI sec.). Letture. «Perché pecchi contro un innocente?» (1Sam 18,6-19,7); «In Dio confido, non avrò timore!» (Sal 55); «Tu sei il Figlio di Dio!» (Mc 3,7-12). Ambrosiano. Siracide 44,1; 46,13. 19-47,1; Salmo 4; Marco 4, 1-20.
Agabo
00Friday, January 20, 2012 2:27 PM
Qui, se volete, ve ne sono di "santi" da venerare:

vimeo.com/27804985

Alcuni erano un po' froci, altri avevano dei vizietti sessuali particolari ... ma non stiamo a guardare certe cose!
La chiesa li ha fatti santi e potete rivolgervi a loro in preghiera: qualche grazia ... chissà, magari una grazia particolare, fatta da uno 'specialista', da uno che aveva esperienza di certi problemi e che ... vi potrebbe comprendere!

'na prijera a san jennar.
[SM=x2630433]
Cristianalibera
00Friday, January 20, 2012 5:50 PM
Re:
Agabo, 20/01/2012 14.27:

Qui, se volete, ve ne sono di "santi" da venerare:

vimeo.com/27804985

Alcuni erano un po' froci, altri avevano dei vizietti sessuali particolari ... ma non stiamo a guardare certe cose!
La chiesa li ha fatti santi e potete rivolgervi a loro in preghiera: qualche grazia ... chissà, magari una grazia particolare, fatta da uno 'specialista', da uno che aveva esperienza di certi problemi e che ... vi potrebbe comprendere!

'na prijera a san jennar.
[SM=x2630433]



Essere santi non significa essere esente da difetti umani e non significa di avere mai commesso peccato. [SM=g7349]


Cristianalibera
00Friday, February 10, 2012 4:34 PM
riprendiamo


09/02

Santa Scolastica





La preghiera potente


Alle origini del monachesimo occidentale c'è non soltanto la celebre figura di san Benedetto da Norcia, ma anche la cara figura di santa Scolastica, sua sorella, che fondò, accanto a Montecassino (ma, umilmente, ai piedi della montagna!), un monastero per le donne che volevano consacrarsi a Dio. Di lei non sappiamo molto, e tuttavia quei pochi ricordi che ci sono stati tramandati non esitano a dire che, nel suo cuore di donna, ella riusciva perfino ad «amare di più» del suo celebre fratello. Si tratta del simpatico episodio, raccontato dal papa san Gregorio Magno: Benedetto e Scolastica avevano pattuito tra loro di incontrarsi una volta all'anno, in una casetta vicino al monastero, per trascorrere assieme l'intera giornata occupati in un fraterno e spirituale colloquio. A sera, Scolastica vorrebbe fermarsi ancora, ma Benedetto è ligio alla Regola e vuole rientrare in monastero. Allora Scolastica congiunge le mani in preghiera e scoppia un temporale così violento che impedisce anche solo di uscire da casa. E così i due possono trascorrere ancora qualche ora assieme «a parlare delle gioie della vita celeste». Il santo Pontefice commenta: «Poté di più, la preghiera di colei che più amava». Il seguito della storia mostra il perché di quell'affettuosa insistenza di Scolastica che era ormai giunta al termine della sua vita. Ella muore, infatti, tre giorni dopo, e Benedetto la fa seppellire nel sepolcro che ha preparato per sé. A quaranta giorni di distanza morirà anche Benedetto. Così, quell'ultimo incontro, a cui Scolastica tanto teneva, diventa un simbolo di quella dolce umanità che deve accompagnare ogni dedizione di sé a Dio. Lì venne costruita una «chiesetta del colloquio». Altri santi. Guglielmo, duca di Aquitania (XII sec.); beato Luigi Stepinac, vescovo e martire (1898-1960). Letture. «Così Israele si ribellò alla casa di Davide» (1Re 11,29-32; 12,19); «Fa' che ascoltiamo, Signore, la tua voce» (Salmo 80); «Fa udire i sordi e fa parlare i muti» (Marco 7,31-37). Ambrosiano. Siracide 31,25-31; Salmo 103; Marco 8,22-26.
Cristianalibera
00Sunday, May 20, 2012 11:06 AM
A parte che oggi i cristiani festeggiano l'ascensione del nostro SIGNORE






Oggi è anche la festa di




lo conoscete?
Cristianalibera
00Thursday, May 24, 2012 10:01 AM
Re:
Cristianalibera, 20/05/2012 11.06:

A parte che oggi i cristiani festeggiano l'ascensione del nostro SIGNORE






Oggi è anche la festa di




lo conoscete?




Nessuno dei cattolici ha conosciuto sto Santo...????


[SM=g7352]


Cristianalibera
00Tuesday, May 29, 2012 10:13 AM
bè che cattolici siete.... [SM=g27985]



Cristianalibera
00Thursday, November 22, 2012 5:26 PM
OGGI SANTA CEcilia!


Prottretrice dei musicisti, proprio ora passa la BANDA! [SM=g2489055]
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