Dibattito sul battesimo dei bambini

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Cristianalibera
00Thursday, December 1, 2011 6:18 PM
Parte 1

Cristianalibera
00Thursday, December 1, 2011 6:29 PM
Parte 2




Troppo forte sto prete... [SM=g27985] perfino il teologo sorride [SM=g27985]
Cristianalibera
00Thursday, December 1, 2011 6:50 PM



parte 3


E' bravo... troppo bravo ok, bambini ci potrebbero anche essere bambini capaci di recepire, ma neonati proprio non ci sono visto che è stato il teologo di prendere proprio questi passi per giustificare il battesimo anche degli incoscienti neonati [SM=g28004]

parte 4



Il teologo dice ogni battesimo è fatto per scelta,... e già, ma per scelta di chi? Nel caso del neonato il battesimo avviene per scelta del genitore che lo battezza, per non pensare che ci sono pure atei che fanno battezzare i bambini per non escluderli dalla massa e gli eventuali vantaggi che questo comporta, pensiamo solo a scuola ecc,... mi ricordo che anche Claudio Cava diceva che l'ha fatto per questi motivi...


Parte 5
Cristianalibera
00Monday, December 5, 2011 12:59 PM
I battesimo nella chiesa ortodossa
www.orthodoxworld.ru/it/tainstva/3/index.htm


La parola "battesimo" viene dal greco "baptisma" ("immersione"). Nella Sacra Scrittura, per la prima volta troviamo questa parola legata al nome di Giovanni Battista. I Giudei che venivano da lui si immergevano nell'acqua del Giordano come segno, che rinunziavano a commettere il male, che si lavavano, che "annegavano" la sporcizia del peccato, per incontrare con animo puro il Messia, di cui Giovanni predicava la venuta.
L'acqua и simbolo di purificazione, simbolo di vita, ma, nello stesso tempo, anche di morte: nel fondo delle acque si nasconde la perdizione. Il rito d'immersione nelle acque dei laghi e dei fiumi и un atto sacro di iniziazione al naturale alternarsi della vita e della morte, al continuo rinnovamento della natura. Perт nella Rivelazione, tutte le azioni liturgiche diventano un'arma diretta di Dio, attraverso la quale Lui dа la sua grazia e rivela il senso della sua azione nel mondo, realizzandola nello stesso tempo. Il "battesimo di penitenza", che compiva Giovanni Battista, svela il senso di un'azione divina: la distruzione del male e del peccato, la liberazione dell'uomo; fa vedere quello che Dio esige dagli uomini: abbandonare i propri peccati, pentirsi di essi, preparandosi in questo modo all'incontro con il Salvatore promesso da Dio. Nel "battesimo di penitenza" si realizzava anche l'azione curativa di Dio verso le anime umane contaminate dal peccato.
Lo stesso Cristo ha ricevuto il battesimo da Giovanni. Il Dio-uomo non aveva bisogno nй di purificazione, perchй era senza peccato, nй di salvezza, perchй lui stesso era il Salvatore. Perт si и immerso nelle acque del Giordano per mostrare che "conviene che cosм adempiamo ogni giustizia" (Mt 3,15).
Accettando il battesimo nel nome di Cristo, l'uomo non soltanto "lava" i propri peccati. Immergendosi nell'acqua, l'uomo muore al peccato, muore con Cristo per risuscitare con Lui alla vita eterna. Continuando a peccare dopo il battesimo, l'uomo rifiuta la grazia: "Se, infatti, dopo aver fuggito le corruzioni del mondo per mezzo della conoscenza del Signore e salvatore Gesщ Cristo, ne rimangono di nuovo invischiati e vinti, la loro ultima condizione и divenuta peggiore della prima" (2 Pt 2,20).
Il battesimo dei bambini nella Chiesa Ortodossa si fa secondo la fede dei genitori e dei padrini. Loro portano la responsabilitа per l'educazione cristiana dei figli, garantiscono per la fede del battezzato e sono responsabili per aiutare i genitori nell'educazione del bambino.
Sul neobatezzato viene messa la veste biancaIl Battesimo nella Chiesa Ortodossa si fa con la triplice immersione di tutto il bambino nel fonte battesimale: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Il battesimo per infusione si ammette soltanto in casi estremi, quando il rito non si puт rimandare e non si puт fare per immersione. Sul battezzando si fa una preghiera d'esorcismo, di "espulsione del demonio". Ogni elemento del rito, nel sacramento ortodosso del battesimo, esprime la consacrazione della persona a Cristo. Per esempio, come il fatto di tagliare i capelli nel mondo greco-romano era segno di schiavitщ, cosм nel sacramento del battesimo tagliare una ciocca di cappelli del bambino significa essere schiavo di Dio. La croce appesa al collo del battezzato dovrebbe ricordare la morte di Cristo in croce, il dovere del cristiano e il comando del Salvatore: "Se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mt 16,24). Il senso di questo "ricordare" sta nell'aiutare il battezzato a vincere l'egoismo, la superbia, la vanitа, la pigrizia, la paura e ad avvicinarsi a quell'amore con il quale Cristo ha amato l'uomo e il mondo.
Benedizione delle acque del battesimoPrima del battesimo lo stesso battezzando o il suo padrino deve per tre volte rinnegare satana "e tutte le sue opere e tutte le sue azioni" e per tre volte confessare (a voce alta) il desiderio di "unirsi a Cristo". Si legge il simbolo di fede, che dovrebbe essere ben conosciuto e capito dal battezzando o dai suoi padrini. La veste bianca, che mettono sul battezzato simbolizza la purezza della sua vita nel Cristo e la trasformazione dell'uomo attraverso la Luce Divina; invece la candela nella sua mano o nella mano del padrino indica l'illuminazione spirituale, la luce della gioia.
Fino al VI secolo la preparazione degli adulti al battesimo si chiamava catecumenato, era un'iniziazione orale alla fede. I catecumeni si dividevano in alcuni gruppi (di cinque) e il catecumenato (oppure la catechizzazione) poteva durare fino a tre anni. Nell'epoca odierna, l'adolescente o l'adulto che vuole ricevere il battesimo nella Chiesa Ortodossa dovrebbe almeno leggere il Nuovo Testamento, il Catechismo ortodosso (un riassunto dei principi della fede ortodossa e dell'insegnamento della Chiesa), accettare sinceramente il Salvatore e il suo insegnamento, cercare di fare un esame di coscienza di tutta la vita passata, vedere il male compiuto e pentirsi di esso, perchй "l'acqua non rimanga acqua" e la grazia data nel sacramento non si disperda invano, ma venga moltiplicata.
Cristianalibera
00Saturday, January 14, 2012 4:44 PM
Uppo questa dicussione, visto che Agabo si scanadlizza che c'è chi può sostenere il pedo battesimo.

Ti consiglio di vederti tutti i video, quel prete è bestiale, troppo simpatico seppure un po' troppo aggressivo per i miei gusti.
Cristianalibera
00Monday, May 7, 2012 3:07 PM
Guardatevi anche questo interessante studio che mi è stato segnalato da un utente di FFZ.

www.chiesadicristo-padova.it/battesimo0.htm#storia

BATTESIMO
di Fausto Salvoni
CAPITOLO PRIMO
IL BATTESIMO NEL CORSO DEI SECOLI
Indice

1) Storia del rito battesimale
a) Immersione dei credenti
b) Catecumenato, immersione, battisteri (sec. II e III)
c) Liturgia battesimale organizzata (sec. IV e V)
d) Battesimo dei bambini senza immersione (VI-XIX)

2) Il nuovo rito battesimale

a) Riti preparatori
b) Parte centrale
c) Riti conclusivi

3) Il rituale del battesimo per gli adulti
Battezza Pietro, è Cristo che battezza; battezza Paolo, è Cristo che battezza; battezza Giuda, è Cristo che battezza... Coloro che hanno battezzato un ubriacone, coloro che hanno battezzato un omicida, coloro che hanno battezzato un adultero, se si tratta del Battesimo di Cristo, Cristo in realtà li ha battezzati (Agostino, In Ioannis evang. 6, 7; 5, 18 PL 35, 1428. 1424).

Essendo impossibile descrivere in poche pagine le tappe percorse dal battesimo nel corso dei secoli, cercherò di sintetizzare il tutto a larghi tratti, rimandando ad un'apposita sezione ciò che riguarda il battesimo dei bambini.

1) Storia del rito battesimale

a) Immersione dei credenti

Nel primo secolo dopo Cristo si mantenne l'uso biblico di immergere (battezzare) nell'acqua solo gli adulti, che personalmente avevano accettato il Cristo e professato la propria fede (At 2, 41; 8, 37 ecc.). Sembra che presso i giudeo-cristiani, i quali già conoscevano l'unico Dio Padre e lo Spirito Santo (At 2, 14-41), il battesimo fosse amministrato nel « nome di Gesù », come si deduce dai dati del Nuovo Testamento, dove si parla di immersione (battezzare) « nel » nome, avele a dire per l'autorità di Gesù, o « verso il nome », ossia per entrare in comunione con la persona di Gesù. Anche la lettera di Giacomo può parlare del « bel nome... che è stato invocato sopra di voi » (Gc 2, 7). Ancora verso la metà del II secolo, Erma, parlando di coloro che durante le persecuzioni avevano apostatato dal cristianesimo, dice che essi « si erano vergognati del nome invocato sopra di loro».

Sembra, invece, che presso i pagani si usasse la formula «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» per meglio esplicitare ciò che i Giudei già conoscevano (Mt 28, 19), già nota all'inizio del II secolo come appare dalla Didaché. Un esempio di professione di fede, con domanda e risposta, si ha nel passo interpolato, ma assai antico, del libro degli Atti, dove Filippo, alla richiesta del battesimo da parte dell'etiope, risponde:

« Se credi di cuore si può fare. Egli rispose: Io credo che Gesù Cristo è il figlio di Dio » (At 8, 37).

Il battesimo – come indica l'etimologia – si attuava per immersione, in modo da simboleggiare con lo stesso rito la partecipazione del battezzando alla morte e resurrezione del Cristo. La Didaché, testimoniando l'antica prassi, così scrive:
Quanto alla immersione (battesimo), così immergete: avendo prima parlato di tutte queste cose: immergete nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, in acqua viva (= corrente) (Didaché 7, 1).
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b) Catecumenato, immersione, battisteri (sec. II e III)

Nel secondo e terzo secolo si stabilì un periodo prebattesimale dedicato alla preparazione dei battezzandi, detto catecumenato . Benché il nome appaia per la prima volta in Tertulliano, tale uso era già noto anche prima come appare da un passo di Giustino. Secondo la testimonianza di Ippolito verso il 220 esisteva a Roma un catecumenato ben organizzato che durava da due o tre anni. Il battesimo, salvo casi di urgenza, veniva amministrato dal vescovo due volte l'anno, nelle vigilie di Pasqua e di pentecoste. Sullo scorcio del II secolo in Occidente e specialmente a Roma, se ne fissò la formula. Il vescovo domandava:

« Credi in Dio, Padre onnipotente?... credi in Gesù Cristo, Figlio di Dio, nato per opera dello Spirito Santo dalla Vergine Maria, crocifisso sotto Ponzio Pilato, morto e seppellito, risorto dai morti il terzo giorno, che salì al cielo, siede alla destra del Padre e verrà a giudicare i vivi e i morti?... Credi nello Spirito Santo, nella Chiesa Santa e nella resurrezione della carne? »

Ad ogni domanda il battezzando rispondeva «Credo» e veniva immerso in acqua corrente dal vescovo, oppure per suo incarico, dai presbiteri o dai diaconi, e in caso di bisogno anche dai laici. Quando il battezzando era ammalato e non poteva venire immerso, si cercava di versare un po' di acqua su tutto il suo corpo (in modo da imitare in qualche modo l'immersione) e, in seguito, anche solo sul capo.
All'inizio del III secolo Tertulliano e Ippolito ricordano diverse cerimonie suppletive, come imposizione del segno di croce, rinuncia al demonio, esorcismo, unzioni con olio, promessa di fedeltà al Cristo, partecipazione alla cena del Signore (eucarestia). Dopo la cerimonia si porgeva ai neofiti una miscela di latte e miele, allora usata come cibo per i neonati.

Durante gli otto giorni delle solennità battesimali i neo battezzati portavano l'abito bianco da loro indossato dopo il battesimo, che poi deponevano la domenica successiva alla Pasqua, che fu appunto chiamata in albis depositis . Erano pure richiese gli sponsores (padrini) a garanzia della serietà dei battezzandi, come attesta Tertulliano. L'imposizione di nomi nuovi divenne sempre più frequente dalla metà del II secolo.

Oltre al simbolismo biblico visibile nel battesimo: morte al peccato (immersione, rinascita a novità di vita (emersione), i vescovi d'allora vollero simboleggiare anche la discesa dello Spirito Santo con «l'unzione» postbattesimale (chrismatio) e con l'imposizione delle mani da parte del vescovo. Tale rito oltre a mostrare esteriormente l'idea che il battesimo è una « unzione » (chrismatio) ad opera dello Spirito Santo, voleva pure ripetere l'imposizione delle mani che, per due volte, gli apostoli fecero per conferire lo Spirito Santo (At 8, 17 s; 19, 6). Tale uso, riservato esclusivamente la vescovo, come ci attesta Ippolito nella sua Tradizione apostolica , era già praticato dal II secolo.

Dopo essere risalito (dall'acqua) sia unto da un presbitero con olio santificato, unitamente a queste parole: «Io ti ungo di olio santo nel nome di Gesù Cristo». Poi il battezzato veniva rivestito e fatto entrare nel tempio dove il vescovo, imponendogli le mani così pregava:
Signore che hai reso costoro degni di meritare la remissione dei peccati... con il bagno della rigenerazione dello Spirito Santo, invia la tua grazia, affinché ti servano secondo la tua volontà, poiché a te è la gloria: al Padre e al Figlio con lo Spirito Santo nella santa Chiesa, ora, e nei secoli. Amen. Poi, versandogli sul corpo l'olio santificato e imponendogli la mano dica: Ti ungo con l'olio santo del Signore, il Padre Onnipotente, e di Cristo Gesù e dello Spirito Santo. E lo segni sulla fronte (consignans in frontem) lo baci e dica: il Signore sia con te; e colui che è segnato risponda: E con lo Spirito tuo. Così il vescovo faccia a tutti, uno per uno.

In questa epoca sorsero i battisteri, spesso ottagonali, simbolo della resurrezione, di cui è un esempio quello scoperto di recente a Milano sotto l'atrio del Duomo; più noti, anche se meno antichi, sono quelli di S. Giovanni in Laterano (Roma), di S. Giovanni in Fonte e S. Vitale (Ravenna), di S. Giovanni (Firenze).n Essi sorgevano generalmente presso i templi con i quali erano spesso congiunti mediante un corridoio aperto. Il bacino per immersione (kolumbètra, piscina, fons) era collocato nel mezzo dell'edificio, fornito di gradini perché vi si potesse scendere. Nei primi tempi i battezzandi entravano nell'acqua (almeno in Occidente) completamente nudi secondo l'uso delle piscine pubbliche – i maschi però separati, a quel che sembra, dalle femmine.

