Berlusconi e i sondaggi: troppi gli indecisi

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Corriere della Sera
00Monday, November 15, 2004 10:18 PM
Berlusconi e i sondaggi: troppi gli indecisi

I timori del premier per gli incerti: sono il 30%. E Prodi ha lo stesso problema La ricerca di una strategia. «Ma è difficile riunire liberali e nostalgici della Dc»



ROMA - Silvio Berlusconi sa perfettamente che per rilanciarsi non basterà una campagna a colpi di convention e di manifesti in suo sostegno. Sa che scaricare la mancata riforma del fisco sugli alleati riottosi e sui vincoli imposti dai mercati può servire al momento solo a limitare i danni. Nulla più. Per invertire la tendenza gli occorrerà dell’altro, ed è questo uno dei problemi che dovrà risolvere presto. Sarà forse vero - come sussurrano nei colloqui riservati persino Gianfranco Fini e Marco Follini - che la sfida non è compromessa, che «c’è - a detta del coordinatore di An, Ignazio La Russa - tutto lo spazio per recuperare. Altrimenti Gianfranco sarebbe già tornato al partito, per prepararlo alla stagione dell’opposizione». L’interrogativo a cui il premier dovrà dare una risposta è come riconquistare la fiducia del suo elettorato, fiducia ulteriormente minata dal rinvio del taglio delle tasse. Già una volta aveva cambiato abito per loro, dopo l’estate, dopo un’analisi accurata sui «delusi» di Forza Italia. Dati inequivocabili: il distacco di molti votanti «forzisti» è stato determinato dalla critica all’azione di governo - giudicata debole - ma anche da una crescente intolleranza per gli slogan contro l’opposizione. Da quella ricerca, insomma, il premier ha capito che l’offensiva mediatica contro i «comunisti» non bastava più. Anzi, lo stava danneggiando. Ecco il motivo del suo nuovo atteggiamento, ecco perché ha cancellato quelle parole d’ordine dal vocabolario.
Il guaio è che il partito degli ex elettori azzurri - peraltro non ancora transitati all’opposizione - appare nei rilevamenti diviso in due fazioni quasi contrapposte. Berlusconi ha constatato come da un lato c’è chi si dice insoddisfatto perché è mancata la spinta riformatrice di cui il Cavaliere si era reso interprete, e dall’altro c’è chi è critico perché si attendeva un atteggiamento più istituzionale. «Riconquistare queste due anime non sarà facile», ammette un dirigente azzurro: «Ancor più difficile sarà rimetterle insieme, perché la prima incarna i fautori della rivoluzione liberale, l’altra - grosso modo - gli ex diccì».
Ma non c’è dubbio che dentro Forza Italia - nonostante i maldipancia per la gestione della verifica e della Finanziaria - tutti si affidano al Cavaliere per risalire la china: «In fondo - è il commento un po’ consolatorio -, Berlusconi ha un vantaggio d’immagine rispetto a Romano Prodi. Lui si propone di andare avanti, l’altro ha già detto che vorrebbe rimanere a palazzo Chigi solo per cinque anni, per poi togliere il disturbo». Su questo c’è una forte coincidenza con l’opinione dei maggiorenti dell’Ulivo.
E non è il solo tema che incrocia giudizi comuni. Basta raccontare la scena che si ripete ormai da tempo, perché è da tempo che Berlusconi e Prodi si apprestano alla lettura di uno stesso sondaggio, redatto ogni settimana per conto dei partiti da uno dei più importanti istituti di ricerca. La loro speranza è di vedere nel report settimanale un’inversione di tendenza, o almeno un segno di indebolimento del loro comune avversario. Invece non c’è evento di politica interna o internazionale che riesca al momento a incidere sui numeri del «terzo polo», forte di un «consenso» vicino al 30%. E’ il polo degli «indecisi». Perciò, se l’ultimo rilevamento segnala il netto vantaggio della Grande alleanza democratica sulla Casa delle libertà sia nel proporzionale (quattro punti), sia nel maggioritario (quasi dieci), c’è il problema dell’iceberg che si frappone tra i due rassemblement .
«Lì sono i voti necessari a vincere», ripete spesso Francesco Rutelli. Il leader della Margherita e i suoi alleati avranno notato un elemento del sondaggio che va in controtendenza, e che riguarda il giudizio dell’opinione pubblica sull’operato del governo e dell’opposizione. Al momento - malgrado le gravi difficoltà in cui versa - l’esecutivo è in vantaggio di oltre due punti. Non solo. La rimonta nelle intenzioni di voto, che il Cavaliere aveva sbandierato la scorsa settimana, era dovuta non tanto a un rilancio del centrodestra, ma a una chiara flessione del centrosinistra. E’ scontato che la decisione di rinviare il taglio delle tasse provocherà un contraccolpo sul governo e sul presidente del Consiglio. E secondo Ciriaco De Mita «il Polo non ce la farà a risalire la china, anche se avevano tutti i presupposti per durare venti anni». Però è altrettanto chiaro il motivo per cui, a partire da Walter Veltroni e Sergio Cofferati, negli ultimi giorni sono ripresi gli appelli affinché la Gad si doti presto di un programma.
«C’è una carenza progettuale a cui bisogna porre rimedio», disse tempo fa Rutelli. E il giudizio - comune a molti - non è mutato. In più, i vertici della Quercia e della Margherita sono preoccupati per quanto potrà accadere prossimamente nei rapporti con il Prc: «Bertinotti si prepara a un congresso difficile, con una maggioranza risicata. Perciò è ovvio che marcherà le sue posizioni. Teniamoci pronti». Nel frattempo, l’area riformista continua a puntare verso l’iceberg del polo dei delusi. E dopo il tema della giustizia, Rutelli a gennaio presenterà il progetto dei Dl sul «nuovo welfare». Toccherà a Prodi trovare una sintesi, così come toccherà a Berlusconi trovare una formula per riconquistare i voti che ha perso per strada. Sapendo che in cima alla disaffezione degli elettori di centrodestra c’è un dato: la litigiosità dell’alleanza. Un problema a cui tenterà di porre rimedio, anche se un rimpasto non potrà bastare per tornare a vincere.

Francesco Verderami
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