Chi sono i Santi?

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Cristianalibera
00Wednesday, December 11, 2013 2:18 PM
Spiegazione dal punto di vista della chiesa cattolica:

Chi sono i santi?


Quello dei santi è un argomento complesso che suscita molte domande e necessita di molto tempo e spazio per cercare di rispondervi in una sola volta. Iniziamo parlando della figura del santo all’interno della Chiesa Cattolica. Successivamente torneremo sull’argomento con domande più specifiche.
Iniziamo andando a scoprire l’etimologia della parola santo. Il termine latino sanctus è il participio passato di sancio che significa: “render sacro, inviolabile, sanzionare”. Differisce dal termine sacer per il fatto che implica un rito religioso. La parola sanctus si applicava, nel passato, a tutto quello che era consacrato alla divinità o che stava nei pressi del culto. Inoltre indicava spesso una vita irreprensibile e costumi puri. E’ evidente un carattere proprio non solo del santo cristiano, ma del santo in genere, che quello di essere di Dio, di essere un uomo o consacrato al suo servizio o comunque legato alla divinità, è come se nella figura del santo si legassero il cielo e la terra (rimando alla mia tesi di laurea: “Eroe e Santo due tipologie in un itinerario storico religioso”, Facoltà di Lettere e Filosofia, corso di laurea in Filosofia, Università degli studi di Verona, per ulteriori informazioni).
Il catechismo della Chiesa Cattolica al paragrafo 823 specifica che il solo Santo è Gesù Cristo, ma che la Chiesa è il popolo santo di Dio e i suoi membri sono santi. Questo perché Cristo ha amato la Chiesa come sua sposa e ha dato se stesso per essa, l’ha unita a sé come suo Corpo e l’ha riempita col dono dello Spirito Santo.
Quindi è l’unione con Cristo a santificare la Chiesa, cioè a consacrarla a Dio e a legare in essa cielo e terra. La Chiesa grazie all’unione con Cristo, quindi per Cristo e in Cristo diventa anche santificante, cioè le sue azioni, tutte le sue azioni, convergono alla santificazione degli uomini e alla glorificazione di Dio. La santità della Chiesa è vera, reale, ma imperfetta, perché nei suoi membri la santità perfetta deve ancora essere raggiunta, ma tutti i fedeli, in ogni stato e condizione sono chiamati alla santità. Ogni fedele è chiamato a essere consacrato a Dio, a unire in sé il cielo e la terra e ogni fedele è sempre, perennemente in cammino lungo questa via di santificazione.
Alcuni fedeli vengono talvolta canonizzati, si dice, cosa significa? Si tratta di una proclamazione solenne agli occhi di tutto il mondo che quei fedeli hanno esercitato in maniera grande, eroica, le virtù e sono sempre vissuti fedeli alla grazia di Dio. Questi fedeli vengono presentati a tutta la Chiesa, e anche a chi è al di fuori di essa, come modelli e come intercessori.
Quindi ecco il primo ruolo dei santi, essi mostrano a ognuno di noi come possa essere possibile realizzare concretamente, nella vita di ogni giorno, l’Amore che Cristo ha insegnato. Cristo ha mostrato la strada, ma se nessuno fosse mai riuscito a seguirla essa sarebbe sembrata sempre al di là della nostra portata una bella utopia e poco più. I santi invece dimostrano e ricordano che se rimaniamo uniti a Cristo e all’Amore di Dio allora anche noi possiamo percorrere quella strada. Molti santi hanno vissuto lontani dal Vangelo fino a quando non si sono convertiti, quindi si tratta di persone normalissime che sono riuscite a mettere in pratica il Vangelo.
Il secondo ruolo dei santi è quello di intercessori ed è ricordato dal catechismo nel paragrafo 956 e nei seguenti. I Santi, proprio in virtù della loro più intima unione a Dio rispetto a noi, possono offrire i meriti che hanno acquistato durante la loro vita terrena mediante Gesù Cristo (che è e rimane l’unico mediatore tra Dio e gli uomini) per rinsaldare la Chiesa nella sua santità e aiutarci nelle nostre debolezze.
Ecco quindi il motivo del culto ai santi, che deve essere sempre di devozione, mai di adorazione, si è loro devoti per ciò che hanno fatto in vita, per l’esempio che ci danno e gli si chiede di continuare a pregare per noi, a intercedere, come fratelli. Perché la Chiesa non è solo quella terrena, ma è anche quella celeste e noi siamo in comunione coi santi, è proprio questa comunione a unirci a Cristo. La Chiesa terrena è in cammino verso Cristo ed è in comunione con la Chiesa celeste, con i santi e i defunti. La Chiesa è un corpo mistico sempre vivo in Cristo, non si esaurisce con la morte, se non si tiene bene in mente questo, molte cose non si capiscono.
E’ vero che si corre il rischio che la devozione per i santi vada oltre il lecito e che si tributino al santo onori che rischiano di essere simili a quelli dovuti solo a Dio. E’ un problema reale, da non sottovalutare, e alle volte si concretizza quando un certo tipo di pietà popolare trascende questa distinzione. Sta allora principalmente ai Vescovi e ai sacerdoti, ma anche anche a ogni fedele, sorvegliare che ciò non accada e, con correzione fraterna, frenare ogni eccesso provvedendo anche a una opportuna formazione dove risulti necessaria.
1Pietro 1:16 poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo».


