Chi è Francesco Paolo Pinello?

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zsbc08
00Tuesday, September 30, 2008 9:21 AM
Pinello Francesco Paolo. 

"Guerre-Cyberguerre-Economia-Pandemie-Palude-Acqua-Natura-Uomo-Umanità: di questo parlo nei miei romanzi" (francesco paolo pinello)

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Gli intellettuali che "servono":
"Intervento concreto degli uomini sensibili per fermare la furia di ogni distruzione". Questa è la nuova mission, teorica e pratica allo stesso tempo, degli intellettuali. A cosa "servono" gli intellettuali se non a questo! Il termine intellettuale ha un senso se "serve" a qualcosa e a qualcuno e al "Mondo" e non se troneggia innanzi a tutto, a tutti e a ogni singola cosa (francesco paolo pinello)


LaStampa.it

4/4/2010 - Parla il biografo di Giovanni Paolo II

Weigel: "Il Papa e la Chiesa sotto l'assedio di forze potenti"

"[...] l’attuale controversia ha a che vedere con la guerra culturale in Occidente". Così George Weigel, biografo di Giovanni Paolo II e nome di punta del «Centro di Politica e Etica», legge la tempesta di polemiche che dagli Stati Uniti investe la Santa Sede.

Cosa intende per «guerra culturale»?

«La Chiesa cattolica è l’ultimo difensore istituzionale dell’idea che vi sono delle verità morali nel mondo e negli uomini. Vi sono forze potenti in Occidente che ne negano l’esistenza, che ci spingono a credere che l’umanità è plastica e malleabile, che il matrimonio può essere definito dalle leggi, che il sesso è una forma di sport, che gli esseri umani non nati, gravemente malati o handicappati non contano, e che i poteri coercitivi dello Stato possono e devono imporre quello che il cardinale Ratzinger definì la "dittatura del relativismo". Tali forze vedono nelle mancanze di alcuni figli e figlie della Chiesa, e negli errori commessi da alcune autorità, l’opportunità di distruggere gli insegnamenti della Chiesa».




Abstracts romanzi di Francesco Paolo Pinello
 

“La Camera del Silenzio (The Final Question) … pensando a Mìkael Elkamì Rulìcef”

 

Romanzo di

Francesco Paolo Pinello

Bastogi Editrice Italiana

Dicembre 2007

 

Il protagonista è un giovane matematico che investiga esotericamente sui fatti (fenomeni) “misteriosi” di Canneto di Caronia (ME), verificatisi dal 2004 al 2007. Ritornando da un viaggio a San Giovanni Rotondo, a Monte Sant’Angelo, a Castel del Monte, sul Gargano in Puglia, e a Cefalù, in Sicilia, scopre che lui è l’avvocato del Diavolo.

La sua missione è risolvere e svelare le cause dei “misteriosi” fatti (fenomeni) di Canneto di Caronia e difendere e perorare le ragioni dell’ultima domanda (The Final Question) del Diavolo al Vicario di Cristo in Roma (il Papa). Quali sono le cause dei fatti (fenomeni) misteriosi di Canneto di Caronia? Qual è quest'ultima domanda?

(Tutti i diritti riservati, Bastogi Editrice Italiana)

     




“Io sono una libellula … anzi no, sono una zanzara … una zanzara della malaria che avvelena il sangue (La vera storia di Mìkael Elkamì Rulìcef)”

 

Romanzo di

Francesco Paolo Pinello

Bastogi Editrice Italiana

Aprile 2009

 

Non è il sequel de “La Camera del Silenzio (The Final Question) … pensando a Mìkael Elkamì Rulìcef”.

 

Il protagonista è Mikaìl Elkamì Rulìcef, un ebreo yemenita, antropologo e psicologo, che ha un rapporto complesso e conflittuale con il figlio di undici anni, Noè.

Noè è un meticcio di madre amerindiana, nipote di uno sciamano che vive in una riserva indiana.

Mìkael, trasferendosi dalla città di Mochèh (Mosè) nella città di VIXI Jerouchalam (17 Gerusalemme), risolve il rapporto personalissimo e conflittuale con il figlio e, contemporaneamente, salva l’umanità dalla madre di tutte le paludi, di tutte le pandemie, di tutte le distruzione di massa, dalla madre del fuoco delle malattie diaboliche.  

(Tutti i diritti riservati, Bastogi Editrice Italiana)






Alcune poesie di Francesco Paolo Pinello


RUGGINE (1984. Dalla raccolta di poesie W56 di Francesco Paolo Pinello)

Il vento trasporta
la polvere della ruggine.
Tra i campi cumuli di pietre
nascondono un vecchio aratro,
una zappa, una bottiglia vuota.
Zolle di Terra morta.
Un saggio,
lasciato al tempo l'ultimo bastone,
corre ...
strade assolate,
città immense.
Grida ... mentre ... per le strade
uomini parlano discorsi
per un'umanità da ritrovare.
La verità Signori:
"uomini senza teste,
teste senza uomini".
Non conosco parole inutili!
Conosco discorsi inutili!
Conosco uomini inutili!
Ruggine ...
Polvere di ruggine ...
nei meccanismi ... negli ingranaggi ...
nei neuroni ... nelle sinapsi ...
Ruggine ...
Polvere di ruggine ...
Polvere ... soltanto polvere ...
di ruggine ...

Francesco Paolo Pinello

(Tutti i diritti riservati all'autore, come per legge)




ESISTENZE IRRIPETIBILI (1984. Dalla raccolta di poesie W56 di Francesco Paolo Pinello)

Ho cercato qualcuno
che dopo la mia morte
vedrà il Sole con i miei stessi occhi.
Ho trovato la condanna.
Una mano che sarà sola,
povera sciocca,
mentre adesso scivola sui capelli
umidi di una donna.
Un sorriso che la luce deformerà
per vivere un amore
che l'ombra impaglierà di ricordi.

