GIAMPIERO MUGHINI - Scritti & Interviste

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Ankie
00Wednesday, June 19, 2019 2:38 PM
Comincio qui un Progetto che prevede di postare quotidianamente una raccolta di quello che dicono e scrivono in giro per il Web.

Ankie
00Wednesday, June 19, 2019 2:42 PM

"Cosa può regalare Antonio Conte all'Inter? Tanto. Ho gli incubi: l'idea che un pezzo di Juve sia andato all'Inter, mi crea angoscia. L'Inter è un'altra cosa, mi aspettavo che fosse un competitor accanito anche nella scorsa stagione perché la rosa è molto forte. L'Inter non l'ho mai capita, mi ha lasciato di stucco non vederla lottare per i primissimi posti. Per la Juventus aumentano le chance di vincere la Champions League? Assolutamente no, è una competizione molto complessa. Sarebbero aumentate con Pep Guardiola? Sì, perché ha grande esperienza in Europa e ottima familiarità con i campioni. Però col Manchester City dov'è arrivato? Neppure in semifinale. Con Sarri diminuiscono le chance di vincere lo scudetto? No però dipende dagli altri. Se l'Inter azzecca il grande campionato... Napoli? Non so dirlo, non so fare un pronostico. E' la seconda in classifica, questo sì. L'anno scorso, dopo il colpo di testa di Koulibaly, il Napoli era lì dal vincere: ha fatto un campionato splendido, se vinceva non potevi dire nulla. L'ultimo campionato, invece, è finito due mesi prima: è stato brutto, sono stati due mesi inutili. Sarri era il simbolo dell'antijuventinismo? Non è esatto. Era il comandante della squadra che competeva con noi, nessun simbolo".

"Mi spiacerebbe se Sarri non si presentasse in tuta alla presentazione perché Sarri è elegantissimo con la sua tuta"


Ankie
00Friday, June 21, 2019 3:59 PM

"Avete ascoltato le parole di Maurizio Sarri? Non era mai capitato che un allenatore arrivasse alla Juventus e parlasse quasi esclusivamente della sua ex squadra. Sarri ha parlato per il 70% della sua conferenza stampa del Napoli".

"Sarri pensa ancora al Napoli: è come se uno si fidanzasse con Miss Mondo, ma avesse in testa ancora la fidanzata precedente...".

Ankie
00Friday, June 21, 2019 4:01 PM
Ankie
00Monday, June 24, 2019 9:45 PM

Giampiero Mughini per Dagospia



Caro Dago, se è per questo con l’età che ho non credo che alle Olimpiadi del 2026 ci arriverò ma non importa, tale è la mia gioia da italiano. Una gioia insostenibile, mi sono commosso a vedere quel video promozionale che tu hai messo in pagina.




Mi sono commosso quasi alle lacrime a vedere tutte assieme le meraviglie storiche e umane e paesaggistiche del nostro stivale. E tanto voglio sperare e sono sicuro che quel magnifico “urlo” del mio amico Beppe Sala sia l’equivalente simbolico del magnifico “urlo” di Marco Tardelli al campionato del mondo di calcio del 1982. L’urlo della vittoria, l’urlo dell’eccellenza del nostro Paese, l’urlo dell’orgoglio.




Ed è naturale che la sede di tutto questo sia Milano e la sua organizzazione civile, la città che in questi ultimi anni ha cambiato passo e genere musicale rispetto al resto del Paese, la città la più pop di tutte da cui tutti noi attingiamo e lavoro e reddito, la città che ad andarci in questi ultimi anni ti sembra di essere altrove che nel resto d’Italia. Di essere in Europa e di esserci da primi della classe per l’appunto.



Che siano queste Olimpiadi del 2026 l’equivalente reale e simbolico di quel che furono le Olimpiadi di Roma del 1960 e annesso urlo di Livio Berruti quando infilzò per primo il traguardo dei 200 metri. Quando l’Italia festeggiò i dieci anni della ricostruzione economica e morale dopo il disastro della guerra perduta e della guerra civile le cui cicatrici ancora oggi sanguinano. Quell’Italia che si avventava nel moderno, nelle nuove libertà, nei nuovi consumi, ed erano milioni gli italiani che per la prima volta andavano in vacanza sulla loro Fiat acquistata a rate. Quell’Italia che credeva che ogni mattino avrebbe apportato qualcosa di più e qualcosa di meglio, così io ricordo esattamente quegli anni. E adesso forza, forza Italia, dopo la quaresima e il disastro civile e morale dei tanti anni di crisi, dei tanti anni di “no” a tutto perché sembravamo non più capaci di niente, forza Italia che ce la possiamo fare: perché siamo un grande Paese, saturo di eccellenze e talenti di ogni sorta. Forza, forza, forza. Evviva, evviva il nostro amatissimo Paese.

Ankie
00Wednesday, June 26, 2019 10:47 AM



"Il tutto dello scambio di opinioni tra lei (Carlo Verna, presidente dell'Ordine dei giornalisti, ndr) e il mio vecchio amico Vittorio Feltri nasce dal fatto che Feltri ha scritto feltristicamente della condizione di salute di Andrea Camilleri, al che qualcuno di voi gli ha puntato il dito contro. Definire tutto questo qualcosa di ridicolo è dire poco, è dire niente", scrive Giampiero Mughini in un articolo su Dagospia. "Se delle persone presunte a modo dovessero puntare il dito contro una tantissima parte di quello che esce sui giornali, ne scaturirebbero contese e ammonizioni a non finire. Lasciate che Pietro Senaldi o Vittorio Feltri facciano il loro lavoro per come lo intendono".

E ancora: "Feltri scrive feltristicamente, Scalfari scrive scalfaristicamente, molti direttori di giornali scrivono non saprei dire come e comunque scrivono. Giudicheranno i posteri. Verrà un giorno, scrisse una volta Leonardo Sciascia, che qualcuno leggerà quel che appare sui giornali. E siccome ho vissuto trent’anni nei giornali, so di che pasta erano fatti molti dei miei colleghi". Insomma, conclude Mughini: "Come volete che Feltri scriva se non al modo suo, al modo che piace a lui e ai lettori del suo giornale? Ovvio che in quelle sue righe non c’è deontologicamente nulla di blasfemo. E’ il suo stile, la sua da lui conclamata predilezione per parole e ragionamenti ruvidi. Che c’entra il “comitato” di giudici cui lei accenna? Si facciano gli affari loro, scrivano gli articoli loro, si trovino uno stile che convinca dei lettori ad acquistare un giornale.

liberoquotidiano.it

Ankie
00Wednesday, June 26, 2019 5:41 PM

Giampiero Mughini per Dagospia



Caro Dago, sto guardando sul mio computer le immagini della nave che sta accorrendo verso il riparo di un porto italiano dove alleviare la condizione di 43 disperati provenienti dai lager libici, e tra loro tre bambini. E da italiano brucio di rabbia e di vergogna al pensiero – e voglio metterlo per iscritto – che su quel dolore e su quella sofferenza si sta esercitando la prepotenza della politica politicante.



