Berlusconi: Regionali, non sono così ottimista

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Corriere della Sera
00Friday, April 1, 2005 10:10 AM

«Economia sfavorevole. Se vince la sinistra possibili azioni non democratiche». Follini: il pericolo non c’è

dal Corriere - 1 aprile 2005

ROMA - Per la prima volta, confessa di «non essere così ottimista» sull’esito delle Regionali, perché vista la congiuntura economica «non particolarmente favorevole», in Italia potrebbe accadere quello che «è accaduto in tutta Europa, dove si è votato», e cioè «la vittoria dell’opposizione». Solo alla fine della puntata di Porta a Porta , obbligato dalle occhiatacce dei suoi, Silvio Berlusconi si corregge e spiega che no, invece ci sono «ottime possibilità di vincere, se si conta il numero totale dei voti». Ma se la preoccupazione del premier è reale, come sembra, se non si tratta solo di un modo per smuovere dall’apatia i tanti sostenitori del centrodestra non appassionati alle «competizioni amministrative», si capisce come l’invito che lancia ai moderati ad «andare a votare» sia così accorato, tanto da evocare scenari drammatici.
«Sarebbe un guaio importante se la sinistra vincesse le elezioni», dice infatti il capo del governo. E spiega: «Negli Usa nessuno teme se vincono i Democratici o i Repubblicani», da noi invece «si ha timore che dall'altra parte ci si possa produrre in comportamenti non da Paese democratico, in azioni non democratiche», e questo può avvenire «scatenando giudici organici per far fuori gli avversari» o emanando «una serie di provvedimenti economici contro una certa classe», mirando a ristabilire, per esempio, «la tassa di successione», o inventando chissà quali balzelli perché nel mirino della «sinistra» ci sono i benestanti, chiaro. Non a caso, fa osservare Berlusconi, dell’Unione - una «brava fabbrica di bugie» - fa parte Bertinotti, l’unica «persona sincera» di quella coalizione, che però, se «gli altri non si adegueranno al suo volere», provocherà «la caduta del governo».
È il passaggio più forte, al quale replica subito il vice premier Follini: «Non vedo pericoli per la democrazia, nemmeno se vince Prodi». Ma non è certo l’unico di peso nelle due ore di trasmissione nelle quali il premier parla di tutto, passando per un buffetto a Scelli che ha commesso l’errore di far fuggire i giovani dalla sua kermesse invitando la Mambro e Fioravanti, e provocando «una cappa di perbenismo».

SI’ AL 25 APRILE - A sorpresa, Berlusconi dice che sì, stavolta sarà accanto al capo dello Stato per le celebrazioni del 25 aprile. E comunque «non bisogna equivocare»: se è assente a volte in occasioni in cui è presente Ciampi, è solo perché «preferisco tenermi in disparte per lasciare il ruolo di protagonista agli altri». Con il capo dello Stato il rapporto è di «estrema cordialità, certe volte abbiamo avuto pareri diversi su certe cose, ma mai è venuta meno cordialità e franchezza nel rapporto».

VIA DALL’IRAQ - Il premier fa sapere che «c’è un piano per il ritiro di 300 nostri soldati sin dalla fine di settembre, se si troverà l’accordo tra alleati e con il governo iracheno». Evenienza più che probabile, se è vero che «entro la fine di agosto saranno formati migliaia di uomini delle forze dell'ordine dal governo iracheno e ciò, è chiaro, renderà superflua la presenza di alcune truppe che, ovviamente, non sono d'occupazione». In Parlamento comunque lui si recherà a riferire «solo quando ci sarà l’accordo».
3% E IRAP - Prima dice che l’obiettivo, per il prossimo anno, è di non sfondare il tetto del 3% nel rapporto deficit-Pil, nonostante oggi «per merito nostro» le regole di Maastricht siano più elastiche; poi Berlusconi confessa che tanta fermezza serve piuttosto a tenere calmi i ministri, perché è verosimile che alla fine si possa «sforare di qualche decimale». Un annuncio anche sul taglio delle tasse: l’intenzione del governo è di ridurre l’Irap di «un terzo», come preteso dall’Europa. E sul tema della riduzione delle tasse, niente perdite di tempo: «Già stasera vedrò Siniscalco per discuterne».

CASO LAZIO - Non è un’ingiustizia che alla Lazio sia stato concesso di dilazionare per oltre venti anni il debito con il fisco? Allarga le braccia il premier: «Il caso della Lazio è particolare: si tratta di una squadra che ha un numero enorme di sostenitori e che avrebbe potuto fallire con gravi conseguenze di ordine pubblico, di cui già si cominciavano a vedere gli effetti», confessa. Per questo, non si giustifica l’atteggiamento dei leghisti: «Non è pensabile che un partito di governo possa dire alle aziende di non pagare e attendere che l’erario dilazioni il loro debito».
Poi, un pensiero alla Fiorentina, che «non ha avuto la stessa possibilità della Lazio», ma «posso dire che allora mi interessai al salvataggio della squadra ma furono i giudici, con il loro intervento, a far precipitare i tempi».

TRA CAPELLI E BARZELLETTE - «Ho delocalizzato i miei capelli», scherza il premier a proposito del suo trapianto, che è venuto tanto bene da convincere «parecchi colleghi europei» a rivolgersi al suo stesso centro tricologico. E per rimanere in clima allegro, ecco l’ultima barzelletta sul caro euro: «Berlusconi e Veronica davanti a una vetrina. Lui: "Guarda, altro che caro-prezzi come dice la sinistra: pantaloni 4 euro, vestito da sera 8, materasso completo 20". E lei: "Silvio, ti prego, vieni via dalla tintoria..."».
Paola Di Caro
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