Come il cervello prevede il futuro

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vanni-merlin
00Wednesday, January 10, 2007 12:00 AM
Come il cervello prevede il futuro



ROSALBA MICELI

Il nostro cervello cerca continuamente di prevedere il futuro, di prefigurare gli eventi. Niente a che vedere con le previsioni di indovini o veggenti. L’attività di “mentalizzazione”, ossia la rappresentazione mentale di possibili eventi, azioni, stati d’animo propri ed altrui, è insita nella natura umana e alla portata di tutti. Questo tipo di abilità consente di fare ipotesi, deduzioni e anticipazioni sul comportamento proprio ed altrui senza doverlo sperimentare direttamente ed ha un chiaro significato adattivo perché può aiutare a pianificare le proprie azioni, o prevenire situazioni potenzialmente pericolose o dolorose. E’ molto di più di semplice immaginazione o di istinto: le nuove ricerche nel campo delle neuroscienze cognitive indicano che si tratta di un’attività complessa in cui i processi di memoria giocano un ruolo fondamentale, tanto che si può dire che nella mente di un individuo passato e futuro vadano “mano nella mano” e non si possa prevedere il futuro senza una chiara consapevolezza del passato.

“Nella nostra vita quotidiana, probabilmente impieghiamo più tempo a pensare cosa faremo domani o più tardi nella stessa giornata, che a ricordare il passato, ma non è ancora chiaro come riusciamo a creare queste rappresentazioni mentali del futuro” - spiega Karl Szpunar, leader di un gruppo di neuroscienziati della Washington University a St. Louis, che ha affrontato il problema avvalendosi della risonanza magnetica funzionale. I risultati della ricerca, pubblicati sul primo numero di quest’anno dei “Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (PNAS), contribuiscono a chiarire quello che è definito“il sesto senso”. Sono stati condotti degli esperimenti in cui i ricercatori misuravano l’attività cerebrale di alcuni volontari durante una serie di esercizi basati su vivide immagini mentali: si chiedeva ai soggetti di ricordare un evento personale del passato (come l’ultimo compleanno festeggiato), di immaginarne uno futuro (il prossimo compleanno, per esempio) o visualizzare un evento riguardante una persona famosa (dopo una serie di test venne scelto Bill Clinton perché risultava facile immaginarlo impegnato in diverse situazioni). L’immagine “Clinton” permetteva ai ricercatori di monitorare il livello base di attività cerebrale di un soggetto mentre pensava ad un evento escludendo la proiezione mentale di se stesso.

E veniamo ai risultati. Per prima cosa, lo studio dimostra che il network neurale coinvolto nelle previsioni per il futuro non è isolato nella corteccia frontale, come molti sostenevano, sebbene i lobi frontali giochino un ruolo ben documentato nel portare avanti funzioni esecutive orientate al futuro. Ma c’è di più: ricordare eventi autobiografici e immaginare il proprio corpo in uno scenario futuro manifestano simili aspetti di attività cerebrale che fanno riferimento a network neurali in larga misura sovrapponibili.

Anche gli animali, per certi versi, hanno un “sesto senso”. I lupi avvertono l’avvicinarsi del temporale e corrono a rifugiarsi nella tana. E spesso anche i cani mostrano un comportamento simile. Ma, a volte, un cane che ha paura dei tuoni può arrivare a scambiare un innocuo gioco di artificio per un temporale. Pure alla maggior parte degli esseri umani capita di fare qualche errore clamoroso, seguendo delle ipotesi inverosimili. Non siamo degli indovini che “vedono” il futuro in una sfera di cristallo, per nostra sfortuna o fortuna.




da: www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=48&ID_articolo=56&ID_sezione=71&sezione=Galas...

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