Si amministrava (il battesimo) in un battistero, edificio a se stante, composto di una vasca con le forme più svariate, rettangolare, esagonale, ottagonale, cruciforme o anche a barca. Di solito il labbro superiore era a livello del pavimento, profondità non superiore a 75 centimetri. Vi si scendeva per due o tre gradini al massimo. In tutte vi era un foro per l'emissione delle acque; in alcune anche quello di immissione (spesso nei battisteri monumentali l'acqua vi era versata da cerci, agnelli, ecc.). Le pareti della vasca erano rivestiti da lastre marmoree o da mosaici.. Tali le vasche battesimali antiche rinvenute a Roma (S. Marcello e S. Crisogono), a Grado, a Butrinto in Albania e quelle assai numerose dell'Africa romana, come quella recentemente rivenuta a el ha – Mudijjeh ad ovest di Ebron (G. Ronci, Fonte battesimale in «Enc. Catt. 5 p. 1948 ss.).
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c) Liturgia battesimale organizzata (secoli IV e V)

Con l'avvento della Chiesa popolare (a partire da Costantino) o statale (da Teodosio) l'incorporazione alla chiesa fu semplificata, ma anche oscurata. Fin dal IV secolo in Occidente le divisioni territoriali cristiane si identificavano con quelle civili; la parrocchia rurale copriva lo stesso territorio del municipio e la diocesi coincideva con i confini della provincia. Il battesimo si ridusse – come tuttora in Grecia – a una specie di imprimatur ecclesiastico di cittadinanza di una nazione supposta cristiana. Il battesimo diviene un movimento di massa, in quanto i pagani, per spinta civile, dovevano divenire cristiani, per cui anche il catecumenato si trasformò in una istituzione sempre più organizzata. La vera preparazione battesimale aveva inizio la vigilia di quaresima nella quale un diacono raccoglieva i nomi di tutti i candidati. Dopo uno scrutinio o esame delle disposizioni, che il vescovo attuava sul candidato – il quale in Siria stava sedu to su di un ruvido tappeto – chiunque superava la prova veniva iscritto ufficialmente nell'albo dei battezzandi per la Pasqua successiva. Da allora passava nel gruppo dei fotizòmenoi (illuminati), poi dei baptizòmenoi (battezzandi), competentes baptismum (chiedenti il battesimo), electi (scelti) che si preparavano al battesimo ormai imminente. Gregorio di Nissa così esortava i catecumeni: « Datemi i vostri nomi perché li scriva con inchiostro. Il Signore, da parte sua, li inciderà su tavole incorruttibili, scrivendoli di sua mano come già fece per la Legge degli Ebrei ». Siccome tutta la quaresima seguente doveva essere per i battezzandi un periodo di condotta integerrima e di vittoria sulle tentazioni, il vangelo del primo giorno di quaresima presentava, com'è ancora in uso, nella Chiesa latina, la vittoria di Gesù sulle tentazioni sataniche. Nei quaranta giorni seguenti i battezzandi ( fotizòmenoi ) si recavano quotidianamente nel tempio per partecipare alle riunioni loro riservate per esservi esorcizzati, per leggere un buon libro, cantare salmi, e udire l'insegnamento ( catechesi ), nella quale si gettavano le basi della fede. In quel tempo furono create le varie professioni di fede ( symbola fidei ), basate sia sulle regole dottrinali catechistiche sia sulle domande battesimali. Tre settimane prima del battesimo il vescovo, capo e rappresentante della Chiesa locale, comunicava ufficialmente ai catecumeni riuniti la dottrina della Chiesa ( traditio symboli ), che per due settimane veniva spiegata perché fosse alla fine ripetuta a memoria ( redditio symboli ). Si tratta del cosiddetto simbolo apostolico (Credo) in Occidente, che nella sua formulazione più antica sta alla base di tutti gli altri simboli occidentali. In Oriente consisteva nel simbolo Niceno-Costantinopolitano e nel Pater noster.

Oltre agli esorcismi, i catecumeni aggiungevano la confessione pubblica dei propri peccati, digiuni, preghiere e altre penitenze, che si chiamavano scrutinia , in quanto servivano a dimostrare che essi erano pronti per il battesimo. Al sabato santo, vigilia della Pasqua, il battezzando rinunciava a Satana, ossia all'idolatria per aderire a Cristo. Cirillo di Gerusalemme così ne descriveva il rito:

Dapprima siete entrati nel vestibolo del battistero e in piedi, volti a Occidente, avete ricevuto l'ordine di tendere la mano. Avete quindi rinunciato a Satana, come se egli fosse presente, dicendo: Io rinunzio a Satana, a tutto il suo sfarzo e a tutto il suo culto.

Seguiva poi l'adesione a Cristo rivolti ad Oriente:

Quando avrai rinunciato a Satana... allora il paradiso di Dio si aprirà davanti a te: quello stesso paradiso che Dio aveva creato a oriente.. Ne è simbolo il volgerti da occidente a oriente, dove sta la regione della luce. Allora ti è stato insegnato a dire: Io credo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo e nell'unico Battesimo di ravvedimento.

Il giorno di Pasqua, prima del battesimo, il catecumeno si spogliava totalmente dei suoi abiti.

Appena entrati nel battistero – scrive Cirillo di Gerusalemme – avete deposto la tunica... Spogliati, voi eravate nudi, imitando il Cristo nudo sulla croce, che con la sua nudità ha spogliato i principati e le potenze... O meraviglia! eravate nudi al cospetto di tutti e non ve ne vergognavate. In verità recate in voi l'immagine del primo Adamo, nudo nel paradiso senza provarne vergogna. Il cristiano tornando allo stato originale, trova la confidenza, la forza e la parresìa – come diceva Gregorio di Nissa – e si mostra ormai alla luce del sole.

Seguiva l'unzione totale del corpo con olio esorcizzato, ad indicare la forza necessaria al battezzando per le lotte che lo attendevano: « Spogliati delle vesti, foste unti d'olio esorcizzato dall'estremità dei capelli sino alla punta dei piedi e foste resi partecipi del vero ulivo, che è Gesù Cristo. Egli scaccia le potenze invisibili dei maligni ».

Si consacrava poi l'acqua battesimale perché «l'acqua è lo strumento; chi agisce è lo Spirito Santo. L'acqua non guarisce, se lo Spirito Santo non interviene a consacrarla ». Si svolgeva alfine il rito essenziale dell' immersione completa del catecumeno nell'acqua della piscina e della sua emersione, preceduta da un'interrogazione sulla fede alla quale il battezzando rispondeva «Credo».

Ti è stato chiesto: Credi tu in Gesù Cristo e nella croce? Hai risposto «Credo», e sei stato immerso nell'acqua. Sei stato sepolto con Cristo, e chi è sepolto con Cristo, risorge con lui.

A Gerusalemme si usava una triplice immersione, ma in Spagna per contrapporsi agli ariani si battezzava il catecumeno con una immersione unica, la quale rispecchiava l'uso antico. Anche alcune sette ariane, come gli eunomiani e gli egiziani, adoperavano un'unica immersione a sostegno della loro dottrina. L'amministrazione del battesimo oltre che a Pasqua e poi a Pentecoste, si estese pure alle altre feste, specialmente all'Epifania, mentre a Roma si conservò l'uso antico.

Uscito dall'acqua il neofita indossava una tunica bianca , che portava per una settimana:

Dopo il battesimo – scrive Ambrogio – hai ricevuto le vesti candide, perché siano il segno che hai deposto l'abito del peccato e indossato le pure vesti dell'innocenza... chi è battezzato è puro, secondo il Vangelo, perché le vesti di Cristo erano candide come la neve, allorché nel Vangelo stesso, egli manifestava la gloria della resurrezione.

Il battezzato veniva poi unto con crisma profumato, appositamente benedetto, sulla fronte, sulle orecchie, alle narici e sul petto, affinché il battezzato divenisse un «Cristo», ossia un unto appartenente a Gesù Cristo, meritasse il nome di cristiano e fosse armato contro Satana. Ik profumo del crisma ( myron ) simboleggiava il profumo di cristo e ricordava al battezzato l'obbligo di « rimanere saldo (bèbaios) e persistente » nella vita cristiana: « Sei stato unto alle narici – insegnava Cirillo di Gerusalemme –affinché, percepito il profumo di Cristo, tu possa dire: Noi siamo il profumo di Cristo ». Da ultimo il neofita veniva ammesso alla comunione eucaristica.

In questo periodo ebbe pure inizio lo studio dei vari effetti prodotti dal battesimo : il primo e fondamentale effetto di questo di questo sacramento è il perdono dei peccati come appare dalla iscrizione di Sisto III (a. 440) posta sul cornicione del battistero di S. Giovanni in Laterano, dove si legge che l'effetto principale del battesimo consiste nel cancellare i peccati.

Qui nascono di nascita sublime
coloro che sono destinati a possedere il cielo,
nascono dal seno delle acque fecondate dallo Spirito di Dio.
Immergiti in queste acque, o peccatore che vuoi purificarti:
vi entrerai con l'impurità dell'uomo antico,
ma ne uscirai rinnovato-
Non importa se la colpa che ti macchia
sia del progenitore o tua.
Questa fonte è sorgente di vita,
che purifica tutto il mondo;
essa è scaturita dal costato di Gesù.
Voi tutti, che rinascete in quest'acqua,
avete diritto al regno dei cieli;
ma la beatitudine eterna non è per colui,
che qui non cerca una seconda vita,
nessuno si spaventi né del numero,
né della qualità delle sue colpe;
chiunque si bagnerà in questo fiume sarà purificato!

Non mancano allusioni ad altri effetti come il dono dello Spirito Santo , che però nel IV secolo, con lo sviluppo delle parrocchie rurali (pagus), fu ricollegato alla imposizione delle mani compiuta dal vescovo quando le poteva visitare, mentre il battesimo era compiuto prima dai presbiteri, i quali in questo periodo andarono assumendo un'importanza sempre maggiore. Agostino per primo cominciò ad attribuire al battesimo il conferimento del carattere cristiano che non si può perdere mai e che di conseguenza impedisce la ripetizione del battesimo: « Voi siete le pecore di Cristo, perché portate il carattere di Cristo avuto tramite il sacramento (del battesimo) da voi ricevuto ».

Accanto al battesimo di acqua la Chiesa riconobbe pure la validità del battesimo di sangue , vale a dire del martirio vero e proprio, unico surrogato del battesimo per la Chiesa greca. La Chiesa latina vi aggiunse anche il battesimo di desiderio : Ambrogio, nel suo famoso necrologio per l'imperatore Valentiniano II, assassinato nel 392, rivela espressamente che la sua pietà e il sui desiderio di ricevere il battesimo lo avevano « lavato » ( hunc sua pietas abluit et voluntas )..

Sento che voi vi dolete perché egli non ricevette il sacramento del Battesimo. Ma ditemi, qual cosa è in nostro potere oltre al desiderio e alla richiesta? E il desiderio di essere battezzato egli lo aveva concepito da tempo, tanto che anche prima di venire in Italia vi si era fatto iniziare, e poco fa mi aveva detto di voler ricevere da me il sacramento rigeneratore; anzi per questo scopo, più che per ogni altro motivo, aveva voluto chiamarmi a sé. Dobbiamo dunque dire che non ottenne la grazia colui che la desiderava e la invocava? Certo! dal momento che la chiese, l'ottenne.

Ad ogni modo la chiesa orientale non ha accettato come valido tale desiderio, come risulta dal caso del catecumeno Archia, il quale, ucciso da una freccia scita durante il saccheggio di Comanes, prima di spirare così gridava: « Montagne e foreste battezzatemi, alberi, rocce e fonti d'acqua datemi la grazia. I cittadini piansero più per tale fatto che per ogni altra disgrazia ».

Gregorio di Nazianzo scrive che colui il quale nella sua vita si è accontentato del battesimo di desiderio deve accontentarsi anche nell'altra di desiderare la felicità eterna. La scolastica, con Tommaso d'Aquino, ritenne valido il baptismus flaminis, come Lorenzo Ispano aveva chiamato il battesimo di desiderio. Tale dottrina fu sancita anche dal Concilio di Trento, dal quale risulta che la rigenerazione si attua « con il lavacro di rigenerazione o con il suo desiderio ». Nonostante fosse ritardato, sempre il battesimo (almeno in voto) fu ritenuto necessario alla salvezza, perché solo con esso ci si può purificare dalle colpe come scriveva tanto bene Cipriano nel narrare la propria esperienza religiosa:

Io erravo alla cieca nelle tenebre della notte, sballottato a caso sul mare agitato del mondo; andavo alla deriva, ignorante della mia vita, estraneo alla verità e alla luce. Dati i miei costumi di allora, giudicavo assai difficile la promessa della salvezza offertami dalla bontà divina. Come poteva un uomo rinascere a nuova vita?... Ecco quel che mi chiedevo spesso; preso com'ero dai mille errori della mia vita passata non chiedevo che di liberarmene, tanto ero schiavo dei miei vizi... Tanta era la compiacenza che provavo per i miei mali, da ritenerli miei compagni abituali. Ma l'acqua rigeneratrice lavò in me le colpe della vita passata e una luce venuta dall'alto si diffuse nel mio cuore purificato dalle sue macchie; lo Spirito venuto dal cielo mi cambiò in un uomo nuovo con una seconda nascita. Subito, in modo meraviglioso, vidi la certezza succedere al dubbio; vidi aprirsi le porte chiuse e le tenebre illuminarsi, trovai facile quel che prima mi sembrava difficile e possibile quel che prima ritenevo impossibile.
In questo periodo sorse pure una controversia circa la validità del battesimo amministrato dagli eretici, che veniva negata dai cristiano d'Africa (Cipriano) e Asia Minore (Firmiliano) con la scusa che gli eretici, non possedendo lo Spirito Santo, non potevano conferirlo. A Roma invece il vescovo Stefano riteneva valido ogni battesimo, compiuto nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, accontentandosi di imporre le mani al battezzando che si convertiva dal proprio errore, come segno di ammissione nella Chiesa. Nonostante gli sforzi di Stefano per eliminare il ribattesimo degli eretici, tale pratica persistette ancora a lungo. Ad ogni modo il trionfo finale della semplice imposizione delle mani da parte del vescovo della comunità dove una persona voleva entrare a far parte, contribuì a separare sempre più il battesimo dal rito della confermazione, che si trasformò così nel nuovo sacramento della « Cresima ». Proprio con tale rito episcopale – secondo la teologia di allora – si donava lo Spirito Santo, che gli eretici non potevano trasmettere in quanto ne erano privi. Gli eretici, che già erano stati immersi nell'acqua nel nome di Gesù Cristo, dovevano venire battezzati solo nello Spirito Santo, tramite l'imposizione delle mani episcopali.
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d) Battesimo dei bambini senza immersione (VI.XIX)

Mentre dal III al V secolo si andò creando un'intensa liturgia battesimale, che si aggiunse al forte simbolismo biblico immersione-emersione, nei secoli successivi fu solo un ripensamento di ciò che si era formato in antecedenza. Con il generalizzarsi del battesimo dei bambini e conseguentemente con il successivo rito dell'infusione, si eliminò la piscina divenuta ormai non più necessaria. Infatti, tra l' XI e il XII secolo, sorgono i più antichi fonti battesimali propriamente detti, collocati all'interno sia dei battisteri sia delle chiese parrocchiali. Per un certo periodo però, le due forme del battesimo – sia ad immersione o per infusione – continuarono a coesistere, per cui si spiega anche la forma dei primi fonti esemplificati sulla fontana medioevale, con grande vasca poligonale o circolare, al cui centro si elevava spesso il pilastrino con la riserva dell'acqua, o la statuetta del Battista, i quali potevano servire sia per l'immersione che per il battesimo ad infusione. Un esempio di questo tipo è il fonte battesimale di Verona (c.a. 1200).