umbradei.wordpress.com/2008/09/23/chi-sono-i-santi/
Agabo
00Wednesday, December 11, 2013 3:59 PM
I santi, nel Nuovo Testamento, sono persone vive non morte. In tutti i saluti che l'apostolo Paolo porta alle chiese alle quali scrive non c'è il minimo accenno alla cosiddetta "comunione dei santi" di stampo cattolico:

1Corinzi 1:1 Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sostene, 2 alla chiesa di Dio che è in Corinto, ai santificati in Cristo Gesù, chiamati santi, con tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore loro e nostro: 3 grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo.

2Corinzi 1:1 Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timoteo, alla chiesa di Dio che è in Corinto, con tutti i santi che sono in tutta l'Acaia,2 grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo.

Romani 1:7 a quanti sono in Roma, amati da Dio, chiamati a essere santi, grazia a voi e pace da Dio nostro Padre, e dal Signore Gesù Cristo.
Romani 8:27 e colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio dello Spirito, perché egli intercede per i santi secondo il volere di Dio.
Romani 11:16 Se la primizia è santa, anche la massa è santa; se la radice è santa, anche i rami sono santi.
Romani 12:13 provvedendo alle necessità dei santi, esercitando con premura l'ospitalità.
Romani 15:25 Per ora vado a Gerusalemme, a rendere un servizio ai santi,
Romani 15:26 perché la Macedonia e l'Acaia si sono compiaciute di fare una colletta per i poveri che sono tra i santi di Gerusalemme.
Romani 15:31 perché io sia liberato dagli increduli di Giudea, e il mio servizio per Gerusalemme sia gradito ai santi,
Romani 16:2 perché la riceviate nel Signore, in modo degno dei santi, e le prestiate assistenza in qualunque cosa ella possa aver bisogno di voi; poiché ella pure ha prestato assistenza a molti e anche a me.
Romani 16:15 Salutate Filologo e Giulia, Nereo e sua sorella, Olimpa e tutti i santi che sono con loro.
1Corinzi 1:2 alla chiesa di Dio che è in Corinto, ai santificati in Cristo Gesù, chiamati santi, con tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore loro e nostro:
1Corinzi 6:1 Quando qualcuno di voi ha una lite con un altro, ha il coraggio di chiamarlo in giudizio davanti agli ingiusti anziché davanti ai santi?
1Corinzi 6:2 Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? Se dunque il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicare delle cose minime?
1Corinzi 7:14 perché il marito non credente è santificato nella moglie, e la moglie non credente è santificata nel marito credente; altrimenti i vostri figli sarebbero impuri, mentre ora sono santi.
1Corinzi 14:34 Come si fa in tutte le chiese dei santi, le donne tacciano nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare; stiano sottomesse, come dice anche la legge.
1Corinzi 16:1 Quanto poi alla colletta per i santi, come ho ordinato alle chiese di Galazia, così fate anche voi.
2Corinzi 1:1 Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timoteo, alla chiesa di Dio che è in Corinto, con tutti i santi che sono in tutta l'Acaia,
2Corinzi 8:4 chiedendoci con molta insistenza il favore di partecipare alla sovvenzione destinata ai santi.
2Corinzi 9:1 Quanto alla sovvenzione destinata ai santi, è superfluo che io ve ne scriva,
2Corinzi 9:12 Perché l'adempimento di questo servizio sacro non solo supplisce ai bisogni dei santi ma più ancora produce abbondanza di ringraziamenti a Dio;
2Corinzi 13:12 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Tutti i santi vi salutano.
Efesini 1:1 Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, ai santi che sono in Efeso e ai fedeli in Cristo Gesù.
Efesini 1:4 In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui,