Venuti al Mondo
per vivere un giorno solo
ci apprestiamo a non lasciare
che tracce su sentieri polverosi
e il vento che borioso minaccia.

Francesco Paolo Pinello
(Tutti i diritti riservati all'autore, come per legge)





Dell'arte di essere un capo rispettando la regola

Se sei una guida, incaricato di dare direttive a un gran numero, cerca, per te, ogni occasione di essere efficiente, in modo che il tuo modo di governare sia senza macchia.
Grande è la Regola, duratura la sua efficacia.
Essa non è stata turbata dal tempo di Osiride.
Chi tradisce le leggi è castigato, anche se questa trasgressione è opera di quello che ha il cuore rapace.
L'iniquità è capace di impadronirsi della quantità, ma il male non condurrà mai a buon porto la sua impresa.
Egli [colui che agisce male] dice: io acquisto per me stesso; non dice: io acquisto a vantaggio della mia funzione.
Quando viene la fine, la Regola rimane.
E' quello che dice un uomo [giusto]: [tale è] il dominio del mio padre spirituale.

(PTAHHOTEP, C. Jacq)




NOVITA' (se vuoi conoscere meglio l'autore e il suo particolarissimo stile narrativo)

Nel mese di Aprile 2009 è uscito il nuovo romanzo di Francesco Paolo Pinello "Io sono una libellula ... anzi no, sono una zanzara ... una zanzara della malaria che avvelena il sangue (La vera storia di Mìkael Elkamì Rulìcef)".
Bastogi Editrice Italiana, Foggia, che già dal titolo, definito "così singolare" dall'Editore nella quarta di copertina, affronta la problematica della PANDEMIA, oltre a quelle, non meno importanti, della missione contemporanea del Popolo Eletto di Dio, gli Ebrei, e delle tecnologie che, per ammissione dello stesso Presidente degli Stati Uniti d'America, Obama (discorso di Praga), possono sfuggire al controllo e causare distruzioni di massa.






FRANCESCO PAOLO PINELLO

 IO SONO UNA LIBELLULA…anzi no, sono una zanzara…una zanzara della malaria che avvelena il sangue(La vera storia di Mìkael Elkamì Rulìcef) romanzo Prezzo € 20,00  F.to 16x23
 
IL TESTO E L’AUTORE  FRANCESCO PAOLO PINELLO, avvocato di Gangi (PA), nel 2007 ha pubblicato un suo primo libro La Camera del Silenzio (The Fìnal Question)...pensando a Mìkael Elkamì Rulìcef (Bastogi), «liberamente ma anche direttamente ispirato ai fatti (e ai fenomeni) di Canneto di Caronia in Sicilia, la località del Messinese dal 2004 teatro di strani eventi fisici indotti da forze sconosciute. Il taglio del volume è quello di un insolito quanto interessante esercizio intellettuale in bilico fra cronaca, cultura, fede, demonologia, tradizioni iniziatiche e profonde (e personali) considerazioni introspettive, alla luce della "fìnal question"» come dice Roberto Pinotti.In questo nuovo romanzo Io sono una libellula... anzi no, sono una zanzara... una zanzara della malaria che avvelena il sangue (La vera storia di Mìkael Elkamì Rulìcef) già dal titolo così singolare l'autore ci pone di fronte a una scrittura sorprendente e originale, nella quale per dirla con le sue parole «il senso della vita era che la vita non aveva alcun senso». Tutto il libro è giocato su questa ambiguità, fino alla completa metamorfosi del protagonista il quale scopre una dimensione nuova della sua vita e del rapporto con gli altri e con il mondo esterno, trasformandosi simbolicamente da zanzara a libellula, nel contesto di una vicenda surreale in cui entrano forze extraterrestri, esperienze iniziatiche ed esoteriche, in una lotta per la supremazia che si conclude con la liberazione dell'umanità.

 



FRANCESCO PAOLO PINELLO  LA CAMERA DEL SILENZIO
(The Final Question)romanzo
…pensando a Mìkael Elkamì Rùlicef

F.to 16x23, pp. 176, Euro 18,00
(Ed. 12/2007) Cod. ISBN 978-88-6273-022-8

 

IL TESTO E L'AUTORE  Era l’inizio di febbraio 2004, quando la piccola frazione di Canneto di Caronia, in provincia di Messina, iniziava a far parlare di sé in tutto il mondo. In quell’inizio di febbraio, si verificò un fenomeno di cui mai si era sentito parlare: a Canneto di Caronia le abitazioni andavano a fuoco senza nessuna spiegazione plausibile. Senza corrente, senza particolari esalazioni, gli oggetti, le automobili, i divani e tutto quello che possiamo immaginarci si incendiava. Nel piccolissimo centro, dove abitano 39 abitanti, si recarono troupes televisive di tutto il mondo. Dopo qualche settimana di ripetuti fenomeni incendiari e dopo i controlli effettuati dall’Enel e dalle Ferrovie (Canneto si trova a ridosso della linea ferroviaria) tutti riportanti esiti negativi, e le indagini delle forze dell’ordine per accertare che non si trattasse di dolo, qualcuno insinuò che si potesse trattare della presenza del "maligno". Si scomodarono studiosi di occultismo, esorcisti e santoni, mentre gli abitanti di Canneto chiedevano un aiuto concreto.
  Cosa accadde veramente in quei giorni a Canneto di Caronia? E prima? E dopo? E cosa deve ancora accadere? E che c
’entra San Pio con tutto questo? E gli incendi … sul Gargano … a San Giovanni Rotondo … a Los Angeles … E le Antiche Tradizioni Iniziatiche? E cosa sta accadendo ai nostri cervelli? ai nostri neuroni? alle nostre sinapsi? Chi sta rubando la nostra Memoria?…le macchine ci stanno mangiando il cervello ed a Canneto di Caronia ci sono gli incendi "strani ed inspiegabili" … Perché?