E pensare che i miei conterranei di Lampedusa sono lì pronti ad accogliere quei 43 esseri umani, esattamente come hanno fatto tante volte in questi ultimi anni.



E ancora l’altro ieri, quando ne hanno presi 120 anche loro stremati e martoriati. Ci dicano se occorrono dei soldi per approntare l’accoglienza. Ovviamente, e per la mia piccola parte di cittadino repubblicano, sono a disposizione. O altrimenti li vogliamo tenere laggiù prigionieri in mare fino a Natale? Sì o no?







Giampiero Mughini




Ankie
00Saturday, June 29, 2019 3:05 PM
Ineccepibile.


Giampiero Mughini per Dagospia




Caro Dago, è tutta la mattina che leggo gli articoli di chi scrive di Carola-Antigone a cominciare dall’autorevole Domenico Quirico che voi avete messo in pagina, dal fiammeggiante come di consueto Giuliano Ferrara a un magnifico articolo di Massimo Fini sul “Fatto”. Sì o no la Capitana ha fatto bene a violare leggi e confini pur di mettere a riposo 40 poveri disgraziati che da oltre due settimane rullavano sulle onde del Mediterraneo?



Sì o no, per dirla con Quirico, quello di Carola è “il narcisismo fanatico della sua misericordia”? Sì o no in quell’atto finale del suo attracco a Lampedusa, lei ha messo in pericolo la vita di quei funzionari italiani che su una motovedetta (perché questo era l’ordine ciarlatanesco che veniva del ministero degli Interni) hanno cercato di ostare con il proprio corpo all’arrivo dei 40 poveri disgraziati divenuti la carne da cannone di tutta intera la politica politicante del nostro governo?



Condivido in toto gli argomenti addotti da Quirico, come sempre un maestro negli argomenti di cui si occupa. E con tutto questo non riesco a non essere d’accordo con la capitana Carola, con la sua decisione di andare fino al molo di Lampedusa e attraccare. Attraccare, in modo che scendano giù quei 40 poveri disgraziati sulla cui pelle stiamo ricamando le ragioni del pro e del contro di tutta questa tragedia.



Perché di una tragedia si tratta, e a parte la farsa di chi tuona che la Sea Watch andrebbe “affondata” e lo fa per raccattare qualche voto in più per quando si siederà al tavolo dei vincitori e per quanto ciarlatani.




Quei 40 poveri disgraziati. Di loro mi sono occupata e dei 21 membri del mio equipaggio, ha detto la Capitana. E difatti io fossi stato Salvini e avessi le sue idee, avrei fatto quanto segue. Mi sarei fatto portare da una motovedetta fino alla Sea Watch e le avrei indicato la strada fino al porto di Lampedusa, dicendole che noi italiani siamo meglio degli olandesi che dei 40 disgraziati non ne vogliono sapere, razza di bastardi che Erasmo da Rotterdam si sta rivoltando nella tomba.




Che noi italiani un quinto di quei 40 poveri disgraziati li prendiamo e gli altri li facciamo arrivare ai Paesi che si sono dichiarati pronti a riceverli. Prontissimi, e perciò non c’è bisogno di attracchi audaci e di motovedette che rischiano di essere distrutte. Che tutto è molto semplice, che la legge del mare che vale da secoli vale ancora oggi. Chi è in pericolo, deve essere messo al riparo, punto e basta; i discorsi seguiranno. Avesse fatto così, Salvini avrebbe fatto bingo senza smettere per un secondo di essere “sovranista”, dato che ci tiene tanto e anche se non significa nulla




E dunque. Grazie capitana, della sua ostinazione. Grazie Italia della tua intelligenza e generosità, e anche se questa volta l’Antigone che va oltre il dettato delle leggi è una ragazza olandese. Una che fa parte delle élites bianche e occidentali del nostro tempo, una delle migliori razze mai esistite al mondo. (Io ne faccio parte.) Una che nell’aver torto ha avuto perfettamente ragione (Massimo Fini dixit). Una che parla cinque lingue e che lo sa che il mondo è un tutt’uno, e noi di quel mondo facciamo parte. Non dell’una o dell’altra fazione ciarlatanesca.

Ankie
00Sunday, June 30, 2019 3:06 PM

Caro Dago, io che non sono mai stato un vero giornalista e che nello scrivere sui giornali ho sempre aspettato che la cronaca diventasse storia, adesso sono ore e ore che fremo quanto alla sorte della magnifica capitana Carola. Fremo da italiano, da cittadino repubblicano di un Paese che in questo momento presenta al mondo aspetti allarmanti.

Mi riferisco in particolare alla turba sciagurata che ha accolto Carola tempestandola di insulti del tenore che sapete.



Quando ieri voi di Dagospia avete postato l’articolo che riferiva il comportamento di questi indecenti energumeni, mi sono stupito che non lo aveste messo a modo di insegna un occhiello così: Monnezza contemporanea. C’è della monnezza nel regno di Danimarca, in questo miscuglio di realtà e virtualità che è il nostro. Monnezza, non c’è un altro termine.



Veniamo subito al dunque. La capitana Carola stava facendo un’azione perfettamente consona alla legge del mare. Stava portando in salvo 40 esseri umani _ ho detto esseri umani _ che da due settimane rullavano sulle onde, disponevano di un unico bagno chimico, dormivano per terra, minacciavano di suicidarsi.




A quel punto di questo spaventevole romanzo contemporaneo, la soluzione in realtà c’era. Quattro o cinque Paesi europei avevano già accettato ciascuno una quota parte dei 40 esseri umani. A quel punto il ministro dell’Interno di un Paese che si vuole umanamente decente non ha altro da fare che accogliere la capitana e il suo carico, dicendole che l’Italia ha esperienza di esseri umani partiti alla disperata per lidi migliori, Usa e Argentina eccetera. Era risolvibilissimo, era facilissimo da uscirne tutti a testa alta, e la capitana e l’Italia che noi amiamo e che non è certo rappresentata da quel mucchietto di monnezza sul porto di Lampedusa.




Purtroppo non abbiamo un ministro dell’Interno di questa levatura, non ce l’abbiamo e sta parlando uno che mai nella vita userà una parola insultante nei confronti di Matteo Salvini, e questo perché gli insulti volgari sono robaccia da dementi e insozzano la bocca di chi li pronuncia.



E invece contro la capitana Carola è stata sguinzagliata una motovedetta abitata da finanzieri italiani che per quattro soldi erano lì a rispettare un ordine venuto dall’alto. Un ordine indecente, un ordine insultante, un ordine che va contro la legge del mare. Non fare attraccare a qualsiasi costo al mondo quel carico di poveri disgraziati.




