Brevi storie di un genocidio

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Vraja
00Sunday, December 2, 2007 12:49 PM
Brevi storie di un genocidio - Prima parte

"Ci fecero molte promesse, più di quante ne possa ricordare, ma ne mantennero una sola, promisero di prendere la nostra terra e se la presero."
Nuvola Rossa
degli Oglala Dakota - Sioux


Parlare di guerre e racconti di Indiani d'America! Ecco cosa si dovrebbe fare per vedere dentro l'animo del colonialista bianco, per guardare quanto è stata tremenda la corsa all'oro che vive tutt'oggi negli animi americani. Ieri si cercava l'oro sui Black Hills, oggi si crede che l'America (Stati Uniti d'America) sia l'oro del mondo.
Ieri hanno ucciso migliaia di Indiani, firmando quattrocento trattati e non rispettandone neanche uno; oggi l'America si espande e crea nuove conquiste, ma ha incontrato e incontra popoli che hanno saputo dare dure risposte al predominio schiacciante del bianco capitalista.
Ma torniamo un attimo indietro, e analizziamo gli esempo del genocidio fisico-culturale, che i bianchi hanno inflitto agli Indiani.
Era già iniziata la corsa all'oro in California; vicino Sacramento era stato trovato un filone d'oro. Poi venne la seconda corsa all'oro, che si ebbe sui Black Hills; qui le nazioni indiane avevano i Sacri Luoghi di Poha-sopa, da cui il cerchio del mondo si piegava in quattro direzioni e dove i guerrieri andavano a parlare con il Sacro Spirito; erano montagne sacre, e per gli Indiani l'oro a quel tempo era sconosciuto, per essi non aveva nessun valore.
Nel Luglio del 1874, durante la Luna delle Ciliege Rosse, un contingente di mille uomini, con 110 carri e 350 bestie, uso vettovagliamento, al comando del tristemente noto George Armstrong Custer, entra nei Black Hills; questa pista che Custer aprì, venne chiamata dagli Indiani: "Pista dei ladri".
Tre anni dopo, e precisamente il 5 Settembre 1877 (nel periodo della Luna quando l'Erba diventa secca), all'età di 35 anni, moriva, ucciso vigliaccamente, uno dei capi più audaci e prestigiosi del popolo rosso, Cavallo Pazzo della tribù dei Sioux Oglala. Egli un giorno rispose a chi continuamente chiedeva di vendere la terra: "Non si vende la terra sulla quale la gente cammina!".
Un altro capo, dopo la sconfitta di Black Hills, riuscì a fuggire in Canada. Il suo nome era famoso quanto quello di Cavallo Pazzo, si chiamava Toro Seduto. Fuggirono insieme a lui, il padre e la madre di Cavallo Pazzo, che portavano con loro il cuore e le ossa del figlio, che poi seppellirono vicino alla valle chiamata Wounded Knee.
Per Toro Seduto stava arrivando la propria ora; anch'egli come Cavallo Pazzo, fu ucciso vigliaccamente alle spalle da un indiano mezzosangue ubriaco al servizio degli Stati Uniti.
Tutto questo avvenne dopo che, presso il fiume Wichita, furono uccisi 103 Cheyenne del Nord (Inverno 1867-1868) nel loro accampamento, fu tutto distrutto, e solo 53 fra donne e bambini, furono fatti prigionieri; tutto questo, per la gloria del 7° cavalleria di Custer, al quale un Capo Indiano si arrese con queste parole: "Tosawv, buono indiano"; fu in questa occasione che il generale Philip Henry Sheridan disse: "Gli unici indiani buoni che io abbia mai visto erano morti", ad udire questa storica frase fu il tenente Charles Nordstrom. Col passare del tempo la frase si mutò nell'aforisma: "L'unico indiano buono è un indiano morto".