Efesini 1:15 Perciò anch'io, avendo udito parlare della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi,
Efesini 1:18 egli illumini gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi,
Efesini 2:19 Così dunque non siete più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio.
Efesini 3:5 Nelle altre epoche non fu concesso ai figli degli uomini di conoscere questo mistero, così come ora, per mezzo dello Spirito, è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di lui;
Efesini 3:8 A me, dico, che sono il minimo fra tutti i santi, è stata data questa grazia di annunziare agli stranieri le insondabili ricchezze di Cristo
Efesini 3:18 siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo
Efesini 4:12 per il perfezionamento dei santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazione del corpo di Cristo,
Efesini 5:3 Come si addice ai santi, né fornicazione, né impurità, né avarizia, sia neppure nominata tra di voi;
Efesini 6:18 pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Pregate per tutti i santi,
Filippesi 1:1 Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono in Filippi, con i vescovi e con i diaconi,
Filippesi 4:21 Salutate ognuno dei santi in Cristo Gesù.
Filippesi 4:22 I fratelli che sono con me vi salutano. Tutti i santi vi salutano e specialmente quelli della casa di Cesare.
Colossesi 1:2 ai santi e fedeli fratelli in Cristo che sono in Colosse, grazia a voi e pace da Dio, nostro Padre.
Colossesi 1:4 perché abbiamo sentito parlare della vostra fede in Cristo Gesù e dell'amore che avete per tutti i santi,
Colossesi 1:12 ringraziando con gioia il Padre che vi ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce.
Colossesi 1:22 ora Dio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della sua morte, per farvi comparire davanti a sé santi, senza difetto e irreprensibili,
Colossesi 1:26 cioè, il mistero che è stato nascosto per tutti i secoli e per tutte le generazioni, ma che ora è stato manifestato ai suoi santi.
Colossesi 3:12 Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza.
1Tessalonicesi 3:13 per rendere i vostri cuori saldi, irreprensibili in santità davanti a Dio nostro Padre, quando il nostro Signore Gesù verrà con tutti i suoi santi.
2Tessalonicesi 1:10 quando verrà per essere in quel giorno glorificato nei suoi santi e ammirato in tutti quelli che hanno creduto, perché è stata creduta la nostra testimonianza in mezzo a voi.
1Timoteo 5:10 quando è conosciuta per le sue opere buone: per aver allevato figli, esercitato l'ospitalità, lavato i piedi ai santi, soccorso gli afflitti, concorso a ogni opera buona.
Filemone 5 perché sento parlare dell'amore e della fede che hai verso il Signore Gesù e verso tutti i santi.
Filemone 7 Infatti ho provato una grande gioia e consolazione per il tuo amore, perché per opera tua, fratello, il cuore dei santi è stato confortato.
Ebrei 3:1 Perciò, fratelli santi, che siete partecipi della celeste vocazione, considerate Gesù, l'apostolo e il sommo sacerdote della fede che professiamo,
Ebrei 6:10 Dio infatti non è ingiusto da dimenticare l'opera vostra e l'amore che avete dimostrato per il suo nome con i servizi che avete resi e che rendete tuttora ai santi.
Ebrei 13:24 Salutate tutti i vostri conduttori e tutti i santi. Quelli d'Italia vi salutano.
1Pietro 1:15 ma come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta,
1Pietro 1:16 poiché sta scritto:
«Siate santi, perché io sono santo».
2Pietro 3:2 perché vi ricordiate le parole già dette dai santi profeti, e il comandamento del Signore e Salvatore trasmessovi dai vostri apostoli.
Giuda 3 Carissimi, avendo un gran desiderio di scrivervi della nostra comune salvezza, mi sono trovato costretto a farlo per esortarvi a combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre.