FRANCESCO PAOLO PINELLO è nato a Gangi, nella provincia di Palermo, in Sicilia, il 10 ottobre del 1966 ed esercita la professione di avvocato.



Pinello Francesco Paolo è uno scrittore, nato a Gangi, nella provincia di Palermo, il 10 ottobre 1966.

Collabora con alcune testate giornalistiche.

Recentemente, nel dicembre del 2007, per i tipi della Bastogi Editrice di Foggia, ha pubblicato il suo primo romanzo, “La Camera del Silenzio (The Final Question)”, liberamente e direttamente ispirato ai fatti “misteriosi” di Canneto di Caronia, nella provincia di Messina, una piccola frazione marittima abitata da 39 anime, fatti misteriosi che hanno  interessato solamente una decina di abitazioni di Via Del Mare poste in una fascia di territorio tra la strada ferrata e la linea di costa. Stranamente, non sono state invece coinvolte le altre abitazioni poste tra la strada ferrata e la strada statale 113. Era l'inizio di febbraio del 2004, quando la piccola frazione di Canneto di Caronia cominciava a fare parlare di sé i giornali e le televisioni di tutto il mondo, e non solo. Perché si recarono sui luoghi anche esperti chiamati da altri Paesi, in aggiunta a quelli italiani (dalla Francia, CNES di Tolosa e GEIPAN, agli USA, NASA, etc.), oltre ovviamente,  tutti i funzionari delle Istituzioni competenti, dalla Commissione Grandi Rischi ai Servizi Segreti, dalla Protezione Civile ai Carabinieri, dall'Università di Messina alla Procura della Repubblica di Mistretta (competente per territorio), etc. etc. A Canneto, in quell'inizio di febbraio, si verificò un fenomeno di cui mai si era sentito parlare, fatta eccezione per gli altrettanto “misteriosi” fenomeni verificatisi a San Gottardo, piccola frazione di Zovencedo, nella provincia di Vicenza, del tutto simili a quelli di Canneto, ma che scomparvero all'improvviso, come all'improvviso erano comparsi, dopo appena un mese, in seguito ad un violento temporale. A Canneto le abitazioni andavano a fuoco senza nessuna spiegazione plausibile, con la corrente elettrica staccata, senza esalazioni, e, come le abitazioni, andavano a fuoco anche le automobili, i divani, gli elettrodomestici. I tubi dell'acqua cominciavano a bucarsi provocando allagamenti nelle abitazioni. Le chiusure centralizzate delle automobili impazzivano. I cellulari cominciavano a suonare ed a chiamarsi da soli e sui display apparivano strani segni grafici simili a una W. Le batterie dei cellulari si scaricavano improvvisamente e improvvisamente si ricaricavano da sole, senza essere collegate alla rete elettrica. I motori delle automobili si spegnevano e non si riaccendevano più. I clacson suonavano da soli. I furgoni prendevano fuoco. L'asfalto diventava caldo al punto da perforare le suole delle scarpe ed incendiare i lembi dei pantaloni. I muretti erano caldi. Le sbarre del passaggio a livello rimanevano aperte, nonostante il passaggio dei treni. Le radici di alcune piante di disa (ampelodesmos mauritanicus) si bruciavano in profondità, sottoterra, mentre in superficie, le foglie presentavano delle bruciature a fasce con la sequenza del 4 e dei suoi multipli. Le stesse bruciature a fasce con le stesse sequenze erano visibili sulle guaine dei fili elettrici di rame (falce di fuoco). In un appezzamento di terra di circa 650 metri quadrati veniva segnalata un'impronta a terra come se fosse atterrato un velivolo. Strani Oggetti Volanti non Identificati entravano ed uscivano dal mare.

Oggi si è capito cosa provoca tali fenomeni, anche se non si è capito chi li provoca e perché (?). Si tratta, infatti, di fenomeni elettromagnetici di origine artificiale (quindi non naturale), capaci di generare una grande potenza concentrata per la durata di nanosecondi (o microsecondi), e cioè fasci di microonde a “ultra alta frequenza” compresi nella banda tra 300 megahertz e alcuni gigahertz.

A Canneto di Caronia giunse anche Padre Amorth, noto esorcista, Presidente Onorario dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti, decretando che i fenomeni “misteriosi” erano opera del Diavolo. E non a caso! Negli anni ’20 del secolo passato, infatti, a Cafalù, a pochi chilometri di distanza da Canneto di Caronia, sulla medesima linea di costa, soggiornò Aleister Crowley, al tempo quarantacinquenne, a torto ritenuto il padre del Satanismo moderno e collegato ad alcuni fatti, successivi, che si verificarono in California.

Francesco Paolo Pinello, pur toccando tutti questi temi, nel suo romanzo non fa la ricostruzione dei fatti di cronaca, ma cerca di individuare i simboli che meritano di essere approfonditi e lo fa in chiave esoterica.

E’ per questo motivo che la trama del romanzo acquista un’energia e una forza profetica ... e sembra quasi che alcuni dei fatti narrati si siano già verificati, mentre altri lo stiano per fare.

Diciamo che è come se si accendesse un simbolo al mese?

Sì, diciamolo pure! Non saranno in molti purtroppo a capire!