La manovra della capitana si è fatta concitata in quei momenti drammaticissimi, la Sea Watch ha urtato la motovedetta: non certo con l’intenzione di speronarla, di mettere in pericolo la vita dei nostri finanzieri, dei nostri amatissimi concittadini che stavano facendo il loro dovere. L’ha urtata perché può succedere nell’ultima di un romanza che nessuno avrebbe mai dovuto scrivere.



Pena da tre a dieci anni per Carola? Non bestemmiamo. C’è una tragedia in atto nel Mediterraneo, nel “mare nostrum”, ossia nel mare dove è nata la civiltà umana, nascita di cui gli italiani del tempo sono stati grandi protagonisti. Un abbraccio ai nostri finanzieri, un abbraccio a Carola. Che mai e mai e mai vorremmo su un banco degli accusati. E’ stata magnifica.

Ankie
00Tuesday, July 2, 2019 1:06 PM

Giampiero Mughini per Dagospia



Caro Feltri (Vittorio), tu sai che ti voglio bene e sai che mi diverte il format giornalistico che ti sei dato, mostrare ogni volta quanto siano imbecilli quelli di sinistra. E, come in questo caso, quanto abbiano ragione quelli della sponda opposta: quelli che giudicano la capitana Carola “una matta o peggio una criminale”.




Ora tu sai a puntino - e questo perché ci bazzichiamo da trent’anni e ancora una volta ti ringrazio da quanto profumatamente hai sempre pagato il mio lavoro - che io non sono per niente “di sinistra”, termine peraltro vacuo e privo di alcun significato. Eppure questa volta dissento nettamente da quanto hai scritto su “Libero”, il giornale che dirigi e che ha il torto di voler apparire a tutti i costi “il più di destra” possibile, e anche se anche questo è un termine vacuo e privo di significato. Non è questione di “beoti” che applaudono la capitana pur non sapendo bene che vuol dire accogliere sempre e comunque “i disperati” del mare.




E’ una questione semplicissima, che poteva essere risolta in cinque minuti, come ha detto l’ottimo Marco Minniti, anche lui credo uno che ci pulisca le scarpe con l’archeologica diade destra/sinistra.


Che quei 40 poveri disgraziati continuassero a rullare sul mare e a dormire per terra e a usufruire di un solo bagno chimico magari fino a Natale, è questione talmente indecente che a commentarla non c’è bisogno di paroloni. In realtà la questione era perfettamente risolta prima che la capitana Carola avviasse la manovra disperata di attraccare a ogni costo. C’erano 4 o 5 Paesi europei che avevano dichiarato di accettare ciascuno la sua quota parte dei 40 poveri disgraziati. Non c’era che da farli sbarcare a Lampedusa, farli riposare un paio di giorni e poi consegnarli a ciascuno di quei Paesi.



Cinque minuti, non di più. Come vedi non c’era alcuna “invasione della nostra Patria” come purtroppo tu scrivi. E tanto più che nel tempo in cui è durata questa fiction massmediatica, su altre spiagge del nostro Paese sono sbarcate alcune centinaia di immigranti. Ovvio, non li terremo tutti. Ovvio, non possiamo tenerli tutti. Ovvio, sono in tanti in Europa a fare gli stronzi su questo argomento che è di decenza umana, salvare chi è in pericolo sul mare.




Quanto ai rischi corsi dalla nostra motovedetta, sei antico del nostro mestiere, caro Vittorio, per non intuire com’è andata. La nostra motovedetta è stata mandata per mare costasse quel che costasse a impedire l’attracco alla “piratessa”. Manovrare di notte e dopo giornate e giornate di tensione non è semplicissimo. Il cozzo è stato sfiorato. Fortuna che i nostri carissimi finanzieri non si siano sbucciati alcunché. Far passare la piratessa come una che voleva il male dei nostri connazionali non sta né in cielo né in terra. E’ stato un caso, è stato un accidente, com’è spesso della nostra vita - Vittorio, è tutto molto semplice. Cinque minuti. Cinque minuti di ragionamenti da esseri umani. Figurati che me ne frega a me della “sinistra”, contro cui battaglio a mio danno e pericolo da quarant’anni. Ti abbraccio

Ankie
00Tuesday, July 23, 2019 10:12 AM

Giampiero Mughini per Dagospia

Caro Dago, e dunque sembrerebbe che all’origine del disastro civile di ieri - la rete ferroviaria italiana spaccata in due e treni che da Napoli arrivavano a Milano con 360 minuti di ritardo - ci sia una sorta di sabotaggio attuato da quei figuri della galassia estremistica italiana che passano come “anarco-insurrezionalisti”, gente che ha fra i suoi ispiratori il catanese Alfredo Maria Bonanno. Uno di cui avevo letto un libro che aveva come incipit il suo disappunto che i terroristi avessero sparato alle gambe di Indro Montanelli anziché sparargli in faccia. Tipini così.



E tutto questo mentre a Firenze si celebrava il processo contro alcuni loro consanguinei che un paio d’anni fa avevano messo una bomba in una libreria di destra (apparentata a Casa Pound), a disinnescare la quale l’artificiere della polizia Mario Vece ci aveva rimesso una mano e l’uso di un occhio. Delinquenti così.



Una bomba contro una libreria e seppure di destra. Non fossero dei perfetti analfabeti saprebbero che in una libreria di destra ci puoi trovare dei libri indispensabili, preziosi. Quando alcuni anni fa alla Casa Pound romana mi invitarono a una chiacchiera pubblica, alle mie spalle e mentre mi accingevo a formulare i miei ragionamenti, era appeso un poster che fungeva da omaggio a Berto Ricci, il maestro di Indro Montanelli, lo scrittore fascista fiero e indipendente che morì a 36 anni combattendo in Libia. Eccome se i suoi libri non sono preziosi a capire un’epoca, a ricostruirne gli spasmi ideali, le illusioni, illusioni che Ricci pagò con la vita.




Quando sono arrivato a Roma, cinquant’anni fa, e sono andato ad abitare in via della Trinità dei Pellegrini, giusto sotto casa mia c’era la libreria di un fascista aperto e dichiarato, un libraio competentissimo che aveva fra i suoi maggiori clienti Renzo De Felice. Su quei suoi scaffali zeppi zeppi c’erano anche dei libri futuristi, libri che cinquant’anni fa non avresti trovato altrove, e io ne comprai parecchi. (Mi pare che anche Pablo Echaurren abbia attinto a quella libreria.) Anche contro di lui gli estremisti del tempo, gli Autonomi romani, si accanirono. Scaraventarono due bottiglie molotov contro le vetrine della sua libreria, che ne andarono in fiamme. L’indomani scesi da lui a esprimergli la mia solidarietà.