Il culto, o venerazione, dei santi iniziò verso il 375 d.C. nella chiesa costantiniana, ovvero, durante settantennio che va da Costantino a Teodosio. Il che è tutto dire!
Agabo
00Wednesday, December 11, 2013 4:03 PM
Cristianalibera
00Wednesday, December 11, 2013 4:14 PM
Molto spesso si sente condannare il culto dei santi come una forma di negromanzia. Per cui basta citare qualche passo della Bibbia, dove giustamente viene condannata, e la dimostrazione è bella che pronta. Per chi è abbastanza superficiale da crederci.
Se invece vogliamo vedere le cose per quelle che sono, dobbiamo capire prima di tutto cosa si intenda esattamente per negromanzia e cosa, invece, per culto dei santi. E poi stabilire se vi sia qualche connessione. Partiamo da qualche definizione di necromanzia:
«Arte divinatoria che comprende diverse pratiche occulte di magia, prima fra tutte l’evocazione degli spiriti e delle anime di persone morte SIN stregoneria»

«La necromanzia (dal greco νεκρομαντία, nekromantía) è una forma di divinazione in cui i praticanti (detti necromanti) cercano di evocare degli “spiriti operativi” o “spiriti della divinazione” per varie ragioni, dalla protezione spirituale alla saggezza. La parola deriva dal greco νεκρός (nekrós), “morto”, e μαντεία (manteía), “divinazione”. Comunque, a partire dal medioevo, la necromanzia è stata associata ampiamente alla magia nera e all’evocazione di demoni in genere, perdendo a volte il suo significato originario: la forzatura dello spirito di un morto in un corpo umano utilizzando energia astronomica.»

Insomma, è una pratica che ha a che fare coi morti. E i santi sono morti. Ma è un po’ poco per creare un’associazione. La già citata condanna biblica si trova nel Deuteronomio:
«Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia;
né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti,
perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore»
(Deut 18, 10-12)
Che cosa si intende, invece, per “culto dei santi”? Il culto non è qualcosa da rendere solo a Dio? Il passo più citato, a riguardo, è senza dubbio quello delle tentazioni di Cristo:
«Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse:
“Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai”.
Ma Gesù gli rispose: “Vattene, satana! Sta scritto:
Adora il Signore Dio tuo
e a lui solo rendi culto”.»
(Matteo 4, 8-10)
Solo che una lettura un pò meno superficiale di quella che circola di solito in certi ambienti, permette di capire meglio la giusta interpretazione di questo passo. Satana ha chiesto a Cristo di adorarlo, e Cristo ha risposto che il culto di adorazione è solo per Dio. Tutto qui. Il punto è che le parole possono assumere significati diversi, si tratta di intendersi. Il dizionario etimologico chiarisce che per culto si può intendere quello di adorazione legato alla divinità, o semplicemente un più laico “Onore e Venerazione affettuosa verso persone o cose che ne siano degne”. E il culto dei santi rientra proprio in questa seconda categoria, essendo un culto di venerazione. Venerazione che a sua volta può essere intesa come adorazione oppure come “profondo rispetto, ammirazione, stima: trattare qualcuno, qualcosa con v.”. Davvero dovremmo credere che il messaggio di Matteo 4, 8-10 sia quello di vietare ogni forma di profondo rispetto verso persone? Non sarebbe solo un’interpretazione sbagliata, vorrebbe dire operare un grave fraintendimento del senso logico e grammaticale del passo stesso.
L’intercessione dei santi

Quindi, anche secondo la Bibbia, è negromanzia invocare i morti per interrogarli o per altri fini. Cosa che richiede dei rituali magici ben precisi. Ora, invece, il culto dei santi si basa semplicemente sulla convinzione della potenza della preghiera in comune (vedi Matteo 18, 19-20). Cioè sulla richiesta di intercessione, che si può fare anche con i vivi. In altre parole, se qualcuno vi chiede di pregare, non sta cercando di invocare il vostro spirito a fini divinatori ma solo di unirvi a lui nella preghiera. Questo vale per i vivi come per i morti. Pertanto, anche se i santi sono morti, chiedere la loro intercessione non ha nulla a che fare con la stregoneria e consimili.
Esempi di richieste di intercessioni fatte a santi, ce ne sono nella stessa Bibbia. Basta pensare al passo degli Atti dove si legge:
«Dio intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo, al punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano» (Atti 19, 11)
Oggi qualcuno griderebbe all’idolatria, soprattutto per l’uso dei fazzoletti. E in effetti taluni sembrano avere un concetto talmente stretto di idolatria che, se applicato alla Bibbia, perfino questa ne uscirebbe a pezzi. Il culto dei santi, quindi, è la semplice credenza nel potere di intercessione di figure come Paolo (e non nella divinizzazione della sua persona): niente di più e niente di meno.
Il mondo dei morti nella Bibbia

