Far ridere?Un'arte popolare...e la satira è un'altra cosa

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Agg-Webmaster
00Saturday, February 25, 2006 10:59 PM
Si fa presto a dire comici. C'è una comicità involontaria, diffusa che accompagna ogni giorno il nostro agire, tanto che spesso chi ha successo non dimostra più talento di un qualsiasi altro aspirante alla fama: semplicemente, si è trovato in modo fortuito al posto giusto nel momento giusto. Come se la vita fosse un grande «gratta e vinci». È c'è una comicità cosciente, determinata che è diventata, per usare una felice espressione dello scrittore John O'Farrell, «il nuovo rock and roll». Cosa significa? Che la comicità fa tendenza e inevitabilmente i comici diventano un punto di riferimento e, nel loro piccolo, maestri di pensiero, intellettuali, guide spirituali.
Specie per i giovani. Come lo sono le grandi rockstar o le icone dello spettacolo.

La comicità non va confusa con la satira. La presa in giro politica dipende troppo dal suo oggetto: e c'è sempre il pericolo che per il bene dell'umanità o, più modestamente, per le prossime elezioni, qualcuno ti chieda di non disturbare il manovratore.
La comicità ha invece qualcosa di tragico.
Nel gergo dei mestieranti, la comicità non si declina in umorismo, parodia, satira, sarcasmo, grottesco, calembour o altri registri espressivi (il genere si definisce dall'effetto conseguito più che dai codici stilistici) ma, più semplicemente, in «pancia» e «testa». La comicità italiana è per tradizione giocata sui registri bassi della corporalità e della burla greve, dal «Decamerone» alle maschere della commedia dell'arte (Arlecchino, Pantalone, Pulcinella, Totò), dai film della commedia all'italiana ad Alvaro Vitali. Il riso di «testa» è più raro e difficile: si va da Petrolini a Eduardo, a Nino Taranto, a Franca Valeri, alla comicità degli autori (Garinei e Giovannini, Scarnicci e Tarabusi, Marchesi, Terzoli e Vaime), ai recital di Gigi Proietti, alla comicità demenziale (la demenza, etimologicamente, riguarda appunto la testa), ad Aldo, Giovanni e Giacomo, a Claudio Bisio, a Gene Gnocchi, ad Angela Finocchiaro, ad Alessandro Bergonzoni, a Daniele Luttazzi.
In questo momento, poi, la grande incertezza della nostra vita quotidiana complica l'arte di far ridere. Come diceva il grande Lenny Bruce: «L'unica forma d'arte onesta è la risata, la comicità. Non puoi fingere di ridere... prova a fingere tre risate in un'ora, ti portano via, amico». Il comico è una forma di stupore e richiede anzitutto l'effetto della sorpresa, non dell'attesa di sbellicarsi. Per questo nella risata dobbiamo ritrovare qualcosa di più antico, di radicato, di metafisico. Qualcosa che ci riguardi, ben riassunto nella celebre invocazione dei fratelli De Rege «Vieni avanti, cretino!». E in torme, in moltitudini, in frotte avanziamo verso il suadente richiamo. Solo nella chiamata a correo troviamo il fondamento vero della comicità, le nostre vere radici.

Aldo Grasso - corriere.it
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