Erano appena passati tre anni da quando il colonnello Chivington infuriato per il furto di una vacca di proprietà dell'esercito, massacrava a Sand Creek circa 200 Cheyenne del nord, dei quali solo 75 erano guerrieri, ed il resto, donne bambini e vecchi. Sul loro accampamento sventolava la bandiera a stelle e strisce, donata loro come pagno di riconoscenza e di amicizia dal grande Padre Bianco che risiedeva a Washington.
George Bent, testimone del massacro di Sand Creek, scrisse: "Vidi Pentola Nera che chiamava attorno a se tutte le donne e i bambini, e diceva loro di non aver paura perchè a proteggerli c'era la bandiera del Grande Padre Bianco. Vidi la bandiera sventolare bene in vista, ma ciò non servì a nulla. Vidi cinque squaws nascoste dietro un cumulo di sabbia, e quando le truppe avanzarono verso di loro uscirono fuori e mostrarono le loro persone, per far capire ai soldati che erano donne, chiesero pietà... ma i soldati le fucilarono. Vidi una squaw a terra, colpita da un proiettile al braccio, che tentava di proteggersi, ma un soldato le si avvicinò e mentre cercava in ogni modo di difendersi, il soldato, che aveva in mano una sciabola, con un colpo le troncò il braccio; ella rotolò, ma il soldato non ancora soddisfatto le andò ancora vicino colpendola di nuovo e troncandole anche l'altro. La lasciò senza ucciderla. Vidi 30 o 40 squaws, non ricordo precisamente il numero, nascoste in un anfratto, anch'esse vennero uccise tutte. Tutti i morti che vidi erano scotennati. Una squaw giaceva sventrata con il feto accanto. Vidi il corpo di Antilope Bianca privo degli organi sessuali e udii un soldato che diceva che voleva farci una tabacchiera. Vidi una squaw a cui i genitali erano stati tagliati di netto. Una bimba era nascosta nella sabbia, dei soldati scaricarono le armi contro di essa. Vidi un certo numero di neonati uccisi con le loro madri... vidi molta tristezza e desolazione".
In un discorso pubblico a Denver, il colonnello Chivington disse: "Le uova dei pidocchi fanno pidocchi".
La descrizione di George Bent, costretto pena l'impiccaggione ad assistere al massacro, fu confermata dal tenente James Connor, che tornando dal campo disse: "Non ho mai visto nulla di più tremendo, tornato sul campo di battaglia vidi che a tutti gli Indiani erano stati tolti gli scalpi ed erano privi di organi genitali. Udii dire che un uomo aveva tagliato i genitali di una donna e li aveva appesi ad un bastone. Sentii dire a un altro, che aveva tagliato le dita di un indiano per impossessarsi dei suoi anelli. Ho anche saputo di un bambino di pochi mesi, preso, portato lontano e poi gettato con brutale crudeltà per la strada a morire di fame. Ho visto molti uomini cavalcare mostrando i loro macabri trofei, sui fucili avevano infilato le teste degli indiani e sui loro capelli sporchi avevano messo ad asciugare gli organi genitali dei guerrieri trucidati".
E' da ricordare che il rapporto di Chivington sulla battaglia fu il seguente. Egli diceva che aveva ucciso 300 o 400 Indiani ed aveva perduto solo 9 uomini in combattimento, 38 erano i feriti, vittime del fuoco disordinato dei soldati che si sparavano l'un l'altro. Tutti devono sapere che prima della battaglia venne dato ai soldati da bere ed essi andarono ubriachi al triste banchetto.
Ieri accadeva questo oggi viene dato ai soldati cocaina ed eroina.