Una prova che il battesimo per immersione continuasse ad essere usato ancora nel XII secolo appare da un brano di Dante che narra di aver lui stesso rotto un pozzetto posto agli angoli del battistero del suo bel S. Giovanni per farne uscire l'acqua e così salvare un tale che vi stava annegando:

l'un delle quali, ancor non è molti anni
ruppi io per un che dentro s'annegava
e questo sia suggel che ogni uomo sganni

Nel XIII secolo, nonostante i dubbi iniziali, si ritenne possibile usare il rito dell'infusione, anziché dell'immersione, anche senza pericolo di morte del battezzando, come già si attuava anche prima, ma solo in caso di morte. Il primo teologo che ne difese la validità fu Alessandro di Hales (m. 1245).

Tommaso d'Aquino, pur riconoscendo più sicuro il battesimo per immersione, diceva possibile, specialmente in caso urgente, anche l'infusione:

Infatti l'acqua usata per lavare il corpo significa (nel Battesimo) l'interiore lavamento dei peccati. Ora ci si può lavare non solo con l'immersione, ma anche versando acqua e aspergendosi il corpo.

Fu quindi spostato – come vedremo – il simbolismo biblico di « morte e sepoltura con Cristo» a quello di « lavacro» già iniziatosi con alcuni testi biblici. Con la diffusione di questo uso nel IV secolo la costruzione di battisteri a parte. La vasca si eleva dal suolo e si riduce, per cui entra nella chiesa e prende il posto delle cappelle laterali (generalmente la prima a sinistra) dopo che queste si diffusero. Di solito è un luogo vicino all'ingresso della chiesa. In alcuni battisteri antichi vi si aggiunse in epoca rinascimentale il fonte battesimale, lasciando intatta l'antica vasca.
Con il Concilio di Trento si impose a quasi tutta la Chiesa latina il rituale del battesimo approvato da Paolo V nel 1614 che riproduceva sostanzialmente l'antico complicato battesimo degli adulti, sia pure con alcune semplificazioni, dando luogo a un rito misto del tutto inadatto ai bambini. Solo nei secoli XVII e XVIII il battesimo per immersione scomparve completamente dalla Chiesa latina, mentre la Chiesa greca ne conserva tutt'ora l'uso, che fu in parte mantenuto anche dalla Chiesa anglicana e da alcuni gruppi protestanti. L'osservanza degli antichi tempi battesimali (Pasqua e Pentecoste) andò quasi completamente in disuso sino dal XIII secolo, nonostante i ripetuti richiami per il loro ripristino. Anzi, con il XIV secolo si iniziò a prescrivere che il battesimo fosse amministrato al più presto dopo la nascita: « quam primum». Tale battesimo si ridusse così a una festa familiare nella quale assunsero un ruolo sempre più importante i « padrini » che fungevano da garanti per la futura educazione cattolica dei piccini. Per il bimbo divenne più che tutto un rito magico, compiuto senza la sua partecipazione. La fede, prima professata pubblicamente, e lo stesso segno simbolico (immersione), che riproduceva la morte e la resurrezione di Gesù, passarono così in secondo ordine.
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2) Il nuovo rito battesimale

Dal momento che molti riti battesimali erano del tutto incomprensibili – per non dire ridicoli – alla mentalità odierna, la Costituzione della Liturgia (CL) del Vaticano II decise che: « Si deve rivedere il rito per il battesimo dei fanciulli per adattarlo alle reali condizioni dei bambini » (n. 67). Difatti nel 1969 apparve il Nuovo rituale del battesimo , che divenne operante il 29 maggio 1970.
Il nuovo rito ha soppresso alcuni gesti non più comprensibili come l'insalivazione, l'uso dell'insufflazione, ma ha conservato un linguaggio troppo pesante e di difficile comprensione, avendo voluto condensare nello spazio di pochi minuti tutta la ricchezza del battesimo cristiano. Il nuovo rito si riduce a tre parti essenziali: l'immersione battesimale preceduta da riti introduttivi a coronata da altri conclusivi.
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a) Riti preparatori

E' qui che appare una sostanziale con l'antico rituale romano; mentre prima i genitori e i parenti fungevano solo da porta-parola di un candidato responsabile ma incapace di parlare, ora essi rispondono della loro fede personale e con essi il ministro e l'assemblea aggiungono la propria professione di fede: « Tale è la nostra fede, tale è la fede della Chiesa ». Essi si assumono il compito di educare i bambini battezzati nella fede e nell'osservanza dei comandamenti divini. Mentre nell'antico rituale – fatto per gli adulti e poi adattato ai bambini – si supponeva una fede già esistente, ora il bambino viene battezzato in forza delle fede dei genitori, dei padrini e della Chiesa (fides aliena). Nei riti preparatori ha grande rilievo la liturgia della parola, con la lettura di qualche brano biblico, scelto tra i ventuno presentati, o di qualche testo patristico, seguito da una preghiera che mostra come il battezzato partecipi alla morte e alla resurrezione di Cristo. Segue un esorcismo presentato come preghiera a Dio e non più come comando a Satana di abbandonare il bambino, quasi che questo ne fosse fisicamente posseduto; esso mette in risalto l'opposizione a Dio con cui ogni persona viene a trovarsi fin dalla nascita. Conclude il rito prebattesimale l'unzione con l'olio dei catecumeni, che viene compiuta sul petto, come segno che solo la forza di Cristo rende possibile al neofita di conservare in se stesso lo Spirito Santo.
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b) Parte centrale

Consiste nella benedizione dell'acqua battesimale che prima si attuava solo nel tempo pasquale. La preghiera al riguardo presenta i vari interventi di Dio nella storia della salvezza tramite il « mistero » dell'acqua. L'acqua strumento di creazione e poi mezzo di purificazione mediante il diluvio e di liberazione con il passaggio del mar Rosso, riceve il suo valore dalla potenza di Dio che vi si palesa, e non dal suo valore naturale di detergente. Seguono la rinuncia a Satana e la professione di fede, che esprimono assai bene la « metanoia » o « cambiamento di mente », insita nel battesimo. L'una e l'altra sono precedute da un ammonimento del sacerdote che richiama i presenti alle proprie responsabilità:

Genitori e padrini, per mezzo del sacramento del Battesimo, i bambini da voi presentati tra poco riceveranno dalla carità di Dio una nuova vita, per mezzo dell'acqua e dello Spirito Santo. Cercate di educarli nella fede, perché questa vita divina sia preservata dal contagio del peccato, e di giorno in giorno cresca in essi e si consolidi.

Il battesimo propriamente detto può essere attuato sia per abluzione sia per immersione, anzi quest'ultimo antico rito, ora ripristinato, è suggerito addirittura come preferenziale e meglio corrispondente all'insegnamento paolino (Rm 6; Cl 2, 12).
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c) Riti conclusivi

Seguono i noti riti complementari che hanno lo scopo di sottolineare gli effetti del battesimo. Essi sono: l'unzione con il sacro crisma, l'imposizione della veste candida e la consegna del cero acceso, i quali indicano che il neofita, divenuto ormai partecipe del sacerdozio profetico e regale di Cristo, deve conservare intatta sino alla morte la nuova vita ricevuta e illuminare, come figlio di Dio, l'ambiente in cui vive. Il rito dell' effeta , nel quale il sacerdote tocca le orecchie e la bocca di ogni bambino ad imitazione del gesto di Gesù, richiama la necessità di dare ascolto alla parola di Dio e di professare le lodi di colui che lo ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Il rito si conclude con un piccolo corteo che si accosta all'altare, quasi a prefigurare la futura partecipazione dei battezzati all'eucarestia.

La benedizione finale del sacerdote si rivolge primariamente alle madri, per le quali sostituisce il rito della purificazione che prima si attuava a parte, poi ai padri, infine ai nuovi battezzati e a tutti i presenti. In pericolo di morte, il battesimo può essere amministrato da chiunque, ma, se il bambino guarisce, il battezzato deve essere portato al tempio, perché il sacerdote o il diacono ne completi il rito con le altre cerimonie suppletive.
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3) Il rituale del battesimo per gli adulti

Nella sua Costituzione Liturgica il Vaticano II prevedeva una revisione più completa del rituale per il battesimo degli adulti (nn. 64.66), da attuarsi non solo, com'è naturale, in terra di missione, ma anche quando si convertono delle famiglie non credenti. Il che poi non dovrebbe essere tanto difficile con l'incredulità sempre più diffusa anche nelle regioni cattoliche.

Potrebbe darsi – scriveva il benedettino Dom Cabrol – che in seguito all'apostasia così frequente nei cristiani dei nostri giorni, la Chiesa giunga a riservare il Battesimo solo ai bambini la cui famiglia veramente cristiana, presenti serie probabilità di una educazione religiosa, mentre riprenderebbe, per gli altri, l'uso del battesimo per gli adulti, ridonando così al sacramento, per quelli che lo riceveranno in età matura, tutto il suo profondo significato.

Che il battesimo degli adulti avesse bisogno di modifiche rituali era ammesso da tutti in un passato non lontano. Già dal 1962 era stata autorizzata la distribuzione per tappe del rito battesimale riguardante gli adulti. Una forma sperimentale del rito solenne per battezzare gli adulti fu autorizzata fin dal 1965. Il rito definitivo edito nel 1972 comporta un catecumenato con riti diversi e insegnamenti vari che si estendono per un periodo più o meno lungo di preparazione al battesimo. Normalmente il battesimo propriamente detto è seguito dalla cresima e dalla prima partecipazione eucaristica. A tale rito battesimale segue un periodo di « mistagogia » durante il quale il neofita è indotto a « raccogliere l'esperienza e i frutti dei sacramenti ricevuti », a « entrare in maggior relazione con la comunità dei fedeli » e ad applicare sempre più tale rinascita alla propria esistenza. Il tempo normale del battesimo è la vigilia di Pasqua preceduta dalla preparazione quaresimale e seguita dai cinquanta giorni che conducono alla Pentecoste. In tal modo il cristiano rivive e fa proprio il messaggio storico del Cristo; il battesimo è quindi una separazione dal passato e un innesto alla vita muova di Dio.

Come si vede molta strada è stata compiuta dai primi secoli della Chiesa per giungere al battesimo attuale. La riforma odierna vorrebbe costituire un ritorno alla simbologia biblica, pur innestandovi, almeno in parte, elementi tradizionali. E' quindi necessario vedere quale verdetto possa dare la parola di Dio al battesimo cattolico attuale e ricercare in che cosa consiste il battesimo per i cristiani del tempo apostolico.
Cristianalibera
00Wednesday, July 18, 2012 11:21 AM
Mi stavo giusto chiedendo... ma perché Gesù non usava di battezzare i suoi discepoli? [SM=g28004]
Cristianalibera
00Tuesday, December 4, 2012 7:44 PM
i tdG non battezzano i bambini?



Mi chiedo fino a che punto un bambino di 12 anni può essere veramente consapevole cosa quel battesimo implicherebbe per lui semmai nell'età di adulto dovesse rendersi conto che la dottrina alla quale ha aderito da bambino non è affatto quella verità, nella quale ha creduto e per questo dovesse abbandonare il movimento per diventare per esempio un cristiano evangelico?

Voi che ne pensate?



Rialtina
00Saturday, December 15, 2012 10:45 AM
Re: i tdG non battezzano i bambini?
Cristianalibera, 12/4/2012 7:44 PM:




Mi chiedo fino a che punto un bambino di 12 anni può essere veramente consapevole cosa quel battesimo implicherebbe per lui semmai nell'età di adulto dovesse rendersi conto che la dottrina alla quale ha aderito da bambino non è affatto quella verità, nella quale ha creduto e per questo dovesse abbandonare il movimento per diventare per esempio un cristiano evangelico?

Voi che ne pensate?








Un bambino di 12 anni non e` assolutamente consapevole del passo che fa con il battesimo. Non esiste nella Bibbia il battesimo a neonati e bambini sotto l`eta` del giudizio.
Il battesimo implica per prima cosa assoluta dedicazione a Dio,e questo non puo` verificarsi in bambini o ragazzini che con il crescere potrebbero scoprire un`altra vocazione quella cioe` scelta da loro stessi in eta`ragionevole e coscienziosa del passo.
Al battesimo cattolico ci devono essere due persone che testimoniano e rispondono al posto del neonato.....sicche` ancora una volta vediamo l`assurdita` del processo del battesimo cattolico,non di meno quello geovista che vediamo ragazzini che vanno in acqua senza pensare a cio` che fanno.
Ecco perche` molti escono dall`organizzazione quando hanno raggiunto la maturita` e capito di essere in una situazione indesiderata.
Poi le conseguenze possono essere anche tragiche non in tutti i casi dei fuoriusciti,ma di certo che alcuni si suicidano per mancanza di assitenza ed allontanamento dalla famiglia. Beh..tutto questo nella coscienza di certe sette che rovinano famiglie.
Quello che personalmente penso e` lasciare la scelta e decisione all`interessato senza intromettersi in situazioni di dover rispondere davanti a Dio per aver esposto i figli alla disperazione.



Rialtina
00Monday, December 17, 2012 11:07 AM
Re:
Cristianalibera, 7/18/2012 11:21 AM:

Mi stavo giusto chiedendo... ma perché Gesù non usava di battezzare i suoi discepoli? [SM=g28004]






Questa e` veramente una domanda interessante,ma nessuno risponde nemmeno il tdg !

[SM=g2489055]
Cristianalibera
00Monday, December 17, 2012 11:38 AM
Re: Re:
Rialtina, 17/12/2012 11:07:






Questa e` veramente una domanda interessante,ma nessuno risponde nemmeno il tdg !

[SM=g2489055]



[SM=x2490313]
C'è un versetto che ci da delle elucubrazioni, io con simile domande cerco sempre di stimolare le persone a farsi delle ricerche.
Sono contenta che ti è piaciuto la domanda, d'altronde anche tu sei brava a farle.