 

Rainews24.it Il Caffè

di Corradino Mineo

Blog: Insoliti sospetti

28 / 6 / 2010 |

Commenti

21 Commenti
 Pinello Francesco Paolo il 29 June 2010 alle 12:35 am

Gent.mo Direttore Corradino Mineo,
perché non parla un po’ dei miei romanzi? Mi creda sulla parola, se li leggerà ci troverà “cose” molto attuali!
Le invio, a mo’ d’esempio, l’excipit del romanzo
“La Camera del Silenzio (The Final Question) …pensando a Mìkael Elkamì Rulìcef)”, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 2007.
A meno che non ritiene “opportuno” farlo, come mi ha risposto un illustre giornalista, anche lui siciliano come noi, che adesso è nella squadra de “Il Foglio” di Giuliano Ferrara!
L’altro romanzo è “Io sono una libellula … anzi no, sono una zanzara … una zanzara della malaria che avvelena il sangue (La vera storia di Mìkael Elkamì Rulìcef)”, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 2009. 

[…] “MI-KA-EL, eccoti finalmente!”, mi disse il camionista quando me lo ritrovai davanti, “Ci rivediamo a quanto pare! La prima volta, all’abbeveratoio c’è scappato il morto, ricordi? E questa volta? Te l’avevo detto di metterti in salvo, di scappare dalla guerra. Tu invece no! E, adesso, eccoti qui! Sentiamo un po’: che vuoi tu da me? Che cosa cerchi?”
“Sono venuto a riprendermi i bambini del villaggio”, risposi.
“I bambini del villaggio? Ma che ne sai tu dei bambini del villaggio! Non sono qui! Sono in miniera. Spalano pietre e rocce per la lava del grande vulcano. A quanto pare hai fatto un viaggio a vuoto!”.
“Non penso proprio”, risposi.
“E, allora, visto che i bambini qui non ci sono, è me che cercavi!”.
“Sì, cercavo te! Cercavo i bambini! Cercavo gli uomini malvagi!”, risposi.
“Voi uomini cercate disperatamente di scappare dai visceri, dalle vostre passioni viscerali e morbose e poi ci cascate sempre dentro fino al collo. Io sono i visceri! Eccomi! Io sono i visceri di tutti gli uomini del mondo. Io sono quello che complica sempre le cose, e di brutto! Tutti gli abitanti della terra sono in marcia e stanno per venire a me. Non vedi il caos? Li vedi gli uomini? Si muovono senza più punti di riferimento, senza più coordinate, senza più bussole, senza più valori. Ma dove vogliono andare in questo modo? Dove pensate di andare con questi viaggi dell’ultimo minuto? Non vedi quanto odio c’è nei loro occhi e nelle loro mani? Non vedi come sono pronti ad aggredire e ad ammazzare? Non vedi quanta puzza putrida di marciume c’è per le strade? Non vedi gli uragani, e i tifoni, e i terremoti, e le onde anomale e le acque calde del mare che stanno travolgendo ogni cosa? Non vedi che le società stanno evaporando? Non vedi me in tutto questo?”
“Si che ti vedo!”, risposi, “Ti ho sempre visto, dappertutto, in ogni posto dove sono stato, in ogni mio viaggio, in ogni luogo, in ogni mio ricordo. Ma dimmi perché gli impianti elettrici delle case di Carontìa Marina stanno bruciando, e perché stanno bruciando le case della povera gente?”, continuai.
“E’ Satana che bussa alle loro porte e visto che per lui le porte che contano veramente, quelle del Paradiso, non saranno mai aperte, brucia gli impianti elettrici delle case, e brucia le case e per vendetta vuole fare evaporare tutte le acque della terra. Caro mio se lui è fuoco allora tutto dev’essere fuoco e tutte le acque devono evaporare! Senza più acqua, nessuna generazione ci sarà più e nessuna nascita. Senti vecchio, gli uomini hanno già detto a Satana che lui non ridiventerà mai più piena luce e puro spirito, che lui non varcherà mai più la porta del Paradiso, e lui sta per dannarvi tutti!”, così mi rispose ed a queste parole sbottò a ridere.
Ecco qual’era la maledizione di Carontìa Marina! Ecco perché, a Carontìa Marina nessuno lo sapeva o lo diceva! La maledizione era quella del Diavolo che era stato maledetto per la sua ribellione e che era stato condannato alle fiamme dell’Inferno per l’eternità, alla lava dei vulcani. Per lui non ci sarebbe stata più salvezza. Per lui non ci sarebbe stato il giudizio universale. Lui era già stato condannato, senza appello ed in eterno. Ma lui non si era rassegnato e si preparava a bussare per ottenere il consenso del Vicario di Cristo, e se Lui non lo avesse fatto entrare in Paradiso avrebbe distrutto ogni cosa che Dio aveva creato. Questa era la maledizione del Diavolo e dell’Etna!
“Ed i bambini? Saranno dannati anche i bambini?”, gli chiesi, “Che colpe hanno i bambini?”
“Nel vostro mondo ci sono milioni e milioni di bambini che sono soldati, cavie per mine giocattolo, piccole prostitute per i giochi più perversi, pezzi di ricambio, cuori, fegati, milze e reni in sostituzione ed a buon mercato. Che colpe hanno i bambini? Perché ti scandalizzi per quello che vuole fare Satana? Perché ti scandalizza l’idea che il fuoco possa fare evaporare tutte le acque e che non ci sarà più nascita e generazione di bambini? Perché non ti piace l’idea che il mondo sarà abitato soltanto da macchine umane con intelligenza e coscienza artificiali? Perché, vecchio? 1000 euro per un bambino ammazzato, 500 euro per una donna ammazzata, 250 euro per un uomo scannato. Non è così che funziona? E già, è proprio così che funziona! Il futuro del mondo sono i bambini, ecco perché loro costano di più! anche più delle donne che formano la vita! Io invece li faccio lavorare nelle viscere della mia terra, nel mio vulcano. Ti sembro forse più malvagio io? Più diabolico? Più assatanato? Vedi, mi dispiace soltanto per la gente di Carontìa Marina. E cosa può fare quella povera gente se non prendere atto che è così e contare i suoi morti e le case bruciate!”, sbottò nuovamente a ridere.
“Sono i bambini i nostri veri maestri, ricordalo! Sono gli appena concepiti, i feti, i semi piantati dentro le caverne e le grotte. L’uomo superiore non è l’uomo macchina, che ha intelligenza e coscienza artificiali”, risposi.
“E sentiamo, chi sarebbe l’uomo superiore? Almeno a questa domanda puoi rispondere, se non ti imbarazza troppo!”
“E’ l’Iniziato”, gli dissi.
“Quanto sei ingenuo vecchio mio! Già è vero, io sono il capo degli uomini macchina e dei malvagi ed è per questo che tu parli a me in questo modo! Mi sembra logico! Ma io sono il capo perché sono stati loro a volerlo, non ti pare? Perché li faccio arricchire come nababbi, li faccio sbavare come maniaci, li faccio fottere come pazzi, li faccio mangiare come maiali!”
“Sai una cosa? Hai ragione, è proprio te che cercavo, le mie viscere, le mie radici profonde, il putrido ed il marciume del mio Spirito di lava. E’ per la povera gente di Carontìa Marina che sono qui, per la gente povera di Carontìa Marina, per gli uomini e le donne che sanno aspettare in silenzio, che sanno ascoltare il cielo e la natura, che si fermano a guardare senza andare oltre. Per la gente cotta dal sole che ha il sole tra le rughe della sua faccia e nella pelle scura del suo corpo, che rispetta il cielo e la natura come un tempo si rispettavano il cielo e la natura. Per la gente con la pelle salata che prima di entrare in acqua per andare a pescare si fa il segno della croce e guarda il sole e scruta il cielo e segue con gli occhi il volo degli uccelli. E’ per la povera gente di Carontìa Marina che sono qui, e non soltanto per loro, ma sono venuto anche per i bambini che hai fatto deportare nel tuo villaggio. Loro non si sono arricchiti, non sbavano, non fottono come maniaci, non mangiano fino a scoppiare come porci!”.
” Mio caro bambino com’è nobile e candido il tuo cuore!”.
Il camionista si girò di scatto e mi mostrò l’altra sua faccia, “Ma tu lo sai che se il tuo cuore è questo è perché tu sei stato fatto per seguire la retta via? Se sono i bambini che vuoi allora li otterrai da me soltanto con la spada”.
“La spada a doppio taglio di Carontìa Marina?”
“Bravo, proprio quella Mikael!” mi rispose.