Sgombrato il campo da questo primo equivoco, bisogna affrontare il problema del ruolo e dello stato dei morti. Fra i Testimoni di Geova e gli evangelici (una coincidenza?) è molto forte l’idea che i morti vivano in uno stato di incoscienza, una specie di limbo. Convinzione questa che – paradossalmente – non trova alcuno sostegno nelle Scritture, anzi. Potrebbe sembrare questo un aspetto secondario, in realtà è una questione importante visto che Lutero non esitò a sforbiciare dalla Bibbia tutti quei passi – e talvolta interi libri – colpevoli di non accordarsi alle sue teorie.
Il più famoso è senza dubbio il passo del secondo Libro dei Maccabei (12, 38-45) dove si legge un esempio di vivi che intercedono per i morti. Testimoniando cioè di un rapporto dinamico vivi-morti. Forse anche il terzo capitolo del libro di Daniele è stato tagliato per il verso 86 che recita:
«Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.»

Ma da questa opera di rimaneggiamento, qualcosa si è salvato. Soprattutto passi del Nuovo Testamento che nemmeno Lutero ebbe il coraggio di toccare. Il primo è senza dubbio quello della trasfigurazione di Gesù (cfr. Matteo17, 1-8) dove Mosè ed Elia appaiono per conversare amabilmente. Se si può obiettare che, secondola Bibbia, Elia non sia morto lo stesso non si può dire per Mosè. Il quale invece morì senza dubbio e fu sepolto (Deuteronomio 34, 5-8). Quindi il Nuovo Testamento, ci offre l’esempio di un morto (Mosè) che appare sulla terra e conversa con Cristo. Niente magia e niente “limbo”, quindi, in cui i morti riposano senza avere più niente a che fare con le vicende terrestri. Ma non potrebbe trattarsi di un caso straordinario, di un antico profeta che esce dal limbo (di cui, ripetiamo, non si parla mai nella Scrittura) per rendere omaggio al Messia?
No, anche perché il Nuovo Testamento offre un passo ancora più significativo a riguardo. Nell’Apocalisse si legge
«Poi venne un altro angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono.
E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi.»
(Ap. 8, 3-4)
È però necessario interrogarsi sui personaggi di questi due passi biblici. Si riferiscono davvero a dei morti? Per quanto riguarda il libro di Daniele, è lo stile del capitolo che ci dà informazioni in questo senso. Infatti tutto il finale del capitolo segue uno schema fisso, quello del “benedite…il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli”. Il soggetto è, di volta in volta, espresso in vocativo senza mai riferimento a spiriti e anime. Ovvero, sono gli angeli, i servi, i sacerdoti ecc… che devono benedire il Signore, non le loro anime. Il fatto che questa precisazione si trovi solo per i giusti, vuole indicare che si tratta di persone che ormai sono solo “spiriti a anime”.
I santi dell’Apocalisse

Ancora più chiaro lo status dei santi di cui parla l’Apocalisse. Infatti, si legge nel capitolo immediatamente precedente che:
«Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: “Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?”. Gli risposi: “Signore mio, tu lo sai”. E lui: “Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.» (Ap 7, 13-15)
Si tratta chiaramente dei martiri, di coloro che – come abbiamo visto nel post sulle origini storiche del culto dei santi – erano chiamati, per l’appunto, santi dalle prime comunità cristiane. E i martiri, è ovvio, sono morti. L’Apocalisse, dunque, non ci parla di un “limbo” in cui ci sono dei santi persi nella contemplazione di Dio e che quindi non devono essere “disturbati”. No, abbiamo dei santi che prestano servizio come gli angeli. E come gli angeli si occupano di quello che interessa a Dio: l’umanità. E quindi pregano e le loro preghiere salgono “davanti a Dio”. Tanto che l’Apocalisse, facendo ancora un salto indietro, ci presenta anche una di queste preghiere nel sesto capitolo:
«Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa.
E gridarono a gran voce:
“Fino a quando, Sovrano,
tu che sei santo e verace,
non farai giustizia
e non vendicherai il nostro sangue
sopra gli abitanti della terra?”.
Allora venne data a ciascuno di essi una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli che dovevano essere uccisi come loro.» (Ap 6, 9-11)
I morti nella Tradizione

