EVOLUZIONE/ Creazionismo e darwinismo sono incompatibili?

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Jogimi
00Wednesday, August 27, 2008 12:04 PM
Se maggio era stato il mese dell’ornitorinco, agosto è quello della salamandra. Sono questi due animali un po’ strani che si contendono la palma di pubblico accusatore del darwinismo, il primo, e del creazionismo, la seconda.


Sull’ornitorinco aveva sfoderato la spada Massimo Piattelli Palmarini sul Corriere della Sera, riferendosi a uno studio di alcuni genetisti pubblicato su Nature che portava a mettere in discussione due pilastri del darwinismo classico come il gradualismo della storia evolutiva dei viventi e la selezione naturale considerata come motore dell’evoluzione. L’articolo aveva fatto saltare i nervi al presidente della società italiana di biologia evoluzionistica Giorgio Bertorelle, che aveva replicato cercando di screditare l’attendibilità scientifica del Palmarini che a sua volta rispondeva alle critiche citando lo stesso Darwin e parlando di un «darwinismo, ormai largamente defunto».



La salamandra invece è stata adottata da uno dei paladini del neoateismo scientifico, Christopher Hitchens, che sempre sul Corriere, il 1° agosto, utilizzava la cecità regressiva delle salamandre delle caverne come arma contro il creazionismo, irridendo «la crassa idiozia di quanti credono ciecamente alla divina provvidenza e al cosiddetto disegno divino».



Hitchens ammette di non saper dire «nulla sulla formazione di cellule fotosensibili, strutture oculari primitive e cristallini» ma è sicuro, nel suo gaio nichilismo, che tutta la meraviglia dell’universo (del quale peraltro Darwin era un ammiratore) «sarà ben presto rimpiazzato dal nulla».



Le battaglie pro e contro l’evoluzione continuano quindi alternando i toni aspri della polemica a un intellettualismo più soft. Così, agli attacchi condotti in punta di fioretto dai vari Hitchens e Dawkins, corredati da un apparato di tipo scientifico (ma da una semplicistica filosofia neoscientista), i creazionisti americani rispondono in modo pesante e indubbiamente senza stile.



Come nel film documentario Expelled - No intelligence allowed (Espulso - Nessuna intelligenza ammessa), di Nathan Frankowski, uscito a metà aprile in Usa con l’intento di denunciare le discriminazioni subite da chi sostiene e insegna la teoria dell’Intelligent Design contrapposta all’evoluzionismo darwinista. O come nel megaprogetto del Christian Theme Park, varato dall’organizzazione cristiana evangelica AH Trust, che prevede un centro di produzione video per realizzare serie televisive in stretta versione creazionistica, abbinato a una multisala da 5 mila posti per assistere a film, conferenze e maxishow.



Fortunatamente però non c’è solo questo nel panorama della comunicazione in materia di evoluzione. Di tutt’altro genere sono infatti alcuni contribuiti apparsi su Osservatore Romano, Avvenire e Vita e Pensiero che, lungi dal porsi sulla difensiva, conducono il lettore in un percorso razionale critico e aperto.

Come nel contributo del card. Christoph Schönborn, ormai uno specialista di questi temi, che riprende l’intervento tenuto alla GMG a Sidney, dove aveva invitato i giovani a «superare lo scientismo dominante nella nostra cultura» e a riscoprire la filosofia della natura, evitando di «chiedere troppo alla scienza» ponendole domande alle quali non può rispondere.



Nell’ambito della filosofia della natura si potranno riconsiderare tre questioni cruciali nel dibattito sull’evoluzione: l’idea di specie, che è tutt’altro che definita scientificamente; il concetto di “forma”, necessario per studiare i viventi, nei quali si esprime qualcosa che è ben di più dell’insieme dei singoli componenti materiali; infine si potrà approfondire il mistero della “leggibilità” della realtà, rinunciando alle letture parziali - e a lungo andare insoddisfacenti - di molta scienza: «la visione materialistica ristretta della scienza scambia le lettere per il testo», precludendosi l’accesso al senso di ciò che viene indagato.



Non meno stimolanti, anche perché distillati dalle conoscenze specifiche accumulate nella intensa attività di paleoantropologo, gli interventi di Fiorenzo Facchini, che riecheggiano i contenuti del suo ultimo libro Le sfide dell'evoluzione. in armonia tra scienza e fede (Jaca Book), presentato oggi al Meeting di Rimini.