La spada a doppio taglio di Carontìa Marina! Capii allora che Carontìa Marina era la soglia di passaggio, la porta tra la realtà ed il virtuale, tra una dimensione e l’altra, tra l’uomo che giocava ed il videogioco. La soglia: la spada a doppio taglio di Carontìa Marina: su un taglio, a strapiombo, c’era il videogioco, sull’altro l’uomo che giocava. Il videogioco voleva assorbire completamente l’uomo facendolo entrare nel suo mondo, eliminando la soglia di passaggio affinché non potesse più ritornare indietro sui suoi passi. Ma l’uomo che giocava aveva delle cose dentro di lui che non potevano entrare nel buco della macchina. Aveva i visceri. In lui c’era il Diavolo! E la via per la Luce partiva proprio dai suoi visceri! Aveva i suoi sentimenti, le sue passioni, ma anche i suoi polmoni, il suo cuore, la sua intelligenza e la sua coscienza naturale. Il videogioco non avrebbe mai potuto eliminare la soglia di passaggio, perché queste cose sarebbero rimaste sempre aldilà del buco. Era per questo che le case di Carontìa Marina bruciavano, perché il Vicario di Cristo non voleva che il Diavolo ritornasse in Paradiso e perché l’uomo, da parte sua, voleva che Dio e il Diavolo uscissero definitivamente fuori dalla sua vita per entrare completamente dentro i videogiochi, dentro il virtuale, nel mondo artificiale delle intelligenze e delle coscienze, dentro il buco della macchina. E nessuno riusciva a spegnere quel fuoco, perché la guerra era in corso, perché dentro l’uomo c’era questa guerra, perché il Diavolo maledetto reagiva in questo modo. L’uomo era come il Minotauro che era all’inizio di Carontìa Marina, all’ingresso delle prime case del Paese.
Quelli che nel mondo contavano veramente e che avevano il potere dei quattrini volevano che l’uomo diventasse completamente macchina, completamente artificiale, completamente virtuale, completamente videogioco, e volevano che nelle società la democrazia diventasse meramente formale, artificiale, e che tutti i comportamenti umani diventassero finalmente calcolabili con certezza ed esattezza matematica. Ma l’uomo, come il Minotauro, era per metà uomo e per metà bestia. Sì, e già! Lui era un animale divino!
Fu allora che ripensai al vecchio pescatore di Carontìa Marina e alla sua croce. Fu allora che mi sentii un giovane vecchio che viveva di ricordi, anche quando il presente era terribile e diabolico. Lo facevo perché ero un giovane vecchio? o perché ero un vecchio giovane? Forse lo facevo perché ero diventato veramente introspettivo e perché avevo cominciato a divinare! Perché volevo raggiungere le mie radici profonde e viscerali.
Ma in fondo meglio se ero fatto così, visto dov’ero arrivato. Mi trovavo dentro il castello e volevo che le mie radici più profonde, quelle che affondavano nella lava dell’Etna, salissero in alto, per prendere per mano i bambini deportati nel villaggio di Meb e tutta la povera gente di Carontìa Marina e per tirarli fuori da quell’inferno.
“Dai usa la spada, vecchio, usa l’obelisco, fai vedere che sei cazzuto e che hai le palle!”, disse il camionista, “Non vuoi ammazzarmi? Non vuoi scannarmi come un putrido e fetido cane? Non vuoi vedere il rosso del sangue e del mio succo d’anguria? Dai confessami la verità! Non fare il sant’uomo! Io, in fondo, molto in fondo, sono l’assassino di tuo padre! Non è così? E’ per tuo padre che devi farlo! E’ lui che grida vendetta dalle viscere della terra e dal fuoco dove l’ho ficcato! E’ per lui che devi fare giustizia!”
“Io non sono un giudice! Io sono un avvocato! Per fato, sono qui per chiedere al Vicario di Cristo il ritorno di Satana tra i pilastri delle porte del Paradiso. E’ ai copritori della porta del Paradiso che sto parlando!”, risposi.
Il camionista mi offri la spada che brandiva in mano. “Prendila”, mi disse, “con questa spada io posso trasfigurare in te e tu puoi trasfigurare in me come Lucifero può trasfigurare nell’arcangelo Michele e l’arcangelo Michele in Lucifero. Dai adesso trafiggimi il cuore, così io attraverso la tua spada salirò alla tua luce e tu scenderai ai miei visceri dove affondano le tue radici! Non è la gente spirituale che ami? La gente povera di cose terrene e rumorose? Non è per loro che sei salito al castello? Non sei salito al castello con tutta quella gente addosso? Non hai le tue radici tra le rughe dei loro visi, dentro i loro visceri? Non vuoi liberare i bambini che ho fatto deportare nel villaggio e che tengo prigionieri nelle caverne? Se vuoi tutto questo, vecchio mio, devi sprofondare dentro le mie diaboliche viscere, devi entrare nel mio Inferno, devi ficcarti dentro la lava del vulcano! Dai uccidimi. Che aspetti? Lurido verme, uccidimi! Serpente a sonagli. Uccidimi!”
Il camionista aveva ragione. Se volevo arrivare nel fondo più profondo delle mie radici dovevo fare i conti con i miei visceri. Era con Lucifero che dovevo fare i conti, con la lava del suo vulcano, con le fiamme del suo Inferno. Era quella la strada che adesso dovevo seguire se volevo liberare i bambini e la povera gente di Carontìa Marina. Dovevo trafiggere il cuore del camionista con la spada di fuoco che lui brandiva in mano, con la spada di fuoco delle case bianche, vecchie e smunte di Carontìa Marina, con la croce del vecchio pescatore di Carontìa Marina, con il serpente, con il dragone che saliva dal mare, e con quello che scendeva dal cielo. Il suo cuore era il punto preciso della trasfigurazione.
Di scatto, presi la spada che il camionista brandiva in mano e gliela conficcai nel cuore.
“L’ultima domanda! Adesso non rimane che l’ultima domanda!”. Queste furono le ultime parole che disse il camionista prima di morire. Quando morì, un lampo di luce percorse la spada di fuoco. Io divenni lui e lui divenne me. Come succhiato dentro una tromba d’aria, dentro un vortice enorme, cominciai a scendere dentro le viscere della terra, nel fuoco, nelle fiamme, nella lava, giù, sempre più giù, veloce, sempre più veloce. Vedevo fiamme, e fuoco, e lava, e fiumi di lava che scorrevano sotto di me, come acqua, accanto a me, sopra di me. Ero diventato un proiettile sparato contro il cuore di Satana attraverso la canna del fucile dell’Etna. Stavo per arrivare all’origine del vortice, alla fonte, nel punto più basso … Stavo per arrivare … Correvo … più forte … sempre più forte … Alla fine giunsi dentro il cuore di Satana. Il suo sangue mi allattò tutto, mi abbeverò completamente, mi macchiò il corpo, mi entro dalla bocca, dalle narici, dalle orecchie, dagli occhi, dal buco del culo, dal cazzo, dai pori della pelle. Mi entrò dentro! Tutto dentro! Quando tutto il suo sangue si fu mescolato con il mio, uscii fuori dall’altra parte del suo petto, come un proiettile che entra da un lato per uscire dalla parte opposta. Appena fui di nuovo fuori dal vortice e fui di nuovo me stesso, vidi che la bocca del camionista aveva cominciato ad aprirsi. Si divaricava sempre di più, sempre di più. Prima come un tubo, poi come un secchio, poi come un pozzo, infine come la galleria di una grotta enorme. Quando la bocca del camionista divenne la galleria, sentii il canto dei gabbiani, ed il rumore delle onde che si rompevano sugli scogli. Mi ritrovai a Cefalù, sotto le mura megalitiche, sul mare, dentro la Basilica-Cattedrale, davanti all’Altare d’Oro, difronte alla Trasfigurazione. Mi ritrovai a Carontìa Marina, sulla spiaggia, ad ascoltare i bambini che correvano e che giocavano in mezzo alle montagne di sabbia. Mi ritrovai a San Giovanni Rotondo, davanti alle icone della Chiesa vecchia di San Pio, quella del convento.
Dalla bocca del camionista cominciarono ad uscire a fiume i bambini che erano stati deportati nel villaggio. Cantavano, facevano il rumore delle acque, ed erano profumati. Sì, erano profumati! Sembravano degli angioletti del Paradiso. Erano in fila, ed uscivano a gruppetti, di due, di tre, di dieci, di cinque, di sei. Erano bellissimi ed io mi ruppi nel pianto e non seppi più trattenermi. Corsi loro incontro e me li abbracciai tutti, uno per uno per uno, mi inginocchiai e piansi, piansi a dirotto.
“Aurora, b.giorno. Sono arrivate le “sibille” che aspettavi!dan”