Molti vanno dicendo che pratiche come quelle di far dire messe per i morti, siano figlie della dottrina del Purgatorio che effettivamente fu consapevolmente elaborata , dal punto di vista teologico, nel Medioevo. Niente di più falso. Se guardiamo a Padri della Chiesa del calibro di sant’Agostino, sant’Ambrogio e del meno noto san Paolino di Nola, ci accorgiamo che già nei primi secoli del Cristianesimo quel rapporto dinamico morti-vivi, del resto teorizzato dalla Bibbia, era del tutto accettato e praticato. Infatti, come approfondito in un altro post , furono le sopra dette figure (spesso citate dagli stessi protestanti) a incoraggiare il culto dei santi. Certo, non mancavano abusi e polemiche ma nessuno si sognava di accostare la comunione dei santi all’evocazione dei morti. In particolare, è interessante soffermarsi su un breve scritto di Agostino intitolato sulla “Sulla cura dovuta ai morti” che è interamente consultabile online. Si tratta di una risposta sollecitata dall’amico Paolino di Nola sull’utilità della pratica – sempre più diffusa – di farsi seppellire vicino ai martiri. Quello che a noi interessa qui sono le riflessioni che il quesito induce in Agostino. Prima di entrare nel merito, infatti, il grande pensatore afferma l’utilità delle preghiere per i defunti:
Nei libri dei Maccabei si legge che venne offerto un sacrificio per i defunti 2. Ma anche se in nessun luogo delle antiche Scritture si leggesse qualcosa di simile, non poca cosa sarebbe l’autorità della Chiesa universale che si manifesta in questa usanza quando, tra le preghiere che dal sacerdote vengono innalzate al Signore nostro Dio davanti al suo altare, c’è un posto preminente la preghiera per i defunti (1. 3)
Qui Agostino, oltre a dirci che già ai suoi tempi le preghiere per i morti erano pratica comune, ci informa anche che si tratta di una tradizione antica. E che a prescindere dalla Scrittura, ci si può prestare fede per l’autorità della Chiesa. Come se non bastasse, continuando a leggere si trova scritto che la sepoltura nei pressi dei santuari ha una qualche utilità se intesa nel modo giusto.
Verso la fine dello scritto, sant’Agostino si interroga anche sul problema di base: il rapporto fra i vivi e i morti. In particolare, confronta l’intervento dei morti con quella che definisce una sua opinione personale: che i defunti non possano conoscere le vicende terrestri (13. 16). Opinione che sembra basata su una considerazione particolare: in sostanza se sua madre morta potesse vedere costantemente la vita del figlio, non avrebbe pace. Opinione personale che però in alcun modo giunge alla negazione della dinamicità del rapporto vivi-morti. Infatti, nei punti successivi, l’autore suppone che ai morti sia fatto conoscere quello che loro interessa per vie traverse, tramite gli angeli oppure dalle notizie in possesso di altri defunti. Il tutto per arrivare al punto decisivo: i morti non possono fare niente (nè vedere nè intervenire), ma lo possono se Dio lo vuole (16. 9). E, ovviamente, a Dio tutto è possibile.
Conclusioni