Cristianalibera
00Friday, August 30, 2013 1:03 PM
Visto che abbiamo cominciato nell'altra discussione di parlare di pedobattesimo uppo questo 3d.
Cristianalibera
00Tuesday, December 10, 2013 12:39 PM
Rispondo a Rialtina qui visto che ha replicato nel forum di sonny ad un mio post, forum del quale sono stata bannata:

Cristianalibera, 14/05/2013 3:52 PM:
La possibilità di diventare figlio di Dio è aperta a tutti, l'unica cosa richiesta è credere in Gesù riconoscersi peccatori perduti, chiedere perdono e battezzarsi nel nome del Padre,del Figlio e dello Spirito Santo.


Ed ovviamente da adulto e per immersione, giusto?

Se mi dici di sì, tutti quelli che hanno ricevuti il battesimo da bambini oppure anche da adulto non per immersione nella chiesa cattolica, ortodossa o nelle chiese protestanti storici e l'hanno confermato da grande se al momento del battesimo erano ancora "incoscienti" al momento della cresima o confermazione credendo anche loro sinceramente in Gesù riconoscendo che sono peccatori non sono figli di Dio, o no?





Le Sacre Scritture ci indicano chiaramente che il battesimo e` un atto che si compie da adulti,cioe` in piena facolta` mentale,questo vuole semplicemente dire che uno/a deve essere cosciente di cio` che fa`.
Noi ben sappiamo solo ora dopo aver scoperto le sacre scritture.... sia il valore che il signicato di tale passo che semplicemente un bambino o un ragazzino che fa battesimo e dopo la Cresima non e` in possesso di tali qualita` necessarie per classificarlo/a dedicato ad una missione Cristiana,questo significava nel passato ( il Cristiano ha una missione ).
Dove troviamo nella bibbia la sostituzione del battesimo con la cresima? Perche` allora si battezzano I bambini ben sapendo l`inutilita`? Perche` devono due persone rispondere in vece del neonato? Dove ancora nella bibbia viene richiesta la presenza di testimoni per valorizzare l`atto?
Un`altra cosa,con che autorita` ci classifichiamo figli di Dio? che io sappia ho sempre sentito che il battesimo cancella il peccato veniale...... che ci dia la grazia di essere figli di Dio........beh,questo non l`ho mai sentito ai miei tempi......e che siamo figli di Dio......mah, che io sappia ancora non lo siamo!
Se il battesimo ai bambini e` valido agli occhi di Dio non lo so`,sicuramente che non e` richiesto a chi non sa` quello che fa`.
Essendo la creatura ancora innocente,e` anche inresponsabile. Solo Dio puo` giudicare e valorizzare la situazione.
Saluti carissimi

--------


Voglio risponderti un'attimo sulla questione cresima.
Non dobbiamo generalizzare, io ho fatto la confermazione all'età di 14 anni nella chiesa evangelica luterana con una preparazione di due anni prima , e credimi ero ben consapevole di quel che facevo, pensa un po' non volevo nemmeno la festa perché per me era una questione spirituale tra me e Dio.
Poi l'abbiamo fatto lo stesso per non deludere parenti e padrino.
Mi ricordo bene quell'attimo e le emozioni che ho provato. [SM=g27998]
Rialtina!!
00Friday, December 13, 2013 2:36 PM
Parliamo del battesimo!

Ciao Veronika,venendo al battesimo dei bambini....... e` che essendo scritturale battezzarsi in eta` quando si e` maggiorenni ( il tempo che puoi votare ) si sa esattamente quello che si fa,non vedo il perche` inculcare il proprio credo non sapendo esattamente cio` che era, e che dovrebbe essere in originale l`atto del battesimo.
Non sempre I genitori scelgono la parte giusta meglio rappresentata da altri ( I compari ), solamente perche` a loro e` concesso di farlo.

OK, una volta cresciuti,possono sempre cambiare idea,ma tu sai benissimo anche per tua esperienza, quanto costa e quanto puo` essere traumatico il cambiamento per alcuni.
Questo sistema, che viene largamente creato dalla chiesa stessa, mette I genitori in stato di ansia se il battesimo del neonato non viene praticato...... E` privo della grazia di Dio........cosi` predicano......e I genitori al solo pensiero tremano per il piccolo.
La soluzione migliore e` il battesimo,cosi` e` salvo!

Ricordati che in primo posto la predicazione di Giovanni era diretta ai peccatori,quindi se questo e` il caso,che peccati puo` aver fatto il neonato quando viene battezzato? L`esempio di Gesu` lo vediamo chiaramente,aveva trent`anni quando si battezzo`...perche`?.

Se il battesimo viene praticato con lo scopo di cancellare il peccato veniale........,allora non serve la grazia che viene da Dio.
Poi,che io sappia, I peccati mortali si fanno con l`andar degli anni quando nel corso della vita s`incontrano opportunita` di peccare gravemente contro la legge di Dio.
Non so` da dove esce il peccato veniale che con il battesimo viene cancellato quando per causa d`esso l`umanita` soffre e muore.

E` simile al limbo.......e` stato tolto !!..........Ha mai pensato la chiesa cio`che quei genitori, che hanno perduto un bambino prima che fosse battezzato l`angoscia che avevano nel cuore nel saperlo nel limbo per l`eternita`?.
Non sara pero` cosa facile cambiare l`attuale sistema del battesimo infantile che da centinaia di anni e` la fonte sicura di nuovi plus plus negli elenchi cattolici.
Peccato veniale! Che cos`e` il peccato veniale? come e perche` viene considerato possibile da lavare con un po` di acqua e sale?
Per me e` un abuso vero e proprio quello di approfittarsi di una creatura che non ha facolta`mentale di decidere per se` stesso/a la salute spirituale.

E` tutto business,e power,ma la chiesa cattolica oggi come oggi.....e` un niente in confronto a cio` che lo era qualche centinaio di anni fa`. La storia parla!
Si,e` vero la cc ha qualcosa di piu` d`un miliardo di cattolici,ma non a caso, con il suo sistema, ha fatto grandi passi innestando I bambini con il battesimo obbligatorio.
E` obbligato,certo che e` obligato farlo.........altrimenti questo miliardo non esisterebbe e la cc non sarebbe in grado di essere quella che e`........quella di oggi non del passato.
saluti Gianna
[SM=g7375]
Cristianalibera
00Friday, December 13, 2013 4:55 PM
Cara Giovanna ho unito la tua discussione " Veronika parliamo di battesimo" a questa già cominciata onde evitare che si discutesse in due 3d diverse della stessa tematica.

Andiamo per ordine:


Parliamo del battesimo!


Ciao Veronika,venendo al battesimo dei bambini....... e` che essendo scritturale battezzarsi in eta` quando si e` maggiorenni ( il tempo che puoi votare ) si sa esattamente quello che si fa,



Tu parli di scritturalità... ma io ti chiedo da quale passo della Bibbia tu deduci questo che hai scritto?
Dove nella Bibbia c'è scritto che una persona dovrebbe essere maggiorenne per poter essere battezzata?





non vedo il perche` inculcare il proprio credo non sapendo esattamente cio` che era, e che dovrebbe essere in originale l`atto del battesimo.



Questo sinceramente non ho capito bene.
Chi secondo te non sa cosa doveva essere in originale l'atto del battesimo?

poi per il resto ti rispondo appena abbiamo risolto questi due problemi. [SM=g27985]
Rialtina!!
00Saturday, December 14, 2013 2:06 AM
Re:
Cristianalibera, 13/12/2013 4:55 PM:

Cara Giovanna ho unito la tua discussione " Veronika parliamo di battesimo" a questa già cominciata onde evitare che si discutesse in due 3d diverse della stessa tematica.

Andiamo per ordine:


Parliamo del battesimo!


Ciao Veronika,venendo al battesimo dei bambini....... e` che essendo scritturale battezzarsi in eta` quando si e` maggiorenni ( il tempo che puoi votare ) si sa esattamente quello che si fa,



Tu parli di scritturalità... ma io ti chiedo da quale passo della Bibbia tu deduci questo che hai scritto?
Dove nella Bibbia c'è scritto che una persona dovrebbe essere maggiorenne per poter essere battezzata?





non vedo il perche` inculcare il proprio credo non sapendo esattamente cio` che era, e che dovrebbe essere in originale l`atto del battesimo.



Questo sinceramente non ho capito bene.
Chi secondo te non sa cosa doveva essere in originale l'atto del battesimo?

poi per il resto ti rispondo appena abbiamo risolto questi due problemi. [SM=g27985]






Tu parli di scritturalità... ma io ti chiedo da quale passo della Bibbia tu deduci questo che hai scritto?
Dove nella Bibbia c'è scritto che una persona dovrebbe essere maggiorenne per poter essere battezzata?






Rispondo


Giovanni Battista PREDICAVA LA CONVERSIONE. E` un`infante in grado di CONVERTIRSI? e per cosa?

Romani 6:4 Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perche` abbonda la grazia? E` assurdo! Noi che gia` siamo morti al peccato,come potremo ancora vivere nel peccato?
O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesu` ,siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo stati siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte........

l`APOSTOLO PAOLO E` OVVIO CHE NON PREDICAVAIL BATTESIMO A NEONATI.


Matt.3:6 e confessando I loro peccati,si facevano
battezzare,da lui nel Giordano. Questo versetto e` chiaro e tondo.

Matt.3:8 Razza di vipere! chi vi ha suggerito di sottrarvi all`ira imminente? e non crediate di poter dire fra voi : Noi abbiamo Abramo per padre. .............. Parla forse a degl` infanti?

Matteo 3: 11 Gesu` disse loro" Potete bere il calice che io bevo,o ricevere il battesimo con cui IO mi sono battezzato?


3:16 Appena battezzato Gesu` usci` dall`acqua!!!!! Gesu` usci` dall`acqua in braccio del padrino?



Matt. 28:19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni,battezzandole nel nome del Padre del figlio e dello Spirito santo..................

Matt. 39" E Gesu` disse : Il calice che io bevo anche voi berrete,e il battesimo che io ricevo anche voi riceverete.


Veronika domanda:

Questo sinceramente non ho capito bene.
Chi secondo te non sa cosa doveva essere in originale l'atto del battesimo?


Ovviamente I genitori che non sanno quello che fanno! e sopra tutto la liberta` di scelta,che con il battesimo cattolico e` stata annullata.
L` atto originale del battesimo era totalmente diverso da come viene oggigiorno praticato, l`originale e` sopra elencato !. Il battesimo significa dedicazione a Dio,cosa che un piccolo non puo`ne`sa` fare e` nell`impossibilita`.
Non molto tempo fa I cattolici battezzavano per immersione,infatti ci sono ancora alcune chiese che hanno il pozzo dove praticavano il battesimo originale ovviamente chiuse!!!!!. Il perche` e` gia stato precedentemente detto. Credo di aver risposto alle tue domande.
saluti Gianna
[SM=g7348]




Cristianalibera
00Saturday, December 14, 2013 4:05 PM
Re: Re:
Rialtina!!, 14/12/2013 02:06:






Tu parli di scritturalità... ma io ti chiedo da quale passo della Bibbia tu deduci questo che hai scritto?
Dove nella Bibbia c'è scritto che una persona dovrebbe essere maggiorenne per poter essere battezzata?






Rispondo


Giovanni Battista PREDICAVA LA CONVERSIONE. E` un`infante in grado di CONVERTIRSI? e per cosa?

Romani 6:4 Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perche` abbonda la grazia? E` assurdo! Noi che gia` siamo morti al peccato,come potremo ancora vivere nel peccato?
O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesu` ,siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo stati siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte........

l`APOSTOLO PAOLO E` OVVIO CHE NON PREDICAVAIL BATTESIMO A NEONATI.


Matt.3:6 e confessando I loro peccati,si facevano
battezzare,da lui nel Giordano. Questo versetto e` chiaro e tondo.

Matt.3:8 Razza di vipere! chi vi ha suggerito di sottrarvi all`ira imminente? e non crediate di poter dire fra voi : Noi abbiamo Abramo per padre. .............. Parla forse a degl` infanti?

Matteo 3: 11 Gesu` disse loro" Potete bere il calice che io bevo,o ricevere il battesimo con cui IO mi sono battezzato?


3:16 Appena battezzato Gesu` usci` dall`acqua!!!!! Gesu` usci` dall`acqua in braccio del padrino?



Matt. 28:19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni,battezzandole nel nome del Padre del figlio e dello Spirito santo..................

Matt. 39" E Gesu` disse : Il calice che io bevo anche voi berrete,e il battesimo che io ricevo anche voi riceverete.


Veronika domanda:

Questo sinceramente non ho capito bene.
Chi secondo te non sa cosa doveva essere in originale l'atto del battesimo?


Ovviamente I genitori che non sanno quello che fanno! e sopra tutto la liberta` di scelta,che con il battesimo cattolico e` stata annullata.
L` atto originale del battesimo era totalmente diverso da come viene oggigiorno praticato, l`originale e` sopra elencato !. Il battesimo significa dedicazione a Dio,cosa che un piccolo non puo`ne`sa` fare e` nell`impossibilita`.
Non molto tempo fa I cattolici battezzavano per immersione,infatti ci sono ancora alcune chiese che hanno il pozzo dove praticavano il battesimo originale ovviamente chiuse!!!!!. Il perche` e` gia stato precedentemente detto. Credo di aver risposto alle tue domande.
saluti Gianna
[SM=g7348]









A parte che hai parlato del Battesimo di Giovanni che non è il battesimo cristiano di cui noi parliamo, hai messo in onda neanche una scrittura che conferma ciò che dici, mi dispiace.

E vedi, quando TU parli di scritturalità allora non è che la Bibbia dice o insegna ma ciò che tu vuoi vedere, ciò che tu interpreti dai scritti sacri.

Ti faccio un esempio, citi "Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre" e poi chiedi : parlava forse a degli infanti?

ed io ti rispondo:

Gesù disse proprio sui bambini:

«Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli».







Cristianalibera
00Saturday, December 14, 2013 4:11 PM
E non credere cara Gianna che il battesimo dei bambini sia solo un usanza della chiesa cattolica, vedi per esempio questa trattazione di un Pastore Protestante:

Il battesimo dei bambini nella chiesa delle origini. Appunti su di un volume di Joachim Jeremias, di Andrea Lonardo


Presentiamo sul nostro sito alcuni appunti di Andrea Lonardo sul volume di Joachim Jeremias, Le baptême des enfants dans les quatre premiers siècles, Le Puy-Lyon, 1967.

Il Centro culturale Gli scritti (1/9/2011)


«La nostra tesi ne è uscita rafforzata: la Chiesa cristiana ha praticato fin dalle origini il battesimo dei bambini e quando nel III secolo Origene parlava a questo proposito di “tradizione apostolica” era ben altra cosa che una “pia” formula»[1]: così J. Jeremias scrive nella Prefazione del 1966 al suo volume Le baptême des enfants dans les quatre premiers siècles, Le Puy-Lyon, 1967[2].