Se vuoi capire l’Italia del novecento, e dunque i vent’anni in cui la gran maggioranza degli italiani stava dalla parte di Benito Mussolini, le librerie di destra sono indispensabili. Qualche giorno fa m’ero messo alla ricerca di un libro introvabile del 1950, Itinerario tragico di Giorgio Pini. Per fortuna l’ho trovato su internet, altrimenti lo avrei cercato in una qualche libreria di destra. Combattente valoroso della Prima guerra mondiale, anche lui una figura adamantina, Pini era stato un ardente mussoliniano fino all’ultimo. Dopo il 25 aprile 1945 lo misero in un campo di concentramento. Dove andava a trovarlo in bicicletta il figlio diciassettenne. Una volta che tornava dalla visita al padre venne intercettato da un blocco partigiano. Il suo cadavere non è mai stato ritrovato.



Mi chiedo se quelli che commemorano a ogni piè sospinto il povero Carlo Giuliani (colpito mentre cercava di spaccare la testa a un poliziotto) sappiano nulla di quel diciassettenne trucidato solo perché portava il cognome Pini. Io stesso trenta e passa anni fa, quando andai nella casetta bolognese dove Pini stava vivendo gli ultimi anni della sua vita (nel suo studiolo teneva alla parete un disegno che gli aveva autografato Giorgio Morandi), non ne sapevo nulla di quel figliolo assassinato. Lo avessi saputo, Pini padre lo avrei abbracciato.

Ankie
00Sunday, July 28, 2019 12:33 PM




Ankie
00Sunday, July 28, 2019 1:35 PM
Nel primo video che ho postato parla di una donna bella e intelligente che a casa sua gli chiese il telefono di qualcuno che potesse farla lavorare in TV ma lui ha detto di non conoscere nessuno, e che lei non sapeva far nulla, ma che secondo lui per quel numero di telefono sarebbe stata disposta a rinnovare il Kamasutra.

E poi in merito ai collezionisti di Libri & Opere dice "Il mio Amico Sgarbi..."

Il mio Amico. [SM=x5891215]
Ankie
00Saturday, August 3, 2019 12:31 PM
Che cattivi.



Mughini ora ulula alla luna (l’hanno rimasto solo) - Il Fatto Quotidiano

Ankie
00Friday, August 16, 2019 2:07 PM
Non sta scrivendo più nulla, speriamo si stia riposando e che stia bene.
Ankie
00Wednesday, August 21, 2019 12:30 PM
Mughini sarà a Savona, magari Colosso ci va.


Alle ore 21.15 di venerdì 23 agosto, Giampiero Mughini sarà ospite ad Albissola Marina in piazza della Concordia, sul palco di Parole Ubikate in Mare per presentare “Memorie di un rinnegato”.

Ankie
00Thursday, August 22, 2019 10:12 AM
Oooooh, è ritornato.


Giampiero Mughini per Dagospia




Caro Dago, Mi sento un po’ in colpa con te perché il mio mutismo nei confronti delle tue pagine sempre vive e vitali è stato abbastanza lungo. Non che io fossi in chissà quale spiaggia remota ad abbronzarmi; né che io fossi del tutto disattento alla tragedia italiana della Terza Repubblica. Solo che da cittadino repubblicano quale mi vanto di essere non sono così attento e desiderante di tutto ciò che vi accade nel comparto della politica politicante. Zero attento, zero desiderante, e a parte il fatto che reputo Matteo Renzi di tre gradini sopra agli altri.



Invidio chi riesce a scrivere un articolo pro o conto Matteo Salvini, per me è pressoché impossibile. E dire che ne ho visti parecchi e parecchie in questi ultimi miei mesi di praticantato televisivo che smaniavano pur di farsi notare dal Matteo in canotta, glielo leggevi in volto che avevano già fatto il calcolo dell’Iva sulle fatture che speravano poter emettere in ragione della loro improvvisa empatia nei confronti del Matteo in canotta.





Neppure sotto tortura farà i nomi e cognomi dei suddetti e suddette, e anche se quei nomi e cognomi ce li ho in punto alla lingua e ti potrei dare l’ora e il canale televisivo in cui me li sono trovati accanto. Uno a una. Dio, il mio disprezzo nei loro confronti. Dio che eroismo non dirne i nomi e cognomi



Vedo che Giuseppe Conte il Latteo da spiaggia lo ha conciato per le feste, quando lo ha visto steso per terra, un morto che stava morendo. Lo avesse fatto sei mesi fa, allora sì che lo avrei apprezzato.

Non riesco ad appassionarmi a questa storia politicante , in un momento in cui la vicenda generale dell’Europa tutta è in pericolo e in affanno.




Non riesco ad appassionarmi se sarà un Conte bis o Fico a promettere agli italiani quali pani e quali pesci verranno moltiplicati. E laddove un governo leale e responsabile dovrà solo ammettere che non c’è scampo all’aumento dell’Iva, quei 23 miliardi di euro che batteranno sulle tasche degli italiani che lavorano e producono e consumano.



A me, che sono un italiano che lavora le sue dieci ore al giorno e dichiara tutto quanto al fisco non cambierà nulla di nulla di nulla. So solo che sono affranto e disperato per il mio Paese, e mentre so che sono milioni e milioni gli italiani che si alzano presto la mattina e cominciano la loro opera, talvolta di gran qualità. Se Di Maio o Fico o chi altri al timone del comando? Ma vogliamo scherzare. Non cambierà nulla di nulla di nulla. A tutti noi.



Fregatevene altamente. E mi dispiace così tanto che amici miei cari come Pigi Battista e Giuliano Ferrara si azzannino sull’una o sull’altra delle ipotesi politicanti. E’ il niente contro il niente, a nessuno di noi cambierà niente di niente. E’ solo e soltanto la tragedia della Terza Repubblica. Dio mio, come ci siamo ridotti. E fermo restando che quando Renzi farà il suo nuovo partito, subito lo voterò. Anche se non servirà a niente, purtroppo.

Ankie
00Wednesday, August 28, 2019 4:01 PM
Giampiero Mughini per Dagospia




Caro Dago, ho appena acceso e subito spento le notizie che il telegiornale della 7 ci offriva in merito alla crisi di governo e se sì o no verrà fuori questo governo che più tenuto assieme dalla sputazza non si può. Meglio che un Matteo Salvini onnipossente e dominante, ovvio. Né sono d’accordo con Carlo Calenda, sottrarsi a questa possibilità è politicamente impossibile. Per andare dove, per fare che cosa?



Da elettore potenziale di Calenda, da borghese che si vanta di essere un cittadino repubblicano, non vedo l’ora che ci sia un partito che mi rappresenti. Ma non un partito dell’1,4% come sarebbe un partito fondato da Calenda dopodomani mattina.



Me ne spiaccio e mi duole. Di non provare alcuna emozione su tutta questa vicenda. Premetto che dalla politica partitante non mi aspetto nulla, nulla di nulla. Non un euro, a quello ci pensa la mia fatica e il mio talento.





