Francesco Rocca

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Sound72
00Wednesday, September 9, 2020 9:36 AM
Kawasaki
Rocca: «Non è mai sfortuna, ma solo incompetenza»

Francesco Rocca il suo calvario lo ha vissuto nel 1976 all’età di 22 anni, quando i medici non lo hanno preservato da un brutto infortunio lasciandolo giocare anche in Nazionale. Una serie di errori che gli sono costati la carriera e lo hanno portato a dedicare gli anni successivi allo studio della “macchina umana”.

A distanza di 44 anni è Nicolò Zaniolo a vivere momenti di sofferenza e frustrazione.

Che idea si è fatto rivedendo la dinamica dell’infortunio?
“Per prima cosa gli faccio un in bocca al lupo sperando che possa ritornare a vivere la gioia dei suoi 20 anni. Ho capito della gravità dell’episodio quando si è messo le mani tra i capelli perché quel gesto è sinonimo di dolore fortissimo come il distacco del legamento crociato, dato che lui già l’aveva subito” dice ‘Kawasaki’ intervistato da Gianluca Lengua su Il Messaggero.

Due crociati in otto mesi, qualcosa si poteva fare meglio?
“Non entro nel merito di quello che fanno gli altri. Io ho una concezione del metodo basata su dati scientifici e sull’esperienza personale che è sempre stata volta al non far accadere ad altri quello che è successo a me. Infatti in 30 anni di professione non ho mai avuto un giocatore infortunato”.

Quindi non è solo sfortuna?
“La sfortuna è un concetto astratto. Quando uno è sfortunato è frutto dell’ignoranza e dell’incompetenza di chi ha gestito la situazione. E i danni sono devastanti”.

La sua struttura muscolare ha influito sull’infortunio?
“È un concetto che porto avanti da 30 anni. Il potenziamento del quadricipite porta a un’alterazione del rapporto di equilibrio tra i legamenti e la potenza del quadricipite stesso. Perché se si aumenta la potenza di un muscolo, teoricamente bisogna potenziare le strutture che lo sorreggono, quindi, i legamenti e le capsule articolari. Siccome questo non avviene, il rischio è che il potenziamento a gioco lungo possa danneggiare le strutture”.

Quali sono i doveri di un allenatore?
“Deve fare felici la proprietà perché investe dei soldi, gli atleti perché investono la loro vita per far sì che non gli succeda nulla pur mantenendo il 100% delle loro potenzialità e i tifosi che pagano”.

Qual è la preparazione ideale pre-campionato?
“Deve durare 40 giorni, ma fondamentale è il contenuto. E questo è un segreto professionale, frutto di studio, lavoro e soprattutto di valutazioni rispetto alle esigenze personali”.

È vero che ai giocatori non va di allenarsi?
“Non è assolutamente vero, i giocatori hanno tutto l’interesse ad allenarsi e far sì che il loro corpo giri a mille per almeno 15/20 anni. Sanno bene che meglio si allenano, più durano e più guadagnano. Lo sport ha regole immortali e non cambieranno mai”.

(ilmessaggero)
lucaDM82
00Wednesday, September 9, 2020 9:40 AM
La stavo postando. Interessante l'ultima risposta.
giove(R)
00Wednesday, September 9, 2020 11:27 AM
Re: Kawasaki

“La sfortuna è un concetto astratto"
[SM=g7557]


"Il potenziamento del quadricipite porta a un’alterazione del rapporto di equilibrio tra i legamenti e la potenza del quadricipite stesso. Perché se si aumenta la potenza di un muscolo, teoricamente bisogna potenziare le strutture che lo sorreggono, quindi, i legamenti e le capsule articolari. Siccome questo non avviene, il rischio è che il potenziamento a gioco lungo possa danneggiare le strutture”.

..... e nel combinato disposto "struttura da Superman che ha lui (quindi figurati se fai pure l'atleta prof che fisico spaziale metti su)" e "sollecitazioni date dal modo di giocare che richiede spostamenti di volumi massa/articolazione, notevoli"...........
[SM=x2478851] [SM=x2478851] [SM=x2478851]

Insomma non mi pare una sparata da scemi quella che avevo ipotezzato. Almeno a livello, appunto, di ipotesi. Io non avevo sentenziato niente.

VA ANCHE DETTO CHE tre sere fa, intervistato l'ex Dottore del Napoli, non ricordo come si chiami, lui addirittura parlava di DNA (e ci sta tutto, ci credo..) e di "ipotesi ideale" che sarebbe quella di fare un test del DNA per capire già i rapporti tra sostanze ed elementi (non ricordo quali adesso) che compongono le strutture.
Aggiungeva che, tralasciando il caso di infortunio traumatico, cioè che il ginocchio te lo rompano con un urto, un calcio, o altra roba appunto, "traumatica", lui diceva che "in un caso come quello di Zaniolo che il primo infortunio se lo fa da solo.... evidentemente era prevedibile che come DNA, come cromosomi, quel ginocchio era 2arrivato" e che QUINDI era arrivato pure l'altro".

Addirittura diceva che in teoria uno quando è così dovrebbe farsi operare a tuti e due, pure quello sano.
Perchè tanto sta scritto che se ti fai un ginocchio così da solo, è segno che è ora pure per l'altro....
Sound72
00Thursday, September 10, 2020 4:25 PM
Segnalo anche una interessante intervista a Daniele Tozzi, preparatore atletico Coni sul sito laroma24 su test e tempi di recupero.
er.principe77
00Thursday, September 10, 2020 5:44 PM
Si l'ho letta e devo dire che mi sembra molto chiaro che secondo lui quando l'atleta torna a giocare , spesso lo fa senza essere completamente guarito dal punto di vista medico .

Senza considerare appunto l'aspetto psicologico del giocatore che è determinante .
Anche la semplice tendenza nei primi tempi ad "appoggiarsi" inconsciamente sulla parte "sana" porta oltre che uno squilibrio posturale , anche una maggiore usura delle articolazioni della parte stessa.

Poi da sti pizzi dove non hai mai avuto una panchina all'altezza te ritrovi spesso a fa sti recuperi posticci con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.


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