Il lavoro di Jeremias si presenta come un dossier che passa in rassegna tutte le fonti antiche in nostro possesso sul battesimo dei bambini, il cosiddetto pedobattesimo.

Indice

1/ Il I secolo
2/ Dal II al III secolo
3/ La crisi del IV secolo: l'iscrizione al catecumenato ed il rinvio del battesimo
4/Conclusioni provvisorie
Note al testo
1/ Il I secolo

Nel I capitolo, Jeremias affronta le fonti del I secolo relativamente al battesimo di bambini al momento della conversione al cristianesimo dei loro genitori. Innanzitutto la famosa espressione «si battezzò con la sua casa», che si ritrova in 1 Cor 1,16 (la “casa” di Stefana), At 16,15 (Lidia e la sua “casa”), At 16,33 (il guardiano della prigione di Filippi con la sua “casa”), At 18,8 (Crispo, capo della sinagoga, con la sua “casa”). Sono quindi tre casi di pagani o di semi-proseliti ed uno di un giudeo.

Jeremias sottolinea come nel vocabolario del greco ellenistico la “casa” comprenda chiaramente anche i figli, compresi quelli molto piccoli (come prova la Lettera agli Smirnesi di Ignazio di Antiochia, 13,1 “Io saluto anche le “case” dei miei fratelli con le loro mogli ed i loro figli”).

D'altro canto anche nel greco della LXX, come ha dimostrato E. Stauffer, “casa” indica la famiglia tutta intera con i bambini piccoli, se ce ne sono. Jeremias cita a sostegno anche 1 Cor 1,16. Ne consegue che già nel Nuovo Testamento è chiaramente attestato il battesimo dei bambini.

Sempre nel I capitolo, in un lungo excursus Jeremias affronta la questione del battesimo dei proseliti nel giudaismo per dimostrare che, dalla fine del I secolo a.C., si afferma in alcune scuole rabbiniche l'usanza di battezzare con acqua i proseliti per renderli puri prima di procedere alla circoncisione. Quando questa prassi si instaura appare chiaramente che se a farsi ebreo è un genitore con un neonato o bambini piccoli, anche questi ultimi ricevono il battesimo.

Si noti – il fatto è estremamente significativo – che già il giudaismo intertestamentario apriva ai pagani la via della salvezza, prima che lo facesse Gesù.

Di passaggio Jeremias risolve la questione del discusso versetto di 1 Cor 15,29, dove si parla di alcuni che si facevano battezzare “uper tōn vekrōn”: egli traduce “per amore dei loro morti”, riferendo il passaggio a non cristiani che, avendo perso il coniuge od un'altra persona già cristiano, chiedevano il battesimo per essergli congiunti dopo la morte[3].

A supportare ulteriormente la tesi Jeremias cita anche At 2,38 ss. Il testo afferma, subito dopo aver parlato del battesimo, che la promessa è “per voi e per i vostri figli...” - Jeremias dichiara correttamente che qui la sua interpretazione è ipotetica.

Jeremias ricorda poi un'iscrizione di fine III secolo, quella di Aproniano, morto a 1 anno 9 mesi e 5 giorni: per lui che aveva genitori pagani fu la nonna cristiana a domandare alla chiesa che egli lasciasse questo secolo come fedele (“fidelis”). I genitori pagani – l'iscrizione si rivolge agli dei Mani, dis manibus – accettarono in questo caso il battesimo proposto dalla nonna probabilmente solo perché il figlio era ormai in pericolo di vita.

Nel II capitolo, Jeremias affronta le fonti del I secolo relativamente al battesimo di bambini nati da genitori già cristiani.

Analizza così i tre brani neotestamentari che la critica ha individuato come possibili testimoni in positivo o in negativo. Da 1 Cor 7,14, dove Paolo afferma che “i vostri figli non sono impuri, ma sono santi”, non si può inferire nulla di certo su di un eventuale battesimo.

Nemmeno da At 21,21 che riporta l'accusa rivolta a Paolo di invitare i giudei a non circoncidere più i loro figli.

L'unico testo che Jeremias ritiene pertinente alla questione del pedobattesimo è Mc 10,13-16. In quella pericope – nel raffronto con i paralleli – emerge il significativo comando “non glielo impedite”, con l'utilizzo del verbo kōluō. Lo stesso verbo è impiegato per indicare gli impedimenti battesimali. Jeremias sostiene allora che, se anche il brano non avesse nella vita di Gesù uno stretto significato battesimale, certamente il sitz im leben nel quale quel brano è stato riletto dalla comunità primitiva è battesimale.

Ad esempio, quando Tertulliano, primo fra i padri, cercherà di opporsi al battesimo dei bambini, si sentirà in dovere di affrontare quel testo che era evidentemente utilizzato in Africa in chiave battesimale.

A conclusione dei primi due capitoli Jeremias afferma che tutto depone, quanto alle fonti positivamente espresse, a ritenere che il battesimo dei bambini sia stato abituale nella comunità primitiva.

Vi aggiunge alcune osservazioni complementari molto importanti a conferma. Dalle fonti non risultano mai due tipi di cristiani, alcuni battezzati, altri no.

Mai in alcun testo dei primi due secoli si parla di una eventuale formazione pre-battesimale rivolta a ragazzi e giovani cristiani, ma non battezzati da neonati.

Soprattutto – egli sostiene – quando la prassi del battesimo dei bambini diviene storicamente documentabile essa non appare mai come un'innovazione né figura mai alcuna discussione in merito fra suoi sostenitori e suoi detrattori: tale prassi appare pacifica, in continuità con la tardizione precedente al punto da non fare problema. Addirittura, quando sorgerà la questione del peccato originale, non si spingerà per il battesimo a motivo del peccato, bensì si argomenterà al contrario: il peccato originale è certamente esistente, altrimenti non si spiegherebbe la prassi antica del battesimo dei bambini.

2/ Dal II al III secolo

Nel III capitolo Jeremias analizza le fonti successive fino alla fine del III secolo per evidenziare i dati reperibili intorno allo sviluppo del pedobattesimo.

La pratica del pedobattesimo che a livello delle fonti poteva destare ancora qualche riserva per il periodo precedente diviene dal II secolo in poi assolutamente certa.

Per l'Asia Minore Jeremias cita il caso di Policarpo di Smirne che, al momento del processo cui seguirà il martirio, afferma: “Sono 86 anni che servo il Signore ed egli non mi ha mai trattato male” (Martirio di Policarpo, 18,3). Ora Policarpo era nato verso l'80, e venne martirizzato tra il 167 ed il 168: le sue parole lasciano chiaramente intendere che egli divenne cristiano grazie al battesimo ricevuto da bambino.

Analoga è un'espressione di Policrate di Efeso che afferma di aver vissuto “65 anni nel Signore”, nella Lettera indirizzata a Roma verso il 190-91 sulla datazione della Pasqua.

Nella famosa Lettera di Plinio a Traiano – cui Traiano risponderà con il rescritto che è la prima legge che esplicitamente regola il martirio dei cristiani – il governatore della Bitinia scrive all'imperatore che fra i cristiani vi sono oltre a robustiores (adulti) ed a multi omnis aetatis anche i teneri (i piccoli).

Più volte negli Atti dei martiri è reperibile l'affermazione di una fede che si ha fin dalla nascita. Ad esempio un tal Hierax dichiara: “Io sono sempre stato cristiano e sempre lo sarò”. Paion, sua compagna, attesta a sua volta: “Noi abbiamo ricevuto dai nostri genitori questa bella dottrina”.

Ma è nell'Egitto che i testi divengono assolutamente chiari, senza lasciare adito ad alcun dubbio. È Origene a dichiarare in tre testi superstiti la prassi uniforme del battesimo dei bambini.

Nell'Omelia 14 su Luca (Lc 2,21-24) egli scrive in riferimento alla purificazione di Gesù:

“I bambini (paidia) sono battezzati per il perdono dei peccati. Quali? Quando essi hanno peccato? Difatti, mai. Ed allora “nessuno è puro di qualcosa di sordido”, anche se non ha che un giorno (Gb 14,4ss.). Ecco la sordidezza che è levata per il mistero del battesimo. Ecco la ragione per la quale battezziamo anche i bambini”.

Nell'Omelia 8 sul Levitico (Lv 12,2-8), in riferimento ai riti di purificazione del sacerdote, afferma:

“A queste ragioni si potrebbe ancora aggiungere questa: ci si domanda perché il battesimo della Chiesa che è donato per la remissione dei peccati, è amministrato, secondo il costume della Chiesa, anche ai bambini; ora, se non ci fosse niente a reclamare la remissione ed il perdono, la grazia battesimale apparirebbe superflua”.

Nel Commentario alla Lettera ai Romani V,9 (Rm 6,5-7) scrive ancora:

“Il parvulus che è appena nato ha già commesso dei peccati? C'è lo stesso un peccato per il quale è prescritto di compiere un sacrificio […] È per questo che la chiesa ha ricevuto dagli apostoli la tradizione di amministrare il battesimo anche ai parvuli. Perché gli uomini a cui furono trasmessi i segreti dei misteri divini, sapevano che c'era in tutti (in omnibus) delle reali sozzure dovute al peccato, che dovevano essere lavate per mezzo dell'acqua e dello Spirito”.

Di questi tre testi è importante sottolineare innanzitutto che presentano il battesimo dei bambini come un dato incontestato, che viene fatto risalire alla tradizione degli apostoli. Se ne deve dedurre che per Origene ed i suoi ascoltatori era prassi abituale e senza eccezione che i genitori cristiani battezzassero i figli, altrimenti i tre testi non avrebbero avuto significato. Inoltre il loro orizzonte geografico supera l'Egitto, perché alcuni di essi furono scritti quando Origene era già a Cesarea Marittima in Palestina.

Si deve ancora sottolineare che, perché Origene possa fare tranquillamente affermazioni di quel tipo, tale prassi non doveva essere recente, ma rimontare almeno ad alcune generazioni precedenti: lo stesso Origene doveva essere stato battezzato da bambino.

Un dato ancora merita di essere sottolineato. In Origene non si deduce la necessità del battesimo dalla fede nel peccato originale, bensì piuttosto l'inverso: dalla prassi assolutamente uniforme di battezzare i bambini si deduce che esiste un peccato differente da quelli volontariamente commessi. È uno dei casi in cui si dimostra vero il famoso assioma “legem credendi statuit lex orandi”: se la chiesa prega in una certa maniera, cioè battezza i bambini, ne consegue che essa crede che esista un peccato di origine che deve essere perdonato.

Jeremias ricorda anche che solo nelle chiese marcionite il battesimo veniva riservato a coloro che si votavano al celibato o comunque solo ad adulti.

Per quel che riguarda l'occidente si segnala innanzitutto l'Apologia di Giustino 1,15,6. In quel testo il filosofo cristiano scrive che anche fra “coloro che fin dall'infanzia divennero discepoli di Cristo” molti di loro sono restati casti.

Da parte sua Ireneo di Lione, in Adversus haereses II,22,4, scrive: “Gesù è venuto, in effetti a salvare tutti gli uomini: tutti quelli che per mezzo di lui sono rinati in Dio (qui per eum renascuntur in Deum), infantes, bambini, giovani e persone anziane”.

Il lavoro di Jeremias è superato solo quando tratta della Tradizione apostolica di Ippolito, ritenendo l'edizione del Botte un testo affidabile e affermando che essa ebbe una tale diffusione da essere poi citata in molti documenti disciplinari di diverse chiese antiche. Gli studi moderni hanno decisamente ed a ragione negato invece le tesi del Botte: la sua edizione della Tradizione apostolica non ha alcun valore storico ed è una pura ipotesi di lavoro, mentre i diversi testi disciplinari, come ad esempio le Costituzioni apostoliche, sono testi che hanno avuto un'esistenza effettiva. Per questi ultimi il pedobattesimo è un fatto indiscutibile.

A questi testi letterari, Jeremias aggiunge la menzione delle iscrizione funerarie per le quali appare evidente il pedobattesimo. Ad esempio, una di esse recita: “Zosimo, fedele nato da fedeli, ha vissuto 2 anni 1 mese 25 giorni”.

Una prassi uniforme si manifesta anche nell'Africa latina del tempo. Tertulliano, in Trattato sul battesimo, 18 (scritto fra il 200 ed il 206) è l'unico ad esprimere riserve sul pedobattesimo, affermando che sarebbe meglio evitarlo perché esso è un peso troppo grave per il battezzato e per i suoi padrini – è la prima volta che appare nei testi il ruolo dei padrini, detti sponsores.

Ma egli sconsiglia di battezzare i bambini proprio contro la prassi abituale che vedeva intorno a sé. L'intervento di Tertulliano è teso ad invertire una prassi consolidata: egli consiglia – non ordina – di aspettare a battezzare finché il candidato non si sia sposato o abbia deciso di vivere in continenza.

Per Tertulliano il rinvio del battesimo è consigliabile - cunctatio baptismi utilior est – perché se si battezzano i bambini non si ha la certezza che essi sapranno poi vivere senza peccati. Meglio allora prima vederli sposati e poi battezzarli.

Che la proposta di Tertulliano non abbia fatto scuola appare evidente alla metà del III secolo, come attesta la Lettera 64 di Cipriano di Cartagine.

Il testo in questione racconta della decisione presa dal Concilio di Cartagine del 251 (o 253) che si schiera unanimemente contro il vescovo Fidus che aveva proposto di battezzare l'ottavo giorno come per la circoncisione. Il concilio, d'accordo con Cipriano, respinge la prassi proposta da Fidus affermando che a causa del peccato originale non bisogna attendere l'ottavo giorno, ma battezzare il bambino appena possibile dopo la nascita (tra il secondo e il terzo giorno).

Sempre Cipriano, in Sugli apostati, 9, racconta che era d'uso dare la comunione ai bambini – il che implica che essi fossero già battezzati.

3/ La crisi del IV secolo: l'iscrizione al catecumenato ed il rinvio del battesimo

Nel capitolo IV Jeremias tratta della crisi del pedobattesimo che sopraggiunse nel IV secolo ed affronta poi la questione del suo superamento.

La crisi ha una prima avvisaglia già agli inizi del III secolo. Infatti, Tertulliano nell'anno 203, scrivendo il trattato Sulla penitenza (6,3-24) affronta la questione dei catecumeni che rinviano il battesimo, attaccando direttamente questo atteggiamento. Evidentemente si fa strada l'idea che il battesimo serve soprattutto alla remissione dei peccati e si attende di giungere in punto di morte per ricevere con il battesimo il perdono di tutti i peccati.

In questa maniera – si ritiene – se si commettono peccati non avendo ancora ricevuto il battesimo è come se fosse meno grave ed un giorno, giunti al battesimo, tutto sarà perdonato.

Si potrebbe chiamare questo atteggiamento come il desiderio di morire in albis, morire con le vesti bianche del battesimo appena ricevuto.