Da:
"L'unico indiano buono è un indiano morto". Appunti e ricerche sul Popolo degli Uomini. - a cura del Collettivo Editoriale "Stampato in Proprio" - Roma
Vraja
00Wednesday, December 5, 2007 6:07 PM
Brevi storie di un genocidio - Seconda parte

"Niente vive a lungo, solo la Terra e le Montagne."
Canto di Antilope Bianca prima di morire

Molti Uomini come Piccolo Corvo dei Mdewkanton dei Santee (Sioux), Nuvola Rossa degli Oglala Dakota (Sioux), Capitan Jack dei Modoc, Satanta dei Kiowa, Toro Seduto degli Hunkpapa (Sioux), Geronimo degli Apaches Bedonkone, Capo Giuseppe dei Nez Perce, Coltello Spuntato e Cavallo senza Coda dei Cheyenne del Nord ed ancora tanti valorosi capi tribù cercarono con tutti i mezzi di difendere il loro ambiente, la loro vita, la loro libertà e la loro cultura. Essi furono vinti solo dalla lenta azione di logoramento: la scomparsa del bisonte, la brutalità dell'alcolismo introdotto dai bianchi, le intemperie a cui erano soggetti nei freddi inverni delle riserve, la mano violenta dell'uomo bianco che non riteneva più opportuno ucciderli in battaglia, bastava mandare nelle riserve, delle coperte infettate di vaiolo per ucciderli senza tanto chiasso e come mosche.
"E' un buon giorno per morire". Questa fu la frase dei Dakota come grido di guerra nei confronti dei governo degli Stati Uniti, il quale si era appropriato ancora di circa 24.000.000 di acri di terra. Ma stava venendo a poco a poco il giorno fatidico di George Armstrong Custer, il bell'uomo dai capelli lunghi uscito dall'accademia di West Point.
Perchè morì Custer e perchè fu distrutto il 7° cavalleria? E' una domanda che parecchi americani dovrebbero ancora oggi porsi. Ma è anche una domanda che coinvolge tutti i benpensanti che sono chiusi in un vortice dinamico e violento della vita di oggi. Chissà quali imprese Custer sognava di raggiungere quando uscì a cavallo dal Forte Abraham Lincoln con la sua banda che suonava il motivo preferito Gary Owen e passava poi a The girl I left behind me. Egli andava ad un bagno di sangue, bagno che lui stesso scelse insieme ad altri giovani vogliosi di gloria. Custer dimenticò gli ordini che gli erano stati dati, o meglio non ne tenne conto; era un pazzoide divenuto per gli americani un mito come Buffalo Bill il quale, stanco e vecchio, si mise a fare il buffone in un circo, il Wild-West-Show, dove dava vita a una pantomima che rifletteva tutto il vero carattere disumano degli americani, dove mascherava la storia mettendo sempre in mostra la sua virile figura, insomma si andava a vedere lui che faceva il bello e che, come Sheridan, sparava uccidendo gli indiani sporchi e cattivi; quindi Custer, non rispettò nessun ordine e per arrivare prima del generale Terry e vedendo vicina la sua carica presidenziale, andò verso la morte insieme a 206 soldati.
A Little Big Horn, Custer non incontrò quell'accampamento che aveva distrutto nell'inverno del 1867-68; per sua sfortuna c'erano diverse razze ad aspettarlo: Cheyenne, Cosce Bruciate, Assineboine, Gonna e Casacca, Hunkpapa, Oglala, Blackfeet e diverse altre tribù.
Molti films ci hanno fatto vedere lui l'ultimo a morire con la sciabola e la bandiera in attesa della sua uccisione con la faccia eroica e quasi sorridente contro quegli indiani cattivi; ma non andò proprio così, purtroppo per lui, anche se ancora scrivono di lui valenti fumettisti e scrittori; egli non morì per ultimo, ma in un reale corpo a corpo con un Indiano di nome Toro Bianco, ed il suo 7° cavalleria non fu annientato dagli indiani cattivi e predatori, ci si può azzardare ad affermare che i giovanissimi soldati si uccisero fra loro per la paura di essere catturati, lo si può affermare perchè nei loro corpi furono trovati bossoli delle armi in dotazione degli Stati Uniti. Gli Indiani inoltre in quella battaglia avevano pochi fucili e quei pochi erano rudimentali e si dovevano aiutare con le frecce, archi, coltelli e lance.
Agli americani oggi non rimane che un suntuoso monumento di Custer a Little Big Horn, un Custer divenuto mito come il capitano William Fetterman, morto inseguendo la gloria. Rimase famosa, a proposito, la frase: "Datemi un reggimento e metterò a posto tutti quegli sporchi Sioux", la disse nel Dicembre del 1866 Fetterman al colonnello Parrington, ma anche di lui non rimasero che frasi e gloria, morì nella battaglia soprannominata dagli Indiani battaglia dei cento morti, per mano dei Sioux di Nuvola Rossa e di Cavallo Pazzo.

Capitan Jack dei Modoc.
Capitan Jack fu uno dei capi che morì perchè ribellatosi allo schiacciante predominio bianco. Egli, dopo aver ucciso il generale Edward Camby, fu tradito proprio da alcuni degli uomini che gli erano più vicini, come ad esempio Hooker Jim. Dopo una lunga battaglia nei Letti di Lava fu fatto prigioniero ed impiccato il 3 Ottobre del 1873, e le sue ultime parole furono: "Io sono solo un uomo, io sono la voce del mio popolo, io volevo essere un uomo, voi mi avete negato questo diritto. La mia pelle è rossa, voi ci avete spinto verso i Letti di Lava come cervi feriti". La notte dopo l'impiccagione, il cadavere fu trafugato ed imbalsamato, comparve dopo alcuni mesi nelle fiere e nei circhi come nuova attrazione.