Solo vorrei una soluzione politica che alla malmessa baracca italiana facesse il meno male possibile, a cominciare dal fatto che non vengano distribuite elemosine con soldi che non ci sono, gli 80 euro, il reddito di cittadinanza, il mandare in pensione giovanottoni di 62 anni (a 62 anni mi sentivo Ercole, professionalmente ero cento volte più bravo che non quando ero un trentenne).



Non è possibile emozionarsi per un governo possibile la cui unica questione vitale è se la nullità di nome Luigino Di Maio farà sì o no il vice premier. Non è possibile che l’Italia si incateni a questi dilemmi. Confesso, a mia vergogna, di non aver ancora letto l’articolo del mio amatissimo Mattia Feltri sulla “Stampa”, un articolo che sembrava prendesse lo spunto da un Di Maio in shorts estivi.





Appena finisco di scribacchiare queste righe, vado a leggerlo. E anche se a me di Di Maio non interessa nulla, neppure quando respira. In tutta la mia vita ho incontrato tre persone che avessero votato 5Stelle.



Un’avvocatessa che aveva appena litigato con il fidanzato, una mia amica particolarmente squinternata, e il mio fraterno amico Ernesto Galli della Loggia, al quale voglio talmente bene da perdonargli un voto talmente blasfemo. Quanto a quelli che cliccheranno sulla piattaforma Rousseau approntata dalla formidabile famiglia Casaleggio, mi ci pulisco le scarpe. Con tutto il rispetto e per la famiglia Casaleggio e per la famiglia Ferragni, le due famiglie regali del nostro millennio.



Adoro il mio Paese, da giovane ero elettrizzato da quella che chiamavano la battaglie delle idee, le idee di Palmiro Togliatti, di Ugo La Malfa, di Pietro Nenni, di Aldo Moro, di Giovanni Malagodi. In codesta crisi del governo quali idee e di chi sono in gioco? Quale problema o questione essenziale è sotto il mirino di chi è chiamato a governare? Povero presidente Mattarella, che dovrà decidere a chi e come dare il timone del comando. Il comando del nulla.






Ankie
00Friday, August 30, 2019 2:26 PM

Giampiero Mughini per Dagospia




Caro Dago, stamane dopo aver comprato i giornali e molto molto prima di passare agli articoli sul nascituro governo italiano, mi sono precipitato sulle bellissime pagine che il Venerdì di “Repubblica” dedica al nostro indimenticabile Gianni Brera.



Tre ricordi su tutti. Ero uno studente universitario nella Catania dei primissimi anni Sessanta e leggevo “Il Giorno”, che andavo a comprare nell’edicola vicino casa mia dove i quotidiani pubblicati in “Continente” arrivavano attorno alle dieci e trenta del mattino. Ho come impressa nella mente l’immagine di me seduto sul marciapiede che aspetto il mio amore dei vent’anni all’uscita del suo liceo, l’ex convento dei Benedettini dove Federico De Roberto aveva ambientato la notevole parte del suo “I Vicerè”.





Nell’attesa avevo in mano la copia del “Giorno” che avevo appena comprato e ne stavo leggendo il primo articolo, voglio dire l’articolo che sempre leggevo per primo pur in un quotidiano zeppo di gioielli giornalistici, da Alberto Arbasino a Giorgio Bocca a Gianni Clerici. Ovviamente l’articolo di Brera. Nel leggerlo, ricordo, avevo le dita sudate dall’ansia di star aspettando quella ragazza bionda che mi piaceva così tanto.



Il secondo ricordo, doveva essere il 1976 o il 1977. Da giornalista del “Paese Sera” ero andato a Milano a intervistare Brera, di cui era appena uscito un libro. A intervista finita lui volle invitare a pranzo me e un su amico fotografo di cui non ricordo il nome, dannazione. Durante quel pasto consumammo tre bottiglie di champagne, ho detto champagne e non spumante.




Terzo ricordo, doveva essere l’inverno del 1990 o del 1991. Avevo ricevuto una telefonata di Aldo Biscardi che mi invitava (per la prima volta) al suo “Processo del lunedì” dopo essersi scusato di non averlo fatto prima (eravamo stati colleghi al “Paese Sera” negli anni Settanta), e questo perché si era dimenticato quanto io amassi il calcio.



Andai tutto contento, innanzitutto perché sapevo che ci avrei trovato Brera. E difatti me lo ritrovai seduto vicino a me, che aveva accanto un bicchierino di carta da cui sorseggiava il whisky. Vederlo e ascoltarlo era per me una festa. Tanto che mi lasciò di stucco il fatto che a fine puntata una segretaria di redazione mi desse da firmare un contratto da cui risultava che mi ero guadagnato 500mila. Ero andato da Biscardi convintissimo che fosse gratis la gioia di avere accanto Brera.





E poi c’è un quarto ricordo, adesso che ci penso. Ero lì in seconda fila nella sala romana dove Eugenio Scalfari stava annunciando la nascita del suo quotidiano, un progetto che ai miei occhi fa di Scalfari il più grande direttore di quotidiani del Novecento italiano. (Una volta ho scritto che Scalfari era il più ricco giornalista italiano d’Europa, e lui se la prese a male. Io volevo fargli un complimento, assolutamente un complimento.)





Quella mattina Scalfari pronunciò che due sarebbero state le caratteristiche del suo quotidiano, mai mettere una foto in pagina e mai occuparsi sport, mai. Era il 1976. Nel 1982 Scalfari assunse con un contratto principesco Brera a farne la firma di punta delle pagine sportive del giornale, pagine sportive che a tutt’oggi - da Gianni Mura a Maurizio Crosetti - sono fra le più belle del giornalismo italiano. Tutto qui.





Giampiero Mughini

Ankie
00Saturday, September 7, 2019 12:26 PM

Giampiero Mughini per Dagospia





Caro Dago, come tutti sto leggendo gli articoli relativi ai quattro ragazzi liguri (di cui uno porta un cognome famoso) accusati da una ragazza scandinava diciannovenne che vive di Italia di avere abusato di lei. La cronaca racconta di una serata passata in discoteca, i bicchieri di vodka uno dopo l’altro, i quattro e la ragazza più ubriachi che non, e poi il trasferimento nella villa di quello dal cognome famoso, i primi approcci, quella che la ragazza indica come la prima violenza e poi tutti gli altri a turno.



Spetta ai magistrati capire i fatti e indicare la responsabilità. Mi colpisce il fatto che pare esista un video dell’atto sessuale nel telefonino di uno dei quattro eroi. Pare che l’avvocato della difesa sostenga che il fatto stesso di avere girato quel video dimostra che l’atto sessuale fosse consenziente, risultasse piacevole a tutti i presenti e che come tale il videomaker lo avrebbe trasmesso agli altri e idioti come lui suoi “followers”.