XXXV
(Il viaggio del ritorno)
Circondato dai bambini che ridevano e che giocavano e che correvano e che cantavano, uscimmo dal castello come un fiume d’acqua viva.
Appena la ragazza ci vide mi venne incontro e mi si attaccò al collo e mi baciò. Mi baciò mentre piangeva, mentre si asciugava gli occhi cristallini pieni di lacrime, mentre mi bagnava con tutte le sue acque.
“Te l’avevo detto che saresti diventato una guida e che avresti guidato un esercito di grandi uomini”, mi disse ridendo e guardando i bambini, e mi baciò.
Mi baciò! Sentii le sue tenere labbra bagnate sulle mie. Che dolcezza, che meraviglia, quanta bellezza!
“Ti amo”, mi disse.
“Anch’io ti amo”, risposi, “Ti amo dal primo momento che ti ho vista, laggiù nel bosco”.
“Lo so”, fece lei, “L’ho sempre saputo!”, mi abbracciò fino a farmi mancare il fiato. Poi mi soffiò dentro.
Un’enorme energia era entrata dentro il mio cuore, e mi sentivo più forte, più grande, più bello, più uomo, più umano. Mi sentivo rinascere. Presi il mezzo anello che avevo appeso al collo e presi anche quello della mia donna. Unii i due mezzi anelli e per magia si formò di nuovo l’anello unico. I due pezzi si saldarono insieme, in modo perfetto, come se a fonderli insieme fosse stato un fabbro. Dall’anello si sprigionò una gran luce. Presi l’anello e lo misi al dito della mia donna.
“Il nostro viaggio non è ancora finito”, le dissi, “dobbiamo portare i bambini via di qui, a Carontìa Marina”.
“Ma a Carontìa Marina ci sono le case che bruciano!”, esclamò lei.
“Fidati di me, non temere, so quel che faccio!”, le risposi, “Vai con i bambini”.
“E tu?”, mi chiese preoccupata e triste in viso.
“Vi raggiungerò a Carontìa Marina. Devo fare ancora un’ultima cosa!”
La giovane donna radunò attorno a sé i bambini, li fece preparare con ordine, li sistemò e li incolonnò a fiume, mi baciò, mi abbracciò, pianse e alla fine partirono per Carontìa Marina.
Io invece ritornai nel bosco. Mi tolsi tutti i vestiti che avevo addosso e mi infilai tra gli alberi. Camminai e camminai. Un tuono, un fulmine, un tuono. Cominciò a piovere, a dirotto. L’acqua mi scendeva lungo i capelli, mi bagnava il viso, mi chiudeva gli occhi, mi tappava le orecchie. Correvo e correvo e non mi fermavo. Un fulmine, un tuono, un fulmine, e la pioggia. Ad un tratto fui alla grotta dove avevo visto per la prima volta la mia donna con l’otre d’acqua, poi al lago dove avevo conosciuto il vecchio “R”, suo padre, poi sul sentiero oltre la carreggiata, infine giunsi all’abbeveratoio. Lanciai in aria un urlo.
“Papà!”, gridai.
Giunsi davanti all’abbeveratoio, e vidi che era pieno d’acqua, e guardai il rubinetto da dove usciva l’acqua in abbondanza, ed infine entrai dentro l’abbeveratoio, nell’acqua, nudo.
“Vedi papà ho riparato la conduttura! Ho mantenuto la mia promessa! L’acqua adesso c’è e gli animali divini si possono abbeverare in abbondanza!”.
Dopo un po’, uscii fuori dall’abbeveratoio, mi avvicinai al margine della carreggiata, strappai un fiore rosso alla terra, una rosa, e lo deposi sull’asfalto, dov’era caduto riverso mio padre.
Presi la bottiglia di vetro che era ancora a terra dove l’avevo lasciata, accanto all’abbeveratoio, la riempii d’acqua, e andai via con la bottiglia piena.
Dopo un po’ smise di piovere e le cicale ricominciarono a cantare.
Passarono due giorni di cammino e giunsi a Carontìa Marina.
La prima cosa che vidi, prima delle prime case, fu il Minotauro. Presi la bottiglia di vetro piena d’acqua e gliela versai tutta sul capo, e dalla sua testa si elevò un’energia luminosa e bianca. Poi mi riposai ai suoi piedi, ed i bambini del villaggio mi corsero subito incontro per farmi festa. Fu una gran festa ed un gran giocare di danze, di suoni, di voci e di profumi. Venne anche la mia donna e insieme giocammo con i bambini del Villaggio di Meb e con quelli di Carontìa Marina. Mi diedero da bere e da mangiare, ed io bevvi e mangia con sobrietà. Le case non bruciavano più e non c’erano più incendi e la gente povera di Carontìa Marina era di nuovo felice. Le donne, nelle loro case, stendevano il bucato bagnato al balcone e gli uomini, sulla spiaggia, preparavano le reti e le barche per la pesca. Ai balconi delle case c’erano anche i fiori colorati. Le case erano ancora bruciate, ma adesso erano vive e profumate. Sapevano di bianco e di pulito, nonostante il nero delle fiamme fosse ancora disegnato lungo i muri, sopra i muri.
Sulla spiaggia c’era ancora il vecchio pescatore. Mi accorsi subito di lui. Mi accorsi subito, però, che non aveva più in mano, ficcata nella sabbia, la sua grande croce. Non c’era più, non la vedevo più per quanto mi sforzassi … ma capii. Non lo raggiunsi subito in riva al mare, perché giocavo con i bambini e con la mia donna.
Quando i bambini si stancarono di giocare e di far festa, insieme alla mia donna raggiunsi il vecchio pescatore sulla spiaggia, in riva al mare.
Era seduto sulla sabbia. Mi salutò e ci abbracciammo. Seduti sulla sabbia parlammo per ore intere, e parlammo. Gli raccontai tutta la mia storia. Conobbe la mia donna e ne fu felice. Le donne e gli uomini di Carontìa Marina, al far della sera, ci portarono del pesce e del buon vino e fiori, tanti fiori colorati, e una rosa rossa. Mangiammo e salutammo di buon cuore gli uomini e le donne. Si fece notte e guardammo in cielo la luna e le costellazioni. Poi fu l’aurora e all’orizzonte si vide il sole nuovo che nasceva. Buongiorno, amore mio! Quando fu giorno ci alzammo ed io feci per andar via.
“Adesso devo andare via, devo andare alla ricerca di Lodicàno, sulla montagna”, dissi al vecchio.
“Sono io Lodicàno”, mi rispose, “e queste sono le mie carte”.
Prese un bastoncino e scrisse sulla sabbia: “”Il manifesto dell’abbandono”, queste parole sono le mie carte”, disse, “il tuo libro sono le mie carte!”.
Si alzò, mi baciò, baciò la mia donna e mi disse: “Il tempo per me è maturo, io vado via. Questo è il punto della perfezione umana, siediti al posto mio”. Ci salutò e poi entrò nelle acque del mare. Prima si vedeva per intero, poi le gambe non si videro più perché si vedeva soltanto la parte superiore del corpo, poi soltanto la testa, infine la mano in aria che salutava. Quello fu l’ultimo saluto.