Questo atteggiamento appare dilagante dalla svolta costantiniana in poi. Famoso è innanzitutto proprio il caso di Costantino, che venne battezzato solo in punto di morte.

Ma se si guarda ai grandi teologi del IV secolo, ci si accorge quanto si era diffusa tale prassi a partire dal secondo quarto del IV secolo.

Basilio il Grande, nato nel 330/331 in una famiglia cristiana venne battezzato solo nel 358.

Ambrogio, nato nel 333/334 o nel 339/340 in una famiglia nella quale si ricordava una vergine martire uccisa sotto Diocleziano e nella quale una sua sorella si consacrò vergine al Signore nel 353, ricevette il battesimo solo nel 374 e solo dopo essere stato eletto vescovo.

Anche suo fratello Satiro non venne battezzato da bambino, bensì ricevette il battesimo solo dopo essere scampato ad un naufragio.

Giovanni Crisostomo nacque tra il 344 ed il 354, da una madre pia e credente, ma non fu battezzato che nel 372.

Girolamo, nato in Dalmazia da genitori cristiani tra il 340 ed il 350, fu battezzato solo nel 366 a Roma

Rufino, nato anch'egli da genitori cristiani verso il 345, non fu battezzato che a 25 anni circa nel 370.

Paolino di Nola, nato verso il 353, fu battezzato insieme al fratello solo verso il 390.

Notissimo è poi il caso di Agostino che in Confessioni I,11 ricorda addirittura di essere stato in punto di morte e quindi ormai ad un passo dal battesimo, ma, ripresosi, decise di differire ulteriormente il battesimo. In effetti Agostino, nato nel 354, fu battezzato solo nel 387. E così il suo amico Alipio e suo figlio Adeodato – vennero battezzati insieme.

Clamoroso è il caso di Gregorio di Nazianzo che, nato nel 329/330, non si fece battezzare che nel 360, dopo essere scampato ad una tempesta in viaggio d'Alessandria ad Atene. Eppure egli era figlio di un vescovo che aveva lasciato crescere senza battesimo anche il suo secondogenito Cesario e la figlia Gorgonia.

Fra i casi elencati, anzi, quello di Gregorio di Nazianzo è il più antico nel tempo, poiché la sua nascita è fissata al 329-330. Con lui, dunque, si ha la prima apparizione di un ritardo nel battesimo fra i grandi nomi. I casi, come si è visto, giungono poi fino ai nati nel 354 (è il caso di Agostino).

Ma nella seconda metà del IV secolo si assiste ad una svolta, dovuta in parte agli stessi che non erano stati battezzati da bambini.

Basilio il Grande si rivolge nel Discorso 13, Esortazione al santo battesimo, a coloro che sono educati da cristiani, ma differiscono l'iscrizione al catecumenato, perché invece aderiscano alla fede anche con i sacramenti.

Gregorio di Nissa scrive un Sermone contro coloro che differiscono il battesimo.

Gregorio di Nazianzo scrive nel 381 il Discorso 40 sul santo battesimo, invitando a non differire il battesimo dei bambini.

Oltre a questi casi eclatanti, che il ritardo del battesimo fosse divenuta una prassi largamente diffusa è attestato dalla frequenza con le quali le iscrizioni funerarie ricordano il defunto come neofitus, cioè appena battezzato. È a partire da Costantino che si assiste ad un crescendo di questa dicitura.

Jeremias ne cita diversi casi, ma non conosce ancora il sarcofago di Giunio Basso, praefectus urbi, che reca sull'iscrizione la stessa qualifica di neofita.

Il numero crescente di coloro che rinviavano il battesimo non faceva però cessare totalmente la prassi del pedobattesimo. Questo è evidente, ad esempio, dai decreti del Concilio di Elvira, l'odierna Granada, (fra 306 e 312): nel canone 1 si afferma che non sono colpevoli i bambini battezzati che hanno sacrificato agli idoli, nel canone 22 che non bisogna attendere a riammetterli se hanno sacrificato agli idoli (si vero infantes fuerint transducti). Evidentemente si tratta di bambini battezzati i cui genitori hanno apostatato.

Inoltre molte iscrizioni funebri recano la memoria del battesimo al momento della nascita.

Jeremias ricorda ancora la testimonianza di eretici del tempo che manifestano la prassi del pedobattesimo, segno che nelle loro chiese proseguiva l’usanza antica ricevuta prima di separarsi dalla grande chiesa.

Asterio l'ariano, detto anche il sofista (morto dopo il 341), in ben tre luoghi - Omelia XII,3s XXI,10 XXVII,2s – attesta la prassi del battesimo dei bambini.

È noto dalle fonti che i Simmachiani giudeo-cristiani praticavano insieme la circoncisione e il battesimo.

Sappiamo ancora, dal III Concilio di Cartagine celebrato nel 397, che i donatisti battezzavano i bambini (infantes) anche se la separazione dalla grande chiesa era avvenuta a partire dal 312.

Inoltre sia Agostino che Pelagio affermano di non aver mai sentito un eretico che rifiutasse il battesimo dei bambini.

Jeremias cita poi una serie di testi che mostrano che dopo il 365 il battesimo torna ad essere la prassi e la crisi del rinvio del battesimo al termine della vita sembra essere superata.

Il pedobattesimo è evidentemente di nuovo una prassi in Ottato di Milevi Contro Parmeniano donatista, V,10, in Ambrogio nel Su Abramo II,11,81 e II,11,84 che è del 387, in Giovanni Crisostomo, Otto catechesi battesimali inedite, III, 6, nel 388, in Girolamo verso il 400, nella Lettera 107,6, in Cirillo d'Alessandria nel 428, Commentario su San Giovanni, VII su Gv 11,26, in Didimo il cieco, Sulla Trinità II,14.

Nel 401 abbiamo la prima attestazione certa di un imperatore che viene battezzato alla nascita: è il caso di Teodosio II, nato appunto nel 401.

Fra tutti gli autori del tempo il solo Gregorio di Nazianzo invita a battezzare intorno ai 3 anni, come afferma il Discorso 40 pronunciato nel 381.

Jeremias ricorda poi come la crisi pelagiana e soprattutto la vittoria di Agostino in essa segnò la definitiva affermazione dogmatica di questa prassi già in uso: ne è testimonianza il XVI Concilio di Cartagine che è del 418.

4/Conclusioni provvisorie

Una conclusione si impone al termine dello studio di Jeremias. L'affermazione che la politica costantiniana ingenerò una corsa al battesimo e che da quel momento in poi nacque la prassi di battezzare i bambini è una leggenda senza fondamento storico. Altrettanto leggendaria è l'affermazione che il battesimo dei bambini divenne normale a motivo della crisi pelagiana, a motivo del dogma del peccato originale.

Invece, a livello storico, si deve ammettere che la prassi del battesimo dei bambini è originaria nella chiesa. La svolta costantiniana si accompagna piuttosto ad un sentire che conduce molti al differimento del battesimo al termine della vita, per cui i genitori iscrivono i figli come catecumeni ma essi non ricevono il battesimo se non in punto di morte.

La prassi di battezzare i bambini non viene però mai abbandonata e, a partire dalla seconda metà del IV secolo torna a riaffermarsi come abituale.

Il dibattito teologico fra Agostino e Pelagio fornisce un ulteriore motivo teologico ad una prassi già radicata.

Si noti – come non manca di sottolineare Jeremias – che in Origene, il primo autore che lascia precise attestazioni sulla questione, non è la dottrina del peccato originale a motivare il battesimo dei bambini, ma è piuttosto la prassi abituale del battesimo dei piccoli ad essere un argomento per difendere la realtà del peccato di origine.

Tutt’altra questione, che lo studio di Jeremias lascia da parte e che per sua stessa ammissione richiederebbe un altro volume, è la questione del significato che le diverse generazioni di cristiani dei primi secoli hanno attribuito al battesimo: l’accentuazione a volte eccessiva del tema del peccato che viene lavato nel fonte battesimale lascia talvolta in ombra la novità della comunione con Dio in Cristo che infinitamente supera il perdono ricevuto. Jeremias dichiara che anche nei primi secoli è esistito il pericolo di dimenticare talvolta tutta la ricchezza del vangelo.

Note al testo

[1] Nostra traduzione, p. 12.

[2] La nuova edizione curata da Jeremias è una risposta a Kurt Aland, Le baptême des nourrissons dans le Nouveau Testament, Munich, 1963 (Die Säuglingstaufe im Neuen Testament und in der alten Kirche), che aveva contestato alcune tesi della prima edizione.

[3] J. Jeremias, Le baptême des enfants dans les quatre premiers siècles, Le Puy-Lyon, 1967, p. 47 in nota.


www.gliscritti.it/blog/entry/990

Rialtina!!
00Sunday, December 15, 2013 1:41 AM
Re: Re: Re:
Cristianalibera, 14/12/2013 4:05 PM:





A parte che hai parlato del Battesimo di Giovanni che non è il battesimo cristiano di cui noi parliamo, hai messo in onda neanche una scrittura che conferma ciò che dici, mi dispiace.

E vedi, quando TU parli di scritturalità allora non è che la Bibbia dice o insegna ma ciò che tu vuoi vedere, ciò che tu interpreti dai scritti sacri.

Ti faccio un esempio, citi "Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre" e poi chiedi : parlava forse a degli infanti?

ed io ti rispondo:

Gesù disse proprio sui bambini:Lasciate che I piccoli vengano a me perche` di essi e` il regno dei cieli.
(Scusa veronica qui` per errore ho cancellato l`originale)

----------------------------------------------------------------------


V. "A parte che hai parlato del Battesimo di Giovanni che non è il battesimo cristiano di cui noi parliamo, hai messo in onda neanche una scrittura che conferma ciò che dici, mi dispiace."

G. Si parlava del battesimo dei bambini,ok? e l`esempio che io ho voluto portar fuori era` che fin dal battesimo di Giovanni,l`invito di battezzarsi era inviato agli adulti e non hai bambini incoscienti.
l`invito veniva quindi eseguito a chi volontariamente era disposto a cambiar vita.

Con le seguenti scritture l`esempio continuava a rivolgersi verso gli adulti,coloro CHE ovviamente sapevano cio` che facevano e a coloro erano gia battezzati E capivano la serieta` e l`impegno della decisione presa e da prendere.




V. Ti faccio un esempio, citi "Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre" e poi chiedi : parlava forse a degli infanti?

ed io ti rispondo:

«Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli».





G. Sicuramente che non parlava a dei bambini.L`aggiunta di questo tuo versetto non si applica al battesimo ne` al contest: «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli». perche` la mia domanda si riferiva esattamente " A chi stava parlando" e non DI CHI STAVA PARLANDO,il che` e` diverso.


v. E vedi, quando TU parli di scritturalità allora non è che la Bibbia dice o insegna ma ciò che tu vuoi vedere, ciò che tu interpreti dai scritti sacri."

G. Per chiudere voglio correggere questo piccolo tuo versetto,mi sembra che vai un po` troppo di fretta. Rilleggi il contenuto e poi rispondimi se tu stessa hai capito o interpretato male.
Non dimenticarti che si parlava del battesimo dei bambini e che I versetti cittati si riferiscono appunto agli adulti. Non credo che un neonate possa scendere nell`acqua per essere battezzato,o interpreto male? il che` non valida la mentalita` del battesimo a dei bambini incoscienti che non sanno nemmeno della loro essistenza.

a risentirci Gianna [SM=g28004]

























Rialtina!!
00Monday, December 16, 2013 6:09 AM
Cerimonie religiose............
Veronika,questa aggiunta ad un tuo post mi era sfuggita,ma non e` mai troppo tardi per rispondere.Ecco cosa posti:

Voglio risponderti un'attimo sulla questione cresima.
Non dobbiamo generalizzare, io ho fatto la confermazione all'età di 14 anni nella chiesa evangelica luterana con una preparazione di due anni prima , e credimi ero ben consapevole di quel che facevo, pensa un po' non volevo nemmeno la festa perché per me era una questione spirituale tra me e Dio.
Poi l'abbiamo fatto lo stesso per non deludere parenti e padrino.
Mi ricordo bene quell'attimo e le emozioni che ho provato.
[SM=g27998]



Ti credo,perche` io questo l`ho provato quando ho fatto la prima comunione in colleggio con le suore ( avevo circa nove anni )........pero`non dovevo rinunciare a nulla perche`, nulla di speciale era stato preparato per noi bambine in quella speciale occasione. Mi ricordo perfettamente il battito del cuore nel ricevere l`ostia.
E` stata un`emozione tutta personale,quindi non so` cio` che le altre hanno provato.
Questo e` un esempio che vale anche per te,gia` piu` grande di me,nel ricevere la confermazione,che non so` perche` debba sostituire il battesimo che in questo caso si risulta inutile ma valido per la chiesa dal momento che si e` gia` stati battezzati ( la consapevolezza della cc nel sapere l`invalidita` del battesimo cattolico,hanno cercato di rimediare a piu` tardi con la confermazione )
. Anche per la cresima, sebbene ben preparati non tutti sono consapevoli o capiscono il perche` a quattordici anni........ ,d`ora in poi sei un soldato di Cristo,quallora il battesimo implica una versione tutta diversa,ma utile per la chiesa stessa .
Queste cerimonie religiose sono cose create puramente dall`uomo,infatti se non sei battezzato e cresimato ti puoi sposare con uno/a fuori della cc cattolica,pero`.....pero` e` un atto di disobbedienza perche` va` contro cio` che ha imparato da loro e pecchi( CC ).
Esempio lampante di mia sorella che temporaneamente lavorava in Germania ( anni fa ) s`era innamorate di un Tedesco che era protestante..........semplicemente per sposare mia sorella lui si doveva fare cattolico.Per la chiesa PROTESTANTE LEI NON DOVEVA FARE NULLA,LO POTEVA LIBERAMENTE SPOSARE. PER LEI ERA UNA CONDIZIONE CHE NON AVREBBE POTUTO SOPPORTARE PER IL RESTO DELLA SUA VITA DI QUEL MATRIMONIO NON APPROVATTO DALLA CHIESA CATTOLICA.
Lei ha rinunciato al vero amore per vivere quasi una vita ,con un uomo che DOVEVA sopportare.
Beh,tutto questo per dirti cio` che doveva essere in poche parole:
Non tutte hanno provato la tua esperienza ed emozione.
Ciao Gianna

Cristianalibera
00Tuesday, December 17, 2013 11:19 AM
rialtina
STOP ALLA DESINFORMATION!





Esempio lampante di mia sorella che temporaneamente lavorava in Germania ( anni fa ) s`era innamorate di un Tedesco che era protestante..........semplicemente per sposare mia sorella lui si doveva fare cattolico.




E vedi questa è un altra balla grossa, io non so quando la tua sorella si è sposata, ma io mi sono sposata più di 23 anni fa in chiesa cattolica con rito cattolico in Italia, dovevo solo mostrare il certificato del battesimo e del nulla osta e firmare uno scritto che avrei lasciato libero mio marito di praticare la sua religione e di poter insegnarla ad eventuali figli. [SM=g28004]


Leggi anche qui:

Matrimoni misti


Dottrina cattolica sintesi.