A me vengono i brividi al pensare che un gesto personale e privato quale un atto sessuale diventi immediatamente materia di scambio cliccante. Alla loro età io non avevo i soldi di che comprarmi un bicchiere di vodka, altro che ubriacarmi. Il primo bicchiere di whiskey della mia vita l’ho bevuto quando ero a metà strada tra i trenta e i quarant’anni.



I pochi soldi che avevo a vent’anni, quelli andavano all’agente rateale della casa editrice Einaudi. E comunque quello che avveniva o non avveniva tra me una ragazza era cosa talmente privata e segreta. Mai nella mia vita ho usato una volta il verbo “scopare”, che trovo ignobile, e dire che quanto a fantasie e immaginazioni sono un depravato sessuale: solo che quelle fantasie e immaginazioni appartengono solo a me, ripeto solo a me, come tutto il resto della mia vita.



Una cosa soltanto mi chiedo. Figli non ne ho avuti e non ne ho mai voluti perché non mi sono mai sentito all’altezza di fare il padre. Ne avessi avuto uno che si fosse comportato come uno dei quattro eroi – vodka a garganelle, il video di un atto sessuale non sappiamo se consenziente o meno – quanti calci nel culo gli avrei dati, ma quanti? Cento, duecento? Forse di più.

Ankie
00Sunday, September 8, 2019 8:11 PM

Caro Dago, premetto che non ho nulla da dire su nulla della politica italiana corrente. A ciascuno il suo, ciascuno faccia e dica come può. Detto, questo che un miserabile semianalfabeta tiri in ballo offendendola la figlia di un suo avversario politico (di nome Matteo Salvini), è cosa per me sommamente ripugnante.



Provo per costui solo disprezzo, solo disprezzo, solo disprezzo. Io non offenderei la figlia di Adolf Hitler, se ne avesse avuta una. Ho frecce migliori all’arco della mia eventuale vis polemica. Per fortuna non sono un analfabeta. Ciao, Dago

TacitusKilgore
00Monday, September 9, 2019 1:11 PM
Non ci sarete mica persi la Sua partecipazione a Ciao Darwin 8, con tanto di WM moment durante il defilé?
Ankie
00Monday, September 9, 2019 1:19 PM
Qui riportiamo gli Scritti più che altro, forse accennai a Ciao Darwin in "Mediaset Play", vidi giusto la presentazione e un paio di frammenti dell'ospitata di Mughini in quella circostanza.
Ankie
00Monday, September 9, 2019 1:51 PM

Giampiero Mughini per Dagospia




Caro Dago, confesso di non aver visto la finale degli Us Open di tennis in cui Rafa Nadal ha battuto in cinque set un altro meraviglioso tennista quale Daniil Medvedev. Da innamorato pazzo di Roger Federer, da uno che poche volte ha vissuto “un’esperienza religiosa” come quella che ci offre lo svizzero nelle sue migliori partite e nei suoi momenti più leggendari, sento di dovere come delle scuse a Nadal: che è un grande atleta, un grande tennista, una grande persona. Mi correggo: è un grandissimo tennista. E non soltanto “un terraiuolo” come mi era fin troppo facile credere, di uno che vince per quattro volte l’Us Open sul cemento.




Sono scuse che faccio a Nadal anche a nome del mio amico e gemello in ossessione filo-federista, Giancarlo Dotto, e tanto più che lui quelle scuse credo non le farebbe mai da com’è alto il muro d’acciaio che lo separa fino a obnubilarlo da tutto ciò non è Federer, il suo servizio, i suoi dritti lungolinea, il suo rovescio a un braccio, le sue smorzate, le sue discese a rete pur i un tennis in cui sono divenute rarissime, la sua inumana intelligenza creativa. Ciascuna partita di Federer noi due la seguiamo mandandoci messaggini uno dopo l’altro, messaggini di un’ammirazione così alta per Roger che alla fine ci lasciano estenuati.




Epperò se Nadal è arrivato al diciannovesimo Slam, non possiamo essere ciechi. Non è un energumeno mancino autistico nel tirare botte sempre e comunque, come cento e cento volte io e Giancarlo ci siamo detti pur di proteggere almeno con le parole il nostro Dio in pantaloncini corti. Nadal è anche lui un grandissimo artista, e la storia della sua rivalità con Federer è uno dei più bei romanzi dello sport moderno. Mettiamoci l’anima in pace, Giancarlo. Anche Rafa sta nel pantheon dei grandissimi. Lassù, ma proprio lassù.





Ci sta anche come uomo, voglio dire come persona umana. Da quanto spaventosamente pretende dal suo fisico si è rotto ripetutamente, polso, spalla, un’anca se ricordo bene. Ci sono stati momenti in cui lo batteva anche un pivello. Ma lui ogni volta ricominciava, ogni volta si ricostruiva e dagli a tirare quel suo stramaledetto “uncino” (Gianni Clerici dixit) di sinistro. Mettiamoci l’animo in pace, caro Giancarlo, nell’attesa per noi ossessiva che al prossimo incontro il “nostro” Federer lo batterà come ha fatto nello scorso torneo di Wimbledon. Non dovesse accadere, onore a Nadal. Onore a un mostro di bravura.





Giampiero Mughini

Ankie
00Tuesday, September 10, 2019 3:55 PM

Giampiero Mughini per Dagospia



Caro Dago, pur non essendo su nessunissimo tra i canali detti “social”, e pur non avendo nessuna attitudine allo scambio “social” ora per ora e giorno per giorno, ricevo non pochi post o non so come altro chiamarli. Da gente che conosco, ma anche da gente che ho visto un’unica volta in vita e magari di sbieco, e anche da gente che non conosco affatto.



Una ragazza che avevo incontrato parecchi anni fa, e poi ci eravamo visti un paio di volte, e io avevo pensato che le facesse piacere ricevere un mio libro che era appena uscito, glielo mandai, e lei mi mandò un messaggio in cui commentava negativamente la prima pagina del libro, ossia la dedica. Poi non l’ho mai più sentita né vista, salvo adesso che ricevo un giorno sì e l’altro pure una sua istantanea da qualche parte e in qualche luogo.



Tutti mandano immagini di sé, luoghi che stanno guardando, ambienti dove loro si stanno muovendo e dove qualcuno li sta osannando. Non so perché li mandino, forse solo perché faccio parte di una loro mailing list. Ricevo da gente che non vedo più da vent’anni inviti alla presentazione di un loro libro, e in questi casi penso quasi sempre alla necessità di una legge che in qualche modo proibisca agli italiani di scrivere dei libi, dato che ne escono quasi 70mila l’anno, di cui la metà e passa non vende una sola copia.



Tutti sono entusiasti di sé a giudicare da come si promuovono, da come sorridono al mondo, da come si fotografano, da come mettono in primo piano le eventuali pietanze che stanno per addentare. Io resto di stucco, dato che di me stesso non ho proprio nulla da promuovere o da raccontare. Proprio nulla. Quel pochissimo che mi accade, mi accade nella stanza dov’è il mio computer e da dove ti sto scrivendo, caro Dago.





