Buona la prima

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misterx78
00Sunday, October 12, 2008 11:51 PM
delirio


01.09.2005

Buona la prima



Gli attori sono nervosi. La scena è confusa, diradata. Non è chiaro dove
inizi il pubblico e dove siano finiti i cameramen. Due problemi
rilevanti. Il primo è serio perchè qualche spettatore potrebbe insinuarsi
nella scena e magari fare con la manina 'ciao ciao mamma!'. Il secondo
è forse meno grave, in quanto quando ti dicono che si gira, si gira,
e te devi guardare verso il partner della commedia. Che te ne frega
se viene bene o male l'inquadratura?
Tanto sono loro gli addetti. Che ci sta a
fare il regista se non per controllare 'ste cose?
Qualcuno potrebbe obiettare che
ha in mente lo svolgersi della scena, sta creando e, quindi,
si deve concentrare
affinchè le riprese e le interpretazioni di questi attori in erba siano
il più vicino possibile alle immagini felliniane che gli girano nel
cappoccione.
L'impressione che ti comunica 'sto regista è quella che
faccia un freddo da morire! Si sarà forse visti troppi
film di Fellini secondo me, perché ad Agosto, co 'sto caldo, la sciarpa cucita
a mano della nonna, in pura lana merinos, non la riesco
proprio a capire!
E 'sti baffoni, così folti e grigi, che centrano col nasone e co'
'sti
occhi sgranati? E che mi vorrai dire adesso... E io già me lo
immagino. Un Babbo Natale travestito da regista. Ecco chi sembra!
Ma questo qui non ti regala proprio niente.
Se sbagli ti dice che sei bravo, bravissimo. E poi: 'Adesso la rifacciamo
uguale'. In effetti, se ti dicesse che fai schifo, invece dei suoi
'ci siamo quasi', col cavolo che ti rimane la voglia di andare
avanti!
La gente fa ressa da dietro l'incrocio e si alza sulle punte
per vedere meglio. No, non ci sono personaggi famosi qui.
Spiacente. E non si gira nenche una nuova soap-opera.
Una commedia, la solita, quella incentrata sulle storie
di tutti i giorni. Quattro poveracci che si affannano per
andare avanti. Verso che cosa, non si sa. Bisognerebbe
rileggere il copione. Ma chi l'ha poi scritto 'sto copione?
Uno straniero, un intellettuale, ma che non sa niente della
vita di tutti i giorni. Che confusione che t'ha fatto.
Gente che ride e che balla. Sì, ma se non hanno i soldi per
campare che mi ridono e ballano a fare?
C'è poi un personaggio,
di nome Piero, che deve riscendere questa stradina, fino all'angolo
dell'Hotel, fermandosi sotto i portici per poi cominciare la
sua tiritera. Arriva già con gli occhi fissi a terra, senza
staccarli mentre cammina. Sembra seguire una qualche striscia
che gli indica dove mettere i piedi, un pò come quelle colorate
negli ambulatori ospedalieri e che servono a portarti allo
sportello giusto. E' tutto d'un pezzo, vestito di grigio,
incravattato, scarpe scure e occhiali da universitario.
Mi domando come non gli cadano visto l'inclinazione dello sguardo.
Ha cominciato. Dice le solite cose, che non sa il perché è nato
e che si sente in colpa perché è venuto al mondo.
Non capisce i suoi. E' sempre senza soldi. Sta con una ragazza
tanto per non stare solo... Ma quando finisce 'sta lagna? E
dire che la gente paga per vedere 'ste cose.
Finito il
monologo entra in scena Lucrezia, una giovane ventenne,
un pochino grassa e non molto alta. Credo l'abbiano scelta
proprio per l'altezza. Vicino a Piero sembrano formare
l'articolo 'il'. Se non fosse per quegli occhialioni da
talpa, quei capelli arruffati e forse anche un pò zozzi,
nonché quella tuta troppo stretta di colore marrone,
sicuramente, con
quelle scarpe da tennis bianche, non sfigurerebbe poi
così tanto. Ma la sua bellezza è tutta cerebrale. E' una
compagna di università di Piero ed è qui per portargli
degli appunti. Anzi: doveva portarli. In mano non ha nulla.
E' nervosa adesso e, per la prima volta in vita sua, urla
a qualcuno, che poi è Piero.
Egli rimane zitto ed impietrito. Lucrezia
gli sputa in faccia che non sono più amici. Piero,
sempre con lo sguardo basso, non reagisce. La ragazza
se ne va' e lui ricomincia con la lagna che è colpa
sua se tutti lo abbandonano e che perde sempre tutti
gli amici.
Tocca, adesso, ad uno vestito da barbone. Sul copione
non ha nome. E' lì, nei pressi dell'entrata della hall
del sontuoso hotel con un cartello indecifrabile sul
lato sinistro e un cappello lercio su quello destro. Il
giaciglio su cui è seduto con le gambe stese in avanti
è, naturalmente, un cartone umido e accomodato alla meno
peggio. E' sporco il tipo e davvero la lordura si mescola
al grigio dei vestiti. Ma dico io: bisogna girare un film,
che motivo c'era di farlo anche puzzare così? Ah, già,
dimenticavo il realismo che vuole trasmettere il nostro
'Fellini'... Comunque la scena prosegue. Piero non può
far finta di non averlo notato, visto il suo sguardo
perpendicolare al terreno. Le insistenze del poveretto
nel chiedere un pò di elemosina hanno sortito una sola risposta
dal plumbeo sorriso di Luigi: 'Non avevi nome, ma ora
ti chiamerai nullità. Perché se c'è nullità sono
sicuro che non la faccio io'.
Boh? Te l'hai capita? Realismo o non realismo, sono
proprio strani 'sti film.
Finalmente tocca a me. Non devo fare niente.
'Buona la primaaa!', mi urla il regista.
'Aspetti, aspetti, dottore, sono inciampato, non vede?!'. Non
ho il tempo di rispondere che già tutti se ne stanno
andando. Sono diventato trasparente per
caso? Persino Piero ed il barbone sono scomparsi. O si saranno,
piuttosto,
confusi nel grigiore della nebbia? Sono qui solo e non
importa proprio a nessuno? Ma che senso ha? Ho sbagliato la scena.
Insomma, sono inciampato in malo modo, una figura da schifo.
E' solo un film, si può tornare indietro, cancellare e
rifarla 'sta benedetta scena, no? Non è mica giusto, non me
l'avevate detto che una volta fatto un errore non si può
tornare indietro!
Che ho realizzato, allora? Ma qual'era la mia parte in questa
commedia? Io, ancora oggi, non l'ho mica capito.
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