I PIRATI DELL’OCEANO INDIANO

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ken.1979
00Friday, January 6, 2006 2:25 PM
I PIRATI DELL’OCEANO INDIANO

Quando il ricco raccolto del mar delle Antille cominciò a scarseggiare, molti pirati si spostarono ad oriente, nelle acque dell'Oceano Indiano, attirati dalle flotte del tesoro dei principi indiani e dalle grandi navi mercantili delle Compagnie delle Indie Orientali, olandesi, francesi e inglesi, molti pirati trovarono un rifugio sicuro in Madagascar, la grande isola al largo delle coste orientali dell'Africa, si trovava nella posizione ideale per controllare le rotte commerciali per le Indie e i pellegrinaggi dei Musulmani verso la Mecca, i pirati accumularono ben presto incredibili ricchezze e alcuni di loro, come Kidd e Avery, diventarono personaggi leggendari.
Dopo aver doppiato il Capo di Buona Speranza, le navi europee per recarsi in India ed in Cina, potevano scegliere tra due rotte, entrambe passavano a poche miglia di distanza dal Madagascar, covo dei pirati, nel viaggio verso l'Asia erano carichi d'oro e d'argento, in quello di ritorno trasportavano porcellane cinesi, sete e spezie, gli East Indiament (grandi navi a vela usate dalle Compagnie delle Indie, con armamento da 16 a 20 cannoni, che nei secoli XVII e XVIII facevano la spola tra l'Europa e l'Asia) erano le prede favorite dei pirati.
D’origine scozzese, William Kidd (1645-1701) era un uomo d'affari di New York inviato nell'Oceano Indiano per dare la caccia ai pirati, primo fra tutti Avery, tuttavia, convinto dall'equipaggio corrotto, commise parecchi atti di pirateria, e al suo ritorno fu giudicato e impiccato.
Il pirata inglese Henry Avery (circa 1665-1728) divenne famoso per aver catturato la nave del Moghul indiano, la Gang-i-Sawai, che trasportava pellegrini e tesori da Surat alla Mecca, il trattamento brutale che riservò ai passeggeri scatenò l'ira del Moghul, che chiese un indennizzo alle autorità inglesi.
Il pirata americano Thomas Tew faceva la spola tra l'America settentrionale e l'oceano Indiano, ritornando sempre con un buon bottino, in America era considerato una celebrità, fu ucciso in una spedizione con Avery nel 1696.
Alla fine del XVII secolo, i pirati, costruirono una roccaforte sulla vicina isola di Santie-Marie, facilmente difendibile in caso d’attacco.
Quando i pirati catturavano una nave, spesso trovavano un carico d’umana sofferenza, nelle stive buie si accalcavano centinaia di schiavi africani diretti alle colonie americane.

Nel XVII e XVIII secolo, la tratta degli schiavi era un affare redditizio: gli schiavi erano rivenduti in America a 10 o anche a 15 volte il prezzo pagato in Africa, questi grossi profitti attiravano i pirati, che divennero a loro volta negrieri, oppure vendevano per proprio conto il carico di schiavi catturati in mare, alcuni si alternavano fra le occupazioni di negriero.
Corsaro e pirata, John Hawkins (1532-1595) fu il primo corsaro inglese a rendersi conto che il commercio degli schiavi rappresentava un affare redditizio, nel 1562 fece il primo di tre viaggi come negriero, dall'Inghilterra all'Africa occidentale, dove imbarcò 300 schiavi, si diresse poi ai Caraibi dove vendette il suo carico umano nell'isola di Hispaniola.
Le navi negriere partivano dall'Inghilterra o dall'America con un carico di merci di poco valore, i negrieri europei acquistavano gli schiavi dai capi tribù africani, in cambio di braccialetti di ferro, ottone, rame, usati come moneta nell'Africa occidentale, e qualche fucile e polvere da sparo, poi salpavano verso i Caraibi questa parte del viaggio era chiamata "il passaggio di mezzo".
Sulle isole come Giamaica gli schiavi erano barattati con zucchero, melassa o legname, che venivano imbarcati per il viaggio di ritorno, così ogni fase del viaggio, assicurava un profitto.
I marinai di una nave negriera vivevano con la paura costante di una rivolta degli schiavi, molto più numerosi di loro, pertanto qualsiasi accenno di ribellione era represso selvaggiamente, durante la navigazione, non vi erano misure igieniche, e le malattie si diffondevano rapidamente, e la mortalità era alta, a volte i morti rimanevano incatenati accanto ai vivi per giorni interi.
A bordo delle navi gli schiavi erano tenuti in ceppi, per impedire ribellioni o suicidi, gli unici modi per sfuggire agli orrori della stiva, questo significava che gli schiavi non potevano collaborare alla difesa in caso d’attacco d’altre navi pirata.
I capitani dei Caraibi accettavano a bordo gli schiavi fuggiti, che a volte rappresentavano più di un terzo dell'equipaggio, imbarcarsi su una nave era una scelta allettante, se paragonata alle sofferenze della schiavitù.
Il pirata inglese Bartholomew Roberts (1682-1722), catturò a Whydah, nell'Africa occidentale, 11 navi negriere, Roberts aveva cominciato la sua carriera nel 1719, caricando schiavi in una postazione commerciale.
L'Inghilterra abolì la schiavitù nel 1833 e gli Stati Uniti d'America la seguirono 30 anni più tardi.
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