FORZA ITALIA AD AFFARI: ORA ARRIVIAMO AL 25%

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Affari Italiani
00Wednesday, June 9, 2004 1:11 PM
<body bgcolor="white" text="black" link="blue" vlink="purple" alink="red">FORZA ITALIA AD AFFARI: ORA ARRIVIAMO AL 25%

 

"Il Paese sta capendo le tante promesse realizzate dal Governo. Gli insulti e le critiche delle sinistre si stanno ribaltando contro di loro". Paolo Romani, coordinatorelombardo di Forza Italia, presidente della Commissione Trasporti della Camera e uomo vicinissimo a Silvio Berlusconi, commenta con Affari le conseguenze della liberazione degli ostaggi in Iraq a pochi giorni dalle elezioni. "Il presidente del Consiglio è uno dei padri della svolta dell'Onu. Gli italiani devono essere fieri e orgogliosi per come ci siamo comportati e, soprattutto, del rilievo internazionale che il nostro Paese ha assunto negli ultimi mesi".
Forza Italia in difficoltà negli ultimi sondaggi ufficiali? "Si parlava anche di netta ripresa... L'obiettivo a cui stiamo puntando, che ci ha dato lo stesso Berlusconi, è quello delle precedenti Europee (25%)". Frecciate alla Lega e ad Alleanza Nazionale...


ECCO L'INTERVISTA

Passata l'emozione delle prime ore, a mente fredda, come valuta la liberazione degli ostaggi italiani in Iraq?
"E' un fatto positivo, perché hanno operato insieme le forze dell'intelligence italiana e le teste di cuoio polacche, forse anche statunitensi. La dinamica dell'operazione non è ancora chiara, come è incerto il posto dove sono stati liberati. Però, alle spalle, come dice il Governo, c'è un grosso lavoro di verifica sul terreno che ha consentito alle forze militari di portare a termine quest'operazione con rischi bassissimi".

Non è ancora chiaro quando si è capito dove si trovavano esattamente gli ostaggi...
"Penso che bene o male l'intelligence italiana li abbia seguiti da lontano. E si sia fatta un'idea della geografia dei vari gruppi estremistici. Sicuramente fino a domenica o lunedì erano talmente protetti, c'erano ancora parecchi sequestratori con loro, che sarebbe stato molto pericolosa un'operazione militare del genere".

La sinistra radicale polemizza sui tempi della liberazione, dicendo che 'casualmente' è avvenuta a pochi giorni dalle elezioni. Mentre Fassino, più cauto, chiede che la notizia non venga strumentalizzata. Cosa risponde?
"Che si riesca addirittura a strumentalizzare il fatto che ci siano meno guardiani a difesa dei rapiti per problemi di politica interna, mi sembra veramente fuori luogo".

Il sondaggista Nicola Piepoli, intervistato da Affari, ha detto che questa notizia potrebbe far bene a Forza Italia in chiave elettorale. Ha parlato di circa 300 mila voti in più. Ci sta?
"Non so quantificare. Sicuramente è una buona notizia per il Paese e nessuno deve sfruttarla elettoralmente, pro o contro. La vera notizia è la svolta che c'è stata in Iraq con la risoluzione dell'Onu, alla quale il Governo italiano ha contribuito. C'è stato un cambiamento netto con il contributo di tutta la comunità internazionale, ma ricordiamo che Bush, a pochi giorni dalla risoluzione, il primo presidente del Consiglio che ha visto in Europa è stato Berlusconi. Mi sembra importantissimo, chiunque dica o ha detto che non c'era stata una svolta, oggi viene contraddetto dai fatti".

Quindi Berlusconi è uno dei padri di questa svolta targata Onu?
"Esatto. Il suo contributo è stato fondamentale, come la fermezza con cui il Governo italiano ha tenuto fede agli impegni presi. Tutta la vicenda irachena fa uscire l'Esecutivo in un modo eccezionale e penso che gli italiani debbano essere fieri e orgogliosi per come ci siamo comportati in Iraq, del fatto che siamo anche riusciti a liberare gli ostaggi, ma soprattutto del rilievo internazionale che il nostro Paese ha assunto negli ultimi mesi".

I sondaggi ufficiali, prima del black out, dicevano che Forza Italia era in difficoltà. Si parlava del 20-22%...
"Però si parlava anche di una Forza Italia in netta ripresa, anche se non siamo nel periodo in cui possiamo dichiarare i sondaggi".

Ma voi siete fiduciosi?
"Il problema, che c'è sempre stato, è quello di comunicare al Paese le tante cose fatte dal Governo. Siccome nell'ultimo periodo, fra il congresso e altre occasioni, ci abbiamo provato, penso che il Paese stia capendo i tanti punti realizzati. Tutto questo immerso in un periodo, gli ultimi tre anni, che è stato il più drammatico della storia repubblicana, in termini di recessione economica, di eventi internazionali e di due guerre a cui il nostro Paese ha partecipato. Caliamo questa realtà nel nostro periodo storico e capiamo l'esigenza di comunicare al Paese".

Finora non ci siete riusciti?
"Abbiamo una maledetta e sciagurata legge sulla par condicio che ci obbliga ad andare con poche parole sui manifesti, invece di usare lo strumento televisivo. Il problema è anche e soprattutto di comunicazione".

Forza Italia riuscirà a bissare il risultato delle precedenti Europee (25%)?
"L'obiettivo che lo stesso presidente Berlusconi ci ha dato è quello delle precedenti Europee. Quindi, certamente, è l'obiettivo a cui stiamo puntando. Ognuno nella vita deve avere un traguardo".

E' fiducioso che riuscirete a raggiungerlo?
"Sono fiducioso del fatto che il Paese incominci a prendere atto che i tanti insulti, le tante critiche corrosive e spesso cattive della sinistra si stanno ribaltando contro di loro".

Il ministro Roberto Maroni, ad Affari, ha detto che c'è un piano contro il federalismo e che Berlusconi deve rispettare gli impegni o la Lega uscirà dal Governo...
"Ho l'impressione che la Lega, e soprattutto Maroni, a volte gridi al lupo al lupo senza avere contezza del fatto che il lupo sia entrato veramente nel bosco. Non mi pare che ci sia questo problema. Sulle riforme i tempi sono stati rispettati anche al Senato, forse qualcun'altro non ha mantenuto un piccolo impegno che c'era sulla provincia di Milano...".

E l'ipotesi di rimpasto legata a un possibile successo di An alle Europee?
"Chi pensa di stravincere le elezioni, oggi si mette nelle condizioni di chiedere un rimpasto per il dopo. Rimpasto è un termine che è stato abusato nella Prima Repubblica e che viene utilizzato male nella Seconda. Abbiamo un Governo che per la prima volta è durato più di tre anni, una maggioranza che ha detto agli italiani 'fateci lavorare per cinque anni e probabilmente ce ne serviranno altri cinque per cambiare il Paese come abbiamo promesso'; che poi debba passare attraverso una piccola o grande modifica della compagine ministeriale, questo sarà un problema del dopo. Non veniamo meno al contratto che abbiamo fatto con gli italiani. Non abbiamo detto di chi fossero i ministeri o a quale partito fossero accreditati, abbiamo detto le cose che il Governo voleva fare".

Quindi non c'è spazio per un Governo tecnico o del presidente...
"Assolutamente no, non ci sono le condizioni. Andiamo avanti fino al 2006 con questa maggioranza".

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