Ma anche quando incontro delle persone, il più delle volte sto in silenzio perché non ho nulla di interessante da dire, a cominciare dalla politica italiana di oggi, a proposito della quale non ho parole. Mi piace ascoltare, questo sì. Ascoltando si impara, ne sai di più sulla commedia umana. Se qualcuno arriva a cena a casa mia, lo ascolto volentieri. Ultimamente è venuta una mia (cara) amica che non vedevo da tempo. Mi ha parlato a lungo di sé, e mi ha fatto piacere che lo facesse. Mi a chiesto quale fosse l’argomento del libro che sto scrivendo. Le ho detto che non intendevo annoiarla con queste inezie.



Dio mio, come invidio la Ferragni. Una che ne fa un’epopea anche della ciabatte che indossa per andare al bagno. Quella sì che è vita e che ne vale la pena.

Ankie
00Friday, September 13, 2019 3:24 PM

Caro Dago, mi ero immaginato - Dio quanto sono stupido! - che qualcuno del nostro neonato governo rispondesse garbatamente ma nettamente al governo croato che ci sta squassando le balle perché a Trieste è comparsa una statua di Gabriele d’Annunzio che sta leggendo un libro con un gomito appoggiato a una pila di libri, una statua che bissa quelle già esistenti per le strade di Trieste e dedicate rispettivamente a James Joyce e a Italo Svevo.


Il custode per antonomasia della memoria di D’Annunzio in Italia, ossia il mio amico Giordano Bruno Guerri, ha già detto che in quella statua non c’è la benché minima allusione aggressiva nei confronti della Croazia o comunque degli slavi che hanno vissuto al confine con l’Italia. Gli esponenti del governo croato dicono che è intimidatorio nei loro confronti l’avere piazzato la statua di D’Annunzio a Trieste nel giorno centenario della cosiddetta “Impresa di Fiume”, quando D’Annunzio e molti italiani al suo seguito (alcuni dei quali fra i migliori italiani di quel tempo) si scaraventarono in armi su Fiume e come se qualcuno da noi oggi apprestasse il bis di una tale impresa e di una tale conquista.



Era quella un’epoca in cui la maggioranza degli abitanti di Fiume era italiana, semplice semplice. Da qui comincia il ragionamento, se vuole essere un ragionamento che onori la verità. Le cose sono poi andate, quanto al nostro rapporto con gli slavi di confine, nel modo che finalmente sappiamo dopo tre o quattro decenni di oblio: che nel secondo dopoguerra 300-400mila italiani vennero espulsi da quelle terre da cui si portarono una via solo una o due valige, non più che questo, e in Italia i ferrovieri comunisti scioperavano contro di loro da quanto erano “fascisti”.


E a non dire il conto macabro degli infoibati, qualcuno di loro sì che era stato fascista ma la più parte - uomini e donne e ragazze - solo perché erano italiani. Mica sto dicendo tutto questo perché invoco una rivincita, ci mancherebbe altro. Il regime fascista fece delle porcherie durante il ventennio e il nostro esercito (di cui faceva parte mio padre) fece delle porcherie quando entrò nelle terre jugoslave.



Quel che è stato è stato, ciascuno con le sue colpe, i suoi lutti e le sue memorie. E beninteso siano mille le occasioni di un confronto, di un dibattito, dove ciascuno esporrà la sua parte di verità. Di certo, noi non dobbiamo forzatamente chiedere scusa a qualcuno, o meglio sì: caso per caso. Non ci rompano però i coglioni se mettiamo un simil-D’Annunzio per le strade di Trieste. Quello è pienamente nel nostro diritto, nel diritto della nostra gente, nella memoria alta della nostra cultura. E se non fossero analfabeti, quelli che oggi proclamano una parola sì l’altra pure i diritti degli “italiani” avrebbero dovuto ricordarlo ai nostri amici croati. Garbatamente, ma nettamente.



FORZA CROAZIA!
Ankie
00Wednesday, September 18, 2019 2:30 PM

LETTERA D'AMORE A MOANA POZZI – MUGHINI RICORDA “LA PRIMA STAR A FIGURA INTERA DEL PORNO ITALIANO” - LA SUA DIVINIZZAZIONE? POTRÀ ESSERE ANCHE ECCESSIVA MA CON LEI POTEVI CHIACCHIERARE MEGLIO CHE CON TANTE GIORNALISTE FEMMINISTE" – "LA SUA MORTE NON È MISTERIOSA. HA PAGATO OLTREMODO LA SUA NOTORIETÀ E I SUOI GUADAGNI, MA ERA UNA SCELTA A SUO MODO CORAGGIOSA, ALTRO CHE LE SCIACQUETTE DEI SOCIAL..." – "QUELLA SERA CHE MI INVITO’ A SALIRE A CASA SUA…"



www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/lettera-39-amore-moana-pozzi-ndash-mughini-ricorda-ldquo-prima-21...
Ankie
00Thursday, September 19, 2019 9:14 AM

Giampiero Mughini per www.dagospia.com



Caro Dago, gran bella partita su questo che è uno dei più fatali campi di calcio d’Europa e per giunta dopo un primo tempo scolastico dove ciascuna delle due squadre aveva fatto benino e niente più che questo. Riassumiamo.
Ai miei occhi era in campo una Juve misteriosissima rispetto a quella che a Torino la scorsa Champions aveva triturato l’Atletico. Rispetto a quella squadra mancavano il fenomenale Emre Caen, Cancelo, Bernardeschi, Mandzukic, Chiellini. La partita ultima di campionato, laggiù a Firenze, era stata da incubo. In tutte le ultime partite il secondo tempo era stato da tregenda, segno di una squadra che non ha ancora i 90 minuti nelle gambe. E invece il secondo tempo a Madrid è stato magnifico. Il calcio non finisce mai di sorprenderti.

Nel primo tempo Higuain non aveva pressoché toccato palla, ebbene all’inizio del secondo tempo fa una giocata stratosferica, vede un corridoio, azzecca la traiettoria della palla, Cuadrado fa il fenomeno con un tiro di sinistro all’incrocio. Poco dopo il bis di Matuidi, forse il migliore in assoluto della Juve. Gli spagnoli che non sono dei fessi ci attaccano e ci attaccano, altro che darsi per morti. Mettono due palle dentro, palle giocate di testa meglio dei nostri difensori, che pure si chiamano Bonucci e De Ligt.

E’ il calcio bellezza. E sarebbe stata leggenda se fosse andata diversamente due o tre minuti prima della fine. Cristiano Ronaldo che si prende una palletta fuori dall’area, ne ha di fronte quattro, fa fuori il primo e poi il secondo e poi il terzo e poi tira benissimo di destro sfiorando il palo a portiere battuto. Al pubblico madrileno che lo aveva fischiato spudoratamente gli fa con le dita il gesto che significa “Ve la siete fatta sotto, vero?”. Che bello il calcio.