La Bibbia dunque ci mostra dei morti che pregano Dio, e pregano per la terra. In sostanza, se davvero nel Cristianesimo delle origini (di cui, purtroppo, molto spesso si favoleggia) ci fosse stato questo orrore sacro per qualsiasi cosa che avesse a che fare coi morti, molto difficilmente si troverebbero nella Bibbia antichi profeti che scendono sulla Terra per conversare o santi che pregano davanti al trono di Dio. Del resto la comunione dei santi si trova già nel simbolo apostolico, una comunione che neanche la morte (ormai sconfitta da Cristo) può spezzare. Per questo Paolo fa notare che
«Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione… » (Eb 12, 22-23)
Cioè entrare nella Chiesa, vuol dire entrare in una comunione anche con gli “spiriti dei giusti portati alla perfezione”. Una Chiesa che non è una sorta di società a tempo determinato, un mero club umano. Bensì una realtà eterna con componenti diverse ma strettamente collegate. Del resto, come abbiamo visto nel post sopra citato, una delle più appariscenti innovazioni del Cristianesimo fu proprio l’instaurarsi di un nuovo, e più dinamico, rapporto tra i vivi e i morti.
Cristianalibera
00Wednesday, December 11, 2013 4:33 PM
Ma non solo il Sommo Sacerdote prega con coloro che sinceramente pregano, ma anche «gli angeli del cielo che godono più per un peccatore che si pente che per novantanove giusti che di pentimento non hanno bisogno», e le anime dei santi che già riposano. Ciò è manifesto dall’offerta di Dio di un sacrificio conveniente da parte di Raffaele per Tobia e Sara – infatti dopo la preghiera di entrambi «fu ascoltata», dice la Scrittura, «la preghiera dei due nel cospetto della gloria del grande Raffaele e fu mandato a guarire entrambi». Lo stesso Raffaele, dispiegando allora la sua angelica missione in conformità di un comando di Dio, verso entrambi, dice: «Ed allora quando tu e tua nuora Sara pregasti, io presentai il ricordo della vostra preghiera al cospetto del Santo», e poco oltre: «Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che presentano le preghiere dei santi e s’introducono al cospetto della gloria del Santo». Secondo la parola di Raffaele, dunque, «buona cosa è la preghiera con il digiuno, l’elemosina e la giustizia». Conferma l’intercessione dei santi, anche Geremia: «apparendo segnalato per età e gloria così da avere attorno a sé una maestà sì meravigliosa e splendida, e stendendo la destra e dando a Giuda una spada d’oro». Un altro santo morto prima testimonia di lui così: «Questi è Geremia profeta di Dio, colui che prega molto per il popolo e per la città santa».
Poiché i santi avranno svelato «a faccia a faccia» la conoscenza che in questa vita è «solo come in uno specchio e per enigma», sarebbe incongruente non applicare per le altre virtù questa analogia, quando proprio colà raggiungono la perfezione le cose che quaggiù sono soltanto cominciate. La principale virtù secondo la parola di Dio è l’amore verso il prossimo; bisogna ammettere che i santi già morti la esercitano più che mai verso quelli che lottano ancora nella vita, molto più di quanto lo possono fare coloro che, essendo sottomessi alla debolezza umana, aiutano ancora nella lotta i fratelli più deboli; poiché il testo: «se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui e se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui»non si applica solo a quelli che amano i fratelli quaggiù. Ma si applica opportunamente anche all’amore di quelli che sono al di là della vita presente la parola di san Paolo: «L’ansietà per tutte le chiese. Chi è debole che io non sia debole? Chi è scandalizzato che io non arda?». Cristo stesso ha dichiarato di essere ammalato in ciascuno dei santi che sono ammalati, che è in carcere, che è nudo, straniero, che soffre la fame e la sete. Chi ignora, di coloro che hanno letto il Vangelo, che il Cristo, riferendo a Se stesso le sofferenze dei suoi credenti, soffre quel che soffrono questi?
Origene(185-254) De oratione

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Let us be mutually mindful of each other, let us ever pray for each other, and if one of us shall, by the speediness of the Divine vouchsafement, depart hence first, let our love continue in the presence of the Lord, let not prayer for our brethren and sisters cease in the presence of the mercy of the Father
S.Cipriano(210-258) Ep. lvii

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Ye victorious martyrs who endured torments gladly for the sake of the God and Saviour; ye who have boldness of speech towards the Lord Himself; ye saints, intercede for us who are timid and sinful men, full of sloth, that the grace of Christ may come upon us, and enlighten the hearts of all of us that so we may love him
Sant'Efrem il Siro (306-373) Encom. in Mart.

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Quindi l'idea che i Santi martiri intercedevano per i vivi presso Dio, non ha preso piede al tempo da te indicato caro Agabo se poi è stato da allora maggiormente diffuso è solo chiaro in quanto c'era anche una maggiore libertà di confessare e vivere il proprio credo.