Da:
"L'unico indiano buono è un indiano morto". Appunti e ricerche sul Popolo degli Uomini. - a cura del Collettivo Editoriale "Stampato in Proprio" - Roma
Akela il solitario
00Wednesday, December 5, 2007 9:02 PM
E' davvero orribile, e si stenta davvero a credere che degli uomini siano stati in grado di commettere tali efferatezze. I demoni descritti in molti libri non arrivano a tale cattiveria...
Sono sempre gli innocenti a pagare... [SM=g27992]
Vraja
00Thursday, December 6, 2007 2:03 AM
Brevi storie di un genocidio - Terza ed ultima parte

Sono io perfido perchè sono pronto a morire per il mio popolo e la mia terra?
Toro Seduto, Sioux.

Molte altre bande erano uscite dalle riserve, ma tutte furono riprese; molti Sioux vennero portati nelle riserve di Pine Ridge, presso Wounded Knee, dove sorgeva il campo di Piede Grosso.
Era il 1890 del 29 Dicembre; in tutte le riserve in quel periodo c'era una forte mobilitazione dovuta ad un culto che si stava diffondendo presso gli Indiani: la danza degli spettri. Gli Indiani credevano che tramite questa danza avrebbero ottenuto l'immortalità e avrebbero richiamato in vita gli Indiani morti; promotore di questo nuovo culto era un Ute di nome Wovoka, che già all'età di 14 anni aveva cominciato ad avere le prime visioni.
In questa danza, i partecipanti facevano uso di vari tipi di sostanze, avevano quindi visioni meravigliose che li riportavano indietro nel tempo, in quel tempo dove l'uomo bianco non era conosciuto e dove la prateria era popolata come per incanto da vaste mandrie di bisonti.
Questo nuovo culto, forse sarebbe stato l'inizio di una nuova riscossa, che vedeva le popolazioni indiane tutte unite, se non fosse accaduto l'incidente dell'Indiano sordo che non accettò di consegnare il suo fucile e ribellandosi fece partire un colpo che uccise un soldato. Da quel momento fu l'inizio del massacro al grido: "Ricordatevi di Custer!". Al termine della terribile sparatoria, rimasero inermi sul campo 300 Indiani, quasi tutti donne e bambini.
Questo fu l'ultimo e forse il più orrendo massacro perpetrato ai danni di questo Popolo, ed ancora oggi gli Indiani non l'hanno dimenticato.
Alce Nero stregone dei Sioux Oglala, nel libro da lui stesso scritto Alce Nero Parla, ci narra di quel triste giorno: "Non sapevo che in quel momento era la fine di tante cose. Quando guardo indietro da questo monte alto della mia vecchiaia, ancora vedo le donne ed i bambini massacrati e ammucchiati, sparsi lungo quel burrone a zig-zag. E posso vedere che con loro morì un'altra cosa lassù nella neve insanguinata e rimase sepolta sotto la tormenta. Lassù morì il sogno di un Popolo: Era un bel sogno... il cerchio della nazione si è rotto ed i suoi frammenti sono sparsi. Il cerchio non ha più centro e l'albero sacro è morto".
Tutto questo accadeva il quarto giorno dopo Natale. Corpi straziati e sanguinanti degli Indiani furono portati nella chiesa illuminata dalle candele e addobbata per il sopraggiungere del Natale. Tra gli odori di cera e di incenso, gli Indiani, che non avevano perso conoscenza, potevano benissimo vedere tutti gli addobbi natalizi e un grosso striscione che pendeva da un pulpito all'altro con scritto Pace in terra agli uomini di buona volontà.

Capo Giuseppe dei Nez Perce.
Nel 1877 del 13 Giugno i Nez Perce, guidati da Capo Giuseppe, iniziarono una lunga fuga verso il Canada. Durante questa marcia gli Indiani sconfissero molte volte l'esercito americano e riuscirono a percorrere, sia a piedi che a cavallo, oltre 1500 Km. Ma, il 5 Ottobre dello stesso anno, stremato dalla bufera e circondato dai soldati del generale Nelson Miles, dopo un furioso combattimento, si arrese pronunciando queste parole: "Sono stanco di combattere, il mio cuore è stanco e triste. Da dove ora sta il Sole non combatterò mai più!".