Ankie
00Friday, September 20, 2019 9:38 AM



Giampiero Mughini per Dagospia




Caro Dago, che Chiara Ferragni sia un genio e meriti tutto il rispetto che meritano i geni non c’è dubbio. Non per questo, andrò a vedere il suo film perché con quel poco che mi resta da campare devo selezionare ora per ora quel che faccio giorno per giorno. Così come non mi passa nemmeno per la mente di leggere qualcuno dei libri dell’autrice citata da Riccardo Luna nel pezzo che tu hai pubblicato, un’autrice che ha anch’essa tutto il mio rispetto ma non il mio interesse.



Me ne strafotto delle classifiche dei libri e film i più venduti, ma non sono così scemo da non essermi accorto che dietro il successo dei fratelli Vanzina o dei libri di Luciano De Crescenzo ci fosse tanto artigianato e tanto talento. Vidi un film dei Vanzina, “Sotto il vestito niente”, trent’anni fa a Verona. Uscii dal cinema soddisfattissimo, il film aveva mantenuto tutto ma proprio tutto quello che aveva promesso. La questione è un’altra.





L’aveva messa a fuoco il piccolo grande Vanni Scheiwiller che si ammazzava di lavoro per pubblicare libri che vendevano due o trecento copie. “Non ho nulla contro il successo ma neppure contro l’insuccesso” era una delle sue espressioni preferite. Uno degli scrittori di sommo insuccesso a quei tempi era Tommaso Landolfi, che non credo vendesse più di mille copie a botta. Lo stesso dicasi di Aldo Busi, che io ritengo uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento. E per fortuna che adesso Adelfi, un editore che muta in oro il piombo, ha fatto di Landolfi uno dei suoi autori.




Quanto alle influencer a ciascuno il suo. Auguro loro ogni bene, solo che per quello che mi riguarda da mattina a sera sono influenzato da altro e mi sta benissimo così. A proposito di libri, ho appena comprato un libro di uno scrittore francese che era stato fra i fondatori del gruppo CoBra nel secondo dopoguerra. Nessuno lo conosce né da vicino né da lontano, e a me che me ne frega? A proposito di libri, sto scrivendo un capitolo di un mio prossimo libro che credo interesserà dieci o dodici lettori. E con tutto questo, caro Luna, pensi che mi senta in qualche modo in colpa o in difetto o out of date? Me ne strafotto altissimamente.






Giampiero Mughini

Ankie
00Tuesday, September 24, 2019 2:40 PM

Giampiero Mughini per Dagospia




Caro Dago, ti confesso che mi sono leccato i baffi quando ho saputo che l’europarlamento ha votato una mozione in cui si equiparano comunismo e nazismo quali i due grandi crimini del Novecento. E, sia detto tra parentesi, ho apprezzato molto che l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia quella mozione l’ha votata, da uomo d’onore qual è. Leggo oggi sul “Fatto” (al quale auguro altri mille anni di vita dopo questi primi dieci) che Daniela Ranieri - una ragazza colta - se ne rammarica di quella equiparazione.





Spiega, e in questo ha perfettamente ragione, che quando Stalin firmò nell’agosto 1939 il patto di non aggressione con i nazi lo fece per motivi di realpolitik e dopo che i Paesi occidentali si erano rifiutati di firmare un analogo patto con l’Urss comunista. Tutto sacrosanto. Ma il bello viene dopo.



Il Patto prevede che uno dei due compari (la Germania) aggredisca la Polonia da una parte e l’altro (l’Urss) dall’altro. Si spartiscono il bottino e tanto per non sapere né leggere né scrivere la polizia politica staliniana massacra il fior fiore della società civile polacca alle fosse di Katyn, un massacro nell’ordine di almeno 40 volte la strage delle Fosse Ardeatine.



Mi immagino come fossero contenti gli ufficiali polacchi ad essere assassinati dai marxisti anziché dai nazisti. Uno di quegli ufficiali era il padre di Andrzej Wajda, il grandissimo regista polacco che da giovane era stato comunista e che apprese molto tardi come venne ucciso suo padre. La Seconda guerra mondiale era scoppiata per difendere la Polonia dall’aggressione nazi.




Finì con l’Armata Rossa che si pappò metà della Germania, la Polonia, l’Ungheria, la Cecoslovacchia. Wajda è morto novantenne nel 2016. Il suo ultimo film, e meraviglioso suo testamento, “Il ritratto negato”, racconta a puntino la delizia dell’essere un artista anticonformista nella Polonia del “comunismo reale”, perché è quello che conta. Il comunismo reale non il “comunismo” di cui la Ranieri parla a cena con i suoi amici prediletti.



Il comunismo reale, e ovunque si sia manifestato. Già nell’Urss leninista, dove il timone del comando passò immediatamente nelle mani della polizia politica e quando fu Lev Trockij a far fucilare i marinai di Kronstadt che volevano un po’ di democrazia in più. Nell’Urss staliniana dove i morti assassinati furono nell’ordine di alcune decine di milioni, 700mila e passa fucilati solo nel 1937. Nella Germania dell’Est, in Cecoslovacchia, ovunque.




A Budapest sono stato nella tragica “Casa” dove prima si erano appostati i filonazisti e dopo i comunisti ungheresi filostaliniani. Dove i primi e i secondi erano assolutamente identici nell’arte di condannare e giustiziare gli innocenti. E non è che i boia delle Democrazie popolari fossero tutti delle canaglie fin da piccoli. Alcuni di loro da giovani erano stati ardenti e coraggiosi quanto il nostro Umberto Terracini nell’essere dei comunisti che aspiravano al benessere del proletariato. Una volta preso il potere, divenuti loro i capi, divenuti loro i padroni della polizia politica e dei “tribunali del popolo” divennero dei criminali. Ci sono cento e cento storie al riguardo. Se Daniela Ranieri vuole, gliele racconto o le indico i libri da dove le ho tratte. A proposito del 1948, dove per fortuna della civiltà italiana la Democrazia Cristiana vinse le elezioni, Riccardo Lombardi (un grande socialista riformista) usò la seguente espressione durante un nostro colloquio: “La sconfitta del 1948 ci salvò da noi stessi”. Ancora nel 1957 Palmiro Togliatti pronunciò alla Camera un discorso in cui diceva che Imre Nagy (il leader della rivolta anticomunista ungherese del 1956) se l’era bello che meritato di essere impiccato dai russi.




Dove, quando, in che cosa, nei confronti di chi - e a parte la nomenklatura partitica che dall’oggi al domani si ritrovò il potere di vita e di morte sulla popolazione civile - il comunismo reale è stata una dittatura men che orrenda e dunque migliore del nazismo? Potrei continuare per pagine e pagine. Non lo faccio perché ho rispetto del tempo del lettore di Dagospia.

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