XXXVI
(The End)
“Se potete, cercate di avere nel vostro appartamento una camera, anche se piccola, da riservare proprio al silenzio, una camera dai bei colori, ornata da qualche quadro simbolico o mistico. Consacratela al Padre Celeste, alla Madre Divina, allo Spirito Santo, agli angeli e agli arcangeli, non lasciatevi entrar nessuno e non entratevi neppure voi se non quando siete in grado di raggiungere il silenzio interiore allo scopo di sentire le voci del cielo. Darete così al vostro spirito e alla vostra anima la possibilità di espandersi e di richiamare benedizioni che potrete in seguito riversare su tutte le creature che vi stanno vicino. Se saprete conservare veramente il giusto atteggiamento, emanerà dai muri e dagli oggetti di questa camera qualcosa di armonioso che attirerà le entità luminose, poiché tali entità si nutrono appunto di armonia. E quando vi accadrà di essere tristi e scoraggiati, se entrerete in questa camera, dal momento che essa è abitata da buoni amici che non chiedono altro che di consolarvi, in capo a un minuto vi sentirete completamente ristabiliti. Ma, a mano a mano che preparerete questa camera del silenzio, siate consapevoli che la state preparando anche in voi, nella vostra anima, nel vostro cuore. E allora ovunque vi troviate, anche in mezzo ai tumulti, potrete entrare nella vostra camera interiore per trovarvi pace e luce”.
Io sono stato iniziato all’arte di trasmettere il ricordo alla posterità ed altri sono venuti prima di me e verranno dopo di me, e così sarà per sempre, almeno fino a quando ci saranno bocche di uomini nelle quali il ricordo potrà camminare.
Io sono stato iniziato all’arte di trasmettere il ricordo nell’unica forma in cui il ricordo può essere trasmesso, e cioè nel racconto, nella poesia, nel simbolo, nel seme.
Io ho disvelato, per voi e per la gente povera di cose rumorose, la maledizione del Diavolo e dell’Etna di Carontìa Marina, ho portato alla luce, sotto i raggi retti del sole, le mie profonde e diaboliche radici, e ho liberato all’aria aperta i bambini del villaggio, le giovani piantine verdi e non ancora mature. E Tu, quando Lucifero busserà alla porta del Paradiso per la domanda finale, che farai?
MI-KA-EL EL-KA-MI MI-KA-EL
Chi-come-Dio Dio-come- chi Chi-come-Dio
666
The End
La domanda finale […]