Cristianalibera
00Wednesday, December 11, 2013 4:49 PM
Archeologia e venerazione di Maria prima Nicea (325)

Conosciamo delle tracce di pietà mariana negli primi secoli :

A) Graffiti scoperti a Nazaret, nel presunto luogo dove la Vergine ricevette l'annuncio dell'angelo, commoventi testimonianze di pellegrini andati a Nazaret per venerare la Vergine e affidarsi alla sua protezione[1].

B) Tracce di pietà mariana rilevate a Gerusalemme nella cosiddetta «tomba di Maria»[2].

C) L'epitaffio di Abercio, vescovo di Gerapoli in Frigia, databile tra il 170 e il 200 [3] : "La fede mi condusse in ogni luogo e dovunque mi imbandì come alimento il pesce di Fonte, grandissimo, puro, che la casta Vergine prende e porge agli amici perché si nutrano sempre, avendo un vino gradevole che si offriva misto (con acqua) insieme al pane." [4] Nell'espressione casta Vergine sembra percettibile un senso di stupore per il mistero della concezione verginale, e di ammirazione per la madre di Gesù, il quale si da ovunque nell'eucaristia ed è simbolizzato con il pesce.

D) Varie epigrafi paleocristiane di Roma, di cui una, in linguaggio crittografico, costituisce una singolare acclamazione alla vittoria di Cristo, Maria, Pietro.[5]

E) Graffiti tale il graffito vaticano "Florenti vivas cum Maria in Cristo", le quali attestano che già nell'epoca prenicena la Vergine «veniva considerata protettrice dei defunti e loro benevola mediatrice presso Cristo».[6]

F) L' «iconografia mariana» delle catacombe di Priscilla sulla via Salaria
a. L'Adorazione dei magi, nell'arco centrale della «cappella greca», la cui decorazione risale alla metà del secolo terzo[7] ;
b. La Vergine con il Bambino, famosissima pittura situata nella cosiddetta «cripta della Madonna», cioè in uno dei nuclei più antichi della catacomba, che può collocarsi intorno al primo decennio del III secolo[8] ;
c. La cosiddetta Annunciazione, sulla volta di una camera funeraria risalente alla fine del secolo II.


[1][1] B. BAGATTI, Gli scavi di Nazaret, I. Dalle origini al secolo XII, Gerusalemme 1967 pp. 146-152; E. TESTA, Nazaret Giudeo-Cristiana, Gerusalemme 1969, passim.
[2] B.BAGATTI Nuove scoperte alla tomba della Vergine a Getsemani, in «Studi Biblici Francescani Liber Annuus», 22 (1972), pp. 236.290; ID., Ricerche sulle tradizioni della morte della Vergine, in «Sacra Doctrina», 18 (1973), pp. 185-214.
[3] B. EMMI, La testimonianza mariana dell'epitaffio di Abercio, in «Angelicum», 46 (1969) : pp. 232-302.
[4] P. TESTINI, Archeologia cristiana, Edipuglia, Bari, 1980, p. 425.
[5] M. GUARDUCCI Maria nelle epigrafi paleocristiane di Roma. In «Marianum», 25 (1963). pp. 248-261, soprattutto pp. 249-252;
[6] F. TOLOTTI, Il Cimitero di Priscilla. Studio di topografia e architettura, Città del Vaticano 1970, pp.258-275.
[7] P. TESTINI, Le catacombe e gli antichi cimiteri cristiani in Roma, Bologna 1966, p. 288.

Cristianalibera
00Thursday, December 12, 2013 12:12 PM
tempo fa un noto utente di ffz ha fatto questa affermazione, con la quale non potrei non andare quasi del tutto d'accordo:


..., io vorrei dire... che le origini potevano essere anche buone, il pregare gli uni per gli altri da una parte e onorare la memoria dei martiri dall'altra e cosa buona e lecita, d'altra parte mi pare anche lecito osservare che con il tempo su questi presupposti si sono innestate pratiche via via sempre più estranee al cristianesimo, fino ad inglobare superstizioni e aspetti esiziali che spesso rasentano l'idolatria e diventando eccessivamente protagonisti della fede cattolica al punto di arrivare ad oscurare la stessa adorazione che deve essere resa a Dio, diventando dunque fonte di confusione.



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