Il matrimonio misto può essere celebrato in chiesa secondo il rito cattolico quando la parte di religione cattolica (sposo o sposa) :

1°- abbia compiuto l'iniziazione cristiana : -battesimo -comunione -e cresima (se non ha ricevuto la cresima deve chiederla e prepararsi a riceverla)

2°- si dichiari pronta ad allontanare i pericoli di abbandonare la fede e prometta sinceramente di fare quanto è in suo potere perché tutti i figli siano battezzati ed educati nella Chiesa cattolica; e di queste promesse che deve fare la parte cattolica sia tempestivamente informata l`altra parte in modo che sia realmente consapevole della promessa e dell`obbligo della parte cattolica;

3°- entrambe le parti siano istruite sui fini e le proprietà essenziali del matrimonio, che non devono essere escluse da nessuno dei due contraenti, cioè:
- unicità della coppia nell'amore reciproco - stabilità-indissolublità del legame matrimoniale
- apertura all'accoglienza di figli (=non impedirne il concepimento con metodi anticoncezionali non-naturali)
- educazione dei figli alla fede cattolica

La parte (sposo o sposa) atea o di religione non cattolica non è tenuta a convertirsi al cristianesimo ma deve impegnarsi davanti al parroco :

1° - a non mettere ostacoli alla pratica religiosa della parte cattolica (non solo per le pratiche di culto, ma per tutta la vita morale cristiana) ;
2° - a non mettere ostacoli alla educazione cattolica dei figli ;
3° - a condividere in coscienza i valori naturali del matrimonio cioè il matrimonio secondo la legge morale naturale (di solito si compila una semplice dichiarazione) e cioè che il matrimonio che si celebra è unico, esclusivo, [nessuna apertura alla poligamia di fatto: avere una amante è poligamia di fatto] perpetuo, indissolubile [ cioè non sposarsi con la riserva di coscienza che se poi non va, lascio; in questo caso il matrimonio non ci sarebbe, sarebbe nullo ] fecondo nel senso di aperto alla vita (senza preclusione alcuna , nè ideologica nè pratica, alla nascita di figli).

[La parte non cattolica non è tenuta a dichiarare altro]

Se sono soddisfatte queste condizioni quando entrambe le parti siano istruite sui fini e le proprietà essenziali del matrimonio ( cioè hanno seguito un corso per fidanzati e la parte non cattolica accetta i punti sopra specificati ) il Vescovo - di solito- concede alla parte cattolica la dispensa di sottostare al Codice di Diritto Canonico e dunque di celebrare il matrimonio con rito cattolico.

Secondo il diritto in vigore nella Chiesa latina, infatti, un matrimonio misto necessita, per la sua liceità, dell' espressa licenza dell'autorità ecclesiastica, cioè del Vescovo della dioscesi in cui il matrimonio viene celebrato. Tale licenza va richiesta al parroco della Chiesa in cui il matrimonio viene celebrato.
La prima cosa da fare per la parte cattolica è quella di contattare il parroco della Chiesa in cui si vuole celebrare il matrimonio.

Per la celebrazione in Chiesa

- deve essere celebrato da un assitente della diocesi, vescovo, prete, o diacono , ci devono essere duetestimoni e si deve praticare il rito cattolico
- il rito prevede qualche formula diversa recitata dal celebrante.
- il rito ( evidentemente) non prevede la partecipazione alla eucarestia ( comunione) della parte non cattolica
- la partecipazione al rito cattolico della parte non cattolica non dà nessuna partecipazione al sacramento ,non ha nessun effetto, non lega a nulla .
- Per la parte cattolica è un sacramento valido con tutti le implicazioni conosciute.
- Il matrimonio celebrato con rito cattolico esclude la possibilità di ri-celebrarlo con altri riti religiosi.

www.corsodireligione.it/generici/matrimisti.htm

Cristianalibera
00Tuesday, December 17, 2013 11:48 AM
Re: Re: Re: Re:
Rialtina!!, 15/12/2013 01:41:








Io nei versetti che tu hai citato non vedo affatto una proibizione di poter battezzare i bambini:

d'altronde Gesù disse:

Matt. 28:19.20 ( Nuova Riveduta)
Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, 20 insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente».




Nelle nazioni vivono solo degli adulti forse?
I bambini non possono essere battezzati e insegnati?

E se ben vedi il versetto menziona prima il battesimo e poi l'insegnamento.


E poi ... I primi battezzati, per forza di cose ovvie, furono adulti, perché a delle persone adulte gli apostoli predicavano perché potessero divenire cristiani.
Se poi questi convertiti avessero avuto dei figli in seguito, allora sì, ci sarebbe stato un battesimo di questi figli, e siamo cosi comunque arrivati alla seconda generazione.

Dunque è solo ovvio che la prima ondata di battesimi fu rivolta a persone che dal adulte si convertivano, e di queste parla la Bibbia in quanto parla del primo periodo apostolico e non di seconde e terze generazioni.

E come ben si vede per la seconda generazione ci sono molte testimonianze extra bibliche che già da quella generazione in poi i battesimi per i bambini c'erano e come.

Per non parlare del battesimo di Cornelio ed i suoi parenti, puoi tu escludere che tra questi parenti non c'erano anche dei bambini o degli adolescenti? [SM=g28004]


Cristianalibera
00Friday, February 28, 2014 11:14 AM
Re:
Cristianalibera, 14/12/2013 16:11:

E non credere cara Gianna che il battesimo dei bambini sia solo un usanza della chiesa cattolica, vedi per esempio questa trattazione di un Pastore Protestante:

Il battesimo dei bambini nella chiesa delle origini. Appunti su di un volume di Joachim Jeremias, di Andrea Lonardo


Presentiamo sul nostro sito alcuni appunti di Andrea Lonardo sul volume di Joachim Jeremias, Le baptême des enfants dans les quatre premiers siècles, Le Puy-Lyon, 1967.

Il Centro culturale Gli scritti (1/9/2011)


«La nostra tesi ne è uscita rafforzata: la Chiesa cristiana ha praticato fin dalle origini il battesimo dei bambini e quando nel III secolo Origene parlava a questo proposito di “tradizione apostolica” era ben altra cosa che una “pia” formula»[1]: così J. Jeremias scrive nella Prefazione del 1966 al suo volume Le baptême des enfants dans les quatre premiers siècles, Le Puy-Lyon, 1967[2].

Il lavoro di Jeremias si presenta come un dossier che passa in rassegna tutte le fonti antiche in nostro possesso sul battesimo dei bambini, il cosiddetto pedobattesimo.

Indice

1/ Il I secolo
2/ Dal II al III secolo
3/ La crisi del IV secolo: l'iscrizione al catecumenato ed il rinvio del battesimo
4/Conclusioni provvisorie
Note al testo
1/ Il I secolo

Nel I capitolo, Jeremias affronta le fonti del I secolo relativamente al battesimo di bambini al momento della conversione al cristianesimo dei loro genitori. Innanzitutto la famosa espressione «si battezzò con la sua casa», che si ritrova in 1 Cor 1,16 (la “casa” di Stefana), At 16,15 (Lidia e la sua “casa”), At 16,33 (il guardiano della prigione di Filippi con la sua “casa”), At 18,8 (Crispo, capo della sinagoga, con la sua “casa”). Sono quindi tre casi di pagani o di semi-proseliti ed uno di un giudeo.

Jeremias sottolinea come nel vocabolario del greco ellenistico la “casa” comprenda chiaramente anche i figli, compresi quelli molto piccoli (come prova la Lettera agli Smirnesi di Ignazio di Antiochia, 13,1 “Io saluto anche le “case” dei miei fratelli con le loro mogli ed i loro figli”).

D'altro canto anche nel greco della LXX, come ha dimostrato E. Stauffer, “casa” indica la famiglia tutta intera con i bambini piccoli, se ce ne sono. Jeremias cita a sostegno anche 1 Cor 1,16. Ne consegue che già nel Nuovo Testamento è chiaramente attestato il battesimo dei bambini.

Sempre nel I capitolo, in un lungo excursus Jeremias affronta la questione del battesimo dei proseliti nel giudaismo per dimostrare che, dalla fine del I secolo a.C., si afferma in alcune scuole rabbiniche l'usanza di battezzare con acqua i proseliti per renderli puri prima di procedere alla circoncisione. Quando questa prassi si instaura appare chiaramente che se a farsi ebreo è un genitore con un neonato o bambini piccoli, anche questi ultimi ricevono il battesimo.

Si noti – il fatto è estremamente significativo – che già il giudaismo intertestamentario apriva ai pagani la via della salvezza, prima che lo facesse Gesù.

Di passaggio Jeremias risolve la questione del discusso versetto di 1 Cor 15,29, dove si parla di alcuni che si facevano battezzare “uper tōn vekrōn”: egli traduce “per amore dei loro morti”, riferendo il passaggio a non cristiani che, avendo perso il coniuge od un'altra persona già cristiano, chiedevano il battesimo per essergli congiunti dopo la morte[3].

A supportare ulteriormente la tesi Jeremias cita anche At 2,38 ss. Il testo afferma, subito dopo aver parlato del battesimo, che la promessa è “per voi e per i vostri figli...” - Jeremias dichiara correttamente che qui la sua interpretazione è ipotetica.

Jeremias ricorda poi un'iscrizione di fine III secolo, quella di Aproniano, morto a 1 anno 9 mesi e 5 giorni: per lui che aveva genitori pagani fu la nonna cristiana a domandare alla chiesa che egli lasciasse questo secolo come fedele (“fidelis”). I genitori pagani – l'iscrizione si rivolge agli dei Mani, dis manibus – accettarono in questo caso il battesimo proposto dalla nonna probabilmente solo perché il figlio era ormai in pericolo di vita.

Nel II capitolo, Jeremias affronta le fonti del I secolo relativamente al battesimo di bambini nati da genitori già cristiani.

Analizza così i tre brani neotestamentari che la critica ha individuato come possibili testimoni in positivo o in negativo. Da 1 Cor 7,14, dove Paolo afferma che “i vostri figli non sono impuri, ma sono santi”, non si può inferire nulla di certo su di un eventuale battesimo.

Nemmeno da At 21,21 che riporta l'accusa rivolta a Paolo di invitare i giudei a non circoncidere più i loro figli.

L'unico testo che Jeremias ritiene pertinente alla questione del pedobattesimo è Mc 10,13-16. In quella pericope – nel raffronto con i paralleli – emerge il significativo comando “non glielo impedite”, con l'utilizzo del verbo kōluō. Lo stesso verbo è impiegato per indicare gli impedimenti battesimali. Jeremias sostiene allora che, se anche il brano non avesse nella vita di Gesù uno stretto significato battesimale, certamente il sitz im leben nel quale quel brano è stato riletto dalla comunità primitiva è battesimale.

Ad esempio, quando Tertulliano, primo fra i padri, cercherà di opporsi al battesimo dei bambini, si sentirà in dovere di affrontare quel testo che era evidentemente utilizzato in Africa in chiave battesimale.

A conclusione dei primi due capitoli Jeremias afferma che tutto depone, quanto alle fonti positivamente espresse, a ritenere che il battesimo dei bambini sia stato abituale nella comunità primitiva.

Vi aggiunge alcune osservazioni complementari molto importanti a conferma. Dalle fonti non risultano mai due tipi di cristiani, alcuni battezzati, altri no.

Mai in alcun testo dei primi due secoli si parla di una eventuale formazione pre-battesimale rivolta a ragazzi e giovani cristiani, ma non battezzati da neonati.

Soprattutto – egli sostiene – quando la prassi del battesimo dei bambini diviene storicamente documentabile essa non appare mai come un'innovazione né figura mai alcuna discussione in merito fra suoi sostenitori e suoi detrattori: tale prassi appare pacifica, in continuità con la tardizione precedente al punto da non fare problema. Addirittura, quando sorgerà la questione del peccato originale, non si spingerà per il battesimo a motivo del peccato, bensì si argomenterà al contrario: il peccato originale è certamente esistente, altrimenti non si spiegherebbe la prassi antica del battesimo dei bambini.

2/ Dal II al III secolo

Nel III capitolo Jeremias analizza le fonti successive fino alla fine del III secolo per evidenziare i dati reperibili intorno allo sviluppo del pedobattesimo.

La pratica del pedobattesimo che a livello delle fonti poteva destare ancora qualche riserva per il periodo precedente diviene dal II secolo in poi assolutamente certa.

Per l'Asia Minore Jeremias cita il caso di Policarpo di Smirne che, al momento del processo cui seguirà il martirio, afferma: “Sono 86 anni che servo il Signore ed egli non mi ha mai trattato male” (Martirio di Policarpo, 18,3). Ora Policarpo era nato verso l'80, e venne martirizzato tra il 167 ed il 168: le sue parole lasciano chiaramente intendere che egli divenne cristiano grazie al battesimo ricevuto da bambino.

Analoga è un'espressione di Policrate di Efeso che afferma di aver vissuto “65 anni nel Signore”, nella Lettera indirizzata a Roma verso il 190-91 sulla datazione della Pasqua.

Nella famosa Lettera di Plinio a Traiano – cui Traiano risponderà con il rescritto che è la prima legge che esplicitamente regola il martirio dei cristiani – il governatore della Bitinia scrive all'imperatore che fra i cristiani vi sono oltre a robustiores (adulti) ed a multi omnis aetatis anche i teneri (i piccoli).

Più volte negli Atti dei martiri è reperibile l'affermazione di una fede che si ha fin dalla nascita. Ad esempio un tal Hierax dichiara: “Io sono sempre stato cristiano e sempre lo sarò”. Paion, sua compagna, attesta a sua volta: “Noi abbiamo ricevuto dai nostri genitori questa bella dottrina”.

Ma è nell'Egitto che i testi divengono assolutamente chiari, senza lasciare adito ad alcun dubbio. È Origene a dichiarare in tre testi superstiti la prassi uniforme del battesimo dei bambini.

Nell'Omelia 14 su Luca (Lc 2,21-24) egli scrive in riferimento alla purificazione di Gesù:

“I bambini (paidia) sono battezzati per il perdono dei peccati. Quali? Quando essi hanno peccato? Difatti, mai. Ed allora “nessuno è puro di qualcosa di sordido”, anche se non ha che un giorno (Gb 14,4ss.). Ecco la sordidezza che è levata per il mistero del battesimo. Ecco la ragione per la quale battezziamo anche i bambini”.

Nell'Omelia 8 sul Levitico (Lv 12,2-8), in riferimento ai riti di purificazione del sacerdote, afferma:

“A queste ragioni si potrebbe ancora aggiungere questa: ci si domanda perché il battesimo della Chiesa che è donato per la remissione dei peccati, è amministrato, secondo il costume della Chiesa, anche ai bambini; ora, se non ci fosse niente a reclamare la remissione ed il perdono, la grazia battesimale apparirebbe superflua”.