Anche lui, come Schönborn e lo stesso Benedetto XVI, considera fondamentale riporre al centro l’idea di creazione, intesa non solo come evento straordinario accaduto a un certo punto ma come «la relazione di dipendenza radicale dell'essere creato, agli inizi delle cose e nell'esistere attuale», dove quindi Dio viene visto come «causa prima che opera nelle e attraverso le cause seconde, lasciando a esse l'autonomia operativa».



Creazione che non si pone come alternativa all’evoluzione, anzi ne è la condizione basilare, riconoscibile razionalmente: «il processo evolutivo richiede che a monte vi siano delle proprietà nella materia che non possono derivare dal processo stesso».
Legion1
00Monday, September 1, 2008 1:55 PM
La teoria dell’evoluzione per selezione naturale non può in alcun modo essere compatibile con il dogma della creazione ad opera di un’entità superiore.
E vero che la scienza non ha ancora scoperto cosa c’era prima del Big Bang, ma non vuol dire che un giorno non ci arriverà.
Fino a 2000 anni fa credevamo per esempio che l’etna eruttasse fuoco perché al suo interno c’era il dio Vulcano che forgiava i fulmini per Giove. La scienza di allora non sapeva ancora dare una spiegazione ai fenomeni vulcanici e i fenomeni atmosferici, allora la religione trovò una risposta che oggi sappiamo essere sbagliatissima.
Il voler spiegare con racconti di fantasia privi di prove un qualcosa che ancora non è spiegabile con metodi scientifici significa solo arrendersi ai primi ostacoli e cercare la strada più semplice.

I sostenitori del creazionismo, sostengono che il mondo sia stato creato dal nulla da un’essere superiore, ma migliaia di studi su reperti fossili ed osservazioni su esseri viventi e centinaia di esperimenti genetici nel corso degli anni hanno dimostrato che le intuizioni di Darwin sono corrette.
La vita si è evoluta da organismi semplici ad organismi via via più complessi e capaci di adattarsi al mondo circostante.
Ormai non ci sono dubbi la vita si è evoluta e lo ha fatto per selezione naturale con buona pace di chi crede alla favoletta di Adamo ed Eva.
Ora assodato che la vita non è nata così come la conosciamo oggi ma si evoluta nel corso di milioni di anni, se fosse stata creata da un essere superiore, perché non l’ha creata già evoluta?
Che bisogno c’era di creare esseri semplici ? Non era più semplice crearli gia evoluti?
E perché un essere “perfetto” (come sostiene la Chiesa) ha creato esseri imperfetti bisognosi di modificare la propria forma per adattarsi all’ambiente circostante?

Coloro che cercano di far coincidere la teoria dell’evoluzione con quella della creazione, si appellano alla teoria del “disegno intelligente” che sostiene un’evoluzione guidata da un essere superiore.
Una mano invisibile che guidasse l’evoluzione, dovrebbe far comparire soltanto mutazioni vantaggiose per gli individui portatori in modo da far fluire l’evoluzione delle specie sempre nella direzione giusta. Ma non è così, la teoria del disegno intelligente è facilmente smentita dalla selezione naturale: l’evoluzione avviene grazie a mutamenti genetici che si manifestano per caso nel corso di milioni di anni a causa di errori di copiatura del DNA in fase di duplicazione. Ora le mutazioni genetiche possono essere vantaggiose per l’individuo portatore che ha più possibilità di sopravvivere e di trasmettere quella mutazione ai suoi discendenti. Ma le mutazioni possono essere anche svantaggiose e quindi l’individuo portatore, difficilmente può sopravvivere per trasmetterla ai suoi discendenti.
Senza contare le varie estinzioni di massa che si sono avute nel corso della storia della Terra.
Non ha senso pensare che un individuo superiore guidi l’evoluzione e si lasci scappare individui non adatti a sopravvivere all’ambiente circostante o mutamenti climatici improvvisi.
Un individuo superiore onnipotente ed onnisciente queste cose le dovrebbe prevedere!

Per questi ed altri motivi, l’evoluzionismo ed il creazionismo non potranno mai coesistere:
O ci si impegna nella ricerca, sforzandosi un giorno di capire da dove veniamo con metodi dimostrabili, oppure ci si arrende ai primi ostacoli e ci si affida ad un’accozzaglia di racconti di pastori mediorientali vecchi di qualche migiaio di anni.
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