Dieci anni fa il viaggio di Papa Wojtyla a Bucarest

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S_Daniele
00Sunday, October 4, 2009 7:26 AM
niziative e manifestazioni rievocative in tutta la Romania

Dieci anni fa il viaggio di Papa Wojtyla a Bucarest


di Anca Martinas



Dieci anni sono passati dal viaggio che Giovanni Paolo II compì a Bucarest, capitale della Romania. Fu dal 7 al 9 maggio 1999, eppure sembra essere assai più recente per i vivi ricordi e le intense emozioni che accompagnano il rievocare la presenza del Papa in terra romena. Per il Paese che Papa Wojtyla chiamò il "giardino della Madre di Dio", quel viaggio è diventato una ricorrenza che assumerà quest'anno un forte significato celebrativo, con manifestazioni in tutte le grandi città.

Il 7 maggio, a Bucarest, la Chiesa cattolica insieme con l'Accademia romena organizza un simposio con la partecipazione dell'arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati. Sarà presente, con un suo intervento, l'arcivescovo di Bucarest, Ioan Robu, accanto a numerosi membri della prestigiosa istituzione culturale romena. Inoltre saranno presentati i messaggi del Patriarca della Chiesa ortodossa romena, Daniel, e del presidente romeno, Traian Basescu.

Il programma delle manifestazioni comprende una mostra fotografica su tre tematiche:  "Ut unum sint - Giovanni Paolo II in Romania", "La Cracovia di Giovanni Paolo II" e "Giovanni Paolo II visto da Arturo Mari". Nello stesso giorno, sempre all'Accademia romena di Bucarest saranno presentati alcuni libri che descrivono la figura di Papa Wojtyla. Un album, in quattro lingue, sulla cattedrale di San Giuseppe onorata della presenza di Giovanni Paolo II l'8 maggio del 1999 e altri due libri:  "Arrivederci in Paradiso", di Arturo Mari e "Giovanni Paolo II, un Papa Santo", di Nicolae Mares. La sera del 7 maggio, nella cattedrale, avrà luogo un concerto e il 9 maggio una messa solenne presieduta dall'arcivescovo Mamberti, seguita da una preghiera in suffragio di Giovanni Paolo II e del Patriarca Teoctist.

L'8 maggio il Palazzo patriarcale di Bucarest ospiterà per l'occasione una serie di eventi, tra cui conferenze e presentazioni di libri con la partecipazione di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio.
Ma tutto il mese di maggio sarà come vestito a festa nel ricordo della storica visita, la prima di un Pontefice in un Paese a maggioranza ortodossa. Il 10, a Iasi, nella cattedrale cattolica si celebrerà una messa solenne, mentre il 14 maggio all'Istituto teologico San Giuseppe si svolgerà una giornata di preghiera. I giovani cattolici di Bucarest si riuniranno il 16 maggio per una messa e un festival con la lettura dei pensieri del Papa ai giovani e la proiezione di un film sul pontificato di Giovanni Paolo II.

Per l'anniversario anche le comunità romene presenti in Italia ricorderanno Papa Wojtyla pregando sulla sua tomba e chiedendo a lui la grazia che interceda affinché la Romania prenda sempre più coscienza della sua vocazione e delle sue autentiche qualità per capire l'origine del disorientamento di alcuni suoi cittadini, molti dei quali giovanissimi, così da aprire poi in Romania un dibattito pubblico serio e costante per ritrovare quei valori invocati da Giovanni Paolo II nel suo primo discorso in terra romena. "Per rimarginare le ferite d'un recente passato aspro e doloroso - disse il Papa - occorre pazienza e saggezza, spirito di intraprendenza e di onestà. Questo compito, faticoso ma esaltante, è di tutti; è una sfida soprattutto per voi, cari giovani, che siete l'avvenire di questo generoso popolo".

Nella storia dei popoli vengono donati momenti di grazia che legittimano loro la speranza di potersi redimere dopo qualsiasi tormento, dolore o caduta. E la Romania ha conosciuto una tale benevolenza proprio nei tre giorni di maggio del 1999.
Se si chiedesse qualche ricordo di quei giorni, la prima immagine che spunta fuori dai cassetti della memoria è quella della folla. Gente, tanta gente, non solo di Bucarest, ma di tutto il Paese che si riversava per le strade a passo svelto per prendere posto lungo il tragitto del corteo papale e nei luoghi delle cerimonie. Normale - si potrebbe rispondere - perché il bagno di folla è una costante dei viaggi di un Pontefice. Può darsi, ma non per la Romania del 1999, a soli dieci anni dalla caduta del regime di Ceausescu, quando era ancora fresco il ribrezzo per tutto ciò che rappresentavano raduni di massa e ovazioni.

Un'altra cosa che meravigliò fu l'uscita allo scoperto dei cattolici. Non che prima avessero rinnegato o nascosto la loro fede, ma tanti preferivano non "esporsi", soprattutto nei posti di lavoro. Una reminiscenza forse del periodo rosso, per paura di essere considerati non-romeni in un Paese in cui la Chiesa ortodossa è maggioritaria e gode dello statuto di Chiesa nazionale. Consapevolmente o no, nella Capitale si risvegliava la coscienza della propria identità di fede cattolica che fino ad allora non era stata altrettanto forte come per esempio nei piccoli paesi della regione romena della Moldavia.

Dai pullman, venuti dalla Moldavia e dalla Transilvania, scendevano dopo ore e ore di viaggio, i fedeli venuti all'incontro con il loro Pastore. Alcuni, specie le donne, portavano costumi tradizionali per dare un tocco di gioia e di festa in più allo straordinario evento che stavano per vivere. Molti portavano in mano piccole fotografie del Papa, come quella che mia nonna teneva in casa, attaccata all'icona della Madonna. A vederli, potevi credere che avevano con loro le immagini del Santo Padre per riconoscerlo quando l'avrebbero incontrato. E non è da ridere, perché per lunghi anni i cattolici della Romania conoscevano il Papa solo da poche fotografie avute con molta difficoltà e di nascosto.
Ricordando il Santo Padre che benediceva la folla risuonano ancora alcune parole e frasi dei suoi discorsi. Alla cerimonia di arrivo, all'aeroporto Baneasa di Bucarest, quando disse in romeno:  "Con grande gioia giungo quest'oggi in Romania, nazione a me molto cara e che da tempo desideravo visitare". E la gente, che non si aspettava di sentire il Papa parlare romeno, esplose in un lungo grido di gioia.



(©L'Osservatore Romano - 6 maggio 2009)
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