Ma le guerre indiane non sono ancora finite, gli Indiani continuano ancora oggi a lottare contro l'usurpatore bianco.
Ci sono ancora degli Indiani, e più precisamente i Seminole, che non hanno mai voluto firmare trattati di pace con i bianchi; essi sono guidati da un sangue misto Osceola, rimasto anche famoso perchè un giorno mentre si stava parlamentando, piantò il suo pugnale su di un tavolo e disse: "Solo così posso firmare un trattato con dei bianchi".
La banda di Osceola si rifugiò nelle paludi e respinse sanguinosamente ogni attacco. Poi il governo cessò ogni tipo di operazione perchè veniva a costare troppo denaro e sangue.
Anche per Geronimo, dopo Mangos Colorados, Cochise, Victorio, Nana, Ulzana ed altri Apaches che conoscevano spietatamente l'arte della guerriglia nelle montagne, venne il momento della resa. Irriducibile capo riconosciuto della banda composta da Nana, Nachita (figlio di Cochise), Mangos (figlio di Mangos Colorados), Geronimo si arrese al generale George F. Crook, dopo aver tenuto in sacco con il suo gruppo composto da 130 uomini, donne e bambini, circa 5.000 uomini ed esploratori dell'esercito americano.
Tra gli americani che abbiamo visto combattere e massacrare bambini inermi,donne, indiani sporchi e malvagi; e gli altri, americani giovani senza speranza che abbiamo visto combattere e compiere quel genocidio accaduto e inflitto alle popolazioni del Vietnam, non è cambiato nulla. Forse essi possono differenziarsi solo nell'aspetto estetico, ma guardandoli bene possiamo intravedere in loro, un unico feroce desiderio di conquista e di gloria che li porta sempre più ad uccidere, a prevaricare, a fomentare guerre in paesi che cercano l'indipendenza che il potere coloniale gli ha tolto, quello stesso potere che li porta sempre più in quella fossa di serpenti da cui ogni giorno si riproducono.



Da:
"L'unico indiano buono è un indiano morto". Appunti e ricerche sul Popolo degli Uomini. - a cura del Collettivo Editoriale "Stampato in Proprio" - Roma
Akyaky
00Saturday, December 22, 2007 11:42 AM
Grazie Vraja!
Questo topic è raccapricciante ma ho potuto leggervi molte cose che, per pura ignoranza, non sapevo.
Mi procurerò assolutamente quel libro. [SM=x1169385]
ciuteina
00Thursday, January 10, 2008 6:14 PM
A volte mi chiedo come il popolo degli "states" possa essere fiero delle proprie origini...tutto il mondo sa che la genesi della loro potenza affonda nello spaventoso genocidio dei nativi d'America! Questo senza voler innescare polemiche di carattere politico, lungi da me l'intenzione: d'altra parte è proprio di lì, dal suo interno, che sono nati i grandi movimenti di protesta contro massacri e stermini perpetrati appena pochi decenni fa (vedi Vietnam, che nel post di Vraja viene giustamente richiamato in un tragico parallelo), per tacere di quelli attuali, in altra parte del mondo... [SM=g27992]

Io preferisco non soffermarmi sui dettagli raccapriccianti, sono orrori del passato di cui già sapevo, rileggerli mi intristisce troppo. (Sapendo poi che putroppo fanno parte anche del presente, in altri luoghi.)
Ma hai fatto bene a raccontare e segnalare questo interessante trattato, Vraja, per chi non era al corrente di questa tristissima storia.

Vorrei aggiungere la famosa frase di Toro Seduto (o forse era Cavallo Pazzo? Correggetemi...), che senz'altro già conoscerete:

Quando l'ultimo albero sarà abbattuto
Quando l'ultimo fiume sarà inquinato
Quando l'ultimo animale sarà ucciso
Solo allora capirete
Che il denaro non si magia.
Onore ai Nativi d'America.


Akela il solitario
00Thursday, January 10, 2008 8:36 PM
Gli USa fanno tanto i sensibili in difesa dei diritti umani, ma poi hanno in patria situazioni mostruose. I nativi che vengono trattati peggio che immigrati...
Poi vanno a far guerra in Iraq con la scusa di migliorare le condizioni umane...
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