Buster Keaton

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Agg-Webmaster
00Tuesday, April 11, 2006 9:28 PM


Nome: Joseph Francis Keaton
Data e luogo di nascita: 4 Ottobre 1895, Piqua, Kansas, USA
Data e luogo di morte: 1 Febbraio 1966, Los Angeles, California, USA
Buster Keaton, uno dei più grandi geni della risata, esordisce a tre anni come acrobata nel varietè. E’ così bravo che viene notato dal grande illusionista Harry Houdini, al quale sembra risalga il soprannome di "Buster" (rompicollo), per la sua capacità di compiere evoluzioni, acrobazie, esercizi fisicamente difficili e pericolosi. Il giovane segue i genitori, artisti girovaghi, in tutti i loro viaggi e nel 1917 raggiunge notorietà sufficiente per mettersi in proprio. Trova impiego alla Keystone, la casa di produzione cinematografica di Mack Sennett, e fa coppia col comico Roscoe "Fatty" Arbuckle. Nel 1919, il suo produttore, Joseph Schenck, decide di fondare la "Buster Keaton Comedies". In due anni Keaton realizza 19 cortometraggi come regista ed esordisce come attore in The Saphed (Lo sciocco, 1920), raggiungendo, nel cuore del pubblico, una fama pari a quella di Charlie Chaplin. Quando Keaton abbandona il teatro per il cinema, la sua silhouette imperturbabile è già delineata, la maschera immobile sottilmente animata dallo sguardo fisso. Questa maschera imperscrutabile è la firma di tutti i suoi film, molti dei quali portano la sua regia. Fra il 1920 e il 1929 gira i suoi capolavori: Our Hospitality (La legge dell’ospitalità, 1923), The Navigator (Il navigatore, 1924), The General (Come vinsi la guerra, 1926), il suo capolavoro, nel quale il comico offre un’accurata descrizione della guerra di Secessione, Steamboat Bill Jr. (Io e il ciclone, 1928), dove si fa crollare addosso la facciata di una casa, uscendo indenne avendo progettato "al centimetro" di trovarsi (miracolosamente) in corrispondenza di una finestra, The Cameraman (Il cameraman, 1928) e Spite Marriage (Io... e le donne, 1929). I suoi film rivelano una complessità e una sensibilità premonitrice che non hanno confronti. La sua indimenticabile faccia di pietra, contrastante con le sue gag visive caratterizzate da una vivacità fisica irresistibile, diverte ancora oggi. Il tutto è venato dalla poetica malinconia che non è la caratteristica di un semplice comico, ma di un individuo profondo, capace di far ridere toccando i sentimenti più profondi dell'animo umano. Dalla fine degli anni ’20 Keaton si trova legato alle nuove organizzazioni industriali di quei tempi, e sarà costretto a produrre attraverso la Metro Goldwyn Mayer, che ne limita decisamente la vena creativa. La MGM, che aveva "acquistato" Buster all’apice del successo, in seguito rifiuterà sempre di ammettere di aver inferto un colpo mortale sulla sua libertà. Tuttavia, una volta disgregato il team, l’attore viene stritolato dai meccanismi organizzativi e autoritari del grande studio, fino a diventare la caricatura di se stesso. Con l’arrivo del sonoro comincia il triste declino della sua carriera: la sua comicità basata sulla mimica, sulla piena espressività gestuale, rifiuta la parola, non prevede questa forma di comunicazione. E Buster Keaton, uno dei più grandi comici del cinema muto, "the great stone face" (così soprannominato per la sua espressione impassibile), decide di non parlare ne sorridere mai. A chi glielo chiede risponde che non gli interessa che il pubblico rida con lui, ma di lui. «A furia di beccare torte in faccia ho capito una cosa, che tanto più mi mostro indifferente e quasi stupito di fronte all’ilarità del pubblico, tanto più quello ride». Ben presto trascurato da Hollywood, ben presto alcolizzato, l’uomo che insieme a Charlie Chaplin ha dato dignità alla comica, finisce solo e dimenticato, continuando a lavorare come consulente, sceneggiatore o attore in parti minori e insignificanti in film non suoi, riuscendo a mala pena a sopravvivere. E, amaro destino, anche la sua vita privata sembra frantumarsi. Nel 1932 divorzia dalla sua prima moglie, l’attrice Natalie Talmadge, che lo allontana dai figli. Anche il successivo matrimonio con Mae Scribbens finisce. Nel 1940 si risposa con Eleonor Norris, ma il ménage non gli restituisce l’equilibrio perduto e l’abuso di alcool lo trascina lentamente nel baratro. Del grande comico si possono ricordare solo altre tre grandi prove in cui appare come interprete di se stesso: Sunset Boulevard (Viale del tramonto, 1950) di Billy Wilder, Limelight (Luci della ribalta, 1952) di Charlie Chaplin e Film (Film, 1965) di Alan Schneider e Samuel Beckett. Gli ultimi anni sono più sereni e Keaton pubblica anche un’autobiografia di successo, My Wonderful World of Slapstick. Prima di morire ad Hollywood nel 1966, fa in tempo ad assistere al recupero della sua opera e a vedere collocato il suo nome tra i più grandi e importanti autori della storia del cinema.


Lorymcneel
00Tuesday, December 23, 2008 12:17 PM
Un grande classico. Con un certo dispiacere devo aggiungere che non l'ho mai amato.
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