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Equilibri mondiali
Vent'anni fa, con il muro di Berlino crollava il vecchio ordine mondiale basato sulla contrapposizione delle ideologie.
Da quel momento, il mondo non è stato più lo stesso.
Sono cambiati i paradigmi come i modi di comunicare e gli equilibri mondiali.
E noi ci siamo risvegliati in piena globalizzazione.
Per alcuni è l'inizio di una nuova era, più liquida e liberale, per altri è la fine di ogni equilibrio e la causa di tante paure.
Ma per voi cosa rappresenta?Gio, 09/10/2008 - 10:28 | Scritto da: avoicomunicare | blog di avoicomunicare
Commenti

Commento
by Francesco Paolo Pinello | Sab, 11/10/2008 - 10:11 
"I nuovi equilibri mondali non partono dal materiale per giungere al virtuale (un tempo si sarebbe detto allo spirituale, al trascendentale, all'immateriale, al sottile, all'etereo, etc. etc.), ma, al contrario, partono dal virtuale per costruire il materiale, e questo risultato viene ottenuto in laboratorio. Chi ha la capacità di intervenire sugli equilibri mondiali sa bene che un risultato virtuale sarà raggiunto quando le condizioni saranno sussistenti. Per fare esistere e sussistere le condizioni occorre lavorare non solo sulla mente della moltitudine degli uomini, ma soprattutto sui loro cervelli, sulla chimica dei loro crevelli, sull'elettricità dei loro cervelli. I nuovi equilibri mondiali si fondano su questo: sulla plasticità dei cervelli e sulla produzione di una "mente" scaturente dalla modificazione scientifica e pianifcata dei cervelli della moltitudine degli uomini. Questa è la virtualità dalla quale nasce, poi, la realtà, realtà che, essendo globale, diventa anche equilibrio mondiale.
Francesco Paolo Pinello"
by Francesco Paolo Pinello | Sab, 11/10/2008 - 10:17  
"Su queste cose ho scritto un "romanzo": "La Camera del Silenzio (The Final Question)".
Ciao, Francesco Paolo Pinello"

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