Nel Commentario alla Lettera ai Romani V,9 (Rm 6,5-7) scrive ancora:

“Il parvulus che è appena nato ha già commesso dei peccati? C'è lo stesso un peccato per il quale è prescritto di compiere un sacrificio […] È per questo che la chiesa ha ricevuto dagli apostoli la tradizione di amministrare il battesimo anche ai parvuli. Perché gli uomini a cui furono trasmessi i segreti dei misteri divini, sapevano che c'era in tutti (in omnibus) delle reali sozzure dovute al peccato, che dovevano essere lavate per mezzo dell'acqua e dello Spirito”.

Di questi tre testi è importante sottolineare innanzitutto che presentano il battesimo dei bambini come un dato incontestato, che viene fatto risalire alla tradizione degli apostoli. Se ne deve dedurre che per Origene ed i suoi ascoltatori era prassi abituale e senza eccezione che i genitori cristiani battezzassero i figli, altrimenti i tre testi non avrebbero avuto significato. Inoltre il loro orizzonte geografico supera l'Egitto, perché alcuni di essi furono scritti quando Origene era già a Cesarea Marittima in Palestina.

Si deve ancora sottolineare che, perché Origene possa fare tranquillamente affermazioni di quel tipo, tale prassi non doveva essere recente, ma rimontare almeno ad alcune generazioni precedenti: lo stesso Origene doveva essere stato battezzato da bambino.

Un dato ancora merita di essere sottolineato. In Origene non si deduce la necessità del battesimo dalla fede nel peccato originale, bensì piuttosto l'inverso: dalla prassi assolutamente uniforme di battezzare i bambini si deduce che esiste un peccato differente da quelli volontariamente commessi. È uno dei casi in cui si dimostra vero il famoso assioma “legem credendi statuit lex orandi”: se la chiesa prega in una certa maniera, cioè battezza i bambini, ne consegue che essa crede che esista un peccato di origine che deve essere perdonato.

Jeremias ricorda anche che solo nelle chiese marcionite il battesimo veniva riservato a coloro che si votavano al celibato o comunque solo ad adulti.

Per quel che riguarda l'occidente si segnala innanzitutto l'Apologia di Giustino 1,15,6. In quel testo il filosofo cristiano scrive che anche fra “coloro che fin dall'infanzia divennero discepoli di Cristo” molti di loro sono restati casti.

Da parte sua Ireneo di Lione, in Adversus haereses II,22,4, scrive: “Gesù è venuto, in effetti a salvare tutti gli uomini: tutti quelli che per mezzo di lui sono rinati in Dio (qui per eum renascuntur in Deum), infantes, bambini, giovani e persone anziane”.

Il lavoro di Jeremias è superato solo quando tratta della Tradizione apostolica di Ippolito, ritenendo l'edizione del Botte un testo affidabile e affermando che essa ebbe una tale diffusione da essere poi citata in molti documenti disciplinari di diverse chiese antiche. Gli studi moderni hanno decisamente ed a ragione negato invece le tesi del Botte: la sua edizione della Tradizione apostolica non ha alcun valore storico ed è una pura ipotesi di lavoro, mentre i diversi testi disciplinari, come ad esempio le Costituzioni apostoliche, sono testi che hanno avuto un'esistenza effettiva. Per questi ultimi il pedobattesimo è un fatto indiscutibile.

A questi testi letterari, Jeremias aggiunge la menzione delle iscrizione funerarie per le quali appare evidente il pedobattesimo. Ad esempio, una di esse recita: “Zosimo, fedele nato da fedeli, ha vissuto 2 anni 1 mese 25 giorni”.

Una prassi uniforme si manifesta anche nell'Africa latina del tempo. Tertulliano, in Trattato sul battesimo, 18 (scritto fra il 200 ed il 206) è l'unico ad esprimere riserve sul pedobattesimo, affermando che sarebbe meglio evitarlo perché esso è un peso troppo grave per il battezzato e per i suoi padrini – è la prima volta che appare nei testi il ruolo dei padrini, detti sponsores.

Ma egli sconsiglia di battezzare i bambini proprio contro la prassi abituale che vedeva intorno a sé. L'intervento di Tertulliano è teso ad invertire una prassi consolidata: egli consiglia – non ordina – di aspettare a battezzare finché il candidato non si sia sposato o abbia deciso di vivere in continenza.

Per Tertulliano il rinvio del battesimo è consigliabile - cunctatio baptismi utilior est – perché se si battezzano i bambini non si ha la certezza che essi sapranno poi vivere senza peccati. Meglio allora prima vederli sposati e poi battezzarli.

Che la proposta di Tertulliano non abbia fatto scuola appare evidente alla metà del III secolo, come attesta la Lettera 64 di Cipriano di Cartagine.

Il testo in questione racconta della decisione presa dal Concilio di Cartagine del 251 (o 253) che si schiera unanimemente contro il vescovo Fidus che aveva proposto di battezzare l'ottavo giorno come per la circoncisione. Il concilio, d'accordo con Cipriano, respinge la prassi proposta da Fidus affermando che a causa del peccato originale non bisogna attendere l'ottavo giorno, ma battezzare il bambino appena possibile dopo la nascita (tra il secondo e il terzo giorno).

Sempre Cipriano, in Sugli apostati, 9, racconta che era d'uso dare la comunione ai bambini – il che implica che essi fossero già battezzati.

3/ La crisi del IV secolo: l'iscrizione al catecumenato ed il rinvio del battesimo

Nel capitolo IV Jeremias tratta della crisi del pedobattesimo che sopraggiunse nel IV secolo ed affronta poi la questione del suo superamento.

La crisi ha una prima avvisaglia già agli inizi del III secolo. Infatti, Tertulliano nell'anno 203, scrivendo il trattato Sulla penitenza (6,3-24) affronta la questione dei catecumeni che rinviano il battesimo, attaccando direttamente questo atteggiamento. Evidentemente si fa strada l'idea che il battesimo serve soprattutto alla remissione dei peccati e si attende di giungere in punto di morte per ricevere con il battesimo il perdono di tutti i peccati.

In questa maniera – si ritiene – se si commettono peccati non avendo ancora ricevuto il battesimo è come se fosse meno grave ed un giorno, giunti al battesimo, tutto sarà perdonato.

Si potrebbe chiamare questo atteggiamento come il desiderio di morire in albis, morire con le vesti bianche del battesimo appena ricevuto.

Questo atteggiamento appare dilagante dalla svolta costantiniana in poi. Famoso è innanzitutto proprio il caso di Costantino, che venne battezzato solo in punto di morte.

Ma se si guarda ai grandi teologi del IV secolo, ci si accorge quanto si era diffusa tale prassi a partire dal secondo quarto del IV secolo.

Basilio il Grande, nato nel 330/331 in una famiglia cristiana venne battezzato solo nel 358.

Ambrogio, nato nel 333/334 o nel 339/340 in una famiglia nella quale si ricordava una vergine martire uccisa sotto Diocleziano e nella quale una sua sorella si consacrò vergine al Signore nel 353, ricevette il battesimo solo nel 374 e solo dopo essere stato eletto vescovo.

Anche suo fratello Satiro non venne battezzato da bambino, bensì ricevette il battesimo solo dopo essere scampato ad un naufragio.

Giovanni Crisostomo nacque tra il 344 ed il 354, da una madre pia e credente, ma non fu battezzato che nel 372.

Girolamo, nato in Dalmazia da genitori cristiani tra il 340 ed il 350, fu battezzato solo nel 366 a Roma

Rufino, nato anch'egli da genitori cristiani verso il 345, non fu battezzato che a 25 anni circa nel 370.

Paolino di Nola, nato verso il 353, fu battezzato insieme al fratello solo verso il 390.

Notissimo è poi il caso di Agostino che in Confessioni I,11 ricorda addirittura di essere stato in punto di morte e quindi ormai ad un passo dal battesimo, ma, ripresosi, decise di differire ulteriormente il battesimo. In effetti Agostino, nato nel 354, fu battezzato solo nel 387. E così il suo amico Alipio e suo figlio Adeodato – vennero battezzati insieme.

Clamoroso è il caso di Gregorio di Nazianzo che, nato nel 329/330, non si fece battezzare che nel 360, dopo essere scampato ad una tempesta in viaggio d'Alessandria ad Atene. Eppure egli era figlio di un vescovo che aveva lasciato crescere senza battesimo anche il suo secondogenito Cesario e la figlia Gorgonia.

Fra i casi elencati, anzi, quello di Gregorio di Nazianzo è il più antico nel tempo, poiché la sua nascita è fissata al 329-330. Con lui, dunque, si ha la prima apparizione di un ritardo nel battesimo fra i grandi nomi. I casi, come si è visto, giungono poi fino ai nati nel 354 (è il caso di Agostino).

Ma nella seconda metà del IV secolo si assiste ad una svolta, dovuta in parte agli stessi che non erano stati battezzati da bambini.

Basilio il Grande si rivolge nel Discorso 13, Esortazione al santo battesimo, a coloro che sono educati da cristiani, ma differiscono l'iscrizione al catecumenato, perché invece aderiscano alla fede anche con i sacramenti.

Gregorio di Nissa scrive un Sermone contro coloro che differiscono il battesimo.

Gregorio di Nazianzo scrive nel 381 il Discorso 40 sul santo battesimo, invitando a non differire il battesimo dei bambini.

Oltre a questi casi eclatanti, che il ritardo del battesimo fosse divenuta una prassi largamente diffusa è attestato dalla frequenza con le quali le iscrizioni funerarie ricordano il defunto come neofitus, cioè appena battezzato. È a partire da Costantino che si assiste ad un crescendo di questa dicitura.

Jeremias ne cita diversi casi, ma non conosce ancora il sarcofago di Giunio Basso, praefectus urbi, che reca sull'iscrizione la stessa qualifica di neofita.

Il numero crescente di coloro che rinviavano il battesimo non faceva però cessare totalmente la prassi del pedobattesimo. Questo è evidente, ad esempio, dai decreti del Concilio di Elvira, l'odierna Granada, (fra 306 e 312): nel canone 1 si afferma che non sono colpevoli i bambini battezzati che hanno sacrificato agli idoli, nel canone 22 che non bisogna attendere a riammetterli se hanno sacrificato agli idoli (si vero infantes fuerint transducti). Evidentemente si tratta di bambini battezzati i cui genitori hanno apostatato.

Inoltre molte iscrizioni funebri recano la memoria del battesimo al momento della nascita.

Jeremias ricorda ancora la testimonianza di eretici del tempo che manifestano la prassi del pedobattesimo, segno che nelle loro chiese proseguiva l’usanza antica ricevuta prima di separarsi dalla grande chiesa.

Asterio l'ariano, detto anche il sofista (morto dopo il 341), in ben tre luoghi - Omelia XII,3s XXI,10 XXVII,2s – attesta la prassi del battesimo dei bambini.

È noto dalle fonti che i Simmachiani giudeo-cristiani praticavano insieme la circoncisione e il battesimo.

Sappiamo ancora, dal III Concilio di Cartagine celebrato nel 397, che i donatisti battezzavano i bambini (infantes) anche se la separazione dalla grande chiesa era avvenuta a partire dal 312.

Inoltre sia Agostino che Pelagio affermano di non aver mai sentito un eretico che rifiutasse il battesimo dei bambini.

Jeremias cita poi una serie di testi che mostrano che dopo il 365 il battesimo torna ad essere la prassi e la crisi del rinvio del battesimo al termine della vita sembra essere superata.

Il pedobattesimo è evidentemente di nuovo una prassi in Ottato di Milevi Contro Parmeniano donatista, V,10, in Ambrogio nel Su Abramo II,11,81 e II,11,84 che è del 387, in Giovanni Crisostomo, Otto catechesi battesimali inedite, III, 6, nel 388, in Girolamo verso il 400, nella Lettera 107,6, in Cirillo d'Alessandria nel 428, Commentario su San Giovanni, VII su Gv 11,26, in Didimo il cieco, Sulla Trinità II,14.

Nel 401 abbiamo la prima attestazione certa di un imperatore che viene battezzato alla nascita: è il caso di Teodosio II, nato appunto nel 401.

Fra tutti gli autori del tempo il solo Gregorio di Nazianzo invita a battezzare intorno ai 3 anni, come afferma il Discorso 40 pronunciato nel 381.

Jeremias ricorda poi come la crisi pelagiana e soprattutto la vittoria di Agostino in essa segnò la definitiva affermazione dogmatica di questa prassi già in uso: ne è testimonianza il XVI Concilio di Cartagine che è del 418.

4/Conclusioni provvisorie

Una conclusione si impone al termine dello studio di Jeremias. L'affermazione che la politica costantiniana ingenerò una corsa al battesimo e che da quel momento in poi nacque la prassi di battezzare i bambini è una leggenda senza fondamento storico. Altrettanto leggendaria è l'affermazione che il battesimo dei bambini divenne normale a motivo della crisi pelagiana, a motivo del dogma del peccato originale.

Invece, a livello storico, si deve ammettere che la prassi del battesimo dei bambini è originaria nella chiesa. La svolta costantiniana si accompagna piuttosto ad un sentire che conduce molti al differimento del battesimo al termine della vita, per cui i genitori iscrivono i figli come catecumeni ma essi non ricevono il battesimo se non in punto di morte.

La prassi di battezzare i bambini non viene però mai abbandonata e, a partire dalla seconda metà del IV secolo torna a riaffermarsi come abituale.

Il dibattito teologico fra Agostino e Pelagio fornisce un ulteriore motivo teologico ad una prassi già radicata.

Si noti – come non manca di sottolineare Jeremias – che in Origene, il primo autore che lascia precise attestazioni sulla questione, non è la dottrina del peccato originale a motivare il battesimo dei bambini, ma è piuttosto la prassi abituale del battesimo dei piccoli ad essere un argomento per difendere la realtà del peccato di origine.

Tutt’altra questione, che lo studio di Jeremias lascia da parte e che per sua stessa ammissione richiederebbe un altro volume, è la questione del significato che le diverse generazioni di cristiani dei primi secoli hanno attribuito al battesimo: l’accentuazione a volte eccessiva del tema del peccato che viene lavato nel fonte battesimale lascia talvolta in ombra la novità della comunione con Dio in Cristo che infinitamente supera il perdono ricevuto. Jeremias dichiara che anche nei primi secoli è esistito il pericolo di dimenticare talvolta tutta la ricchezza del vangelo.

Note al testo

[1] Nostra traduzione, p. 12.

[2] La nuova edizione curata da Jeremias è una risposta a Kurt Aland, Le baptême des nourrissons dans le Nouveau Testament, Munich, 1963 (Die Säuglingstaufe im Neuen Testament und in der alten Kirche), che aveva contestato alcune tesi della prima edizione.

[3] J. Jeremias, Le baptême des enfants dans les quatre premiers siècles, Le Puy-Lyon, 1967, p. 47 in nota.


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repetita iuvant.! [SM=g7349]


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